
«Il viaggio» è cominciato. «Il viaggio» della collana Musicaos.it, numero zero diretto da Davide Trezzi, con gli scritti di Fabio Fumagalli, Giuseppe Goisis, Francesco Lanzo, Laury Leite, Luciano Pagano, Emilia Pardo Bazán, Cinzia Santo, Fabio Tolledi, Davide Trezzi, con le illustrazioni di Marco Antonio Varrone.
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Fin dalla sua nascita, a partire dalle discussioni e ragionamenti con/del curatore, Davide Trezzi, «Il viaggio» doveva essere un punto di partenza e di arrivo, un centro di collezione e irragiamento, qualcosa che risultasse come un attrattore di materiali, esperienze, riflessioni su questo tema, e al tempo stesso non fosse legato alla sola esperienza della collana Musicaos.it, del volume in sé, ma che fosse allo stesso tempo legato alla forma cartacea e non solo digitale. Un punto di partenze e di arrivi.
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Ecco il perché di questa Newsletter, anzi, i perché. Prima c’è proprio l’idea di newsletter, «Il viaggio», prima di diventare un volume doveva partire proprio da qui, ci transita ora come punto di passaggio. Con un po’ di materiale.
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[a] Davide Trezzi ha intervistato Gabriele Nero, fondatore di El Doctor Sax di Valencia. Costruire un ponte ideale tra esperienze che hanno a che fare con il viaggio è sembrata una bella idea a Davide Trezzi, che si è messo in contatto con questa realtà.
[b] Le presentazioni. «Il viaggio» è stato presentato il 6 marzo 2026 presso la Sala Astragali di Astragali Teatro, a Lecce, in una serata a cui hanno preso parte alcuni degli autori presenti nel volume e durante la quale sono stati letti frammenti di ognuno degli interventi presenti nella rivista, da Fabio Tolledi, Roberta Quarta e Simonetta Rodundo. Il 18 aprile 2026 la rivista è stata presentata in un appuntamento presso la libreria Feltrinelli di Bergamo (Via XX Settembre), in quell’occasione Davide Trezzi, Giuseppe Goisis, Fabio Fumagalli, Laury Leite, hanno dialogato con il giornalista Andrea Valesini (L’Eco di Bergamo). Diversi materiali audio e video, sui nostri canali social, sono stati diffusi riguardo al numero zero «Il viaggio», in questa Newsletter alleghiamo i link a alcuni di questi materiali.
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In occasione dell’uscita di ‘Il viaggio’, il numero zero della nuova collana Musicaos.it, abbiamo intervistato Gabriele Nero, fondatore di El Doctor Sax, libreria e casa editrice di Valencia dal profumo Beat. Ne è venuta una chiacchierata interessante su viaggio, scrittura, incontri e confronti.
In una lettera di Kerouac ad Allen Ginsberg datata 19/11/1958, Jack scrive così: ‘Ho detto a Sterling che voglio Sax pubblicato questa primavera (con un anticipo di 7500 dollari, perché no?) e poi Gerard da Viking in autunno e poi nel 1960 il mio libro su Parigi che funzionerà, anzi si intitolerà Blues europeo e sarà tutto sulla Spagna e sull’Italia’. Quando la letteratura è viaggio? E soprattutto, come nel vostro caso, e come cita Kerouac l’Italia e la Spagna, come può essere arricchente lo spostamento da quelle che sono le proprie radici, dall’Italia a Valencia?
Il fatto di andare via suppone di metterti in gioco su vari punti. Ci sono degli svantaggi perché puoi contare su una rete di amicizie, solidarietà e sostegno che è sicuramente diversa da quanto potrebbe essere a Torino, ma è un po’ come David Bowie quando va a Berlino “A New Carreer in a New Town”, hai un foglio in bianco completamente da scrivere. Una delle cose che mi ha arricchito da questo punto di vista è di preoccuparmi molto meno del giudizio altrui. Prima di aprire la libreria ho fatto anche altri lavori, in una pizzeria, ed è stata una scuola per capire il posto, la mentalità delle persone, quello che la gente cercava; una ricerca di mercato sulla propria pelle.
Quando ho visitato Valencia, mi è parsa una città molto aperta, accogliente. Libera.
Io sono qua da diciotto anni, Valencia l’ho vista cambiare di continuo. Sono arrivato nel 2008, e sì, inizialmente era così. Col tempo le cose sono leggermente cambiate, come in tutta Europa. L’aumento dei costi ne è un esempio. Rimane però la parte di folclore spagnolo: qua anche gli anziani li vedi a cena fino a mezzanotte, a Torino credo sia più difficile. C’è la cultura dello stare fuori, dell’uscire. Anche in inverno la vita si fa fuori, nelle terrazze. Nel Nord Italia, soprattutto, stare fuori è sempre meno preso in considerazione. Allargare la cerchia, gli orizzonti, allargare il pensiero, per mutare e crescere. Si è sempre più verso una chiusura individuale.
