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Nefertiti. L’amore di una regina eretica


Jasmina Tesanovic
NEFERTITI

L’amore di una regina eretica nell’antico Egitto (Stampa Alternativa 2009)

nefertiti

Nasce da un’ossessione questa rievocazione di un’antica regina egiziana. L’ossessione per un’eresia fallita, quella di Nefertiti, che vuole abbattere la tradizione usando la bellezza, il rispetto e l’arte. Ma un’altra eresia fallita è quella vissuta dall’autrice: yugoslava prima di essere serba, ha respirato l’esaltazione e poi la caduta di un movimento che non voleva allinearsi al blocco sovietico né farsi colonizzare dallOccidente. Così Nefertiti, condannata lei stessa come eretica, diventa il simbolo di un mondo ancestrale più che mai attuale, caratterizzato da lotte di potere, invidie, donne sottomesse all’oligarchia patriarcale ed emarginazione. Questo romanzo sfonda la barriera del tempo per restituirci una sovrana tanto lontana quanto moderna. Perché Nefertiti è qui (dall’introduzione di Bruce Sterling).

Si tratta di un romanzo storico “sui generis”, concepito e scritto con approccio e ottica moderni. La vita della protagonista, la regina egiziana Nefertiti, è infatti narrata in chiave femminista – esistenzialista.
Nefertiti, figura storica di grande fascino, è personaggio di cui in realtà si conosce ben poco. Circostanza, questa, che fatalmente ha rafforzato l’alone di mistero che lo circonda, e che ne fatto molto parlare, più però come figura mitica che come personaggio, e soprattutto donna, reale.
Nefertiti è in un certo senso una proto-femminista, poiché incarna il mito della bellezza femminile al potere, un mito che però subisce il destino di invisibilità che la storia ha quasi sempre riservato alle donne, sia famose che anonime: quello che l’autrice, Jasmina Tesanovic, definisce “l’immortale anonimato”. In tal senso, “Noi donne siamo tutte Nefertiti.”
Ma il romanzo è anche una storia d’amore, una riflessione sulla dannazione del potere, sul fascino e l’oscurità dell’antico Egitto.
L’autrice ha deciso di dare una voce credibile a questa donna di un’altra epoca, tentando di immaginare la sua vita dal vero, indagando anche nella sfera interiore della protagonista. In ciò consistono la modernità del personaggio di Nefertiti e la novità dell’opera di Jasmina Tesanovic.

L’antico Egitto non è poi così remoto.

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Jasmina Tesanovic, NEFERTITI, L’amore di una regina eretica nell’antico Egitto, traduzione di Jasmina Tesanovic e Luigi Milani, Stampa Alternativa
Collana Fiabesca, ISBN 978-88-6222-084-2

SURF ovvero “Sono un ragazzo fortunato” di Marco Montanaro

All’erta siamo Ronde.


rondanera

Comincio riprendendo la notizia dell’ANSA nella quale si parla della presentazione delle “Ronde nere”, non delle ‘cosiddette’ ronde nere, bensì delle “Ronde nere”:

Presentate Ronde nere a Milano
Pattuglieranno le strade affiancando le Ronde padane

(ANSA) – MILANO, 13 GIU - Sono state presentate oggi a Milano, durante un convegno del Movimento sociale italiano, le cosiddette ronde nere.Sono i volontari della Guardia nazionale:affiancheranno le ronde padane nelle strade non appena sara’ in vigore il disegno di legge sulla sicurezza.Dicono di essere 2.100,indosseranno una divisa con camicia grigia o kaki, basco con aquila imperiale romana, fascia nera al braccio con impressa la ruota solare simbolo del nascente Partito nazionalista italiano.

