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Musicaos rivista di letteratura dal 2004, dal 2014 Musicaos Editore. Leggere migliora. Salento, Puglia, Italia.

Roma, 10 marzo 2012, in Camera verde: inaugurazione della mostra di FULVIO LEONCINI


a Roma, sabato 10 marzo 2012
dalle ore 18:00 alle ore 21:00

in Camera verde
(via G.Miani 20)

presentazione del libro e inaugurazione della mostra di pittura

In Nomine Domini
di
Fulvio Leoncini

con testi di Antonio Bobò
e Marco Giovenale

(Collana Fedra)

*

Centro Culturale
La Camera Verde

direttore
Giovanni Andrea Semerano

via Giovanni Miani n. 20/20a/20b
00154 Roma
340.5263877

www.lacameraverde.com

Sabato 17 Marzo 2012 – “Storie d’amore inventato” – Al Km97 Casa Cantoniera Prov. Lecce-Novoli


STORIE D’AMORE INVENTATO
messinscena d’affanni in cinque quadri e un casello
* dall’omonima raccolta di racconti di Loredana De Vitis *
acqua e rose, gerani e cose (1/5)

con Massimiliano Manieri
musica Cristina Cagnazzo, Eva Muia
introduce e conclude Elena Riccardo

Messinscena d’affanni in cinque quadri e un casello è una rassegna ispirata alla raccolta di racconti ‘storie d’amore inventato’ di Loredana De Vitis,vincitrice di Subway-Letteratura 2011. Danza, musica, teatro e arti figurative interagiscono in cinque serate – una per racconto – ospitate in un casello ferroviario ristrutturato e divenuto uno strano contenitore: il Km97 (via della Ferrandina 5, sulla provinciale Lecce-Novoli), la ‘casa’ di SUM, storica associazione che da anni si occupa di trovare spazi fisici e virtuali per le creatività.
Pubblicata in forma di autoproduzione nel settembre 2010, ‘storie d’amore inventato’ è una raccolta di racconti che Loredana De Vitis presenta nel Salento, in Puglia e in Italia ininterrottamente da quel dì. A circa due anni di distanza, dopo aver macinato centinaia di chilometri presentazione dopo presentazione, la raccolta si apre alle libere interpretazioni di artisti che mettono in scena i cinque affanni d’amore raccontati dall’autrice.

Loredana si mette quindi totalmente in gioco affidandosi alla sensibilità artistica di:

Massimiliano Manieri, scrittore e performer;
– Assunta Fanuli, che “ricerca e sperimenta il Sé attraverso la danza storica, il teatro e i costumi”;
– Alessandra Pallara, coreografa e danzatrice;
– Giovanni Carrozzini, studioso di filosofia;
– Lea Barletti, attrice.

Cinque racconti per cinque serate, ospitate tra marzo e settembre 2012 nel casello ferroviario ristrutturato dall’associazione Sum, Km97. Ogni serata sarà documentata dalle immagini di Annalinda Piroscia e i testi di Ubaldo Villani-Lubelli.

LA PRIMA SERATA – LA STORIA
Si inizia sabato 17 marzo con “acqua e rose. gerani e cose”, il racconto di due vite in parallelo: un uomo e una donna, Andrea e Rossella, s’incrociano mille volte ma non si vedono mai. Finché… un giorno… si vedono! Il racconto è stato sviluppato da Loredana in ‘rossella e andrea. e Rossella e Andrea’, che ha vinto il concorso nazionale Subway-Letteratura 2011 ed è stato distribuito gratuitamente in centinaia di migliaia di copie nelle metropolitane e nelle stazioni bus delle principali città italiane.
La serata sarà presentata da Elena Riccardo, addetta stampa per l’associazione culturale Calliope Comunicare Cultura, che da anni dedica la sua passione per la comunicazione al teatro, la musica e l’arte. Ha seguito progetti ambiziosi nel loro tentativo di scardinare vecchi modi di pensare e fare l’arte, il teatro e la cultura, come il Barbonaggio teatrale europeo dell’attore Ippolito Chiarello e i Dialoghi intorno al management culturale della Fondazione Fitzcarraldo.

LA PRIMA SERATA – GLI ARTISTI

Massimiliano Manieri
Massimiliano Manieri è scrittore e performer. “Nomade dicitore” dai primi anni 90, quando comincia a collaborare con progetti di letture itineranti come il Poet-Bar. Mentre i suoi scritti vengono raccolti in collane di racconti e testi poetici, la curiosità lo spinge verso altre forme d’approccio alle metafore poetiche: nascono così le prime performance dove il gesto, il movimento o la totale immobilità traducono l’idea dell’artista. Di collaborazione in collaborazione – con associazioni culturali, laboratori teatrali e gallerie d’arte – Massimiliano ha la possibilità di spaziare progressivamente verso un’idea più radicale di performance poetico-visiva: nascono i primi video, dove l’artista blocca frammenti di pathos, e le performance poetiche si fanno ancora più eteree. Da “scena” si passa a “luogo poetico”, fino a un’ipotesi definita da Manieri “Esperienza”. Il visitatore ora è parte integrante, inalienabile della performance.

Cristina Cagnazzo
Cristina Cagnazzo impugna per la prima volta una chitarra a dodici anni, e non la molla più. Dal 1999, come cantante e musicista, in diverse formazioni spazia dal punk al metal, dal grunge all’hard rock. Nel 2007 fonda la band Shotgun Babies, che ha all’attivo un centinaio di concerti, un demo cd, due videoclip, concorsi vinti, un album autoprodotto, un singolo in uscita e tre compilation, di cui una statunitense. Il gruppo, che ha già in varie occasioni accompagnato Loredana De Vitis nelle presentazioni dei suoi racconti, è presente nella sezione relativa alla musica contemporanea del libro “Le ragazze del rock”, della giornalista de “Il Manifesto” Jessica Dainese.

Eva Muia
La danza classica non le piaceva, e a quattordici anni abbandona le scarpette per farsi comprare una chitarra classica. Dopo un anno di lezioni s’immerge completamente nella musica attraversando tutti i generi, a partire dal metal. Per curiosità comincia a esplorare il ruolo delle donne nel mondo del rock e così scopre Janis Joplin e Patti Smith. Ma la rivoluzione inizia con le band completamente al femminile: Hole, Babes in Toyland, L7. Per influenze vicine al grunge, suona “per sé, per catarsi, per orgoglio femminile”.

LA PRIMA SERATA – LA SCENOGRAFIA
Come una “scenografia”, artwork polimaterici della pittrice Monica Lisi. In contemporanea, il casello ospiterà tavole illustrate ispirate ai racconti. Gli autori sono Federico Bollino, fumettista e illustratore salentino, e Margherita Morotti, autrice tra l’altro della copertina di “rossella e andrea. e Rossella e Andrea” (Subway edizioni, Milano 2011).

sabato 17 marzo 2012 – Casa Cantoniera Km97
via della Ferrandina 5, provinciale Lecce-Novoli (Le)
inizio ore 21.47, ingresso libero riservato ai soci
info 329 6115941 (Andrea)

programma completo e aggiornamenti su
http://www.loredanadevitis.com/it/messinscenadaffanniincinquequadrieuncasello/

Coopsette/Castelnovo Sotto (RE) – 8 marzo 2012 – Coopsette: incontro pubblico sul “caso” di Vittoria Coppola , con Massimiliano Panarari.


Secondo la redazione della rubrica, o per meglio dire, “officina letteraria del TG1: Billy, il vizio di leggere”, il libro dell’anno è “Gli occhi di mia figlia” di Vittoria Coppola. Rivaleggiando con altri undici titoli usciti nel 2011, scritti da autori del calibro di Dacia Maraini, Giampaolo Pansa, Pietrangelo Buttafuoco, Federica Manzon, Mariapia Veladiano ed altri ancora, il volume, pubblicato dal piccolo editore salentino Lupo, è rapidamente diventato un piccolo caso editoriale nazionale.Totalizzando 160 mila voti on-line, su un totale di 581 mila, oggi il libro è una bellissima realtà che, con ogni probabilità, senza la forza del web, non sarebbe stata possibile. Sulla scorta della positiva esperienza che lo scorso anno, ha visto come protagonista, un’altra giovane autrice, Sivia Avallone con il romanzo “Acciaio”, Coopsette, in occasione dell’ormai prossimo 8 marzo, si appresta ad ospitare l’autrice Vittoria Coppola. Come ha commentato il suo editore, Cosimo Lupo su Facebook: “… non siamo noi a vincere ma è la lettura, la scrittura e quell’odore che solo i libri hanno…”.

In occasione dell’incontro pubblico, appositamente organizzato da Coopsette, l’autrice sarà intervistata da Massimiliano Panarari. All’autorevole giornalista, nonché politologo e saggista, è stato affidato il compito di analizzare la fenomenologia del “caso” generato dal romanzo e dalla sua giovane autrice. L’appuntamento è quindi fissato per giovedì 8 marzo 2012 alle ore 16:30 presso la Sala Conferenze Coopsette in via S.Biagio 75 a Castelnovo Sotto (RE).

Il romanzo: quale ruolo gioca il destino nello svolgersi della nostra esistenza? E quanto di “nostro” c’è invece nell’imboccare strade sbagliate che porteranno inevitabilmente all’infelicità? In questa storia di “non detti”, in cui egoismi e fragilità vanno a comporre un perfetto, perverso incastro, è rappresentato il misterioso e contraddittorio universo dei sentimenti umani: non basta essere genitori per saper comprendere i propri figli ed amarli come meritano; non basta essere giovani e di cuore aperto per essere pronti ad affrontare la vita, né essere innamorati per non farsi complici della propria ed altrui sofferenza. Dana, pur nei privilegi di ragazza circondata da benessere e raffinatezza, è soffocata dalla coltre iperprotettiva di una madre che ha deciso il suo futuro, ma la sua passione per André, fascinoso pittore di donne senza sguardo, si rivela una fuga più grande della sua acerba giovinezza, incapace di reggere all’infrangersi di un sogno.

Armando, l’uomo che le offre un amore devoto e remissivo, nasconde un segreto destinato ad esplodere in modo bruciante. Eppure esistono legami che sopravvivono al tempo e sono pronti a riservare luminose sorprese, nei giochi del caso e nel risveglio di coscienze troppo a lungo sopite. Una storia di solitudini e di scelte, nella quale regge sovrana la solidità dell’amicizia, l’unica che non tradisce.

Massimiliano Panarari è nato a Reggio Emilia il 14/12/1971. Collaboratore del Gruppo L’Espresso, svolge attività libero-professionale di consulente di comunicazione pubblica e politica. Collaboratore presso la cattedra di Teorie e tecnica della comunicazione pubblica dell’università Iulm di Milano e docente Maspi. Consulente per la saggistica di Fazi editore; è stato responsabile della comunicazione e delle relazioni esterne di Ervet – Emilia-Romagna Valorizzazione Economica Territorio SpA (l’Agenzia di sviluppo territoriale emiliano-romagnola).

Massimiliano Panarari ha pubblicato, nel 2010, “L’egemonia sottoculturale. L’Italia da Gramsci al gossip” (Einaudi): “Perché oggi, finita e strafinita l’egemonia culturale della sinistra, trionfa un’egemonia sottoculturale prodotta dall’adattamento ai gusti nostrani del pensiero unico neoliberale, in quel frullato di cronaca nera e cronaca rosa, condito da vip assortiti, che sono diventati i nostri mezzi di comunicazione, ormai definitivamente dei «mezzi di distrazione di massa».

E il paradosso è che molte delle tecniche di comunicazione che oggi innervano la società dello spettacolo sono nate dalla contestazione del Sessantotto, dai movimenti degli anni Settanta e dalle riflessioni sul post-moderno degli anni Ottanta.

E così, in un cortocircuito di tremenda forza mediatica, il situazionista Antonio Ricci produce televisione commerciale di enorme popolarità, Signorini dirige con mano sicura il suo postmodernissimo impero «nazionalgossiparo», i reality più vari sdoganano il Panopticon di Bentham e Foucault per le masse.

Una riflessione originale sulla costruzione del nostro immaginario contemporaneo, che getta luce sul lato nascosto (e serissimo) della frivola cultura pop in cui siamo tutti immersi.”

“Appello ai poeti di Puglia”


APPELLO AI POETI DI PUGLIA

Si selezionano poeti pugliesi, per la realizzazione di un’antologia cartacea. Inviare (in formato word) cinque poesie in lingua italiana (e/o in dialetto pugliese, con acclusa traduzione accurata), a tema libero, senza limiti di lunghezza, edite o inedite, con cenni biografici (di massimo quindici righe). Per uso archivio inviare, entro il 30 aprile 2012, i propri dati completi ed i recapiti telefonici.