A proposito di turismo. C’è una nuova frontiera del viaggio, che è lo spostamento prettamente turistico. Ne parla così nel racconto “L’ultimo grande viaggio”, Laury Leite, contenuto nel volume numero zero ‘Il viaggio’ della collana Musicaos.it, Laury scrive così:
“Il nostro curioso e incorreggibile viaggiatore sembra stare attraversando una fase spinosa del suo rapporto con il flusso dei corpi nello spazio planetario. Da un lato è diventato una creatura sedentaria che detesta i viaggiatori-migranti e vuole chiudere i confini per far sì che nessuno possa entrare nella sua piccola bolla tribale, ma dall’altro canto non può sradicare il suo nomadismo ereditario ed è diventato un viaggiatore-turista che prende aerei senza sosta per entrare nelle bolle tribali altrui, e guarda e scatta senza scrupoli un’infinitudine di fotografie delle altre culture.”
Come può essere costruttiva o distruttiva questa nuova frontiera del viaggio da turista?
Tutto sta nel farlo con un atteggiamento quantomeno etico. Qui a Valencia vive questa dicotomia di chi fa turismo culturale, di chi si vive la città come una nuova scoperta, un arricchimento, una crescita. Dall’altra parte, usando un termine capitalistico, c’è chi viene a usare la città come un parco giochi per un fine settimana. Comitive ubriache addii al celibato, tutto è possibile e assolutamente lecito, ma se parliamo di viaggio parliamo di una parte essenziale della nostra vita. Tornando a Bowie: diceva che i soldi miglior spesi sono per libri e viaggi; entrambe esperienze accrescitive: una concreta di spostamento fisico e una più interiore. In questo vedo un parallelo, i libri e il viaggio, credo siano esperienze primarie nonché ciò che ci arricchisce di più.
Nella mia vita mi è capitato spesso di viaggiare nell’Est Europa. Da bambino in Bosnia Erzegovina e Croazia, oggi, da ragazzo, molto spesso in Romania. La mia compagna ha origini rumene, ed entrare nella morfologia famigliare di una popolazione diversa mi ha cambiato la vita a livello di percezione del mondo. Quanto le differenze sono soltanto linee immaginarie? Credo fortemente che il viaggio sia il cambiamento. Oltre Valencia, quindi, quali sono stati i viaggi che hanno cambiato la tua di vita?
Il viaggio che ha cambiato il mio modo di percepire il mondo è stato nel 2017, quando sono riuscito ad andare a San Francisco. Ho incontrato Mauro Aprile Zanetti, che lavorava con Ferlinghetti, e mi ha consigliato di pubblicare “Il libro rotto”, uno dei libri più rappresentativi della nostra casa editrice e anche il primo di un autore contemporaneo. San Francisco (Frisco come lo chiamava qualcuno) è stato qualcosa di mitico, ci sono tornato due anni dopo per i cento anni di Ferlinghetti, dove ho passato l’intera giornata con Marco Cassini.
Marco Cassini che in una sua nota contenuta in “scoppi urla risate” di Ferlinghetti, pubblicato da BIG SUR, racconta di quando è riuscito a pubblicare in Italia, tempo prima, “Scene italiane”, dello stesso Ferlinghetti. Al momento fatidico del prendere accordi su contratto e percentuali, Lawrence risponde di mandargli solamente una cinquantina di copie del libro, giusto da tenerlo alla City Lights Bookstore, la sua libreria di San Francisco. Questo fa capire la sua grandezza, il suo amore per la letteratura. Torniamo al viaggio a Frisco…
Sono stati quindi due i viaggi di cui devo parlare, perché lì hai l’impressione di stare nel cervello del mondo nonostante non sia come una volta, con l’high-tech che avanza e la globalizzazione che fagocita tutto quanto. Sono riuscito a vivermelo da dentro, essendo stato ospitato da amici, andando alle feste locali assaporando quella che è la Synthwave, e la nostalgia anni ottanta. In una giornata alla Burning Man hanno passato la mattinata a fare una casa di bambole, è venuto un writer da Los Angeles per le decorazioni, poi il discorso del direttore artistico dove spiegava alla gente cosa fosse Newtopia raccomandando a tutti di preoccuparsi solo di far star bene la gente. Mentre in California sorridono tutto il giorno, entri nei negozi e ti chiedono come stai, e sembra che davvero a loro interessi; in Italia è difficile anche solo immaginarselo. Non potrei non parlare del pellegrinaggio al Caffè Trieste dove ho conosciuto il poeta Jack Hirschman, troppo marxista per appartenere alla Beat Generation. Quando gli ho dato il bigliettino El Doctor Sax ha storto il naso farfugliando “beat beat”. Stava traducendo Majakovskij, mi ha parlato della sua passione per Pasolini e dei suoi viaggi in Italia. Fisicamente sembrava Mark Twain: nodoso con un bastone. Ho poi visto Ferlinghetti nel giorno del suo compleanno, mi è parso di respirare letteratura. In Italia è ancora troppo difficile, per le sovrastrutture che si creano attorno alla letteratura; si pensa sia chissà cosa, quando in realtà i veri poeti e autori, insomma i veri innamorati della letteratura ti chiedono delle copie da tenere in libreria. Credo che l’obiettivo di uno scrittore non sia fare successo, ma essere eterno.
