“Re Kappa” su DueA


equilibrista.jpg

Al (quasi) ritorno dalle vacanze “It’s only entertainment“, un’interessante lettura di Re Kappa a cura di Andrea Aufieri sul suo blog DueA. La trovate qui.

cartolina poetica


cartolina.jpg

[50]

Il cosmo la discarica tra Lecce
e San Cataldo non appena arriva
la metà di luglio ed il caldo acuisce
lo scirocco pure ci immobilizza
nei polmoni la puzza me li ingolfa
difficile tirare su il respiro
qui possono accadere solo eventi
periferici, è una fatica per me
consegnare un’antologia di scorci
il menù del ristorante declina
ogni responsabilità per danni
derivanti dal consumare frutti
di mare crudi il cliente è avvisato
questo nastro improvvisato di strada
con gli escavatori a destra e sinistra
ribolle come le nocche pelose
tese nel ghermire quando grattano
le palle che aderiscono perfette
alle mutande di cotone pregio
del giorno nuovo la fronte che suda
un verso letto sul giornale mentre
ti va di traverso il caffè col latte
di mandorla sbora del cameriere
ecco il verso letto velocemente
“il pianto del datore di lavoro”
il resto verrà servito subito
tra “un cazzo e l’altro” ti lasci scappare
di essere coinvolto in “cospirazioni
progetti e disegni più grandi di noi”.
Fai ancora in tempo a dire che mentivi
prima di dover togliere gli specchi
dalle pareti di casa. Lo farai?

da “Il cosmo – titolo provvisorio
inedito

Come un Ulisse che si è perso.


Come un Ulisse che si è perso.
Su “Mal di mare” di Arcangelo Amodio

arcangeloamodio_maldimare.jpgArcangelo Amodio, brindisino che vive a Londra, con “Mal di mare” è alla sua seconda prova, la prima, un libro di racconti intitolato “Controra” è edito anche esso da Lupo Editore.

C’è tanta commedia in questo romanzo, che sembra dipanarsi come una pellicola on the road, il protagonista di “Mal di mare” di mestiere fa l’anestesista, lavora in una clinica privata, si è appena sposato con la ricca Giovanna. Le premesse sarebbero ottime se non fosse che il viaggio di nozze dei due – è da qui che parte il romanzo – si svolge su una nave che farà una crociera nel Mediterraneo. La nave toccherà diverse isole della Grecia e porterà i nostri fino al confine con la Turchia in un viaggio che si trasformerà da subito in un viaggio a ritroso nel passato, alla ricerca delle tracce lasciate dai propri ricordi. Un viaggio siffatto susciterebbe un paragone con quello più famoso compiuto dal mitico Ulisse, sarebbe bello che sull’ultima spiaggia, nell’ultima scena descritta, la dolce e enigmatica Clio facesse la sua comparsa sulla soglia come una nuova Penelope che ha atteso i suoi dieci anni, tanti sono in effetti gli anni di fidanzamento intercorsi tra il protagonista e Giovanna prima di queste nozze.
Il romanzo presenta il ritorno alla ‘casa’ della propria giovinezza vissuta nel modo più spensierato, come dice l’autore, non sono forse i greci ad avere inventato la nostalgia? Il viaggio, come spesso accade, è il pretesto per fare un bilancio della propria vita, le cose si complicano quando per fare ciò viene scelto il momento meno adatto, il proprio viaggio di nozze. Al protagonista tutte le situazioni sembrano stare strette, la realtà si configura come sequenze di legami e morse che non tengono più, il “mal di mare” che fa da sfondo echeggia quasi una nausea di sartriana memoria. Un momentaneo allontanamento dalla compagnia della crociera condurrà alla ricerca di vie di fuga infinitesimali da un’esistenza che non è più soddisfacente, gli spunti sono offerti anche dagli incontri che effettuerà il nostro, la figura di Henry è di certo la più interessante, rappresentando quell’elemento di razionalità che potrebbe condurre la vicenda ad un esito positivo. Poi c’è Giovanna, che sembra capire fin da subito il ruolo che dovrebbe accettare, quello della moglie che riconosce l’irrequietezza del suo uomo e sa che deve perdonarlo in ogni situazione, anche se in un momento sembra essere stufa di questo gioco, si ribella per affermare la sua unicità nel rapporto. Il timido anestesista sembra recuperare il coraggio man mano che si avvicina la destinazione del viaggio, una vecchia casa abbandonata di cui possiede le chiavi. Il termine del viaggio, per il protagonista, potrebbe portare finalmente ad una decisione frutto di una scelta, ma nel caso di “Mal di mare”, vale la pena lasciare al lettore la soddisfazione di arrivare a capire questa decisione insieme al protagonista.

