Tutti gli articoli di luciano pagano

Musicaos dal 2004, dal 2014 Musicaos Editore. Salento, Puglia, Italia.

Resistenza della poesia >14 gennaio / Firenze – Le Murate Caffè Letterario




SABATO 14 GENNAIO

h 16:00 Presentazione libri
RESISTENZA DELLA POESIA

Un incontro con i poeti italiani delle ultime generazioni.

Conducono i critici Cecilia Bello Minciacchi, Caterina Verbaro, Raoul Bruni
Coordina Vittorio Biagini

h 16:00 Presentazione di cinque volumi

Rsvp, ed. Polìmata, Roma, 2011, di Alessandra Cava
Shelter, ed. Donzelli, Roma, 2010 di Marco Giovenale
Bianchi Girari, ed. Perrone, Roma, 2011, di Michele Porsia
La trasfigurazione degli animali in bestie, ed. Transeuropa, Massa 2011 di Alessandro Raveggi
Strutture, ed. Oedipus, Salerno/Milano, 2011 di Ivan Schiavone

h 18:30 Recital

Di Alessandra Cava, Rino Cavasino, Marco Giovenale, Sara Davidovics, Eleonora Pinzuti, Michele Porsia, Alessandro Raveggi, Federico Scaramuccia, Ivan Schiavone, Marco Simonelli e Novella Torre

Caffè Letterario Le Murate

Piazza delle Murate, Firenze
caffeletterario
(39) 055 2346872
www.lemurate.it

5 Gennaio 2012 – Miracoli a Copertino


22 Dicembre 2011 – “ECO/COMPATIBILITA’: dall’abitare al costruire al vivere nel Salento” – Istituto Tecnico Costa – Lecce


Per la rassegna “Salento d’amare?”

Ass. Kalos Manfredi Pasca
Ass. Secara di Emanuela Musca
Forum Convergenze Possibili per il Salento

presentano l’incontro dibattito

“ECO/COMPATIBILITA’:
dall’abitare al costruire al vivere nel Salento”.

22 dicembre 2011 ore 19,00
Sala Dante dell’Istituto Tecnico Costa di Lecce (Piazzetta De Sanctis)

L’Ass. Kalos Manfredi Pasca, l’Ass. Secara di Emanuela Musca, e il Forum Convergenze Possibili per il Salento, per la rassegna “Salento d’amare?” da anni impegnati nella promozione del territorio salentino sul piano sportivo sociale culturale ed economico organizzano l’incontro dibattito dal titolo “ECOCOMPATIBILITA’: dall’abitare al costruire al vivere nel Salento”.

L’appuntamento è previsto per il 22 dicembre 2011 ore 19,00 presso la Sala Dante dell’Istituto Tecnico Costa di Lecce in Piazzetta De Sanctis. Interverranno per la sezione “Eco/compatibilità del vivere” il dott. Gianluca Pasca (Vice Presidente dell’Ass. Kalos Manfredi Pasca; per la sezione “L’Eco/ compatibilità dell’abitare e del costruire” Fernando e Sebastian De Lorenzis (Depa di Magliano), l’arch. Dott. Antonio Antonica (Nonsolocamini – l’architettura del fuoco di Galatina), l’arch. Dott. Marco Memmo (GM3 Studio di Lecce). La presentazione è affidata alla dott.ssa Beatrice Musca (dell’ass. Sacara). La moderazione degli interventi alla dott.ssa Micaela Lepore. È previsto un saluto istituzionale del Sindaco di L ecce dott. Paolo Perrone.

L’incontro verte a dare alla comunità salentina tutta uno spaccato quanto più esaustivo del termine “eco-compatibilità, forse oggi troppo abusato, troppo frainteso. Ma ancor di più tale iniziativa vuole rappresentare un momento di confronto e dialogo tra tutte quelle forze produttive messe in campo per l’occasione al fine di mettere in rete spunti di riflessioni progettualità che se coordinate adeguatamente possono fare il bene del Salento stesso e della regione Puglia a qualsiasi livello di azione e riflessione. Eco-compatibilità dunque come filosofia dell’abitare in armonia con i contesti privati e pubblici, come filosofia del costruire nella scelta dei materiali meno invasivi e intrusivi sulla salute delle persone, come filosofia architettonica della bio-sostenibilità.

Saranno affrontati nello specifico tematiche concernenti l’architettura sostenibile che progetta edifici per limitare gli impatti nell’ambiente fautrice della filosofia del risparmio di risorse con una minima produzione di inquinamento, l’architettura con e attraverso i bio-elementi (acqua, aria, terra e fuoco), e la filosofia di una scelta consapevole dei materiali nella costruzione edilizia innovativi sia dal punto di vista ecologico che tecnologico. Un momento di confronto importante che testimonia il desiderio di aprire un dibattito su un Salento che vuole crescere e che accetta le nuove sfide per l’ambiente, l’edilizia e l’architettura.

FORUM CONVERGENZE POSSIBILI
www.convergenzepossibili.blogspot.com
GIANLUCA PASCA
www.gianlucapasca.it

Alla Feltrinelli il Natale non finisce mai…anche a Lecce


La Feltrinelli Point
Lecce – Via Cavallotti 7/aTutti i giorni aperti orario continuato 08.,00 – 21,30
compresi festivi.

Michele Contegno: breve historia di un cavalier d’erranza


 

La Chambre Claire | 8-9 Dicembre a Lecce presso Ex convento dei Teatini


LA CHAMBRE CLAIRE

di Piero Marsili Libelli

al Mediterraneo Foto Festival

8-9 dicembre 2011 –

Ex convento dei Teatini (Lecce) – h. 19.30

All’interno del Festival una mostra personale di Piero Marsili Libelli

La Chambre Claire, la performance di Piero Marsili Libelli, il cui titolo è una citazione de “La chambre claire di Roland Barthes”, è un vero e proprio viaggio nel buio che conduce nell’Afghanistan in guerra. Il paese è letto e interpretato con un occhio che stravolge e che restituisce l’immagine surreale del volto di un popolo che ha vissuto vent’anni di macerie, fango e polvere. Il fotografo invita il pubblico ad una immersione suggestiva, quasi una trasposizione, di grande impatto emotivo e stupore.

La critica

WIM WENDERS (regista)

Ricordo un testo di Roland Barthes:“ contrariamente al filosofo l’artista non evolve: come uno strumento molto sensibile ,egli percorre le successioni del Nuovo che la propria storia gli presenta: la sua opera non è un riflesso fisso, ma una moire su cui passano secondo l’inclinazione dello sguardo e le sollecitazioni del tempo, le figure del Sociale e del Passionale e quelle delle innovazioni formali. L’inquietudine per l’epoca non è quella dello storico, del politico o del moralista, ma piuttosto quello dell’utopista che cerca di scorgere su punti precisi il mondo nuovo, poichè ha voglia di quel mondo e vuole già farne parte. La vigilanza dell’artista è una vigilanza amorosa ,una vigilanza del desiderio. Guardando il tuo lavoro negli anni, Piero ,dico : Bravo! Non fermarti mai!

FRANCO CORDELLI (Corriere della sera)

Ciò che conta è il gesto che egli compie, la sua performance: ovvero che non si limiti a proporre una mostra fotografica, ma che la trasformi in un fatto teatrale…

STEFANO MALATESTA (La Repubblica)

Una performance di grande effetto che non voglio rivelare e che riguarda il suo ultimo viaggio in Afganistan. E’ uno spettacolo che ho visto in anteprima e che mi è sembrato geniale…

ALBERTO DENTICE (L’Espresso)

Eppure da allora le immagini di Camera Chiara non mi abbandonano."Un artista è una persona nuda“ ha detto Bob Dylan .Lo sguardo di Piero in Afganistan di fronte allo smarrimento ,alla sofferenza e alla insensata crudeltà della guerra è quello di una persona nuda. Consentendoci di assistere al formarsi lento e inesorabile di quelle immagini nella camera oscura della sua e della nostra mente è riuscito a lasciare nell’anima una traccia emozionale indelebile .Mi auguro che Camera Chiara possa essere ripresa al più presto e girare per il mondo…

DAVID GRIECO (regista)

Assistere a un evento artistico e pensare di vivere un esperienza esistenziale è una cosa che capita di rado.Ma quando accade, ci si rende conto di quanto l’arte possa essere indispensabile nel faticoso cammino dell’umanità. Chiunque abbia visto ,ascoltato e vissuto le immagini di Piero Marsili Libelli ne conserva un ricordo indelebile .Nella mente ,nel cuore e sulla pelle .In questa società che ci rende ottusamente impermeabili alla violenza e all’ingiustizia Piero è riuscito a farci ritrovare il dolore e la speranza che credeva mo smarriti.Nella sua camera oscura, come in una incubatrice ,entrano ignari spettatori ed escono individui consapevoli.

MATTEO GARRONE (regista)

Quella sera ero convinto di andare a vedere la mostra fotografica di Piero su suo ultimo reportage di guerra in Afganistan e mi sono invece ritrovato nella sua camera oscura .Un evento straordinario, magico, un coinvolgimento emotivo molto raro di questi tempi .E’ qualcosa di più di una mostra di una performance di uno spettacolo che invece di calare il sipario alza una consapevolezza su ciò che accade nel mondo che Piero sa restituirti nella sua “Camera Chiara “,un interpretazione sulla fotografia ,più bella ed emozionante che ho visto e vissuto negli ultimi anni.

FRANCESCO ZIZZOLA (fotoreporter)

La camera come luogo dove rivive la memoria e si desta la coscienza. Un processo alchemico che afferma l’urgenza di cercare/trovare noi stessi, sommersi dalla velocità dello zapping satellitare, attraverso un’epifania rivelatoria. Piero riporta a galla le profondità recondite dell’io collettivo avvalendosi di una tecnica artigianale fotografica (che qui si fa metafora psicanalitica) e ci obbliga alla consapevolezza. Sulla bianca e fredda superficie della carta fotografica prende forma il nostro coinvolgimento morale ed etico e in ultima analisi, le nostre responsabilità. Un sublime ed emozionante manifesto contro l’assurdità della guerra.


BIOGRAFIA DI PIERO MARSILI LIBELLI
Inizia la sua professione negli anni settanta a Milano, fotografando la cronaca nera per il Corriere della Sera. Lavora anche per alcune agenzie fotogiornalistiche realizzando servizi di attualità politica. Si trasferisce a Roma negli anni ottanta, dove inizia a collaborare con il settimanale L’Espresso, occupandosi di Teatro d’Avanguardia. In questo periodo frequenta il teatro di Carmelo Bene, Giancarlo Nanni, Roberto Benigni, Memè Perlini, realizzando una fotografia che racconta il loro mondo. Tra gli anni ottanta e novanta fotografa importanti avvenimenti culturali artistici e teatrali, che coinvolgono l’Italia e l’Europa; le foto manifestano una ricerca personale volta a insoliti e provocatori ritratti, come quelli raffiguranti William Burroughs, Allen Ginsberg, Roy Lichtenstein, Peter Weir, Gong Li, Federico Fellini, Marcello Mastroianni, Leo De Bernardinis, Giorgio Barberio Corsetti e Manuela Kustermann.Nel 1981, documenta a Belfast in Irlanda i funerali di Bobby Sand e la guerriglia urbana dell’IRA (Irish Republican Army). Nel 1989, durante la Rivoluzione rumena, mette in posa modelle tra le braccia dei soldati, sullo sfondo una Bucarest ancora in guerra. Viaggia in diversi paesi del mondo, Africa, India, Giappone, Pakistan, Afghanistan, Libano e Kosovo, realizzando reportages di guerra e documentari sulle miniere d’oro della Repubblica del Ghana, sulla carriera del cantante chitarrista Ali Farka Tourè lungo le rive del Niger e sulla vita quotidiana a Mumbai in India (nota fino al 1995 come Bombay).

Da questi lavori, nascono mostre e una serie di performances artistiche dedicate alla fotografia. Nel 1984, per la prima volta presenta al Mickery Theatre di Amsterdam la performance intitolata “La Camera Chiara”. Negli anni novanta lavora anche nel cinema al fianco di registi come Michelangelo Antonioni, Francesco Rosi, Giuliano

Montaldo, Marco Ferreri e recentemente con Vittorio Storaro al film “Caravaggio”. Le foto di quest’ultimo lavoro sono esposte dal 2008 al Lincoln Center di New York.