Il motivo principale della nascita di Musicaos.it è tentare di creare una rete di condivisione dove la letteratura faccia da protagonista. Credi ce ne sia la necessità, oppure una rete di condivisone esiste già ed è solo da scoprire?
Viviamo purtroppo in un mondo dove per fare qualcosa sembra ci debbano essere per forza di mezzo i soldi. Esistono apparati e istituzioni che dovrebbero crearla questa rete, eppure si parla parecchio di apparenza ma molto poco di sostanza. Ci sono molti autori ed editori che vivono la letteratura in modo autoreferenziale, perciò credo ci sia un bisogno profondo di sdoganare questa volontà di condivisione e apertura. Le fiere, le organizzazioni, in teoria dovrebbero servire anche a questo; noi come casa editrice partecipiamo a tutte le principali fiere sia italiane che spagnole, eppure non c’è nemmeno il sentore che esista un’unione e una cooperazione approfondita.
Lo scorso anno ho presentato il mio ultimo romanzo, Acidamore, al Salone del libro di Torino. La mia impressione è stata assolutamente positiva per l’apporto umano e l’interesse ancora vivo verso la letteratura. Al contrario, temo però che l’aspetto industriale e produttivo possa prendere il sopravvento.
Il giro di soldi è immenso, il problema, come dici tu, è il rischio di far ruotare tutto intorno a quello. Di farlo diventare il Salone delle vanità. Per realtà come la nostra resta un’occasione essenziale per ritagliarci il nostro spazio, dire ci siamo anche noi, siamo presenti, però sempre tenendo come priorità la bellezza e la voglia di condividere letteratura. Noi a livello distributivo non seguiamo il modello tradizionale: distribuiamo solo alle librerie che credono nel progetto, per non innescare il cortocircuito del pubblicare tanto per pubblicare. Oggi esistono quelli che io chiamo i Cacalibri: sfornare libri come non ci fosse un domani. Grazie a Dio non siamo entrati in questo schema. La fiera quindi per noi è soprattutto un momento di confronto con i lettori, il momento più bello di tutto quello che si può fare. C’è chi si compra due o tre libri e l’anno successivo torna per parlarci di quelle letture e approfondirne di nuove presenti nel catalogo. Perciò al netto di tutto credo ancora ci siano degli aspetti positivi e fondamentali in manifestazioni come le fiere, allo stesso tempo la rete di cui parlavamo prima ha un’assoluta importanza di esistere. In quanto editore indipendente non significa non guardare anche alla sostenibilità del progetto, ma riuscire a pubblicare quello in cui credo veramente in tutto me stesso.
La formula casa editrice-libreria rappresenta una manifestazione d’amore totalizzante verso la letteratura. Come un’immersione. Ritengo esistano persone che vivono di letteratura e persone che vivano per la letteratura. Una realtà come la vostra forse sta nel mezzo, di letteratura e per la letteratura.
La letteratura ci dà da mangiare, quindi viviamo di letteratura; ma viviamo anche per la letteratura in quanto totalmente immersi in una cosmopolita realtà multiforme di lavoro e dedizione verso quello che facciamo. Collaboriamo con grafici e traduttori sparsi un po’ ovunque, noi siamo spesso in viaggio, camminiamo con la letteratura addosso. Questo è il nostro vivere di letteratura e per la letteratura.
Ti ringrazio. È stato arricchente.
E io ringrazio voi.
[3] Alcuni momenti dalla presentazione “IL VIAGGIO” presso la Libreria Feltrinelli di Bergamo, 18 aprile 2026






[4] Alcuni momenti della presentazione tenutasi il 6 marzo 2026 presso la Sala di Astragali Teatro