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Si chiameranno “Guardia nazionale”. Saranno finanziate dall’MSI. Andranno ad affiancarsi alle Ronde padane,  promosse dalla LEGA NORD. Ciò che mi colpisce di più è la creazione di una TAZ da parte delle forze politiche non (ancora) dichiaratamente eversive della destra. Quanto tempo ci vorrà perché queste forze non diventino radicate e eversive sul territorio? Quanto tempo ci vorrà perché ci scappi il primo morto? A Lecce da poco è finito un G8. Mi viene in mente la poesia che scrisse Alberto Arbasino prima del G8 del luglio 2001 a Genova, quella dove prevedeva il morto. Ebbene, chi sarà il primo ucciso per sbaglio dalle ronde padane o nere? Un marocchino? Un italiano che somigliava a un rumeno? Immagino squadre di romanzieri pronti a descrivere la scena. Troppo facile. Il negoziante che mezzo alticcio torna al suo negozio perché ha dimenticato qualcosa, forza un po’ troppo il lucchetto perché non vede bene, una ronda esce dall’angolo della strada, gli intima l’alt, lui risponde un vaffanculo, la ronda lo prende a randellate. Magari non accadrà, magari si. In che senso TAZ? Nel senso che questo Governo sta dando sempre più spazio e sempre più credito a fenomeni che si collocano in una zona grigia dove la legalità e l’illegalità combaciano. Che fine ha fatto l’ultra che non può più andare in motocicletta a minacciare e accoltellare? C’è l’imbarazzo della scelta, a patto che i suoi gusti d’abbigliamento vadano dal verde al nero. Certe volte mi sembra di vivere in un paese sull’orlo della rivoluzione. Manco Macondo. Tutti incazzati, tutti in crisi, tutti pronti a indossare una divisa e a far vedere come si fa un po’ d’ordine e pulizia, com’è che si tengono le strade pulite. Ogni ronda che esce in strada, per quanto mi riguarda, è una sconfitta dichiarata al nostro sistema di sicurezza, poliziotti, carabinieri, stato etc. etc. Negli anni Settanta il terrore era rappresentato dall’Antistato. Oggi il terrore è incubato dal Governo e legittimato dallo Stato. Spero che il SUD resista alle ronde. Spero che in città come la nostra, dove oltre alle forze armate vigilano le pattuglie delle vigilanze private, si resista alla tentazione di mettere una divista (incostituzionale) addosso a giovanotti e vecchietti ex-scartati alla visita di leva ma con tanta voglia di fare la propria parte nella salvaguardia dell’ordine pubblico. Che vita di merda. Che pagina triste. Ecco perché sulla foto del post ho linkato il meinkampf di hitler preso da wikipedia.

E’ permesso?


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Il titolo del giornale di quel giorno era emblematico. Con un bisticcio di parole reso ad arte gli autori avevano scritto che il presidente li aveva mandati tutti a quel “Pais”, a dimostrazione che il risultato elettorale, anche per i più stupidi, stava lì. Un organo di informazione veniva utilizzato come un bollettino privato. Gli venne in mente la scena di lui che dettava i titoli, di notte, ai direttori. “Fagli vedere chi sono”, “Dai, a quelli non possiamo farla mica passare così”, “Ora vedranno questi spagnoli del c***o”. Nessuno poteva contrastarlo. Lui pensò che qualche cosa non andava. Come era possibile che un giornale titolasse a quel modo? Quello stesso giorno gli capitò di leggere un articolo scritto da uno dei suoi scrittori preferiti, Saramago. Pensò di ricopiarlo così com’era, a mano, perché ogni parola, anche quelle meno comprensibili – non conosceva il portoghese come avrebbe voluto – gli restassero impresse. Si parlava di “una cosa” non meglio definita.

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La cosa Berlusconi
di José Saramago