Si è occupato anche di pubblicità con Alessandro D’Alatri e Ferzan Ozpeteck. Nel 1997 a Milano espone presso la Galleria Sozzani a Milano in occasione della presentazione della nuova collezione di moda di Massimo Osti.

Le sue foto sono state pubblicate da diversi giornali di prestigio del panorama internazionale, tra cui New York Times,

Newsweek e Paris Match, diverse esposizioni sono state realizzate a San Paolo del Brasile, Amsterdam, Madrid e NewYork. Nel 2007 con Wim Wenders ha presentato una mostra di foto inedite su Michelangelo Antonioni al Festival del Cinema Internazionale di Yerevan in Armenia, e nel 2009 il lavoro viene rivisitato e arricchito in occasione del Festival del Cinema Europeo di Lecce. Nel 2011 ripropone in due diverse occasioni la performance “La Camera Chiara” sulla guerra in Afghanistan, a Roma presso lo spazio delle Officine Farneto a favore di Emergency e in seguito, nella suggestiva cornice di Muro Leccese durante la rassegna di stampa fotografica The Darkroom Projet curata da Luciano Corvaglia.

Per info:

Mob. 3289683018 (Alessandro)

http://www.pieromarsililibelli.com/

http://www.mediterraneofotofestival.it/

25 Novembre 2011 a Manfredonia – “Io sono bellissima” di Loredana De Vitis, per la prima volta in Puglia


per la GIORNATA MONDIALE contro la VIOLENZA sulle DONNE

Venerdì 25 NOVEMBRE Alle ore 18.00

Auditorium di Palazzo Celestini
Manfredonia (Foggia) – Corso Manfredi 22

Loredana De Vitis presenterà
per la prima volta in Puglia
la narrazione in mostra intitolata

“IO SONO BELLISSIMA”

Venerdì 25 Novembre 2011 in occasione della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, Loredana De Vitis sarà a Manfredonia (Foggia), per presentare “Io sono bellissima”, presso l’Auditorium di Palazzo Celestini (Corso Manfredi 22). Si tratta della prima volta che questa narrazione in mostra viene presentata in Puglia. Il progetto di Loredana De Vitis è stato presentato a Roma nel settembre scorso, nell’ambito della “Scuola politica UDI 2011”. L’occasione offerta dalla Giornata Mondiale contro la Violenza sull Donne offrirà uno spunto di riflessione sulla condizione del corpo femminile, centrale in questo lavoro di Loredana De Vitis, infatti la “narrazione in mostra” dal titolo “Io sono bellissima” intende porre lo spettatore/lettore faccia a faccia con i paradossi della comunicazione e della valutazione estetica del corpo femminile all’interno della società contemporanea.

Una serie di pannelli fotografici di grande dimensione realizzati con la tecnica del collage digitale presentano il concept attraverso considerazioni narrative, filosofiche e estetiche, utilizzando questa ibridazione visivo-letteraria per condurre a una riflessione che, per questo lavoro, Loredana De Vitis ha scelto di rivolgere sul corpo femminile a partire dal proprio corpo. Viene operata così un’identificazione tra autrice e opera che sollecita un personale confronto, innanzitutto delle donne, con tematiche urgenti quali la considerazione della donna nella nostra società e l’estetica di massa. Gli sviluppi del progetto potranno essere seguiti sul sito internet www.iosonobellissima.it. L’arte diviene in questa mostra anche un mezzo per riflettere nei confronti di quella forma di violenza altrettanto subdola e capace di provocare danni fisici e psicologici, che è la violenza che si fa sul corpo femminile quando lo si considera soltanto dal punto di vista ‘esteriore’.

Un percorso affascinante che verrà presentato per la prima volta in Puglia a Manfredonia (Foggia) Venerdì 25 Novembre alle ore 18.00 presso Palazzo Celestini. Interessante anche la forma di finanziamento lanciata da Loredana De Vitis per realizzare “Io sono bellissima”, un’azione di “crowd funding”, ovvero sia un processo di finanziamento dal basso che mobilita persone e risorse al fine di sostenere eventi o azioni di tipo non solo culturale. Grazie a questa iniziativa Loredana De Vitis è riuscita a raccogliere i fondi necessari per la realizzazione materiale e organizzativa del progetto, mettendo in compartecipazione (e conoscenza ‘in progress’) tutti coloro che, anche con piccole somme, hanno reso possibile questo vero e proprio ’viaggio’ nelle aporie dell’immagine contemporanea del corpo femminile.

“Io sono bellissima” si trasforma così in una mostra narrativa, in un’opera dal taglio politico e fortemente evocativo: è stato realizzato, insieme a altri oggetti, ad esempio, un adesivo che simboleggia la fierezza femminile del poter dire “io sono bellissima”, al di sopra, al di là e oltre tutti gli sguardi viziati dalle deformazioni dell’estetica. L’appuntamento con “Io sono bellissima”, è a Manfredonia il 25 Novembre, prosegue in tutta Italia, chiunque sia interessato al progetto può trovare ulteriori informazioni sul sito dell’autrice e all’indirizzo www.iosonobellissima.it

Info:
iosonobellissima
www.iosonobellissima.it

Dal 29 Novembre al 2 Dicembre 2011 “TRIESTE POESIA”. Ecco tutti gli eventi.


TRIESTE POESIA

Martedì 29 novembre
Libreria Lovat – viale XX Settembre 20, c/o stabile Oviesse, terzo piano

17,00 Quale presente per le nuove generazioni e la poesia?

Quattro poeti, nati tra gli anni ‘60 e gli anni ‘80, che si sono trovati ad elaborare modelli diversi, in un contesto di cambiamenti sociali e politici simili. Nonostante essi vivano in una città dimenticata dai grandi sistemi culturali ed editoriali, vantano esperienze di festival, collaborazioni con riviste e blog di letteratura. Se a questi poeti non è stato consegnato un futuro, se lo sono costruito giorno per giorno. Ospiti della serata Gaetano Longo, Christian Sinicco, Mary B. Tolusso e Luigi Nacci.
L’incontro, moderato dal poeta Matteo Danieli, promette una nuova attualità per la poesia, proprio a partire da Trieste, dai suoi nuovi attori.

A seguire
Presentazione di Vanità della mente di Gian Mario Villalta.
A cura di Edoardo Kanzian. In collaborazione con la rivista letteraria FAREPOESIA.
Letture a cura di Agnese Ermacora.

Un’altra voce della generazione sopra citata è ospite della libreria per presentare il suo ultimo libro Vanità della mente (Mondadori) vincitore del Premio Viareggio – Rèpaci 2011 per la poesia. Oltre che autore riconosciuto Gian Mario Villalta è noto per la sua abilità nell’orchestrare «lo scambio di esperienze, i legami profondi ed estesi che esistono fra poeti nel Triveneto, così come a livello nazionale e internazionale», talento ben espresso nel festival pordenonelegge che dirige dal 2000.

Mercoledì 30 novembre 2011
17,30
Caffè Tommaseo – piazza Tommaseo, 4/c
Presentazione di Parole all’uomo di Mario Romano a cura di Giuseppe Nava

20,30
Lettura – Stabilimento Ausonia, Riva Traiana 1
Milan Rakovac (Croazia)
Viorel Boldis (Romania)
Raquel Lima (Portogallo)
Tania van Schalkwyk (Sudafrica)
Dome Bulfaro (Italia)

Evento speciale

Concerto del cantautore Mirco Menna
In apertura, il cantautore triestino, Stefano Schiraldi

Giovedì 1 dicembre 2011
Stabilimento Ausonia, Riva Traiana 1

19.00
SELEZIONE
Enrico Colussi
Giovanni Nino Paronuzzi
Elena Delithanassis
Alessandro Canzian

Chiara Catapano
Guido Cupani
Giuseppe Nava
Sebastiano Adernò
Marco Patuzzi
Enrico Danna
Lia Simonatto
Ilenia Marin
Natalia Bondarenko
Vincenzo Russo
Alfonso Maria Petrosino
Antonella Taravella

Vilma Dolmella
Lussia di Uanis
Tommaso De Martino
Gabriele Iarusso
Monica Maria Seksich
Silvia Molesini

Giurati della selezione:
Viorel Boldis
Erica Tedeschi

ore 20.30
LETTURA DI REI BERROA
PREMIO INTERNAZIONALE TRIESTE POESIA 2011

A seguire la gara:
Duska Kovacevic (Croazia)
Tania van Schalkwyk (Sudafrica)
Raquel Lima (Portogallo)
Maddalena Bergamin
Dome Bulfaro
Alessandro Salvi

Michele Alessio
Giacomo Sandron
+ 8 POETI SELEZIONATI

EmCeeS: Matteo Danieli & Christian Sinicco

Cash Prize: 200€

In chiusura:
Concerto di Street Light Productions

Venerdì 2 dicembre 2011
Caffè Tommaseo – piazza Tommaseo, 4/c

17,00 Premiazioni
Lettura degli ospiti
Velvet Afri, Maddalena Bergamin, Renzo Maggiore, Franjo Matanovic, Cristiano Mautarelli, Annadina Mengaziol, Furio Pillan, María Sanchez Puyade

Consegna dei Premi del Festival

Rei Berroa (Repubblica Dominicana)
Premio Internazionale Trieste Poesia
Lettura a cura dell’attore Maurizio Zacchigna.

Il Comitato Promotore del 13° Premio Internazionale Trieste Poesia, che annualmente premia un poeta di fama mondiale, ha deciso di assegnare per l’anno 2011 tale riconoscimento al poeta dominicano Rei Berroa.
Autore di un’importante opera lirica, oltre che di una vasta produzione critica e antologica, il poeta dominicano, attraverso la sua opera a tratti irriverente e trasgressiva, riesce a fare una ricostruzione immaginaria dell’essere umano che dialoga con la propria morale fatta di ipocrisie, credenze, trionfi e sconfitte. La sua poesia, con un linguaggio elegante e diretto, è anche una parodia dei dogmi e degli obblighi che circondano la vita dell’uomo.

Jolka Milič
Premio Gerald Parks alla Traduzione
Un altro punto fondamentale che quest’anno verrà consegnato a Jolka Milič per il suo grande contributo offerto alla diffusione della letteratura italiana e slovena. Si deve a lei la conoscenza in Italia di poeti quali Srečko Kosovel, Edvard Kocbek, Kajetan Kovič, Dane Zajc, Josip Osti, ma imponente è anche la sua opera di traduzione dall’italiano allo sloveno, che conta Pier Paolo Pasolini, Sandro Penna, Dacia Maraini, Cesare Pavese, Danilo Dolci e Primo Levi.

Milan Rakovac
Premio Anthares Un poeta per la pace
Il Comitato nomina vincitore dell’ottava edizione il poeta croato Milan Rakovac per la sua capacità di far entrare in relazionare intellettuali e artisti che abitano e operano nell’area di confine, ben consolidata nel progetto del Forum Tomizza, non dimenticando un’opera che continua a ricevere riconoscimenti come l’importante Premio Drago Gervais per la sua ultima raccolta Besida priletuća («Parola volante»).

XXX
Premio Trieste International Poetry Slam
da assegnare giovedì 1 dicembre

Il Festival Internazionale della Poesia è promosso e organizzato dall’associazione culturale Club Anthares

Direttore artistico del Premio Internazionale Trieste Poesia: Gaetano Longo
Ufficio Stampa e Segreteria Organizzativa: FrancoPuzzoEditore
Segreteria Artistica: Christian Sinicco
Ufficio stampa: Daniela Sartogo

Contributi: Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Provincia di Trieste, Comune di Trieste, Comunità Croata di Trieste, Edil Porfidi Trientina, Cervesi&Cervesi, Residence Sara
Patrocini: Comune di Trieste, Camera Commercio di Trieste, Commissario del Governo nella Regione Friuli Venezia Giulia Prefetto di Trieste, Unesco di Trieste, Il Piccolo
In collaborazione con: L’Ausonia, Lovat, Anforah

Trieste Poesia, grazie all’impegno di Club Anthares.
Si ringraziano Mario Alessio e Daniela Sartogo per le preziose collaborazioni.

Ai poeti della selezione e ai tifosi che vogliono seguire lo slam
Residence Sara offre:

camera singola €40/notte
camera matrimoniale €50/notte
camera tripla €75/notte
in appartamento per 4 persone €100/notte

Tutte le sistemazioni offerte
sono con bagno privato
lenzuola e asciuagamani inclusi
e si può usufruire della colazione a buffet
presso il bar del Residence al costo di €5/persona/giorno.

