“Re Kappa” su Teatro Naturale


Il romanzo “RE KAPPA” spalanca le porte a una riflessione sulla gioventù attuale e sulle discriminazioni
di Antonella Casilli

Sullo sfondo di un Salento arso, Luciano Pagano narra la storia di un giovane laureato alle prese con le asprezze e le precarietà della vita. Il disperato pessimismo si coniuga con un sano sperimentalismo linguistico e stilistico che si esprime in una fluida colloquialità
La casa editrice Besa, con la cura dell’editor Stefano Donno, sembra sempre più attenta a quello che di eccezionale e letterario i giovani hanno da dire.
Una prova efficace, questa volta, viene dal giovane esordiente Luciano Pagano (classe 1975) che nella collana Lune Nuove, ha pubblicato Re Kappa, romanzo aspro e complesso.
E’ narrata, con magistrale crudezza di termini, la storia di Re Kappa, io narrante del romanzo, giovane laureato in filosofia, determinato a non prestarsi all’insegnamento.
Sullo sfondo di un Salento arso, metafora dell’animo del protagonista inaridito dal contingente “scommetto che Monica mi presenterebbe ai suoi colleghi di Milano a questo modo: lui è il mio amico scrittore che ha bisogno di avercela a tutti i costi con Benoit, credo sia un po’ toccato, secondo me ha bisogno di avercela su un po’ con tutti, forse è invidioso perché lui venticinquemila copie non le raggiungerebbe nemmeno con sette vite“; metafora dicevamo, resa con crudezza espressiva dello stile.
L’editore Gastone Gallo vuol convincere il nostro a raccontare una storia che evidenzi la sua precarietà lavorativa ed esistenziale perché più vendibile.
L’ editore molto pratico rifuggirebbe da una scrittura di ricerca perché meno
vendibile di morbose curiosità esistenziali.
Lo stesso editore è tenuto sul filo da Benoit, sedicente scrittore che non ha mai pubblicato niente ma “come direbbe Dostoevskij recitava di continuo la sua parte speciale”.
Benoit sostiene di essere in possesso del manoscritto della Volontè du roy Krogold , re Kappa appunto, di Luis Ferdinand Destouches, in arte Cèline.
La nonna di Benoit avrebbe avuto una tresca con Cèline riuscendo a sottrargli il manoscritto in un momento di passione.
La disponibilità e leggerezza con la quale la nonna di Benoit aveva ceduto a Cèline hanno dato a quest’ultimo, quantunque un albero genealogico screditato, un notevole supporto economico atteso che il solo millantare il possesso del manoscritto apre il portafogli del rampante editore.
E’ svilente per il nostro che ha difficoltà ad evidenziare il proprio talento, vedere che un uomo che certamente talento non ne ha possa poi campare di rendita solo grazie ad una “nonna baldracca”.
Il romanzo, allora, in chiave metaforica, spalanca i portoni alla riflessione sulla gioventù attuale, sulle discriminazioni di talentuosi giovani cittadini a favore invece di millantatori sprovvisti di talento.
Lasciamo Re Kappa, che a questo punto aspetta solo di essere letto, per osservare come Pagano abbia opportunamente optato per Cèline quale silente coprotagonista.
Pagano è riuscito ad emularne il disperato pessimismo coniugato ad un eccezionale sperimentalismo linguistico e stilistico donando alla lingua un fluire colloquiale: “… vi dirò tutto, racconterò tutto per filo e per segno,fino ad arrivare a dirvi cosa è successo in questi ultimi giorni e nei seguenti, se avete un po’ di pazienza, ma ne avete? Siete ancora lì’”.
C’è scrittura in Pagano, così come atmosfera, e il tutto è reso in un linguaggio contemporaneo, ma in uno stile che guarda al post moderno, con inserti strumentali mutuati dal passato.
Sta nascendo uno scrittore a 360 gradi.

