Nausea da genere


cienanosdesoledad

Finché si trattava del precariato ancora ancora. Ancora ancora uno resisteva perché magari la situazione lo interessava da vicino, oppure era interessato a vedere come veniva descritta la generazione costretta a fare i conti con certe situazioni di disagio. Ancora ancora. Poi sono cominciati ad andare di moda (leggi: hanno cominciato a pubblicare a man bassa) i libri che parlano di libri. Topi che leggono e mangiano libri e sono molto malinconici, libri perduti, libri ritrovati, librai assassini, lettori assassinati, lettori che diventano protagonisti della storia che leggono (ma La Storia Infinita l’hanno letta?). Adesso siamo ai libri che parlano di animali. Libri con cani e gatti domestici come protagonisti. Il mio Bob, il mio Willy, il mio Charlie patapim e patapam. Per non parlare dei vampiri, così tanti da sentirne il fiato quando dormite. Tutti si lamentano delle veline al potere e nessuno si lamenta di venire considerato un bovino lobotomizzato (con rispetto parlando) quando mettendo piede in libreria viene accolto proprio da questi libri. De gustibus. In questi giorni sto per terminare la lettura di “Cent’anni di solitudine”, un capolavoro che ti fa tornare la voglia di leggere.

[copertina dell’edizione commemorativa dei quaranta anni di Cien anos de soledad]

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5 thoughts on “Nausea da genere

  1. Ivo Quartiroli 10 maggio 2009 / 12:15

    Eeehh non è certo una novità che l’industria dell’editoria (passata da arte a professione e poi a industria, con qualche ottima eccezione) si basi appunto sulle novità. Ho assistito a questa progressiva “detersivizzazione” del prodotto-libro già a partire degli anni ’90, come editore, ora ex.

    Durante le concentrazioni di marchi editoriale a partire dalla fine degli ’80 c’è stata l’invasione delle librerie con le “novità”. Pile di libri che, anche se tornavano come reso per il 50% o più, non importava. L’importante era acquisire spazi, sempre più invasivi. La qualità di queste novità è scesa in modo progressivo fino agli esempi da te citati e oltre. Non è altro che un riflesso nel mondo librario della caduta di livello generale del nostro paese.

    E non è per fare gli snob… e non mi si dica come alcuni editori affermano che “almeno certi libri avvicinano alla lettura persone che non comprerebbero mai un libro”. E’ un po’ come mandare cibo avariato in Africa (è successo diverse volte) perché “è meglio che morire di fame…”.

  2. lucianopagano 10 maggio 2009 / 22:50

    non disdegno l’incessante lavorio di cui necessita l’editoria affinché tutto sembri eternamente presente e nuovo, ad. es. Amleto a fumetti, classici a pochissimi euro etc. etc; quello che mi dispiace è l’oblio nel quale incorrono opere meritevoli, letteralmente gettate nel tritacarne delle migliaia di titoli sfornati. Oddio, se sono meritevoli un pertugio per resistere lo troveranno; cosa difficile per alcuni generi come la poesia.

  3. xfallenangelx 10 maggio 2009 / 23:37

    E’ un bel pò che non passo da qui…hai anche cambiato template, lo preferisco al precedente. Il tuo atteggiamento critico nei confronti del mondo invece, è rimasto invariato, spero come tutto il resto.
    Un abbraccio affettuoso

  4. il primo passo 12 maggio 2009 / 16:36

    Il nome Amaranta è curioso.
    Tu lo metteresti ad una neonata, oggi in Italia?

    • lucianopagano 12 maggio 2009 / 20:21

      Amaranta è un bel nome. Certo Remedios è ancora più strano, forse il mio nome preferito è Rebeca

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