“Mezzogiorno dell’animo”, un corso cristologico tra retaggi del mito nell’ultimo libro di Enrico Pietrangeli


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Un corso cristologico tra retaggi del mito per un “Mezzogiorno dell’animo”

Quella di Mezzogiorno dell’animo è l’ultima raccolta in versi del poeta romano Enrico Pietrangeli, un libro di cento pagine edito dalla CLEUP, dove il titolo ben esplicita sia una condizione dell’anima che il coraggio ad esprimerla. Diverse sono le tematiche affrontate, ma il filo conduttore, espresso in una narrazione indiretta e utilizzando una forma perlopiù lirica, si sviluppa attraverso la circostanza amorosa.

Un amore espresso con dignità e compostezza, portato avanti senza censure, ma, soprattutto, senza inganno alcuno (“non ho mai illuso e non ero / di malato inguaribile specie”), percependolo e comunicandolo lentamente nel tempo (“polline mai sopito / infingardo fiorisce / d’affetto il flusso / nel tempo complice stratificato”), senza ipocrisie e scevro di nefaste passioni, fino al suo esplodere in un esilio che non conosce proporzioni e limiti, l’equità di un corrispettivo atteggiamento dall’altra parte. Probabile contrappasso in onestà d’intenti generato da protratta sofferenza oppure inconscia rivalsa. Un confino generante indeterminata attesa, incapace tanto di chiudere quanto di riaprire un rapporto (“resta una scure / appesa e dondolante / sul pulsante di fine”).

Quel che ne emerge, in sostanza, è la capacità di affrontare e attraversare il dolore nella concreta e mai allusa scelta di donarsi all’altro senza riserve, in un traslato cristologico con retaggi della grande figura di Pasolini esplicitati per mezzo di un’autenticità religiosa e in polemica con una borghesia che, fin dai tempi, era già emergente ovunque (“di fronte al martirio / si deve saper morire, / offrirsi per l’altro / fino in fondo, tutto. / Senza mai riserve / s’abbraccia la fede. / Cristo lo ha fatto, / ha fatto la rivoluzione. / Se prive di slanci, / le vie di mezzo / non salvano, / generano mediocri, / pasoliniani mostri, / vinti assoggettati, / vili conformisti”). Un traslato dove il morire per l’altro è un rinascere migliore e salvifico, capace di condividere gli esiti della rispettiva esperienza “con chi, nell’attesa, l’opera / accoglie preservando amore”.

Diversi sono pure i ricorsi a retaggi mitologici, emblematico, forse più di altri, quello della poesia Eros e Psiche. Ma è una concezione ciclica, dell’eterno ritorno che, nella civiltà greca come quella romana, progredisce in un divenire che sedimenta la storia sul mito, la costante strutturante il costrutto poetico. Un tempo che, tanto nell’incipit (“con ciclo inverso e diverso, / altra ruota girerà sul verso”) quanto nell’epilogo (“compiuto è un ciclo e attendo, / di virtù nel senno, altri frutti”) ritorna riconducendo a CicloInVersoRoMagna 2011, la scorsa manifestazione estiva che, per il secondo consecutivo, ha visto l’autore operare a fianco di Gloria Scarperia insieme ad altri alternatisi.

"Mezzogiorno dell’animo", Enrico Pietrangeli, CLEUP, 2011, 9788861297753, 100, €12

§

da "Mezzogiorno dell’animo"
Disinfettami l’anima

Disinfettami l’anima,
se è quel che vuoi, sterilizzami.
Fallo piano, con tutto il bene
di un semestre terapeutico,
bombardando anticorpi
sopra inermi popolazioni.
La mia fede giungerà
donandoti Amore,
sacrificio mai invano.
Di fronte al martirio
si deve saper morire,
offrirsi per l’altro
fino in fondo, tutto.
Senza mai riserve
s’abbraccia la fede.
Cristo lo ha fatto,
ha fatto la rivoluzione.
Se prive di slanci,
le vie di mezzo
non salvano,
generano mediocri,
pasoliniani mostri,
vinti assoggettati,
vili conformisti.
Cristo è infinito,
incondizionato amore,
lo slancio più alto: il dono!
Predilige la sincerità
e dà forza e coraggio
che liberano il cuore
dai vincoli del nulla.
Ama i peccatori
che tornano, i ravveduti!
Disinfettami l’anima,
se è quel che vuoi, purificami.
Fallo piano, con tutto il bene
e la pietà nel dolore. Giungerà
la mia fede donandoti Amore,
quel sacrificio mai scorso invano.

[tratto da Mezzogiorno dell’animo – diritti depositati – CLEUP – Enrico Pietrangeli – 2011]

Nota biografica:

Enrico Pietrangeli, autore della raccolta di poesie Di amore, di morte, pubblicata in versione cartacea (Teseo editore – 2000) e in elettronica (Kult Virtual Press – 2002), collabora con giornali e riviste da diversi anni ed è giornalista pubblicista. Presente sulla scena romana della poesia sin dagli anni Ottanta, ha curato anche rassegne e spettacoli come Poesia da Bruciare, Sicilia Poetry Bike, CicloPoEtica 2010, Nettuno Fiera di Poesia 2010 e CicloInVersoRoMagna 2011. Attraverso la traduzione poetica, si è dedicato all’opera di alcuni autori poco conosciuti. Ha ripubblicato il suo romanzo d’esordio In un tempo andato con biglietto di ritorno (Proposte Editoriali – 2005) con una seconda edizione in elettronica (Kult Virtual Press – 2007) e un’ulteriore silloge poetica dal titolo Ad Istanbul, tra pubbliche intimità (Il Foglio – 2007).

NeXT 16: Maps / Il nuovo numero del bollettino “connettivista” di Kipple


Esce NeXT 16: Maps

Next è il bollettino "connettivista" che lo scorsa primavera si è aggiudicato l’importante riconoscimento del Premio Italia (l’Oscar per il genere Fantastico) nell’ambito della miglior Rivista non Professionale – award vinto a Milano nell’ambito dei Delos Days 2011.

Next 16: Maps


Maps. Ovvero mappe. Ovvero una contrazione che ricorda le mappe terrestri e non solo, quelle di Google, quelle che fanno da base per qualsiasi esperimento di Realtà Aumentata, la tecnica di arricchimento informativo che tanto si sta affermando nel mondo digitale.

Mappe più estese, quindi, cerebralmente parlando. Mappe che disegnano le direttive neurali in cui ci muoviamo in questi mesi, anni, periodo storico; mappe del Connettivismo, in dilatazione sempre più accentuata, che passano per il riconoscimento del Premio Italia dato a NeXT (l’Oscar per il genere Fantastico) nell’ambito della miglior Rivista non Professionale, award vinto a Milano nell’ambito dei Delos Days 2011. Sono tutte mappe, come in una storia di Urban Fantasy.

È quindi questo un numero celebrativo, in qualche modo; è un’iterazione che tira un po’ tutte le fila dei numeri precedenti ampliando, approfondendo, diramando ancora più gli argomenti cari al Movimento, rendendoli punti di sviluppo, basi di partenza per il futuro e non un mero punto d’arrivo.

Ed è quindi per questo motivo che troverete una nuova rubrica, AVANT-GARDE, curata dal valente Galessio, che esplorerà ogni volta le istanze dell’Arte contemporanea raffrontandola al Connettivismo; nell’iterazione 16 abbiamo anche però, e ovviamente, la consueta ricerca a tutto campo, la sperimentazione allostatica in ogni branca della Cultura e della Conoscenza connettiva che ha portato NeXT allo stato editoriale attuale: FRAME, un susseguirsi di snapshot del presente in chiave futura curato, da questo numero, da 7di9, che segue anche la rubrica INTERAZIONI, dove si traccia la storia del Connettivismo nei mesi successivi all’uscita dell’iterazione del precedente NeXT; BIT_MOOD, dove Kremo ci conduce in una ricerca olosensoriale applicata alla musica moderna (non quella pop, ovviamente) dove lo scontato non appare mai, nemmeno in un momento; NUVOLE DI PIXEL, in cui Manex approfondisce il discorso dei fumetti digitali, argomento ormai imprescindibile dalla rivoluzione digitale che venti anni fa ha colpito prima la musica, ora la letteratura.

La rubrica FOCUS ha un nuovo titolare: Xabaras, che insieme a Max Chiriatti esplora l’argomento della Realtà Diminuita (sì, diminuita, non aumentata) che è interessante e foriera di spunti teorici e cerebralità davvero notevoli. ZOOM, rubrica a cura di Sandro “Zoon” Battisti, esplora i confini dell’umano, del postumano e dell’inumano mentre WORK, altra neorubrica, affida a pykmil il resoconto di due particolari pubblicazioni esclusivamente connettiviste di questi ultimi mesi.

Il capolavoro di Logos si estrinseca nella sua monumentale ERMETICA ERMENEUTICA, dove esamina Mark Strand, e Peja continua la sua ricerca transarchitetturale (suMassimo Ercolani) nella rubrica POSTARCHITECTURAL RESEARCH; Black M incrementa l’immaginario connettivo analizzando i frammenti onirici di celluloide, argomento gemellato con LA MATTINATA DEI MAGHI, dove Nimiel analizza l’argomento del Sogno Lucido.

Completano il numero i versi di Zoon (che appaiono su CONNESSIONI, insieme a un mio edit di un intervento di Lady Caotica), un event performato il 29 aprile 2010 sul blog supernova express.splinder.com dai connettivisti tutti, e ben sei racconti (uno di essi particolarmente lungo) a firma di: Xabaras, Sogno di un futuro di mezza estate; Evertrip, Tetsuo mon amour; Matteo Mancini & Samuele Toccafondo, Genesi di un eroe; Mextres, Rendezvous; X, Vanisghing point (ovvero la seconda parte del racconto apparso sulla seconda antologia connettivista, Frammenti di una rosa quantica – Kipple Officina Libraria).

Le immagini a corredo dell’iterazione sono di Ynfidel (http://www.flickr.com/photos/ynfidel) mentre il logo della produzione connettivista HyperHouse, che ci accompagnerà per i prossimi NeXT e in ogni produzione connettivista da me diretta, è opera di DjMystica (www.addictvenoize.com); Matteo Poropat(www.ebookandbook.it) ha impaginato l’iterazione, stampata poi dalla Phasar (Lapo Ferrarese, emeritus, www.phasar.net).

In conclusione, sarà pur vero che la mappa non è il territorio, ma è anche vero che il territorio varia a seconda della sensibilità interiore: tracciare una propria mappa da sovrapporre al reale aiuta a modificare, a nostro piacimento, il sensorium che ci circonda.

Contatti: cybergoth.

Costo NeXT Iterazione 16: 6 euro più 2 di spese di spedizione.

Prezzi abbonamenti:

4 numeri: 25 euro (spese di spedizione incluse);
6 numeri: 35 euro (spese di spedizione incluse);
8 numeri: 45 euro (spese di spedizione incluse);

Prezzi arretrati:
* per ogni numero arretrato viene aggiunto al prezzo di copertina o di abbonamento 1 euro.

www.kipple.it
http://twitter.com/KipplePress

Due speciali di Musicaos.it, “Razionali Senza Filtro” (06) e “La cattiva strada” (07)


Musicaos.it – “Razionali Senza Filtro” (2006)



(clicca per scaricare in pdf)

con testi di Massimiliano Zambetta, Vittorino Curci, Nicola Lagioia, Carlo M. Dentali, Marina Pizzi, Manila Benedetto, Elisabetta Liguori, Oronzo Liuzzi, Maria Zimotti, Stefano Donno, Luciano Pagano

Musicaos.it – “La cattiva strada” (2007)


(clicca per scaricare in pdf)

Il numero dedicato nel 2007 ai tre anni di Musicaos.it – uno sguardo su poesia e letteratura, contiene i racconti e le poesie di Michele Lupo – Grand Dessert Capitta, Elisabetta Liguori – L’uomo che sedeva alla mia scrivania, Massimiliano Zambetta – Apulian jet society, Christian Sinicco – Ballate di Lagosta, Mauro Daltin – Latitanze, Luigi Nacci – Storia del quaderno ritrovato in treno, Osvaldo Piliego – Moonlight Serenade, Luciano Pagano – Harakiri, Euro Carello – Viaggiare la vita leggeri, Maurizio Cotrona – per Londra, Stefano Donno – O.D., ORODè – La tarantola, Marco Montanaro – Una serie di fortuite circostanze, Irene Leo – Senza tempo, Gianluca Parravicini – Puzza di fumo tra Andrea Camilleri e Paolo Conte, Beatrice Protino – Di quando le vacche inondarono di vernici spray, Domenico Cipriano – Invito al viaggio, Filomena V. E. Matarrese (pentesilea) – Ireland as a shamrock, Agata Spinelli – Las Vegas

http://www.musicaos.it

Norman Mailer, da “Un sogno americano”. L’amore non è un dono ma un voto.


