“In un tempo andato con biglietto di ritorno” di Enrico Pietrangeli


“Esistono anche storie normali” è la frase che apre questa recensione. Che cosa vuol dire? Vuol dire che di fronte al dibattito attuale che si è lentamente consumato con l’avvicinamento dell’estate scorsa, dibattito che tasta il polso della temperatura di cui gode la letteratura italiana, secondo me si può fare un passo indietro mantenendo la posizione in avanti. Mi viene in mente il secondo romanzo di Nicola Lagioia, “Occidente per principianti”, dove l’approfondimento del passato di Rodolfo Valentino è il pretesto per creare una notizia che faccia passare i lettori indenni attraverso l’estate, lo scandalo dell’estate, ecco perché per spiegare la lettura di questo romanzo faccio un passo indietro all’articolo su ‘Restaurazione’ di Antonio Moresco, con la speranza che gli interventi (interessantissimi) che si stanno moltiplicando con l’avvicendarsi dell’estate non costituiscano un’ondata, ma, per l’appunto, i prodromi di un dibattito costruttivo, in tal senso l’ultimo intervento di Giulio Mozzi pubblicato su Vibrisse risulta ‘orientativo’. Il lettore è pienamente autorizzato a chiedersi che cosa c’entri tutto ciò con Enrico Pietrangeli e con il suo romanzo, ebbene, nell’intervento citato (quello di Moresco) si faceva cenno all’azione di librai ed editori indipendenti. Enrico Pietrangeli ha pubblicato con uno di questi, “Proposte editoriali”, che si propone come supporto degli autori esordienti con azioni di editing e agenzia letteraria, oltre che di edizione e di diffusione del periodico “Tam Tam”. Ho scritto “esistono anche storie normali”. Questo romanzo è ambientato, come suggerisce il titolo, in due tempi, che corrispondo idealmente all’”andata” e al “ritorno” di un viaggio. Il viaggio in questione è costituito da un nostalgico viaggio attraverso il ricordo, le vicende narrate si situano verso la fine degli anni ’70, sono i tempi del Primo Festival di Poesia di Castel Porziano, quello dove prendono parte anche Dario Bellezza e Cesare Viviani, insieme a poeti come Allen Ginsberg e Evtušenko. Quelle che vengono raccontate sono per l’appunto le storie di quattro ragazzi normali, Lorenzo, Walter, Giorgio e Lucia, la cui vita passa tra happening di quel genere, prime esperienze lisergiche a base di lsd oppure di fumo in arrivo dritto dritto dall’India, portato in Italia da uno degli amici, il primo che ha compiuto questo lunghissimo viaggio alla ricerca di se stesso, di qualche vestito di seta e di qualcosa di buono da fumare per trascorrere i pomeriggi cortissimi, che per l’appunto, tra qualcosa da bere e qualcosa da ingerire si trasformano velocemente in serate e nottate passate a sentire gli amici che suonano cover improvvisate con chitarre e bongo, non mancano nemmeno i chilom che passano da una mano all’altra. L’atmosfera malinconica sottende questo quadro, siamo alle soglie degli anni ’80, i protagonisti di questo romanzo vivono le loro esperienze di riflesso, ascoltano musica progressiva grazie a qualcuno che è stato all’estero ed è tornato con la borsa piena di vinili dai titoli impronunciabili allora, ma che oggi suonano come pietre miliari nella storia della musica, dai King Crimson, ai Police, a seconda dell’atmosfera che va dal paesino dove Lorenzo si rifugia in visita dal padre appena divorziato, alla piazza di Firenze dove incontra Francesca, madre di una sua amica, con la quale nasce un feeling reciproco che dura però il tempo di qualche giorno, con l’avvicinarsi del ritorno a scuola. Il tempo cambia con i mutamenti del costume, la legge sul divorzio, le prime televisioni che entrano nelle case degli italiani, i viaggi in autostop, storie comuni che ancora oggi si replicano, con modalità differenti, tra gli adolescenti, costretti ad una vita che si svolge all’insegna del voler crescere e del voler appropriarsi di tutto, della vita degli adulti in particolare, senza però mettere in gioco la propria responsabilità, mascherando il desiderio di non volersi assumere questo carico con l’incomprensione di genitori distanti; emblematica a riguardo una scena verso la fine del romanzo, i ragazzi sono tutti a scuola in assemblea, si sta discutendo dell’ennesimo corteo, ad un certo punto uno dei ragazzi chiede chi è che ha preso i contatti con gli operai per i quali si sta manifestando, un breve ma simbolico silenzio serpeggia nell’assemblea. La storia di quel periodo è vista così, in transito, fa da sfondo una Roma topica, Ponte Milvio, la Statua di Giordano Bruno, Ostia Lido, il festival dedicato ai film a Massenzio, l’Isola Tiberina. Il romanzo è divertente, giocato sull’ironia che scorre tra i protagonisti, la malinconia prende sul finale, per colpa di alcuni avvenimenti che turberanno un equilibrio sottile, teso tra ciò che è, ovvero la vita di adolescenti in transito, e ciò che appare in superficie per via di stereotipi del mondo che circonda i protagonisti, l’amore libero-la sperimentazione delle droghe-i viaggi psichedelici. La bravura di Pietrangeli sta nel tratteggiare i caratteri, nel fornire un ‘repertorio’ quasi fotografico di un periodo recente della nostra storia politica e di costume, narrando le vite di ragazzi non straordinari, che non hanno fatto nulla di eccezionale se non condurre la propria vita, tra aspirazioni mancate, illusioni, viaggi ed esperienze, in un paese che stava subendo una mutazione sostanziale.

IN UN TEMPO ANDATO CON BIGLIETTO DI RITORNO, Enrico Pietrangeli, PROPOSTE EDITORIALI, ISBN 88-87431-45-0, Pagine: 212 Prezzo: 9 Euro, Management: Valeria Borgia INFOLINE: 3200228959

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