9 Domande x Oronzo Liuzzi


Caro Oronzo, abbiamo avuto modo di conoscere ed apprezzare la tua produzione poetica, sappiamo che sei anche pittore e che la tua attività di artista non è limitata a questi due campi di espressione, ci hai parlato ad esempio di mail-art. Quale senso assume questa ‘multimedialità’ espressiva nel rapporto con la rete?

Il mio intento è stato quello di sviluppare la creatività tout-court, attraverso l’utilizzo di linguaggi differenti tra loro, accomunati però da linee concettuali parallele. Pittura, performance, poesia, mail-art, poesia visuale, installazioni, libri oggetto, libri d’artista, hanno nel loro insieme contribuito a far in modo che potessi di tastare il terreno dell’arte. All’inizio degli anni ottanta fui animato dall’idea di lanciare in mare bottiglie contenenti poesie. Questo mio nuovo progetto prese avvio a Novoli (Le), partendo dal Laboratorio di Poesia di Enzo Miglietta, per poi continuare presso altre spiagge d’Italia, riscuotendo notevole interesse sia da parte della critica che da parte di coloro che avevano trovato le mie bottiglie. A mio avviso la creatività non ha limiti e confini: l’importante è credere fermamente in quello che si fa, seguendo non le mode bensì gli sviluppi della società.La tua produzione poetica, nel corso dell’ultimo decennio, sembra subire un incremento, hai pubblicato diversi libri, ognuno utilizzando ‘linguaggi’ a loro modo differenti. Fai costante utilizzo di impaginazioni particolari, è forse un modo per rendere comunicanti i due ambiti arte plastica e poesia?

Fin dagli inizi della mia intensa attività artistica e letteraria ho sempre sentito la necessità di sperimentare nuovi linguaggi in progress, tenendo presente la realtà della nostra epoca oltre che la mia realtà fisica e psicologica. Non mi sono mai soffermato sull’idea di “staticità” in quanto l’ho considerata un concetto di morte e non di evoluzione. La vita per me è un continuo movimento, e in movimento devono essere anche le nostre idee. Lo storico della letteratura mondiale e poeta Madison Morrison ha definito la mia poesia “giovanile” proprio perché seguo tecniche e linguaggi contemporanei.

Quali sono i tuoi rapporti con altri artisti pugliese, in Puglia o in Italia, come vivi e come ti relazioni all’ambiente, inteso sia come mondo dell’arte e sia come mondo tout court?

Sono stato sempre aperto al lavoro di gruppo, nell’intento di instaurare una positiva e autentica sinergia. Ho avuto e continuo ad avere un ottimo rapporto con gli artisti pugliesi e non solo. Sono infatti in contatto con artisti di tutto il mondo, con i quali comunico principalmente attraverso l’opera d’arte in sé, che dà la possibilità di intuire, capire e leggere il pensiero di un artista. Vivere nel Sud Italia risulta a volte difficoltoso. Giancarlo Politi ha scritto su Flash Art che gli artisti meridionali sono degli eroi: pochi eventi culturali, disinformazione, ecc. Comunque spero sempre in un grande miracolo.

All’interno della produzione (sterminata) libraria cui assistiamo ogni anno, i tuoi lavori sono riusciti a ritagliarsi uno spazio, cosa consigli a chi si avvicina alla scrittura, all’arte, in una parola, ai giovani che producono e si esprimono in versi e che intendono pubblicare?