Me ne stavo sdraiato, soddisfatto di toccare con la punta di un dito la punta di un seno, e avevo quella sapienza che cade come la pioggia, perché capivo finalmente che l’amore non è un dono ma un voto. Soltanto i coraggiosi possono conservarlo più di un breve momento. […] All’inizio era stata una specie di circo d’avanguardia: interviste con tipi barbuti che fumavano marijuana da ventidue anni, confessioni di ex galeotti sull’omosessualità nelle prigioni, una mia conferenza su Picasso e la sua pistola (dove definivo Picasso il maestro di cerimonie dell’impulso cannibalesco dell’Europa moderna, la più difficile conferenza nella storia della televisione), una chiacchierata con una ragazza squillo, con il capo di una banda di giovinastri in motocicletta, con il capo di una banda di Harlem, con una massaia che aveva perso ottanta chili in un anno, con un prete spretato, con una mancata suicida (una ragazza che aveva tre cicatrici sul polso). All’inizio, le garantii, avevo avuto un’idea, volevo aprire una strada nella psicanalisi e nei problemi dell’assistenza sociale.
«Sei davvero in gamba» disse. E mi strappò un pezzetto di pelle dall’orecchio con un morso così aguzzo e preciso che era come se fossi stato punto da uno stuzzicadenti. «Ricordi» disse, ponendomi sull’orecchio a mo’ di balsamo una goccia di saliva «la recensione che scrisse Mac N. Ryan? “È un baccanale di cattivo gusto che infrange tutti i canoni di dignità sinora rispettati dalla televisione.”» Rise. «Sai che una volta sono uscita con Mac N. Ryan?»
«E ha infranto qualche canone?»
«Oh, avrebbe preferito non lasciarmi senza amore, ma se avessi avuto qualche malattia? E così gli fissi: “Be’, tu capisci, tesoro, la sifilide è una cosa abbastanza normale”. E questo ottenne il suo piccolo risultato. Dovetti caricarlo su un taxi.»
Risi. Quel tanto di sordamente doloroso che c’era stato nella mia prima reazione era scomparso. Povero Mac N. Ryan. Salvo questa rispettabile eccezione, i critici televisivi avevano ignorato il programma. Non facevamo che perdere finanziatori e trovarne di peggiori, la FCC ci telefonava tutti i giorni, il produttore (lo avete conosciuto) tirava avanti a tranquillanti, e io non ero abbastanza energico. Incominciammo a ospitare liberi professionisti,funzionari, professori, commercialisti, discutemmo di libri e di questioni attuali, ci riducemmo al niente ma acquistammo popolarità.
Le raccontai qualcosa di tutto questo e tentai anche di darle un’idea del mio passato (volevo davvero che sapesse qualcosa di me). Le parlai della mia carriera accademica. Ne ero orgoglioso perché, una volta abbandonata la politica, mi ero iscritto all’università nel Middle West e nel giro di cinque anni mi ero laureato ed ero diventato prima assistente e poi professore incaricato all’università. E due anni dopo, rientrato a New York, avevo avuto una cattedra. Naturalmente tutte queste cose non vennero fuori con ordine, ma un episodietto qua e un aneddoto là, i nostri umori si lasciavano trascinare con un’indolenza di barche nell’ondeggiare di un porto, scivolando lungo la spina dorsale di ogni onda.
«Mangiamo» disse lei alla fine, e scese dal letto per cucinare due piccole bistecche, spaghetti e uova strapazzate. Cenammo; mi gettai sul cibo con avidità, mi ero scordato della fame che avevo, e alla fine, al caffè e alle sigarette, sembrò che fosse venuto il suo turno di parlare. Seduto a tavola, lei la sua veste da camera color carne avvolta intorno al corpo (mentre a me era stata offerta una vestaglia che doveva essere appartenuta a Shago martin), ascoltavo Cherry parlare di sé. Era stata allevata dal fratellastro e dalla sorellastra. Questo lo sapevo già. Il fratellastro aveva diciott’anni quando i genitori di Cherry erano rimasti uccisi in un incidente d’auto, la sorella maggiore sedici, lei quattro e la sorella minore uno. Il fratello era molto ammirato dai vicini perché faceva contemporaneamente due lavori diversi. Lavorava duro e teneva pulita la famiglia.
«C’era solo un piccolo inconveniente» disse Cherry  «se la faceva con la sorelal tutte le notti.». Scosse il capo. «Quando tornavo da scuola mi sembrava di sentire mio padre e mia madre che mi dicevano: “Di’ a tuo fratello di farla finita con quelle stupidaggini”. Poi, quando avevo otto o dieci anni, scoprii che in paese la gente sapeva benissimo quel che succedeva a casa nostra, ma che questo non sembrava danneggiare la nostra piccola solida rispettabilità. Io giocavo nei giardini delle altre bambine e loro ogni tanto venivano a giocare nel mio. E mio fratello si stava facendo una buona posizione. Non aveva molta simpatia per me e per la sorellina, anzi in un certo senso gli eravamo antipatiche, ma sapeva quale impressione poteva fare a una comunità di seicento bigotti l’assumersi a diciotto anni il peso di una famiglia. Ragionava proprio così. Anche prima di quell’età, aveva già grosse mascelle e un sigaro infilato tra i denti»
«Cosa fa adesso?»
«Lo sceriffo. L’ultima volta che ho avuto sue notizie era candidato al parlamento. Ho avuto la tentazione di mandargli una mia foto con Shago»

da “Un sogno americano” di Norman Mailer, traduzione di Ettore Capriolo,
1965, An American dream, Arnoldo Mondadori Editore, 1966. 

Questo è uno dei primi romanzi scritti da un americano che io abbia mai letto, ero un adolescente e avevo appena incominciato le scuole superiori, l’incipit è ancora più bello: “Ho conosciuto Jack Kennedy nel novembre del 1946. Eravamo entrambi eroi di guerra ed eravamo stati da poco eletti al Congresso. Una sera uscimmo con due ragazze, e per me fu decisamente una serata propizia. Sedussi una fanciulla che avrebbe accolto con indifferenza un diamante grosso come il Ritz”. Norman Mailer mi è sempre piaciuto per il suo stile diretto, senza mezzi termini, capace di dire le cose come stanno in modo crudo e allo stesso tempo capace di rendere una pietà senza commiserazione nel tutto. “Il nudo e il morto”, “I duri non ballano”, il suo più recente “Il fantasma di Harlot” sono libri bellissimi, dove la storia sporca dell’America si tinge degli stessi colori che diventeranno poi mestiere in scrittori come Ellroy o DeLillo. Un articolo del Times, parlando di Mailer iniziava così “Ha vinto 2 premi Pulitzer e avuto sei mogli”, proseguendo, “una volta Woody Allen per scherzare disse che quando Mailer sarebbe morto avrebbe donato il suo ego alla scienza”.

iscrizioni aperte fino al 29 novembre – Laboratorio teatrale “attore opera viva” dal 30 Novembre 2011 al 30 maggio 2012 / Fondo Verri/Teatro Blitz, Lecce


Fondo Verri/Teatro Blitz
Laboratorio teatrale “attore opera viva”
dal 30 Novembre 2011 al 30 maggio 2012

Il TeatroBlitz/Fondo Verri riprende il percorso laboratoriale sull’arte dell’attore condotto dall’attore-regista G. Piero Rapanà
Il corso è rivolto ad un massimo di 10 partecipanti che vogliano avvicinarsi al mestiere dell’attore in un lavoro pratico sulle tecniche e i modi del fare teatrale, e in particolare sul Teatro di Parola.
Un percorso di ricerca e sviluppo delle capacità espressive , percettive e creative del proprio essere corpo/voce, per acquisire gli strumenti necessari per un lavoro di creazione del proprio essere “ autore/attore”.
Un lavoro sull’ascolto, sulla percezione e scoperta delle capacità fisiche, sensoriali, emozionali , attraverso la pratica delle tecniche essenziali del lavoro attoriale.

Il corso avrà inizio il 30 Novembre 2011 e si concluderà il 30 Maggio 2012

Iscrizioni aperte sino al 29 Novembre 2011, tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 20,00

Per info. Tel. 3273246985 fondoverri

Giovedì 3 Novembre, Ore 20.30 – Libreria Feltrinelli Point a Lecce – Gianluca Milanese e Nicola Andrioli presentano TESSERE (Lizard CD)


Libreria la Feltrinelli Point – Lecce (Via Cavallotti 7/a)

GIANLUCA MILANESE e NICOLA ANDRIOLI
presentano GIOVEDÌ 3 ORE 20:30

“Tessere” (Lizard CD).

“Tessere” è il nuovo progetto discografico a cura del duo Nicola Andrioli (pianoforte) e Gianluca Milanese (flauto). Attivi sulla scena musicale nazionale ed internazionale da 20 anni, i due musicisti si ritrovano per dar vita ad uno spettacolo musicale incentrato sulle possibili sfumature timbriche dei loro strumenti.

Tutte le composizioni originali sono frutto del percorso musicale che ha caratterizzato la strada dei due musicisti fino ad ora: dalla musica classica al jazz, dalla popolare alla sperimentazione più radicale.

Il risultato è una vera e propria tavolozza di suoni che di volta in volta si compongono per creare paesaggi sempre nuovi. Tessere ha in realtà un doppio significato: tessere come tasselli di un mosaico variopinto e tessere come ordire una trama musicale basata sull’interplay e sulla ricerca timbrica.

Intervista a Luigi Milani, direttore di eTales, la nuova collana di Graphe.it Edizioni, con un’anticipazione


Ho il piacere di dare notizia delle ultime uscite di “eTales” (http://www.graphe.it/03-narrativa), la collana di narrativa digitale di Graphe.it Edizioni (www.graphe.it), approfittando per fare qualche domanda allo scrittore e giornalista Luigi Milani (http://www.graphe.it/milani-luigi), direttore editoriale della collana.

Come è nata l’idea di questa collana e perché la scelta di pubblicare racconti?

Da sempre appassionato di tecnologia, oltre che di letteratura, seguo da molto tempo l’epopea dell’ebook. Nel corso di questi ultimi anni si è verificata una promettente accelerazione nella diffusione di questo nuovo mezzo, una circostanza che ha convinto sia me che l’editore che forse i tempi fossero maturi per lanciare una collana interamente “digitale”, ossia in ebook.

Si è deciso di pubblicare racconti fondamentalmente per due ragioni: da un lato, perché pensiamo che la loro tipica lunghezza si sposi particolarmente bene con il tipo di apparecchi e le modalità di fruizione dei testi stessi. Dall’altro, quello che secondo alcuni è un limite dei racconti, ossia la loro presunta frammentarietà, ci sembra al contrario un punto di forza. Ad esempio ci piace molto l’idea di poter offrire testi leggibili nell’arco di uno spostamento in metropolitana o in autobus, o, perché no, nei vari tempi morti che spesso punteggiano le nostre giornate.

Francesco Verso (Premio Urania 2009) (http://www.graphe.it/verso-francesco) e Sandro Battisti (http://www.graphe.it/battisti-sandro) sono entrambi autori di racconti ambientati nel futuro sfruttato come lente per descrivere la realtà; avete in cantiere altre storie? Se sì, vi aprirete a altri generi?

Sì, abbiamo in programma parecchi altri racconti, di autori più o meno noti, e che spaziano tra i generi, dal thriller storico all’horror alla satira, senza tralasciare temi di denuncia, come è avvenuto per le prime uscite della collana, con i racconti di Valerio Varesi (http://www.graphe.it/varesi-valerio) e Andrea Franco (http://www.graphe.it/franco-andrea). Il mese prossimo invece – ti do un’anticipazione assoluta – sarà interamente al femminile, e vedrà due autrici misurarsi con storie noir e mistery. In definitiva, si può dire che l’unico discrimine è rappresentato dalla qualità della scrittura.

