Trent’anni posson bastare…? 1978-2008 La legge Basaglia ieri ed oggi


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Sabato 29 Marzo alle ore 18.00 presso le Manifatture Knos di Lecce si terrà TRENT’ANNI POSSON BASTARE…?, 1978-2008 La legge Basaglia ieri ed oggi.

Saranno presentati, proiettati e dibattuti alcuni documentari sul disagio mentale realizzati dal 1908 al 1980. Interverranno: Gianfranco Antonucci, Luca Caputo, Paolo Cesano, Simone Franco, Grazia Manni, Luciano Pagano. La manifestazione rientra nell’ambito delle iniziative collaterali allo spettacolo “Il Mulino Degli Sconcerti: Le Memorie Di Gino Sandri” di e con Simone Franco (in scena a Lecce in anteprima il 28 marzo presso i Cantieri Teatrali Koreja e in versione integrale il 30 marzo ore 21 presso il Teatro Paisiello), che prevedono anche dal 21 al 30 marzo alla libreria ERGOT la mostra delle opere del pittore Gino Sandri vittima per motivi politici di internamento manicomiale.

Nel corso della serata saranno proiettati quattro documentari:

La Neuropatologia” (1908) di Roberto Omegna e Camillo Negro: film scientifico in cui Camillo Negro, professore presso l’Università degli Studi di Torino, illustra davanti alla macchina da presa alcuni casi tipici di nevrastenia e patologie del sistema nervoso riscontrabili in pazienti ricoverati presso la Clinica di Neuropatologia di Torino, evidenziando per ognuno i sintomi e la terapia più appropriata. «Il documentario La neuropatologia, prodotto dall’Ambrosio e presentato a Torino il 17 febbraio del 1908 al cinema Ambrosio Biograph di via Po 21 a un pubblico formato in larghissima parte da medici e dai soci della Reale Accademia di Medicina che avevano trasferito la loro sede, per la circostanza, sul lato opposto di via Po: un documentario che fece scalpore e di cui si parlò a lungo, perché mostrava con estrema chiarezza, tanto che “pareva di essere in una clinica”, una lunga e dettagliata serie di “nevropatici d’ogni specie.

Titicut Follies” (1967) di Frederick Wiseman: il crudo documentario di Wiseman sul manicomio di Bridgewater e il suo primo film e il più noto, anche perché clamorosamente, è stato per anni l’unico film americano sottoposto a restrizioni giudiziarie per motivi diversi dall’oscenità o dalla sicurezza nazionale – non poteva essere proiettato in pubblico senza il permesso del Commonwealth of Massachussets – nonostante nessuno dei pazienti ripresi nel film o delle loro famiglie abbia mai fatto causa al suo autore. Il divieto è stato revocato soltanto nel 1991.Titicut Follies è il titolo del musical messo in scena dagli ospiti dell’istituto, le cui scene aprono e chiudono il documentario, a indicare non solo una forte consapevolezza linguistica del film ma anche la paradossale natura di performance attribuita alla malattia mentale all’interno dell’istituzione psichiatrica, che continuamente obbliga i pazienti ad “andare in scena” per osservarli e giudicarli.

I Giardini di Abele” (1968) di Sergio Zavoli: le immagini, tratte da un documentario realizzato da Sergio Zavoli, nel 1968, raccontano la straordinaria esperienza terapeutica condotta dallo psichiatra Franco Basaglia nel manicomio di Gorizia, all’inizio degli anni Sessanta. Si tratta di un’autentica rivoluzione nella psichiatria italiana, che restituisce ai malati un ruolo umano e sociale, tramite una continua comunicazione con chi li cura. L’unità audiovisiva mostra gli addetti ai lavori – infermieri, psicologi e medici – intenti a discutere della validità dell’esperienza di Gorizia e lo stesso Basaglia, che spiega le ragioni del suo metodo terapeutico e svela le contraddizioni sociali che, fino a quel momento, avevano di fatto creato “due distinte psichiatrie”, per i poveri e per i ricchi.

San Clemente” (1980) di Raymond Depardon: Depardon, dopo un lavoro fotografico realizzato nel 1977, torna nel manicomio veneziano, stavolta per girare un film. San Clemente, una fortezza in mezzo al mare, la più inaccessibile, la più separata fra tutte le strutture manicomiali. Lembo di terra pronto a inghiottire nel mare i corpi randagi delle anime perse che dentro vi sono state confinate. Ma è il 1980, tra poco, anch’essa diventerà una fortezza vuota, e sarà un relitto a ricordo della Punizione secolare. La storia europea del manicomio affonda le sue radici molto lontano nel tempo. Adesso quelle mura sono spoglie fatiscenti che all’interno trattengono e nascondono, ormai non più gelosamente, ma quasi offese, l’aggirarsi disancorato degli ultimi pazzi rimasti, brancolanti presenze nel vuoto: i folli, questi fantasmi. Un tale teatro in rovina è lo “spazio a-scenico” dove la cinepresa di Depardon, attraverso il suo perdersi concentrico senza meta senza sosta senza senso, troverà il senso del suo esserci nel riflettere sulla stessa capacità di guardare e nel guardare, sprofondare nell’impossibile resa della realtà del folle, al di là del suo fantasma, della sua apparenza.

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