da “Teatro Naturale, 20, Anno 5, 26 Maggio 2007

“Re Kappa” su Coolclub


L’inquietante mondo pop di Re Kappa
di Stefano Donno

Se di esordio dobbiamo parlare, in questo caso occorre andarci con i piedi di piombo, perché Luciano Pagano, l’autore di “Re Kappa” edito dalla Besa editrice, con la scrittura ha un rapporto di osmosi pulsionale portato avanti da anni con metodo e rigore. Non solo ha prodotto interventi di carattere poetico, ma anche sul piano della saggistica ( facciamo riferimento, tra quelli più recenti, al suo intervento nel libro “La transe dell’artista” a cura di Vincenzo Ampolo e Luisella Carretta con la prefazione di Georges Lapassade per i tipi di Campanotto Editore) e della critica letteraria sia come redattore della rivista “Tabula Rasa” sia come direttore del sito http://www.musicaos.it., ma anche in altre prestigiose sedi cartacee e on-line. E “Re Kappa” rappresenta un’operazione editoriale coraggiosa sia dal punto di vista linguistico, con un procedere periodale fortemente pausativo, secco e incalzante, sia per ciò che concerne strettamente l’intera architettura della trama. Se qualcuno volesse ad esempio trascorrere un po’ del suo tempo a cercare di trovare un editing diverso al testo in esame in questa sede, o riflettere su altre possibilità testuali ed extra/para-testuali, magari eliminando o aggiungendo questo o quel dato periodo, una frase o una parola, si accorgerebbe subito che l’intera impalcatura crollerebbe, non per debolezza o inconsistenza, ma per simmetria bilanciatissima da intendersi more geometrico. “Re Kappa”, romanzo di Luciano Pagano, di cui si parlerà molto in futuro, non analizza tanto la realtà editoriale salentina, che è pur presente nella storia ma si capisce che è solo un pre-testo, quanto il vivere una determinata realtà ( non importa se centro o periferia) sincopata, quasi claustrofobica, ricca di personaggi grotteschi, carichi di un’umanità velenosa, attraverso le relazioni esistenti tra tre personaggi chiave: l’io narrante, un giovane scrittore alle prese febbrili con il suo percorso di ricerca, Gastone Gallo, editore inquieto, sempre con nuove idee da condividere con maniacale dovizia di particolari ai suoi collaboratori, e Michel Benoit, un critico di origini francesi, un imbroglione, un – per utilizzare un’espressione di Pagano a me cara anche se non puntualmente riferibile al personaggio in questione – batonga di una dimensione culturale d’avanspettacolo. E Benoit viene descritto dal nostro autore in maniera brillante, con grande stile, mettendo in luce le zone d’ombra di un personaggio degno di essere chiamato “losco figuro”, un critico che non ha mai fatto pubblicazioni degne di portare questo nome. Il suo unico merito, forse, è quello di avere nelle sue grinfie, il manoscritto leggendario “Volonté du roi Krogold” di Louis-Ferdinand Céline, testo di oltre novecento pagine sul quale l’autore di “Viaggio al termine della notte” lavorò per molti anni, senza che lo stesso potesse mai veder la luce, in quanto trafugato da mani maialesche, strumenti per l’occasione, di una volontà carica di livore nei confronti di un genio come Celine in grado di produrre un’opera d’arte come “La volontà del Re Krogold”. Ad ogni modo Pagano rende in punta di penna, un mondo cancrenoso e canceroso, in cui Benoit, rimandando continuamente la consegna dell’edizione critica del manoscritto in questione, tiene in paranoico stand-by l’editore Gallo, facendosi elargire gustose somme di denaro per organizzare i suoi Festival di Poesia da cartolina nel Salento. L’odio profondo del protagonista nonché il desiderio di poter avere un rapporto onesto, sano e collaborativo con il suo editore, lo spingono a compiere l’impensabile. Un gesto che sa di grande valore prometeico. E sarà proprio la ricerca del manoscritto misterioso a far compiere alla narrazione la sua fuga verso un insolito ma affascinante finale, tutto da godere. Pagano utilizza il romanzo per descrivere le meccaniche sociali, quelle della realtà di ogni giorno, con occhi che sanno guardare al buio, che sanno vedere spettrograficamente quello che sta prima di tutto questo. Ne viene fuori una narrazione metaletteraria, un monologo che ha una voce senza filtri, e che possiede la forza del desiderio, anzi di un unico desiderio … quello trans-letterario, meta-etico, meta-pop, della verità a ogni costo.
Re Kappa – dice Elisabetta Liguori in suo intervento critico al volume di Pagano – è un lavoro che comincia proprio quando la letteratura contemporanea italiana sembrerebbe fermarsi. “Pagano in via preliminare tratteggia il suo ambiente: l’inquietante mondo pop delle lettere salentine. Ambiente del quale intravede strani bagliori alla fine del canale attraverso il quale è costretto a strisciare per arrivare a vedere alla luce. Ma inquietante perché?! Certo a qualcuno verrebbe di chiamare l’autore, di disturbarlo al suo cellulare, o di scrivergli una mail, perché si sentirebbe coinvolto in prima persona (quanti scheletri nell’armadio e quanti fantasmi in giro!!!) , quasi offeso da qualche improbabile denuncia allo stato delle lettere e della critica … solo Salentina? E questo qualcuno, vorrebbe addirittura farsi scappare “… ma ti riferivi a me, quando scrivevi …?”, vorrebbe che “Re Kappa” non fosse sul mercato, per sfuggire a questa voce forte e feroce di denuncia contro qualsivoglia malcostume letterario. Forse perché a sfogliare le pagine del lavoro di Pagano, ci si sente come scossi da una scarica elettrica, come se sorgesse repentino un imperativo categorico che spinge a dedicarsi alla parola, al suo modo d’incedere tra le righe, nel costituirsi fulmineo dei periodi. Ma “Re Kappa” è questo e molto di più! Forse bisognerebbe ri-pensarlo nella sua totalità. O forse basterebbe leggerlo, e ri-leggerlo, per non dimenticare nemmeno una virgola di tutte queste parole scritte col sangue.