L’editoria digitale con l’avvento dell’ebook e il selfpublishing (youcanprint, lulu, etc.), insieme alla notizia che Amazon è diventato a tutti gli effetti un editore hanno dato più spazio agli autori togliendone agli editori, o questo secondo te potrebbe essere l’avvento di una fase ‘nuova’ in questo rapporto?

È presto per individuare le conseguenze che i fenomeni da te citati potranno riverberare sul mondo dell’editoria. In generale non credo però che rappresentino un pericolo, né per gli editori, né per gli autori. Certo, cambieranno certi equilibri, almeno per come li conosciamo oggi, e sono in molti, soprattutto tra gli editori, a temere la “potenza di fuoco” di un colosso come Amazon, ma personalmente sono ottimista. Sono anzi dell’avviso che crescerà l’offerta di titoli, offrendo nel contempo agli autori nuove possibilità di vedere pubblicata e/o diffusa la propria opera. Semmai, in questo periodo di transizione, si registra un certo nervosismo da parte degli agenti letterari, che paventano il rischio di vedersi “bypassati” nella filiera editoriale.

Per concludere, sento di poter rispondere affermativamente alla tua domanda: non solo, la “fase nuova” è già cominciata, e a breve mostrerà i suoi effetti. Non tutti i soggetti coinvolti li apprezzeranno, ma questo in fondo fa parte del gioco.

Per concludere, cosa consiglieresti a un esordiente che vuole pubblicare?

Innanzitutto, a monte di ogni mossa successiva, gli consiglierei di leggere molto, al fine di arricchire il proprio lessico, cominciare a comprendere i meccanismi narrativi e confrontarsi con gli inevitabili modelli. Quindi scrivere e… riscrivere il testo che si desidera sottoporre a eventuali editori, senza mai accontentarsi delle prime stesure. Fatto ciò, suggerirei al nostro autore di individuare quelle case editrici il cui catalogo mostri delle affinità con il testo da proporre. Tendenzialmente gli editori medio-piccoli hanno maggiore apertura o disponibilità nei confronti degli autori esordienti: è a loro che consiglio di rivolgersi. Semmai, ci sarà tempo per “crescere” in seguito.

Una lezione di stile: da “L’elemento umano” di William Somerset Maugham


“Mi guardai attorno con soddisfazione. È molto piacevole trovarsi solo in una grande città che non vi riesce del tutto nuova, e in un grande albergo vuoto. Vi dà un senso di libertà delizioso. Io mi sentii le ali dello spirito battere di gioia. M’ero fermato un dieci minuti nel bar e avevo preso un Martini secco. Ordinai una bottiglia di vino rosso, un vino molto buono. Avevo le membra stanche, ma la mia anima rispondeva in modo meraviglioso a quello che c’era da mangiare e da bere, e così una dolce leggerezza cominciò a invadermi il cuore. Mangiai la minestra e il pesce con la mente piena di piacevoli pensieri.

Dalle tavole occupate mi giungevano brani di dialogo e fantasticai intorno ai personaggi di un romanzo che stavo scrivendo. Qualche battuta che pensai per quel romanzo mi diede al palato un sapore più buono di quello del vino. Cominciai a riflettere sulla difficoltà di descrivere l’aspetto della gente come uno la vede nella realtà. È stata sempre, per me, la difficoltà più grande. Che cosa riesce a vedere il lettore quando uno descrive una faccia lineamento per lineamento? Credo che non riesce a vedere nulla. Ma il metodo che qualche scrittore usa di rilevare una caratteristica saliente, la furberia degli occhi, l’inclinazione di un sorriso, e di esagerarla, è un metodo, per quanto efficace, che evita non risolte il problema.

Io mi guardai attorno e mi domandai come avrei fatto a descrivere le persone che sedevano alle tavole vicine. C’era un uomo che sedeva solo a me di faccia e, per cominciare, mi domandai come avrei trattato lui. Era un tipo magro e alto, dinoccolato. Indossava una giacca da pranzo e una camicia inamidata. Aveva la faccia lunga e gli occhi chiari: i capelli biondi e ondulati, ma piuttosto radi, con un principio di calvizie alle tempio che gli dava una cert’aria di nobiltà. I suoi lineamenti erano comuni; la bocca e il naso come tutte le bocche e i nasi di questo mondo, le guance perfettamente rase, la pelle chiara per natura ma in quel momento abbronzata dal sole. Sembrava un intellettuale, ma in un modo molto comune; avrebbe potuto essere un avvocato o anche un nobiluomo che sapeva giocare abbastanza bene a golf. Pensai che doveva avere molto buon gusto, doveva leggere molto e che insomma sarebbe stato un ospite piacevole a una ricca tavola di Chelsea. Ma coma dar di lui in poche righe un ritratto vivo, interessante e preciso insieme non sapevo proprio immaginare. Forse sarebbe stato meglio insistere sull’aria di stanca distinzione ch’era sua caratteristica e lasciar perdere tutto il resto.

L’osservavo soprapensiero, e d’un tratto egli, muovendosi sulla seggiola, mi fece, rigido ma cortese, un piccolo inchino. Io, cosa piuttosto ridicola, non posso impedirmi di arrossire quando mi trovo preso alla sprovvista, e allora mi sentii le guance calde. Ero rimasto scombussolato. L’avevo guardato con insistenza per diversi minuti come se egli fosse un oggetto inanimato. E naturalmente lui aveva dovuto giudicarmi un villano.

Risposi all’inchino con imbarazzo e portai gli occhi altrove. Per fortuna in quel momento arrivò il cameriere a servirmi un altro piatto. Io ero sicuro di non aver mai visto prima l’uomo che mi sedeva di faccia. E mi domandai se il suo inchino fosse dovuto all’insistenza indiscreta con la quale lo avevo guardato, e per la quale aveva potuto credere che cercavo di ricordarmi dove lo avessi visto altre volte, o se davvero lo avessi incontrato, conosciuto e poi completamente dimenticato. Non sono un buon fisionomista, e poi, nel caso particolare, ho la scusa ch’egli aveva un aspetto comune a tantissima altra gente. Se ne vedono a dozzine di uomini come lui, nelle partite di golf intorno a Londra. Egli terminò il suo pranzo prima di me. Si alzò, ma invece di uscire di fermò davanti alla mia tavola. Mi tese la mano.”

§

Il brano è tratto dal racconto “L’elemento umano” di William Somerset Maugham, in “Ritratto di un’attrice”, Mondadori, Medusa, 1958, traduzione di Elio Vittorini; il racconto è tratto dal volume “Altogether”.

Marco Simoncelli


Necessità del respiro


[…] Necessità del respiro, la necessità di respiro d’ogni creatura, lo aveva spinto fin qui, ma in pari tempo era stata una necessità non corporea, una nostalgia del visibile, della visibilità del mondo, del respiro nella certezza dell’universo visibile. Stordito dall’affanno egli stava alla finestra, sostenuto dalla mano che lo stringeva fortissima, e non sapeva quanto tempo egli fosse già stato lì in piedi, se ore o alcuni istanti soltanto; la coscienza del tempo riaffluiva in lui soltanto incompiuta e frammentaria, soltanto a frammenti, a grandi tratti nascosto dalla paura e dall’angoscia di soffocare, il mondo tornava a ricomporsi e la coscienza ridiventava coscienza, e soltanto a poco a poco si rese conto di ciò che era accaduto e comprese che il problema non riguardava soltanto l’Eneide, ma qualcosa che egli doveva ancora scoprire.

Il mondo era adesso lì innanzi a lui, immerso nel silenzio e dopo tutto il frastuono trascorso era un silenzio quasi incredibile, probabilmente era già notte inoltrata; le stelle ardevano grandi nel loro grande cammino, forti e rassicuranti irraggiavano quiete, perché infondeva quiete il riconoscerle, anche se nonostante la chiarezza del cielo restavano come velate da un’inquietante foschia, quasi che tra il loro spazio e quello del mondo sottostante si fosse interposta una volta di torbido cristallo, dura e impenetrabile e appena aperta allo sguardo, e quasi gli pareva che la demoniaca dissociazione a cui egli era stato sottoposto in precedenza insieme col suo corpo quando giacendo ascoltava e ascoltando giaceva, si fosse proiettata nel mondo esterno, che anzi questa frattura fosse divenuta qui così netta e così misurata, come egli mai aveva sperimentato per se medesimo. Lo spazio terrestre era in tal modo chiuso e inarcato contro lo spazio stellare, che nulla si avvertiva dell’agognato alito dell’infinito, nemmeno era saziata la sua fame di aria, né poteva essere lenita quella sua pena, poiché il vapore, da cui prima la città era stata avvolta, ora, nonostante la brezza della sera, non si era dissolto, ma, a mala pena disperso, si era invece mutato in una specie di febbrile trasparenza, e quasi sotto la pressione […] che si rispecchiano l’una nell’altro e sono in tal modo visibili,
catene infinite delle immagini
che circondano il tempo e l’immagine eterna
senza cogliere interamente né l’uno né l’altra e tuttavia
sempre più eterne,
finché nell’ultima eco del loro accordo,
in un ultimo simbolo,
l’immagine della morte si unisce con quella di tutta la vita,
la realtà-simbolo dell’anima,
la sua dimora, il suo eterno presente e perciò
la legge che in lei si attua,
la sua necessità.

E nella necessità si era tutto compiuto, necessaria era stata persino la via di una conoscenza che dissolveva il didentro e il diguori nell’immensità inconoscibile, separandoli e dividendoli fino alla complessa estraneità. Eppure in questa assoluta, ineluttabile necessità, non è racchiusa anche la speranza di un ritorno all’armonia dell’essere, la speranza della non-vanità di ciò che accade e di ciò che è accaduto? nella necessità sono emerse le immagini e nella necessità esse conducono sempre più vicino alla realtà! Oh, vicinanza dell’immagine eterna, vicinanza della realtà eterna, nel cui atrio egli stava, – si spezzerà ora la cristallina volta dei segreti celesti? svelerà ora la notte il suo ultimo simbolo a lui, i cui occhi sono destinati a spegnersi, quando essa apre i suoi occhi? egli fissava le stelle, il cui corso, determinato dal destino, determinava il destino, e che doveva presto compiersi dopo migliaia di anni, ciascuna stella seguendo il destino per la propria via e insieme spingendo avanti il destino di padre in figlio nelal schiatta dei tempi; e lo salutava il presente del cielo che si stendeva dal visibile all’invisibile per compiere il ciclo del ridonato sapere, lo salutava di là, al margine sud-occidentale, familiare e inquietante, il segno dello Scorpione, dal corpo minacciosamente ricurvo, immerso nella mite corrente della Via Lattea; Andromeda posava il capo sull’alata spalla di Pegaso, ciò che non può mai svanire irradiava […] sospesa al di sopra della cecità dell’uomo;
perché egli è immerso nel perpetuo presente della domanda,
nel perpetuo presente di un sapere insciente, divina prescienza dell’uomo che non sa, poiché domanda e deve domandare,
che sa poiché precede ogni domanda,
divina per l’uomo e soltanto all’uomo concessa fin dal
principio
come sua intima, umana necessità,
per amor della quale egli
deve interrogare sempre la conoscenza e
sempre venirne interrogato,
ansioso di risposta l’uomo, ansiosa di risposta la conoscenza,
legato alla conoscenza l’uomo, legata all’umanità la conoscenza,
entrambi legati l’uno all’altra, entrambi ansiosi di risposta,
sopraffatti dalla realtà divina della prescienza
dall’immensità della sciente domanda, che
a nessuna risposta terrena, a nessuna verità di conoscenza
terrena
è mai dato raggiungere e che tuttavia
solo qui sulla terra può avere e deve avere risposta,
realizzata sulla terra
come gioco alterno della doppia configurazione del mondo,
realtà trasformata in verità, verità trasformata in realtà,
secondo il comando a cui l’anima è sottoposta,
la sua necessità […]

da “La morte di Virgilio”, Hermann Broch, 1962, Feltrinelli
traduzione di Aurelio Ciacchi, Der Tod Des Virgil, 1958

Questo frammento dell’opera di Hermann Broch, più conosciuto per questo romanzo “La morte di Virgilio” che per la bellissima trilogia “I sonnambuli” (Einaudi), è soltanto l’inizio di una delle parti più trascinanti di questo libro, un testo ‘misterico’ nel quale troviamo all’opera una lingua densa e oscura, allo stesso tempo chiarificatrice, appunto, del mistero che si nasconde nel trasumanare la propria vicenda esistentiva e della storia che ci circonda, in storia narrata. Hermann Broch, “chiuso in una cella delle prigioni naziste”, come ricorda nell’ottima introduzione un maestro come Ladislao Mittner, ripensa alla sua vita e alle sue opere, segnate dal non aver narrato, secondo lui, il significato più profondo dell’animo. Allo stesso modo di Virgilio, che consegna all’umanità un poema destinato alla distruzione del fuoco. Questo è uno dei libri in cui mi rifugio quando non riesco a leggere qualcosa di innovativo che mi sappia ‘commuovere’ più di un libro del 1958.

