“Tenebra” – Gli abissi della guerra e la redenzione, nei versi di Daniele Manco.


“Tenebra” di Daniele Manco
(Musicaos Editore)

Gli abissi della guerra e la redenzione, nei versi di Daniele Manco.

Tra i titoli più interessanti in distribuzione in questo inizio 2021, per quanto riguarda la collana di poesia di Musicaos Editore, c’è sicuramente “Tenebra” di Daniele Manco, giovane autore di origini piemontesi che vive nel Salento, ad Aradeo.

La silloge di Daniele Manco costituisce un vero e proprio viaggio negli inferi, abissi di dolore e paura costituiti dalla guerra, che l’autore, impegnato in missione militare con l’esercito italiano a Kabul, in Afghanistan, ha vissuto con i propri occhi. Si tratta di una poesia che raccoglie un distillato di esperienza e riflessione, e lo fa con una forma chiusa, in cui l’autore sembra voler ribadire che il tempo è prezioso e ogni pensiero, riflessione e espressione del proprio essere, deve muoversi nell’ambito della necessità.

Alcuni dei testi che compongono la raccolta sono comparsi, nelle scorse settimane, in rete, sulla pagina dell’autore e sulla pagina di Marilena Apollonio, artista e illustratrice delle immagini contenute nella copertina del volume.

“Tenebra” di Daniele Manco è un esordio che invita a riflettere e che mostra come sia possibile, così come lo fu un secolo addietro per poeti come Giuseppe Ungaretti, attingere al vissuto che si è scontrato con la realtà della guerra. Si tratta di una Tenebra, che sarà illuminata dalla speranza, che si accompagna al bagliore della luna piena.

Dai più caldi e sconfinati deserti alle più fredde e fitte foreste, tra scenari truculenti e terrificanti, l’opera segue l’iter di vita dell’autore che, interiorizzando le proprie vicissitudini, crea tutto un percorso emotivo personale.

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Tenebra non è soltanto un testo poetico, ma rappresenta anche la storia di una vita interiore fortemente influenzata da un vissuto turbolento. Questo libro, dopo anni di lunga attesa, riesce a ricreare un immaginario fantastico e quasi fiabesco che lascia spazio a molteplici chiavi di lettura e riflessioni. Ai limiti del grottesco, guiderà il lettore verso intricati sentieri emotivi.

L’autore.
Daniele Manco nasce a Ciriè in provincia di Torino nel 1985, ma trascorre la sua infanzia ad Aradeo, un piccolo paesino dell’entroterra salentino. Trasferitosi a Torino all’età di tredici anni, intraprende gli studi di geometra. In Piemonte scopre da subito un legame molto forte tra lui e l’ambiente naturale circostante. Malgrado viva in una città, la sua dimensione è quella dei paesaggi montani nei quali molto spesso si rifugia per ritrovare se stesso e la pace di cui ha bisogno. Terminati gli studi, decide di arruolarsi nell’Esercito Italiano. Questa scelta cambierà radicalmente la sua vita. Presta servizio nel “2° Reggimento Alpini” a Cuneo, addestrandosi in modo duro e rigoroso tra le valli e gli aspri monti del Piemonte. Una vita da soldato, dunque, che lo porterà molto presto a conoscere nuove realtà. Partecipa a due missioni in teatro operativo in Afghanistan. La prima missione lo vede impiegato a Kabul e la seconda nella provincia di Herat. Attraversando sterminati deserti, steppe e città diroccate, conosce un mondo fatto di guerra, fame e miseria rischiando la vita in molte situazioni. È l’Afghanistan post-attentato terroristico dell’11 settembre del 2001 al World Trade Center di New York.
Durante la sua ultima missione prende parte ad un’autocolonna di centotrenta mezzi blindati e quattrocento uomini che parte da Herat in direzione Bala Morghab con l’obiettivo di raggiungere una base operativa avanzata. Durante il tragitto, a venticinque chilometri da Bala Morghab, l’automezzo lince di fronte al suo salta in aria in seguito all’esplosione di un ordigno esplosivo ad altissimo potenziale mietendo vittime e feriti. È l’attentato del 17 maggio 2010 da cui avrà scampo per miracolo. Questa vicenda segnerà profondamente gli anni a venire. Seguirà, quindi, il congedo volontario con la rinuncia alla carriera. A distanza di dieci anni, con versi incisivi e potenti, decide di raccontare e raccontarsi. Vuole raccontare di orrori vissuti, di amori perduti, delle amate montagne e della vita.

“Tenebra” è in distribuzione in libreria e in rete, in formato cartaceo e digitale.

Le illustrazioni realizzate per il volume sono opera dell’artista Marilena Apollonio.

La pagina facebook di Tenebra: https://www.facebook.com/tenebrapoesia29
La pagina di Marilena Apollonio:
https://www.facebook.com/marilenapollonioArt-105417268073908

Amazon https://amzn.to/2Xw1J4c
Mondadori https://bit.ly/38tX898
Ibs https://bit.ly/3bwAmPN
Feltrinelli https://bit.ly/3q6PSG1

Anna Rita Merico: Una riflessione poetica sull’origine e lo sviluppo della cultura nel/del Mediterraneo


“Antropologie mediterranee”: viaggi e soste tra versi e pensieri. Nuove frontiere del Mediterraneo.
di Anna Rita Merico

disponibile per la lettura e il download qui: https://bit.ly/2XvYRoc

video dell’intervento:

“Era un raggio… entrò da Est”, di Anna Rita Merico
(Musicaos, Collana poesia, 27)

“Era un raggio… entrò da Est” (Musicaos Editore, collana poesia, 27, postfazione di Annalucia Cudazzo), di Anna Rita Merico, è un testo importante che riporta il Mediterraneo al centro della riflessione sull’origine delle culture e della scrittura, delle tradizioni orali e scritte, che attraversano i popoli affacciati su questo mare/madre/terra.