Da Coolclub.it (anno IV, numero 37, maggio 2007)

“Re Kappa” su La Gazzetta del Mezzogiorno


Vita standard di un giovane scrittore salentino
di Michele Trecca

Lo chiama l’editore nel cuore della notte e gli dice:se non lo scrivi tu, lo faccio scrivere a un altro. Che cosa? Un libro sul tema del momento, il precariato. Comincia così Re Kappa, romanzo d’esordio di Luciano Pagano, poco più che trentenne, salentino d’adozione, alle spalle un accenno di studi scientifici, animatore della rivista elettronica in rete «Musicaos» e di quella cartacea «Tabula Rasa» (entrambe particolarmente attente alle scritture giovani ed emergenti). Di precariato e bla bla bla (o Co.Co.Co.) ormai ne hanno parlato in tanti, la bibliografia è piuttosto ampia e comprende testi già canonici come Mi chiamo Roberta, ho 40 anni e guadagno 250 euro al mese di Aldo Nove (Einaudi), Mi spezzo ma non m’impiego di Andrea Bajani (Einaudi), Nicola Rubino è entrato in fabbrica del pugliese Francesco Dezio (Feltrinelli), Vita precaria e amore eterno di Mario Desiati (Mondadori). Dalle caustiche interviste di Nove all’ironia di Bajani sul turismo occupazionale, dalla rabbia proletaria di Dezio all’impeto sentimentale della controstoria di Desiati: ben più che metafora d’una condizione generazionale, quella sul precariato (insieme a certa narrazione di genere: gialli, thriller e noir…) è la vera letteratura d’opposizione dei giorni nostri.
In un modo o nell’altro, infatti, in tutti i testi citati è forte sia la critica del nuovo banditismo capitalistico del mercato globale sia la denuncia della decadenza sociale italiana. Dal punto di vista formale, invece, la novità e l’assalto alla realtà, nel senso di narrazioni che trovano alimento in una forte base documentaria.
Re Kappa di Luciano Pagano ha un tono più svagato e personale. È in pratica un diario o reportage d’un pugno di giorno qualsiasi, un semplice campione statistico del periodo fra giugno 2005 e ottobre 2006. In quest’arco di tempo, in realtà, non accade nulla di particolare, ma quello di Re Kappa è un vuoto dinamico: cambio di facoltà, traffici editoriali, rivalità letterarie…Più che il lavoro, per Re Kappa, la preoccupazione è la scrittura. Precisamente, fare della scrittura un lavoro.
La difficoltà vera dei trentenni di oggi non è trovare un impiego ma esprimere e valorizzare il proprio talento, tanto più se esso ha a che fare con l’arte. Un call center non lo si nega a nessuno, nemmeno a Re Kappa…neanche una pubblicazione, in verità, basta contribuire alle spese con un congruo acquisto di copie (comandamento numero uno dell’editore «padre padrone», quello del colpo di genio notturno).
Insomma, il precariato è il limbo dell’artista contemporaneo, alle prese con un mercato drogato e un pubblico naif, capace di scambiare per artista anche un millantatore come Benoit, la bestia nera di Re Kappa: «Benoit è tremendo. L’adorazione dell’editore per la sua persona è terribile. Gastone lo stima come grande romanziere, malgrado non abbia pubblicato un solo romanzo…». Benoit campa di rendita, ha «vampirizzato» addirittura Céline facendo credere a tutti di essere in possesso del leggendario manoscritto della Volonté du roi Krogold (Re Kappa, appunto), di cui il grande scrittore francese ha seminato tracce nelle sue opere (anche nel Viaggio al termine della notte).
Se le cose stanno così allora è più facile barare che scrivere e, quindi, a che serve ingobbire sulle «sudate carte» nel disperato tentativo di concludere il proprio romanzo? Forse è più semplice trafugare il «sacro graal» di Céline ed arricchirsi così…Re Kappa è un Candido minore, ironico e leggero, all’avventura nel «migliore dei mondi possibili», quello della cultura, un mondo tanto bello che non di rado fa quasi schifo.

