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Roma, 3 marzo: THE SHOOTIST. In Camera verde


A Roma, sabato 3 marzo 2012
in Camera verde (via G.Miani 20)

Dalle ore 18.00 alle ore 21.00

Presentazione del libro

THE SHOOTIST
Il pistolero

di
Giovanni Andrea Semerano
e
Matias Guerra

Con un testo di
Toni D’Angela

http://slowforward.wordpress.com/2012/02/29/sabato-3-in-camera-verde-the-shootist/

Centro Culturale
LA CAMERA VERDE
Via Giovanni Miani n. 20, 20°, 20b. 00154 Roma
3405263877
info@lacameraverde.com www.lacameraverde.com

“Italia in bianco e nero”, di Josè Pascal. Poesia inedita


ITALIA IN BIANCO E NERO

Sbarcan sull’isola gli uomini neri,
cercan la pace e la libertà,
triste è la sorte per gli stranieri,
trovan uno stato che ospitarli non sa.

La storia ci insegna che abbiam poca memoria
e l’unità una chimera sarà,
per una nazione che non ricorda la gloria,
triste è la sorte che la attenderà.

Danzan burattini dentro l’arena
e lo spettacolo pietoso si presenterà,
pensa la gente che assiste alla scena,
triste è la sorte che male ci fa.

Strana è la sorte di questa nazione,
che gioie e dolori da sempre ci da,
di mille colori è il suo balcone
ogni speranza mai tramonterà.

Raccontan le storie gli anziani ai bambini,
tramandan memorie che tesoro saran,
lavoran artigiani con i contadini,
ricchezza più grande mai si vedrà.

Pulsano i cuori delle formiche,
una voce si spande fra agri e città,
sbucan dai fori e dalle stradine,
un urlo accorato reclama Unità.

Poesia estratta dalla mia scatola di latta

§

Poesia, filastrocca, breve canzone civile, difficile trovare una descrizione per questi versi di Josè Pascal, poeta e attivissimo autore del blog parolesemplici.wordpress.com, del quale sono affezionato lettore. È per questo che ho chiesto un parere direttamente all’autore di questi versi, dato che per lavoro e per passione ho programmaticamente scelto di occuparmi di scrittura poetica soltanto quando ne ritenessi valido il senso, quindi non scrivendo versi resto affascinato dall’origine di ogni dettato poetico.

L’autore mi ha risposto così “La poesia è un tributo ai 150 anni d’unità d’Italia.Il testo è nato da un mio stato di malessere e indignazione verso la classe politica nazionale che dissipa la ricchezza materiale e immateriale del nostro Bel Paese. La parte finale del testo è una esortazione alle forze sociali del nostro Paese ad una mobilitazione popolare.” Potrò sembrare ovvio, ma essere spinti da una motivazione simile, senza volontà di puntare il dito oppure dare lezioni di civiltà a alcuno, è segno che qualcosa si muove, sotterraneamente, in ognuno di noi, per far in modo che la barbarie non prenda il sopravvento.
Approfitto per rinnovare l’invito a contribuire a Musicaos.it, con racconti, recensioni, spunti, letture, le istruzioni sono nella pagina dei contatti; il lavoro che proseguo sul blog, da diversi anni, è quello di mettere a confronto le diverse voci della scrittura, senza preclusioni, scrutando quel che accade e lasciando che suggestioni di differenti scritture si incontrino; un po’ come è accaduto con quell’amico al quale qualche sera fa ho chiesto “Ma se io non sono io, io è un altro?”.

Roma, Sabato 25 febbraio, in Camera verde: “Detour”, di Elisa Davoglio


A Roma, in Camera verde (via G.Miani 20)
Sabato 25 febbraio 2012, alle ore 19:30

presentazione del libro

Detour
di

Elisa Davoglio

(Collana Visioni dal Cinematografo)

http://slowforward.wordpress.com/2012/02/23/detour-di-elisa-davoglio-sabato-25-in-camera-verde/

Centro Culturale
La Camera Verde

direttore

Giovanni Andrea Semerano
via Giovanni Miani n. 20, 20 a, 20b 00154 Roma

3405263877

info – www.lacameraverde.com

Roma, venerdì 24 febbraio all’Apollo 11: “Gli osceni fauni” (Edoardo Sanguineti) – Incontri multimediali per un progetto di poesia permanente. Primo incontro


all’Apollo 11 – venerdì 24 febbraio – ore 20.00
Piccolo Apollo – Centro Aggregativo Apollo 11
c/o ITIS Galilei – via Conte Verde, 51 – Roma

Ingresso riservato ai soci
(tessera mensile 7,00 € / 5,00 € per studenti e over 65 – sottoscrizione libera per ogni evento)

Gli Osceni Fauni
(Edoardo Sanguineti)

Incontri multimediali per un progetto di poesia permanente a cura di
Maria Grazia Calandrone, Fabio Lauteri, Canio Loguercio, Lidia Riviello

venerdì 24 febbraio, primo incontro:

con

Daniela ATTANASIO
Marco GIOVENALE, testi; Michele ZAFFARANO, immagini
Vincenzo OSTUNI
Gilda POLICASTRO

i loro oggetti /ospiti a sorpresa e il poeta di fianco…

Rosa FILARDI presenta InVerse (J. Cabot University)

DEDICA: una poesia di: Giuliano MESA

Suoni al piano: Angelo PELINI

Ricordiamo che alle 20.00 c’è il rinfresco e alle 20.30 si inizia

https://www.facebook.com/pages/Gli-Osceni-Fauni-progetto-di-poesia-Centro-Aggregativo-Apollo-11/232188576875885

“Gli Osceni Fauni – Incontri multimediali per un progetto di poesia permanente” – progetto

Gli “osceni fauni” non vuole essere semplicemente una rassegna di poesia ma un progetto che mira a trasformare il luogo/ scena della poesia contemporanea in uno spazio sperimentale nel quale i poeti si mettono in gioco con oggetti e soggetti della loro poetica.

Ogni poeta invitato sulla scena dell’Apollo 11 farà una esperienza di scena, di dialogo, di performance, d’ improvvisazione con la persona / personaggio prescelto di fronte al pubblico. Non necessariamente si tratterà di una persona! Altresì di un oggetto, di un video, di una musica.
Per un aggiornamento continuo delle esperienze compiute o in fieri nell’ambito letterario/artistico e poetico, verranno presentate delle riviste in breve: prima dell’incontro del poeta con il suo ospite, un critico o uno scrittore, un editore oppure un lettore presenterà in pochi minuti una nuova rivista o un blog o un libro in uscita, appena uscito o che s’intende recuperare.
Il titolo (Gli osceni fauni) è preso in prestito da una definizione che Edoardo Sanguineti assegnò a se stesso mentre eseguiva un proprio “autoritratto”.

24 Febbraio 2012 – Michela Marzano, “libraia d’eccezione” a La Feltrinelli Point di Lecce


Volevo essere una farfalla di Michela Marzano (Mondadori)

Per un giorno … libraia d’eccezione

Feltrinelli Point di Lecce
Via Cavallotti 7/a

Venerdì 24 febbraio ore 16,30

Cover.jpg

Venerdì 24 febbraio alla Feltrinelli Point di Lecce in via Cavallotti 7/a dalle ore 16,30 alle ore 17,30 una libraia d’eccezione incontrerà i lettori fornendo i suoi consigli di lettura… Per chi vuole conoscerla direttamente, avere consigli e suggerimenti, scambiare pareri “letterari”, la può trovare in giro per la libreria Feltrinelli Point di Lecce, in un incontro eccezionale e unico nel suo genere…
Di chi stiamo parlando? Di Michela Marzano, autrice per Mondadori di Volevo essere una farfalla.
Inoltre sarà a disposizione per firmare le copie del suo libro.

Michela Marzano è un’affermata filosofa e scrittrice, un’autorità negli ambienti della società culturale parigina. Dalla prima infanzia a Roma alla nomina a professore ordinario all’università di Parigi, passando per una laurea e un dottorato alla Normale di Pisa, la sua vita si è svolta all’insegna del “dovere”. Un diktat, però, che l’ha portata negli anni a fare sempre di più, sempre meglio, cercando di controllare tutto. Una volontà ferrea, ma una costante violenza sul proprio corpo.

“Lei è anoressica” le viene detto da una psichiatra quando ha poco più di vent’anni. “Quando finirà questa maledetta battaglia?” chiede lei anni dopo al suo analista. “Quando smetterà di volere a tutti i costi fare contente le persone a cui vuole bene” le risponde. E ha ragione, solo che è troppo presto. Non è ancora pronta a intraprendere quel percorso interiore che la porterà a fare la pace con se stessa.

“L’anoressia non è come un raffreddore. Non passa così, da sola. Ma non è nemmeno una battaglia che si vince. L’anoressia è un sintomo. Che porta allo scoperto quello che fa male dentro. (…) Oggi ho quarant’anni e tutto va bene. Perché sto bene. Cioè… sto male, ma male come chiunque altro. Ed è anche attraverso la mia anoressia che ho imparato a vivere. Anche se le ferite non si rimarginano mai completamente. In questo libro racconto la mia storia. Pensavo che non ne avrei mai parlato, ma col passare degli anni parlarne è diventata una necessità.” Michela Marzano

Info:
tel. 0832.331999

press: overeco

Affaritaliani.it lancia PugliaItalia: Un ponte tra la Puglia e il resto del mondo


AffariItaliani
il primo quotidiano online

Dopo MilanoItalia e RomaItalia
Affaritaliani.it lancia PugliaItalia
Un ponte tra la Puglia e il resto del mondo

Una nuova sezione arricchisce da oggi il palinsesto di Affaritaliani.it. Il primo quotidiano online lanciaPugliaItalia, cultura e politica, economia, turismo e società della regione oggi più trendy e cool d’Italia.

La sezione, aggiornata quotidianamente in tempo reale, si avvarrà di una piccola redazione locale e presenze diffuse in tutte le province e lungo gli ottocento chilometri di coste del tacco d’Italia, grandelaboratorio di nuova politica e patria dell’economia green e dello sviluppo ecosostenibile, delle energie alternative e della nuova agricoltura, dell’agroalimentare e della dieta mediterranea. Fucina di nuovi artisti e musicisti e di inedite tendenze culturali, dalla taranta alle pellicole di qualità dell’Apulia Film Commission, dalla letteratura dei Carofiglio e dei Desiati, alla musica di Emma e di Dolcenera. Ma anche terra della Sacra Corona Unita e della crescente presenza sul territorio della criminalità organizzata e della diossina dell’Ilva, fenomeni verso i quali è forte l’azione di contrasto delle autorità e delle popolazioni locali.

«Come ha mostrato alla Bit di Milano, la Puglia in questo momento, con “Live your Puglia experience”, è più che mai pronta e decisa a lanciare nel mondo il suo brand e i prodotti della sua enogastronomia, le sue coste incontaminate e le sue campagne di ulivi dalla terra rossa, risparmiate dalla globalizzazione e dalla speculazione edilizia», spiega il direttore di Affaritaliani.it Angelo Maria Perrino. «Il nostro giornale, con la sua audience “televisiva” di 600 mila lettori, vuol rappresentare un ponte efficace tra la Puglia e il resto del mondo, una vetrina per gli operatori turistici di Bari e della sua incantevole murgia come di Lecce e delle spiagge caraibiche del Salento, del turismo religioso del Foggiano, delle vestigia storiche dei grandi porti della Magna Grecia e della via Appia di Brindisi e Taranto.»

Alla vigilia del rendez-vous estivo, momento in cui dal Gargano al Salento la regione si prepara ad accogliere, con le sue splendide coste e la sua cultura millenaria, un mix di tradizione e innovazione, più di 3 milioni di turisti, PugliaItalia esordisce con un’esclusiva videointervista al principale protagonista del miracolo Puglia, il governatore della regione Nichi Vendola, cui seguiranno gli interventi dell’assessore alle Risorse agricole Dario Stefàno, padre del boom del Primitivo e creatore del progetto “Puglia rurale”, nuova frontiera del turismo lento delle masserie e dei muretti a secco, e le testimonianze di pugliesi d’adozione come Giorgio Forattini (che rivela le sue poesie inedite dedicate alle ragazze pugliesi) e Roberto Vecchioni. Ma anche di big emigrati anni fa ma rimasti legati al loro territorio d’origine come l’attore Michele Placido e il designer di grido Fabio Novembre.

