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Dickipedia


Dickipedia. Su “Philip K. Dick, la macchina della paranoia, enciclopedia dickiana” di Antonio Caronia e Domenico Gallo
di Luciano Pagano

Philip K. Dick è uno degli scrittori più importanti del secolo scorso. È probabile che si tratti dell’autore che più rappresenta il passaggio e il transito tra due epoche. Da una parte c’è la science fiction ipo-tecnologica, a basso profilo, dove l’idea di condurre i nostri corpi sani e salvi su Marte o sulla Luna rappresenta il massimo del sondabile e dove le ansie dell’uomo di massa sono esplorate, ad esempio, da un Rod Sterling, in quella “Twilight Zone” dove nessuno augurerebbe l’ingresso nemmeno al suo peggiore nemico. Dall’altra c’è l’indagine delle ansie e incubi politici del totalitarismo, dell’uomo disumanizzato e reso alieno in un corpo sociale disgregante, con anticipazione e intuizioni ancora oggi attuali, quasi precognitive.
Nelle opere di Philip K. Dick c’è la compresenza di diversi elementi che rende possibile l’evasione dal genere. Antonio Caronia e Domenico Gallo, sono autori e coordinatori di questa monografia intitolata “Philip K. Dick, la macchina della paranoia” (Agenzia X, 2006), dal sottotitolo programmatico di “enciclopedia dickiana”, nella quale al lettore viene offerta una chiave d’accesso puntuale all’universo dell’autore americano, vero e proprio pioniere in territori che soltanto oggi, a distanza di cinquanta anni, cominciano a divenire luoghi dell’immaginario presente.
La prima parte del libro presenta una biografia dettagliata e puntuale della vita di Philip K. Dick, l’intenzione, non resa in modo esplicito, tuttavia apprezzata, è quella di mostrare al lettore che nell’opera dell’autore c’è sempre stato un vivo interesse nei confronti della società del suo tempo, in relazione alle vicende contemporanee, con prese di posizione ‘politiche’ nello sviluppo delle opere. Quella di Dick è stata una forma di engagement politico sui generis, che dimostra quanto fosse difficile per lui conciliare la scrittura e lo scrittore in un America dove il rispetto dei diritti civili presso alcune fasce della popolazione non era ancora garantito.
Questa monografia sarebbe stata già un libro di autentico valore grazie alla presentazione, insieme alla biografia, di tutta la bibliografia di Philip. K. Dick, ogni sua opera (tutti i romanzi e una scelta ragionata dei racconti) è descritta in una scheda. Ciò che rende questo lavoro esaustivo è di sicuro la parte centrale, un vero e proprio glossario dove sono raccolti tutti i termini salienti dell’universo dickiano, nelle descrizioni non mancano riferimenti incrociati alle opere scritte e a quelle cinematografiche che, a partire dal 1981 con Blade Runner, sono state ispirate dalle opere dell’autore. “Philip K. Dick, la macchina della paranoia” si configura è accessibile come vero e proprio ipertesto, un’opera aperta che va a affiancare le opere dell’autore, edite in Italia da Fanucci. Spiccano tra queste alcune ‘voci’ riassuntive (realtà/illusione, potere, religione, genealogie, merce) dove il lettore può rintracciare i riferimenti teorici e i ‘furti’ dello scrittore. I curatori di questa monografia, facendo i conti con uno scrittore che, ad esempio, tra il 1953 e il 1968 ha scritto ventinove romanzi di fantascienza (senza contare quelli mainstream), sono consapevoli che non tutti i romanzi e i racconti in questione sono capolavori, la scrittura di alcuni è stata certo dettata dalla necessità. Questo libro è testimone di un lavoro critico trentennale condotto sull’opera di Philip K. Dick, e ha visto da parte degli autori il coordinamento di un gruppo di studiosi, che vale la pena di citare (Domenico Gallo, Antonio Caronia, Gianni Canova, Umberto Rossi, Claudio Asciuti). “La macchina della paranoia” è un testo che grazie alla sua completezza, resa con leggerezza di stile e alta fruibilità, riesce a far dimenticare al lettore, più di una volta, di trovarsi faccia a faccia con una completa monografia di critica ed esegesi letteraria.

anticipazione da Musicaos.it – Anno IV Numero 26, “Anelli deboli”

Poesie vomitate contro la Turbogas. Atto video.


asilodimendicita.jpgDue Notizie.
Uno. Questa sera sarò al Fondoverri per presentare “Asilo di mendicità”, il secondo libro in versi di Simone Giorgino, alla presentazione seguirà un reading di Simone Giorgino, che leggerà suoi versi tratti dal suo (bel) libro (che potete vedere qui di fianco).
Due. Il 13 maggio scorso, a Aprilia, alcuni poeti si univano in un atto di protesta contro la Turbogas, gli artisti coinvolti erano Ugo Magnanti, Alessandro D’Agostini, Antonio Rezza, Bianca Madeccia, Vitaldo Conte, Francesca Spessot, Angelo Zabaglio. Ebbene, è con estremo piacere che su segnalazione di Bianca Madeccia pubblico il link al video di quella performance, scaricabile da Arcoiris. Buona Visione!

“Re Kappa” presentazioni di luglio.


