Reading antigas!


La poetessa Bianca Madeccia mi ha segnalato un reading resistente dal titolo “Poesie vomitate contro la Turbogas” che si terrà Domenica 13 Maggio ad Aprilia, in località Campo di Carne, tra i partecipanti Vitaldo Conte, Alessandro D’Agostini, Bianca Madeccia, Ugo Magnanti, Antonio Rezza (il mio attore e autore teatrale preferito, probabilmente uno dei più geniali di questo scorcio di fine/inizio millennio, ma questa è un’altra storia), SPARAJURIJ, Francesca Spessot, Angelo Zabaglio.
Su Musicaos.it potete trovare il comunicato stampa con tutte le indicazioni e soprattutto le motivazioni della manifestazione, a questo indirizzo.

Distruggi il male, vai!


Distruggi il male, vai!
Su “Actarus. La vera storia di un pilota di robot” di Claudio Morici

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Che cosa ci fa una superbike da supereroe lanciata nel vuoto nietzscheano come al di sopra di un abisso? Il background di una generazione cresciuta tra fumetti e cartoni animati, prima dell’avvento del digitale e della playstation, era già entrato a pieno titolo nell’immagine letteraria e nella produzione recente, non solo italiana. Il passo in avanti avviene grazie a Claudio Morici, autore di “Actarus, La vera storia di un pilota di robot” (Meridiano Zero). Actarus è un pilota allo sbando gettato in un’epoca che lo vuole eroe a tutti i costi, lui, giovane ragazzo affetto da una insana dipendenza nei confronti della birra Peroni. Actarus è ambientato nella Tokyo del 2076. Una città del futuro che somiglia molto alla somma delle città del presente per un romanzo che sfrutta come fosse già mitica l’atmosfera fantascientifica di un futuro posticcio e stereotipato nel quale sono riusciti a scappare de-formati i giovani nati negli anni settanta, a singhiozzi di sigle anni ottanta e razzi missili. Una fantascienza che ammicca a quella più classica quando che sfrutta il futuro per descrivere senza pregiudizio tutto lo sbando e l’orrore della condizione presente. Il lettore intuisce fin dalle prime pagine che in questo futuro rintraccerà molte cose di sé in comune con i personaggi, l’ambiente e il mondo in cui è ambientata la vicenda di Actarus. Le intuizioni felici sono molte, alcune partono da veri e proprio cortocircuiti lessicali che ci restituiscono l’ossessione di un ambiente dove ogni cosa è ‘tarata’ sul raggiungimento ottuso degli obiettivi sciorinati dal Dottore nei suoi sermoni/prediche ai limiti dell’induzione al suicidio, oppure la frase “Vai, distruggi il male vai!”, che fa da intercalare insieme alle altre citazioni che Claudio Morici utilizza al giusto momento, con maestria. Actarus è l’esempio di come la narrativa, fantasticando sul futuro immaginato raggiunge potenzialità di descrizione senza pari, le utopie negative (“1984”, “Fahreneit 451”) hanno fatto scuola. C’è il richiamo continuo del Dottore all’essere UNITI, a cercare l’UNITÀ, nel quale troviamo l’eco di altri e recenti ‘discorsi alla nazione’, il pianeta Terra, infatti, viene trattato con metafore che ricordano con sottile ironia gli Stati Uniti, che proiettati nel futuro divengono parabola di un antiassolutismo tout-court; se il lettore in questo gioco fosse disposto ad accettare una lettura del genere allora il divertimento diventerebbe doppio, basti pensare ai possibili paragoni sul trattamento dei prigionieri da parte degli abitanti di Vega, e della corrispettiva costruzione di finte prove filmate, così simile allo spettacolo che a volte viene inscenato dai mass-media che raccontano i retroscena dell’odierno terrorismo.
Come si svolge la giornata del guerriero? Actarus fa i conti con le narrazioni degli sfoghi di appetiti sessuali che gli fa l’amica Venusia, risponde ai quesiti dei giornalisti che lo interrogano sulla sua vita in fattoria, tra una puntata e l’altra, incalzando, immerso in una vita che esaspera l’impianto del reality-show. Claudio Morici fa suoi i codici linguistici e comportamentali del fumetto e del cinema, mescolandoli con quelli del romanzo americano, i continui stacchi tra una puntata e l’altra con gli interrogazioni su ciò che fanno i personaggi nei ‘neri’ tra una puntata e l’altra ricordano molto Glamorama, con un’ansia da prestazione del supereroe che può essere mitigata soltanto dal consumo spasmodico di birra, in un 2076 che somiglia tanto al 2006, per non parlare del M.A.L.E., prima simile alla megastazione orbitante, arma da guerra totale e finale da Starwars, e poi non definibile, una sorta di depressione virale pronta per l’uso. La visuale che Claudio Morici ha scelto per narrare la contemporaneità gli permette di affrontare anche temi scottanti, basti pensare al suddetto militarismo, oppure alle chat-dipendenze degli impiegati della fattoria.
All’interno della narrazione però, c’è una svolta. Actarus comincia a riflettere sul suo ruolo, sull’ipotesi di una fuga con ritorno a Fleed, il suo pianeta di origine. L’unica persona che all’inizio può dar retta ai suoi discorsi è Alcor (ti sei mai chiesto perché mi chiamano Alcol?), pilota di robot e ex-alcolista. C’è qualcosa che non va nella Fattoria, tutte le battaglie sembrano infinite ripetizioni dell’uguale, eterni ritorni di sconfitte in plastica che preludono a vittorie effimere e momentanee. Finché un giorno, Actarus, non incontrerà Roberta, bella, anoressica, solidale. Tutto quello che accadrà tra quest’incontro e la risoluzione della vicenda costituisce la seconda parte di questo romanzo, una storia avvincente il cui finale sorprende e ci lascia, piacevolmente, a bocca aperta.

