Cammino da sempre sopra i pezzi di vetro e non ho mai capito come.


Ci metto tutta la forza che posso. Faccio sforzi innumerevoli. Cerco di diventare grande in maniera decente, con tutta la forza che posso. Faccio in modo che il reazionariato popolare non mi sommerga. Eppure. Eppure sono un po’ di giorni che nonostante tutto sono sfiorato dal sentore che gli anni novanta tutta questa merda non sono stati. C’era “Canzoni d’amore” di Francesco De Gregori, e c’erano i Nirvana, e c’erano Nietzsche e Marx che a stenti a stenti ancora si davano la mano. Quasi quasi c’erano ancora la destra e la sinistra. Povero me. Per non parlare del fatto che c’era l’hard-core, la Stazione Ippica. C’erano i concerti, la preparazione, le prove interminabili, l’eterno ritorno di un giro di basso e un assolo di chitarra mentre la batteria ti frantumava i timpani. C’erano gli amori che iniziavano al venerdì sera e si spegnevano nell’inedia di una domenica pomeriggio. Ci metto tutta la forza che posso. Faccio sforzi innumerevoli. Se potessi scegliere rinascerei nel 1975.

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