«Al Nord eravamo già presenti con una pagina cult come MilanoItalia, al centro si sta affermandoRomaItalia», conclude Perrino. «Ora con PugliaItalia chiudiamo il cerchio sbarcando al Sud e completando la nostra offerta quotidiana di informazione croccante locale e globale».

Milano 21 febbraio 2012

Per contatti:
Affaritaliani.it
t. 02 29403377

21 Febbraio 2012 – Prosegue a Veglie la rassegna “Bookatini in maschera”


Martedì 21 Febbraio 2012 – Dalle ore 21.00

per la rassegna “Bookatini…in maschera”
il Bar Cafè di Veglie (Via Italia Nuova, 24)

presenta

“Giù la maschera”
Con Elio Coriano, Francesco Carrozzo, Francesco Pasca, Stefano Donno, Luciano Pagano

Prosegue la rassegna “Bookatini…in maschera”, presso il Bar Cafè di Veglie (Via Italia Nuova, 24), con l’ultima giornata dedicata interamente al Carnevale.

Il Martedì Grasso di Bar Cafè, dopo gli appuntamenti con Franco Ungaro, Francesco Pasca e Paola Scialpi, sarà ancora dedicata al tema della maschera, questa volta con un punto di vista inedito dal titolo “Giù la maschera”, dedicato all’intellettuale, all’artista, allo scrittore che intendono gettare la maschera e svelare se stessi e la propria produzione. Protagonisti della serata saranno gli scrittori e poeti Elio Coriano, Francesco Pasca, Francesco Carrozzo, Stefano Donno, Luciano Pagano.

Tutti i presenti sono invitati a partecipare a questo incontro mascherati, ‘realmente’ o ‘virtualmente’. Dopo la performance verrà presentato un inedito “aperitivo d’autore” a cura del maestro di fornelli Antonio Caputo, e la sera proseguirà con una festa in maschera.

Nume tutelare della serata Pantalone. Maschera veneziana della metà del ‘500, rappresentante il tipico mercante vecchio, avaro e lussurioso. Questa figura era già presente nelle commedie erudite rinascimentali, ma la sua vera origine risale al personaggio del Magnifico che recitava nelle piazze accanto al servo Zanni, performando scene di grande comicità, che conquistarono i primi palcoscenici della Commedia all’improvviso o dell’arte.

20 Febbraio 2012 – Incontro pubblico con l’On. Alfredo Mantovano a partire dai temi di “Ritorno all’Occidente”, modera il dott. Gianluca Pasca


ritorno_all_occidente.jpg

Forum Convergenze Possibili
Conferenza Permanente sul Salento

Presentano

Ritorno all’Occidente
Incontro pubblico con l’On. Alfredo Mantovano

Modera il dott. Gianluca Pasca (Vice Presidente Ass. Kalos Manfredi Pasca)

Lounge Bar Manhattan in via Salandra 2 a Lecce

20 febbraio 2012 ore 19,00

Lunedì 20 febbraio alle ore 19,00 presso il Lounge Bar Manhattan in via Salandra 2 a Lecce (accanto all’Hotel President) ci sarà l’incontro pubblico con l’On Alfredo Mantovano. Modera il dott. Gianluca Pasca (Vice Presidente dell’Ass. Kalos Manfredi Pasca). L’incontro avrà tra i temi previsti la crisi della Giustizia, la deriva della società di oggi, l’attuale situazione di emergenze e crisi socio-economiche nell’ottica della politica nazionale e locale. Si partirà da alcuni degli argomenti affrontati dall’On . Mantovano in una delle sue opere più interessanti che ha per titolo “Ritorno all’Occidente.” L’appuntamento sarà inoltre occasione per presentare alla collettività salentina e regionale, il progetto di conferenza permanente sul Salento, un contributo operativo che nasce dalla società civile e che può divenire motore di sviluppo per il ter ritorio e non solo.

Scheda del volume – Il diario di un conservatore con incarichi di governo e di partito, coinvolto in prima persona nell’attualità politica. Questo libro tocca vari temi, dalla bioetica al terrorismo, all’immigrazione alla libertà religiosa, dalle radici cristiane dell’Europa alla dialettica fra politica e tecnocrazia, inoltre ha un preciso filo conduttore: l’intenzione di mostrare il perché si sceglie di essere conservatori, in Europa come negli Usa, evitando semplici scorciatoie.

«Se sia necessario o no elevare il criterio e il livello del fare politica in Italia e in Europa, se sia utile e importante lasciare il terreno della manovra chiusa e oligarchica per sollecitare il pieno corso di guerre culturali che ci portino a vivere in un mondo meno pacificato dal conformismo, giudicate voi. Per quanto mi riguarda credo di poter dire che, se la risposta è positiva, se qualcosa bisogna fare per dare radici alle libertà occidentali, è di questi materiali letterari e umani che abbiamo bisogno». Giuliano Ferrara – Direttore del “il Foglio” (dall’introduzione del libro)

“Il rubacuori” – Tiromancino


Come mi sento quando arrivo in ufficio
per licenziare trentacinque persone
il modo in cui dirglielo, la faccia da fare
sono al di là del bene e del male.
L’azienda non si tocca, l’azienda è al primo posto
e chi non fa più parte è come fosse morto
io questo lo so bene e non mi sfiora il rimorso
mando tutti a casa e mi tengo stretto il posto.
Tanto a me della musica
non mi frega più niente
seguo un’altra politica
sono dirigente.
E non puoi più pensare di me
troppo liberamente
che ho cercato il potere
rovinando la gente.
Come mi sento il giorno dopo
che ho messo in strada trentacinque famiglie
darò la colpa all’estero dei tagli al personale
ma in fondo credo sia più che normale.
Prenoto una campagna a prezzo di listino
poi provo a fare pena per pagare meno
qualcuno in malafede sicuro dirà
che io non ho più, nessuna dignità.
Tanto a me della musica
non mi frega più niente
questa è la mia rivincita
sono dirigente.
E non puoi più pensare di me
troppo liberamente
che ho cercato il potere
rovinando la gente.

15 Febbraio 2012 – a Veglie prosegue la rassegna “Bookatini in …maschera!”.


Rassegna Bookatini in … maschera!

“Cromìe d’inganni e finzioni”
Live performance pittorica di Paola Scialpi

Presso
“Cafè” – Via Italia Nuova 24 (Veglie)
15 febbraio 2012 ore 21,00

Dopo l’incontro con Franco Ungaro e il suo viaggio nella “Lecce sbarocca”, e dopo l’incontro con il performer e scrittore Francesco Pasca, continuano le attività culturali di “Cafè” a Veglie, in Via Italia Nuova 24 per il mese di febbraio. La rassegna dal titolo “Bookatini … in maschera!” continua la sua programmazione il giorno 15 febbraio 2012 a partire dalle ore 21,00. L’appuntamento dal titolo “Cromie d’inganni e finzioni” vedrà la performance pittorica live dell’artista Paola Scialpi, che creerà per l’occasione dei percorsi pittorico/informali ispirati alla maschera di Arlecchino.

L’artista leccese ha scelto proprio Arlecchino come nume ispiratore della serata, per delle peculiarità proprie della maschera che l’avvicinano al mondo inquieto e straordinario della pittura e della creazione estetica. La maschera di Arlecchino, ha origini molto più antiche del 1500. In effetti il personaggio pare legato fortemente ad un entità singolare: nel XII secolo Orderico Vitale nella sua Historia Ecclesiastica scrive di una familia “Herlechini” (un corteo di anime) guidata da questo Arlecchino, un’entità spirituale gigantesca, oppure si può ricordare l’Alichino (nome molto simile al nostro Arlecchino) dantesco che appare nell’Inferno come capo di una schiatta diabolica. L’impeto “diabolico” dell’Arte rivive dunque nelle irriverenze e nella folle e diabolica giocosità di Arlecchino.

Paola Scialpi, artista salentina, ha esposto nella sua carriera nelle più importanti gallerie d’Italia: dallo Studio D’Ars di Milano alla Galleria d’Arte La Scaletta di Matera. A livello internazionale ha esposto negli Emirati Arabi Uniti presso lo Shariah Art Contemporary Museum, e a New York presso la Broadway Gallery. Autrice di saggi sull’intercultura, sue opere appaiono su diverse edizioni dell’Art Diary di Flash Art, e di recente è stata inserita nel catalogo curato da Luciano Caramel per Giorgio Mondadori dal titolo “Mille Artisti a Palazzo”. Attualmente dirige l’Overeco Academy e Workshop.

16 Febbraio 2012 – La cultura in Banca: Vittoria Coppola presenta “Gli occhi di mia figlia” a Lecce, presso il “Banco di Napoli” di Piazza Sant’Oronzo


Banco di Napoli
Gruppo Intesa San Paolo
Piazza Sant’Oronzo, 43

Giovedì 16 Febbraio 2012 – Ore 17.00

Vittoria Coppola
presenta
“Gli occhi di mia figlia”
(Lupo Editore/Edizioni a Nordest)

Parteciperanno:
L’autrice, Vittoria Coppola
L’editore, Cosimo Lupo

Dialogherà con l’autrice e modererà il dibattito:
Domenico Saponaro

Interventi musicali:
Elena Borlizzi

La cultura in Banca

Giovedì 16 febbraio, alle ore 17.30, presso la sede di Banco di Napoli in Piazza Sant’Oronzo a Lecce, si terrà la presentazione del romanzo “Gli occhi di mia figlia” (Lupo Editore/edizioni a nordest) di Vittoria Coppola. Il libro, eletto libro dell’anno 2011 dal sondaggio del Tg1, verrà presentato nella prestigiosa sede dell’istituto di credito, in una modalità del tutto inedita che prevede l’invito dei propri clienti, in particolare giovani. Questa apertura straordinaria al pubblico vuole rappresentare la volontà del Banco di premiare chi ha svolto un lavoro meritevole nel campo della cultura.

Il Coordinatore del Mercato Lecce, Giuseppe De Lorenzo, ha accolto subito l’invito di dedicare un giorno a un libro, per clienti, dipendenti e tutti coloro che vorranno prendere parte all’evento: “Vittoria Coppola è un giovane talento, ci è subito piaciuta l’idea di restituire al territorio stesso in termini di visibilità e accoglienza una delle sue migliori espressioni; non escludiamo che questa possa essere la prima tappa di una serie di eventi simili dedicati non solo alla scrittura, ma all’arte e alle espressioni più importanti di questa terra”.

La Banca per un giorno diventa un luogo dove depositare interessi culturali e prelevare emozioni, sentimenti, storie. Come sostiene il direttore della filiale, Piero Luigi Balena, questo è anche un modo per riconoscere la vocazione alla qualità e al risultato della piccola e media impresa, categoria alla quale appartengono, come Lupo Editore, la maggior parte delle realtà che operano sul tessuto economico e sociale del Salento, “andare in banca, quindi, non soltanto per effettuare investimenti, prelievi o prestiti, ma anche per accrescere il capitale culturale e umano della propria persona”. Per l’occasione l’evento sarà ripreso anche dalla Web Tv del Gruppo Intesa San Paolo e poi diffuso nelle filiali di tutta Italia.

VITTORIA COPPOLA

Vittoria Coppola ha 26 anni, vive a Taviano (Le). È laureata in Lingue e Letterature Straniere, Comunicazione Linguistica Interculturale (Università del Salento, luglio 2010).
Attualmente lavora come receptionist presso un albergo di Gallipoli (Le).
Vittoria Coppola racconta di sé e del suo lavoro “È un lavoro che mi piace molto in quanto mi ‘immerge’ nella realtà turistica, che trovo stimolante e fondamentale per il nostro bellissimo territorio salentino.
La passione assoluta che muove le mie giornate è la scrittura. Lo scopo che mi prefiggo nel momento in cui inizio a riempire pagine di parole e sentimenti, è quello di emozionare, regalando a chi mi privilegia ‘leggendomi’ attimi personalissimi di evasione dalla realtà, ma anche, perché no, arricchimento della stessa. Confido sempre nella bellezza dei sentimenti e perciò, quando qualcuno reputa banale il parlare d’amore, io sorrido, e vado avanti per la mia strada.”