anticipazione da Musicaos.it, Anno 4, Numero 26

Il nero destriero


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IL NERO DESTRIERO

Secondo un’esegesi accreditata la morte
viene spesso raffigurata [in nero]
e a cavallo di un destriero [anche esso nero]. Ella
brandisce una falce il cui manico
di lunghezza variabile dai due ai due metri
e mezzo. Il destriero della morte è nero
ed è su questo cavallo che concentreremo
oggi la nostra attenzione.
L’immagine del destriero, lo scalpitio
degli zoccoli, l’ombra che si allunga velocemente
alle nostre spalle destano apprensione
ovunque, alcuni si voltano credendo
di essere inseguiti, altri credendo
finalmente [di essere]. Ovunque sia
c’è chi sfrutta quest’immagine di destriero
nell’incutere timore e devozione.
Giungono al punto di scalzare la stessa morte
dalla sella ed ammansire il suo cavallo,
succede che la morte si perde in giochi
deviati e abbandona il mestiere di morte
in certe occasioni diviene morte accidentale.

È questione di un attimo, chi balza
sul cavallo procede più spedito
incrementa la distanza va più forte
questo ladro di destrieri della stessa morte.

Ma è questione di un attimo. Ella tiene
al suo destriero, le basta un cenno,
più raramente un fischio. Torna in possesso
della sua cavalcatura, miete.
Preferisce decollare uomini di spalle
chi in ginocchio adora i santi e ne intaglia
figure nel legno come di sileni.
In primavera affronteremo gli argomenti
legati ad ogni buona mietitura.

da “Poesie del Sol Levante

“Re Kappa” su False Percezioni


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Accetto l’invito di Christian Sinicco, quale? Questo.
Nel frattempo, su False Percezioni – il blog del giornalista e scrittore Luigi Milani – è stato avvistato “Re Kappa”.

Spermatozone. 3


126_p4.jpgCosa sono i ricordi. I ricordi sono ciò che resta di noi, dentro noi, quando ancora ci siamo. I ricordi sono ciò che riusciamo a trattenere sempre, almeno così crediamo. Poi ti succede che cerchi, ti sforzi di ricordare un nome, ma come si chiamava quella lì, giusto perché magari sei in giro con la macchina, hai appena parcheggiato, vedi un volto conosciuto, magari una giovane impiegata che ti sembra di averla vista un’altra volta, in un altro tempo, in una vita così distante da non crederci, da non riuscire ad immaginare come possa essere successo che la tua vita fosse divisa in frammenti così minuscoli e distanti, come una nebulosa, come nei modelli di descrizione della rete e dei link che vanno tanto di moda nella blogosfera, dove si vedono micropuntini che sono collegati gli uni agli altri da fili sottilissimi e ognuno di quei micropuntini altri non è che un blog, una vita, una persona. Punte di spillo, capocchie di un eczema che comincia con una piccola macchia sulla pelle e si estende a ricoprire tutto quanto il corpo, ne esistono di due tipi, esogeni e endogeni; i ricordi sono eczemi endogeni procurati da cause esterne. E allora la giovane impiegata altri non è che una ragazza della quale ti eri invaghito una decina di anni prima, appena finita la scuola superiore, quando frequentavi i centri sociali e andavi a tutti i concerti, tutte le dance-hall, tutti i rave e gli happening che evenivano nella provincia. I ricordi. La cosa migliore sarebbe tenere un diario. Ma chi è che diceva così. Ti ricordi?