 

anticipazione da Musicaos.it – Anno IV, Numero 27
“Fermi immagine da un treno che attraversa la prateria”

 

La terra senza rimorsi.


La terra senza rimorsi.
Su “Era notte a Sud” di Vittorino Curci

vittorinocurci.jpg

Era notte a Sud“, una S maiuscola nel titolo raccoglie un senso implicito, per una supposizione più da lettore che da critico, per la raccolta di racconti che Vittorino Curci ha pubblicato per Besa Editrice, nella quale vengono rappresentati diversi quadri di varia umanità, collocabili nell’area del sud-est barese. Vittorino Curci è noto al pubblico per la sua esperienza di jazzista e di poeta, con la sua ultima raccolta intitolata “La stanchezza della specie” (Lietocolle Edizioni), ha dato segno tangibile della consapevolezza delle fonti e del suo dettato poetico.
Leggendo questi racconti è come se ci trovassimo di fronte ad un tratteggio d’umanità colta al crepuscolo, spiata dall’arte sapiente di un pittore che vuole congelare il tempo di un respiro, l’attimo di una battuta. Vittorino Curci volge il suo sguardo ad una schiera di persone che forse non costituiranno l’ossatura o il midollo del genere umano, ma ambiscono ad esserne gli arti mobili e laboriosi, le gambe che fuggono rapide, in seconda fila e senza troppo rumore, magari nemmeno tristi per quel po’ di derisione che li contraddistingue.
Nell’ultimo dei racconti contenuti nel volume “Pàbitelé”, è racchiusa una spiegazione della poetica di questa raccolta, come nelle storie di Hrabal, i personaggi di “Era notte a Sud” sono portatori di storie e ricordi, legati al loro luogo di appartenenza che malgrado tutto viene riconosciuto in maniera sottesa e mai nominato invasivamente, costituendone la voce inconsapevole. Il barbiere musicista, il bidello calmo che non tollera gli ‘sfottò’ di un collega e si rende addirittura artefice di una piccola resurrezione, il ragazzino che diventa amico di un mafioso locale sul viale del tramonto. Il lettore si scopre a spiare dal buco di una serratura le esistenze di questi personaggi emblematici, fotografati in un tempo immobile che dell’eternità conserva la magia, resa anche da un linguaggio che riesce a mantenersi poetico, perfino nelle descrizioni di episodi più crudi.
È facile accorgersi del legame strettissimo che c’è tra l’autore e queste storie, non ci troviamo di fronte ad un frutto d’invezione e pura ispirazione; il lettore può cogliere – questo è un punto a favore di questo lavoro minuzioso – il carattere di aderenza epidermica di ogni storia al vissuto dell’autore, che con questo libro si allaccia alla tradizione dei cunti popolari e nello stesso momento sembra dare forma alla malinconia per la distanza di quel mondo dall’oggi. In questo libro c’è un messaggio che ci suggerisce di conservare le nostre storie nel cuore, senza temere i propri ricordi come si temono i fantasmi. “Era notte a Sud” è la trascrizione di un’ipotesi, quella secondo cui uno a uno i ricordi del nostro passato possono essere trasformati nei più forti alleati del nostro presente. In particolare ne risulta un’immagine forte della fanciullezza, da una terra che spesso costringe i suoi figli ad una crescita repentina. La prima impressione, confermata nella lettura, è quella di avere a che fare con una galleria di vinti che a loro modo risultano vincitori, capovolgendo ciò che il destino sembrerebbe aver apparecchiato al loro tavolo e a dispetto del giudizio troppe volte superficiale dei propri paesani; su tutti loro, la notte porterà consiglio.

anticipazione da Musicaos.it – Anno IV, Numero 27
“Fermi immagine da un treno che attraversa la prateria”

“Re Kappa” su “l’Unità”