Noto il susseguirsi di una letteratura piatta, autobiografica, decadente, ottocentesca, priva di creatività, misera nel linguaggio. Ricordo a tal proposito il contenuto di una lettera inviatami da Gio Ferri, il quale si lamentava dell’attuale realtà poetica. Un consiglio?! Lavorare, documentarsi, informarsi, cercando di proporsi con un proprio linguaggio ed una propria identità poetica, evitando così di far parte di quella grande confusione in cui si trova oggi la letteratura italiana. L’amico Luciano Caruso tenne a sottolineare, nei suoi ultimi scritti, che “l’estraneità dell’avanguardia…è garantita dall’autenticità del suo progetto, lucidamente perseguito, di messa in discussione del mondo stesso secondo il modello libertario offerto dalla pratica estetica, che sempre per sua natura cerca di vincere e superare il limite dell’esistente, attingendo non ad una improbabile egemonia, ma alla propria capacità e propensione al dispendio. Così intesa, l’avanguardia è un severo esercizio, non un ballo sotto il ciliegio o un giro turistico organizzato, e si spiega anche se emergano poche presenze disposte davvero a rischiare”. Pubblicare un libro di poesie?! La grande catena editoriale trascura completamente i giovani. Che fare? Usare la formula dell’autogestione o affidarsi a piccoli editori seri che ti diano la possibilità di far conoscere le tue opere ad un pubblico di amatori e di critici.

Abbiamo la fortuna di parlare con un artista che lavora da decenni, quali sono stati, secondo te, i mutamenti più significativi nell’espressione artistica degli ultimi venti/trent’anni?

L’arte è lo specchio della storia. Horkheimer-Adorno quando parlano di ‘capitalismo culturale’ si riferiscono esattamente allo sviluppo attuale dell’anticultura, all’annientamento della personalità, all’annullamento dei valori anche ideologici. ‘Comprare’ è diventato lo slogan del terzo millennio, l’inganno e il dio denaro principi benefici del nostro sistema sociale. L’arte visiva ha sconfinato il suo territorio scrivendo una nuova storia. La contaminazione ha assorbito gran parte delle ideologie artistiche, mentre il mercato internazionale (americano), ha dettato le sue leggi e le sue regole estetiche. Negli ultimi tempi, con la globalizzazione e con l’intreccio di varie culture antropologiche, l’artista ha rifiutato il lavoro di gruppo o il rapporto col gruppo, scegliendo di vivere sia nel nomadismo, riferendomi ad Achille Bonito Oliva, sia nell’individualismo esasperato.

Cosa ti senti di consigliare e, al contrario, cosa sconsiglieresti ad un giovane pittore?

Giancarlo Politi non fa altro che incitare i giovani artisti ad emigrare a New York, per avere così maggiori possibilità di farsi conoscere, di sviluppare liberi progetti, oltre che di apprendere direttamente un’arte fuori dagli schemi accademici. Prima di tutto, però, c’è bisogno di eliminare determinate barriere mentali che frenano notevolmente la creatività. Poi bisogna informarsi e documentarsi su tutto quello che avviene nell’ambito artistico a livello internazionale, tramite riviste altamente specializzate, Internet o altro, creare scambi di idee e di lavoro con altri operatori del settore – come critici, gallerie, artisti – e non arrendersi mai.

Qual è il progetto artistico cui hai dato vita e al quale sei rimasto più affezionato?
Sono molto affezionato a tutto quello che ho realizzato, in quanto ho sempre creduto fermamente nelle mie idee. Sviluppo continuamente il concetto di autocritica prima di sottoporre le mie opere o i miei scritti al giudizio della gente, cercando di raffinarne la sintesi.

Sempre per restare in tema di ‘multimedialità’ ante litteram, c’è una lettura che ha influenzato il tuo creare visivo e, al contrario, un’immagine che ha influenzato la tua scrittura?

Prima di tutto fotografo l’essere umano nella sua interiorità sia nel bene che nel male. In secondo luogo analizzo attentamente tutte le avanguardie storiche internazionali. Terzo, sono affascinato dal mistero della vita.

Per concludere, quali sono i progetti in cantiere per il 2005?

Insieme all’architetto-artista-gallerista Franco Altobelli ho preparato una mia nuova produzione letteraria sperimentale che uscirà a breve con le Edizioni Spazioikonos di Bari dal titolo “Chat_Poesie”. Inoltre sto lavorando a due ulteriori nuove raccolte di poesie, sempre sperimentali. In riferimento alla mia attività artistica, avendo sviluppato una nuova ricerca, ho iniziato ad intraprendere contatti con alcune gallerie in vista di mostre personali, oltre ad avere progetti collettivi internazionali.

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