Rendere giustizia alla complessità della verità


A Tristan ritorna la sete, ma non vede camerieri. Nota il bicchiere del cavernicolo limitrofo; è ancora pieno, e il collega ha la testa dall’altra parte. Tristan scambia i bicchieri, beve un altro sorso e riflette. Uno scrittore può combattere con una realtà ingarbugliata e disorientante, con il fatto che nulla è semplice, che non esiste risposta esatta, che la vita è sovrapposizione di strati e che ogni cosa contraddice il resto. Uno scrittore, se è bravo, deve rendere giustizia alla complessità della verità: riconciliare, per esempio, la simultaneità dei desideri di Tristan di dare un pugno in faccia a Pendergast ed essere Pendergast.

Adam Mansbach, La fine degli ebrei, titolo originale The End of the Jews, 2008, edito da Minimum Fax nel 2009, traduzione di Francesco Pacifico.

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3 thoughts on “Rendere giustizia alla complessità della verità

  1. Anna Laura Morello 28 settembre 2011 / 14:58

    Mi trovi del tutto d’accordo, la fiction è fiction ma non può esserlo, non può nemmeno esistere se in essa non convivono persone, personaggi, paesaggi che noi siamo o che abbiamo conosciuto: questo carico di esperienze, di stratificazioni, non è mai privo di contraddizioni non perchè lo scrittore è lacerato o nevrotico ma perchè la psiche umana è fatta in questo modo. Più si cerca di attecchire ad un “ideale”, più cercheremo di azzerare un’ambiguità, un guizzo indesiderato, più noi stessi ed i nostri personaggi risulteranno falsi, semplificati, ritagliati nel cartone. Perchè acquistino peso bisogna farsi carico anche di certi baratri dell’essere come quello del “male” o del malessere o del disagio, declinare i suoi perchè ma soprattutto i suoi come, e cioè come è fatto, e quindo come posso trasporlo su carta perchè prenda vita. Tornando alla contraddizione e alla stratificazione io penso (almeno per me) che siano il frutto della presa di coscienza dei molteplici aspetti del genere umano, del loro ingarbugliarsi, del loro complicarsi, e di sopportare ciò che si vede sorvolando a filo la paranoia: il giorno in cui ci arrendiamo a questo e ci facciamo carico anche di questa “follia” quando i conti non tornano, quando si è sprezzanti paladini del bene e potenziali assassini allo stesso tempo, pacifisti e volenterosi boia, uomini innamorati e potenziali violentatori. Insomma, quando i conti non tornano, e cioè mai, allora è compito degli scrittori (ma non solo) di liberare questo scandalo, che è sotto la luce dei giorni viene evitato come la peste dagli ego di oggi, sempre più ridicoli e finti, maschere del mercato, sepolti sotto mille travestimenti e identità prese in prestito o auto-fabbricate, che faranno finta di non vedere o che grideranno allo scandalo, e la loro accusa partirà da dove, molto ma molto in fondo loro stessi, loro stessi lo avranno stipato.

  2. luciano pagano 28 settembre 2011 / 15:04

    Cara Anna Laura,
    ti ringrazio per la “lettura” acutissima, con la quale confermi anche un’opinione che ho da tempo, e cioè che i lettori più ‘scafati’ si nascondono su twitter, o per lo meno quelli che ho avuto modo di conoscere meglio in quest’ultimo anno; per quanto riguarda la complessità e la stratificazione, questo brano, quando l’ho letto, descriveva il concetto con una concisione e un eleganza che mi hanno colpito.
    Per non parlare del fatto che chi pensa quelle parole è un quindicenne ebreo non osservante di New York che somiglia a un diciottenne e che va a seguire la prima lezione di un corso di scrittura in un bar, alle nove di sera, dopo avere cenato con i suoi genitori che cercano di scoraggiarlo a riguardo, anche il contesto ha un suo perché! Ti suggerisco di leggere il libro, ma forse lo hai già fatto prima di me!

    un saluto
    ciao
    Luciano

    • Anna Laura Morello 9 ottobre 2011 / 10:31

      Luciano!

      Non credevo che mi avessi risposto. Sono qui una domenica mattina, con i circadiani sballati e la malattia che si infiltra in ogni poro. Leggere un tuo commento positivo quando si sta così male è balsamo e conforto. Non so’ se lo leggerai mai comunque, è passato troppo tempo. (I tiri mancini del destino, mi sembra che ieri mi avessi detto che lasciabi questo sito quindi anche questo commento al commento sarà sepolto dai 150.000 post del trasloco).

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