Cose (mai) viste


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Histoire, regia di Andrea Federico, ideatore della OutCinema
2002/2003 – Colore – Commedia – 48′
ispirato ad un racconto presente nella raccolta ‘I racconti dell’arcobaleno’ di William T. Vollmann

“Re Kappa”, intervista di Rossano Astremo


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1. Da un lato c’è la voglia del protagonista di portare avanti il suo progetto di romanzo sperimentale. Dall’altro la voglia dell’editore Gastone Gallo di indurlo a parlare di se stesso, di gettarsi a capofitto in una storia che evidenzi la precarietà lavorativa ed esistenziale dello scrittore perché più vendibile. Non c’è spazio per la scrittura di ricerca? Tutto si riduce a logiche di marketing? 
L’episodio a cui ti riferisci è quello iniziale, in realtà l’editore ha già deciso di pubblicare il romanzo del protagonista, il quale tuttavia continua a lavorarci di limatura, l’editore con la sua ‘simpatica’ invadenza cerca di dare i suoi suggerimenti da intenditore. Gli spazi per la scrittura di ricerca secondo me ci sono, come ad esempio gli editori indipendenti e le riviste di letteratura, online o cartacee; il libro una volta in libreria farà i conti (nel vero senso della parola) con i librai che in un certo senso sono i primi veri lettori e appassionati ‘suggeritori’ di letture e con i lettori. La scrittura di ricerca non può prescindere, tuttavia, da chi legge; il mio desiderio nella scrittura di “Re Kappa” era quello di rendere il pensiero dei personaggi.

2. L’editore Gastone Gallo prova un grande rispetto per questa losca figura di critico arraffone, Michael Benoit. Non perché Benoit abbia dimostrato nel tempo chissà quali doti di scrittura, ma perché si dice possegga questo manoscritto del leggendario “Volonté du roi Krogold” di Céline. Ne emerge un mondo non limpido, nel quale il critico tiene in scacco l’editore, facendosi donare grosse somme di denaro per organizzare i suoi Festival di Poesia estivi nel Salento tutto sole, mare e vento..
Non c’è spazio per una critica letteraria pura, non legata da relazioni amicali con editori, scrittori e quant’altro? 

Secondo me la critica letteraria va distinta dal giornalismo letterario, entrambi sono ottimi ‘aiuti’ della cultura ma solo quando trovano modo di esprimersi senza compromessi di comodo legati al tempo, alla fretta, all’industria. Lo spazio c’è, dipende sempre che cosa va da intendersi per ‘critica letteraria pura’, difatti è il critico che dovrebbe riuscire a mantenersi puro, è normale che chi scrive abbia a che fare con altre persone che scrivono, è quello che mi accade quotidianamente nella redazione delle riviste a cui lavoro o collaboro. E’ importante che relazioni siano parte di un gioco che faccia perno sulla condivisione e sulle possibilità di inclusione anziché sull’esclusivismo o sull’esclusione da parte di elite. La rivista che dirigo, Musicaos.it, è un luogo da dove sono accadute e da dove potenzialmente possono accadere molte cose, purché ci sia costanza nella scrittura e nel ‘lavoro’ in senso stretto; semmai le relazioni amicali possono aiutare, proprio in un ambito nel quale l’industria tende a schiacciare e livellare ogni dibattito critico nell’aut aut delle vendite.

3. Come è nata l’idea di inserire nel tuo romanzo il manoscritto di Céline? Perché la scelta è ricaduta su questo “discusso” scrittore francese? 
Per risponderti prendo spunto da quanto accade nel mondo della musica con un esempio, quando un musicista ha la possibilità di esordire, di solito, nel suo primo album trovano spazio, oltre ai suoi ‘pezzi’, le cover dei suo gruppi preferiti. Il fatto di prendere a pretesto di “Re Kappa” un’opera inesistente di uno dei miei autori preferiti va inteso come tributo sotterraneo, penso al Céline de “Colloqui con il professor Y”, che se la prende con scrittori e editori. Lo stesso posso dirti per la citazione iniziale, quella tratta dalle “Lezioni americane” di Italo Calvino.

(pubblico qui un dialogo/intervista risalente all’aprile scorso, immediatamente dopo la pubblicazione di Re Kappa)

“Re Kappa” su 365bookmark


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Da qualche giorno il mio romanzo “Re Kappa” (Besa Editrice) può essere acquistato anche dal sito della libreria online 365bookmark.

A breve sarà online il nuovo numero di Musicaos.it, in questa calda domenica d’aprile e dal marzo 2005 a oggi, Musicaos.it ha finalmente oltrepassato il milione di pagine lette da quasi ottocentomila visitatori distinti, se volete continuare a supportarci e a fare in modo che tutto ciò sia possibile potete cliccare i banner che compaiono qui, è gratis. Grazie.

“Re Kappa” ospite di BB


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Da oggi potete leggere un estratto di “Re Kappa” nell’Area Creativa di BooksBrothers, grazie all’associazione omonima e un caro saluto a Maurizio Cotrona. [cliccate sulla foto]

illeCito


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Alessandro Leogrande, su Nazione Indiana, ha pubblicato un interessante articolo su Cito, neo-vetero-candidato sindaco di Taranto. Vi consiglio di leggerlo con attenzione, lo spunto di riflessione è davvero urgente, la domanda spontanea è ‘può Cito partire da un consenso del 27%?’.

dio solo sa


“dio solo sa
se questa città
ha alberi”

dal brano “Canos” dei Verdena, in Requiem (2007)