La fine del poeta


Cosa ci fate qui, siete venuti a constatare il decesso? Volete essere sicuri che sono io, volete accertarvi che non si tratta di uno scherzo? Non è uno scherzo, purtroppo, o grazie a dio, dipende dal punto di vista. Alla fine ce l'ho fatta. Sono morto. Mi aspettavo di vedere più gente, forse è ancora presto. Più commozione, una musica di sottofondo, qualcosa che mi piacesse ascoltare, e invece niente. Neanche adesso che sono morto avete capito un cazzo. Fino all'ultimo non siete stati capaci di realizzare quel che mi passava per la testa. Sono problemi che non mi toccano, cose di cui tra una settimana non parlerete più. La scena del dolore è tutta qui, adesso, e poi non si ricordi. Ma guarda chi si vede! Ti pare ora di arrivare, ti pare il momento? Saranno dieci anni che aspettavo un segnale, una telefonata, anche un segno di scarpe infangate sulla soglia di casa il giorno dopo una pioggia, e invece niente. E adesso che sono morto ti presenti, purtroppo non ti conosce nessuno, non puoi riscuotere. Eri l'amante nascosta soltanto nei miei pensieri, amante di che? Forse non ci siamo dati nemmeno un bacio, e adesso pretendi di riscuotere commiserazione, come se fosse morta una parte di te, ma va a quel paese una volta per tutte, il morto sono io, posso permettermi ogni cosa, poi non si ricordi. Sei arrivata troppo tardi, non so nemmeno come hanno fatto a raggiungerti. Se non sbaglio tra noi non ci fu nulla perché stavi con un altro, eri legata, belle figure quelle che mi hai fatto fare. Almeno abbi un po' di contegno per la mia ragazza, non presentarti nemmeno, ti prenderebbe a schiaffi, ne ha passate di tutte e le ha viste tutte. L'ho presa in giro per una vita promettendole un futuro ricco, fatto di conti e fatture, ad intascare i miei diritti d'autore. La scrittura ad una certa età era diventata la mia unica ed improficua occupazione, mi hanno dato troppa corda ed io mi sono fatto prendere la mano, non ho colpa, dovevo pensarci prima, dovevo sistemare le cose per il meglio ed ho pensato a sistemare le virgole e i punti. Le ho lasciato soltanto un lavoraccio che nessuno si farebbe avanti per aiutarla. Non l'avessi mai fatto, per chi poi? Per lei? È probabile che lo facessi soltanto per lei, dato che anche da morto mi accorgo che in questa stanza non c'è un filo di nerbo, non c'è più energia. Magari foste in grado di prendere le mie idee e di farci dei libri, almeno di farci libri dai testi già pronti, alcuni li ho addirittura impaginati per essere pronto alla stampa, sempre pronto, da vivo. Non sono stato capace io, figuriamoci voi. Se cominciate oggi avete la speranza di raccogliere qualche risultato tra un secolo, e dovreste vivere abbastanza. Io qui steso, invece, sono la morta dimostrazione del fatto che la vita è corta, il tempo non basta mai e se ne vanno sempre i migliori. Potessi almeno ridere. Scommetto che sulla faccia ho stampata un'espressione impassibile. Chi è che decide qual è l'espressione del morto? Forse succede come nei film in cui al cattivo, quando muore, vengono almeno chiusi gli occhi con un passaggio della mano. Anche quelli dell'agenzia funebre devono aver capito con che razza di persona avevano a che fare. Ma guarda tu, ci sono proprio tutti. Non è possibile che io abbia avuto a che fare con così tante persone. Ora che ci penso ognuna si è presa un pezzetto di energia, ad ognuno ho regalato un frammento della mia macchina catalizzatrice ed ora tutti qua. Con la mia ragazza sono stato tassativo, le ho detto fino a ieri come si sarebbe dovuta comportare. le ho detto 'leggi bene il mio diario, leggilo in fretta e ricorda', soltanto così avrebbe saputo come comportarsi con tutti quanti, uno ad uno. Scommetto che non mi ha preso in parola, neanche a lei forse piaceva la mia scrittura. Sono stato petulante fino all'ultimo con lei, è la persona a cui ho rotto di più le scatole, in assoluto. Le ho fatto conoscere persone che io stesso non avrei mai voluto averci nulla a che spartire. Sono stato crudele. Ogni volta mi buttavo in un progetto, anche