“Pensiero a mezzodì” – José Pascal


Il faro bianco veglia sul mare quieto,
impassibili fichi d’india,
il vento muove energia,
fra gli specchi si riflette il sole,
una barca taglia il confine.

Muretti a secco custodiscono rigogliosi ulivi,
resistono i templi megalitici,
delicate distese di grano,
la vigna matura,
il popolo di formiche lavora e spera.

Estratto dalla “scatola di latta”
(dipinto di Nicola Ricchiuto, su gentile concessione dell’autore) 

Danza


Marco Giovenale, un testo inedito.


Marco Giovenale
[un testo inedito]

«…intreccio fatale del tempo con lo spazio» (Foucault)
– ma guarda.

La busta con i panni
sudici – nel tiretto.
Lo stay si risolve in 24
ore da adesso.

Deve lasciare in poco tempo questo=quel
poco spazio. Resto fondato sul resto.

Di niente ha seconda copia, tranne che delle chiavi –
parlate

§

[Su gentile concessione dell’autore, Marco Giovenale, pubblico su Musicaos.it questo suo testo inedito. Qui di seguito posto l’inizio della sua bio/biblio-grafia della quale potete proseguire la lettura sul suo blog SLOW FORWARD, dal 2006 un punto di riferimento per chi si occupa di poesia di ricerca e parola ‘viva’ nel nostro paese]

Marco Giovenale è nato nel 1969 a Roma, dove vive e lavora come editor e traduttore; collabora alla BiGLLI, Bibliografia Generale della Lingua e Letteratura Italiana, pubblicata dalla casa editrice Salerno. È stato organizzatore di mostre. Ha vissuto per un breve periodo a Firenze. Tesi sulla poesia recente di Roberto Roversi. Sito: Slowforward (ora su WordPress; il periodo 2003-2006 è su Splinder). Cura la lettera-dono bina (che ha fondato nel 2003), e il fascicolo irregolare lettere grosse (nato nell’ottobre 2009). Nel 2010 ha inventato l’”echoing blog” du-champ, per una mappatura di blog e siti di scrittura di ricerca e poesia visiva e asemantica (e cfr. anche http://groups.google.it/group/asemic). È inoltre redattore di: GAMMM, IEPI (International Exchange for Poetic Invention), Flux e The flux I share, Surrism/notitle, wee image, compostxt, recognitiones, Nothing and insight, Flux Usa, Fluxlist Europe, hotel stendhal, Poetry Kessel-lo, Exp-net, exixtere, «Argo», «Sud». Nel 2010 ha ideato e fondato, con altri, il sito Punto critico. È redattore “at large” (!) del semestrale statunitense di letteratura «OR». Collabora al Centro culturale La camera verde (di Giovanni Andrea Semerano), per le cui edizioni dirige Felix, collana di plaquettes di poesia sperimentale e serie di letture. Fa parte del comitato di consulenza della rivista «La clessidra», e del gruppo di lettura della collana Nuova Poetica, delle edizioni Transeuropa.

27 Ottobre 2011 – Rubens Brasserie (Lecce) “e senti questa, Loredana!”, Loredana De Vitis a dialogo con le vostre storie d’amore


“e senti questa, Loredana!”
le storie d’amore inventato di Loredana De Vitis

Giovedì 27 Ottobre 2011 – Ore 21.30
Rubens Brasserie – Via Matteotti 36 – Lecce
con Loredana De Vitis
a dialogo con le vostre storie d’amore
voce e chitarra Cristina Cagnazzo

Una serata dedicata all’amore, scritto e vissuto (e viceversa?), sulla scia dei racconti di “Storie d’amore inventato”, il libro di Loredana De Vitis. Appuntamento giovedì 27 ottobre alle ore 21.30 presso la Rubens Brasserie di Lecce, in via Matteotti 36, con l’autrice e gli interventi musicali di Cristina Cagnazzo.

Una serata che sarà un vero e proprio spettacolo, perché le storie che ha raccontato Loredana in “Storie d’amore inventato” verranno messe in scena in dialogo con il pubblico. Come l’amore spoglia gli uomini e le donne e li mette faccia a faccia con se stessi e con i propri sentimenti e emozioni, così la scrittura di De Vitis entrerà in un dialogo giocoso e irriverente con autori e lettori. Si racconterà l’amore degli sms, dei biglietti dei cioccolatini, delle chat ma soprattutto delle vite concrete delle persone.

Per raccontare la propria, basta cercare la pagina dell’evento su facebook e “prenotare” un intervento nel corso della serata. Ma attenzione, l’autrice avverte: qualunque cosa racconterete, potrebbe finire in un prossimo racconto.

Loredana De Vitis, classe ‘78, scrittrice e giornalista salentina, narratrice di talento, si è imposta di recente all’attenzione nazionale grazie al libro di racconti ”Storie d’amore inventato”. Con il racconto “rossella e andrea. e Rossella e Andrea” ha vinto il premio Subway Letteratura 2011, che le ha permesso di essere letta da centinaia di migliaia di lettori nelle metropolitane e nelle stazioni bus delle più importanti città d’Italia. Il suo ultimo ‘concept’, una mostra narrativa itinerante dal titolo ”Io sono bellissima” (www.iosonobellissima.it), ha esordito a Roma nel settembre 2011 ospitata dall’Unione Donne in Italia. Osservatrice acuta della realtà nelle sue relazioni con l’immaginario, la scrittura di Loredana De Vitis propone un’immagine della donna nitida e priva di stereotipi.

Cristina Cagnazzo impugna per la prima volta una chitarra a dodici anni, e non la molla più. Dal 1999, come cantante e musicista, in diverse formazioni spazia dal punk al metal, dal grunge all’hard rock. Nel 2007 fonda la band Shotgun Babies, che ha all’attivo un centinaio di concerti, un demo cd, due videoclip, concorsi vinti, un album autoprodotto, un singolo in uscita e tre compilation, di cui una statunitense. Il gruppo, che ha già in varie occasioni accompagnato Loredana De Vitis nelle presentazioni dei suoi racconti, è presente nella sezione relativa alla musica contemporanea del libro “Le ragazze del rock”, della giornalista de “Il Manifesto” Jessica Dainese.

Parteciperanno, insieme agli altri autori che hanno aderito Gianluca Conte, Stefano Donno, Luciano Pagano, Massimiliano Manieri, Francesca Lamberti, Lorenzo Gasparrini

Info:

http://www.loredanadevitis.com/
scrivi[at]loredanadevitis.com

Un concorso dedicato al romanzo di genere fantastico: Premio Kipple 2012


Segnalo il seguente bando indetto da Kipple Officina Libraria, consapevole del fatto che per gli scrittori esordienti (e non solo per loro) è importante trovare dei ‘lettori’ interessati alle loro opere, soprattutto se sono scritte in un genere, quello fantastico, che negli ultimi anni sta avendo un po’ più di visibilità ma che ancora, secondo me, non ha tutta l’attenzione che merita. Esclusi i noti.

Chissà perché quando penso alla tradizione italiana del genere di fantascienza il primo titolo che mi viene in mente è "3012" (Einaudi) di Sebastiano Vassalli. Mi piace pensare che il vincitore del concorso di Kipple Officina Libraria vedrà pubblicato il suo romanzo esattamente 1000 anni prima dell’anno in cui si svolge la bella storia di Vassalli. Su questo sito, sempre in tema di genere fantastico, nei prossimi giorni avrò modo di ospitare l’intervista al curatore di una nuova collana di romanzi fantastici. Buona lettura.

Kipple Officina Libraria
Premio Kipple 2012 – V edizione del Premio Kipple per il miglior romanzo di genere fantastico.

Kipple Officina Libraria crede molto nei talenti letterari di casa nostra. Ecco perché anche quest’anno bandisce una selezione per il miglior romanzo di genere fantastico. Stiamo parlando del Premio Kipple 2012.

1) Sono ammesse solo le opere in lingua italiana inedite, mai pubblicate su carta, neppure parzialmente. I romanzi devono avere la lunghezza minima di 150 cartelle dattiloscritte e massima di 250 cartelle (per cartella s’intende, all’incirca, una pagina da 60 battute di 30 righe, cioè 1800 caratteri spazi inclusi).
2) Il contenuto deve essere SOLO ed ESCLUSIVAMENTE fantastico. Non saranno ammesse opere di fantasy o urban fantasy.
I generi ammessi sono:
– fantascienza (hard science-fiction, post-cyberpunk, steampunk)
– narrativa di anticipazione
– neo-noir (thriller e new weird)
-horror
Testi di qualsiasi altra natura NON verranno presi in considerazione.
3) È possibile partecipare con più opere.
4) La quota di partecipazione è fissata in 20 € per ogni opera, da accreditare entro il 30 maggio 2012
sul conto corrente postale n° 43103274 con causale “Premio Kipple 2012”
oppure tramite bonifico con le coordinate bancarie:
IBAN IT95W 07601 01600 000043103274 intestato a Gianluca Cremoni
con causale “Premio Kipple 2012”
5) La scadenza è fissata per il 30 maggio 2012.
6) I romanzi devono essere spediti in allegato all’indirizzo: kol
indicando nel titolo dell’e-mail “Premio Kipple 2012”.
Nel corpo della mail dovrà essere presente: il Titolo (o i titoli) dell’opera, l’Autore e la dicitura: “dichiaro che l’opera allegata non deriva da plagio e di essere in possesso di tutti i diritti ad esso connessi; ai sensi del d.lgs. 30 giugno 2003 n.196”, “acconsento al trattamento dei dati personali da me forniti”.
In allegato dovrà esserci il testo salvato come “titolo opera” di “nome autore” (con nome dell’autore, il titolo dell’opera e un indirizzo email sul frontespizio della prima pagina) e deve essere presentato SOLO in formato elettronico .doc, .rtf, .odt o .docx e, sempre in allegato, la ricevuta del pagamento.
7) Il vincitore del Premio avrà diritto alla pubblicazione del romanzo sulla collana “Avatar” distribuito nelle librerie convenzionate, e pubblicato in versione ebook nella collana “eAvatar”, distribuito su tutti i portali on-line quali IBS, Mediaworld, Unilibro, LaFeltrinelli, Biblet, Bol, Bookrepublic, ecc. e su Amazon US, UK, DE, FR.
L’autore riceverà un regolare contratto editoriale entro la fine del 2012.

Riepilogo:
Lunghezza: min 150 max 250 cartelle
Scadenza: 30 maggio 2012
Invio a: kol in formato .doc, .rtf, .odt o docx.
Quota di partecipazione: 20 € per ogni romanzo

ufficiostampa
www.kipple.it
http://twitter.com/KipplePress

Oggi FURIO COLOMBO e GIANNI D’ELIA ad ASCOLI, ore 18.00 – Libreria RINASCITA


Oggi alle 18 presso la Libreria RINASCITA di Ascoli Piceno (Piazza Roma n. 7) si svolgerà il terzo appuntamento di [EX]PRESSIONI – la gru poesia e realtà piceno festival.

Oggi incontreremo il giornalista, scrittore e parlamentare Furio COLOMBO, ex direttore de L’Unità e firma d’eccellenza de Il Fatto quotidiano, già inviato Rai, professore di giornalismo alla Columbia University di New York ed autore di numerosi libri (tra cui l’ultimo, "No. Brevi interventi in Parlamento 2008-2011", è stato stampato dalla Sigismundus Editrice di Ascoli Piceno) e Gianni D’ELIA, poeta civile e scrittore militante tra i più importanti in Italia (tra i suoi molti libri ricordiamo l’antologia di versi scelti 1977-2007 "Trentennio", edita per Einaudi nel 2010)Al termine dell’incontro la Libreria Rinascita offrirà un rinfresco con buffet e degustazione di vini.

Un grande appuntamento per la città di Ascoli, vi aspettiamo!