Per ogni richiesta di informazioni e/o invio materiali scrivere SOLO a: poesianova@libero.it

Lecce, 6 marzo 2012

Roma, 7 marzo 2012 – “Quaderni di Scena: Lidia Riviello – Daniele Timpano”


www.teatrodiroma.net/quaderni
http://www.facebook.com/quaderniteatrodiroma

Quaderni di Scena – Programma di febbraio e marzo 2012
Roma – Teatro Argentina – Sala Squarzina, ore 16:45

Mercoledì 7 marzo
Lidia Riviello – Daniele Timpano

Mercoledì 14 marzo
Lucia Calamaro – Elisa Davoglio

Mercoledì 21 marzo
Teatro Sotterraneo – Azzurra D’Agostino

Mercoledì 28 marzo
Babilonia Teatri – Marco Giovenale

*

Tutti gli incontri si tengono nella Sala Squarzina
Teatro Argentina – Largo di Torre Argentina, 52 – Roma

[gli incontri fin qui svolti: 

Marco Andreoli – Alessandra Cava
Michele Santeramo – Giulio Marzaioli
Luigi Severi – Marzia Ercolani]

«Con i Quaderni di Scena abbiamo voluto aprire il Teatro di Roma a una pratica che già da diversi anni caratterizza alcuni palcoscenici europei: quella dell’ascolto e dell’incontro con la nuova drammaturgia e, nel nostro caso, anche con altre zone di confine tra le arti della scena e la parola, come la poesia.

Questo momento, che vedrà alternarsi sul palco della sala Squarzina del Teatro Argentina alcuni autori già noti e altri completamente nuovi, mira a instaurare una pratica che fino a questo momento ha trovato nella comunità teatrale spazi troppo esigui e volontà troppo occasionali: l’abitudine all’ascolto e al dialogo – con il pubblico e gli addetti ai lavori e, soprattutto, tra gli artisti.

Consideriamo parte fondante del nostro lavoro critico favorire questo incontro con il testo, con i testi, nel momento in cui il "posto del poeta a teatro" non è più quello che Jacques Copeau profetizzava già nel 1911, cioè in fondo a sinistra accanto all’uscita, ma si scopre sempre più interno e implicato con il processo di produzione artistica dell’evento teatrale contemporaneo.
Ma, proprio per questo, pensiamo che la presenza e l’attiva partecipazione dei registi, degli attori, dei performer – insomma, di chi il nuovo teatro lo sta costruendo – al confronto che scaturirà dalle letture sia indispensabile per la buona riuscita dell’iniziativa.

Solo con il vostro aiuto, infatti, possiamo trasformare dei semplici reading in un’occasione unica di conoscenza e di costruzione del futuro della scena italiana.
Vi ringraziamo fin d’ora.

Attilio Scarpellini

* * *

http://www.teatrodiroma.net/adon.pl?act=doc&doc=1710

https://www.facebook.com/pages/Quaderni-del-Teatro-di-Roma/333427293345151

https://www.facebook.com/quaderniteatrodiroma

Un’autrice salentina entra nella classifica dei libri di narrativa italiana più venduti


“Un’autrice salentina entra nella classifica
dei libri più venduti d’Italia”

“Gli occhi di mia figlia” (Lupo Editore/edizioni a nordest) di Vittoria Coppola, entra nella classifica dei libri più venduti di narrativa italiana in Italia (Servizio Classifiche di Arianna), tra il 20 e il 26 febbraio 2012. “Gli occhi di mia figlia”, il romanzo di Vittoria Coppola, eletto libro dell’anno dal sondaggio del TG1/Billy il vizio di leggere, continua a riscuotere il successo dei lettori e si piazza al ventesimo posto nella classifica dei libri più venduti in Italia.

Un risultato che premia la giovane autrice, Vittoria Coppola, dando un’idea dell’affetto e dell’interesse che il suo romanzo ha suscitato nel cuore dei lettori. Una bella sorpresa che arriva proprio dopo la sua partecipazione come ospite d’onore nel salotto di Sottovoce, storico programma condotto da Gigi Marzullo su Rai1.
“Gli occhi di mia figlia”, dopo avere rapidamente esaurito la prima tiratura pubblicata da Lupo Editore, ha anche esaurito la prima ristampa, distribuita in tutta Italia, della coedizione con “Edizioni a Nordest”. Un risultato che premia la media e piccola editoria salentina che da diversi anni ‘intercetta’ diverse autori e realtà che non hanno nulla da invidiare a quanto troviamo negli scaffali delle librerie nel nostro paese.

Domenica 4 Marzo alle ore 20.30 Vittoria Coppola sarà ospite del programma “Senti chi parla”, condotto da Paola Moscardino su Tg Norba 24, la puntata andrà in onda integralmente e in contemporanea anche sul canale 510 della piattaforma Sky e in streaming, raggiungibile a questo indiizzo (http://www.xdevel.com/tv/tgnorba24/).

Info:
www.edizionianordest.com
www.lupoeditore.it

La classifica nazionale delle vendite stilata da Arianna (dal 20 al 26 febbraio 2012)

Link della diretta di Domenica 4 Marzo alle ore 20.30 di “Senti chi parla”, programma a cura di
Paola Moscardino, ospite Vittoria Coppola

Roma, 3 marzo: THE SHOOTIST. In Camera verde


A Roma, sabato 3 marzo 2012
in Camera verde (via G.Miani 20)

Dalle ore 18.00 alle ore 21.00

Presentazione del libro

THE SHOOTIST
Il pistolero

di
Giovanni Andrea Semerano
e
Matias Guerra

Con un testo di
Toni D’Angela

http://slowforward.wordpress.com/2012/02/29/sabato-3-in-camera-verde-the-shootist/

Centro Culturale
LA CAMERA VERDE
Via Giovanni Miani n. 20, 20°, 20b. 00154 Roma
3405263877
info@lacameraverde.com www.lacameraverde.com

“Italia in bianco e nero”, di Josè Pascal. Poesia inedita


ITALIA IN BIANCO E NERO

Sbarcan sull’isola gli uomini neri,
cercan la pace e la libertà,
triste è la sorte per gli stranieri,
trovan uno stato che ospitarli non sa.

La storia ci insegna che abbiam poca memoria
e l’unità una chimera sarà,
per una nazione che non ricorda la gloria,
triste è la sorte che la attenderà.

Danzan burattini dentro l’arena
e lo spettacolo pietoso si presenterà,
pensa la gente che assiste alla scena,
triste è la sorte che male ci fa.

Strana è la sorte di questa nazione,
che gioie e dolori da sempre ci da,
di mille colori è il suo balcone
ogni speranza mai tramonterà.

Raccontan le storie gli anziani ai bambini,
tramandan memorie che tesoro saran,
lavoran artigiani con i contadini,
ricchezza più grande mai si vedrà.

Pulsano i cuori delle formiche,
una voce si spande fra agri e città,
sbucan dai fori e dalle stradine,
un urlo accorato reclama Unità.

Poesia estratta dalla mia scatola di latta

§

Poesia, filastrocca, breve canzone civile, difficile trovare una descrizione per questi versi di Josè Pascal, poeta e attivissimo autore del blog parolesemplici.wordpress.com, del quale sono affezionato lettore. È per questo che ho chiesto un parere direttamente all’autore di questi versi, dato che per lavoro e per passione ho programmaticamente scelto di occuparmi di scrittura poetica soltanto quando ne ritenessi valido il senso, quindi non scrivendo versi resto affascinato dall’origine di ogni dettato poetico.

L’autore mi ha risposto così “La poesia è un tributo ai 150 anni d’unità d’Italia.Il testo è nato da un mio stato di malessere e indignazione verso la classe politica nazionale che dissipa la ricchezza materiale e immateriale del nostro Bel Paese. La parte finale del testo è una esortazione alle forze sociali del nostro Paese ad una mobilitazione popolare.” Potrò sembrare ovvio, ma essere spinti da una motivazione simile, senza volontà di puntare il dito oppure dare lezioni di civiltà a alcuno, è segno che qualcosa si muove, sotterraneamente, in ognuno di noi, per far in modo che la barbarie non prenda il sopravvento.
Approfitto per rinnovare l’invito a contribuire a Musicaos.it, con racconti, recensioni, spunti, letture, le istruzioni sono nella pagina dei contatti; il lavoro che proseguo sul blog, da diversi anni, è quello di mettere a confronto le diverse voci della scrittura, senza preclusioni, scrutando quel che accade e lasciando che suggestioni di differenti scritture si incontrino; un po’ come è accaduto con quell’amico al quale qualche sera fa ho chiesto “Ma se io non sono io, io è un altro?”.

Roma, Sabato 25 febbraio, in Camera verde: “Detour”, di Elisa Davoglio


A Roma, in Camera verde (via G.Miani 20)
Sabato 25 febbraio 2012, alle ore 19:30

presentazione del libro

Detour
di

Elisa Davoglio

(Collana Visioni dal Cinematografo)

http://slowforward.wordpress.com/2012/02/23/detour-di-elisa-davoglio-sabato-25-in-camera-verde/

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direttore

Giovanni Andrea Semerano
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Roma, venerdì 24 febbraio all’Apollo 11: “Gli osceni fauni” (Edoardo Sanguineti) – Incontri multimediali per un progetto di poesia permanente. Primo incontro


all’Apollo 11 – venerdì 24 febbraio – ore 20.00
Piccolo Apollo – Centro Aggregativo Apollo 11
c/o ITIS Galilei – via Conte Verde, 51 – Roma

Ingresso riservato ai soci
(tessera mensile 7,00 € / 5,00 € per studenti e over 65 – sottoscrizione libera per ogni evento)

Gli Osceni Fauni
(Edoardo Sanguineti)

Incontri multimediali per un progetto di poesia permanente a cura di
Maria Grazia Calandrone, Fabio Lauteri, Canio Loguercio, Lidia Riviello

venerdì 24 febbraio, primo incontro:

con

Daniela ATTANASIO
Marco GIOVENALE, testi; Michele ZAFFARANO, immagini
Vincenzo OSTUNI
Gilda POLICASTRO

i loro oggetti /ospiti a sorpresa e il poeta di fianco…

Rosa FILARDI presenta InVerse (J. Cabot University)

DEDICA: una poesia di: Giuliano MESA

Suoni al piano: Angelo PELINI

Ricordiamo che alle 20.00 c’è il rinfresco e alle 20.30 si inizia

https://www.facebook.com/pages/Gli-Osceni-Fauni-progetto-di-poesia-Centro-Aggregativo-Apollo-11/232188576875885

“Gli Osceni Fauni – Incontri multimediali per un progetto di poesia permanente” – progetto

Gli “osceni fauni” non vuole essere semplicemente una rassegna di poesia ma un progetto che mira a trasformare il luogo/ scena della poesia contemporanea in uno spazio sperimentale nel quale i poeti si mettono in gioco con oggetti e soggetti della loro poetica.

Ogni poeta invitato sulla scena dell’Apollo 11 farà una esperienza di scena, di dialogo, di performance, d’ improvvisazione con la persona / personaggio prescelto di fronte al pubblico. Non necessariamente si tratterà di una persona! Altresì di un oggetto, di un video, di una musica.
Per un aggiornamento continuo delle esperienze compiute o in fieri nell’ambito letterario/artistico e poetico, verranno presentate delle riviste in breve: prima dell’incontro del poeta con il suo ospite, un critico o uno scrittore, un editore oppure un lettore presenterà in pochi minuti una nuova rivista o un blog o un libro in uscita, appena uscito o che s’intende recuperare.
Il titolo (Gli osceni fauni) è preso in prestito da una definizione che Edoardo Sanguineti assegnò a se stesso mentre eseguiva un proprio “autoritratto”.

24 Febbraio 2012 – Michela Marzano, “libraia d’eccezione” a La Feltrinelli Point di Lecce


Volevo essere una farfalla di Michela Marzano (Mondadori)

Per un giorno … libraia d’eccezione

Feltrinelli Point di Lecce
Via Cavallotti 7/a

Venerdì 24 febbraio ore 16,30

Cover.jpg

Venerdì 24 febbraio alla Feltrinelli Point di Lecce in via Cavallotti 7/a dalle ore 16,30 alle ore 17,30 una libraia d’eccezione incontrerà i lettori fornendo i suoi consigli di lettura… Per chi vuole conoscerla direttamente, avere consigli e suggerimenti, scambiare pareri “letterari”, la può trovare in giro per la libreria Feltrinelli Point di Lecce, in un incontro eccezionale e unico nel suo genere…
Di chi stiamo parlando? Di Michela Marzano, autrice per Mondadori di Volevo essere una farfalla.
Inoltre sarà a disposizione per firmare le copie del suo libro.