quando era scettica. Mi dava consigli ed io non la stavo a sentire, finchè poi non sbattevo la testa contro il muro. In certe occasioni per convincermi non le restava che ricorrere alle minacce fisiche. Minacciava anche di lasciarmi 'se tutto va come ho previsto allora ti lascio'. Ci azzeccava sempre, però non mi lasciava. Non è stata mai capace. Mi dispiace non essere più qui a parlare con lei di tutte queste persone, appena saranno uscite e tornate a casa. Sto qui steso e finalmente mi hanno messo un vestito decente, di quelli che ho sempre voluto comprare e di cui sempre ho dovuto rimandare l'acquisto. Troppo costosi, sempre troppo costosi, c'è sempre qualcosa di più urgente per cui spendere soldi. Lei questo lo ha capito subito. Magari non ho comprato una giacca pur di partecipare ad un concorso di poesia, fino all'ultimo non ne ho vinto nemmeno uno. Ci deve essere qualcosa di così terribile, nelle cose che scrivo, così orrido che le persone scappano via, se non mi hanno mai conosciuto di persona. E poi se anche ne avessi vinto uno con che vestito mi sarei potuto presentare. Se mi dessero un premio dopo morto avrei di che mettermi, però. Toh, mia madre. Mia madre è l'unica che sta piangendo senza interruzioni. non le ho dato niente, così starà pensando, mi sono preso tutto e non le ho lasciato nulla. E per di più me ne sono andato senza salutare, senza chiarire alcunchè. Non c'era nulla da chiarire, questa è la mia opinione. La mia ragazza è stata sempre d'accordo con me, anche su questa cosa. So già che troverà qualcuno migliore di me da mettere in croce. No, non posso pensare che siate tutti qui. Con alcuni di voi ho davvero spaccato in due la montagna, e adesso è tardi, a voi non è importato mai nulla. Mi avete assunto nelle dosi consiglite, avete seguito le ricette e di volta in volta vi ho fatti sentire più giovani, più intelligenti, più autori, più attori, più sportivi, più registi, sempre di più. Sempre di più, stavate nei miei paraggi e vi caricavate come batterie, finché le pile, le mie, non le avete esaurite. E adesso sto qui morto con il mio vestito nuovo. Con quest'orrida teoria di bacetti sulla guancia, io che i diminutivi li ho sempre odiati. Vi ho visti piangere per motivi migliori e ad essere sincero non ho mai sopportato il contatto dei vostri corpi, ma forse ve ne siete accorti anche voi, sempre pochi abbracci, poche strette di mano e pochi baci sulle guance delle vostre ragazze, in saluto. Ma guarda cosa doveva capitarmi, crepare, crepare, con tutte le cose che avevo ancora da fare. meno male, è andata bene, la morte era l'unica cosa che poteva arrestare il mio consumo infinito di risorse. Mi da fastidio soltanto una cosa, a questa non c'è rimedio; non ho visto tutti i luoghi che avrei voluto visitare e sono destinato a rimanere in un buco per sempre, almeno per quei dieci anni prima che mi tolgano fuori per vedere in che condizioni mi avranno ridotto gli agenti atmosferici. Ma andate a quel paese, con tutti i bei discorso, c'è sempre tempo nei bei discorsi e poi non resta un cazzo. Quando ero più giovane vi rompevo sempre le palle, dicevo che da morto mi sarebbe piaciuta una sepoltura dignitosa, avrei voluto che il mio corpo fosse conservato nel cuore di una piaramide di marmo fatta costruire apposta per l'occasione, e dentro ci avrei fatto mettere tutti quanti gli oggetti che avevo accumulato in vita, e del cibo per il viaggio. È per questo che c'è stato un periodo in cui mi facevo sempre regalare anelli e bracciali, tutti in argento, già da allora mi immaginavo morto e steso, con le braccia incrociate e questi anelli, poco vistosi ma belli, ornamento delle mie mani finchè non mi sigillavano nella cassa. Ma guarda, me ne hanno tolto uno. Deve essere stato uno di loro, qualcuno si è avvicinato per darmi il bacino e mi ha fregato un anello, bastardi, magari tra qualche hanno racconterà l'occasione in cui l'ho regalato io, quest'anello di merda, vatti a fidare degli amici, nemmeno da morto. Mi piacerebbe rimanere in questo stato per l'eternità, non ci ho mai creduto