Ingresso libero


Info: www.lupoeditore.com

Facebook: http://www.facebook.com/pages/Gli-occhi-di-mia-figlia-Vittoria-Coppola-Lupo-Editore-Edizioni-A-nordest/225482307546233

“GLI OCCHI DI MIA FIGLIA”, Vittoria Coppola, 12 €, Isbn: 9788896742600

Da Domenica 12 Febbraio 2012 – a La Feltrinelli Point di Lecce – Corso di massaggio prenatale


CORSO DI MASSAGGIO PRENATALE

A partire dal 12 febbraio 2012 alle ore 10,00

Feltrinelli Point di Lecce
Via Cavallotti 7/a

A partire da domenica 12 febbraio ore 10:00 alla Feltrinelli Point di Lecce partirà il CORSO DI MASSAGGIO NEONATALE. Un ciclo di 5 incontri, che si terranno ogni domenica (12 , 19, 26 febbraio; 4 e 11 marzo) durante i quali verranno spiegate ai genitori le sequenze complete dei massaggi, il lavoro sul rilassamento del bambino attraverso il “tocco rilassante”, l’apprendimento di modalità che possono dare sollievo in caso di stipsi, meteorismo, coliche addominali e pianto, nonché esperienze di comunicazione non verbale stimolate dal massaggio. Insegnante: dott.ssa Simona Marzo, pedagogista, insegnante di massaggio infantile accreditata A.I.M.I. (Associazione Italiana Massaggio Infantile ). Destinatari : tutti i genitori e i loro bimbi da 0 a 12 mesi.

I materiali per i laboratori sono messi a disposizione dalla libreria. I posti sono limitati.

Per informazioni e iscrizioni FELTRINELLI POINT LECCE,
tel. 0832-331999 oppure inviate una mail a: lecce@feltrinellifranchising.it

LECCE – via Cavallotti 7/a, 0832/33199

10 Febbraio 2012 – Lecce – L’ultimo Pasolini: incontro con Pasquale Voza al Paisiello


astragali TEATRO paisiello
L’ULTIMO PASOLINI:
TRA "CRISI COSMICA" E BIO -POTERE

incontro con l’autore
Pasquale Voza

TEATRO PAISIELLO – Lecce
10 febbraio 2012 h. 18
ingresso libero

prossimo appuntamento teatro ragazzi: domenica 19 febbraio
Teatro Paisiello – Lecce
Burattini al Chiar di Luna – HANSEL E GRETEL –
ingresso 5 euro

info e prevendita: 0832-306194 320-9168440
teatro www.astragali.org

Sabato 11 Febbraio 2012 – Vittoria Coppola “Libraia per un’ora” presso la Feltrinelli Point di Lecce


Sabato 11 Febbraio 2012 – Ore 19.00
La scrittrice Vittoria Coppola
sarà "Libraia per un’ora"

Una libraia d’eccezione che incontrerà i lettori fornendo i suoi consigli di lettura…
Per chi vuole conoscerla direttamente, avere consigli e suggerimenti, scambiare pareri ‘letterari’,
la può trovare in giro per la libreria Feltrinelli Point di Lecce,
in un incontro eccezionale e unico nel suo genere…

Inoltre firmerà le copie del suo romanzo
"Gli occhi di mia figlia" (edizioni A nordest/Lupo Editore)

Info: lecce
tel. 0832/331999

9 FEBBRAIO 2012 – “Controsensi e controversie sulla decrescita”. Serge Latouche a Lecce all’Università del Salento


BOTTEGA del MONDO “Made in DIGNITY”
Commercio EQUO E SOLIDALE CONSUMO CRITICO coop.soc. ONLUS

Presidi del Libro in collaborazione con il Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione

organizzano un incontro con

SERGE LATOUCHE (professore emerito presso l’Università di Orsay) sul tema” Controsensi e controversie sulla decrescita.

Oltre il mito dello sviluppo ed il fallimento dell’economia dei consumi”. L’appuntamento è previsto per giovedì 9 febbraio 2012 alle ore 10.30 presso l’AULA SP2 dello SPERIMENTALE TABACCHI a Lecce, in viale dell’Università 2. InterverrannoCarlo Mileti, presidente Coop. Soc. Commercio Equo e Solidale, Lecce e il Prof. Stefano Cristante, Presidente Corso di Laurea Scienze della Comunicazione – Università del Salento

dal “MANIFESTO del DOPOSVILUPPO” di Serge Latouche:

“Il movimento per la decrescita s’inscrive nel più amppio movimento dell’”International Network for Cultural Alternatives to Development” (INCAD) e si riconosce pienamente nella dichiarazione del 4 maggio 1992. Il movimento mette al centro della sua analisi la critica radicale della nozione di sviluppo che, nonostante le evoluzioni formali conosciute, resta il punto di rottura decisivo in seno al movimento di critica al capitalismo e della globalizzazione. Ci sono da un lato quelli che vogliono uscire dallo sviluppo e dall’economicismo e quelli che militano per un problematico “altro” sviluppo (o una non meno problematica “altra” globalizzazione).

A partire da questa critica, la corrente procede a una vera e propria “decostruzione” del pensiero economico. Di fronte alla globalizzazione, che non è altro che il trionfo planetario del mercato, bisogna concepire e volere una società nella quale i valori economici non siano più centrali. Parlare di doposviluppo non è soltanto lasciar correre l’immaginazione su ciò che potrebbe accadere in caso di implosione del sistema, fare della fantapolitica o esaminare un problema accademico.

È parlare della situazione di coloro che attualmente al Nord come al Sud sono esclusi o sono in procinto di diventarlo, di tutti coloro, dunque, per i quali il progresso è un’ingiuria e una ingiustizia, e che sono indubbiamente i più numerosi sulla faccia della Terra. Il doposviluppo si delinea già tra noi e si annuncia nella diversità. Il doposviluppo, in effetti, è necessariamente plurale. Una decrescita accettata e ben meditata non impone alcuna limitazione nel dispendio di sentimenti e nella produzione di una vita festosa o addirittura dionisiaca. La decrescita dovrebbe essere organizzata non soltanto per preservare l’ambiente ma anche per ripristinare il minimo di giustizia sociale senza la quale il pianeta è condannato all’esplosione.
Sopravvivenza sociale e sopravvivenza biologica sembrano dunque strettamente legate. I limiti del patrimonio naturale non pongono soltanto un problema di equità intergenerazionale nel condividere le disponibilità, ma anche un problema di giusta ripartizione tra gli esseri attualmente viventi dell’umanità.

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MA IL CIELO È SEMPRE PIÙ SU? L’emigrazione meridionale ai tempi di Termini Imerese. Proposte di riscatto per una generazione sotto sequestro. (Castelvecchi)


MA IL CIELO È SEMPRE PIÙ SU?
L’emigrazione meridionale ai tempi di Termini Imerese. Proposte di riscatto per una generazione sotto sequestro.

Il 2009 è stato l’anno della riscoperta del Sud. Numerose pubblicazioni e cronache, i costanti moniti del Presidente della Repubblica, i fatti di Rosarno e, ancora più recentemente, il dramma di Termini Imerese hanno riproposto il Mezzogiorno come questione politica e sociale. Ma la lunga stagione della rimozione fa discutere di Meridione come se questa terra appartenesse ancora a un lontano passato. Al Sud, del resto, è il futuro stesso ad essere in gioco: sequestrato dal sistema di potere meridionale e dall’ignavia di quello nazionale, un’intera generazione guarda al domani come se il cielo – il futuro, insomma – fosse sempre più su, sempre a nord di se stessi. Che fine hanno fatto i giovani al Sud? Negli ultimi dieci anni, mezzo milione è «fuggito» e ben un milione non studia né lavora. Emigrazione e inoccupazione, dunque. Oppure la rassegnazione di sopravvivere appesi al filo del precariato e del lavoro sommerso in un contesto di illegalità diffusa. È in questi termini, oggi, che si propone la questione meridionale. Una realtà che – con dati, analisi e proposte – questo libro affronta puntando i riflettori sulle vittime designate: i giovani e il futuro. Alla ricerca di una possibilità di riscatto in grado di mettere in crisi il sistema dominante per liberare le nuove generazioni dai vincoli imposti da una società pietrificata. «Nel solo 2008 il Mezzogiorno ha perso 122mila residenti, a cui si aggiungono 173mila pendolari di lungo raggio, emigranti “precari”. Quasi 300mila partenze verso il Centro-Nord, un nuovo esodo come negli anni Sessanta. I “partiti dal Sud”, li si potrebbe chiamare…»

Luca Bianchi 41 anni, sposato, due figli. È vicedirettore della SVIMEZ. Dal 2006 al 2008 è stato consulente per il Mezzogiorno del Ministero per lo Sviluppo Economico. Tra le sue pubblicazioni scientifiche, numerosi articoli e saggi sulla condizione giovanile, sul lavoro sommerso e sulla scuola al Sud. È editorialista del «Corriere del Mezzogiorno».

Giuseppe Provenzano 27 anni, siciliano. È dottorando di ricerca in diritto presso la Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento «Sant’Anna» di Pisa. Ha studiato a Barcellona e a Londra. Si occupa di integrazione europea, federalismo e questione meridionale. Attualmente collabora con la SVIMEZ. È opinionista de «l’Unità».

MA IL CIELO È SEMPRE PIÙ SU?
collana: Tazebao | 192 pag | 2010
Prezzo di Copertina: € 14,00

8 Febbraio 2012 – Per la “Rassegna Bookatini … in maschera” Francesco Pasca presenta “Di Maschera e di Simbolo”


8 Febbraio 2012 – Per la “Rassegna Bookatini … in maschera” Francesco Pasca presenta “Di Maschera e di Simbolo”

Dopo l’incontro con Franco Ungaro e il suo viaggio nella “Lecce sbarocca” continuano le attività culturali di “Cafè” a Veglie, in Via Italia Nuova 24 anche per il mese di febbraio. La rassegna dal titolo “Bookatini … in maschera!” partirà l’8 febbraio e proseguirà nelle giornate del 15 e del 21 febbraio e avrà come fonte di ispirazione una maschera appartenente alla storia del teatro popolare, classico e moderno.
La serata dell’8 febbraio si ispirerà a Pulcinella, la cui maschera per l’appunto, ha un significato che va al di là della storia dell’arte, e simboleggia la voglia di rivincita e riscatto del popolo nei confronti dei potenti. Verrà appositamente realizzata una degustazione ispirata alla tradizione culinaria della maschera protagonista della serata. Per questa occasione il protagonista sarà uno dei più stimati “provocatori” della scena culturale salentina, Francesco Pasca, che con l’arte e l’ironia del suo scrivere renderà omaggio al tema della serata con una performance artistico-letteraria.
Stefano Donno e Luciano Pagano terranno tenzone con Francesco Pasca, assistendo alla performance, discutendo insieme all’autore delle sue opere, intervistandolo e presentando al pubblico il succo della sua produzione.
Francesco Pasca, pittore, poeta, scrittore, giornalista, è attivo sulla scena letteraria e artistica, personaggio sempre fervido di spunti per la discussione e, soprattutto, intellettuale senza remore, lettore attento della realtà e di ciò che lo circonda. Ha pubblicato diversi libri tra i quali “Eu-topos” (Il Raggio Verde) e “Il gesto” (Lupo Editore). Insieme a Maurizio Nocera e Francesco Carrozzo è ‘estensore’ di “Diversalità poetiche”, rivista di poesia a tiratura limitata pubblicata periodicamente e incentrata su un tema che viene affrontato, dai diversi autori, numero dopo numero.

Jonathan Franzen a lavoro. Non disturbare.


Jonathan Franzen esterna un appello affinché non scompaia il libro come oggetto. Poi quando lo intervistano è tutto contento di scrivere fiction, di fare fiction, etc. etc., siamo alla fiction.

Leggete questa affermazione di Louis-Ferdinand Céline, l’ho messa tra quelle che aprivano il mio primo romanzo “Re Kappa” (Besa Editrice, 2007): “Una volta i romanzieri raccontavano la vita alla gente. Oggi la gente se la trova dappertutto la vita, sui giornali, al cinema. Sulla carta, allora, e già dentro la testa, bisogna cancellare quel che la gente sa prima di mettersi a leggere.”

Secondo me non bisogna fare crociate perché non cambi un mezzo di trasmissione delle idee, anche perché secondo me il libro durerà molto, molto tempo. Secondo me bisogna fare crociate perché non scompaiano gli scrittori e i lettori.

Per uno scrittore diventa difficile competere con un’industria dell’intrattenimento così articolata che comprende cinema, videogiochi, consolle, televisione, youtube, applicazioni facebook, smartphone etc. Le soluzioni sono due, o sei capace di articolare i tuoi linguaggi “anche” per gli altri strumenti di comunicazione, oppure ne scegli uno e sono fatti tuoi, indiscutibili fatti tuoi. Poi leggo l’appello e rintraccio altro tipo di motivazioni.

