A mangiarmi vivo, Antonio Palumbo, Poesia, 49


“A mangiarmi vivo”, Antonio Palumbo
(Musicaos Editore, Collana Poesia, 49)

“una lumaca amara brucava
nel cuore della scarola
– era scritto sulla foglia –
nel suo lento sparire consumava l’aria
lasciando bava al posto della storia

A mangiarmi vivo” di Antonio Palumbo esprime in versi l’armonia che nasce dal nutrimento, la possibilità che l’esperienza del cibo, dalla preparazione alla sua assunzione, possa salvare l’uomo da un mondo autofago, con gesti di sopravvivenza dosati in foto/grammi di versi. Lo spirito si cela nei luoghi del corpo (“gabbia di sangue e d’oro”) per nutrirsi senza essere sbranato, ma l’anima, incolpevole e celata – come ci ricorda Nietzsche – “è” un corpo, esalare un respiro è l’attimo di uno sfrigolio, per accorgersi di essere transeunti, fatti di fiato, unguento, polpa, volo.

È un corpo sensuale all’opera che sente l’alimento esprimersi nel processo di offerta, dalle mani allo sguardo di chi prepara, senza che i sensi e il gusto diventino succubi di un’ethos abitudinario. La vita e la morte si confrontano su un territorio vasto, “dalle braci alla branda”, il letto e il piano di cottura, in quel mare d’oro brillante che profuma racchiuso tra pareti d’acciaio. È un percorso illuminato dalla consapevolezza di un verso biologico, qui l’uccisione è un sacrificio, un gesto solenne, “poi ti seguirò, ne sono certo / non subito però”, la dolcezza di cui si parla è esteriore, non superficiale, “più dolce della sera / in cui cominciammo ad amare”. 

Nel dialogo con la creatura non c’è gerarchia, la carne e il corpo, gli odori e gli umori, parlano prima delle parole, vibrano nelle ossa prima che in pensieri (“La fame non ha parole”). C’è simbiosi tra uomo e animale, bellezza tra i viventi e i loro organi, portatori di un soffio vitale incessante, ineffabile. Ciò che finisce, qui, rinasce, transita, così come ciò che viene preparato, tagliato, nei percorsi di fuochi, bacinelle e acciaio, assume nuova forma, un verso come un sapore nasce dall’idea, provenendo da ingredienti che nulla facevano intendere. È il ritorno eterno, nutrimento sacralizzato, intimo, di un corpo che canta la vita. 

[Luciano Pagano]

Antonio Palumbo, nato nel 1980, si laurea in Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università del Salento. Lavora per molti anni nell’ambito del teatro e delle arti performative. Nel 2015 realizza il suo primo lavoro come regista e attore, «WAITING FOR JOB, resistere è amare ancora», riscrittura originale ispirata alla figura di Giobbe. Dal 2017 è il cuoco di Trattoria Vardaceli a Castiglione d’Otranto (Le). Nel 2020 pubblica per Musicaos Editore la raccolta poetica La lunga partenza.

“A mangiarmi vivo”, Antonio Palumbo
(Musicaos Editore, Collana Poesia, 49)
formato 12.7×20.3 cm, 56 pagine, isbn 9791281823280, prezzo euro 13,00

(in uscita il 24 ottobre 2025)

Musicaos Editore