“La manutenzione della solitudine”, Giuseppe Semeraro


“La manutenzione della solitudine”, Giuseppe Semeraro
(Musicaos Editore, collana Poesia, 16)


Versi che ritornano come un mantra, si fanno preghiera, rabbioso monito, denuncia. Versi da maneggiare con cura, custodire, donare, come si fa con le cose rare, fragili e indistruttibili. Una sinfonia di parole che sonda l’esistenza, dalla levità di un battito d’ali di farfalla alla concretezza di un indirizzo in tasca di uno straniero senza nome né vita. Parole che assumono un peso specifico, un equilibrio stabile eppur mutevole come le stagioni, l’animo umano e le suggestioni che affiorano ad ogni lettura. Nella società dell’iperconnessione, della comunicazione coatta, fare manutenzione della solitudine è un atto di coraggio, un imperativo etico. E con il mare in faccia, la solitudine si fa esperienza, vuoto fertile, aprendo le porte al peso vero delle cose. Giuseppe Semeraro restituisce l’essenziale, incrocia parti profonde ed inesplorate del lettore costringendole a venire fuori, gli dà forma, le nutre. Tre preziose frecce al suo arco: l’arte dell’introspezione, l’abilità di ascoltare i mondi del dentro e del fuori e il dono del concreto. La solitudine incontra l’umanità, la moltitudine, ritorna al mondo bagnandosi della sua bellezza, incontra altri occhi e trabocca d’infinito.

§§§

[…] Sei tu ancora degno della tua specie
trascina i tuoi muscoli verso i sospiri
tieni stretta la spina
dimentica ciò che vuole la ferita
apri la strada allo sguardo
fai correre via il veleno della vendetta
non è dialettica sempre la vita
occorre la resa, lasciar passare il vento
far maturare la dimenticanza
comincialo tu ora il disarmo del mondo.

§

Anche le radici sottoterra
continuano il loro viaggio
s’allungano e spingono,
crescono verso l’oscuro
abbracciano la terra
tengono in bilico montagne
costoni di precipizi
sfondano muri e case
sfidano le cattedrali.
Sanno che ad ogni affondo
più alto crescerà il ramo,
sanno che sulla foglia
la vita compie il suo giro
e che nella materia circola luce
che nello scambio tra cielo e abisso
si dà forma al creato.
Sanno che dalla radice più profonda
qualcosa spinge sempre verso il cielo.

§

Guarda cosa fa un respiro,
trasforma la luce in carne
sfonda il cuore d’affanno
trasporta sangue fino al mignolo
toglie paura, allarga le vene
porta la quiete
s’infila nel mondo
ci unisce al cielo
tiene la terra in bilico
sulla punta di uno spillo.
Guarda cosa fa un respiro
in un battito, ci riempie di vita.

§§§

Giuseppe Semeraro: attore, regista e poeta lavora in ambito teatrale da più di vent’anni. Ha lavorato come attore con Il teatro della Valdoca, in diversi spettacoli con la regia di Danio Manfredini e preso parte allo spettacolo Frame con la regia di Alessandro Serra. Nel 2007 è tra i fondatori della compagnia Principio Attivo teatro dirigendo come regista Storia di un uomo e della sua ombra (finalista scenario e premio Eolo 2009), La bicicletta Rossa (premio Eolo 2013 ) e Opera Nazionale Combattenti (finalista in-box 2016). Nel 2015 realizza lo spettacolo Digiunando davanti al mare ispirato alla figura di Danilo Dolci. È autore di diversi libri di poesie tra cui, Cantica del Lupo, Due parole in croce, A cosa serve la poesia da cui è tratto lo spettacolo con Gianluigi Gherzi.

postfazione di Francesca Prete
foto dell’autore di Francesca Randazzo
illustrazione di copertina e illustrazioni all’interno del volume Gianluca Costantini

“La manutenzione della solitudine”, Giuseppe Semeraro
(Musicaos Editore, collana Poesia, 16)
pagine 126, formato 12,7×20,3 cm, prezzo €13,