“Uno dei problemi insiti nella lettura degli e-book sarebbe il fatto che questi non permetterebbero di concentrarsi pienamente sul lavoro e sul messaggio dello scrittore; configurazioni, regolazioni e funzionalità degli e-reader finirebbero per distrarre il lettore.”

Se qualcuno di voi non ha letto l’intervista a Jonathan Franzen che venne pubblicata sul Time vi racconto una cosa. A un certo punto, su una pagina dell’articolo, c’era una foto della scrivania di Franzen che sopra aveva soltanto il pc. Perché per scrivere ci vuole concentrazione e Franzen quando scrive non è nemmeno collegato a internet perché altrimenti si distrae. Un po’ come Bret Easton Ellis che non usa nemmeno le email, a suo dire, e riceve e scrive solo lettere; salvo poi avere un account twitter. Io stesso (un cattivo scrittore) utilizzo diversi software open-source per scrivere e in uno di questi scrivi su uno schermo bianco e puoi salvare o caricare il file, basta, nessun formato, nessuno stile di paragrafo, nulla a eccezione della scrittura.

Mi aspettavo di trovare, nell’appello di Franzen, ragioni teoriche (che so, a là Umberto Eco), invece leggo che i problemi dell’e-book consistono nel fatto che non permettono di “concentrarsi pienamente sul lavoro e sul messaggio dello scrittore”. Traduco: “Io scrittore mi sono spaccato la schiena a scrivere un capolavoro davanti a una scrivania linda e spoglia, con un software fatto solo per scrivere e senza distrarmi con facebook o twitter al punto che nemmeno ero collegato a internet e tu, lettore, ti distrai con infinite regolazioni, comandi e altre bizzeffe di bazzecole elettroniche?”.

Mi sembra strano che Franzen non sia a conoscenza del fatto che anche quando uno legge un libro tradizionale o scrive un racconto o un articolo (a me capita spessissimo), nella casa ci sia un cane che scodinzola e abbaia alla donna che pulisce le scale e sbatte la scopa contro la porta, un postino che citofona, un aspirapolvere acceso, qualcuno che ti chiama al cellulare per lavoro e nel frattempo ti chiamano anche a casa. Insomma Jonathan, si chiama realtà; anzi “È la realtà bellezza”.

Comunque da questo appello traggo un messaggio importante per la mia vita di cattivo scrittore: “Non rompete le scatole ai great american novelist”.

§

Sempre in questi giorni sono alle prese con un libro di critica (o post-critica?) letteraria scritto da Richard Millet e pubblicato da Transeuropa (nella collana pronto intervento). Il libro si intitola “L’inferno del romanzo. Riflessioni sulla postletteratura”, un libro interessantissimo, ricco di spunti. Eccovi la citazione posta in copertina:

«Uno scrittore senza né blog né sito, e che non frequenta gli spazi prostituzionali di Facebook e di Twitter, non è forse votato all’emarginazione? Il making of di un romanzo diviene non un bonus ma una sorta di dovere più importante del libro stesso».

La cosa interessante è che, al di là dell’utilizzo che si fa della rete, il cosiddetto “making of” mutuato dal mondo della cinematografia come abluzione dell’aficionado nei cosiddetti ‘contenuti speciali’ è sbarcato nel mondo delle lettere da tempo, molto prima di Facebook e Twitter, e con mezzi altro che innovativi. Penso alle riviste che gli editori spediscono gratuitamente in libreria e a casa, con gli estratti cartacei dei romanzi; e penso anche a operazioni che Franzen conosce bene perché il “making of” di “Libertà” ha prodotto scrittura almeno quanta ne ha prodotta lo stesso romanzo.

E voi, cosa temete più di perdere, i libri, gli scrittori o i lettori?

Contro il logorio della vita post-moderna.


"Rassegna Bookatini … in maschera"

Francesco Pasca
"Di Maschera e di Simbolo"
Performance artistico-letteraria dello scrittore salentino Francesco Pasca

8 febbraio 2012 ore 21.00
presso "Cafè" – Via Italia Nuova 24 – Veglie (Le)

Combattono con l’autore Stefano Donno e Luciano Pagano

Dopo l’incontro con Franco Ungaro e il suo viaggio nella "Lecce sbarocca" continuano le attività culturali di “Cafè” a Veglie, in Via Italia Nuova 24 anche per il mese di febbraio. La rassegna dal titolo “Bookatini … in maschera!” partirà l’8 febbraio e proseguirà nelle giornate del 15 e del 21 febbraio e avrà come fonte di ispirazione una maschera appartenente alla storia del teatro popolare, classico e moderno.
La serata dell’8 febbraio si ispirerà a Pulcinella, la cui maschera per l’appunto, ha un significato che va al di là della storia dell’arte, e simboleggia la voglia di rivincita e riscatto del popolo nei confronti dei potenti. Verrà appositamente realizzata una degustazione ispirata alla tradizione culinaria della maschera protagonista della serata. Per questa occasione il protagonista sarà uno dei più stimati "provocatori" della scena culturale salentina, Francesco Pasca, che con l’arte e l’ironia del suo scrivere renderà omaggio al tema della serata con una performance artistico-letteraria.
Stefano Donno e Luciano Pagano terranno tenzone con Francesco Pasca, assistendo alla performance, discutendo insieme all’autore delle sue opere, intervistandolo e presentando al pubblico il succo della sua produzione.
Francesco Pasca, pittore, poeta, scrittore, giornalista, è attivo sulla scena letteraria e artistica, personaggio sempre fervido di spunti per la discussione e, soprattutto, intellettuale senza remore, lettore attento della realtà e di ciò che lo circonda. Ha pubblicato diversi libri tra i quali "Eu-topos" (Il Raggio Verde) e "Il gesto" (Lupo Editore). Insieme a Maurizio Nocera e Francesco Carrozzo è ‘estensore’ di "Diversalità poetiche", rivista di poesia a tiratura limitata pubblicata periodicamente e incentrata su un tema che viene affrontato, dai diversi autori, numero dopo numero.

Domenica 5 febbraio 2012 il Tg1 incoronerà la scrittrice Vittoria Coppola, autrice del libro dell’anno “Gli occhi di mia figlia”


Il caso editoriale dell’anno è il libro di una ventiseienne salentina, Vittoria Coppola: Gli occhi di mia figlia (Edizioni Anordest/Lupo Editore). A dirlo non una giuria di intellettuali, ma la rete, a suon di voti, più di 160.000 per la precisione. A proclamarla la redazione del Tg1 con un servizio che andrà in onda domenica 5 febbraio 2012 dopo il Tg delle 13:30 su RAI1.

CONCORSO ON LINE Ogni anno in gennaio la rubrica libri del Tg1, “Billy il vizio di leggere”, in onda la domenica in coda al tg delle 13:30, indice un concorso per eleggere il miglior libro dell’anno. L’incoronazione del vincitore di quest’anno è attesa domenica 5 febbraio, quando sarà messo in onda il servizio su Vittoria Coppola, autrice di “Gli occhi di mia figlia” (Edizioni Anordest/Lupo Editore). Il concorso è semplice: la redazione sceglie 10 titoli e li getta in pasto alla rete, dando la possib ilità di votarli direttamente dal sito de Tg1. L’anno scorso l’ha spuntata Antonio Pennacchi, quello precedente Roberto Saviano.

UN TALENTO DALLA RETE Quest’anno, dopo 581.000 voti (record della trasmissione), vince Vittoria Coppola, classe 1986, con “Gli occhi di mia figlia”, edito da Edizioni Anordest e Lupo Editore. Dietro di lei, tra gli altri, gente come Carofiglio, Maraini, Buttafuoco, Pansa. Sorprendente è dir poco. Oltre il 28% di preferenze significa oltre 160.000 clic a favore di un libro che, in qualche modo, ha scatenato un furioso passa parola nella rete che ha decretato la vittoria di Davide contro Golia, sparigliando le carte e rovesciando facili pronostici. Vittoria Coppola quindi non solo è una giovane scrittrice che promette di essere uno dei casi letterari del 2012, ma rappresenta la versione italiana nel campo editoriale di una delle tante storie ormai diffuse a livello mondiale di successi f igli della rete e del passaparola.

LA RAGAZZA DELLA PORTA ACCANTO Già docenti universitari si lanciano ad analizzare il fenomeno, ma forse la chiave è nella simpatia anche telemantica che Vittoria Coppola ha saputo trasmettere, oltre che nei confronti della storia da lei raccontata, che “parla di un rapporto conflittuale tra madre e figlia, dal respiro classico ma di una freschezza contemporanea”, anche nei suoi personali confronti: è la ragazza della porta accanto, che pubblica un libro per un editore indipendente, che senza raccomandazioni ottiene una possibilità, quella di confrontarsi con grossi nomi del mercato editoriale, e li straccia.

SEMPRE PRIMO Per i maligni e per i curiosi che si chiedono come Vittoria Coppola e il suo “Gli occhi di mia figlia” possa essere arrivato alla selezione fatta da Billy e dalla redazione del Tg1 la spiegazione è semplice: lo stesso conduttore, Brun o Luverà, ne aveva letto, e bene, nella rete. Ancora una volta lei, la rete. Il giornalista si è poi appassionato tanto alla storia e alla scrittura, alla sua freschezza, che ha convinto la redazione a cambiare un po’ il concorso, ai soliti dieci in lizza per il titolo di miglior libro dell’anno ne ha voluto aggiungere un unidicesimo, figlio proprio della rete, a svecchiare una formula che già nella sua apertura al voto on line dimostra la disponibilità a rischiare e rinnovarsi. Sin dall’inizio “Gli occhi di mia figlia” si è imposto in cima alle preferenze, salvo alcune discese al secondo posto. C’era nell’aria sin dal principio che stesse accadendo qualcosa di inaspettato. Così è stato: Vittoria Coppola si ritrova ad essere l’autrice del “Miglior libro dell’anno”.

VITTORIA COPPOLA Nata nel 1984 a Casarano in provincia di Lecce, Vittoria Coppola &eg rave; laureata in Lingue e Letterature straniere e lavora come receptionist in un albergo del Salento. “Gli occhi di mia figlia”, un romanzo breve di meno di 150 pagine, racconta con freschezza un intrigo familiare, al centro il rapporto tra madre e figlia. Una storia che piace, semplice e mai banale, i sentimenti al centro dell’azione. Uno di quei libri che una volta chiuso lascia qualcosa nel lettore, non è acqua fresca, ma pura.

UN CASO EDITORIALE Ora per il libro si apre una nuova vita. Ad editarlo Edizioni Anordest e Lupo editore, due editori indipendenti, l’uno veneto, l’altro salentino, fuori dai grandi gruppi editoriali ma distribuiti a livello nazionale. “Gli occhi di mia figlia” potrebbe arrivare in classifica, già la prima ristampa porta a 10.000 le copie diffuse. Nel frattempo il fenomeno Vittoria Coppola sembra già essersi consolidato: ennesima creatura di talento cresciuta in quel Salen to che ultimamente ha saputo generare in campo artistico nomi che si sono imposti a livello nazionale, manifestazione di un rinnovamento culturale, di un territorio dove si è in grado di trasformare la cultura in sistema. Già un quotidiano le ha offerto una rubrica, già in cantiere un nuovo libro, nel frattempo il “Gli occhi di mia figlia” si prepara ad essere uno dei casi editoriali di questo 2012.

“Vedi alla lettera I.” su “I.” (Nottetempo) di Francesco D’Isa


“Vedi alla lettera I.”
su “I.” (Nottetempo) di Francesco D’Isa

Sono passati poco meno di dieci anni da quando l’idea di copy-left ha cominciato a diffondersi nel mondo, anche se il concetto di influenza, nell’arte, è noto da secoli. Nessuno poteva immaginare, tuttavia, che un giorno, con l’avvento di internet, l’idea di condivisione nell’arte si sarebbe spinta oltre ogni limite immaginabile, permettendo di costruire vere e proprie opere ‘seriali’. Oggetti che non hanno nulla da invidiare, concettualmente, alle sperimentazioni musicali, artistiche, letterarie, del secolo scorso, basti pensare a nomi come John Cage per la musica o a Oulipo per quanto riguarda la scrittura.
James Crumley diceva che “lo scrittore mediocre copia mentre quello bravo ruba”. Ho rubato questa affermazione da Google, sarà vera?
E se decidessi di scaricare un centinaio di file in formato .ogg, un formato audio non-proprietario simile all’mp3 ma gratuito e open-source per poi farne una sinfonia? E se facessi lo stesso con una serie di clip scaricate da youtube? Questo stesso articolo è stato scritto con google document, su browser chrome e sistema operativo ubuntu; non un solo software proprietario è stato utilizzato per realizzarlo.
Ma perché tutto questo preambolo? Mi sembra di dovere spiegare l’abc a un novantenne.