Si tratta di un testo poetico che raccoglie il frutto di un lavoro filosofico e antropologico, quello dell’autrice, condotto in anni di studi e che è stato anticipato, negli scorsi mesi, dalla partecipazione al Convegno Meic “Mediterraneo il mare del dialogo”, a Ostuni, con un intervento dedicato proprio alle tematiche contenute nell’opera; intervento seminariale che in questi giorni, in concomitanza con la pubblicazione del volume, viene diffuso a titolo gratuito sul sito di Musicaos Editore, proprio per accompagnare le riflessioni dell’opera poetica al sostrato teorico che le anticipa.

“Mi piace pensare al Mediterraneo come ad un grande bacino di scavo, scavo archeologico sui generis, luogo in cui i reperti hanno a che fare con le forme arcaiche delle nostre evoluzioni umane e di pensiero. Mediterraneo, luogo in cui hanno avuto origine le forme della spiritualità e del pensiero cui tutti/e attingiamo, oggi, nelle domande feconde che poniamo alla nostra contemporaneità, al nostro essere cittadini/e di sponde come modalità del nostro andare. Cittadini/e di sponde perché la sponda, oltre ad essere un dato geografico è un dato della mente, un modo di e per affacciarsi nel continuum delle onde della nostra attività di pensiero alla quale diamo, come pervasiva bussola, la continua domanda sulle origini.” […] “Il Mediterraneo crocevia ha visto la nascita della scrittura in forma di verso. Ha visto ciò partendo dalla messa in luce di modalità precise della espressività umana. Il mio ultimo lavoro parte dal bisogno di rileggere testi fondamentali della nostra Origine: Il Vecchio Testamento, l’Odissea, la Tragedia. Sono tre generi letterari estremamente differenti. Sono Testi distanti nelle loro Ragioni eppure un filo li lega: sono testi fondanti, sono i mattoni del nostro essere abitanti di questo Luogo che è il Mediterraneo.”

È questo il nucleo di partenza attorno al quale si costruirà la materia di riflessione e verso di Anna Rita Merico, in “Era un raggio… entrò da Est”. La raccolta poetica che deriva da queste riflessioni è allo stesso momento parola poetica, sulla pagina, e parola “soffiata”, teatrale, che prende corpo non solo sotto forma di parole ma anche di disposizione grafica, testuale, invitando al ritmo, alle pause, ai silenzi che inframezzano il dire.

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“Era un raggio… entrò da Est”.

Questa raccolta contiene produzione di testi dal 2015 al 2018. All’interno di questo tratto di percorso ho vissuto la necessità di tornare a riflettere su Pagine cardine della produzione simbolico-letteraria del Mediterraneo: l’Antico Testamento, l’Odissea, la Tragedia. Riflettere l’Origine del farsi della nostra Umanità è passo imprescindibile e sul quale tornare più volte nel corso dell’esistenza. La lettura e ri-lettura di questi testi dona il sapore degli intrecci che legano le vicende umane al tema della trasformazione (Odissea), della elaborazione spirituale (Antico Testamento con i suoi riverberi nella cultura medioevale), della coralità (la Tragedia). Il Raggio che entra da Est è il primo raggio di sole che all’alba inonda gli altari delle Chiese Bizantine le quali sono tutte rivolte ad Est e prendono da Costantinopoli la direzione sorgiva della Spiritualità. Il primo raggio del mattino entra da un opercolo morbido e silente che sovrasta l’Altare, tavola di forma lineare che rimanda all’essenzialità della struttura del Dolmen. È affascinante il solo poter pensare a questa architettura di linearissima proiezione che porta il simbolico di questo Raggio sulla Tavola di ogni Altare dall’antica Bisanzio al Sud Italia. È la fascinazione di una cartografia dell’anima. È un raggio colmo di significati simbolici dinanzi cui, chinare il capo, è naturale movimento ritmico di dentro. È misura sacra del tempo.
«la maestria di Anna Rita Merico dà vita a una scrittura universale che riesce a far nascere nel lettore il desiderio di intraprendere un percorso analogo al suo: un cammino dalla magica bellezza e dall’intensa carica emotiva»
(dalla Postfazione di Annalucia Cudazzo)

Anna Rita Merico è nata a Nola (Napoli) in Via L. Tansillo tra serici e lavico piperno. Lunga attività di ricercatrice sulle sponde mediterranee lì dove è avvenuto il passaggio dalla lingua orale alla parola scritta, dalla Sapienza al Logos. Appassionata cartografa del limes in cui il tellurico Ordine delle Madri è stato reso invisibile dall’Ordine dei Padri generando contemporaneità e l’attualità d’ogni nostra domanda.
Il testo dell’intervento “Antropologie mediterranee: viaggi e soste tra versi e pensieri. Nuove frontiere del Mediterraneo” è disponibile sul sito dell’editore Musicaos, all’indirizzo: https://bit.ly/3satyNI

Informazioni
Musicaos Editore
www.musicaos.org
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