Il codice dei vinti. Su “Il contagio” di Walter Siti

8 thoughts on “Il codice dei vinti. Su “Il contagio” di Walter Siti”

  1. molto bello, un po’ crudo, le cose mie che ho ritrovato in questo libro: l’amore, la miseria intesa come quasi disperazione, l’amore per i cani, ….

  2. Molto crudo e molto “pasoliniano”, in tutti i sensi.. sicuramente da leggere e da confrontare, in un parallelo moderno su quella che poteva essere la vita nelle borgate cinquanta anni fa, dove Pasolini vedeva però ancora molta umanità, tutto sommato, rispetto a quanto descritto spesso ne “il contagio”.. però secondo me è l’ennesimo ritratto a fosche, foschissime tinte della realtà di questi quartieri che alla gente piace continuare a chiamare borgate e che avrebbero bisogno di mettere in luce quello che c’è di buono: la gente. Non quella pe rversa ritratta nel libro di Siti, ma quella comune, i bambini, i ragazzi, un pò strafottenti magari ma non così persi, spaventati, magari, ma non da chiudere in questa gabbia di disperazione, di niente, di droga e di sesso perverso senza amore. Il voyeurismo sulle borgate romane continua a far moda, fra intellettuali, giornalisti, curiosi..il libro è una descrizione fedelissima della realtà.. ma di una parte sola. e credo sempre la più piccola. la gente di roma, non è solo questo. è purtroppo, a volte, “anche” questo.
    l

  3. sono d’accordo. Penso anche che scrivere di situazioni difficili serva a farle conoscere, altrimenti la tensione generale è quella di voltare la testa da un’altra parte. Facciamo finta che dovessi descrivere un personaggio di quella che tu definisci “altra” parte, quella non descritta da Siti; potrei utilizzarlo per ‘portate un esempio’? Personaggi simili sono mescolati a quelli di altra natura e non tutto deve essere negativo, ma senza contrasto non c’è movimento. Il senso secondo me sta anche nel ‘contagio’ con una certa realtà, che – restando nei termini – come una malattia ci deve contagiare, dobbiamo portarcela addosso per capire di cosa si tratta e non scadere nel voyeurismo

  4. Vero, questo è vero.. quello su cui volevo puntare l’attenzione io era però il fatto che si descrive, dall’esterno, o comunque da parte di chi non “è” davvero di questi contesti ( intelletttuali di vario stampo e natura, solitamente, perchè è un interesse umanistico-sociologico che spinge ad osservare e forse a cercare di capire ) sempre e solo la parte negativa, che va sicuramente non nascosta, ma dall’esterno chi legge sa che le “borgate” sono solo perversione e disperazione.. e magari invece il quartierino del centro è bello e sfavillante, magari pure solidale.. e non è sempre così. Quindi si continua un pò sempre ad etichettare la gente “bene” e “male”.. a me fa rabbia soprattutto per i più giovani, che crescono etichettati e poi si incattiviscono. E la spirale continua. Cioè, è un discorso di percentuali: va bene descrivere la parte negativa, ma quando mai qualcuno spenderà inchiostro e fatica a descrivere anche la parte positiva? Ovviamente non è una critica all’opera di Siti, ma un’osservazione di carattere generale che mi è sovvenuta leggendo la sua opera. Il romanzo di Walter Siti mi è parso davvero essere la più riuscita soluzione di continuità in senso moderno dell’opera pasoliniana di osservazione della realtà dei quartieri popolari romani. Cambiati, anch’essi, in meglio o in peggio, comunwue diversi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...