“La cultura che non riscatta il Salento”
di Andrea Di Consoli

È un piccolo «nipotino» di Céline (posto in epigrafe), il giovane Luciano Pagano (salentino del 1975, redattore della rivista Tabula Rasa dell’editore Besa – http://www.besaeditrice.it – direttore del fortunato sito Musicaos.it), come lo fu, nella sua prova d’esordio, il pugliese Francesco Dezio con Nicola Rubino è entrato in fabbrica. Sarà anche una coincidenza, ma c’è furore vero nella nuova letteratura pugliese di questi ultimi decenni (da Tommaso Di Ciaula, mitico autore di Tuta blu, al Livio Romano prima della «normalizzazione»: al Livio Romano di Mistandivò).
Re Kappa è un romanzo con una trama centrifuga e sincopata: tutto ruota attorno al rinvenimento di un manoscritto di un autore importante della letteratura (tutto ruota, cioè, intorno al rapporto inevitabile, con la tradizione); ma ciò che più impressiona è il ritmo febbrile e nervoso dell’io narrante: un «io» giovane e inquieto, immerso nel delirio del «mondo culturale» di provincia: «Una cosa è certa, la poesia del tacco d’Italia fino a qualche anno fa era conchiusa nelle opere di notai, avvocati e affini di mestiere, dotti commercialisti e simili, professionisti d’altro modo di trattare le parole(…)».
Vi è qualcosa di stralunato, nella sintassi aggrovigliata e furiosa di Pagano; qualcosa di brutale – di poco letterario – ma è come se Re Kappa rappresentasse una sorta di agnizione delle «buone maniere» letterarie, per rifondare tutto a partire dallo stomaco, dalle «viscere», dagli umori (non c’è terra, in fondo, più umorale e incendiaria del Salento). Il Sud di Pagano è stremato di precariato, di modelli alti, di «industria» culturale, di distrazioni: un Sud poco pensato, ma vissuto a livello di epidermide, come un insetto snervante che punge.
Emerge in questo romanzo una fauna di «operatori culturali» da tragicommedia all’italiana (dagli attori ai consulenti editoriali). La prosa è violenta, spesso corre più veloce del pensiero, ma più che una storia, Pagano ha fretta di gridare i suoi sentimenti e i suoi umori. Non mancano variazioni di registro, momenti di vera e propria invettiva, e «linguaggi bassi» di tutti i tipi. È come se Pagano dicesse: laddove c’è troppa cultura, poi non ce n’è più nessuna. E Pagano sta, interamente, nel Salento moderno e sbandato di oggi: un Salento con troppa elefantiasi culturale, cioè senza cultura.

Andrea Di Consoli
da “l’Unità” del 6 Agosto 2007, p. 25

[versione in pdf]

Gli atti di Tribù dei Blog


tribu.jpg

Sono disponibili in formato PDF sul sito dell’associazione BooksBrothers gli atti del convegno “La tribù dei blog”. Buona Lettura qui.

anelli deboli


musicaos_26_small.jpgè online

Musicaos.it
Anno 4 – Numero 26
“Anelli Deboli”

Testi: Luciano Pagano – Protesi, Elisabetta Liguori – La responsabilità del vetro a NYC, Silla Hicks – Un uomo come gli altri, Biagio Salmeri – Poesie, Marco Montanaro – Stretching, Federico Fascetti – Battiti, Riccardo Lionello – L’isola di Crapus, Francesca Roccasalda – La promessa, Marco Gallorini – Ciabatte, Matteo Chiarello – da “Poesie del silenzio”, Martina Campi – Due poesie, Alessadro Milanese – Pausa pranzo, Maria Luisa Fascì Spurio – Francesca non è mai esistita, Flavio Villani – Il medico, Luisa Ruggio – Le amanti adriatiche, Maria Pia Sapenza – Un racconto di eros