Giovedì 12 Luglio
Corigliano D’Otranto (LE)
Castello de’Monti Ore 21.00

Elio Coriano e Luciano Pagano
presentano “Re Kappa”

§

Sabato 14 Luglio
Melpignano – Notte Bianca


Rossano Astremo, Mauro Marino e Luciano Pagano
presentano “Re Kappa”

***** Alcuni giudizi su “Re Kappa”, resoconto della vicenda del rinvenimento e della pubblicazione del manoscritto del libro intitolato “Volonté du roi Krogold”, pubblicati dalla stampa estera e nazionale. *****

Re Kappa è un Candido minore, ironico e leggero, all’avventura nel «migliore dei mondi possibili», quello della cultura, un mondo tanto bello che non di rado fa quasi schifo.”
Michele Trecca su “La Gazzetta del Mezzogiorno” (13 maggio 2007)

“Pagano cortocircuita storia letteraria e invenzione letteraria e il risultato è originale.”
Patrizia Danzè
su Stilos (1 maggio 2007, Anno IX, Numero 9)

“Piuttosto che cedere alle complicazioni metereopatiche, è utile dotarsi di strumenti in gradi di accelerare l’ambientamento e uno di questi può essere Re Kappa
Massimiliano Zambetta
sul “Corriere del Mezzogiorno” del 7 Giugno 2007

“Qui dunque comincia Re Kappa. Dove la letteratura contemporanea sembrerebbe fermarsi, Re Kappa comincia. Prende il via il percorso tortuoso di uno scrittore alla ricerca della sua trama, del suo libro tra gli altri.”
Elisabetta Liguori su “Paese nuovo” (31 marzo 2007)

“Pagano è un narratore abile: scrive in modo intelligente […] usa in modo intelligente la sua cultura (letteraria e non), costruisce il suo racconto in modo sapiente, ha una creatività ironica e soprendente.”
Eleonora Carriero su quiSalento di giugno

“C’è scrittura in Pagano, così come atmosfera, e il tutto è reso in un linguaggio contemporaneo, ma in uno stile che guarda al post moderno, con inserti strumentali mutuati dal passato.
Sta nascendo uno scrittore a 360 gradi”
Antonella Casilli su “Teatro Naturale” (maggio 2007)

“a sfogliare le pagine del lavoro di Pagano, ci si sente come scossi da una scarica elettrica, come se sorgesse repentino un imperativo categorico che spinge a dedicarsi alla parola”
Stefano Donno su “Coolclub.it” (maggio 2007)

Andiamo? Andiamo.


voicesinwartime.jpgE’ stato pubblicato, per i tipi di Besa Editrice, “Asilo di mendicità“, seconda raccolta poetica di Simone Giorgino. Simone, che di recente ha inaugurato un blog dedicato alla poesia detta, Audiopoesia, è uno dei tre autori di Venenum. Ha pubblicato suoi versi su rivista e, soprattutto, li continua a portare con la sua voce e persona in reading e in rete. Il 2 Luglio, presso il Teatro Asfalto a Lecce sarà insieme a Andrea Cariglia e Piero Rapanà in Misericordia, uno spettacolo ispirato alla Recherche. Qui di seguito pubblico una poesia estratta da questo suo libro, una raccolta di versi la cui composizione è stata lunga e composita; il volume è accompagnato da due interventi critici inediti, uno mio e uno di Michele Truglia, dopo sette anni siamo di nuovo qui, qualcosa è cambiato, di sicuro abbiamo preso qualche schiaffo e calcio, magari siamo riusciti a tirare qualche boccata di aria salata, ma è stato un bagliore nella notte, e poi siamo tornati a correre a modo nostro, come dice Michele, esperto (non solo io) in corse e fughe. Fratelli, alla vostra!

La stirpe

Poi si morrà a novecentotrentanni
sgranchito al lato concavo del gioco
souvenir di neve, balocco
di strane torsioni strani
imbiancamenti come imbiancai la terra fiocco a fiocco
non veduto all’ombre seminando il seme
di Enoch mi parve o Enòs di Set o Sem
comunque imbattezzati dunque vani
poiché fructus ventris d’ombra
poiché il calco delle orme
è risepolto dalla neve che ricolma
a ghiacciare la stirpe al sonno che la dorme.

presentazione de “Il legame” di Fabio Omar El Ariny


Giovedì 28 Giugno, a Lecce, presso S. Francesco della Scarpa alle ore 19.00, presenterò, insieme all’autore Fabio Omar El Ariny, il suo romanzo d’esordio “Il legame” (Besa Editrice, Lune Nuove), per saperne di più su questo interessante romanzo vi consiglio di visitare il sito dell’autore.
Il tutto si svolge nell’ambito della rassegna di culture migranti Negroamaro, a cura della Provincia di Lecce, l’ingresso è libero.

“Re Kappa” su Postoristoro


Dopo la verità, il nulla
di Daniele Greco (dal blog Postoristoro)