e invece guarda in che stato sono ridotto, sono morto e ragiono come quando ero vivo, con gli stessi metri. Forse mi posso anche spostare dove voglio, sarebbe il massimo. Mi piacerebbe divertirmi, forse posso anche possedere qualcuno, posso parlare attraverso la bocca di qualcuno ancora in vita. No, esagero, forse non ho tante cose da dire. Una volta immaginavo che se fossi morto e avessi avuto questa possibilità avrei lasciato disposizioni minuziose ai miei familiari, li avrei costretti a lasciare una lavagna in camera mia, poi ogni tanto avrei costretto qualcuno sotto possessione a scrivere per conto mio. Adesso che ci penso potrei direttamente sfruttare qualcuno che sta davanti ad un computer, basta mettere la mia firma alla fine. Sulle disposizioni testamentarie si può inventare ogni tipo di clausola. Non ho fatto in tempo, cribbio. Che stupido, non ho fatto nemmeno in tempo a scrivere un pezzetino di carta, ho scritto tanto e non ho pensato al mio testamento. Pensavo che la mia scrittura fosse sufficiente e invece no. Non se ne fregheranno nulla, mi metterano come un santino nel portafoglio e non faranno nulla per la cosa che mi stava più a cuore. Che fine di merda, neanche da morto la soddisfazione. Non mi hanno nemmeno messo la musica che volevo io, maledetti, lo sapevano tutti che avrei voluto la banda che suonava arrangiamenti di Rino Gaetano, nemmeno quello. Non mi sto ricordando nemmeno una canzone in questo momento. Una, una sì, cavoli, ma la sta fischiettando qualcuno, lui! Lo sapevo che almeno lui si sarebbe ricordato, ma guarda come si è ridotto, pesa meno lui da vivo che io da morto. Ma a proposito, di che cosa sono morto? Non ricordo, anche questo è uno dei miei non ricordi. ma cosa sta facendo? Fischietta una canzone di Rino Gaetano alla mia veglia funebre, grazie, almeno te ti sei ricordato. Mi hanno messo anche l'orologio d'oro, farò una figura di merda con chi non mi vede da dieci anni e non sa che sono dieci anni che non porto l'orologio. Deve essere stata un'idea di mia madre, mi ha messo l'orologio della cresima, d'oro. Tutte le volte che l'ho chiesto per indossarlo non me lo ha mai dato, sempre questa scusa che rovino tutte le cose che indosso e che porto. E adesso invece mi ha messo l'orologio. Speriamo che non mi freghino anche quello, e poi a che cosa mi serve sapere che ore sono. Devo misurarmi con l'eternità e mi danno un orologio con le lancette. Speriamo che almeno non ci sia differenza di trattamento tra inferno e paradiso, quelli mi sembra che non esistano, altrimenti avrebbero già scelto per me. Forse questo è il limbo, forse è uno stadio che dura poco, sto pensando all'eternità e invece tra un quarto d'ora sarò definitivamente spento. Peccato. Un quarto d'ora di riflessione e poi starà tutto a voi che rimanete a guardare. Quando mi porterete in giro con la macchina non sarò nemmeno più energia. Cosa farete? Starete meglio. Ogni tanto potreste leggermi, non vi farebbe male. Penso che il sindaco potrebbe organizzarsi per intitolarmi un premio, una piazzetta, una stradina, in fondo i miracoli miei in vita li ho fatti, ho provato a stampare libri, a far circolare le mie idee e le mie s(a)critture, più di così non posso far nulla. Se solo sapessero cosa penso davvero dei premi, ma, speriamo che non succeda. E ora, che sta succedendo, no, non allontanatevi, no, voglio restare in casa, dove sto andando, cos'è questa, questo è il mio paese, no, più in alto, dove sto andando, ancora giù, ancora giù, come si guida questa cosa? Dove sto andando, cribbio, un ospedale, l'ospedale della mi città, che ci faccio in ospedale, pediatria, odio i bambini, ancora l'ospedale, puzza di cloroformio nei corridoi, quello sono io. Allora non sono morto, ma cosa sta succedendo? Non sono morto, evviva non sono morto, quello sono io, guarda quante macchine, guarda come pulso, ma cosa sta succedendo, cosa succede, noooo! Non voglio tornare, mi va bene così, preferisco morire. Mi rassegno. Ancora vita. Vediamo che succede.

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