Interventi: Luciano Pagano “Gustavo fa un sogno”, su Gustavo di Carlo Bordini – Distruggi il male, vai!, Su “Actarus. La vera storia di un pilota di robot” di Claudio Morici – I lumi irregolari di Neuropa. (Ancora) su Neuropa di Gianluca Gigliozzi – Dickipedia. Su “Philip K. Dick, la macchina della paranoia, enciclopedia dickiana” di Antonio Caronia e Domenico Gallo – Pangrammi dell’esistenza. Su “La mania per l’alfabeto” di Marco Candida – La decostruzione dell’odio. Su “Il legame” di Fabio Omar El Ariny Stefano Donno “In poltrona con Noam Chomsky“, Nano-intervista, Breve scambio di battute via mail rilasciate da Noam Chomsky al curatore dell’intervento il 14/08/2005 – Il matematico impertinente di Piergiorgio Oddifreddi – La poetica di Mirella Floris: canto d’amore e di lotta – “Io sono figlio unico. Intervista ad Antonio Pennacchi” di Simone Olla – Enrico Pietrangeli Su “Disorder” di Gianfranco Franchi – Su “Sopra e sotto” di Roberto Casalena – Su “L’eretico e il cattolico” intervista a Elio Bartolini di Mauro Daltin – Su “Beckett e Keaton: il comico e l’angoscia d’esistere” di Sandro Montalto – Orodè Deoro Vischio Spaziale Reportage del free dancer Orodè Deoro alla casa-museo di Ezechiele Leandro) Bianca Madeccia Roberto Sebastian Matta Echaurren Simonetta Ruggeri “L’acqua e la pietra: il dubbio e la regola” su “L’acqua e la pietra”, di Bianca Madeccia (Lietocolle edizioni) Giacomo Cerrai “Diario inverso” di Lucianna Argentino – “Stato di vigilanza” di Gianfranco Fabbri – Sante Maurizi su “I trovatori” di Gianni D’Elia

Giù le mani da Punta Palacìa


Ricevo da Valentina Stamerra all’indirizzo di Musicaos.it e pubblico
GIURISTI DEMOCRATICI LECCE
Via Lamarmora 2 -73100 Lecce – 0832/301734 e 349/2874987

GIÙ LE MANI DA PUNTA PALACÌA


palacia.jpg

La Marina Militare Italiana, nel 2006, ha presentato al Comune di Otranto (Provincia di Lecce), per conoscenza e senza richiedere pareri o autorizzazioni, un progetto di ampliamento della base militare presente sulla scogliera di Punta Palacìa (o Palascìa), il punto più a est di Italia di una bellezza paesaggistica indescrivibile.
Punta Palacìa fa parte a pieno Titolo del Parco Naturale di Otranto-Leuca, recentemente istituito dalla Regione Puglia e sarà presto incluso nel costituendo Parco Marino. Si tratta dunque di un sito di interesse paesaggistico ai sensi dell’art. 142 del Decreto n. 42/2004 “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”.
Il progetto prevede una costruzione destinata ad alloggi per la Marina, due torri di cemento alte 11 metri ciascuna, un grande parcheggio per i mezzi della Marina e la ristrutturazione di un edificio già esistente.
Le associazioni locali, che hanno già coinvolto, ove esistenti, le rispettive sedi nazionali (Giuristi Democratici, Legambiente, Coppula Tisa, Cultura Ambiente, SOS Coste, Comitato Giù le mani dalle coste, Gruppo speleologico Andronico, Forum Donne Native e Migranti, Meetup leccese di Beppe Grillo, Coordinamento Salentino contro la Guerra e le basi militari, Manifatture Cnos, Arci Terra Rossa, Circolo Arci Zei, Comitato contro Eolico, Accademia Kronos, Comitato contro la 275, Comitato No Tav, Verdi e Rifondazione Comunista) stanno organizzando la costituzione di un Comitato di Coordinamento “Giù le mani da Punta Palacìa” ed hanno già chiesto di essere invitati a partecipare alla Conferenza di Servizi.
La Conferenza di Servizi è stata chiesta dal Comune di Otranto sulla base dell’art. 147 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio D.Lgs. 22.1.2004, n. 42.
La Marina Militare riterrebbe che, trattandosi di territorio appartenente al demanio militare, l’Autorizzazione paesaggistica delle Autorità Amministrative locali non sia necessaria.
Le leggi recenti e l’interpretazione datane dalla Cassazione penale e dal Consiglio di Stato, però, richiedono detta autorizzazione come necessaria, ravvisando il reato di deturpazione delle bellezze naturali (art. 734 c.p.) che ora dovrebbe essere assorbito, secondo il principio di specialità, dal più grave delitto di Opere eseguite in assenza di autorizzazione di cui all’art. 181 D. Lgs. N. 42/2004, in caso di realizzazione delle opere senza l’autorizzazione paesistica.
Le sentenze citate sono Cass. Pen. Sez. III 24-11-1995, n. 12570 e Cons. di Stato 7-10-1997, n. 560, il parere del Consiglio di Stato è il n. 852/99 del 25-10-2000 e Sentenza Semplificata Cons. Stato 6312/2005.
In base a queste pronunce “anche le opere destinate alla difesa militare sono soggette alle leggi a tutela del paesaggio e la loro costruzione in zona vincolata necessita, pertanto, della preventiva comparazione con l’interesse alla cui tutela è posto il vincolo paesaggistico, perché la Costituzione attribuisce al paesaggio (art. 9) un valore primario che non può essere sacrificato a quell’altro, di pari dignità, della sicurezza del paese (art. 52)” (Cass. Pen. Sez. III 24-11-1995). Ed ancora: “Deve ritenersi necessaria l’autorizzazione paesistica per tutte le opere destinate alla difesa nazionale ivi inclusi gli alloggi di servizio anche se realizzate su aree ubicate all’interno di basi militari o al diretto servizio di esse” (Cons. Stato 6312/2005).
Anche il parere del Consiglio di Stato n. 852/99 sostiene l’obbligatorietà dell’autorizzazione paesaggistica per tutte le opere militari.
Autorità chiamate a partecipare alla Conferenza di Servizi sono il Comitato Misto Paritetico fra Autorità Militare e Regioni o Province Autonome (istituito dalla l. n. 898/1976 e d. P.R. n. 780/1979) l’Ufficio Parco, La Regione o l’Ente Locale eventualmente delegato dalla Regione per tali funzioni.
Le istituzioni locali (Regione Puglia Comune di Otranto e Provincia di Lecce) stanno lavorando per cercare un dialogo con la Marina Militare e, unitamente alle associazioni, che hanno assunto una posizione consistente in un netto rifiuto a qualsiasi intervento di impatto ambientale su Punta Palacìa, stanno cercando di salvaguardare il proprio territorio.
Il partito di Rifondazione Comunista sta lavorando per presentare un’interrogazione parlamentare.
Gli obiettivi del costituendo Comitato sono di mobilitazione della popolazione, di monitoraggio e di partecipazione attiva di cittadini ed istituzioni, che si concretizzerà oltre che in manifestazioni e richieste alle Autorità, anche nella partecipazione alla Conferenza di Servizi ed eventualmente nella proposizione del ricorso al TAR o (in mancanza di autorizzazione) di un esposto alla Procura della Repubblica.