Michela Marzano è un’affermata filosofa e scrittrice, un’autorità negli ambienti della società culturale parigina. Dalla prima infanzia a Roma alla nomina a professore ordinario all’università di Parigi, passando per una laurea e un dottorato alla Normale di Pisa, la sua vita si è svolta all’insegna del “dovere”. Un diktat, però, che l’ha portata negli anni a fare sempre di più, sempre meglio, cercando di controllare tutto. Una volontà ferrea, ma una costante violenza sul proprio corpo.

“Lei è anoressica” le viene detto da una psichiatra quando ha poco più di vent’anni. “Quando finirà questa maledetta battaglia?” chiede lei anni dopo al suo analista. “Quando smetterà di volere a tutti i costi fare contente le persone a cui vuole bene” le risponde. E ha ragione, solo che è troppo presto. Non è ancora pronta a intraprendere quel percorso interiore che la porterà a fare la pace con se stessa.

“L’anoressia non è come un raffreddore. Non passa così, da sola. Ma non è nemmeno una battaglia che si vince. L’anoressia è un sintomo. Che porta allo scoperto quello che fa male dentro. (…) Oggi ho quarant’anni e tutto va bene. Perché sto bene. Cioè… sto male, ma male come chiunque altro. Ed è anche attraverso la mia anoressia che ho imparato a vivere. Anche se le ferite non si rimarginano mai completamente. In questo libro racconto la mia storia. Pensavo che non ne avrei mai parlato, ma col passare degli anni parlarne è diventata una necessità.” Michela Marzano

Info:
tel. 0832.331999

press: overeco

Affaritaliani.it lancia PugliaItalia: Un ponte tra la Puglia e il resto del mondo


AffariItaliani
il primo quotidiano online

Dopo MilanoItalia e RomaItalia
Affaritaliani.it lancia PugliaItalia
Un ponte tra la Puglia e il resto del mondo

Una nuova sezione arricchisce da oggi il palinsesto di Affaritaliani.it. Il primo quotidiano online lanciaPugliaItalia, cultura e politica, economia, turismo e società della regione oggi più trendy e cool d’Italia.

La sezione, aggiornata quotidianamente in tempo reale, si avvarrà di una piccola redazione locale e presenze diffuse in tutte le province e lungo gli ottocento chilometri di coste del tacco d’Italia, grandelaboratorio di nuova politica e patria dell’economia green e dello sviluppo ecosostenibile, delle energie alternative e della nuova agricoltura, dell’agroalimentare e della dieta mediterranea. Fucina di nuovi artisti e musicisti e di inedite tendenze culturali, dalla taranta alle pellicole di qualità dell’Apulia Film Commission, dalla letteratura dei Carofiglio e dei Desiati, alla musica di Emma e di Dolcenera. Ma anche terra della Sacra Corona Unita e della crescente presenza sul territorio della criminalità organizzata e della diossina dell’Ilva, fenomeni verso i quali è forte l’azione di contrasto delle autorità e delle popolazioni locali.

«Come ha mostrato alla Bit di Milano, la Puglia in questo momento, con “Live your Puglia experience”, è più che mai pronta e decisa a lanciare nel mondo il suo brand e i prodotti della sua enogastronomia, le sue coste incontaminate e le sue campagne di ulivi dalla terra rossa, risparmiate dalla globalizzazione e dalla speculazione edilizia», spiega il direttore di Affaritaliani.it Angelo Maria Perrino. «Il nostro giornale, con la sua audience “televisiva” di 600 mila lettori, vuol rappresentare un ponte efficace tra la Puglia e il resto del mondo, una vetrina per gli operatori turistici di Bari e della sua incantevole murgia come di Lecce e delle spiagge caraibiche del Salento, del turismo religioso del Foggiano, delle vestigia storiche dei grandi porti della Magna Grecia e della via Appia di Brindisi e Taranto.»

Alla vigilia del rendez-vous estivo, momento in cui dal Gargano al Salento la regione si prepara ad accogliere, con le sue splendide coste e la sua cultura millenaria, un mix di tradizione e innovazione, più di 3 milioni di turisti, PugliaItalia esordisce con un’esclusiva videointervista al principale protagonista del miracolo Puglia, il governatore della regione Nichi Vendola, cui seguiranno gli interventi dell’assessore alle Risorse agricole Dario Stefàno, padre del boom del Primitivo e creatore del progetto “Puglia rurale”, nuova frontiera del turismo lento delle masserie e dei muretti a secco, e le testimonianze di pugliesi d’adozione come Giorgio Forattini (che rivela le sue poesie inedite dedicate alle ragazze pugliesi) e Roberto Vecchioni. Ma anche di big emigrati anni fa ma rimasti legati al loro territorio d’origine come l’attore Michele Placido e il designer di grido Fabio Novembre.

«Al Nord eravamo già presenti con una pagina cult come MilanoItalia, al centro si sta affermandoRomaItalia», conclude Perrino. «Ora con PugliaItalia chiudiamo il cerchio sbarcando al Sud e completando la nostra offerta quotidiana di informazione croccante locale e globale».

Milano 21 febbraio 2012

Per contatti:
Affaritaliani.it
t. 02 29403377

21 Febbraio 2012 – Prosegue a Veglie la rassegna “Bookatini in maschera”


Martedì 21 Febbraio 2012 – Dalle ore 21.00

per la rassegna “Bookatini…in maschera”
il Bar Cafè di Veglie (Via Italia Nuova, 24)

presenta

“Giù la maschera”
Con Elio Coriano, Francesco Carrozzo, Francesco Pasca, Stefano Donno, Luciano Pagano

Prosegue la rassegna “Bookatini…in maschera”, presso il Bar Cafè di Veglie (Via Italia Nuova, 24), con l’ultima giornata dedicata interamente al Carnevale.

Il Martedì Grasso di Bar Cafè, dopo gli appuntamenti con Franco Ungaro, Francesco Pasca e Paola Scialpi, sarà ancora dedicata al tema della maschera, questa volta con un punto di vista inedito dal titolo “Giù la maschera”, dedicato all’intellettuale, all’artista, allo scrittore che intendono gettare la maschera e svelare se stessi e la propria produzione. Protagonisti della serata saranno gli scrittori e poeti Elio Coriano, Francesco Pasca, Francesco Carrozzo, Stefano Donno, Luciano Pagano.

Tutti i presenti sono invitati a partecipare a questo incontro mascherati, ‘realmente’ o ‘virtualmente’. Dopo la performance verrà presentato un inedito “aperitivo d’autore” a cura del maestro di fornelli Antonio Caputo, e la sera proseguirà con una festa in maschera.

Nume tutelare della serata Pantalone. Maschera veneziana della metà del ‘500, rappresentante il tipico mercante vecchio, avaro e lussurioso. Questa figura era già presente nelle commedie erudite rinascimentali, ma la sua vera origine risale al personaggio del Magnifico che recitava nelle piazze accanto al servo Zanni, performando scene di grande comicità, che conquistarono i primi palcoscenici della Commedia all’improvviso o dell’arte.

20 Febbraio 2012 – Incontro pubblico con l’On. Alfredo Mantovano a partire dai temi di “Ritorno all’Occidente”, modera il dott. Gianluca Pasca


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Forum Convergenze Possibili
Conferenza Permanente sul Salento

Presentano

Ritorno all’Occidente
Incontro pubblico con l’On. Alfredo Mantovano

Modera il dott. Gianluca Pasca (Vice Presidente Ass. Kalos Manfredi Pasca)

Lounge Bar Manhattan in via Salandra 2 a Lecce

20 febbraio 2012 ore 19,00

Lunedì 20 febbraio alle ore 19,00 presso il Lounge Bar Manhattan in via Salandra 2 a Lecce (accanto all’Hotel President) ci sarà l’incontro pubblico con l’On Alfredo Mantovano. Modera il dott. Gianluca Pasca (Vice Presidente dell’Ass. Kalos Manfredi Pasca). L’incontro avrà tra i temi previsti la crisi della Giustizia, la deriva della società di oggi, l’attuale situazione di emergenze e crisi socio-economiche nell’ottica della politica nazionale e locale. Si partirà da alcuni degli argomenti affrontati dall’On . Mantovano in una delle sue opere più interessanti che ha per titolo “Ritorno all’Occidente.” L’appuntamento sarà inoltre occasione per presentare alla collettività salentina e regionale, il progetto di conferenza permanente sul Salento, un contributo operativo che nasce dalla società civile e che può divenire motore di sviluppo per il ter ritorio e non solo.

Scheda del volume – Il diario di un conservatore con incarichi di governo e di partito, coinvolto in prima persona nell’attualità politica. Questo libro tocca vari temi, dalla bioetica al terrorismo, all’immigrazione alla libertà religiosa, dalle radici cristiane dell’Europa alla dialettica fra politica e tecnocrazia, inoltre ha un preciso filo conduttore: l’intenzione di mostrare il perché si sceglie di essere conservatori, in Europa come negli Usa, evitando semplici scorciatoie.

«Se sia necessario o no elevare il criterio e il livello del fare politica in Italia e in Europa, se sia utile e importante lasciare il terreno della manovra chiusa e oligarchica per sollecitare il pieno corso di guerre culturali che ci portino a vivere in un mondo meno pacificato dal conformismo, giudicate voi. Per quanto mi riguarda credo di poter dire che, se la risposta è positiva, se qualcosa bisogna fare per dare radici alle libertà occidentali, è di questi materiali letterari e umani che abbiamo bisogno». Giuliano Ferrara – Direttore del “il Foglio” (dall’introduzione del libro)

“Il rubacuori” – Tiromancino


Come mi sento quando arrivo in ufficio
per licenziare trentacinque persone
il modo in cui dirglielo, la faccia da fare
sono al di là del bene e del male.
L’azienda non si tocca, l’azienda è al primo posto
e chi non fa più parte è come fosse morto
io questo lo so bene e non mi sfiora il rimorso
mando tutti a casa e mi tengo stretto il posto.
Tanto a me della musica
non mi frega più niente
seguo un’altra politica
sono dirigente.
E non puoi più pensare di me
troppo liberamente
che ho cercato il potere
rovinando la gente.
Come mi sento il giorno dopo
che ho messo in strada trentacinque famiglie
darò la colpa all’estero dei tagli al personale
ma in fondo credo sia più che normale.
Prenoto una campagna a prezzo di listino
poi provo a fare pena per pagare meno
qualcuno in malafede sicuro dirà
che io non ho più, nessuna dignità.
Tanto a me della musica
non mi frega più niente
questa è la mia rivincita
sono dirigente.
E non puoi più pensare di me
troppo liberamente
che ho cercato il potere
rovinando la gente.

15 Febbraio 2012 – a Veglie prosegue la rassegna “Bookatini in …maschera!”.


Rassegna Bookatini in … maschera!

“Cromìe d’inganni e finzioni”
Live performance pittorica di Paola Scialpi

Presso
“Cafè” – Via Italia Nuova 24 (Veglie)
15 febbraio 2012 ore 21,00

Dopo l’incontro con Franco Ungaro e il suo viaggio nella “Lecce sbarocca”, e dopo l’incontro con il performer e scrittore Francesco Pasca, continuano le attività culturali di “Cafè” a Veglie, in Via Italia Nuova 24 per il mese di febbraio. La rassegna dal titolo “Bookatini … in maschera!” continua la sua programmazione il giorno 15 febbraio 2012 a partire dalle ore 21,00. L’appuntamento dal titolo “Cromie d’inganni e finzioni” vedrà la performance pittorica live dell’artista Paola Scialpi, che creerà per l’occasione dei percorsi pittorico/informali ispirati alla maschera di Arlecchino.

L’artista leccese ha scelto proprio Arlecchino come nume ispiratore della serata, per delle peculiarità proprie della maschera che l’avvicinano al mondo inquieto e straordinario della pittura e della creazione estetica. La maschera di Arlecchino, ha origini molto più antiche del 1500. In effetti il personaggio pare legato fortemente ad un entità singolare: nel XII secolo Orderico Vitale nella sua Historia Ecclesiastica scrive di una familia “Herlechini” (un corteo di anime) guidata da questo Arlecchino, un’entità spirituale gigantesca, oppure si può ricordare l’Alichino (nome molto simile al nostro Arlecchino) dantesco che appare nell’Inferno come capo di una schiatta diabolica. L’impeto “diabolico” dell’Arte rivive dunque nelle irriverenze e nella folle e diabolica giocosità di Arlecchino.