No veo qué otro nombre le podría dar. Una cosa peligrosamente parecida a un ser humano, una cosa que da fiestas, organiza orgías y manda en un país llamado Italia. Esta cosa, esta enfermedad, este virus amenaza con ser la causa de la muerte moral del país de Verdi si un vómito profundo no consigue arrancarlo de la conciencia de los italianos antes de que el veneno acabe corroyéndole las venas y destrozando el corazón de una de las más ricas culturas europeas. Los valores básicos de la convivencia humana son pisoteados todos los días por las patas viscosas de la cosa Berlusconi que, entre sus múltiples talentos, tiene una habilidad funambulesca para abusar de las palabras, pervirtiéndoles la intención y el sentido, como en el caso del Polo de la Libertad, que así se llama el partido con que asaltó el poder. Le llamé delincuente a esta cosa y no me arrepiento. Por razones de naturaleza semántica y social que otros podrán explicar mejor que yo, el término delincuente tiene en Italia una carga negativa mucho más fuerte que en cualquier otro idioma hablado en Europa. Para traducir de forma clara y contundente lo que pienso de la cosa Berlusconi utilizo el término en la acepción que la lengua de Dante le viene dando habitualmente, aunque sea más que dudoso que Dante lo haya usado alguna vez. Delincuencia, en mi portugués, significa, de acuerdo con los diccionarios y la práctica corriente de la comunicación, “acto de cometer delitos, desobedecer leyes o padrones morales”. La definición asienta en la cosa Berlusconi sin una arruga, sin una tirantez, hasta el punto de parecerse más a una segunda piel que la ropa que se pone encima. Desde hace años la cosa Berlusconi viene cometiendo delitos de variable aunque siempre demostrada gravedad. Para colmo, no es que desobedezca leyes sino, peor todavía, las manda fabricar para salvaguarda de sus intereses públicos y privados, de político, empresario y acompañante de menores, y en cuanto a los patrones morales, ni merece la pena hablar, no hay quien no sepa en Italia y en el mundo que la cosa Berlusconi hace mucho tiempo que cayó en la más completa abyección. Este es el primer ministro italiano, esta es la cosa que el pueblo italiano dos veces ha elegido para que le sirva de modelo, este es el camino de la ruina al que, por arrastramiento, están siendo llevados los valores de libertad y dignidad que impregnaron la música de Verdi y la acción política de Garibaldi, esos que hicieron de la Italia del siglo XIX, durante la lucha por la unificación, una guía espiritual de Europa y de los europeos. Es esto lo que la cosa Berlusconi quiere lanzar al cubo de la basura de la Historia. ¿Lo acabarán permitiendo los italianos?

Più vicino ai giovani

Zina. Afreeque. In concerto il 5 giugno a Lecce.


05 giugno 2009
via Umberto I – chiesa Santa Croce ore 22,30
Cesare Dell’Anna – ZinA – “Afreeque”

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ZinA gruppo musicale guidato da Cesare Dell’Anna, dopo il grande successo ottenuto con il primo lavoro discografico omonimo, presenta la pubblicazione di “Afreeque”, con la partecipazione di numerosi musicisti africani provenienti dal Senegal, Tunisia , Marocco e Palestina.

Zina è un viaggio che ci guida dagli spazi infiniti del deserto fino alle pianure del Salento, dalle atmosfere metropolitane, alle magie musicali che abbracciano le terre che si affacciano sul Mediterraneo creando nuove commistioni e sonorità… Progetto aperto di Cesare Dell’Anna, che nasce dall’incontro di alcuni musicisti africani e pugliesi: una fusione che evoca i ritmi della tradizione magrebina, senegalese e le melodie della musica jazz, i suoni del rap, del reggae, del dub.

Zina è una formula musicale che gioca sull’interrelazione dei musicisti coinvolti nel progetto con la loro capacità di adattarsi al territorio pur non dimenticando la propria cultura. Così anche i testi parlano di temi sociali particolarmente legati alla terra africana e a quella che li accoglie.

Sono canti griŏt del cantante senegalese Amadou Faye e quelli free style di Idrissa Sarr; sono le melodie vocali del tunisino Marzuk Mejri. Le interpretazioni si mescolano con quelle del vocalist Jam-P e sono dirette dal trombettista Cesare Dell’Anna, accompagnati da Stefano Valenzano al basso, Egidio Rondinone alla batteria e Mauro Tre alle tastiere.

Zina gioca con l’assimilazione di stili di vita che si mescolano con la tradizione, per creare una moderna chiave di lettura della musica, ed una particolare “metissage” musicale…

Cesare Dell’Anna – tromba
Marzuk Mejri – voce, fiati e percussioni
Amadou Faye – voce
JamP – voce
Idrissa Sarr – voce
Assan Diop – voce
Afrobamba – voce
Davide Arena – sax tenore
Mauro Tre – synt e sequencer
Mario Rugge – chitarra
Stefano Valenzano – basso
Sergio Quagliarella – batteria

Zina – Discografia

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ZinA – “ZinA” – 11/8 Records  –  n. cat. 11/8 – 02/2005

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ZinA – “Afreeque” – 11/8 Records   –  n. cat. 11/8 – 09/2009

Potere della fiction


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Alla Coop vendono il misuratore di pressione elettronico da braccio del Doctor House. “Misurati la pressione, è per il tuo bene”. Potere della fiction. Quando ero bambino al massimo negli ambulatori c’era il manifesto di Pinocchio con i piedi di legno bruciacchiati che suggeriva ai tabagisti di smettere di fumare.