Vi ricordiamo che il Festival continuerà domani sabato 22 presso Piazza martiri di Via Fani a San Silvestro di Castorano per [ex]PRESSIONI FEST: musica. teatro. letterature dalle 16.30 a notte (con Augusto Amabili, Dina Basso, Carlo Cannella, Chiara Daino, Loris Ferri, Raimondo Iemma, Massimo Gezzi, Enrico Piergallini, Stefano Sanchini + concerti di Persian Pelican e Segnali di Ripresa) e domenica 6 novembre alle ore 18 alla Sala Kursaal di Grottammare (AP) per l’incontro con il ricercatore storico Luigi-Alberto Sanchi (CNRS, Parigi), con cui parleremo di crisi economica, di feudalesimo italiano e di cervelli in fuga.

La Gru – www.lagru.org

Roma, mar. 18 ottobre: le edizioni Oèdipus da Empirìa (con C.Bello Minciacchi, F.G.Forte, M.Giovenale, G.Marmo , G.Marzaioli, F.Muzzioli, V.Ostuni, I.Schiavone, F.Tricarico)


Libreria Empiria
(Roma, via Baccina 79)
Martedì 18 ottobre, ore 18.30

Presenza del testo
Una lettura di poesie, e un’occasione di confronto.

Con
Cecilia Bello Minciacchi, Francesco G. Forte, Marco Giovenale, Giovanna Marmo, Giulio Marzaioli, Francesco Muzzioli, Vincenzo Ostuni, Ivan Schiavone, Ferdinando Tricarico

su faceboook :
https://www.facebook.com/event.php?eid=125286254242431

*
Oèdipus nasce nel 1997 per farsi testimone dei percorsi nuovi e, non di rado, sperimentali sui quali si sono incamminati nel nostro paese i linguaggi della poesia e narrativi. Accompagnano tale vocazione lo speciale interesse per testi rari e (ancora) nascosti, ed una inclinazione verso la ricerca storico-culturale. C’è anche, in bella evidenza, l’adesione a temi e motivi espressi dalle lettere e dalla cultura latinoamericane, insieme alla (più audace) decisione di mantenere viva l’attenzione sulla drammaturgia, non solo nazionale. Oèdipus pubblica 15-18 titoli in un anno e Lo stato delle cose, periodico di pensiero critico e scritture.

http://www.oedipus.it

*
Empirìa
http://www.empiria.com

Venerdì 14 ottobre ore 19.30 – “Nefrhotel – Mi hanno venduto un rene” di Giuseppe Cristaldi alla Libreria Volta lacarta di Calimera (LE)


Nefrhotel – Mi hanno venduto un rene di Giuseppe Cristaldi
(Promo Music)

Venerdì 14 ottobre 2011 ore 19,30

Libreria Voltalacarta – via atene, 39 Calimera (le)

Introduce Stefano Donno

Kamal è un ragazzino nepalese, orfano, naufrago nella miseria, eppure appartenente all’alta casta dei Newari, la casta egemone a Kathmandu, culla floreale dell’omertà. È innamorato di Buddha, il cui nome egli pronuncia per allontanare la paura mentre si sciacqua nelle pozzanghere o durante le meditazioni del nonno sciamano. Come tutti i suoi coetanei carezza il sogno di una vita, ma a differenza di essi sacrifica il corpo per realizzarlo: svende un rene ai trafficanti di organi che operano tra Oriente e Occidente. È una piaga di inaudite proporzioni che contrasta la diffusa spiritualità orientale, una dualità spirito/macelleria che si ripete in tutto lo sfogo di Kamal. È un vomito silente che scorre nel cinismo dei turisti sui risciò, nelle mani dei medici collusi con le organizzazioni dedite alla mercificazione delle vite, nella violenza e nello schiavismo perpetrati sui minori. Un vomito che rifluisce intorno ai bordi della vergogna e della rabbia, in cui a sopravvivere resta solo il sentimento improvviso della pietà come una reincarnazione nel futuro.

“Dormi dormi piccolo re non lottare ti terrò con me, è troppo tardi per scappare o per accendere la luce, viene un drago già lo sento, chiudi gli occhi non c’è tempo…”. Suppura. Mi capite mò? Suppura è come l’incazzatura di un vocabolario divaricato, o come la mia ascella quando, presa dal nervoso, appunto, suppura. Perde pus dottò, che mi fate quella faccia, perde pus come se sudasse o piangesse, fate voi. Sì, vabbè, sotto l’ombelico pure, sembra quasi il piagnisteo del ventre, specie d’estate quando piego l’addome per la fatica o quando a riposo canto la ninna nanna a queste quattro ossa bambine. Dottò, non cominciate con questa ritrosìa, questa ginnastica dei palmi che se ne vanno indietro come se non sapessero della cicatrice, non eravate voi che con gli stessi palmi facevate la perlustrazione dentro questo corpo piccolo piccolo come una moneta falsa? Ora venite qui accanto, vi prego, sedete su questo stesso legno tarlato, che voglio raccontarvi un sogno manomesso, un sogno abortito, ma con stile, con fantasia quasi, coll’azzurro. L’altro giorno, quando sono arrivati quelli, m’è salito l’ansimo sulle punte dei capelli, perché con le armi non è che ci si possa giocare a shanghai. Un individuo di fronte a un’arma cerca spasmodicamente uno stato di colpevolezza, pur non avendolo, un individuo di fronte a un’arma si predispone come fottuto, reo. Sputavo fiato a manetta, e mentre un fucile mi cercava le interiora – pure quello mancava! – mi chiedevo quali altre colpe avessi in grembo oltre a quella pecca che voi conoscete dottò. A pensarci col cervello fuori dal cranio, quella maledetta paura me l’avete iniettata voi e la vostra organizzazione, ma vabbè, mi sto zitto, come comandate. Sì, perché comandate ancora, non cercate di dissuadermi da questa convinzione, voi comandate ancora tutti i girotondi dei miei sogni mozzati, proprio tutti; potete anche usare lo stetoscopio: la membrana posizionata in una qualsiasi parte di questo scheletro imbottito risponderà col suono di un dolore arcano, lacerante, un dolore che violenta tutto un albero genealogico, tutta una storia che si riduce alla meditazione, allo spirito, affinché un Dio nasconda per bene l’inghippo del traffico. Uno dei tanti qui, posti alla vetrina dei turisti.”

21 Ottobre alle 21 – SCARCAGNIZZU di Mino De Santis al “Cine Teatro Elio” di Calimera (Le)


Fondo Verri
&
Cine Teatro Elio

Venerdì 21 Ottobre alle ore 21.00 Cine Teatro Elio – Calimera
“SCARCAGNIZZU” di Mino De Santis

Continua a soffiare forte il “ vento dal basso” de lu Scarcagnizzu di Mino De Santis.

Prossimo appuntamento (primo invernale) al Cine Teatro Elio di Calimera, venerdi 21 ottobre alle ore 21.00 con le storie de lu “Scarcagnizzu” e… altre sorprese…altre storie cantate.

+ Si consiglia prenotare al 0832875283 mob. 3386606640 o info

Mino De Santis/Una storia da raccontare

Ha “una storia da raccontare” fatta di tante piccole storie Mino De Santis, cantautore ironico, paroliere salentino armato di chitarra, dallo spigliato genio pungente e sardonico. Oltre alla tormentata vicenda d’un padre annichilito dal desiderio di un maschietto, o quella del moribondo che alfin trapassa, alle poesie messe in musica per la magia della sua terra, il Salento o sua maestà l’ulivo, la voce marcata e profonda si trastulla in più o meno mascherate metafore di pregiudizi e difetti, in un’esilarante “batracomiomachia” dei caratteri salentini, passando con irriverente comicità per l’opportunismo politico, l’emigrazione, la disoccupazione, il menefreghismo, un mix coinvolgente e trascinante in cui “tutto è cultura”.

Finalmente! Dopo oltre vent’anni ad allietar serate e cene tra amici con oltre duecento canzoni e la chitarra sempre in spalla, Mino De Santis presenta il suo primo cd nel parco dell’oasi francescana di San Simone, frazione di Sannicola. “Scarcagnizzu”, ovvero quella folata di vento improvvisa che arriva dal basso e solleva terra, foglie e tutto ciò che incontra, per poi riprendere nuove direzioni, è il titolo dell’album del cantautore di Tuglie, progetto nato dopo l’incontro-colpo di fulmine con il Fondo Verri di Lecce che ne ha prodotto la pubblicazione, e ospita la chitarra di Valerio Daniele, la voce di Dario Muci, i fiati e il piano di Emanuele Coluccia. Soffia un vento nuovo, dunque, nella musica salentina, e “viene dal basso”, un vento che trova nella voce profonda di Mino De Santis, e nel suo genio avvezzo alla rima, il veicolo per raccontare una storia fatta di tante piccole cartoline, che illustrano a parole Salento e salentini, in una visione lontana dalle solite “tradizioni”, immagini ironiche, nostalgiche, mai rassegnate e soprattutto vere. Sa intessere lodi e decantar poesie di parole e note in “Salentu” o “Arbulu te ulie”, gioca a dipingere folklore e luoghi comuni del suo e di tutti i paesi ne “La festa patronale”, “Lu moribondu” e “Lu masculazzu”, tocca le sorti degli “emigranti di razza” in “Vanne alla Svizzera”, ma è soprattutto nel popoloso mondo animale che trova metafore per parlare di sé, della sua gente, della società di proletari e borghesi, come in “Lu cavaddhu malecarne”, “La malota & lu salanitru” o “Lu cane”, passando per il sociale, l’opportunismo politico, il lavoro che non c’è, il menefreghismo, chiudendo con un monito: occhio a riconoscere lo “sguario” perché di questi tempi è facile cadere nella trappola del fermento e del risveglio di un Salento in cui ormai “Tuttu è cultura”.

Marina Greco (quiSalento)
Andate all’inferno?
Il Salento trova nuove parole, quelle puntute, del graffio autoriale. Anarchiche quanto basta per tener desto l’animo e l’occhio allo sguardo: quello dritto, che mai s’inchina e fa riverenza. Mino De Santis è così, ama il ridere, il soffio e lo spiffero… Ama cantare largo mischiando gli animali alle persone che tutt’uno sono… Natura, solo quella. Sentire e poi bruciare, come nell’Inferno di Dante, chi non merita col fuoco della poesia! Questo è! Attenti allora e, buon ascolto a voi!
Mauro Marino

Per Info. Fondo Verri – Piero Rapanà 3273246985

Lunedì 10 ottobre, a Roma, libreria Empiria: “La divisione della gioia”, di Italo Testa


Lunedì 10 ottobre
ore 18:30, Libreria Empiria
(via Baccina 79 00184 Roma)

Presentazione di

Italo Testa, “La divisione della gioia”
(Transeuropa)
http://www.transeuropaedizioni.it/dettaglio_libro.php?id_libro=105

Interviene
Tommaso Ottonieri

coordina l’incontro
Marco Giovenale

sarà presente l’autore
https://www.facebook.com/event.php?eid=177391062340575

http://www.empiria.com

La divisione della gioia (Transeuropa) di Italo Testa
In un’atmosfera conturbante, sospesa tra le note dissonanti dei Joy Division e la metafisica silenziosa dei quadri di Hopper, questa raccolta si sviluppa come un poema d’amore di lacerante intensità, in cui voci maschili e femminili si richiamano, si scontrano, si cancellano, si confondono. Un dialogo incessante, in cui si alternano tenerezza e abbandono, rapimento e paura della perdita, e che si dirama come il delta del fiume su cui i personaggi si muovono, si lasciano, si ritrovano, tra sfondi naturali e paesaggi post-industriali che ricordano il Deserto rosso di Antonioni. Dialogo teatrale o romanzo in versi? A qualunque luogo appartenga, questo libro batte e ribatte senza sosta, con un ritmo fermo e implacabile, la materia dei giorni, la storia di uno e l’ansia di tutti, il canto che silenziosamente accompagna la divisione del dolore e della gioia.