 

Avv. Valentina Stamerra
– Giuristi Democratici Lecce –

“Re Kappa” su “loSchermo” di Lucca


“Carta” – abbiamo letto per voi…
del 03/08/2007 di Flavia Piccinni

E’ il precariato, il tema del momento. Lo sa bene l’editore che chiama nel cuore della notte lo scrittore e gli dice: se non lo scrivi tu, lo faccio scrivere ad un altro. Inizia così il bel libro di Luciano Pagano, trentenne salentino con il pallino per la letteratura. Pagano dirige infatti la rivista elettronica Musicaos.it ed è redattore dell’interessante Tabula Rasa, pubblicata dalla stessa Besa che ha mandato in stampa il suo esordio. Re Kappa è il diario di una vita, fra il giugno 2005 e l’ottobre 2006, che apparentemente sembra bloccata e, in realtà, si dipana fra cambi di facoltà, rivalità letterarie e non solo. Nodo centrale del romanzo è la scrittura. Il problema che le ruota intorno, e arriva a inglobare le pareti della stessa narrazione, è il desiderio di fare della scrittura un lavoro. Pagano però conosce le difficoltà che un giovane aspirante autore deve affrontare e tutti i personaggi che ruotano intorno al portafogli vuoto, il frigo vuoto, il vuoto dentro, sono armi che accumula e che con il caldo salentino si squagliano al sole, ricomponendosi in quella misteriosa figura che è Michel Benoit, emblema di quel mondo letterario che osanna e s’inchina alle promesse mai mantenute. Benoit, nella fattispecie, per uno strano processo d’alchimia, deve la sua fama a Céline, di cui dice di possedere il leggendario manoscritto della Volonté du roi Krogold. Così, fra citazioni del Maestro francese, riflessioni mistiche e letterarie, il viaggio di Re Kappa si concluderà con un’amara riflessione, fulcro di ogni pensiero che ossessiona chi scrive: se è più facile barare perché continuare a sudare sulle proprie carte? La risposta è in questo incredibile esordio, che è giri di carte e giri di vite in quel mondo bicefalo che è l’editoria.