Paola Scialpi, artista salentina, ha esposto nella sua carriera nelle più importanti gallerie d’Italia: dallo Studio D’Ars di Milano alla Galleria d’Arte La Scaletta di Matera. A livello internazionale ha esposto negli Emirati Arabi Uniti presso lo Shariah Art Contemporary Museum, e a New York presso la Broadway Gallery. Autrice di saggi sull’intercultura, sue opere appaiono su diverse edizioni dell’Art Diary di Flash Art, e di recente è stata inserita nel catalogo curato da Luciano Caramel per Giorgio Mondadori dal titolo “Mille Artisti a Palazzo”. Attualmente dirige l’Overeco Academy e Workshop.

16 Febbraio 2012 – La cultura in Banca: Vittoria Coppola presenta “Gli occhi di mia figlia” a Lecce, presso il “Banco di Napoli” di Piazza Sant’Oronzo


Banco di Napoli
Gruppo Intesa San Paolo
Piazza Sant’Oronzo, 43

Giovedì 16 Febbraio 2012 – Ore 17.00

Vittoria Coppola
presenta
“Gli occhi di mia figlia”
(Lupo Editore/Edizioni a Nordest)

Parteciperanno:
L’autrice, Vittoria Coppola
L’editore, Cosimo Lupo

Dialogherà con l’autrice e modererà il dibattito:
Domenico Saponaro

Interventi musicali:
Elena Borlizzi

La cultura in Banca

Giovedì 16 febbraio, alle ore 17.30, presso la sede di Banco di Napoli in Piazza Sant’Oronzo a Lecce, si terrà la presentazione del romanzo “Gli occhi di mia figlia” (Lupo Editore/edizioni a nordest) di Vittoria Coppola. Il libro, eletto libro dell’anno 2011 dal sondaggio del Tg1, verrà presentato nella prestigiosa sede dell’istituto di credito, in una modalità del tutto inedita che prevede l’invito dei propri clienti, in particolare giovani. Questa apertura straordinaria al pubblico vuole rappresentare la volontà del Banco di premiare chi ha svolto un lavoro meritevole nel campo della cultura.

Il Coordinatore del Mercato Lecce, Giuseppe De Lorenzo, ha accolto subito l’invito di dedicare un giorno a un libro, per clienti, dipendenti e tutti coloro che vorranno prendere parte all’evento: “Vittoria Coppola è un giovane talento, ci è subito piaciuta l’idea di restituire al territorio stesso in termini di visibilità e accoglienza una delle sue migliori espressioni; non escludiamo che questa possa essere la prima tappa di una serie di eventi simili dedicati non solo alla scrittura, ma all’arte e alle espressioni più importanti di questa terra”.

La Banca per un giorno diventa un luogo dove depositare interessi culturali e prelevare emozioni, sentimenti, storie. Come sostiene il direttore della filiale, Piero Luigi Balena, questo è anche un modo per riconoscere la vocazione alla qualità e al risultato della piccola e media impresa, categoria alla quale appartengono, come Lupo Editore, la maggior parte delle realtà che operano sul tessuto economico e sociale del Salento, “andare in banca, quindi, non soltanto per effettuare investimenti, prelievi o prestiti, ma anche per accrescere il capitale culturale e umano della propria persona”. Per l’occasione l’evento sarà ripreso anche dalla Web Tv del Gruppo Intesa San Paolo e poi diffuso nelle filiali di tutta Italia.

VITTORIA COPPOLA

Vittoria Coppola ha 26 anni, vive a Taviano (Le). È laureata in Lingue e Letterature Straniere, Comunicazione Linguistica Interculturale (Università del Salento, luglio 2010).
Attualmente lavora come receptionist presso un albergo di Gallipoli (Le).
Vittoria Coppola racconta di sé e del suo lavoro “È un lavoro che mi piace molto in quanto mi ‘immerge’ nella realtà turistica, che trovo stimolante e fondamentale per il nostro bellissimo territorio salentino.
La passione assoluta che muove le mie giornate è la scrittura. Lo scopo che mi prefiggo nel momento in cui inizio a riempire pagine di parole e sentimenti, è quello di emozionare, regalando a chi mi privilegia ‘leggendomi’ attimi personalissimi di evasione dalla realtà, ma anche, perché no, arricchimento della stessa. Confido sempre nella bellezza dei sentimenti e perciò, quando qualcuno reputa banale il parlare d’amore, io sorrido, e vado avanti per la mia strada.”

Ingresso libero


Info: www.lupoeditore.com

Facebook: http://www.facebook.com/pages/Gli-occhi-di-mia-figlia-Vittoria-Coppola-Lupo-Editore-Edizioni-A-nordest/225482307546233

“GLI OCCHI DI MIA FIGLIA”, Vittoria Coppola, 12 €, Isbn: 9788896742600

Da Domenica 12 Febbraio 2012 – a La Feltrinelli Point di Lecce – Corso di massaggio prenatale


CORSO DI MASSAGGIO PRENATALE

A partire dal 12 febbraio 2012 alle ore 10,00

Feltrinelli Point di Lecce
Via Cavallotti 7/a

A partire da domenica 12 febbraio ore 10:00 alla Feltrinelli Point di Lecce partirà il CORSO DI MASSAGGIO NEONATALE. Un ciclo di 5 incontri, che si terranno ogni domenica (12 , 19, 26 febbraio; 4 e 11 marzo) durante i quali verranno spiegate ai genitori le sequenze complete dei massaggi, il lavoro sul rilassamento del bambino attraverso il “tocco rilassante”, l’apprendimento di modalità che possono dare sollievo in caso di stipsi, meteorismo, coliche addominali e pianto, nonché esperienze di comunicazione non verbale stimolate dal massaggio. Insegnante: dott.ssa Simona Marzo, pedagogista, insegnante di massaggio infantile accreditata A.I.M.I. (Associazione Italiana Massaggio Infantile ). Destinatari : tutti i genitori e i loro bimbi da 0 a 12 mesi.

I materiali per i laboratori sono messi a disposizione dalla libreria. I posti sono limitati.

Per informazioni e iscrizioni FELTRINELLI POINT LECCE,
tel. 0832-331999 oppure inviate una mail a: lecce@feltrinellifranchising.it

LECCE – via Cavallotti 7/a, 0832/33199

10 Febbraio 2012 – Lecce – L’ultimo Pasolini: incontro con Pasquale Voza al Paisiello


astragali TEATRO paisiello
L’ULTIMO PASOLINI:
TRA "CRISI COSMICA" E BIO -POTERE

incontro con l’autore
Pasquale Voza

TEATRO PAISIELLO – Lecce
10 febbraio 2012 h. 18
ingresso libero

prossimo appuntamento teatro ragazzi: domenica 19 febbraio
Teatro Paisiello – Lecce
Burattini al Chiar di Luna – HANSEL E GRETEL –
ingresso 5 euro

info e prevendita: 0832-306194 320-9168440
teatro www.astragali.org

Sabato 11 Febbraio 2012 – Vittoria Coppola “Libraia per un’ora” presso la Feltrinelli Point di Lecce


Sabato 11 Febbraio 2012 – Ore 19.00
La scrittrice Vittoria Coppola
sarà "Libraia per un’ora"

Una libraia d’eccezione che incontrerà i lettori fornendo i suoi consigli di lettura…
Per chi vuole conoscerla direttamente, avere consigli e suggerimenti, scambiare pareri ‘letterari’,
la può trovare in giro per la libreria Feltrinelli Point di Lecce,
in un incontro eccezionale e unico nel suo genere…

Inoltre firmerà le copie del suo romanzo
"Gli occhi di mia figlia" (edizioni A nordest/Lupo Editore)

Info: lecce
tel. 0832/331999

9 FEBBRAIO 2012 – “Controsensi e controversie sulla decrescita”. Serge Latouche a Lecce all’Università del Salento


BOTTEGA del MONDO “Made in DIGNITY”
Commercio EQUO E SOLIDALE CONSUMO CRITICO coop.soc. ONLUS

Presidi del Libro in collaborazione con il Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione

organizzano un incontro con

SERGE LATOUCHE (professore emerito presso l’Università di Orsay) sul tema” Controsensi e controversie sulla decrescita.

Oltre il mito dello sviluppo ed il fallimento dell’economia dei consumi”. L’appuntamento è previsto per giovedì 9 febbraio 2012 alle ore 10.30 presso l’AULA SP2 dello SPERIMENTALE TABACCHI a Lecce, in viale dell’Università 2. InterverrannoCarlo Mileti, presidente Coop. Soc. Commercio Equo e Solidale, Lecce e il Prof. Stefano Cristante, Presidente Corso di Laurea Scienze della Comunicazione – Università del Salento

dal “MANIFESTO del DOPOSVILUPPO” di Serge Latouche:

“Il movimento per la decrescita s’inscrive nel più amppio movimento dell’”International Network for Cultural Alternatives to Development” (INCAD) e si riconosce pienamente nella dichiarazione del 4 maggio 1992. Il movimento mette al centro della sua analisi la critica radicale della nozione di sviluppo che, nonostante le evoluzioni formali conosciute, resta il punto di rottura decisivo in seno al movimento di critica al capitalismo e della globalizzazione. Ci sono da un lato quelli che vogliono uscire dallo sviluppo e dall’economicismo e quelli che militano per un problematico “altro” sviluppo (o una non meno problematica “altra” globalizzazione).

A partire da questa critica, la corrente procede a una vera e propria “decostruzione” del pensiero economico. Di fronte alla globalizzazione, che non è altro che il trionfo planetario del mercato, bisogna concepire e volere una società nella quale i valori economici non siano più centrali. Parlare di doposviluppo non è soltanto lasciar correre l’immaginazione su ciò che potrebbe accadere in caso di implosione del sistema, fare della fantapolitica o esaminare un problema accademico.

È parlare della situazione di coloro che attualmente al Nord come al Sud sono esclusi o sono in procinto di diventarlo, di tutti coloro, dunque, per i quali il progresso è un’ingiuria e una ingiustizia, e che sono indubbiamente i più numerosi sulla faccia della Terra. Il doposviluppo si delinea già tra noi e si annuncia nella diversità. Il doposviluppo, in effetti, è necessariamente plurale. Una decrescita accettata e ben meditata non impone alcuna limitazione nel dispendio di sentimenti e nella produzione di una vita festosa o addirittura dionisiaca. La decrescita dovrebbe essere organizzata non soltanto per preservare l’ambiente ma anche per ripristinare il minimo di giustizia sociale senza la quale il pianeta è condannato all’esplosione.
Sopravvivenza sociale e sopravvivenza biologica sembrano dunque strettamente legate. I limiti del patrimonio naturale non pongono soltanto un problema di equità intergenerazionale nel condividere le disponibilità, ma anche un problema di giusta ripartizione tra gli esseri attualmente viventi dell’umanità.

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MA IL CIELO È SEMPRE PIÙ SU? L’emigrazione meridionale ai tempi di Termini Imerese. Proposte di riscatto per una generazione sotto sequestro. (Castelvecchi)


MA IL CIELO È SEMPRE PIÙ SU?
L’emigrazione meridionale ai tempi di Termini Imerese. Proposte di riscatto per una generazione sotto sequestro.

Il 2009 è stato l’anno della riscoperta del Sud. Numerose pubblicazioni e cronache, i costanti moniti del Presidente della Repubblica, i fatti di Rosarno e, ancora più recentemente, il dramma di Termini Imerese hanno riproposto il Mezzogiorno come questione politica e sociale. Ma la lunga stagione della rimozione fa discutere di Meridione come se questa terra appartenesse ancora a un lontano passato. Al Sud, del resto, è il futuro stesso ad essere in gioco: sequestrato dal sistema di potere meridionale e dall’ignavia di quello nazionale, un’intera generazione guarda al domani come se il cielo – il futuro, insomma – fosse sempre più su, sempre a nord di se stessi. Che fine hanno fatto i giovani al Sud? Negli ultimi dieci anni, mezzo milione è «fuggito» e ben un milione non studia né lavora. Emigrazione e inoccupazione, dunque. Oppure la rassegnazione di sopravvivere appesi al filo del precariato e del lavoro sommerso in un contesto di illegalità diffusa. È in questi termini, oggi, che si propone la questione meridionale. Una realtà che – con dati, analisi e proposte – questo libro affronta puntando i riflettori sulle vittime designate: i giovani e il futuro. Alla ricerca di una possibilità di riscatto in grado di mettere in crisi il sistema dominante per liberare le nuove generazioni dai vincoli imposti da una società pietrificata. «Nel solo 2008 il Mezzogiorno ha perso 122mila residenti, a cui si aggiungono 173mila pendolari di lungo raggio, emigranti “precari”. Quasi 300mila partenze verso il Centro-Nord, un nuovo esodo come negli anni Sessanta. I “partiti dal Sud”, li si potrebbe chiamare…»

Luca Bianchi 41 anni, sposato, due figli. È vicedirettore della SVIMEZ. Dal 2006 al 2008 è stato consulente per il Mezzogiorno del Ministero per lo Sviluppo Economico. Tra le sue pubblicazioni scientifiche, numerosi articoli e saggi sulla condizione giovanile, sul lavoro sommerso e sulla scuola al Sud. È editorialista del «Corriere del Mezzogiorno».