stelarc.jpg


Re Kappa
di Luciano Pagano è un antiromanzo alla maniera dell’ “Anonimo Lombardo” di Arbasino, del “Boccalone” di Palandri o dei “Tre sistemi…” di Nicola Lagioia. Questo perché è un’opera metanarrativa che si pone l’obiettivo di investigare le possibilità coeve della scrittura romanzesca. E come ogni libro fatto di altri libri, come ogni lavoro che si porti dietro un bagaglio di concetti e riflessioni metalinguistiche – sostenuto da una scrittura, tutto sommato, robusta – finisce per essere un’opera brillante che restituisce quella verità dell’arte, che in questo caso diventa: la menzogna dell’arte. La scrittura di Pagano prova a mimare il carattere emotivo della parola parlata, ma cercando di evitare una scrittura che scada nel cicaleccio dell’oralità spinta. E ci riesce! La prosa dello scrittore leccese non ha cedimenti e si evince come egli abbia riscritto e limato l’intero suo lavoro, e, questo, a dispetto del presunto pressappochismo che egli convoglia nella figura del personaggio protagonista: ma l’autore è altra cosa. Pagano, attraverso gli espedienti narrativi legati al mondo dell’editoria, salentina e non solo, gioca con il lettore portandolo dentro un testo duplice: per certi versi divertente e avvincente, mentre, per altri versi, conduce inesorabilmente nello scadimento, nello svilimento dell’entertainment letterario, che pare l’unica forma possibile di fare letteratura, oggi.
Personaggi emblematici come Benoit e Duilio Cozzetti sembrano usciti da un fumettone trash, da un prodotto di bassissimo rango, che è appunto lo stato dell’editoria nostrana: produzione seriale di libri senza progetto alcuno, supermercato delle idee a metà tra le soffitte polverose e il macero… Ogni cosa è posta sempre, costantemente, tra la sua realtà fenomenica e il suo doppio: il finto intellettuale è anche il parvenu di provincia, l’editore illuminato è anche il massimo propalatore delle peggiori marchette hollywoodiane. Ogni elemento della narrazione – è questo il grande merito di Pagano – ha la capacità di essere fruibile a più livelli di lettura per cui l’autore vuole dirci, come fa a pagina 34, che “ci vuole un raro ascoltatore per capire cosa sia il metaromanzo a cui sto lavorando, la realtà sembra prendere la piega di un resoconto delirante, ho inventato una dimensione narrativa nella quale ci ficco dentro tutto quello che succede, stravolgendolo a tal punto che sembra di assistere al mercatino di una favoletta da quattro soldi, lì, a metà prezzo, tutta da capire all’istante, e poi invece sto raccontando tra le righe quello che accadrà nel futuro prossimo venturo, finzione di finzione”. Il futuro prossimo venturo è finzione di finzione, un po’ come nell’ “Occidente per principianti” di Lagioia, o nel “Di questa vita menzognera” del bravissimo Pino Montesano… La realtà non esiste più, ha lasciato gli ormeggi e si è gettata nel mare periglioso dell’indistinguibilità: quello per cui intere opere coeve potrebbero essere state scritte da più autori, per come si somigliano tutte, per come non apportano alcuna riscrittura immaginale dell’esistente e per come non sono altro che stanche pagine di “dolorismo giovanilista” o “apocalittiche riscritture” americanoidi.
Pagano, invece, sembra essere molto più misurato e scaltro, gioca con i mille destinatari di un’opera apertissima: della quale sarebbe già interessante valutare le differenti letture fatte, il diverso feedback instaurato coi lettori.
Benoit, Céline, Re Kappa, il manoscritto… non sono altro, allora, che l’esilissimo fil rouge di ogni opera che ambisca a una qualche unitarietà, ma in ultima analisi delineano la strada da fare, la letteratura di là da venire, il progetto sempre aperto e in continuo mutamento che tocca provare a immaginare.
Quello che sorprende, alla fine, è una cosa: riletta e corretta questa recensione ci si rende conto che le mie parole, identiche, le avrebbe potute scrivere qualsiasi altra persona: in un certo senso la mia recensione è stata scritta per intero dal libro di Pagano, senza il mio minimo apporto. Accade che, un po’ come nel finale, quando l’autore anticipa quelli che sarebbero stati i commenti successivi all’uscita del romanzo, l’atto finale del libro consista nell’inclusione del recensore entro il carrozzone, il “circo” della letteratura da asporto cui il libro è mezzo di feroce dissacrazione.
Pertanto, ingoiati dal nulla che segue la verità, scorgiamo, dietro le pagine del romanzo, una visuale radicalmente negativa del vuoto a noi circostante: un buco di morte che le parole provano a riempire, nella speranza di differire il momento in cui saremo travolti.
Ma anche dietro la negazione – l’ennesima – del romanzo, si realizza un altro passo, instancabile, della persistenza della letteratura.

(in foto Stelarc, ‘Sitting/Swaying: Event for rock suspension’, Maki Gallery, Tokyo, Japan 1980. Courtesy the artist and Sherman Galleries, Sydney)

“Re Kappa”, intervista su Altre Latitudini


joyce.jpgE’ il 16 giugno, una data che mi è cara per due motivi, il primo è che mi ricorda l’Ulisse di Joyce, e il secondo è che mi ricorda il 16 giugno del 2005, una data simbolo nella quale ho trascritto un racconto in ‘presa diretta’, intitolato “Il giorno della fioritura”, ovvero Bloom’s Day. A distanza di due anni festeggio in modo ideale grazie a Claudio Martini, che pubblica oggi sul suo blog Altre Latitudini un’intervista al sottoscritto, dove si parla di “Re Kappa”, Musicaos.it e altre cose.

“Re Kappa” su “Altre Latitudini”


intervista pubblicata su Altre Latitudini, il blog di Claudio Martini

Ho conosciuto Luciano Pagano nel 2004, in occasione della pubblicazione del mio primo libro di narrativa, “Sguardi”. In quella circostanza Luciano scrisse una bella recensione sulla sua E-zine Musicaos . Lo incontrai un anno dopo di persona a una presentazione del romanzo “Diecimila e cento giorni” e mi colpì una sua attenta recensione al mio romanzo.

Adesso le parti si sono invertite e sono lieto di presentare il suo percorso narrativo e letterario ai blogger di Libero.

1. Luciano, qui su Libero credo che siano in pochi a conoscerti. Vuoi presentarti brevemente?

Si. Intanto ti ringrazio per avermi concesso il tuo spazio e la tua attenzione; mi chiamo Luciano Pagano, non ricordo quand’è che ho cominciato a scrivere, una cosa è certa, la mia scrittura è connaturata alla necessità di comunicare, non solo a parole. Al momento dirigo una rivista elettronica, da più di tre anni, Musicaos.it e sono curatore redazionale della rivista Tabula Rasa, della casa editrice Besa.