Ecco, mi ci voleva un’introduzione di questo tipo per iniziare a parlare di quello che secondo me è il primo prodotto di editoria artigianale open-source pubblicato in Italia. Sono venuto a conoscenza di questo libro per una coincidenza, prima ancora di leggerne in giro. Un pomeriggio sono entrato nella mia libreria di fiducia e, facendo vagare pigramente lo sguardo in cerca di novità per la vista ho notato subito questo quadrato di Nottetempo. Il giorno dopo, per caso, su Twitter, l’autore di questo libro ha iniziato a followarmi, quando ho capito di chi si trattava sono saltato sulla sedia, “è il libro che mi ha cercato prima del suo autore?”. Così mi sono procurato “I.” di Francesco D’Isa.

È un paio d’anni che mi è venuta la fissa per i libri cuciti anziché incollati, esattamente da quando alcune case editrici hanno cominciato a fare uscire le loro novità in edizioni incollate vendendole allo stesso prezzo di un libro fatto come si deve. Ma tant’è, abituato all’inchiostro che si è trasformato in toner e alla rilegatura che si apre a metà volume spaginando i fogli di un’edizione tascabile, prende bene vedere che esistono ancora libri-libri. Questo volume, ideato e realizzato da Francesco D’Isa, è un “fumetto composto per intero da immagini di pubblico dominio o sotto una licenza Creative Commons. Io le ho scelte, montate, assemblate e (talvolta) modificate per ottenere la storia. Lo stile grafico e l’omogeneità dell’opera sono il frutto delle mie scelte, del montaggio e delle immagini a disposizione. I testi sono miei, per quanto in alcuni rari casi mi sia preso la discutibile libertà di copiare ed incollare citazioni di autori più o meno celebri, e persino modificarle”; è questa la migliore spiegazione di ciò che vedranno i nostri occhi scorrendo le oltre trecento pagine del volume.

L’idea è geniale, non inedita, ma realizzata in modo sopraffino. Un libro che secondo me non dispiacerebbe a Umberto Eco. Ciò che viene sciorinato davanti ai nostri occhi è una sorta di iper-romanzo filosofico-illustrato, con citazioni colte (grafiche e testuali) che affondano nella cultura moderna da Cartesio ai giorni nostri, facendo il verso in modo ironico a Voltaire, il che è un’iperbole perché scrivere/disegnare “alla maniera di” riuscendo a creare la stessa atmosfera irriverente da Encyclopédie rende tutto ciò uno spasso per l’occhio e per l’anima.

La grafica che all’inizio riprende questi stilemi grafici tra l’alto-rinascimentale e Durer andando avanti diventa minimalista, concettuale. A pagina 43 il protagonista ci regala un’epifania che condivido e che non comunico, per non togliervi il gusto di viverla dal di dentro. C’è proprio tutto, c’è la rivoluzione industriale, la nascita della coscienza e dell’introspezione, l’analisi dell’amore e del gioco, la girandola delle emozioni che fanno di ogni persona un essere vivente. Questo libro, arrivati a metà della lettura, ti dà l’impressione di un almanacco e allo stesso tempo di uno di quei libri che i dotti del medioevo compilavano apposta per il loro signori e Re, mettendoci dentro tutte le meraviglie del mondo conosciuto per dilettarli nei momenti di noia. C’è pure spazio per Google, in quest’opera, che in effetti aspira a essere motore di una ricerca immobile del senso inafferrabile, quello dell’esistenza.

La cosa bella è che le immagini contenute, essendo a disposizione di tutti, potrebbero essere rimescolate o estrapolate, sezionate, moltiplicate; un gioco infinito che Francesco D’Isa ha fatto per noi, facendo opera di scrittura di una nuova realtà a partire da quella esistenza. Tanto è vero che alla fine è difficile inquadrare quest’opera in un genere, proprio perché ne attraversa molti, non è una graphic novel, ma è anche una graphic novel; non è un romanzo, ma è anche un romanzo; non è un libro illustrato, ma è anche un libro illustrato. Ecco, un libro che nasce con queste carte non può che essere definito ‘capolavoro’, anche se il termine inglese di ‘masterpiece’ rende meglio l’idea di fondo, elaborativa, strutturale, artigianale.

Ci sono perle, come l’incontro con lo gnomo zen; ma a dire il vero è difficile non apprezzare in toto questo libro e leggerlo ripetutamente, lasciandosi trasportare dal suo stile frammentario, incalzante e persecutorio. Questa sorta di Histoire d’I. è un libro irripetibile, ineguagliabile, in una parola, imperdibile. Ecco perché ho deciso che, al termine di queste poche righe di incitamento alla sua lettura, non accluderò nessuna immagine tratta dal testo.

Questo è il link che vi permetterà di procurarvele tutte.

Dal 19 gennaio e fino a domenica 22 arrivano a Roma le “Schede letterarie” di Francesco Aprile, Roberta Gaetani, Teresa Lutri, Cristiano Caggiula e Roberta Gaetani


Le "schede letterarie" nascono e si formano, evolvono, dalla strutturazione del pensiero, della ricerca,nell’essenza materica delle schede di ricerca, formato a5, ritagliate, usate in ambito scientifico e, in questo caso, unite, formulate nella cadenza di una piegatura unconventional e richiamate alla loro natura di schede di ricerca dai pixel in copertina, volti alla sistematizzazione del pensiero, fino a farne testo concreto in un processo di razionalizzazione dell’attività poetica. Razionalizzazione come condensazione nell’unione delle schede in un formato che, nella sua strutturazione, richiama a sé l’insegnamento di Francesco Saverio Dòdaro e del suo fare rigoroso nell’ottica dell’espressione, «il modulo come unità di misura del pensiero», da lui stesso resa manifesta nel corso della sua lunga attività di scavo nei seminterrati della parola.

Dal modulor di Le Corbusier, dunque, da quel concetto per cui l’uomo si fa unità di misura nella disciplina architettonica, alla razionalizzazione in quanto strutturazione e fruizione del pensiero poetico nella condizione di riproducibilità matericoletteraria della scheda. È in un contesto come quello che ci attanaglia, che l’autoproduzione – con le sue, sempre diverse, dinamiche di realizzazione e diffusione – si pone come un valore da difendere e diffondere, a scapito dell’editore-stampatore che fonda la sua impolitica editoriale sulla quantità di contribuenti che muoiono dalla voglia d’avere il loro nome sulla copertina di un libro.

È nell’indifferenziazione dell’uomo come strumento, pezzo di una catena di montaggio perfettamente sostituibile, che l’uomo simmeliano s’erge sulla moltitudine alimentando la propria stravaganza, facendosi autore di una differenza fine a sé stessa, costruita su castelli di specchi pronti a rompersi al primo sasso lanciato, che il mercato della vanity press sussiste e non sembra avere fine.

In questo clima, le Schede Letterarie, a cura di Francesco Aprile – Roberta Gaetani – Teresa Lutri – Cristiano Caggiula, verranno presentate, a partire da giovedì 19 fino a domenica 22 gennaio, per le strade di Roma, nei non luoghi che nei tempi morti del transitare si popolano di indifferenze; nei flussi del molteplice, dove l’individuo si perde, l’azione poetica assume le sue coordinate civili, sociali, per assolvere il suo scopo di parola che non muore sulla carta.

Le Schede Letterarie ospitano testi di Cristiano Caggiula, Teresa Lutri, Francesco Aprile;
progetto grafico di Roberta Gaetani.

Il futuro è servito, se volete. Firmato Philip K. Dick


Il futuro è servito, se volete.
Firmato Philip K. Dick.

“La cosiddetta «esistenza privata» non è tuttavia ancora l’esser-uomo essenziale, cioè libero. Essa si irrigidisce semplicemente nella negazione della dimensione pubblica, rimane una propaggine da essa dipendente e si nutre del mero ritiro dall’ambito pubblico. Tale esistenza testimonia così, contro la propria volontà, l’asservimento alla dimensione pubblica. Questa, a sua volta, è l’istituzione e l’autorizzazione che, in quanto derivanti dal dominio della soggettività, sono condizionate dalla metafisica. Questa è la ragione per cui il linguaggio cade al servizio della funzione mediatrice delle vie di comunicazione per le quali l’oggettivazione, come uniforme accessibilità di tutto a tutti, si estende in spregio a ogni limite. Così il linguaggio cade sotto la dittatura della dimensione pubblica.”
[Martin Heidegger, Lettera sull’«umanismo», 1976]

“Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better”
[Samuel Beckett, Worstward Ho, 1983]

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La fortuna critica di Philip K. Dick, in Italia, è affidata da diversi anni all’edizione completa delle sue opere, pubblicata dalla Fanucci Editore. A ciò si può aggiungere, come passepartout, un libro fondamentale per chiunque voglia confrontarsi con la sterminata e variegata produzione dickiana, ovvero sia “Philip K. Dick, la macchina della paranoia”, edito nel 2006 da Agenzia X (ISBN 88-95029-09-7), scritto a quattro mani da Antonio Caronia e Domenico Gallo; una vera e propria “Dickipedia” dedicata a questo grande autore. Di recente Minimum Fax ha pubblicato un libro di Jonathan Lethem, intitolato “Crazy friend. Io e Philip K. Dick”, nel quale l’autore americano si addentra nei meandri più bui della vita di questo genio del secolo scorso, del quale Lethem è un vero e proprio divulgatore.
Philip K. Dick è un autore che dal nostro passato prossimo ha saputo regalarci visioni nitidissime del nostro futuro remoto. Non è un caso se in anticipo sulla fortuna letteraria (almeno così in Italia purtroppo) la conoscenza presso il grande pubblico del suo nome è passata attraverso la “macchina della paranoia” della cinematografia.

Nel 1989, Gianni Pilo, uno dei massimi esperti italiani di letteratura fantastica, introducendo il volume di racconti “I difensori della terra”, non celava un certo entusiasmo per il fatto che tra il 1982 e il 1990, in così pochi anni (!), fossero stati tratti ben due film di un certo rilievo da racconti di Philip K. Dick, ovvero sia “Blade Runner”, con Harrison Ford e “Atto di forza”, di Paul Verhoeven con Arnold Schwarzenegger.

Vale la pena di citare un frammento dell’introduzione di Pilo: “La prima domanda che sorge spontanea a chiunque, è come mai, a così breve distanza dall’uscita di un film tratto da uno scritto di Dick, ce ne sia stato subito un altro. Anche se, come già detto in precedenza, vi era stato un notevole consenso su BLADE RUNNER, non per questo era assiomatico che si dovesse a così breve distanza ritentare la ventura con un nuovo lungometraggio dello stesso autore. Si poteva infatti correre il rischio di una «saturazione» da parte degli spettatori, di una ripetizione di tematiche molto simili, od anche di una non troppo felice insistenza su un genere che, essendo molto particolare, si sarebbe potuto rivelare addirittura controproducente”.
Rileggere questo testo oggi, a distanza di soli venti anni dagli anni novanta, fa quasi sorridere, Pilo infatti si poneva addirittura il pericolo di una ‘saturazione’. Il tempo recente ha dimostrato il contrario in termini di ‘proliferazione’, per quanto riguarda le opere più note e meno note tratte da soggetti ispirati ai romanzi e – soprattutto – ai racconti di Philip K Dick.

Bastano pochi titoli perché chiunque, anche il lettore o il cinefilo più sprovveduto, si accorga di quando il nostro immaginario sia stato permeato, negli ultimi trenta anni, dalle visioni di Philip K. Dick.
Il già citato “Blade Runner” è di sicuro il più conosciuto, il primo, di Ridley Scott, ispirato al racconto “Il cacciatore di androidi” (“Do Androids Dream of Electric Sheep?”), scritto nel 1968 e ambientato nel 1992. “Blade Runner” ha influenzato il costume e il nostro modo di immaginare il futuro fino ai giorni nostri, basti pensare – in letteratura – all’importanza che questo scrittore e queste visioni hanno avuto sui nostri autori. Citiamo a proposito “M”, esordio di Tommaso Pincio pubblicato nel 2000 dalla casa editrice Cronopio, un’opera ricca di rimandi a Philip K. Dick, dove i misteriosi ‘stencil’, personaggi ideati dallo scrittore italiano, sono molto simili ai ‘replicanti’ di Blade Runner; tutto il romanzo è intessuto di citazioni allo scrittore americano. Poi c’è “Minority Report”, la pellicola che Steven Spielberg diresse ispirandosi al racconto “Rapporto di minoranza”, in Italia edito in raccolta nel 2002, sempre da Fanucci.