Giuseppe Provenzano 27 anni, siciliano. È dottorando di ricerca in diritto presso la Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento «Sant’Anna» di Pisa. Ha studiato a Barcellona e a Londra. Si occupa di integrazione europea, federalismo e questione meridionale. Attualmente collabora con la SVIMEZ. È opinionista de «l’Unità».

MA IL CIELO È SEMPRE PIÙ SU?
collana: Tazebao | 192 pag | 2010
Prezzo di Copertina: € 14,00

8 Febbraio 2012 – Per la “Rassegna Bookatini … in maschera” Francesco Pasca presenta “Di Maschera e di Simbolo”


8 Febbraio 2012 – Per la “Rassegna Bookatini … in maschera” Francesco Pasca presenta “Di Maschera e di Simbolo”

Dopo l’incontro con Franco Ungaro e il suo viaggio nella “Lecce sbarocca” continuano le attività culturali di “Cafè” a Veglie, in Via Italia Nuova 24 anche per il mese di febbraio. La rassegna dal titolo “Bookatini … in maschera!” partirà l’8 febbraio e proseguirà nelle giornate del 15 e del 21 febbraio e avrà come fonte di ispirazione una maschera appartenente alla storia del teatro popolare, classico e moderno.
La serata dell’8 febbraio si ispirerà a Pulcinella, la cui maschera per l’appunto, ha un significato che va al di là della storia dell’arte, e simboleggia la voglia di rivincita e riscatto del popolo nei confronti dei potenti. Verrà appositamente realizzata una degustazione ispirata alla tradizione culinaria della maschera protagonista della serata. Per questa occasione il protagonista sarà uno dei più stimati “provocatori” della scena culturale salentina, Francesco Pasca, che con l’arte e l’ironia del suo scrivere renderà omaggio al tema della serata con una performance artistico-letteraria.
Stefano Donno e Luciano Pagano terranno tenzone con Francesco Pasca, assistendo alla performance, discutendo insieme all’autore delle sue opere, intervistandolo e presentando al pubblico il succo della sua produzione.
Francesco Pasca, pittore, poeta, scrittore, giornalista, è attivo sulla scena letteraria e artistica, personaggio sempre fervido di spunti per la discussione e, soprattutto, intellettuale senza remore, lettore attento della realtà e di ciò che lo circonda. Ha pubblicato diversi libri tra i quali “Eu-topos” (Il Raggio Verde) e “Il gesto” (Lupo Editore). Insieme a Maurizio Nocera e Francesco Carrozzo è ‘estensore’ di “Diversalità poetiche”, rivista di poesia a tiratura limitata pubblicata periodicamente e incentrata su un tema che viene affrontato, dai diversi autori, numero dopo numero.

Jonathan Franzen a lavoro. Non disturbare.


Jonathan Franzen esterna un appello affinché non scompaia il libro come oggetto. Poi quando lo intervistano è tutto contento di scrivere fiction, di fare fiction, etc. etc., siamo alla fiction.

Leggete questa affermazione di Louis-Ferdinand Céline, l’ho messa tra quelle che aprivano il mio primo romanzo “Re Kappa” (Besa Editrice, 2007): “Una volta i romanzieri raccontavano la vita alla gente. Oggi la gente se la trova dappertutto la vita, sui giornali, al cinema. Sulla carta, allora, e già dentro la testa, bisogna cancellare quel che la gente sa prima di mettersi a leggere.”

Secondo me non bisogna fare crociate perché non cambi un mezzo di trasmissione delle idee, anche perché secondo me il libro durerà molto, molto tempo. Secondo me bisogna fare crociate perché non scompaiano gli scrittori e i lettori.

Per uno scrittore diventa difficile competere con un’industria dell’intrattenimento così articolata che comprende cinema, videogiochi, consolle, televisione, youtube, applicazioni facebook, smartphone etc. Le soluzioni sono due, o sei capace di articolare i tuoi linguaggi “anche” per gli altri strumenti di comunicazione, oppure ne scegli uno e sono fatti tuoi, indiscutibili fatti tuoi. Poi leggo l’appello e rintraccio altro tipo di motivazioni.

“Uno dei problemi insiti nella lettura degli e-book sarebbe il fatto che questi non permetterebbero di concentrarsi pienamente sul lavoro e sul messaggio dello scrittore; configurazioni, regolazioni e funzionalità degli e-reader finirebbero per distrarre il lettore.”

Se qualcuno di voi non ha letto l’intervista a Jonathan Franzen che venne pubblicata sul Time vi racconto una cosa. A un certo punto, su una pagina dell’articolo, c’era una foto della scrivania di Franzen che sopra aveva soltanto il pc. Perché per scrivere ci vuole concentrazione e Franzen quando scrive non è nemmeno collegato a internet perché altrimenti si distrae. Un po’ come Bret Easton Ellis che non usa nemmeno le email, a suo dire, e riceve e scrive solo lettere; salvo poi avere un account twitter. Io stesso (un cattivo scrittore) utilizzo diversi software open-source per scrivere e in uno di questi scrivi su uno schermo bianco e puoi salvare o caricare il file, basta, nessun formato, nessuno stile di paragrafo, nulla a eccezione della scrittura.

Mi aspettavo di trovare, nell’appello di Franzen, ragioni teoriche (che so, a là Umberto Eco), invece leggo che i problemi dell’e-book consistono nel fatto che non permettono di “concentrarsi pienamente sul lavoro e sul messaggio dello scrittore”. Traduco: “Io scrittore mi sono spaccato la schiena a scrivere un capolavoro davanti a una scrivania linda e spoglia, con un software fatto solo per scrivere e senza distrarmi con facebook o twitter al punto che nemmeno ero collegato a internet e tu, lettore, ti distrai con infinite regolazioni, comandi e altre bizzeffe di bazzecole elettroniche?”.

Mi sembra strano che Franzen non sia a conoscenza del fatto che anche quando uno legge un libro tradizionale o scrive un racconto o un articolo (a me capita spessissimo), nella casa ci sia un cane che scodinzola e abbaia alla donna che pulisce le scale e sbatte la scopa contro la porta, un postino che citofona, un aspirapolvere acceso, qualcuno che ti chiama al cellulare per lavoro e nel frattempo ti chiamano anche a casa. Insomma Jonathan, si chiama realtà; anzi “È la realtà bellezza”.

Comunque da questo appello traggo un messaggio importante per la mia vita di cattivo scrittore: “Non rompete le scatole ai great american novelist”.

§

Sempre in questi giorni sono alle prese con un libro di critica (o post-critica?) letteraria scritto da Richard Millet e pubblicato da Transeuropa (nella collana pronto intervento). Il libro si intitola “L’inferno del romanzo. Riflessioni sulla postletteratura”, un libro interessantissimo, ricco di spunti. Eccovi la citazione posta in copertina:

«Uno scrittore senza né blog né sito, e che non frequenta gli spazi prostituzionali di Facebook e di Twitter, non è forse votato all’emarginazione? Il making of di un romanzo diviene non un bonus ma una sorta di dovere più importante del libro stesso».

La cosa interessante è che, al di là dell’utilizzo che si fa della rete, il cosiddetto “making of” mutuato dal mondo della cinematografia come abluzione dell’aficionado nei cosiddetti ‘contenuti speciali’ è sbarcato nel mondo delle lettere da tempo, molto prima di Facebook e Twitter, e con mezzi altro che innovativi. Penso alle riviste che gli editori spediscono gratuitamente in libreria e a casa, con gli estratti cartacei dei romanzi; e penso anche a operazioni che Franzen conosce bene perché il “making of” di “Libertà” ha prodotto scrittura almeno quanta ne ha prodotta lo stesso romanzo.

E voi, cosa temete più di perdere, i libri, gli scrittori o i lettori?

Contro il logorio della vita post-moderna.


"Rassegna Bookatini … in maschera"

Francesco Pasca
"Di Maschera e di Simbolo"
Performance artistico-letteraria dello scrittore salentino Francesco Pasca

8 febbraio 2012 ore 21.00
presso "Cafè" – Via Italia Nuova 24 – Veglie (Le)

Combattono con l’autore Stefano Donno e Luciano Pagano

Dopo l’incontro con Franco Ungaro e il suo viaggio nella "Lecce sbarocca" continuano le attività culturali di “Cafè” a Veglie, in Via Italia Nuova 24 anche per il mese di febbraio. La rassegna dal titolo “Bookatini … in maschera!” partirà l’8 febbraio e proseguirà nelle giornate del 15 e del 21 febbraio e avrà come fonte di ispirazione una maschera appartenente alla storia del teatro popolare, classico e moderno.
La serata dell’8 febbraio si ispirerà a Pulcinella, la cui maschera per l’appunto, ha un significato che va al di là della storia dell’arte, e simboleggia la voglia di rivincita e riscatto del popolo nei confronti dei potenti. Verrà appositamente realizzata una degustazione ispirata alla tradizione culinaria della maschera protagonista della serata. Per questa occasione il protagonista sarà uno dei più stimati "provocatori" della scena culturale salentina, Francesco Pasca, che con l’arte e l’ironia del suo scrivere renderà omaggio al tema della serata con una performance artistico-letteraria.
Stefano Donno e Luciano Pagano terranno tenzone con Francesco Pasca, assistendo alla performance, discutendo insieme all’autore delle sue opere, intervistandolo e presentando al pubblico il succo della sua produzione.
Francesco Pasca, pittore, poeta, scrittore, giornalista, è attivo sulla scena letteraria e artistica, personaggio sempre fervido di spunti per la discussione e, soprattutto, intellettuale senza remore, lettore attento della realtà e di ciò che lo circonda. Ha pubblicato diversi libri tra i quali "Eu-topos" (Il Raggio Verde) e "Il gesto" (Lupo Editore). Insieme a Maurizio Nocera e Francesco Carrozzo è ‘estensore’ di "Diversalità poetiche", rivista di poesia a tiratura limitata pubblicata periodicamente e incentrata su un tema che viene affrontato, dai diversi autori, numero dopo numero.

Domenica 5 febbraio 2012 il Tg1 incoronerà la scrittrice Vittoria Coppola, autrice del libro dell’anno “Gli occhi di mia figlia”


Il caso editoriale dell’anno è il libro di una ventiseienne salentina, Vittoria Coppola: Gli occhi di mia figlia (Edizioni Anordest/Lupo Editore). A dirlo non una giuria di intellettuali, ma la rete, a suon di voti, più di 160.000 per la precisione. A proclamarla la redazione del Tg1 con un servizio che andrà in onda domenica 5 febbraio 2012 dopo il Tg delle 13:30 su RAI1.

CONCORSO ON LINE Ogni anno in gennaio la rubrica libri del Tg1, “Billy il vizio di leggere”, in onda la domenica in coda al tg delle 13:30, indice un concorso per eleggere il miglior libro dell’anno. L’incoronazione del vincitore di quest’anno è attesa domenica 5 febbraio, quando sarà messo in onda il servizio su Vittoria Coppola, autrice di “Gli occhi di mia figlia” (Edizioni Anordest/Lupo Editore). Il concorso è semplice: la redazione sceglie 10 titoli e li getta in pasto alla rete, dando la possib ilità di votarli direttamente dal sito de Tg1. L’anno scorso l’ha spuntata Antonio Pennacchi, quello precedente Roberto Saviano.

UN TALENTO DALLA RETE Quest’anno, dopo 581.000 voti (record della trasmissione), vince Vittoria Coppola, classe 1986, con “Gli occhi di mia figlia”, edito da Edizioni Anordest e Lupo Editore. Dietro di lei, tra gli altri, gente come Carofiglio, Maraini, Buttafuoco, Pansa. Sorprendente è dir poco. Oltre il 28% di preferenze significa oltre 160.000 clic a favore di un libro che, in qualche modo, ha scatenato un furioso passa parola nella rete che ha decretato la vittoria di Davide contro Golia, sparigliando le carte e rovesciando facili pronostici. Vittoria Coppola quindi non solo è una giovane scrittrice che promette di essere uno dei casi letterari del 2012, ma rappresenta la versione italiana nel campo editoriale di una delle tante storie ormai diffuse a livello mondiale di successi f igli della rete e del passaparola.