da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, domenica 13 maggio 2007
poi sul sito dell’associazione BooksBrothers

“Re Kappa” e i paradossi dell’editoria su Telerama


Stamattina, negli studi di Telerama per chi fosse interessato, ero ospite assieme agli scrittori Livio Romano, Elisabetta Liguori e Fabrizio Zappa e all’editore Cosimo Lupo, il tutto coordinato dalla bravissima Alessandra Lupo. Il tema dell’approfondimento era l’editoria, i rapporti con tra autori (grandi e piccoli) e gli editori (grandi e piccoli), il tutto sullo sfondo del Salento/Puglia/Italia. Un discorso interessante, scaturito dal libro di Maksim Cristan, (fanculopensiero), libro bifronte acquistabile e fruibile finché sarà possibile nelle due versioni (Lupo Editore, 2006 e Feltrinelli 2007). Poi si è parlato di “Re Kappa“, il mio romanzo, e del rapporto tra il mio lavoro di critico e gli editori. Abbiamo approfittato dell’occasione per un gioco di recensioni incrociate, Elisabetta Liguori ha parlato del mio romanzo, Livio de “Il correttore” e io, invece, dei due libri di Livio Romano, “Mistandivò” (Einaudi) e “Niente da ridere” (Marsilio); ho fornito una personale interpretazione che non è dispiaciuta a Livio Romano, di cui mi interessa molto l’impasto linguistico del suo ultimo libro. Fabrizio Zappa ha parlato del suo romanzo, Adam (Besa Editrice) e del suo lavoro in cantiere, dal titolo provvisorio di “L’età del ferro”, senza allusioni all’era geologica. La settimana prossima sarò a Torino per presentare il mio libro, nei prossimi giorni invece, precisamente dal 7 maggio a non so quando, dovrei essere sconnesso, quindi prego a coloro che mi scriveranno di portare pazienza, il tempo di ripristinare la connessione.

“Re Kappa” alla Fiera Internazionale del Libro Torino


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Fiera del Libro di Torino. Il 10 Maggio prossimo, alle ore 15.30, presso lo Stand della Regione Puglia, Pad. 3 – stand s86t67, presenterò “Re Kappa” insieme a Claudio Martini.
Siete tutti invitati.