Ma il più onirico e bello di tutti – a mio parere un autentico capolavoro – è sicuramente “A Scanner Darkly” (1977), tradotto in italiano con il titolo “Un oscuro scrutare”. La pellicola omonima, diretta da Richard Linklater nel 2006, rende visionariamente merito a quello che è uno dei racconti più intensi che siano mai stati scritti sul tema della tossicodipendenza. Il cast, nel quale compaiono attori del calibro di Keanu Reeves, Winona Rider, Robert Downey Jr. e Woody Harrelson, lo trasforma in un vero e proprio classico della cinematografia recente. Tutta la pellicola è girata con la tecnica di ‘live action’ sulla quale sono stati effettuati ritocchi di animazione grafica digitale, i dettagli sono stati poi dipinti in acquerello sui fotogrammi.

Ma veniamo alla disanima della trasposizione più recente di una storia di Philip K. Dick. Nelle sale americane il 4 marzo scorso è uscito “The Adjustment Bureau”, pellicola che vedremo in Italia dal 27 maggio, tradotta con il titolo “I guardiani del destino”. Si tratta dell’ultima trasposizione cinematografica di un soggetto ispirato a un racconto di Philip K. Dick (scritto nel 1954) che punta sui volti e sulle doti di Matt Damon e Emily Blunt per raccontarci cosa accade agli uomini che prendono coscienza del proprio destino.
“The Adjustment Bureau” si trova a fare i conti con una bibliografia e una filmografia che cominciano a essere interessanti e imbarazzanti allo stesso tempo, data la bravura e gli esiti dei prodotti fin qui menzionati. A ciò si aggiunga il grande successo che l’anno scorso ha raccolto una pellicola come “Inception” di Christopher Nolan, con la quale il regista di “The Adjustment Bureau”, George Nolfi, ha fatto certamente fatto i conti in termini di tematica, fotografia, e colonna sonora. Anche qui una delle tematiche dominanti è la consapevolezza del protagonista di vivere in un mondo nel quale il ruolo della volontà personale e del libero arbitrio sono cruciali.
Il risultato è riuscitissimo. Le atmosfere evocate ci fanno muovere nella cupezza di una contemporaneità che cede poco spazio al sole.

[2]

La storia è avvincente. David (Dave) Norris è l’astro nascente della politica americana, candidato a diventare il più giovane Governatore dello Stato di New York fin dal primo minuto della pellicola, che seguiamo con un crescendo di musica, strette di mano, sorrisi. La sua campagna elettorale è una corsa, rapida come la scarica sul rullante di una batteria, fino al culmine, il giorno delle elezioni, nel quale un giornale pubblica una storia e una foto compromettenti che arrestano inesorabilmente l’ascesa di Norris. Sono minuti di tensione quelli che vanno dal mattino fino al tardo pomeriggio, nel quale Norris attende il verdetto delle urne, infame, nell’albergo che ospita la sua convention. Pochi passaggi per capire che attorno a Dave Norris si muove qualcosa di più grande. Tanto per cominciare ci sono quattro loschi figuri in abito nero che sul classico terrazzo del ‘building’ newyorkese, sotto un cielo plumbeo, si scambiano rapide battute. “Qualcosa deve andare male, così Norris potrà andare in vacanza, tutti hanno bisogno di una vacanza, anche noi”, dice il più vecchio dei quattro. Uno di loro, il ragazzo di colore che è il più giovane, sembra pedinare Norris in ogni sua mossa. Gli è sempre vicino. Non si tratta di un’impressione, è proprio così. Quando Dave Norris è in attesa che la sua carriera politica finisca prima ancora di incominciare, nell’albergo, va in bagno. Matt Damon entra chiede se c’è qualcuno, non c’è nessuno. Il giovane di belle speranze resta in quel bagno come un pugile sconfitto resterebbe nello spogliatoio a ripensare qual’è il colpo che lo ha fatto perdere. Improvvisamente si sente una voce accompagnata a una ragazza stupenda (Elise/Emily Blunt) che esce da uno dei bagni e si presenta, tra i due scorre elettricità dal primo istante, si baciano. Il loro bacio viene subito interrotto dall’arrivo di uno dei collaboratori di Norris, lei deve scappare.

Norris fa un discorso importante, prende una delle sue scarpe in mano e dice una frase importante, “quando sarò caduto vi accorgerete di come sono fatto dalla prima cosa che farò appena mi sarò rialzato in piedi”, un discorso di quelli che fanno breccia nel cuore, un esempio tutto americano di come si possa cercare una resurrezione dalla sconfitta. Due anni in particolare, nella storia recente del mondo, il 2001 e il 2007, hanno insegnato agli Stati Uniti che soltanto toccando il fondo si può provare un po’ di ammirazione in più per quel sole che splende sulle nostre teste. Fatto sta che questa ‘resurrezione’ così attesa e predicata nella recente mitografia cinematografica d’oltreoceano sembra tardare, lo dimostra il proliferare di pellicole ispirate alla distruzione del mondo da parte di un elemento ineluttabile come gli alieni, a sua volta speculare di quell’inno tutto americano che era “Independence Day”. Gli alieni di oggi e dell’immediato domani, nei film degli USA, vengono soltanto per distruggere e radere al suolo il pianeta.

Il giorno dopo la sconfitta Norris è tornato un uomo qualsiasi, va a lavoro, incrocia la gente per strada, fa battute. La sera prima i due loschi figuri in nero, quello anziano e quello che segue Norris fin dall’inizio, si salutano su una panchina. Il giovane si addormenta. Quando Norris prende l’autobus per andare al lavoro è troppo tardi, insegue il mezzo ma lo perde. L’uomo che pedina Norris come un agente ha un taccuino nero, una moleskine in formato A5 che legge sempre con attenzione, anche se a noi non è dato di vedere che cosa ci sia scritto. Qualcosa sta accadendo, il presente sta cambiando. Il pedinatore corre dietro al bus. Nel frattempo Norris, nell’autobus stipato di persone vede l’unico posto libero e si siede al fianco di una ragazza. Si tratta della stessa ragazza incontrata il giorno prima, Elise/Blunt. Il pedinatore mentre i due nell’autobus continuano il loro flirt cerca di raggiungerli senza farcela, viene investito da un taxi. Lui non si fa nulla, i suoi oggetti, taccuino compreso, saltano per aria. Finalmente possiamo vedere quel taccuino dove una traccia nera marcata cambia a seconda delle cose che accadono, si tratta di un percorso mutevole che cambia insieme ad altri percorsi. Due punti sul percorso viaggiano uniti, si dividono, si uniscono di nuovo. Le tracce sulla carta lampeggiano allo stesso modo di come potrebbe lampeggiare il segnale di errore su uno schermo. Ognuno di noi è rappresentato da un puntino nero che si muove nel percorso del suo piano, ‘the plan’. I puntini di Dave e Elise non potranno mai essere vicini, sono destinati a non incontrarsi mai. La dimensione fantastica irrompe così nella storia.

Dave Norris dopo essersi scambiato il numero con la misteriosa ragazza arriva nell’ufficio dove lavora. Dopo essere entrato nel palazzo come se niente fosse, saluta chi trova in ufficio e passando avanti, senza accorgersi che le prime persone che incontra sono immobili come statue, entra nella sala riunioni e si trova davanti a una scena incredibile. I suoi colleghi sono in piedi, immobili, nella stanza; alcuni uomini, vestiti da disinfestatori (i disinfestatori indossano una tuta nera simile a una tuta antisommossa), stanno controllando con apparecchiature e detector le persone; in fondo alla stanza ci sono i loschi figuri di prima, vestiti uguali ma senza giacca, come colti in un momento del loro lavoro di routine. Norris capisce che c’è qualcosa che non va e fugge. La scena da questo momento in poi è molto simile a quella presente nel primo Matrix, quando Mr. Smith e i suoi scagnozzi corrono dietro a Mr. Anderson/Keanu Revees nel palazzo degli uffici dove lui lavora. La differenza è che l’atmosfera è molto più cupa e temibile rispetto al succitato Matrix, cosa abbastanza difficile da immaginare ma molto riuscita in questa pellicola. Norris nonostante i tentativi di fuga viene catturato e narcotizzato. Si risveglia in un capannone anonimo. Qualche piccolo elemento lo orecchiamo a distanza, come ad esempio i borbottii del capo del Bureau, o il fatto che il giovane pedinatore di colore si addormenti sulla panchina e gli sfugga la missione di mano. Tutto ci fa trapelare l’originale dickiano, con quello spirito di aleatorietà e imperfezione nella perfezione che rende umano e soggetto a errore perfino l’Adjustment Bureau.

Dave Norris si risveglia legato a una sedia. Dietro di lui i loschi figuri in abito elegante confabulano osservando il taccuino, cercandosi di spiegare che cosa è andato storto. Norris chiede chi siano, “Noi siamo quelli che fanno in modo che tutto ciò che tu fai si accordi al piano”. Ci capita nella vita di ogni giorno di perdere un autobus, che un caffè ci cada per terra, che qualcosa ci costringa a fare qualcosa di diverso da ciò che avevamo preventivato. Si tratta di semplici ‘ricalibrazioni’ di eventi che fanno in modo che tutto accada come deve accadere, ‘according to a plan’, un disegno che è già scritto e che seguiamo in modo inconsapevole. Se Dave Norris non fosse andato contro il ‘piano’ e non avesse preso l’autobus non sarebbe arrivato in ufficio con tre minuti di anticipo e non si sarebbe accorto dell’errore. L’uomo, dopo avere spiegato a Norris il senso del piano, prima di congedarsi, gli chiede se si ricorda della ragazza che ha incontrato sull’autobus, Elise. Ecco, è bene per tutti che lei non incontri più quella donna. “Qual’è il problema?”, chiede Norris, “È un problema”, dopo di che Norris viene perquisito e gli viene sequestrato il biglietto con il numero di telefono che si era scambiato con la ragazza sull’autobus. “The Adjustment Bureau” è un film dove ritorna preponderante uno dei temi più ancestrali dell’Occidente: c’è una storia scritta, immutevole? Può un uomo cambiare il proprio destino? L’uomo è padrone della sua vita?

Dave Norris torna nel suo ufficio. La sua vita continua. La sua rassegnazione ha ancora il volto del suo giovane pedinatore, che lo incontra in un bar mentre Norris cerca disperatamente di ricordare il numero di Elise e gli spiega che deve dimenticarla. Ci sono nove milioni di persone in città, non la incontrerà mai. È così che deve andare. Passano tre anni.
Dave Norris prende l’autobus, sempre lo stesso, come ogni giorno. Rivede Elise, le corre dietro facendo fermare l’autobus. Tra i due c’è da subito un dialogo seduttivo, lei non è stata chiamata in tutti questi anni, lui si scusa, i due finiscono in un bar a bere qualcosa. Nel frattempo l’ufficio dei guardiani del destino si è già mobilitato, Dave Norris ha nuovamente deviato dal suo piano. Malgrado Norris sia un aspirante politico nulla ci fa ancora presagire alcunché sul fatto che Dave ed Elise non debbano avere a che fare l’uno con l’altra. Che cosa nella loro vita dovrà tenere i loro destini per sempre slegati? Il collega di Dave irrompe nel locale e con una scusa qualunque, in una scena tenuta a vista dai ‘guardiani’, riporta Dave in ufficio. Dave ed Elise, che un attimo prima si stavano per baciare sulla bocca, si lasciano con un freddo bacio sulla guancia. “Siamo ok”, dice il ‘guardiano’, il bacio mancato è segno che tutto va bene. Nei tre anni passati la campagna elettorale si è rimessa in moto, finalmente è giunto il momento per Dave Norris di riprendere la sua scalata alla carica di Governatore dello Stato di New York. Altro giro, altro discorso, girato sotto il ponte di Brooklyn.

