Appunto 43a
La continuità della vita quotidiana

È la prima volta, qui, che ho usato, nel raccontare qualcosa, l’imperfetto incoativo (ma il lettore ricordi anche, passim, una parte analoga a questa, cioè il ‘poema del ritorno’, Appunti 7-17 circa). L’imperfetto incoativo indica il ripetersi abitudinario delle azioni per un periodo di tempo generalmente abbastanza lungo (nel nostro caso si tratterebbe di circa un decennio). Ebbene, avere usato un simile imperfetto, da parte mia, è un errore. Ciò che io racconto dovrebbe essere, secondo lo spirito della mia opera e le norme che questo spirito ha emanato istituendosi, sempre al presente. Posso concedermi il passato remoto, è vero: che è un tempo presente, per pura finzione mitica, allontanato indietro nel tempo. Ma sia il presente che un simile passato remoto stanno a testimoniare potentemente una volontà: quella di concepire la storia come unica e unilineare, in cui le azioni e i personaggi si allineino come in una galleria o in una serie di nicchie o di altari. L’imperfetto incoativo, alludendo al passare del tempo e della vita, denuncia invece lo spessore della storia: lo presenta come un vasto e profondo fronte lavico, anzi, come un illimitato fiume senza fondo, che scorre, in quell’imperfetto, che, di tale scorrere sceglie e indica un particolare che si ripete, o appunto, un’abitudine, ma come puro schema (che il lettore sente riempito da un’infinità di cose e di sensi). In quell’imperfetto insomma c’est la vie (minacciosamente matura a divenire ricordo).

Petrolio, Pier Paolo Pasolini, Mondadori, ed. 2005, p. 201