“Re Kappa” su Stilos


“Ci sono pure casi di vampirismo letterario”
di Patrizia Danzè

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Un romanzo sull’impossibilità di scrivere un romanzo, sull’impossibilità della finzione ideale, dove non può entrarci la «vita sbracata» attuale, ma neanche l’epopea di storie passate, ormai démodée.
È un metaromanzo, Re Kappa, dell’esordiente Luciano Pagano, giovane scrittore pugliese che dirige dal 2004 la rivista elettronica “Musicaos.it” dove pubblica racconti e interventi di critica letteraria, con attenzione alle scritture nuove ed emergenti.
Dunque, il protagonista di Re Kappa, che è anche la voce narrante del racconto, è un giovane dottore in filosofia, che dopo aver rinunciato con largo anticipo ad una carriera «sicura» di insegnante, si tuffa nella scrittura, affetto com’è da tossicomania letteraria, ma anche per camuffare una condizione da precario in cui galleggia a Lecce, una città straniata in un Salento senz’anima arroventato da un sole opprimente.
C’è, in verità, un editore, un po’ megalomane, un po’ rompiscatole, che lo chiama nel cuore della notte di una stagione difficile (a ridosso di una primavera senza speranze e con i conti in rosso) e lo esorta, a cinque anni da una disanima «bloomiana» di un suo scritto, a scrivere un «romanzo contemporaneo», dandogli dei consigli pratici per il suo difficile viaggio-passaggio nell’inserimento nel mondo del lavoro. Magari provando a raccontare le sue recenti esperienze, poche invero, anche se Lecce è una miniera d’oro.
Ma sulla strada del giovane c’è Michel Benoit, sedicente critico franco-pugliese, più che un’ombra paralizzante nel difficile processo della finzione letteraria. Uno scrittore fallito anche lui, che non ha mai pubblicato il suo primo e unico romanzo, pur continuando a spacciarsi per autore quando a malapena è qualcosina in più che un mezzo critico.
Però Benoit, che è un caso di vampirismo letterario, possiede, non si sa come, una vera reliquia letteraria, la “Volontè du Roi Krogold”, del grande scrittore francese Louis Ferdinand Destouches, in arte Céline. Il «re Kappa», infatti, altri non è che il «re Krogold», la cui Leggenda apre il suo secondo grande romanzo, “Mort à crédit”, ed è proposta dall’autore francese come una difesa dei diritti del lirismo, una romanza che rivendica, nello sporco mondo in cui sguazza il narratore, la poesia e la fantasia.
«C’est la vie!» ripete spesso Céline nel suo capolavoro, anch’esso un viaggio al termine della notte, e perciò prega l’amico Gustin di tornare alla poesia, di «fare un salterello di cuore e di minchia alla lettura di un’epopea tragica, certo, ma nobile…sfavillante!» ed essere disposto ad ascoltare qualcosa del suo scartafaccio.
«C’est la vie!» sembra ripetere anche il protagonista di Re Kappa, che, annichilito dal caldo, dalle bollette da pagare e dall’impossibilità di terminare il suo romanzaccio, pensa di sottrarre a Benoit il manoscritto del re Krogold, per tentare di guadagnarci qualche soldo, piuttosto che mettersi davanti al computer in mutande per correggere ciò che ha scritto.
Se lo sogna di notte, Céline, che gli chiede di recuperare il manoscritto.
A meno che anche il possesso del Krogold da parte dello squinternato Benoit non sia l’estrema propaggine della leggenda stessa del manoscritto celiniano, una grande bufala sulla quale quasi verrebbe da scriverci su una storia, se solo riuscisse a sciogliere il nodo che lo lega al dottor Destouches.
Pagano cortocircuita storia letteraria e invenzione letteraria e il risultato è originale. Occorre attenderlo alla seconda prova per un giudizio di durata.

pubblicato su Stilos, 1 Maggio 2007, Anno IX, Numero 9

Inutile sarà lei!


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Segnalo con piacere una nuova rivista aperta alla collaborazione, Rivista Inutile, cartacea e online, che oltre ad essere ospitata su uno spazio web dispone di una versione in pdf e di un account su myspace.
Che dire, Inutile sarà lei!

Sveglia, Meraviglia!


Ecco il trailer di Bombasicilia.