I ritorni. Lucio Battisti.


Lucio Battisti
da “La sposa occidentale”, I ritorni
testo di Pasquale Panella

E da quel punto in poi
sentimmo sotto di noi
svolgersi il sentimento,
largo e intento
ad una tutta sua meditazione,
non curante
che sopra la sua pelle si ballasse.
Le foglie coi barattoli, le casse
con i tronchi senza cuore.
E lo scandaglio calava dalle prore,
poi ritornava su
chiedendosi “Perché, perché il ritorno?”.
È sempre per prova che
sulle labbra torna
la parola “amore”,
per prove d’esercizio
perché si sa che poi non si sa mai
che potrebbe tornare utile.
Tornare, per raccontare
il furore e il gelo
delle notti aurore.
Bianca e assai provata,
scampata per un pelo per poter ritornare,
come dalle crociate, a un futile
sopravvissuto a tutto,
che ritorna più utile che vivo,
quindi innamorato ancora.
E torna, torna, lei gli ha detto torna
ed era una bambina, finalmente,
e gli diceva torna.
Abbiamo un solo limite:
l’amore che ci divide.
Come la ragione,
perché con la ragione
si sopravvive a tutto,
si distrugge il distrutto,
ricostruendo a intarsi la copia fedele
dell’innamorarsi,
e un tassello alla fine
o è dell’uno o è dell’altro.
E i sogni si allontanano
come i cavalli scossi,
caduti i sognatori;
bocconi tra le fragole, ma
più dolci e più rossi,
ridotti a dolenti spifferi.
E docili incompetenti
nella lotta incerta
tra il ridire e il fare
l’amore colloquiale.
E lei continua a dirsi:
“Si sopravvive a tutto per innamorarsi”.
Amarsi è questo: escludere
d’essere i soli al mondo,
i soli ad esser soli amando,
sterminandola l’invincibile armata.

(immagine, Padre Cristoforo e Don Rodrigo)

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5 thoughts on “I ritorni. Lucio Battisti.

  1. ” simboli non sai cosa siano,
    un’ortensia non è nemmeno quella.
    Hai la pazienza di un’onda
    compresa la tendenza
    a soffermarti mai,
    come fosse la fine.
    Non un dito notevole,
    ma dieci impercettibili soprusi,
    aperti come i mari,
    e come i mari chiusi.
    Neri i tuoi neri sconvolti
    divampati imperi irrisolti,
    e matematicamente rivolti
    a contenere zeri.
    Impensabili però malleabili,
    ballabili mammelle
    abbracciate alle quali volteggi
    sotto il lampadario delle stelle,
    inutilmente imitatrici dei tuoi denti.
    Prendi, e dagli spaventi
    tanto sentimentali,
    tiri le diagonali dei sospiri violenti.
    Svegliata la mattina,
    guardi nel posto accanto
    lo sfinito e per quanto
    respira o non respira.”

    madonna come ritorna pure a mme!!

    ciao lucià

  2. Caro Luciano, anche tu sei un cultore del tardo Battisti, quello del grande Panella? E pensare che quando uscirono quei dischi, gran parte della critica li bollò come astrusi e inascoltabili… :(

    (L’artista non sono io
    sono il suo fumista)

    luigi

  3. Ogni volto che ascolto “I Sacchi della Posta”, “Potrebbe essere sera” e “Stanze come questa” mi vengoni i brividi.

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