LA RAGAZZA DELLA PORTA ACCANTO Già docenti universitari si lanciano ad analizzare il fenomeno, ma forse la chiave è nella simpatia anche telemantica che Vittoria Coppola ha saputo trasmettere, oltre che nei confronti della storia da lei raccontata, che “parla di un rapporto conflittuale tra madre e figlia, dal respiro classico ma di una freschezza contemporanea”, anche nei suoi personali confronti: è la ragazza della porta accanto, che pubblica un libro per un editore indipendente, che senza raccomandazioni ottiene una possibilità, quella di confrontarsi con grossi nomi del mercato editoriale, e li straccia.

SEMPRE PRIMO Per i maligni e per i curiosi che si chiedono come Vittoria Coppola e il suo “Gli occhi di mia figlia” possa essere arrivato alla selezione fatta da Billy e dalla redazione del Tg1 la spiegazione è semplice: lo stesso conduttore, Brun o Luverà, ne aveva letto, e bene, nella rete. Ancora una volta lei, la rete. Il giornalista si è poi appassionato tanto alla storia e alla scrittura, alla sua freschezza, che ha convinto la redazione a cambiare un po’ il concorso, ai soliti dieci in lizza per il titolo di miglior libro dell’anno ne ha voluto aggiungere un unidicesimo, figlio proprio della rete, a svecchiare una formula che già nella sua apertura al voto on line dimostra la disponibilità a rischiare e rinnovarsi. Sin dall’inizio “Gli occhi di mia figlia” si è imposto in cima alle preferenze, salvo alcune discese al secondo posto. C’era nell’aria sin dal principio che stesse accadendo qualcosa di inaspettato. Così è stato: Vittoria Coppola si ritrova ad essere l’autrice del “Miglior libro dell’anno”.

VITTORIA COPPOLA Nata nel 1984 a Casarano in provincia di Lecce, Vittoria Coppola &eg rave; laureata in Lingue e Letterature straniere e lavora come receptionist in un albergo del Salento. “Gli occhi di mia figlia”, un romanzo breve di meno di 150 pagine, racconta con freschezza un intrigo familiare, al centro il rapporto tra madre e figlia. Una storia che piace, semplice e mai banale, i sentimenti al centro dell’azione. Uno di quei libri che una volta chiuso lascia qualcosa nel lettore, non è acqua fresca, ma pura.

UN CASO EDITORIALE Ora per il libro si apre una nuova vita. Ad editarlo Edizioni Anordest e Lupo editore, due editori indipendenti, l’uno veneto, l’altro salentino, fuori dai grandi gruppi editoriali ma distribuiti a livello nazionale. “Gli occhi di mia figlia” potrebbe arrivare in classifica, già la prima ristampa porta a 10.000 le copie diffuse. Nel frattempo il fenomeno Vittoria Coppola sembra già essersi consolidato: ennesima creatura di talento cresciuta in quel Salen to che ultimamente ha saputo generare in campo artistico nomi che si sono imposti a livello nazionale, manifestazione di un rinnovamento culturale, di un territorio dove si è in grado di trasformare la cultura in sistema. Già un quotidiano le ha offerto una rubrica, già in cantiere un nuovo libro, nel frattempo il “Gli occhi di mia figlia” si prepara ad essere uno dei casi editoriali di questo 2012.

“Vedi alla lettera I.” su “I.” (Nottetempo) di Francesco D’Isa


“Vedi alla lettera I.”
su “I.” (Nottetempo) di Francesco D’Isa

Sono passati poco meno di dieci anni da quando l’idea di copy-left ha cominciato a diffondersi nel mondo, anche se il concetto di influenza, nell’arte, è noto da secoli. Nessuno poteva immaginare, tuttavia, che un giorno, con l’avvento di internet, l’idea di condivisione nell’arte si sarebbe spinta oltre ogni limite immaginabile, permettendo di costruire vere e proprie opere ‘seriali’. Oggetti che non hanno nulla da invidiare, concettualmente, alle sperimentazioni musicali, artistiche, letterarie, del secolo scorso, basti pensare a nomi come John Cage per la musica o a Oulipo per quanto riguarda la scrittura.
James Crumley diceva che “lo scrittore mediocre copia mentre quello bravo ruba”. Ho rubato questa affermazione da Google, sarà vera?
E se decidessi di scaricare un centinaio di file in formato .ogg, un formato audio non-proprietario simile all’mp3 ma gratuito e open-source per poi farne una sinfonia? E se facessi lo stesso con una serie di clip scaricate da youtube? Questo stesso articolo è stato scritto con google document, su browser chrome e sistema operativo ubuntu; non un solo software proprietario è stato utilizzato per realizzarlo.
Ma perché tutto questo preambolo? Mi sembra di dovere spiegare l’abc a un novantenne.

Ecco, mi ci voleva un’introduzione di questo tipo per iniziare a parlare di quello che secondo me è il primo prodotto di editoria artigianale open-source pubblicato in Italia. Sono venuto a conoscenza di questo libro per una coincidenza, prima ancora di leggerne in giro. Un pomeriggio sono entrato nella mia libreria di fiducia e, facendo vagare pigramente lo sguardo in cerca di novità per la vista ho notato subito questo quadrato di Nottetempo. Il giorno dopo, per caso, su Twitter, l’autore di questo libro ha iniziato a followarmi, quando ho capito di chi si trattava sono saltato sulla sedia, “è il libro che mi ha cercato prima del suo autore?”. Così mi sono procurato “I.” di Francesco D’Isa.

È un paio d’anni che mi è venuta la fissa per i libri cuciti anziché incollati, esattamente da quando alcune case editrici hanno cominciato a fare uscire le loro novità in edizioni incollate vendendole allo stesso prezzo di un libro fatto come si deve. Ma tant’è, abituato all’inchiostro che si è trasformato in toner e alla rilegatura che si apre a metà volume spaginando i fogli di un’edizione tascabile, prende bene vedere che esistono ancora libri-libri. Questo volume, ideato e realizzato da Francesco D’Isa, è un “fumetto composto per intero da immagini di pubblico dominio o sotto una licenza Creative Commons. Io le ho scelte, montate, assemblate e (talvolta) modificate per ottenere la storia. Lo stile grafico e l’omogeneità dell’opera sono il frutto delle mie scelte, del montaggio e delle immagini a disposizione. I testi sono miei, per quanto in alcuni rari casi mi sia preso la discutibile libertà di copiare ed incollare citazioni di autori più o meno celebri, e persino modificarle”; è questa la migliore spiegazione di ciò che vedranno i nostri occhi scorrendo le oltre trecento pagine del volume.

L’idea è geniale, non inedita, ma realizzata in modo sopraffino. Un libro che secondo me non dispiacerebbe a Umberto Eco. Ciò che viene sciorinato davanti ai nostri occhi è una sorta di iper-romanzo filosofico-illustrato, con citazioni colte (grafiche e testuali) che affondano nella cultura moderna da Cartesio ai giorni nostri, facendo il verso in modo ironico a Voltaire, il che è un’iperbole perché scrivere/disegnare “alla maniera di” riuscendo a creare la stessa atmosfera irriverente da Encyclopédie rende tutto ciò uno spasso per l’occhio e per l’anima.

La grafica che all’inizio riprende questi stilemi grafici tra l’alto-rinascimentale e Durer andando avanti diventa minimalista, concettuale. A pagina 43 il protagonista ci regala un’epifania che condivido e che non comunico, per non togliervi il gusto di viverla dal di dentro. C’è proprio tutto, c’è la rivoluzione industriale, la nascita della coscienza e dell’introspezione, l’analisi dell’amore e del gioco, la girandola delle emozioni che fanno di ogni persona un essere vivente. Questo libro, arrivati a metà della lettura, ti dà l’impressione di un almanacco e allo stesso tempo di uno di quei libri che i dotti del medioevo compilavano apposta per il loro signori e Re, mettendoci dentro tutte le meraviglie del mondo conosciuto per dilettarli nei momenti di noia. C’è pure spazio per Google, in quest’opera, che in effetti aspira a essere motore di una ricerca immobile del senso inafferrabile, quello dell’esistenza.

La cosa bella è che le immagini contenute, essendo a disposizione di tutti, potrebbero essere rimescolate o estrapolate, sezionate, moltiplicate; un gioco infinito che Francesco D’Isa ha fatto per noi, facendo opera di scrittura di una nuova realtà a partire da quella esistenza. Tanto è vero che alla fine è difficile inquadrare quest’opera in un genere, proprio perché ne attraversa molti, non è una graphic novel, ma è anche una graphic novel; non è un romanzo, ma è anche un romanzo; non è un libro illustrato, ma è anche un libro illustrato. Ecco, un libro che nasce con queste carte non può che essere definito ‘capolavoro’, anche se il termine inglese di ‘masterpiece’ rende meglio l’idea di fondo, elaborativa, strutturale, artigianale.

Ci sono perle, come l’incontro con lo gnomo zen; ma a dire il vero è difficile non apprezzare in toto questo libro e leggerlo ripetutamente, lasciandosi trasportare dal suo stile frammentario, incalzante e persecutorio. Questa sorta di Histoire d’I. è un libro irripetibile, ineguagliabile, in una parola, imperdibile. Ecco perché ho deciso che, al termine di queste poche righe di incitamento alla sua lettura, non accluderò nessuna immagine tratta dal testo.

Questo è il link che vi permetterà di procurarvele tutte.

Dal 19 gennaio e fino a domenica 22 arrivano a Roma le “Schede letterarie” di Francesco Aprile, Roberta Gaetani, Teresa Lutri, Cristiano Caggiula e Roberta Gaetani


Le "schede letterarie" nascono e si formano, evolvono, dalla strutturazione del pensiero, della ricerca,nell’essenza materica delle schede di ricerca, formato a5, ritagliate, usate in ambito scientifico e, in questo caso, unite, formulate nella cadenza di una piegatura unconventional e richiamate alla loro natura di schede di ricerca dai pixel in copertina, volti alla sistematizzazione del pensiero, fino a farne testo concreto in un processo di razionalizzazione dell’attività poetica. Razionalizzazione come condensazione nell’unione delle schede in un formato che, nella sua strutturazione, richiama a sé l’insegnamento di Francesco Saverio Dòdaro e del suo fare rigoroso nell’ottica dell’espressione, «il modulo come unità di misura del pensiero», da lui stesso resa manifesta nel corso della sua lunga attività di scavo nei seminterrati della parola.

Dal modulor di Le Corbusier, dunque, da quel concetto per cui l’uomo si fa unità di misura nella disciplina architettonica, alla razionalizzazione in quanto strutturazione e fruizione del pensiero poetico nella condizione di riproducibilità matericoletteraria della scheda. È in un contesto come quello che ci attanaglia, che l’autoproduzione – con le sue, sempre diverse, dinamiche di realizzazione e diffusione – si pone come un valore da difendere e diffondere, a scapito dell’editore-stampatore che fonda la sua impolitica editoriale sulla quantità di contribuenti che muoiono dalla voglia d’avere il loro nome sulla copertina di un libro.

È nell’indifferenziazione dell’uomo come strumento, pezzo di una catena di montaggio perfettamente sostituibile, che l’uomo simmeliano s’erge sulla moltitudine alimentando la propria stravaganza, facendosi autore di una differenza fine a sé stessa, costruita su castelli di specchi pronti a rompersi al primo sasso lanciato, che il mercato della vanity press sussiste e non sembra avere fine.

In questo clima, le Schede Letterarie, a cura di Francesco Aprile – Roberta Gaetani – Teresa Lutri – Cristiano Caggiula, verranno presentate, a partire da giovedì 19 fino a domenica 22 gennaio, per le strade di Roma, nei non luoghi che nei tempi morti del transitare si popolano di indifferenze; nei flussi del molteplice, dove l’individuo si perde, l’azione poetica assume le sue coordinate civili, sociali, per assolvere il suo scopo di parola che non muore sulla carta.

Le Schede Letterarie ospitano testi di Cristiano Caggiula, Teresa Lutri, Francesco Aprile;
progetto grafico di Roberta Gaetani.

Il futuro è servito, se volete. Firmato Philip K. Dick


Il futuro è servito, se volete.
Firmato Philip K. Dick.