2. Ci siamo conosciuti su “Musicaos”, interessante rivista aperta alle voci emergenti della narrativa salentina. Ho saputo che recentemente siete arrivati a un milione di pagine viste. Qual è la linea editoriale di Musicaos e come si è evoluta negli ultimi anni?

Musicaos.it è una rivista che partendo dal Salento ha raggiunto i lettori di tutto il web, con collaborazioni in tutta Italia. Siamo partiti dal Salento per una necessità di fondo, quella di dare uno spazio a un fermento letterario e culturale che stentava ad avere degli interlocutori. Dopo tre anni la maggior parte dei collaboratori di Musicaos non è né salentina né pugliese, d’altronde la lingua a cui apparteniamo e i testi di cui ci occupiamo non sono ‘fenomeni’ circoscrivibili a una terra.

3. Ho letto alcune tue recensioni su diversi libri pubblicati da Besa, tra cui anche il mio… che relazione c’è tra la tua attività di recensore e quella di narratore?

Mi piacerebbe pensare che entrambe le attività siano condotte con onestà. Ho scritto la mia prima recensione – con cognizione di causa – più o meno nel duemilauno, in quel periodo collaboravo con una casa editrice pugliese; la mia attività critica nell’ultimo anno si è spostata su testi di case editrici che non hanno una grande visibilità mediatica , intendo occuparmi oltre che dei libri che mi sono piaciuti e che sono pubblicati dalle case editrici più conosciute, anche di quei testi pubblicati da editori ‘medi’, sarebbe bello che lo spazio guadagnato con Musicaos.it sia (anche) messo a disposizione di autori, libri e operazioni che altrimenti rischierebbero di essere ‘obliterate’ dal tempo del marketing editoriale.

4. Hai pubblicato recentemente con Besa“Re Kappa”, un breve romanzo che tratta di uno scrittore che cerca di terminare il suo romanzo in un Salento infuocato. Fino a che punto hai tratto spunto, nello scrivere il libro, dalla tua personale biografia?

Lo spunto biografico è di certo presente e sotteso a tutta la narrazione, tuttavia ho preferito lasciare più elementi biografici al carattere del protagonista e non alle vicende vere e proprie, non fosse altro che nel racconto c’è sempre quel margine di possibilità in più che vengono offerte rispetto alla vita di ogni giorno, con meno errori, più perfezione, sicurezza, capacità di analisi.

5. Spero di non “spoilerare” il tuo romanzo, ma vorrei chiederti perché il protagonista sceglie di rubare un libro altrui, un prezioso manoscritto, invece di dedicarsi alla conclusione del suo lavoro. Desiderio italico di scorciatoie oppure metafora dell’impossibilità di una costruzione narrativa originale?

Diciamoci la verità. L’antagonista del romanzo, il critico fittizio Michel Benoit, si meritava una fine del genere; certo, ad una prima lettura è lui che si occuperà della curatela del testo di Céline, quindi apparentemente ne esce vincitore, ma a chi è che va in tasca il vile denaro? Una scorciatoia? C’è stato un momento in cui non riuscivo a immaginare un libro diverso da questo, con una storia che raccontasse se stessa contenendosi in sé.

6. Com’è il tuo rapporto con il Salento? Lo odi? Lo ami? Entrambe le cose? Certo non mi sembra che ti sia indifferente…

Sono nato a Novara e lì ho vissuto fino a quattordici anni. Adesso che ne ho trentuno e che la maggior parte degli anni della mia vita li ho trascorsi in Salento non posso che ritenermi fortunato. Nonostante – come dice il Nobel Rubbia – qui piova un barile di acqua all’anno – il Salento è la terra più magica e carica di energia che possa esistere.

7. Da ultimo, vorrei chiederti: cosa vuol fare Luciano Pagano da grande? Scatenati e stupiscici, Luciano.

Sarò sincero, non ho mai potuto dire con anticipo che cosa sarebbe stato di me dopo un anno, o sei mesi, spero di riuscire a continuare nel fare ciò che mi piace, assieme alle persone a cui tengo, un pensiero poco letterario forse, ma il primo che mi viene in mente.

Grazie, Luciano.

Il giurato. Notizie sparse.


Assieme a Marco Archetti (l’autore di “Vent’anni che non dormo” e dell’ultimo “Maggio splendeva”, in foto) e al professore Carlo Alberto Augieri ho avuto il piacere di fare il giurato del NuArt Festival, organizzato presso l’Ateneo leccese nel mese scorso, un’occasione unica per conoscere Marco, uno scrittore dal volto umano e per (ri)conoscere le due autrici, Margherita Macrì e Francesca Maruccia, rispettivamente vincitrici per la sezione poesia e narrativa. A questo indirizzo potete leggere il resoconto della giornata scritto da Marco Archetti.