La storia, questa volta rivista dalla visuale dei ‘guardiani’, ritorna al punto di partenza, a quando tre anni prima Dave Norris aveva incantato il suo elettorato con un discorso. Sul cellulare di uno dei due guardiani che osservano il discorso compare una scritta “abbiamo di nuovo spostato le prove nel vecchio posto”. Sul cellulare di Elise compare una scritta “torna alle prove”. In questo momento capiamo che Elise era coinvolta nel piano, siamo a metà della storia. Accade ciò che accade in altri racconti di Dick, in “A Scanner Darkly” per fare un esempio, la realtà del racconto e le implicazioni tra i protagonisti vengono poste su livelli che si intersecano scendendo sempre di più nel profondo e il protagonista non è mai consapevole fino alla fine della vicenda di tutto ciò che era stato architettato alle sue spalle. Il protagonista di “A Scanner Darkly” lotta contro qualcosa che alla fine si rivela essere parte integrante di tutto ciò che lo ha convinto a lottare, il nemico e l’amico coincidono, l’elemento negativo e quello positivo sono le facce di una stessa medaglia. Dave alza la testa e vede i guardiani alla finestra, si accorge di essere osservato, vuole andare a “Pier 17”, il luogo dove è scoppiato lo scandalo che tre anni prima gli ha impedito di essere eletto.

In una scena rocambolesca di inseguimento Dave Norris, riesce a distruggere il labirinto creatogli attorno dai guardiani, prende un taxi e riesce finalmente a raggiungere Elise, nel laboratorio di danza dove sta provando. Il controllore più anziano, quando lo raggiunge, si accorge che è troppo tardi, fa ritorno nella centrale dell’Adjustment Bureau. Dave e Elise, innamorati, riescono finalmente a trascorrere un giorno intero insieme, fino alla prima notte d’amore.

L’ascesa di Dave Norris continua, lo vediamo disinvolto mentre risponde all’ennesimo giornalista di una trasmissione elettorale, al termine di un’intervista apre la porta per uscire e si ritrova nello stesso capannone dove i guardiani, la prima volta, lo avevano ‘redarguito’, i guardiani hanno il potere di cambiare la realtà e spostarsi attraverso le porte aprendole nel luogo che preferiscono raggiungere. Questa volta il discorso è più serio. Un uomo, che comanda gli altri guardiani, gli spiega che il ‘libero arbitrio’ è un’invezione fasulla e che per tutto il suo corso la storia si è adeguata a un destino che è scritto, nero su bianco, dall’Impero Romano ai giorni nostri passando per le conquiste e le guerre mondiali; ed è così che dovrebbe fare anche Dave, se lui resterà con Elise non solo perderà queste elezioni, ma non avrà la possibilità di vincere anche le quattro successive che lo porteranno a diventare Presidente. Dave non vuole crederci, e se ci crede non vuole essere una pedina di un destino che non sia frutto completo della sua volontà, e lui ha deciso di stare con Elise, “tutto ciò che ho è frutto di una mia scelta, e io ho scelto lei” è la battuta che si pone al culmine di questa sceneggiatura fatta di dialoghi serrati, cerebrali ma allo stesso tempo fruibili, tesi in una semplicità che di per sé è già un classico. Dave torna da Elise, il guardiano lo segue, “Elise è destinata a diventare la più grande ballerina del paese, se resta con te insegnerà danza nelle scuole”.

Dave Norris si decide a lasciarle percorrere la sua vita da sola. Elise diventa ciò che deve essere, una delle migliori ballerine degli USA. Finché il guardiano più giovane, quello che pedinava Dave all’inizio della pellicola e che oramai ha preso a cuore al sua scelta, si rifa vivo proprio il giorno prima in cui Elise – con un po’ di riluttanza mal celata – deve sposarsi. I due, Dave Norris e il guardiano, vanno in cerca di Elise, per raggiungerla prima che lei decida di sposarsi. Prima delle sequenze finali Dave Norris imparerà a muoversi nei luoghi attraverso le porte, come un guardiano, il tempo stringe e quindi anche lui deve essere messo a conoscenza di queste tecniche. Nel frattempo Elise e il suo futuro marito sono arrivati al municipio. Nella migliore delle tradizioni cinematografiche statunitensi dietro a questo matrimonio anziché l’amore si nasconde l’ottenimento di un passaporto per uno dei due contraenti.

Dave Norris si congeda dall’amico, indossa il cappello tipico dei guardiani, e dallo scantinato della metropolitana di New York, dove ha appreso i segreti dei guardiani del destino, entra in azione; dovrà fare in fretta perché ogni minimo cambiamento del suo piano verrà subito notato dai guardiani. Dave non fa in tempo a entrare nella realtà che i guardiani si mettono subito sulle sue tracce. Dave in questa corsa finale riesce finalmente a raggiungere Elise, i due fuggono insieme attraversando inseguiti diverse porte, finché non si trovano sotto alla Statua della Libertà, dove Dave chiede a Elise se vuole seguirlo, “tutto ciò che deve accadere nella tua vita non accadrà se resti con me”. Elise decide di seguire Dave, apparentemente contro ogni logica e fidandosi di lui. Aperta l’ultima porta i due si trovano in un corridoio, i guardiani leggono sulle loro moleskine il percorso del destino modificato, esclamano “o mio Dio”. Dave e Elise sono riusciti a entrare nella sede centrale dell’“Adjustment Bureau”, inseguiti riescono a scappare salendo in cima al terrazzo. Dove vengono raggiunti dai guardiani. Una volta circondati sono consapevoli che da un momento all’altro potranno essere uccisi, o, nella migliore delle ipotesi, separati per sempre. I due si baciano. Al termine del bacio i due sono soli. I guardiani sono scomparsi. “Credevate che avreste potuto raggiungere il Presidente (The Chairman), e cambiare il vostro destino, non è così che si fa”, dice il guardiano anziano a Dave Norris. Il giovane guardiano entra con un plico, sussurra all’anziano che ci sono novità.
Nessuno ha mai visto il Presidente, che compare sotto diverse forme a diverse persone, questa volta ha deciso di cambiare il ‘piano’, quindi Dave e Elise possono proseguire nella loro vita insieme. Sul taccuino il loro percorso è cambiato. Adesso i loro punti procedono insieme.

Le persone non si accorgono che il libero arbitrio è un dono finché non devono lottare per esso. L’ennesima visione scompare davanti ai nostri occhi. La cosa che ci continuerà ad inquietare, scorrendo le pagine di Philip K. Dick, sarà quel miscuglio di follia ragionevole e raziocinio deragliato, entro i quali ancora oggi si muove il nostro oscuro scrutare.

Luciano Pagano – Musicaos.it
http://twitter.com/lucianopagano

Bibliofilmolibrografia

1_ “Philip K. Dick. La macchina della paranoia, Enciclopedia dickiana”, di A. Caronia, Domenico Gallo, Agenzia X, Milano, pp. 352, Milano, 2006, ISBN 88-95029-09-7

2_ Luciano Pagano, “Dickipedia. Su Philip K. Dick. La macchina della paranoia, Enciclopedia dickiana” di Antonio Caronia e Domenico Gallo”, su Musicaos.it, Anno IV, Numero 26, “Anelli Deboli”, Luglio 2007

3_ Da vedere: “Blade Runner”, “Minority Report”, “A Scanner Darkly”, Da leggere: le opere Philip K. Dick, edite da Fanucci Editore, il libro di Jonathan Lethem edito da Minimum Fax, la vecchia introduzione di Gianni Pilo al volume di Philip K. Dick dal titolo “I difensori della terra”.

[il presente articolo è stato terminato qualche giorno prima dell’uscita nelle sale italiane, l’anno scorso, di The Adjustment Bureau (I guardiani del destino)]

Resistenza della poesia >14 gennaio / Firenze – Le Murate Caffè Letterario




SABATO 14 GENNAIO

h 16:00 Presentazione libri
RESISTENZA DELLA POESIA

Un incontro con i poeti italiani delle ultime generazioni.

Conducono i critici Cecilia Bello Minciacchi, Caterina Verbaro, Raoul Bruni
Coordina Vittorio Biagini

h 16:00 Presentazione di cinque volumi

Rsvp, ed. Polìmata, Roma, 2011, di Alessandra Cava
Shelter, ed. Donzelli, Roma, 2010 di Marco Giovenale
Bianchi Girari, ed. Perrone, Roma, 2011, di Michele Porsia
La trasfigurazione degli animali in bestie, ed. Transeuropa, Massa 2011 di Alessandro Raveggi
Strutture, ed. Oedipus, Salerno/Milano, 2011 di Ivan Schiavone

h 18:30 Recital

Di Alessandra Cava, Rino Cavasino, Marco Giovenale, Sara Davidovics, Eleonora Pinzuti, Michele Porsia, Alessandro Raveggi, Federico Scaramuccia, Ivan Schiavone, Marco Simonelli e Novella Torre

Caffè Letterario Le Murate

Piazza delle Murate, Firenze
caffeletterario
(39) 055 2346872
www.lemurate.it

5 Gennaio 2012 – Miracoli a Copertino


22 Dicembre 2011 – “ECO/COMPATIBILITA’: dall’abitare al costruire al vivere nel Salento” – Istituto Tecnico Costa – Lecce


Per la rassegna “Salento d’amare?”

Ass. Kalos Manfredi Pasca
Ass. Secara di Emanuela Musca
Forum Convergenze Possibili per il Salento

presentano l’incontro dibattito

“ECO/COMPATIBILITA’:
dall’abitare al costruire al vivere nel Salento”.

22 dicembre 2011 ore 19,00
Sala Dante dell’Istituto Tecnico Costa di Lecce (Piazzetta De Sanctis)

L’Ass. Kalos Manfredi Pasca, l’Ass. Secara di Emanuela Musca, e il Forum Convergenze Possibili per il Salento, per la rassegna “Salento d’amare?” da anni impegnati nella promozione del territorio salentino sul piano sportivo sociale culturale ed economico organizzano l’incontro dibattito dal titolo “ECOCOMPATIBILITA’: dall’abitare al costruire al vivere nel Salento”.

L’appuntamento è previsto per il 22 dicembre 2011 ore 19,00 presso la Sala Dante dell’Istituto Tecnico Costa di Lecce in Piazzetta De Sanctis. Interverranno per la sezione “Eco/compatibilità del vivere” il dott. Gianluca Pasca (Vice Presidente dell’Ass. Kalos Manfredi Pasca; per la sezione “L’Eco/ compatibilità dell’abitare e del costruire” Fernando e Sebastian De Lorenzis (Depa di Magliano), l’arch. Dott. Antonio Antonica (Nonsolocamini – l’architettura del fuoco di Galatina), l’arch. Dott. Marco Memmo (GM3 Studio di Lecce). La presentazione è affidata alla dott.ssa Beatrice Musca (dell’ass. Sacara). La moderazione degli interventi alla dott.ssa Micaela Lepore. È previsto un saluto istituzionale del Sindaco di L ecce dott. Paolo Perrone.

L’incontro verte a dare alla comunità salentina tutta uno spaccato quanto più esaustivo del termine “eco-compatibilità, forse oggi troppo abusato, troppo frainteso. Ma ancor di più tale iniziativa vuole rappresentare un momento di confronto e dialogo tra tutte quelle forze produttive messe in campo per l’occasione al fine di mettere in rete spunti di riflessioni progettualità che se coordinate adeguatamente possono fare il bene del Salento stesso e della regione Puglia a qualsiasi livello di azione e riflessione. Eco-compatibilità dunque come filosofia dell’abitare in armonia con i contesti privati e pubblici, come filosofia del costruire nella scelta dei materiali meno invasivi e intrusivi sulla salute delle persone, come filosofia architettonica della bio-sostenibilità.

Saranno affrontati nello specifico tematiche concernenti l’architettura sostenibile che progetta edifici per limitare gli impatti nell’ambiente fautrice della filosofia del risparmio di risorse con una minima produzione di inquinamento, l’architettura con e attraverso i bio-elementi (acqua, aria, terra e fuoco), e la filosofia di una scelta consapevole dei materiali nella costruzione edilizia innovativi sia dal punto di vista ecologico che tecnologico. Un momento di confronto importante che testimonia il desiderio di aprire un dibattito su un Salento che vuole crescere e che accetta le nuove sfide per l’ambiente, l’edilizia e l’architettura.

