“Vicolo dell’acciaio” (Fandango) di Cosimo Argentina. Una recensione di Daniela Gerundo

2 thoughts on ““Vicolo dell’acciaio” (Fandango) di Cosimo Argentina. Una recensione di Daniela Gerundo”

  1. Ho pensato a questo libro in questi giorni della chiusura dell’Ilva di Taranto e ho pensato a come la letteratura catalizzi la realtà ma in maniera diversa, più completa della cronaca. In particolare mentre guardavo le immagini degli altoforni che vengono reiterate in tv pensavo al protagonista di questo libro che vede suo padre, il Generale come un guerriero che combatte ogni giorno nell’inferno dell’Ilva. E guerriero della sopravvivenza mi è parso uno degli operai intervistati: con il dilemma e la solitudine dei padri di famiglia diceva che si doveva trovare una soluzione per salvare lavoro e salute e che suo figlio non l’avrebbe mai fatto lavorare lì. In fondo questo libro lo vedo anche come un omaggio a queste vittime sacrificali, questi uomini che pagano con la loro carne le lauree dei figli, il riscatto. Il problema è che il veleno del capitalismo non guarda in faccia a nessuno e le polveri sottili si prendono tutto, prima di tutto i sogni e i figli, tutti i figli spesso si sentono inadeguati verso i sogni dei loro padri. Così il protagonista di questo libro fa una scelta coraggiosa. Non scappa, sceglie di restare. Per non perdere suo padre ne prende il posto. Perchè i personaggi dei romanzi di Cosimo Argentina la guardano in faccia la realtà, fino in fondo, ma soprattutto non scappano verso facili realtà patinate.

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