
“Pinocchio REadyMADE. Un progetto composito”, Antonello Cassinotti
(Musicaos Editore, Fablet, 25)
Una lettura surreale, leggera, affascinante, cruda e divertente nello stesso tempo. Il Pinocchio di Carlo Collodi, a duecento anni dalla nascita dell’autore, diviene testo e pretesto scenico incontrando la musica, l’immagine fotografica e la riflessione. Un punto di partenza che è attraversamento, stupore, incessante dialogo tra le arti. Pinocchio REadyMADE è il tassello di un percorso che si compone di oggetti e visioni sempre differenti, per un progetto composito scritto e coordinato da Antonello Cassinotti.
Il volume ha ottenuto il patrocinio culturale gratuito della «Fondazione Nazionale Carlo Collodi» – «1826-2026 – Carlo Lorenzini Collodi».


Antonello Cassinotti (1961). È attore e performer e membro fondatore de IL GRUPPO TEALTRO e delleAli Teatro. All’attività teatrale con delleAli Teatro affianca la collaborazione con altre realtà di teatro contemporaneo, come attore, performer o regista. Animato da una tensione poetica di natura interdisciplinare trova lo stimolo di partenza di ogni suo lavoro in solo o in collaborazione con altri a volte in un immaginario visivo, a volte sonoro e in altre occasioni ispirato dalle pratiche del movimento. Tuttavia è nel mondo dei suoni e nello specifico nell’indagine della voce che investe una particolare passione concependo il proprio corpo come strumento.

Infatti è teso a elaborare atti performativi che possano investire l’apparato sensorio dello spettatore attraverso un linguaggio che vuole definirsi SONORO, musicale, dove il gesto, l’oggetto, la luce e tutta la macchina scenica partecipano a una composizione. Con queste premesse realizza installazioni o contesti visivi in cui agisce in prima persona, propone letture di poesia sonora, sia come interprete sia come autore. Tutti i lavori di carattere visivo, come molte delle sue elaborazioni concettuali sono dedicate ad autori e/o artisti di cui stima e ammira gesti e pensiero. Ama Duchamp, Beuys, Giacometti, Tinguelyn, Cage… Ha al suo attivo numerose collaborazioni, partecipando a numerosi festival, rassegne e a eventi legati all’improvvisazione in interazione con danza, pittura, musica e video. Svolge inoltre attività di insegnamento con l’intenzione di portare alla consapevolezza del gruppo di lavoro lo stretto rapporto che intercorre tra voce e corpo performativo. Si riconosce nelle pratiche Fluxus di cui si fa interprete clandestino proponendo un teatro dove un’arte rispetta l’altra.
Fotografie di Valeria Codara
Presentazione di Luciano Pagano
Scritti di Giuseppe Goisis, Maurizio Giannangeli, Giancarlo Nino Locatelli, Antonello Cassinotti, Kuynhsams Avalsoray.
“Pinocchio REadyMADE. Un progetto composito”, Antonello Cassinotti
(Musicaos Editore, Fablet, 25)
formato 20.0×20.0 cm, pagine 176, fotografie a colori, prezzo 22,00 euro, isbn 9791281823389
pubblichiamo qui di seguito la presentazione contenuta nel volume, scritta dall’editore, Luciano Pagano
Presentazione
Il bicentenario di Carlo Collodi è occasione per riflettere sugli stimoli che Pinocchio offre ai lettori e agli spettatori di questa opera «composita» nata dall’ingegno e dalla pratica teatrale–laboratoriale di Antonello Cassinotti, che ha avuto l’intuito di aprire questo cantiere ideale alla riflessione di artisti che hanno condiviso con lui questo percorso. A pensarci Pinocchio è così, non è un eroe solitario, è un protagonista che nasce per generare riflessioni durante i suoi molteplici incontri. Si tratta di una riscrittura molteplice, una visione che offre direzioni, apre spazi, «da» Pinocchio, in dialogo verso un altrove che è visione fotografica, spazio scenico, dialogo letterario, musica.
L’importanza di un classico, ciò che ci consente di condividere una storia, una delle miriadi che da esso si dipanano, consiste nell’essere adatto al suo tempo e trascenderlo, nell’avere quella capacità di instaurare da subito la zona di un immaginario sospeso in cui tutto diviene potenziale, attuale. Pinocchio di Carlo Collodi non è una favola, è una narrazione poietica, capace di generare. Lo stesso si potrebbe dire di altre due moderne costruzioni mitologiche, quelle di Mary Shelley e di Bram Stoker; l’appartenenza di questi esempi ad altre letterature testimonia anche una certa “preveggenza” nella scrittura di Carlo Collodi.
Quando la fabula sconfina nel mito, nella mitopoiesi appunto, questo processo generativo è inarrestabile. Ognuno di noi vive il «suo» Pinocchio, come una lente per osservare e osservarsi, per leggere la realtà e leggersi nella realtà. Pinocchio ci parla di un’idea che ha attraversato la letteratura e i secoli, dall’età moderna ai giorni nostri, ovvero sia l’ambizione dell’uomo a replicare sé stesso, costruendo un altro da sé, un doppio–sosia efficace, una replica che non si esaurisce in una mera simulazione meccanica, capace di assecondare i comportamenti umani.
La costruzione di automi meccanici capaci di eseguire calcoli e movimenti, imitando i gesti e mimando i pensieri, ha sempre affascinato l’Europa e il Nuovo Continente, percorrendo l’età moderna e quella industriale, fino ai giorni nostri. L’idea di costruire un altro da sé, in tutto e per tutto funzionante, un servo al nostro servizio, è ancora più antica. Il Golem del romanzo di Meyrink, evoca un sostrato di arti magiche, tradizioni religiose, cabala, e l’idea del robot, deriva il suo nome da «lavoro». Fino a Frankenstein l’idea di costruire l’Altro donando la scintilla vitale è quasi sempre legata a immagini di mistero, pericolo, terrore.
E poi arriva Pinocchio, con la sua povera semplicità, appena nato e già pronto per essere, nell’ipotesi migliore, un bastone per la vecchiaia. Pinocchio, che trasforma l’orrore in divertimento, il mistero in azione. Tutto ciò che è terreno di riflessione filosofica si tramuta qui in magia, ingenuità, gioco di saltimbanco, dileggio per ciò che è costituito, scherzo per bambini e adulti. Se di Pinocchio si scrive, si agisce, si crea, è proprio perché Carlo Collodi è riuscito nell’impresa autoriale di dare vita a un personaggio che è diventato più grande del suo stesso autore. Pinocchio ha il valore di classico proprio perché Carlo Collodi è stato capace di rinnovare un’idea mettendosi in relazione con una vettorialità narrativa, che da Blaise Pascal arriva fino a Philip K. Dick, quest’ultimo si domandava se le pecore elettriche facessero sogni, noi fin da piccoli abbiamo scoperto quanto può estendersi l’orizzonte di una bugia che, dobbiamo ammettere, non sempre è l’esatto contrario di una verità.