Domenica scorsa invece sono stato a Fiesole, per il Meeting “Le voci, la città” (del quale la casa editrice Cadmo pubblicherà atti & racconti), organizzato dai due impareggiabili Luigi Nacci e Gianmaria Nerli. Ringrazio loro e l’organizzazione per tutto ciò che è stato. Finalmente dopo letture e visite a blog e affini ho avuto modo di conoscere di persona Marco Candida, il suo “La mania per l’alfabeto” è di sicuro uno degli esordi più interessanti di questo 2007, per non parlare di tutti i partecipanti al reading, come Laura Pugno, Alessandro Scotti, lo stesso Gianmaria Nerli; interessanti, puntuali e senza fingimenti gli interventi critici a cura di Andrea Cortellessa. Indimenticabili le puntate/blitz-dadaisti assieme a Marco nelle librerie di Firenze al lunedì mattina in cerca dei libri per ‘testare’ la bontà delle distribuzioni. E’ stato bello trovarsi finalmente faccia a faccia, a distanza di anni dal reading “Terribili e Ammutinati” con Luigi Nacci e Furio Pillan, per scoprire la comune passione per il teatro di Carmelo Bene, la stessa comune passione tra me e Marco per l’autore Stephen King. Insomma, una bella esperienza.

Altra bella esperienza quella di Marco Montanaro, che giunge a momentanea tappa di conclusione e riflessione…come…chi di voi non ricorda le 9 lune nuove comparse in rete qualche mese fa? I racconti sono terminati, il tempo è passato in fretta, c’è il bisogno di sostare per rileggere il tutto, il file completo in PDF è stato congedato. Scaricare per credere.

A proposito di ascolti. E’ in preparazione il secondo libro di poesie di Simone Giorgino, dal titolo “Asilo di mendicità”. Simone ha dato il via ad un blog sonoro su piattaforma splinder, il titolo è ambizioso e di sicuro manterrà le aspettative, lo trovate qui, ed è audiopoesia.

Vi auguro una buona lettura/ascolto del tutto, in attesa del prossimo e imminente numero di Musicaos.it, il 26, che si intitolerà “Anelli deboli“.

“Re Kappa” sul Corriere del Mezzogiorno


Besa pubblica un meta-romanzo sull’arte di scrivere e di trovare un mercato nel Salento di oggi
“Il caldo, le feste, le danze e un inedito d’autore”
E’ il “Re Kappa” di Luciano Pagano

di Massimiliano Zambetta

Sarà bene attrezzarsi per tempo.
Anche se l’estate sembra allontanarsi, con il maltempo di questo torno di stagione, sappiamo bene che il grande caldo, il mare e il resto sono alle porte. Non è il caso di opporsi a questa annata ormai dichiaratamente anomala: inverno inesistente, primavera ridotta al minimo necessario, ora legale anticipata, un accenno di piogge autunnali. Piuttosto che cedere alle complicazioni metereopatiche, è utile dotarsi di strumenti in gradi di accelerare l’ambientamento e uno di questi può essere Re Kappa, il romanzo di esordio di Luciano Pagano (classe 1975, nato a Novara ma residente a Lecce da adolescente).
Siamo in Salento, una terra dove una stagione calda cinque mesi non rappresenta una anomalia. In un eccesso di luce, afa, umidità, la voce narrante deve terminare la stesura del suo manoscritto, ma in condizioni ambientali estreme, persiane socchiuse, aria rarefatta, al coraggio di accendere il computer non segue una sessione di lavoro. I limiti della tecnologia ci permettono di evitare un racconto da camera chiusa. L’estate è alle porte anche nel libro e Pagano ci descrive il fervore che precede l’organizzazione di incontri di poesia e festival danze popolari, ma anche di produzioni di fiction autoctone. C’è poi Re Kappa, un manoscritto attribuito a un notissimo scrittore del novecento, uno di quelli amatissimi e contestati. Re Kappa è un testo che l’autore maledetto ha perduto in circostanze misteriose, inserendone i frammenti nelle opere successive quasi per compensare i sensi di colpa per lo smarrimento. Il testo perduto è apparentemente giunto in Salento, tramite uno di quei personaggi altrettanto tipici di questa terra: dai cognomi esotici ereditati (in gran parte solo quelli) da bisnonni che ai tempi avevano abbandonato l’Europa per stabilirsi in finis terrae. L’inedito, o l’uso scaltro della sua leggenda, è per il suo possessore una ragione di vita, di collocazione sociale e un altalenante fonte di guadagno molto simile a una pensione di invalidità civile. Nei limiti dei riferimenti casuali a fatti e persone, la bravura di Pagano sta nella descrizione affettuosa dei personaggi che con artigianale abilità levantina sanno trasformarsi (quando c’è bisogno e c’è la prospettiva di un contributo a pioggia) da editori a organizzatori di eventi, da critici letterati ad operatori culturali, da attori di filmini di compleanno a piccole star. C’è affetto anche quando di Re Kappa si tenta di realizzarne un guadagno congruo e immediato: la realtà provinciale viene abbandonata e le prospettive economiche vedono la loro ipotetica realizzazione in quella industriale dell’Italia più a Nord. Rimane l’imbroglio, ma cambia l’approccio: si liquida e si brucia tutto molto in fretta. E si perde tutto il divertimento.

