Emilia Pardo Bazán


La contessa Emilia Pardo Bazán (La Coruña, 16 settembre 1851 – Madrid, 12 maggio 1921), appartenente a una nobile famiglia galiziana, visse fin da piccola in un ambiente culturalmente favorevole, che stimolò il suo amore per la letteratura e le arti. Fu particolarmente attiva per il riconoscimento dei diritti femminili, difesi con la scrittura e pubblicamente in occasioni di dibattito. Fu una delle autrici più prolifiche della sua epoca, pubblicando centinaia tra romanzi, raccolte di poesia, testi teatrali, racconti, diari di viaggio, saggi e articoli di letteratura. Fondò e sostenne con le sue finanze la rivista «Nuevo Teatro Crítico», che ospitò dal 1891 al 1893 scritti di critica letteraria, attualità politica, notizie su scrittori e opere. Lo stile della sua scrittura, influenzato inizialmente dal naturalismo, si mescolò successivamente a tematiche religiose. La vastità della sua cultura, unita alla varietà delle sue esperienze, la portò a confrontarsi, sostenendole, con idee anche tra loro distanti e contraddittorie. Emilia Pardo Bazán introdusse il tema del proletariato nella letteratura spagnola, scrisse opere considerate immorali, a sostegno di idee atee, pornografiche, fu considerata una scrittrice ribelle e provocatrice, e condusse una vita al di sopra delle opinioni comuni, fino ad assumere posizioni contraddittorie su razzismo e antisemitismo. Realizzò allo stesso tempo una profonda analisi del mondo operaio femminile. Il suo interesse per la questione femminista la portò a professare il diritto di istruzione per le donne, insieme al diritto di poter esercitare ogni tipo di professione. Il metodo naturalista culminò con Los pazos de Ulloa (1886-1887), il suo romanzo più famoso che la consacrò come una delle più grandi scrittrici della letteratura spagnola. In «Madre Natura» (1887), raccontò gli amori incestuosi di due giovani che non sanno di essere fratello e sorella. Emilia Pardo Bazán visse una vita irrequieta, anche dal punto di vista sentimentale, a soli sedici anni sposò il diciannovenne José Quiroga y Pérez Deza, che lasciò dopo avere iniziato una relazione, prima epistolare, poi amorosa, con Benito Pérez Galdós. Nel 1906 sarà la prima donna a presiedere la selezione di letteratura dell’ateneo di Madrid e la prima donna ad occupare la cattedra di letteratura neolatina a la Universidad Central de Madrid (nel 1916); nel 1910 sarà nominata Consigliera per la Pubblica Istruzione da Alfonso XIII. Tra le sue opere più rappresentative possiamo citare: Pascual López. Autobiografía de un estudiante de medicina (1879); Un viaje de novios (1881); La tribuna (1883); Los pazos de Ulloa (1886-87); La madre naturaleza (1887); Al pie de la torre Eiffel; Morriña (1889); Una cristiana; La prueba, Por Francia y por Alemania (1890); La piedra angular (1891); Por la España pintoresca (1895); Un destripador de antaño (1900); Misterio (1902); La verdad (1906); La sirena negra (1908); Estudio crítico de las obras del padre Feijóo (1876); La cuestión palpitante (1883), nel quale difende la propria posizione di seguace del naturalismo, adattato però alla morale cristiana. La sirena negra, qui tradotto, ebbe una trasposizione cinematografica, nel 1947, ad opera del regista Carlos Serrano de Osma.

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