Racconti da paura.

4 thoughts on “Racconti da paura.”

  1. be’, lunga vita al racconto breve – non è una battuta -.
    penso a molti (bei) film tratti da racconti brevi, o da piccoli romanzi. ovviamente in america. e penso che la soluzione sia quella che suggerisci: chi vuol scrivere scriva romanzi o racconti brevi, decida poi il lettore.

  2. Domanda: si può parlare di un vero e proprio fallimento delle antologie, troppo spesso accusate di essere operazioni “commerciali” o di scambio di favori? Insomma, contenitori dai quali la qualità del contenuto è una questione secondaria?

    Altra domanda: il fioccare di riviste letterarie è un modo dei “pesci piccoli” di tenere testa ai grandi editori oppure è frutto di reali esigenze di ricerca o ancora di una crescente domanda?

    Il che mi riporta ad un annoso problema: ma in Italia non si legge oppure lo “stato di emergenza” è puramente fittizio?
    Ultima domanda, per Luciano: perché il romanzo-mondo dovrebbe essere ricalcato sulle esigenze di mercato Usa, quando in Europa c’è una lunghissima tradizione in tal senso? E, per esempio, un “Dies irae” non è un esempio di come tale romanzo potrebbe funzionare perfettamente senza guardare agli Stati Uniti? (questo senza disconoscere l’importanza e l’influenza degli Usa nel ‘900 in materia)

    Una piccola riflessione: sono pienamente d’accordo sul fatto che lo stile e la qualità debbano essere tenuti alti a priori.
    A proposito di questo, credo che racconti brevi e romanzi siano cose diverse e nettamente distinte. Credo che entrambe, in tutte le varianti, rappresentino una prova importante di sapienza e potenza da parte degli autori. Che se non fossero intraprendenti-in senso lato- non dovrebbero nemmeno provarci.

  3. Alla tua prima domanda rispondo: Secondo me no. Nel senso che il mio intervento non ha affatto nulla contro le antologie, tanto è vero che queste riflessioni mi sono venute proprio da un lavoro di antologia che sto conducendo da qualche mese, se la qualità diviene secondaria la ‘partita’ del curatore è perduta in partenza. Seconda: le riviste letterarie nascono perché ci sono persone che scrivono e che vogliono esprimersi e farsi leggere, perché è così da sempre e sempre sarà. Ultima: non credo che da quanto ho scritto si desuma che il “romanzo-mondo dovrebbe essere ricalcato sulle esigenze di mercato Usa”, il giudizio su Dies Irae secondo me non rientra nel contesto in cui poni la questione. Ovvero: Dies Irae è un ottimo affresco narrativo e una bella storia. Il suffisso -mondo, se non è circostanziato criticamente, rischia di essere un nuovo -ismo.

  4. Mi inserisco volentieri in questa discussione perchè l’importanza del racconto mi interessa molto e non da adesso.
    Sono d’accordo con Luciano sul fatto che è riduttivo pensare che scegliere di scrivere racconti sia un ripiego.
    Sebbene sia un pò per tutti l’approccio alla scrittura non è detto che abbia meno autorevolezza del romanzo.
    Io parlo anche da lettrice.
    Ho sempre amato i racconti quando hanno una qualità di scrittura e penso che siano anche uno stimolo alla sperimentazione.
    Nello scrivere i racconti è stimolante cercare la sintesi, per dirla con Desiati, questa scrittura ibrida che, per come la vedo io, coglie l’attimo, condensa in un frammento di vita tutto ciò che si coagula.
    Penso anche che il racconto corrisponda anche allo spirito dei tempi.
    Riuscire a dire in poche parole cose che possano entrare nel cuore delle persone è importante.
    Purtroppo non si ha più il tempo e la pazienza per leggere molto ma non è detto che non si voglia leggere.
    E qui si può inserire anche il discorso sul fatto se è proprio vero che in Italia non si legge.
    Il grande successo delle riviste on-line testimonia secondo me che il racconto può rispondere alle esigenze odierne di lettura veloce che non è detto che non sia voglia di leggere cose profonde.

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