Di precariato hanno parlato in tanti. Penso ad Aldo Nove o a Mario Desiati. Il primo aveva scelto un’impegno quasi militare, e il secondo una storia d’amore. E lei, come mai hai fatto questa scelta?
“In realtà nel mio romanzo il precariato non entra in gioco come tematica bensì fa da ‘sfondo’ ambientale a ciò che accade, qualcosa contro cui dobbiamo lottare e che dobbiamo al tempo stesso accettare in via provvisoria, il vero precariato del protagonista senza nome di “Re Kappa” è forse quello dei rapporti che regolano il funzionamento di un mondo, quello culturale ed editoriale che lo circonda”.

La scrittura. La scrittura come lavoro, la scrittura come svago, la scrittura come ossessione. Il libro ruota intorno alla narrazione e, per lei, che cosa rappresenta scrivere? La visione del protagonista è autobiografica?
“Il personaggio non è autobiografico per quanto riguarda la vita, non al cento per cento, non quanto non lo sia nei pensieri, che rendono in modo alterato e eccessivo alcuni punti di vista personali.
Per me la scrittura ha sempre rappresentato e continua a rappresentare la necessità di comunicare me stesso agli altri e, in questa comunicazione, filtrare il mondo”
.

Il problema dei trentenni sembra quello di non riuscire a trovare un lavoro che corrisponda pienamente a quello che vogliono. Crede che effettivamente sia così?
“Il problema dei trentenni è forse più nel fatto di vivere in una società che ha concesso di arrivare fino a quell’età senza un inserimento possibile nel mondo del lavoro, molto spesso si tratta anche di giovani laureati, un peccato perché la loro formazione è un bene prezioso. Quello di cui mi rendo conto guardandomi attorno è che il lavoro non manca, semmai il governo presente ha ereditato strumenti legislativi (e dissesto) che rendono più difficoltosa una stabilizzazione in termini economici del lavoro precario. A ciò si aggiunge il fatto che l’Italia è un paese di evasori fiscali genetici”.

Call center, pubblicazioni a pagamento, aiuti economici da parte di parenti e istabilità emotiva. La generazione che descrive è quella che vorrebbe avere tutto e invece non ha niente, non ha quello che vuole almeno. La realtà è questa?
“Per quanto riguarda la descrizione del precariato in “Re Kappa” mi piacerebbe che emergesse il senso di fretta congenita di questa generazione, una fretta dovuta all’ansia di raggiungere senza un abbozzo di futuro l’età in cui non ci è dato più di porre le basi per costruire un futuro”.

Il pubblico spesso viene descritto come un ammasso di lettori cui è facile modificare il gusto. Crede che sia effettivamente così?
“Per nulla. I lettori non sono un ammasso, i lettori costituiscono una massa soltanto quando vengono considerati come acquirenti, in tal modo possono essere suddivisi in base agli acquisti, si può tentare di individuarne i gusti e prevederne i desideri, con un grande margine di errore e fallibilità, grazie al cielo. Prima di ciò i lettori non esistono, ma esiste il lettore”.

Il libro si conclude con un’epistola al lettore. Le piacerebbe essere contattato come chiede ‘Re Kappa’?
“In parte è ciò che sta accadendo, mi riferisco alle email che sto ricevendo da marzo in qua dai lettori e dai critici”.

Il tempo di vita medio di una bottiglia di plastica è maggiore di quello di un romanzo”. Si conclude così il romanzo. È una constatazione amara, come le riflessioni disseminate nel libro. Perché dice così?
“È il modo che mi è venuto in mente, parlo in particolare per la frase conclusiva, per rendere al lettore quello scoramento che a volte provano i critici, i lettori appassionati e gli scrittori, quando si accorgono che il tempo e le contingenze non ci permettono di dedicarci come vorremmo alla lettura dei libri che più ci interessano. È triste pensare che nella mare magnum delle pubblicazioni annuali di narrativa, poesia e saggistica, si potranno scegliere soltanto una manciata di titoli, piccola se paragonata agli sforzi e all’ingegno che ogni autore, nel bene e nel male, ha speso per cercare di raggiungere l’altro, il lettore”.

È facile barare. Chi crede che siano i Michel Benoit dei nostri tempi?
“Chiunque non si comporti con onestà, non solo intellettuale”.

Che consiglio darebbe ad uno scrittore giovane per pubblicare?
“Di non fermarsi al primo ostacolo ma nemmeno alla prima offerta”.

da loSchermo di Lucca del 3 Agosto 2007