“Re Kappa” sul Corriere del Mezzogiorno


Besa pubblica un meta-romanzo sull’arte di scrivere e di trovare un mercato nel Salento di oggi
“Il caldo, le feste, le danze e un inedito d’autore”
E’ il “Re Kappa” di Luciano Pagano

di Massimiliano Zambetta

Sarà bene attrezzarsi per tempo.
Anche se l’estate sembra allontanarsi, con il maltempo di questo torno di stagione, sappiamo bene che il grande caldo, il mare e il resto sono alle porte. Non è il caso di opporsi a questa annata ormai dichiaratamente anomala: inverno inesistente, primavera ridotta al minimo necessario, ora legale anticipata, un accenno di piogge autunnali. Piuttosto che cedere alle complicazioni metereopatiche, è utile dotarsi di strumenti in gradi di accelerare l’ambientamento e uno di questi può essere Re Kappa, il romanzo di esordio di Luciano Pagano (classe 1975, nato a Novara ma residente a Lecce da adolescente).
Siamo in Salento, una terra dove una stagione calda cinque mesi non rappresenta una anomalia. In un eccesso di luce, afa, umidità, la voce narrante deve terminare la stesura del suo manoscritto, ma in condizioni ambientali estreme, persiane socchiuse, aria rarefatta, al coraggio di accendere il computer non segue una sessione di lavoro. I limiti della tecnologia ci permettono di evitare un racconto da camera chiusa. L’estate è alle porte anche nel libro e Pagano ci descrive il fervore che precede l’organizzazione di incontri di poesia e festival danze popolari, ma anche di produzioni di fiction autoctone. C’è poi Re Kappa, un manoscritto attribuito a un notissimo scrittore del novecento, uno di quelli amatissimi e contestati. Re Kappa è un testo che l’autore maledetto ha perduto in circostanze misteriose, inserendone i frammenti nelle opere successive quasi per compensare i sensi di colpa per lo smarrimento. Il testo perduto è apparentemente giunto in Salento, tramite uno di quei personaggi altrettanto tipici di questa terra: dai cognomi esotici ereditati (in gran parte solo quelli) da bisnonni che ai tempi avevano abbandonato l’Europa per stabilirsi in finis terrae. L’inedito, o l’uso scaltro della sua leggenda, è per il suo possessore una ragione di vita, di collocazione sociale e un altalenante fonte di guadagno molto simile a una pensione di invalidità civile. Nei limiti dei riferimenti casuali a fatti e persone, la bravura di Pagano sta nella descrizione affettuosa dei personaggi che con artigianale abilità levantina sanno trasformarsi (quando c’è bisogno e c’è la prospettiva di un contributo a pioggia) da editori a organizzatori di eventi, da critici letterati ad operatori culturali, da attori di filmini di compleanno a piccole star. C’è affetto anche quando di Re Kappa si tenta di realizzarne un guadagno congruo e immediato: la realtà provinciale viene abbandonata e le prospettive economiche vedono la loro ipotetica realizzazione in quella industriale dell’Italia più a Nord. Rimane l’imbroglio, ma cambia l’approccio: si liquida e si brucia tutto molto in fretta. E si perde tutto il divertimento.

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