Vandali


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da “Minima moralia. Meditazioni della vita offesa”, da aforisma 91, “Vandali”, (traduzione di Renato Solmi, Einaudi Tascabili, Saggi, 206, tutti i diritti riservati)

“[…] A volte si ha l’impressione che gli intellettuali riservino, alla loro produzione intellettuale vera e propria, solo e strettamente le ore che restano loro libere dagli impegni, dalle uscite, dagli abboccamenti e dagli svaghi inevitabili. Addirittura repellente, eppure in un certo senso logico, è il fenomeno dell’ulteriore aumento di prestigio di cui beneficia chi è in grado di dover figurare come un personaggio così importante da dover essere presente in ogni occasione. Costui organizza e stilizza la propria vita, con una affezione intenzionalmente mal simulata di fastidio, come un unico acte de présence. La gioia con cui declina un invito facendo presente di averne già accettato un altro segnala il trionfo riportato nella concorrenza. Come in questo caso, le forme del processo produttivo si ripetono universalmente nella vita privata e nei settori di lavoro che, di per se stessi, non sono assoggettati a quelle regole. Tutta la vita deve assumere l’aspetto dell’attività professionale e nascondere accuratamente, con questa somiglianza artificiosa, ciò che non è ancora direttamente finalizzato al guadagno. Ma l’angoscia che si manifesta in questo atteggiamento non è che il riflesso di un’inquietudine e di un disagio molto più profondo. Le innervazioni inconsce, che, al di là dei processi intellettivi coscientii, accordano l’esistenza individuale al ritmo della storia, non possono fare a meno di avvertire la collettivizzazione del mondo che si approssima. Ma dal momento che la società integrale, invece di risolvere positivamente in sé i singoli, li comprime e li salda in una massa docile e amorfa, ogni individuo è preso dal panico di fronte alla prospettiva – sentita come ineluttabile – di essere risucchiato e inghiottito nella totalità. […]”.

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