Citazione dal testo

«e quando nelle insegne luminose
che ritmano i grani dell’asfalto
hai visto il segno certo, il richiamo
ribattuto da ogni nostro passo,

o in una vetrina, controluce
hai scorto sul ripiano le pose,
le ossa spigolose del suo corpo
segnarti senza più un riparo,

come il giorno che stesa sul letto
ti sei girata, tranquilla, e hai visto
le grate che spartivano il vetro,
e alzandoti di scatto hai detto
che non sarebbe successo niente,
che tutto era ancora intatto
e mentre ti guardavo in silenzio
sei sparita nell’angolo cieco:

allora ho visto che nulla torna,
che la fragilità ci insidia
dall’interno, dentro le giunture,
s’insinua nelle vene, riveste
la piega opaca dei discorsi,

allora, chiamandoti in disparte
a fianco del letto avrei atteso,
la pelle a toccare il marmo freddo,
che tutto fosse tornato a posto,
il braccio nascosto tra le gambe,
la luce sulle mie cosce nude,
la mano a coprirti il pube:»

Italo Testa
Italo Testa è poeta, saggista e traduttore. Ha pubblicato la silloge Luce d’ailanto (in Decimo quaderno di poesia italiana, Marcos y Marcos, 2010), l’e-book Non ero io (gammm.org, 2010), il concept canti ostili (Lietocolle, 2007), la raccolta Biometrie (Manni, 2005) e il poemetto Gli aspri inganni (Lietocolle, 2004). Sue poesie sono state tradotte in inglese, spagnolo e tedesco. Autore di saggi sul pensiero contemporaneo, è co-direttore della rivista di poesia, arti e scritture «L’Ulisse».Italo Testa è poeta, saggista e traduttore. Ha pubblicato la silloge Luce d’ailanto (in Decimo quaderno di poesia italiana, Marcos y Marcos, 2010), l’e-book Non ero io (gammm.org, 2010), il concept canti ostili (Lietocolle, 2007), la raccolta Biometrie (Manni, 2005) e il poemetto Gli aspri inganni (Lietocolle, 2004). Sue poesie sono state tradotte in inglese, spagnolo e tedesco. Autore di saggi sul pensiero contemporaneo, è co-direttore della rivista di poesia, arti e scritture «L’Ulisse».

Collana Nuova poetica
http://www.transeuropaedizioni.it/?Page=volume.php&id_collana=22

Note sintetiche al volume
Pagine 88
Prezzo 9.50
Isbn 9788875801052
Collana Collana Nuova poetica
Collocazione Poesia

“How did you find this magazine?”. A column written for McSweeney’s contest


How did you find this magazine?
by Luciano Pagano

After having passed the 150,000 hits on my blog I decided to write this story. Once I have started writing this story I wondered why. Why should a young and promising Italian writer under forty years have decided to compete with one of his stories to collaborate on a magazine overseas? I found an answer in the questionnaire that I have attached below.

How did you find this magazine?

A) A friend told you about the magazine.

Impossible.

The only two friends that I know that have read some of the stories present on this magazine were not present in my office when I read the link about this contest on Twitter. Because of my job I spend a lot of time behind a computer and yet I can not write the amount of writing that I would like. I read a lot more than I write, unlike most writers I know.
However only one of two friends who know the magazine, making a total of fifty percent of my friends, has an account on Twitter but this friend of mine can not write fluently in English.
This fact means that even if my friend who knows this magazine and that has a Twitter account he had read the announcement of this competition, it would not be able to suggest to take part in it. I would not wish this answer could be inferred that I have a few friends, because I have a facebook page that has over 1700 fans.
How can a writer who has almost two thousand fans on his personal page on facebook does not even have a friend?

B) You saw an advertisement of the magazine on television.

Impossible.

In the state where I live, Italy, the transition from analogue to digital terrestrial television system has taken several years, at least five.
In recent years the small region where I live, better known as the “heel of Italy,” has not yet been reached by the terrestrial digital television system.
I own a satellite television system, but even on this type of system, tuning into the channels of the United States of America, I was able to follow television programs in which the magazine is advertised. Besides, I’m not used to watching much television. I work ten hours during the day and during this time I am aware of losing the best part of television programming. For example, I can never see the programs that are broadcast at noon, where teams of chefs make the race to see who cooks the best dish. To compensate for the lack of television I usually legally download and store a large number of movies on my computer. But I do not have enough time to see all those movies. The only thing I can earn and consume without getting behind in the purchases were the books.

C) Someone told you about the magazine during a séance.

Impossible.

A longtime friend, one day, he invited me into his home. For many years he had a problem to solve and did not know how. Without asking my friend what was the nature of the problem I joined him at his home on the day that we set to meet. The problem was simple: her grandmother before she died had promised that once arrived in the Kingdom of Heaven would appear in a dream to give him lottery numbers. In Italy we are very superstitious, everyone plays the lottery, several times during the week, at least three more times in the month, at least ten. Many young writers are frequent lottery players. The dedication of the Italians for the lottery is so morbid that anyone who comes to live in Italy, even if it comes from a distant country like China, it is immediately infected with this passion for the game.

You have to imagine that yesterday when I went to bet a dollar on my favorite lottery, before me, in the same betting center, a clerk in a china shop was pointing couple of hundred dollars on the same lottery. On the same numbers that I was betting. Despite the system of the lottery wants to make me believe that the clerk had two hundred times more likely to win than for me, I prefer to think that the chances of becoming a millionaire, for both was the same. If my friend wins the lottery for example, would finally be able to buy a restaurant and fulfill the dream of his life. In that restaurant could take a young writer as a waiter.

Finally I arrived at my friend’s house. Despite his grandmother had died a few years the old lady still had not appeared in a dream to my friend. The times in which the woman had appeared in a dream to my friend, had not communicated any number. My friend was frustrated. My friend convinced me to join him at his home, where he, along with a specialist in spiritualism, had organized a seance. When I entered the room where the seance was held, I felt a little embarrassed because among the people present there was my ex-girlfriend. “You just sit there, outside the circle,” said my friend, “take note of all the numbers that are mentioned during the session.” A daunting task. What happened is unbelievable. Indeed, during the seance, the spirit of my grandma’s friend is materialized in the room. The old woman had a large book in his hands. It was not a copy of the magazine. The spirit began to read aloud the numbers of the pages of the book. My friend was excited, finally would have bet on the numbers that he had heard from the spirit of his grandmother and became rich. However my friend before the seance had forgotten to tell me that his grandmother was Belarusian. I never studied in Belarus. I know the French, English, I speak German and understand Spanish. Nothing to do with Belarus. The impression I had was that the spirit of the grandmother said, twice the number 12. Unfortunately I was not able to understand all the other numbers.

D) You have received a brochure of the magazine in your mailbox.

Impossible.

I know that the magazine does not send mail at home, unless it is an issue of the magazine purchased with a regular subscription. Most of my mail is usually delivered can be divided into two categories. The first category includes the weekly letters that my girlfriend receives from the cosmetics shop in the mall. In those letters are proposed to my girlfriend big rebates on all products. Products that cost up to twenty euros the previous week are offered at twenty cents. Every time my girlfriend searches inside the mailbox and recognizes one of the letters of the cosmetics shop his eyes shine with a bright light, a light that does not happen to see me often and I remember the light that was in his eyes in the days of the first week we met.
All other letters are delivered to my house, that is the letters that belong to the second category, are payment notices or notices of payment due.

E) the Internet.

Probably yes.

The Internet is the source of knowledge for an increasingly large amount of people who know nothing, or who know little, or who would like to know everything. I admit that one of the most direct ways in which I was able to read the contents of the magazine was read the stories present on the website of the magazine. I am also a follower of the internet profile of the journal found on Twitter and then, during a summer night, I read about this contest.

At this point, after having explained how I came to the attention of the magazine, it is necessary for me to describe what happened today.

During the afternoon I and a friend of mine had an important business meeting. Me and my colleague have founded a company that deals with facilitating the exchange of news and information between large companies and the public. What we needed after a year of activity, it was a good contact with new companies. After several studies we finally managed to get a good contact with an important man that we would receive and that we could address to other companies just as important. We were both received by the director of a company in which we have made an interesting business proposition.

In our country, Italy, you are considered a young author until you reach the age of fifty years. Similarly, you are considered a young entrepreneur when you have not yet reached the same age. Italy is not a country for young people. Whatever you do in the field of industry and art in our country, if you have less than fifty years, you’re still a young man.
This argument works with everything except that with the crimes. If you kill someone and you have thirty years in the newspaper the next morning it will write: “The murderess is a man of thirty years”. However, if you are the victim, that is, if you have been killed and you have thirty years in the newspaper the morning after the title will be “murdered a boy of thirty years.” So in our country, if you’ve just passed the fifty years, from one day to the other, you come suddenly considered a captain of industry. Even without industry. It is as if maturity comes into your life without notice, and you wake up one morning and you’re old. You’ve just graduated, you got your first job, you’ve married and had two children. You’ve
finally bought a decent car, a house and boom! Fifty years you’re a captain!
In the meeting of work me and my friend had to convince the entrepreneur that we would have received that was worth investing the money on our own ideas. Most guys our age, instead of running this business risk, with the summer temperature of forty degrees there in the office, they would rather go to the beach to sunbathe.
After an hour spent talking business, the entrepreneur at one point he turned to the window and spoke these words: “You two, I like you, you look like two good fellows, we will do great business together!”

After the meeting I went home and started thinking about “everything”.
The choices I made in life are right? Why I decided that I would never teach in a school despite my degree with honors in philosophy? Why I left my last job and I preferred to stay in this city with my girlfriend and my dog rather than moving to a new city and earn more money, to live without a dog without a girlfriend?
Every time that my life has reached a point where I feel that you can not go without changing anything important in me then I stop and think “everything”.
On the radio today I happened to hear the words of our Prime Minister in a telephone would have said about these words “I’d go out of this shitty country.”

I love this country. And I love writing. That’s why I decided that despite all the African heat, where I spent the month of August would be useful to stay at home to write this story. I wrote this story for the good of my country. Every writer should always have great objectives in front of him. I asked for a hint to my dog, I always ask for a hint to my dog before embarking on something new. My dog’s name is Siro and is a bit ‘as if it were my I-Ching staff. My dog is a cross between a jack russell and another. I say that my dog is a cross instead of white because it is brindle. When my dog was born on google I sought help in the search field enter “jack russell tiggered” to see if it came out a few pictures belonging to a dog like mine. No response. So I asked my dog if he thought I’d better write a story for the magazine. If the dog had been standing since it meant that I would have done well. If my dog was gone, then I would have stripped and instead of writing I had a shower. The heat was unbearable. “I must write this story?”. My dog remained motionless. “Are you sure, I have to write this story?”. My dog stood still again. “I have to write even if I never wrote anything for this magazine, even though I’m Italian, even if our prime minister suggests implicitly to all the inhabitants of our country to escape?”. The dog remained motionless and barked. If the dog barked means that he wanted to give some strength to his suggestions. The suggestion was: “Write idiot.”
So I turned on the computer and started writing.

[Pubblico qui il racconto “How did you find this magazine?” con cui ho partecipato al Column Contest indetto dalla rivista McSweeney’s. Per la traduzione ringrazio Mr Thanks]

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Il nuovo numero di «alfabeta2». Dal 5 ottobre in edicola e in libreria


Il nuovo numero di
«alfabeta2»

Dal 5 ottobre in edicola e in libreria

Con una lunga intervista a Gustavo Zagrebelsky di Enrico Donaggio e Daniela Steila, il cui titolo, Liberi siamo superflui, utili non siamo liberi ˗ di per sé un programma ˗ si apre il numero 13 di alfabeta2, in edicola e in libreria a partire da giovedì 5 ottobre. Tra gli altri materiali della rivista: un focus, Videocrazia, a cura di Giorgio Mascitelli su televisione e altri media in Italia e all’estero; Passioni collettive, speciale coordinato da Isabella Pezzini (con interventi, tra gli altri, di Omar Calabrese, Gianfranco Marrone e Maurizio Bettini); No Hope Romania, dialogo tra Franco Berardi Bifo e il performer romeno Florin Flueras.

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Nel supplemento alfalibri, che in questo numero conta ventiquattro pagine anziché le abituali sedici, Le parole della politica, nucleo tematico di recensioni e riflessioni che comprende tra l’altro un dialogo con Miguel Gotor su Aldo Moro, una recensione di Massimo Raffaeli ai testi veri e falsi di Mussolini, un ritratto (spietato) di Veltroni romanziere a opera di Christian Raimo. E inoltre: un inedito di Andrea Zanzotto, che il 10 ottobre compirà 90 anni, un ricordo a più voci del poeta Giuliano Mesa, un intervento di Jacques Schiffrin sull’editoria, un testo «eccentrico» di Tommaso Pincio intitolato L’umile trascrittore.

Per informazioni e interviste rivolgersi a ufficiostampa
Nicolas Martino
Cell:347.926150
http://www.alfabeta2.it/