“La cosiddetta «esistenza privata» non è tuttavia ancora l’esser-uomo essenziale, cioè libero. Essa si irrigidisce semplicemente nella negazione della dimensione pubblica, rimane una propaggine da essa dipendente e si nutre del mero ritiro dall’ambito pubblico. Tale esistenza testimonia così, contro la propria volontà, l’asservimento alla dimensione pubblica. Questa, a sua volta, è l’istituzione e l’autorizzazione che, in quanto derivanti dal dominio della soggettività, sono condizionate dalla metafisica. Questa è la ragione per cui il linguaggio cade al servizio della funzione mediatrice delle vie di comunicazione per le quali l’oggettivazione, come uniforme accessibilità di tutto a tutti, si estende in spregio a ogni limite. Così il linguaggio cade sotto la dittatura della dimensione pubblica.”
[Martin Heidegger, Lettera sull’«umanismo», 1976]

“Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better”
[Samuel Beckett, Worstward Ho, 1983]

[1]

La fortuna critica di Philip K. Dick, in Italia, è affidata da diversi anni all’edizione completa delle sue opere, pubblicata dalla Fanucci Editore. A ciò si può aggiungere, come passepartout, un libro fondamentale per chiunque voglia confrontarsi con la sterminata e variegata produzione dickiana, ovvero sia “Philip K. Dick, la macchina della paranoia”, edito nel 2006 da Agenzia X (ISBN 88-95029-09-7), scritto a quattro mani da Antonio Caronia e Domenico Gallo; una vera e propria “Dickipedia” dedicata a questo grande autore. Di recente Minimum Fax ha pubblicato un libro di Jonathan Lethem, intitolato “Crazy friend. Io e Philip K. Dick”, nel quale l’autore americano si addentra nei meandri più bui della vita di questo genio del secolo scorso, del quale Lethem è un vero e proprio divulgatore.
Philip K. Dick è un autore che dal nostro passato prossimo ha saputo regalarci visioni nitidissime del nostro futuro remoto. Non è un caso se in anticipo sulla fortuna letteraria (almeno così in Italia purtroppo) la conoscenza presso il grande pubblico del suo nome è passata attraverso la “macchina della paranoia” della cinematografia.

Nel 1989, Gianni Pilo, uno dei massimi esperti italiani di letteratura fantastica, introducendo il volume di racconti “I difensori della terra”, non celava un certo entusiasmo per il fatto che tra il 1982 e il 1990, in così pochi anni (!), fossero stati tratti ben due film di un certo rilievo da racconti di Philip K. Dick, ovvero sia “Blade Runner”, con Harrison Ford e “Atto di forza”, di Paul Verhoeven con Arnold Schwarzenegger.

Vale la pena di citare un frammento dell’introduzione di Pilo: “La prima domanda che sorge spontanea a chiunque, è come mai, a così breve distanza dall’uscita di un film tratto da uno scritto di Dick, ce ne sia stato subito un altro. Anche se, come già detto in precedenza, vi era stato un notevole consenso su BLADE RUNNER, non per questo era assiomatico che si dovesse a così breve distanza ritentare la ventura con un nuovo lungometraggio dello stesso autore. Si poteva infatti correre il rischio di una «saturazione» da parte degli spettatori, di una ripetizione di tematiche molto simili, od anche di una non troppo felice insistenza su un genere che, essendo molto particolare, si sarebbe potuto rivelare addirittura controproducente”.
Rileggere questo testo oggi, a distanza di soli venti anni dagli anni novanta, fa quasi sorridere, Pilo infatti si poneva addirittura il pericolo di una ‘saturazione’. Il tempo recente ha dimostrato il contrario in termini di ‘proliferazione’, per quanto riguarda le opere più note e meno note tratte da soggetti ispirati ai romanzi e – soprattutto – ai racconti di Philip K Dick.

Bastano pochi titoli perché chiunque, anche il lettore o il cinefilo più sprovveduto, si accorga di quando il nostro immaginario sia stato permeato, negli ultimi trenta anni, dalle visioni di Philip K. Dick.
Il già citato “Blade Runner” è di sicuro il più conosciuto, il primo, di Ridley Scott, ispirato al racconto “Il cacciatore di androidi” (“Do Androids Dream of Electric Sheep?”), scritto nel 1968 e ambientato nel 1992. “Blade Runner” ha influenzato il costume e il nostro modo di immaginare il futuro fino ai giorni nostri, basti pensare – in letteratura – all’importanza che questo scrittore e queste visioni hanno avuto sui nostri autori. Citiamo a proposito “M”, esordio di Tommaso Pincio pubblicato nel 2000 dalla casa editrice Cronopio, un’opera ricca di rimandi a Philip K. Dick, dove i misteriosi ‘stencil’, personaggi ideati dallo scrittore italiano, sono molto simili ai ‘replicanti’ di Blade Runner; tutto il romanzo è intessuto di citazioni allo scrittore americano. Poi c’è “Minority Report”, la pellicola che Steven Spielberg diresse ispirandosi al racconto “Rapporto di minoranza”, in Italia edito in raccolta nel 2002, sempre da Fanucci.

Ma il più onirico e bello di tutti – a mio parere un autentico capolavoro – è sicuramente “A Scanner Darkly” (1977), tradotto in italiano con il titolo “Un oscuro scrutare”. La pellicola omonima, diretta da Richard Linklater nel 2006, rende visionariamente merito a quello che è uno dei racconti più intensi che siano mai stati scritti sul tema della tossicodipendenza. Il cast, nel quale compaiono attori del calibro di Keanu Reeves, Winona Rider, Robert Downey Jr. e Woody Harrelson, lo trasforma in un vero e proprio classico della cinematografia recente. Tutta la pellicola è girata con la tecnica di ‘live action’ sulla quale sono stati effettuati ritocchi di animazione grafica digitale, i dettagli sono stati poi dipinti in acquerello sui fotogrammi.

Ma veniamo alla disanima della trasposizione più recente di una storia di Philip K. Dick. Nelle sale americane il 4 marzo scorso è uscito “The Adjustment Bureau”, pellicola che vedremo in Italia dal 27 maggio, tradotta con il titolo “I guardiani del destino”. Si tratta dell’ultima trasposizione cinematografica di un soggetto ispirato a un racconto di Philip K. Dick (scritto nel 1954) che punta sui volti e sulle doti di Matt Damon e Emily Blunt per raccontarci cosa accade agli uomini che prendono coscienza del proprio destino.
“The Adjustment Bureau” si trova a fare i conti con una bibliografia e una filmografia che cominciano a essere interessanti e imbarazzanti allo stesso tempo, data la bravura e gli esiti dei prodotti fin qui menzionati. A ciò si aggiunga il grande successo che l’anno scorso ha raccolto una pellicola come “Inception” di Christopher Nolan, con la quale il regista di “The Adjustment Bureau”, George Nolfi, ha fatto certamente fatto i conti in termini di tematica, fotografia, e colonna sonora. Anche qui una delle tematiche dominanti è la consapevolezza del protagonista di vivere in un mondo nel quale il ruolo della volontà personale e del libero arbitrio sono cruciali.
Il risultato è riuscitissimo. Le atmosfere evocate ci fanno muovere nella cupezza di una contemporaneità che cede poco spazio al sole.

[2]

La storia è avvincente. David (Dave) Norris è l’astro nascente della politica americana, candidato a diventare il più giovane Governatore dello Stato di New York fin dal primo minuto della pellicola, che seguiamo con un crescendo di musica, strette di mano, sorrisi. La sua campagna elettorale è una corsa, rapida come la scarica sul rullante di una batteria, fino al culmine, il giorno delle elezioni, nel quale un giornale pubblica una storia e una foto compromettenti che arrestano inesorabilmente l’ascesa di Norris. Sono minuti di tensione quelli che vanno dal mattino fino al tardo pomeriggio, nel quale Norris attende il verdetto delle urne, infame, nell’albergo che ospita la sua convention. Pochi passaggi per capire che attorno a Dave Norris si muove qualcosa di più grande. Tanto per cominciare ci sono quattro loschi figuri in abito nero che sul classico terrazzo del ‘building’ newyorkese, sotto un cielo plumbeo, si scambiano rapide battute. “Qualcosa deve andare male, così Norris potrà andare in vacanza, tutti hanno bisogno di una vacanza, anche noi”, dice il più vecchio dei quattro. Uno di loro, il ragazzo di colore che è il più giovane, sembra pedinare Norris in ogni sua mossa. Gli è sempre vicino. Non si tratta di un’impressione, è proprio così. Quando Dave Norris è in attesa che la sua carriera politica finisca prima ancora di incominciare, nell’albergo, va in bagno. Matt Damon entra chiede se c’è qualcuno, non c’è nessuno. Il giovane di belle speranze resta in quel bagno come un pugile sconfitto resterebbe nello spogliatoio a ripensare qual’è il colpo che lo ha fatto perdere. Improvvisamente si sente una voce accompagnata a una ragazza stupenda (Elise/Emily Blunt) che esce da uno dei bagni e si presenta, tra i due scorre elettricità dal primo istante, si baciano. Il loro bacio viene subito interrotto dall’arrivo di uno dei collaboratori di Norris, lei deve scappare.

Norris fa un discorso importante, prende una delle sue scarpe in mano e dice una frase importante, “quando sarò caduto vi accorgerete di come sono fatto dalla prima cosa che farò appena mi sarò rialzato in piedi”, un discorso di quelli che fanno breccia nel cuore, un esempio tutto americano di come si possa cercare una resurrezione dalla sconfitta. Due anni in particolare, nella storia recente del mondo, il 2001 e il 2007, hanno insegnato agli Stati Uniti che soltanto toccando il fondo si può provare un po’ di ammirazione in più per quel sole che splende sulle nostre teste. Fatto sta che questa ‘resurrezione’ così attesa e predicata nella recente mitografia cinematografica d’oltreoceano sembra tardare, lo dimostra il proliferare di pellicole ispirate alla distruzione del mondo da parte di un elemento ineluttabile come gli alieni, a sua volta speculare di quell’inno tutto americano che era “Independence Day”. Gli alieni di oggi e dell’immediato domani, nei film degli USA, vengono soltanto per distruggere e radere al suolo il pianeta.

Il giorno dopo la sconfitta Norris è tornato un uomo qualsiasi, va a lavoro, incrocia la gente per strada, fa battute. La sera prima i due loschi figuri in nero, quello anziano e quello che segue Norris fin dall’inizio, si salutano su una panchina. Il giovane si addormenta. Quando Norris prende l’autobus per andare al lavoro è troppo tardi, insegue il mezzo ma lo perde. L’uomo che pedina Norris come un agente ha un taccuino nero, una moleskine in formato A5 che legge sempre con attenzione, anche se a noi non è dato di vedere che cosa ci sia scritto. Qualcosa sta accadendo, il presente sta cambiando. Il pedinatore corre dietro al bus. Nel frattempo Norris, nell’autobus stipato di persone vede l’unico posto libero e si siede al fianco di una ragazza. Si tratta della stessa ragazza incontrata il giorno prima, Elise/Blunt. Il pedinatore mentre i due nell’autobus continuano il loro flirt cerca di raggiungerli senza farcela, viene investito da un taxi. Lui non si fa nulla, i suoi oggetti, taccuino compreso, saltano per aria. Finalmente possiamo vedere quel taccuino dove una traccia nera marcata cambia a seconda delle cose che accadono, si tratta di un percorso mutevole che cambia insieme ad altri percorsi. Due punti sul percorso viaggiano uniti, si dividono, si uniscono di nuovo. Le tracce sulla carta lampeggiano allo stesso modo di come potrebbe lampeggiare il segnale di errore su uno schermo. Ognuno di noi è rappresentato da un puntino nero che si muove nel percorso del suo piano, ‘the plan’. I puntini di Dave e Elise non potranno mai essere vicini, sono destinati a non incontrarsi mai. La dimensione fantastica irrompe così nella storia.

Dave Norris dopo essersi scambiato il numero con la misteriosa ragazza arriva nell’ufficio dove lavora. Dopo essere entrato nel palazzo come se niente fosse, saluta chi trova in ufficio e passando avanti, senza accorgersi che le prime persone che incontra sono immobili come statue, entra nella sala riunioni e si trova davanti a una scena incredibile. I suoi colleghi sono in piedi, immobili, nella stanza; alcuni uomini, vestiti da disinfestatori (i disinfestatori indossano una tuta nera simile a una tuta antisommossa), stanno controllando con apparecchiature e detector le persone; in fondo alla stanza ci sono i loschi figuri di prima, vestiti uguali ma senza giacca, come colti in un momento del loro lavoro di routine. Norris capisce che c’è qualcosa che non va e fugge. La scena da questo momento in poi è molto simile a quella presente nel primo Matrix, quando Mr. Smith e i suoi scagnozzi corrono dietro a Mr. Anderson/Keanu Revees nel palazzo degli uffici dove lui lavora. La differenza è che l’atmosfera è molto più cupa e temibile rispetto al succitato Matrix, cosa abbastanza difficile da immaginare ma molto riuscita in questa pellicola. Norris nonostante i tentativi di fuga viene catturato e narcotizzato. Si risveglia in un capannone anonimo. Qualche piccolo elemento lo orecchiamo a distanza, come ad esempio i borbottii del capo del Bureau, o il fatto che il giovane pedinatore di colore si addormenti sulla panchina e gli sfugga la missione di mano. Tutto ci fa trapelare l’originale dickiano, con quello spirito di aleatorietà e imperfezione nella perfezione che rende umano e soggetto a errore perfino l’Adjustment Bureau.