FORUM CONVERGENZE POSSIBILI
www.convergenzepossibili.blogspot.com
GIANLUCA PASCA
www.gianlucapasca.it

Alla Feltrinelli il Natale non finisce mai…anche a Lecce


La Feltrinelli Point
Lecce – Via Cavallotti 7/aTutti i giorni aperti orario continuato 08.,00 – 21,30
compresi festivi.

Michele Contegno: breve historia di un cavalier d’erranza


 

La Chambre Claire | 8-9 Dicembre a Lecce presso Ex convento dei Teatini


LA CHAMBRE CLAIRE

di Piero Marsili Libelli

al Mediterraneo Foto Festival

8-9 dicembre 2011 –

Ex convento dei Teatini (Lecce) – h. 19.30

All’interno del Festival una mostra personale di Piero Marsili Libelli

La Chambre Claire, la performance di Piero Marsili Libelli, il cui titolo è una citazione de “La chambre claire di Roland Barthes”, è un vero e proprio viaggio nel buio che conduce nell’Afghanistan in guerra. Il paese è letto e interpretato con un occhio che stravolge e che restituisce l’immagine surreale del volto di un popolo che ha vissuto vent’anni di macerie, fango e polvere. Il fotografo invita il pubblico ad una immersione suggestiva, quasi una trasposizione, di grande impatto emotivo e stupore.

La critica

WIM WENDERS (regista)

Ricordo un testo di Roland Barthes:“ contrariamente al filosofo l’artista non evolve: come uno strumento molto sensibile ,egli percorre le successioni del Nuovo che la propria storia gli presenta: la sua opera non è un riflesso fisso, ma una moire su cui passano secondo l’inclinazione dello sguardo e le sollecitazioni del tempo, le figure del Sociale e del Passionale e quelle delle innovazioni formali. L’inquietudine per l’epoca non è quella dello storico, del politico o del moralista, ma piuttosto quello dell’utopista che cerca di scorgere su punti precisi il mondo nuovo, poichè ha voglia di quel mondo e vuole già farne parte. La vigilanza dell’artista è una vigilanza amorosa ,una vigilanza del desiderio. Guardando il tuo lavoro negli anni, Piero ,dico : Bravo! Non fermarti mai!

FRANCO CORDELLI (Corriere della sera)

Ciò che conta è il gesto che egli compie, la sua performance: ovvero che non si limiti a proporre una mostra fotografica, ma che la trasformi in un fatto teatrale…

STEFANO MALATESTA (La Repubblica)

Una performance di grande effetto che non voglio rivelare e che riguarda il suo ultimo viaggio in Afganistan. E’ uno spettacolo che ho visto in anteprima e che mi è sembrato geniale…

ALBERTO DENTICE (L’Espresso)

Eppure da allora le immagini di Camera Chiara non mi abbandonano."Un artista è una persona nuda“ ha detto Bob Dylan .Lo sguardo di Piero in Afganistan di fronte allo smarrimento ,alla sofferenza e alla insensata crudeltà della guerra è quello di una persona nuda. Consentendoci di assistere al formarsi lento e inesorabile di quelle immagini nella camera oscura della sua e della nostra mente è riuscito a lasciare nell’anima una traccia emozionale indelebile .Mi auguro che Camera Chiara possa essere ripresa al più presto e girare per il mondo…

DAVID GRIECO (regista)

Assistere a un evento artistico e pensare di vivere un esperienza esistenziale è una cosa che capita di rado.Ma quando accade, ci si rende conto di quanto l’arte possa essere indispensabile nel faticoso cammino dell’umanità. Chiunque abbia visto ,ascoltato e vissuto le immagini di Piero Marsili Libelli ne conserva un ricordo indelebile .Nella mente ,nel cuore e sulla pelle .In questa società che ci rende ottusamente impermeabili alla violenza e all’ingiustizia Piero è riuscito a farci ritrovare il dolore e la speranza che credeva mo smarriti.Nella sua camera oscura, come in una incubatrice ,entrano ignari spettatori ed escono individui consapevoli.

MATTEO GARRONE (regista)

Quella sera ero convinto di andare a vedere la mostra fotografica di Piero su suo ultimo reportage di guerra in Afganistan e mi sono invece ritrovato nella sua camera oscura .Un evento straordinario, magico, un coinvolgimento emotivo molto raro di questi tempi .E’ qualcosa di più di una mostra di una performance di uno spettacolo che invece di calare il sipario alza una consapevolezza su ciò che accade nel mondo che Piero sa restituirti nella sua “Camera Chiara “,un interpretazione sulla fotografia ,più bella ed emozionante che ho visto e vissuto negli ultimi anni.

FRANCESCO ZIZZOLA (fotoreporter)

La camera come luogo dove rivive la memoria e si desta la coscienza. Un processo alchemico che afferma l’urgenza di cercare/trovare noi stessi, sommersi dalla velocità dello zapping satellitare, attraverso un’epifania rivelatoria. Piero riporta a galla le profondità recondite dell’io collettivo avvalendosi di una tecnica artigianale fotografica (che qui si fa metafora psicanalitica) e ci obbliga alla consapevolezza. Sulla bianca e fredda superficie della carta fotografica prende forma il nostro coinvolgimento morale ed etico e in ultima analisi, le nostre responsabilità. Un sublime ed emozionante manifesto contro l’assurdità della guerra.


BIOGRAFIA DI PIERO MARSILI LIBELLI
Inizia la sua professione negli anni settanta a Milano, fotografando la cronaca nera per il Corriere della Sera. Lavora anche per alcune agenzie fotogiornalistiche realizzando servizi di attualità politica. Si trasferisce a Roma negli anni ottanta, dove inizia a collaborare con il settimanale L’Espresso, occupandosi di Teatro d’Avanguardia. In questo periodo frequenta il teatro di Carmelo Bene, Giancarlo Nanni, Roberto Benigni, Memè Perlini, realizzando una fotografia che racconta il loro mondo. Tra gli anni ottanta e novanta fotografa importanti avvenimenti culturali artistici e teatrali, che coinvolgono l’Italia e l’Europa; le foto manifestano una ricerca personale volta a insoliti e provocatori ritratti, come quelli raffiguranti William Burroughs, Allen Ginsberg, Roy Lichtenstein, Peter Weir, Gong Li, Federico Fellini, Marcello Mastroianni, Leo De Bernardinis, Giorgio Barberio Corsetti e Manuela Kustermann.Nel 1981, documenta a Belfast in Irlanda i funerali di Bobby Sand e la guerriglia urbana dell’IRA (Irish Republican Army). Nel 1989, durante la Rivoluzione rumena, mette in posa modelle tra le braccia dei soldati, sullo sfondo una Bucarest ancora in guerra. Viaggia in diversi paesi del mondo, Africa, India, Giappone, Pakistan, Afghanistan, Libano e Kosovo, realizzando reportages di guerra e documentari sulle miniere d’oro della Repubblica del Ghana, sulla carriera del cantante chitarrista Ali Farka Tourè lungo le rive del Niger e sulla vita quotidiana a Mumbai in India (nota fino al 1995 come Bombay).

Da questi lavori, nascono mostre e una serie di performances artistiche dedicate alla fotografia. Nel 1984, per la prima volta presenta al Mickery Theatre di Amsterdam la performance intitolata “La Camera Chiara”. Negli anni novanta lavora anche nel cinema al fianco di registi come Michelangelo Antonioni, Francesco Rosi, Giuliano

Montaldo, Marco Ferreri e recentemente con Vittorio Storaro al film “Caravaggio”. Le foto di quest’ultimo lavoro sono esposte dal 2008 al Lincoln Center di New York.

Si è occupato anche di pubblicità con Alessandro D’Alatri e Ferzan Ozpeteck. Nel 1997 a Milano espone presso la Galleria Sozzani a Milano in occasione della presentazione della nuova collezione di moda di Massimo Osti.

Le sue foto sono state pubblicate da diversi giornali di prestigio del panorama internazionale, tra cui New York Times,

Newsweek e Paris Match, diverse esposizioni sono state realizzate a San Paolo del Brasile, Amsterdam, Madrid e NewYork. Nel 2007 con Wim Wenders ha presentato una mostra di foto inedite su Michelangelo Antonioni al Festival del Cinema Internazionale di Yerevan in Armenia, e nel 2009 il lavoro viene rivisitato e arricchito in occasione del Festival del Cinema Europeo di Lecce. Nel 2011 ripropone in due diverse occasioni la performance “La Camera Chiara” sulla guerra in Afghanistan, a Roma presso lo spazio delle Officine Farneto a favore di Emergency e in seguito, nella suggestiva cornice di Muro Leccese durante la rassegna di stampa fotografica The Darkroom Projet curata da Luciano Corvaglia.

Per info:

Mob. 3289683018 (Alessandro)

http://www.pieromarsililibelli.com/

http://www.mediterraneofotofestival.it/

25 Novembre 2011 a Manfredonia – “Io sono bellissima” di Loredana De Vitis, per la prima volta in Puglia


per la GIORNATA MONDIALE contro la VIOLENZA sulle DONNE

Venerdì 25 NOVEMBRE Alle ore 18.00

Auditorium di Palazzo Celestini
Manfredonia (Foggia) – Corso Manfredi 22

Loredana De Vitis presenterà
per la prima volta in Puglia
la narrazione in mostra intitolata

“IO SONO BELLISSIMA”

Venerdì 25 Novembre 2011 in occasione della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, Loredana De Vitis sarà a Manfredonia (Foggia), per presentare “Io sono bellissima”, presso l’Auditorium di Palazzo Celestini (Corso Manfredi 22). Si tratta della prima volta che questa narrazione in mostra viene presentata in Puglia. Il progetto di Loredana De Vitis è stato presentato a Roma nel settembre scorso, nell’ambito della “Scuola politica UDI 2011”. L’occasione offerta dalla Giornata Mondiale contro la Violenza sull Donne offrirà uno spunto di riflessione sulla condizione del corpo femminile, centrale in questo lavoro di Loredana De Vitis, infatti la “narrazione in mostra” dal titolo “Io sono bellissima” intende porre lo spettatore/lettore faccia a faccia con i paradossi della comunicazione e della valutazione estetica del corpo femminile all’interno della società contemporanea.

Una serie di pannelli fotografici di grande dimensione realizzati con la tecnica del collage digitale presentano il concept attraverso considerazioni narrative, filosofiche e estetiche, utilizzando questa ibridazione visivo-letteraria per condurre a una riflessione che, per questo lavoro, Loredana De Vitis ha scelto di rivolgere sul corpo femminile a partire dal proprio corpo. Viene operata così un’identificazione tra autrice e opera che sollecita un personale confronto, innanzitutto delle donne, con tematiche urgenti quali la considerazione della donna nella nostra società e l’estetica di massa. Gli sviluppi del progetto potranno essere seguiti sul sito internet www.iosonobellissima.it. L’arte diviene in questa mostra anche un mezzo per riflettere nei confronti di quella forma di violenza altrettanto subdola e capace di provocare danni fisici e psicologici, che è la violenza che si fa sul corpo femminile quando lo si considera soltanto dal punto di vista ‘esteriore’.

Un percorso affascinante che verrà presentato per la prima volta in Puglia a Manfredonia (Foggia) Venerdì 25 Novembre alle ore 18.00 presso Palazzo Celestini. Interessante anche la forma di finanziamento lanciata da Loredana De Vitis per realizzare “Io sono bellissima”, un’azione di “crowd funding”, ovvero sia un processo di finanziamento dal basso che mobilita persone e risorse al fine di sostenere eventi o azioni di tipo non solo culturale. Grazie a questa iniziativa Loredana De Vitis è riuscita a raccogliere i fondi necessari per la realizzazione materiale e organizzativa del progetto, mettendo in compartecipazione (e conoscenza ‘in progress’) tutti coloro che, anche con piccole somme, hanno reso possibile questo vero e proprio ’viaggio’ nelle aporie dell’immagine contemporanea del corpo femminile.

“Io sono bellissima” si trasforma così in una mostra narrativa, in un’opera dal taglio politico e fortemente evocativo: è stato realizzato, insieme a altri oggetti, ad esempio, un adesivo che simboleggia la fierezza femminile del poter dire “io sono bellissima”, al di sopra, al di là e oltre tutti gli sguardi viziati dalle deformazioni dell’estetica. L’appuntamento con “Io sono bellissima”, è a Manfredonia il 25 Novembre, prosegue in tutta Italia, chiunque sia interessato al progetto può trovare ulteriori informazioni sul sito dell’autrice e all’indirizzo www.iosonobellissima.it

Info:
iosonobellissima
www.iosonobellissima.it