“Re Kappa” su Psiche


recensione di “Re Kappa” scritta da Irene Leo
e pubblicata sul suo blog
Psiche (Frammenti&Dettagli)

“…cerco di ultimare la revisione del terribile romanzo che mi tiene impegnato da così tanti anni, una vera chiavica, la dannazione domestica del non essere mai contenti di una forma, di nessuna forma.(…) “

Aprire un libro a volte è come spalancare una finestra. Leggerlo è esperienza diretta con il mondo dell’autore.
I suoi passi fanno letteralmente rumore, le parole diventano la sua voce, e le circostanze descritte sono fermo immagine reale.
Un lettore attento si accorge subito se l’autore è presente, se il tutto è appendice dell’essere oppure mera esercitazione stilistica, stupefacente ma dalla breve vita e memoria. Qui la storia è viva. Il linguaggio è calibrato al respiro con netta maestria, incisivo e senza trappole lessicali o mere ridondanze.
RE KAPPA, accende i contorni di un paesaggio familiare, mentre il ritmo tra le pagine diventa incalzante, nervoso, spontaneo, specchio diretto dello status del protagonista.
Catapultati nel bel mezzo della storia, sentiamo il telefono squillare nel cuore della notte, mentre si aprono le danze e si snoda l’intera vicenda.
Attraverso i suoi connotati sociologici e la sua storia personale, ci viene presentato un giovane che lotta tra il suo attuale concreto e l’attuabile sognato, e desiderato. Il protagonista è alle prese da due anni con il romanzo che oramai richiede “The end” e la consacrazione ai lettori, e vede Gastone Gallo, editore “impegnato”, bizzarro ed egocentrico, fornirgli dritte ed indicazioni per porre fine al progetto letterario tanto atteso.
Un idealista, quest’Io narrante, che fa metaforicamente “a botte” con il presente posante il passo su meccanismi discutibili, imbrigliati e controllati dalla maschera di un critico-presunto tale- Michel Benoit. Caratterizzazione precisa ironica e senza sconti, di un volto, di un modus operandi e vivendi, talmente assurdo che diviene più che reale.
“Volontè du Roi Krogold”, dello scrittore francese Céline, RE KAPPA appunto, da il titolo al primo romanzo di Luciano Pagano.
Benoit detiene suddetto manoscritto, leggendario quanto una reliquia crociata, in maniera equivoca, per presunta eredità. Ed il protagonista, che immagina un futuro diverso per sé e per il manoscritto, passa all’azione, intrecciandosi nel mentre alle storie di attori in cerca di fortuna, di una gioventù che vuole riscattarsi ma che si trova a fare i conti con una contesto aspro e difficile e poco lindo, di reading, di pizzica e vino e taralli piccanti. Emerge l’ambiente di un Salento afoso e asfissiante che diviene allegoria dell’ambiente umano coronato da finte personalità che si muovono dietro le quinte e in prima linea, spacciandosi per ciò che vorrebbero essere, immagini lontane dello scrittore/poeta innamorato del suo “ruolo” .
RE KAPPA è anche o soprattutto la storia del duro mestiere di scrivere, un romanzo esordio, testimonianza enfatizzata del processo personale dello scrittore, che ha da combattere una guerra contro i raggiri, i simulacri attorno, che spesso rischia di diventare una lotta contro i mulini a vento, come nella migliore tradizione cervantesca.
Ma c’è sempre il momento del riscatto.
Accade che il paladino della giustizia, metta a tacere-anche se in maniera sotterranea-il cattivo di turno, che i giochi si riequilibrino, e che il nodo si sciolga in maniera salvifica. E giustizia sarà resa a Cèline, e al protagonista.
Luciano ha avuto il merito di aver proposto un’idea originale, una scrittura personale, un romanzo adrenalinico, vissuto, SUO.
E la personalità che si coglie è evidente, e la partita è vinta, ed asso…anzi Re, piglia tutto.

“Re Kappa” su quiSalento


“Il romanzo in attesa del romanzo”
di Eleonora Carriero

Non sorprenda la brevità e frammentarietà della recensione: c’è poco da dire, Re Kappa (un romanzo breve? un racconto lungo?) è da leggere come un bel bicchiere di acqua fresca nei pomeriggi dopo pranzo in agosto a Lecce (che molti conosceranno e riconosceranno nel libro), ma soprattutto nel panorama spesso asfittico della letteratura nazionale “dove [è vero] il tempo di vita medio di una bottiglia di plastica è maggiore di quello di un romanzo”, ma dove anche tanti romanzi valgono meno di una bottiglia di plastica.
Da “Alcuni giudizi su Re Kappa”, contenuti nello stesso libro, si sceglie il seguente: “Sfacciatamente ironico, cinicamente delizioso, brillantemente noioso, tutto, eccetto che stupido”. Scherzi a parte (leggere per capire), Pagano è un narratore abile: scrive in modo intelligente (senza concessioni-rese “moccianesche” al parlato adolescenziale e pseudo-adolescenziale), usa in modo intelligente la sua cultura (letteraria e non), costruisce il suo racconto in modo sapiente, ha una creatività ironica e soprendente.
E’ preferibile pensare al lavoro dell’autore come ad un racconto lungo: il primo capitolo del giovane scrittore salentino alle prese con la stesura del suo romanzo.
Si considera l’epilogo dell’episodio sul furto del manoscritto Volonté du roi Krogold di Louis Ferdinand Céline da parte del nostro come una conclusione momentanea, e restiamo in attesa del prossimo capitolo (o questa volta romanzo? Pagano dovrebbe e potrebbe concedere e creare più spazio e più tempo all’interno della sua narrazione; ma che non ci metta due anni come il suo alter ego: aspettiamo il seguito, o anche altro, ma noi aspettiamo).
Torniamo a Re Kappa: tutti i riferimenti a fatti, cose, persone, per quanto casuali, finiscono con l’essere inquietantemente reali e circostanziati: il sarcasmo (che a volte si spinge fino al grottesco) nella costruzione dei personaggi, delle situazioni, delle ambientazioni no trasfigura, ma rende il tutto ancora più evidente e concreto nella mente e nello sguardo del lettore. E in questo forse è il pregio più grande della scrittura di Pagano.
Il giovane scrittore alle prese con il romanzo d’esordio, il “solerte” editore Gastone Gallo e il figlio Mariolino con i suoi manga, il “tremendo” Michel Benoit, lo “scrrrittore” Duilio Cozzetti, Ruggero (“senza la i”), Monica, la salentina naturalizzata milanese (“Ma daaai? Ciaaaao! Dove sei, sei qui a Milanoooooo?”) e su tutti (perché tutti comprende e contiene) la città, Lecce (con il suo Ateneo, i ritrovi “culturali”, le campagne infuocate, la stazione, i monolocali in affitto), meritano un romanzo di Pagano. Noi lo aspettiamo.

