“Re Kappa” su La Gazzetta del Mezzogiorno


Vita standard di un giovane scrittore salentino
di Michele Trecca

Lo chiama l’editore nel cuore della notte e gli dice:se non lo scrivi tu, lo faccio scrivere a un altro. Che cosa? Un libro sul tema del momento, il precariato. Comincia così Re Kappa, romanzo d’esordio di Luciano Pagano, poco più che trentenne, salentino d’adozione, alle spalle un accenno di studi scientifici, animatore della rivista elettronica in rete «Musicaos» e di quella cartacea «Tabula Rasa» (entrambe particolarmente attente alle scritture giovani ed emergenti). Di precariato e bla bla bla (o Co.Co.Co.) ormai ne hanno parlato in tanti, la bibliografia è piuttosto ampia e comprende testi già canonici come Mi chiamo Roberta, ho 40 anni e guadagno 250 euro al mese di Aldo Nove (Einaudi), Mi spezzo ma non m’impiego di Andrea Bajani (Einaudi), Nicola Rubino è entrato in fabbrica del pugliese Francesco Dezio (Feltrinelli), Vita precaria e amore eterno di Mario Desiati (Mondadori). Dalle caustiche interviste di Nove all’ironia di Bajani sul turismo occupazionale, dalla rabbia proletaria di Dezio all’impeto sentimentale della controstoria di Desiati: ben più che metafora d’una condizione generazionale, quella sul precariato (insieme a certa narrazione di genere: gialli, thriller e noir…) è la vera letteratura d’opposizione dei giorni nostri.
In un modo o nell’altro, infatti, in tutti i testi citati è forte sia la critica del nuovo banditismo capitalistico del mercato globale sia la denuncia della decadenza sociale italiana. Dal punto di vista formale, invece, la novità e l’assalto alla realtà, nel senso di narrazioni che trovano alimento in una forte base documentaria.
Re Kappa di Luciano Pagano ha un tono più svagato e personale. È in pratica un diario o reportage d’un pugno di giorno qualsiasi, un semplice campione statistico del periodo fra giugno 2005 e ottobre 2006. In quest’arco di tempo, in realtà, non accade nulla di particolare, ma quello di Re Kappa è un vuoto dinamico: cambio di facoltà, traffici editoriali, rivalità letterarie…Più che il lavoro, per Re Kappa, la preoccupazione è la scrittura. Precisamente, fare della scrittura un lavoro.
La difficoltà vera dei trentenni di oggi non è trovare un impiego ma esprimere e valorizzare il proprio talento, tanto più se esso ha a che fare con l’arte. Un call center non lo si nega a nessuno, nemmeno a Re Kappa…neanche una pubblicazione, in verità, basta contribuire alle spese con un congruo acquisto di copie (comandamento numero uno dell’editore «padre padrone», quello del colpo di genio notturno).
Insomma, il precariato è il limbo dell’artista contemporaneo, alle prese con un mercato drogato e un pubblico naif, capace di scambiare per artista anche un millantatore come Benoit, la bestia nera di Re Kappa: «Benoit è tremendo. L’adorazione dell’editore per la sua persona è terribile. Gastone lo stima come grande romanziere, malgrado non abbia pubblicato un solo romanzo…». Benoit campa di rendita, ha «vampirizzato» addirittura Céline facendo credere a tutti di essere in possesso del leggendario manoscritto della Volonté du roi Krogold (Re Kappa, appunto), di cui il grande scrittore francese ha seminato tracce nelle sue opere (anche nel Viaggio al termine della notte).
Se le cose stanno così allora è più facile barare che scrivere e, quindi, a che serve ingobbire sulle «sudate carte» nel disperato tentativo di concludere il proprio romanzo? Forse è più semplice trafugare il «sacro graal» di Céline ed arricchirsi così…Re Kappa è un Candido minore, ironico e leggero, all’avventura nel «migliore dei mondi possibili», quello della cultura, un mondo tanto bello che non di rado fa quasi schifo.

da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, domenica 13 maggio 2007
poi sul sito dell’associazione BooksBrothers

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