La Rete e il Tubo sono i luoghi dove oggi è più facile reperire un po’ di scienza spicciola, sempre che si sia lasciato perdere il Tutto e si sia deciso che il Particolare vale la pena di essere vissuto al massimo. Ebbene, in questo periodo sto leggendo un po’ di libri davvero interessanti (Polvere del bene di Giacomo Leronni, Mostri per le masse di Nino G. D’Attis, Novalis di Giorgio Fontana, Giochi sacri di Vikram Chandra), dei quali scriverò sul blog e su altri luoghi meno elettrici. La mia è una piccola riflessione a margine della stroncatura. Qual’è la differenza tra un buon libro e uno che non lo è? Le correzioni? L’editing? Tanto per cominciare rivolgo un invito ai lettosi più coraggiosi, quelli che al mattino buttano i sassi dentro al latte e fanno colazione. Andate a visitare questo sito: Romanzi Menghini.
L’autore sul quale intendo posare la lente di ingrandimento è Gianfranco Menghini, sul suo sito potete leggere la sua biografia avventurosa e ricca di interessanti avvenimenti, nonché spulciare le copertine in formato pdf e le sinossi dei suoi romanzi, tutti scritti da colui il quale è definito “uno scrittore di getto, cioè un narratore tout court che dà il meglio di sé nella presa diretta secondo la formula felice di trame e di suspence, con una scrittura leggibile e godibile, che lo rivela come un sicuro talento della narrativa – non ancora scoperto – che sa raccontare con i fatti il senso della vita”.
C’è  di tutto, dal romanzo storico avventuroso al romanzo avventuroso di ambientazione contemporanea con risvolti sex. Insomma, da leggere. Soltanto così potrete capire la differenza tra la scrittura e la non-scrittura, un po’ come potreste capire la differenza tra la materia e non-materia immedesimandovi in un bosone. Il mio preferito è senza ombra di dubbio l’incipit del fondamentale “Per gli occhi di Cecilia Cortés”, disponibile in formato PDF. Ho pensato di ricopiarvene qui sotto alcune righe, chi sia interessato a proseguire lo fa suo rischio e pericolo, come lettore è ovvio:

“L‘assordante fragore dei reverse del Jumbo Alitalia era al suo apice quando Andrea vide lo scorrere veloce dell’immagine dell’aerostazione di Maiquetia, con la sfilata di aerei in sosta. Dopo un lungo rullaggio, l’apparecchio si fermò al parcheggio e il giovane, già pronto con il bagaglio a mano, si lanciò sulla passerella per arrivare più in fretta alla sala della consegna bagagli, non per ritirarli per primo – ci sarebbero voluti almeno venti minuti prima che apparissero sul nastro trasportatore – ma per vedere se Miguel era ad attenderlo all’uscita. Lo intravide che lo salutava con la mano da un varco che la polizia di frontiera teneva ben sorvegliato. Da quel momento tutto sarebbe dipeso da lui. Gli aveva assicurato che non ci sarebbero stati problemi al suo arrivo a Caracas. Gli aveva affittato un comodo appartamento, situato nella grande torre nell’Avenida de Mexico, fra l’Anauco Residence e l’Hotel Hilton, nel centro della capitale venezuelana. Avrebbero visto insieme quali possibilità si prospettavano per il suo futuro in Venezuela. Il Paese si prestava all’inserimento di giovani elementi nella classe dirigente, ancora in completa trasformazione. C’era bisogno di persone intraprendenti e capaci. Chi poi, come lui, disponeva pure di un capitale iniziale, si trovava avvantaggiato: investendolo con oculatezza, avrebbe potuto guadagnarci una fortuna.”

Il tutto è ovviamente e regolarmente depositato presso la SIAE, nel caso che qualcuno sia colto da fulmineo e improvviso desiderio di plagio.