da quiSalento, Giugno 2007

“Re Kappa” su Coolclub


L’inquietante mondo pop di Re Kappa
di Stefano Donno

Se di esordio dobbiamo parlare, in questo caso occorre andarci con i piedi di piombo, perché Luciano Pagano, l’autore di “Re Kappa” edito dalla Besa editrice, con la scrittura ha un rapporto di osmosi pulsionale portato avanti da anni con metodo e rigore. Non solo ha prodotto interventi di carattere poetico, ma anche sul piano della saggistica ( facciamo riferimento, tra quelli più recenti, al suo intervento nel libro “La transe dell’artista” a cura di Vincenzo Ampolo e Luisella Carretta con la prefazione di Georges Lapassade per i tipi di Campanotto Editore) e della critica letteraria sia come redattore della rivista “Tabula Rasa” sia come direttore del sito http://www.musicaos.it., ma anche in altre prestigiose sedi cartacee e on-line. E “Re Kappa” rappresenta un’operazione editoriale coraggiosa sia dal punto di vista linguistico, con un procedere periodale fortemente pausativo, secco e incalzante, sia per ciò che concerne strettamente l’intera architettura della trama. Se qualcuno volesse ad esempio trascorrere un po’ del suo tempo a cercare di trovare un editing diverso al testo in esame in questa sede, o riflettere su altre possibilità testuali ed extra/para-testuali, magari eliminando o aggiungendo questo o quel dato periodo, una frase o una parola, si accorgerebbe subito che l’intera impalcatura crollerebbe, non per debolezza o inconsistenza, ma per simmetria bilanciatissima da intendersi more geometrico. “Re Kappa”, romanzo di Luciano Pagano, di cui si parlerà molto in futuro, non analizza tanto la realtà editoriale salentina, che è pur presente nella storia ma si capisce che è solo un pre-testo, quanto il vivere una determinata realtà ( non importa se centro o periferia) sincopata, quasi claustrofobica, ricca di personaggi grotteschi, carichi di un’umanità velenosa, attraverso le relazioni esistenti tra tre personaggi chiave: l’io narrante, un giovane scrittore alle prese febbrili con il suo percorso di ricerca, Gastone Gallo, editore inquieto, sempre con nuove idee da condividere con maniacale dovizia di particolari ai suoi collaboratori, e Michel Benoit, un critico di origini francesi, un imbroglione, un – per utilizzare un’espressione di Pagano a me cara anche se non puntualmente riferibile al personaggio in questione – batonga di una dimensione culturale d’avanspettacolo. E Benoit viene descritto dal nostro autore in maniera brillante, con grande stile, mettendo in luce le zone d’ombra di un personaggio degno di essere chiamato “losco figuro”, un critico che non ha mai fatto pubblicazioni degne di portare questo nome. Il suo unico merito, forse, è quello di avere nelle sue grinfie, il manoscritto leggendario “Volonté du roi Krogold” di Louis-Ferdinand Céline, testo di oltre novecento pagine sul quale l’autore di “Viaggio al termine della notte” lavorò per molti anni, senza che lo stesso potesse mai veder la luce, in quanto trafugato da mani maialesche, strumenti per l’occasione, di una volontà carica di livore nei confronti di un genio come Celine in grado di produrre un’opera d’arte come “La volontà del Re Krogold”. Ad ogni modo Pagano rende in punta di penna, un mondo cancrenoso e canceroso, in cui Benoit, rimandando continuamente la consegna dell’edizione critica del manoscritto in questione, tiene in paranoico stand-by l’editore Gallo, facendosi elargire gustose somme di denaro per organizzare i suoi Festival di Poesia da cartolina nel Salento. L’odio profondo del protagonista nonché il desiderio di poter avere un rapporto onesto, sano e collaborativo con il suo editore, lo spingono a compiere l’impensabile. Un gesto che sa di grande valore prometeico. E sarà proprio la ricerca del manoscritto misterioso a far compiere alla narrazione la sua fuga verso un insolito ma affascinante finale, tutto da godere. Pagano utilizza il romanzo per descrivere le meccaniche sociali, quelle della realtà di ogni giorno, con occhi che sanno guardare al buio, che sanno vedere spettrograficamente quello che sta prima di tutto questo. Ne viene fuori una narrazione metaletteraria, un monologo che ha una voce senza filtri, e che possiede la forza del desiderio, anzi di un unico desiderio … quello trans-letterario, meta-etico, meta-pop, della verità a ogni costo.
Re Kappa – dice Elisabetta Liguori in suo intervento critico al volume di Pagano – è un lavoro che comincia proprio quando la letteratura contemporanea italiana sembrerebbe fermarsi. “Pagano in via preliminare tratteggia il suo ambiente: l’inquietante mondo pop delle lettere salentine. Ambiente del quale intravede strani bagliori alla fine del canale attraverso il quale è costretto a strisciare per arrivare a vedere alla luce. Ma inquietante perché?! Certo a qualcuno verrebbe di chiamare l’autore, di disturbarlo al suo cellulare, o di scrivergli una mail, perché si sentirebbe coinvolto in prima persona (quanti scheletri nell’armadio e quanti fantasmi in giro!!!) , quasi offeso da qualche improbabile denuncia allo stato delle lettere e della critica … solo Salentina? E questo qualcuno, vorrebbe addirittura farsi scappare “… ma ti riferivi a me, quando scrivevi …?”, vorrebbe che “Re Kappa” non fosse sul mercato, per sfuggire a questa voce forte e feroce di denuncia contro qualsivoglia malcostume letterario. Forse perché a sfogliare le pagine del lavoro di Pagano, ci si sente come scossi da una scarica elettrica, come se sorgesse repentino un imperativo categorico che spinge a dedicarsi alla parola, al suo modo d’incedere tra le righe, nel costituirsi fulmineo dei periodi. Ma “Re Kappa” è questo e molto di più! Forse bisognerebbe ri-pensarlo nella sua totalità. O forse basterebbe leggerlo, e ri-leggerlo, per non dimenticare nemmeno una virgola di tutte queste parole scritte col sangue.

