Tre poesie di Elio Tavilla, da “La gravità terrestre” (Musicaos, Poesia, 23) in uscita ad aprile 2020


“La gravità terrestre”, Elio Tavilla
(Musicaos Editore, Poesia, 23)

Sono versi, quelli di questa nuova raccolta di Elio Tavilla, in cui sembra cadere la soluzione di continuità tra mondo naturale e mondo dell’uomo, nel combaciare di due universi che trova compimento nel componimento, “La gravità terrestre”, che dà il titolo alla raccolta. Leggiamo, in un incrociarsi di riverberi, segnali, tra passato e presente, il trascorrere del tempo nelle stagioni dell’uomo, dall’infanzia alla maturità. Il racconto di un mondo “vegetale”, appartato, che è un ritorno al passato, dall’immediato Dopoguerra al proliferare delle fabbriche, con la trasformazione del paesaggio dovuta all’industrializzazione. Un mondo visto da parte di un’“avanguardia grigia che preme alla battaglia / come grigie sono le perentorie zone / metropolitane”, dove è costante il desiderio di recuperare un contatto umano, “[…] la voce cristallina dei parenti stretti ti dirà / che sei esistito una volta sola e quella / neppure la più importante”.

Elio Tavilla è nato a Messina nel 1957. È docente di Storia del diritto presso il Dipartimento di Giurisprudenza di Modena. Tra i suoi libri di poesia, Il cubo e l’assenza, con prefazione di Maria Luisa Spaziani (Società di Poesia, 1984; Premio per l’inedito E. Montale 1983), Concetti semplici, con prefazione di Rosita Copioli (Prova d’Autore, 1989), L’amore di due, con postfazione di Alberto Bertoni (Book Editore, 1999; Premio Dario Bellezza 2000), La cometa, con nota introduttiva di Giampiero Neri e postfazione di Emilio Rentocchini (Gallo & Calzati editori, 2005; Premio Sandro Penna 2005).


muore due volte il nostro amore, un prato
si dipana incontrastato fuori mura quasi
a dissolversi nel velo di crepuscolo accennato
nei fondali, qui nessuno invecchia
senza lacrime

__________dalle prospettive visuali
si dilegua un incarnato rosa che è delle
cose stesse, come dire che si danno
per certe elementari infatuazioni e poi
non sperare più
che tornino

_________sì, perché lo devi alle due volte
che moriva il nostro amore
____________________in mare aperto
un cielo adamantino che scopriva il nesso
tra il regno vegetale e noi di stucco
sbattuti in alto tra le onde


Prego perché cresca
nel modo in cui crescono i coralli
per onde geotermiche lanciate
come croste di pani
divisi negli oceani coi pesci.
Mettiti al mio posto. Abbracciami.
Fai di tutta notte un fascio.
Recita l’Ave e il Gloria.
Rifiuta l’odissea e tutta l’epopea
degli alberi di notte, una rugiada
finta, colorata, mimetica com’era
sui corpi delle case. Era bello
perderti a pezzi, a pezzi
ritrovarti (se poi non eri tu,
prendere le chiavi, uscire).


Ti ho vista mentre entravi all’esselunga
in tutto lo splendore dell’adolescenza
il moto candido degli arti, l’ostinato
andirivieni delle cellule nel sangue
ora che destreggi in mezzo ai ciuffi
di sedano e carote le tue mani
che non sai dove posare, ora che nell’aura
rapace della sera muovi prima il corpo
poi la dedizione dentro il corpo, una
sola immemorabile natura di ragazza
in carne e tela e plastica dorata.


“La gravità terrestre”, Elio Tavilla
(Musicaos Editore, Poesia, 23)
formato 12,7×20,3 cm, pagine 92, isbn 9788894966664 prezzo €13

uscita aprile 2020

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