Dave Norris si risveglia legato a una sedia. Dietro di lui i loschi figuri in abito elegante confabulano osservando il taccuino, cercandosi di spiegare che cosa è andato storto. Norris chiede chi siano, “Noi siamo quelli che fanno in modo che tutto ciò che tu fai si accordi al piano”. Ci capita nella vita di ogni giorno di perdere un autobus, che un caffè ci cada per terra, che qualcosa ci costringa a fare qualcosa di diverso da ciò che avevamo preventivato. Si tratta di semplici ‘ricalibrazioni’ di eventi che fanno in modo che tutto accada come deve accadere, ‘according to a plan’, un disegno che è già scritto e che seguiamo in modo inconsapevole. Se Dave Norris non fosse andato contro il ‘piano’ e non avesse preso l’autobus non sarebbe arrivato in ufficio con tre minuti di anticipo e non si sarebbe accorto dell’errore. L’uomo, dopo avere spiegato a Norris il senso del piano, prima di congedarsi, gli chiede se si ricorda della ragazza che ha incontrato sull’autobus, Elise. Ecco, è bene per tutti che lei non incontri più quella donna. “Qual’è il problema?”, chiede Norris, “È un problema”, dopo di che Norris viene perquisito e gli viene sequestrato il biglietto con il numero di telefono che si era scambiato con la ragazza sull’autobus. “The Adjustment Bureau” è un film dove ritorna preponderante uno dei temi più ancestrali dell’Occidente: c’è una storia scritta, immutevole? Può un uomo cambiare il proprio destino? L’uomo è padrone della sua vita?

Dave Norris torna nel suo ufficio. La sua vita continua. La sua rassegnazione ha ancora il volto del suo giovane pedinatore, che lo incontra in un bar mentre Norris cerca disperatamente di ricordare il numero di Elise e gli spiega che deve dimenticarla. Ci sono nove milioni di persone in città, non la incontrerà mai. È così che deve andare. Passano tre anni.
Dave Norris prende l’autobus, sempre lo stesso, come ogni giorno. Rivede Elise, le corre dietro facendo fermare l’autobus. Tra i due c’è da subito un dialogo seduttivo, lei non è stata chiamata in tutti questi anni, lui si scusa, i due finiscono in un bar a bere qualcosa. Nel frattempo l’ufficio dei guardiani del destino si è già mobilitato, Dave Norris ha nuovamente deviato dal suo piano. Malgrado Norris sia un aspirante politico nulla ci fa ancora presagire alcunché sul fatto che Dave ed Elise non debbano avere a che fare l’uno con l’altra. Che cosa nella loro vita dovrà tenere i loro destini per sempre slegati? Il collega di Dave irrompe nel locale e con una scusa qualunque, in una scena tenuta a vista dai ‘guardiani’, riporta Dave in ufficio. Dave ed Elise, che un attimo prima si stavano per baciare sulla bocca, si lasciano con un freddo bacio sulla guancia. “Siamo ok”, dice il ‘guardiano’, il bacio mancato è segno che tutto va bene. Nei tre anni passati la campagna elettorale si è rimessa in moto, finalmente è giunto il momento per Dave Norris di riprendere la sua scalata alla carica di Governatore dello Stato di New York. Altro giro, altro discorso, girato sotto il ponte di Brooklyn.

La storia, questa volta rivista dalla visuale dei ‘guardiani’, ritorna al punto di partenza, a quando tre anni prima Dave Norris aveva incantato il suo elettorato con un discorso. Sul cellulare di uno dei due guardiani che osservano il discorso compare una scritta “abbiamo di nuovo spostato le prove nel vecchio posto”. Sul cellulare di Elise compare una scritta “torna alle prove”. In questo momento capiamo che Elise era coinvolta nel piano, siamo a metà della storia. Accade ciò che accade in altri racconti di Dick, in “A Scanner Darkly” per fare un esempio, la realtà del racconto e le implicazioni tra i protagonisti vengono poste su livelli che si intersecano scendendo sempre di più nel profondo e il protagonista non è mai consapevole fino alla fine della vicenda di tutto ciò che era stato architettato alle sue spalle. Il protagonista di “A Scanner Darkly” lotta contro qualcosa che alla fine si rivela essere parte integrante di tutto ciò che lo ha convinto a lottare, il nemico e l’amico coincidono, l’elemento negativo e quello positivo sono le facce di una stessa medaglia. Dave alza la testa e vede i guardiani alla finestra, si accorge di essere osservato, vuole andare a “Pier 17”, il luogo dove è scoppiato lo scandalo che tre anni prima gli ha impedito di essere eletto.

In una scena rocambolesca di inseguimento Dave Norris, riesce a distruggere il labirinto creatogli attorno dai guardiani, prende un taxi e riesce finalmente a raggiungere Elise, nel laboratorio di danza dove sta provando. Il controllore più anziano, quando lo raggiunge, si accorge che è troppo tardi, fa ritorno nella centrale dell’Adjustment Bureau. Dave e Elise, innamorati, riescono finalmente a trascorrere un giorno intero insieme, fino alla prima notte d’amore.

L’ascesa di Dave Norris continua, lo vediamo disinvolto mentre risponde all’ennesimo giornalista di una trasmissione elettorale, al termine di un’intervista apre la porta per uscire e si ritrova nello stesso capannone dove i guardiani, la prima volta, lo avevano ‘redarguito’, i guardiani hanno il potere di cambiare la realtà e spostarsi attraverso le porte aprendole nel luogo che preferiscono raggiungere. Questa volta il discorso è più serio. Un uomo, che comanda gli altri guardiani, gli spiega che il ‘libero arbitrio’ è un’invezione fasulla e che per tutto il suo corso la storia si è adeguata a un destino che è scritto, nero su bianco, dall’Impero Romano ai giorni nostri passando per le conquiste e le guerre mondiali; ed è così che dovrebbe fare anche Dave, se lui resterà con Elise non solo perderà queste elezioni, ma non avrà la possibilità di vincere anche le quattro successive che lo porteranno a diventare Presidente. Dave non vuole crederci, e se ci crede non vuole essere una pedina di un destino che non sia frutto completo della sua volontà, e lui ha deciso di stare con Elise, “tutto ciò che ho è frutto di una mia scelta, e io ho scelto lei” è la battuta che si pone al culmine di questa sceneggiatura fatta di dialoghi serrati, cerebrali ma allo stesso tempo fruibili, tesi in una semplicità che di per sé è già un classico. Dave torna da Elise, il guardiano lo segue, “Elise è destinata a diventare la più grande ballerina del paese, se resta con te insegnerà danza nelle scuole”.

Dave Norris si decide a lasciarle percorrere la sua vita da sola. Elise diventa ciò che deve essere, una delle migliori ballerine degli USA. Finché il guardiano più giovane, quello che pedinava Dave all’inizio della pellicola e che oramai ha preso a cuore al sua scelta, si rifa vivo proprio il giorno prima in cui Elise – con un po’ di riluttanza mal celata – deve sposarsi. I due, Dave Norris e il guardiano, vanno in cerca di Elise, per raggiungerla prima che lei decida di sposarsi. Prima delle sequenze finali Dave Norris imparerà a muoversi nei luoghi attraverso le porte, come un guardiano, il tempo stringe e quindi anche lui deve essere messo a conoscenza di queste tecniche. Nel frattempo Elise e il suo futuro marito sono arrivati al municipio. Nella migliore delle tradizioni cinematografiche statunitensi dietro a questo matrimonio anziché l’amore si nasconde l’ottenimento di un passaporto per uno dei due contraenti.

Dave Norris si congeda dall’amico, indossa il cappello tipico dei guardiani, e dallo scantinato della metropolitana di New York, dove ha appreso i segreti dei guardiani del destino, entra in azione; dovrà fare in fretta perché ogni minimo cambiamento del suo piano verrà subito notato dai guardiani. Dave non fa in tempo a entrare nella realtà che i guardiani si mettono subito sulle sue tracce. Dave in questa corsa finale riesce finalmente a raggiungere Elise, i due fuggono insieme attraversando inseguiti diverse porte, finché non si trovano sotto alla Statua della Libertà, dove Dave chiede a Elise se vuole seguirlo, “tutto ciò che deve accadere nella tua vita non accadrà se resti con me”. Elise decide di seguire Dave, apparentemente contro ogni logica e fidandosi di lui. Aperta l’ultima porta i due si trovano in un corridoio, i guardiani leggono sulle loro moleskine il percorso del destino modificato, esclamano “o mio Dio”. Dave e Elise sono riusciti a entrare nella sede centrale dell’“Adjustment Bureau”, inseguiti riescono a scappare salendo in cima al terrazzo. Dove vengono raggiunti dai guardiani. Una volta circondati sono consapevoli che da un momento all’altro potranno essere uccisi, o, nella migliore delle ipotesi, separati per sempre. I due si baciano. Al termine del bacio i due sono soli. I guardiani sono scomparsi. “Credevate che avreste potuto raggiungere il Presidente (The Chairman), e cambiare il vostro destino, non è così che si fa”, dice il guardiano anziano a Dave Norris. Il giovane guardiano entra con un plico, sussurra all’anziano che ci sono novità.
Nessuno ha mai visto il Presidente, che compare sotto diverse forme a diverse persone, questa volta ha deciso di cambiare il ‘piano’, quindi Dave e Elise possono proseguire nella loro vita insieme. Sul taccuino il loro percorso è cambiato. Adesso i loro punti procedono insieme.

Le persone non si accorgono che il libero arbitrio è un dono finché non devono lottare per esso. L’ennesima visione scompare davanti ai nostri occhi. La cosa che ci continuerà ad inquietare, scorrendo le pagine di Philip K. Dick, sarà quel miscuglio di follia ragionevole e raziocinio deragliato, entro i quali ancora oggi si muove il nostro oscuro scrutare.

Luciano Pagano – Musicaos.it
http://twitter.com/lucianopagano

Bibliofilmolibrografia

1_ “Philip K. Dick. La macchina della paranoia, Enciclopedia dickiana”, di A. Caronia, Domenico Gallo, Agenzia X, Milano, pp. 352, Milano, 2006, ISBN 88-95029-09-7

2_ Luciano Pagano, “Dickipedia. Su Philip K. Dick. La macchina della paranoia, Enciclopedia dickiana” di Antonio Caronia e Domenico Gallo”, su Musicaos.it, Anno IV, Numero 26, “Anelli Deboli”, Luglio 2007

3_ Da vedere: “Blade Runner”, “Minority Report”, “A Scanner Darkly”, Da leggere: le opere Philip K. Dick, edite da Fanucci Editore, il libro di Jonathan Lethem edito da Minimum Fax, la vecchia introduzione di Gianni Pilo al volume di Philip K. Dick dal titolo “I difensori della terra”.

[il presente articolo è stato terminato qualche giorno prima dell’uscita nelle sale italiane, l’anno scorso, di The Adjustment Bureau (I guardiani del destino)]

Resistenza della poesia >14 gennaio / Firenze – Le Murate Caffè Letterario




SABATO 14 GENNAIO

h 16:00 Presentazione libri
RESISTENZA DELLA POESIA

Un incontro con i poeti italiani delle ultime generazioni.

Conducono i critici Cecilia Bello Minciacchi, Caterina Verbaro, Raoul Bruni
Coordina Vittorio Biagini

h 16:00 Presentazione di cinque volumi

Rsvp, ed. Polìmata, Roma, 2011, di Alessandra Cava
Shelter, ed. Donzelli, Roma, 2010 di Marco Giovenale
Bianchi Girari, ed. Perrone, Roma, 2011, di Michele Porsia
La trasfigurazione degli animali in bestie, ed. Transeuropa, Massa 2011 di Alessandro Raveggi
Strutture, ed. Oedipus, Salerno/Milano, 2011 di Ivan Schiavone

h 18:30 Recital

Di Alessandra Cava, Rino Cavasino, Marco Giovenale, Sara Davidovics, Eleonora Pinzuti, Michele Porsia, Alessandro Raveggi, Federico Scaramuccia, Ivan Schiavone, Marco Simonelli e Novella Torre

Caffè Letterario Le Murate

Piazza delle Murate, Firenze
caffeletterario
(39) 055 2346872
www.lemurate.it