Da Coolclub.it (anno IV, numero 37, maggio 2007)

“Re Kappa” su La Gazzetta del Mezzogiorno


Vita standard di un giovane scrittore salentino
di Michele Trecca

Lo chiama l’editore nel cuore della notte e gli dice:se non lo scrivi tu, lo faccio scrivere a un altro. Che cosa? Un libro sul tema del momento, il precariato. Comincia così Re Kappa, romanzo d’esordio di Luciano Pagano, poco più che trentenne, salentino d’adozione, alle spalle un accenno di studi scientifici, animatore della rivista elettronica in rete «Musicaos» e di quella cartacea «Tabula Rasa» (entrambe particolarmente attente alle scritture giovani ed emergenti). Di precariato e bla bla bla (o Co.Co.Co.) ormai ne hanno parlato in tanti, la bibliografia è piuttosto ampia e comprende testi già canonici come Mi chiamo Roberta, ho 40 anni e guadagno 250 euro al mese di Aldo Nove (Einaudi), Mi spezzo ma non m’impiego di Andrea Bajani (Einaudi), Nicola Rubino è entrato in fabbrica del pugliese Francesco Dezio (Feltrinelli), Vita precaria e amore eterno di Mario Desiati (Mondadori). Dalle caustiche interviste di Nove all’ironia di Bajani sul turismo occupazionale, dalla rabbia proletaria di Dezio all’impeto sentimentale della controstoria di Desiati: ben più che metafora d’una condizione generazionale, quella sul precariato (insieme a certa narrazione di genere: gialli, thriller e noir…) è la vera letteratura d’opposizione dei giorni nostri.
In un modo o nell’altro, infatti, in tutti i testi citati è forte sia la critica del nuovo banditismo capitalistico del mercato globale sia la denuncia della decadenza sociale italiana. Dal punto di vista formale, invece, la novità e l’assalto alla realtà, nel senso di narrazioni che trovano alimento in una forte base documentaria.
Re Kappa di Luciano Pagano ha un tono più svagato e personale. È in pratica un diario o reportage d’un pugno di giorno qualsiasi, un semplice campione statistico del periodo fra giugno 2005 e ottobre 2006. In quest’arco di tempo, in realtà, non accade nulla di particolare, ma quello di Re Kappa è un vuoto dinamico: cambio di facoltà, traffici editoriali, rivalità letterarie…Più che il lavoro, per Re Kappa, la preoccupazione è la scrittura. Precisamente, fare della scrittura un lavoro.
La difficoltà vera dei trentenni di oggi non è trovare un impiego ma esprimere e valorizzare il proprio talento, tanto più se esso ha a che fare con l’arte. Un call center non lo si nega a nessuno, nemmeno a Re Kappa…neanche una pubblicazione, in verità, basta contribuire alle spese con un congruo acquisto di copie (comandamento numero uno dell’editore «padre padrone», quello del colpo di genio notturno).
Insomma, il precariato è il limbo dell’artista contemporaneo, alle prese con un mercato drogato e un pubblico naif, capace di scambiare per artista anche un millantatore come Benoit, la bestia nera di Re Kappa: «Benoit è tremendo. L’adorazione dell’editore per la sua persona è terribile. Gastone lo stima come grande romanziere, malgrado non abbia pubblicato un solo romanzo…». Benoit campa di rendita, ha «vampirizzato» addirittura Céline facendo credere a tutti di essere in possesso del leggendario manoscritto della Volonté du roi Krogold (Re Kappa, appunto), di cui il grande scrittore francese ha seminato tracce nelle sue opere (anche nel Viaggio al termine della notte).
Se le cose stanno così allora è più facile barare che scrivere e, quindi, a che serve ingobbire sulle «sudate carte» nel disperato tentativo di concludere il proprio romanzo? Forse è più semplice trafugare il «sacro graal» di Céline ed arricchirsi così…Re Kappa è un Candido minore, ironico e leggero, all’avventura nel «migliore dei mondi possibili», quello della cultura, un mondo tanto bello che non di rado fa quasi schifo.

da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, domenica 13 maggio 2007
poi sul sito dell’associazione BooksBrothers

“Re Kappa” e i paradossi dell’editoria su Telerama


Stamattina, negli studi di Telerama per chi fosse interessato, ero ospite assieme agli scrittori Livio Romano, Elisabetta Liguori e Fabrizio Zappa e all’editore Cosimo Lupo, il tutto coordinato dalla bravissima Alessandra Lupo. Il tema dell’approfondimento era l’editoria, i rapporti con tra autori (grandi e piccoli) e gli editori (grandi e piccoli), il tutto sullo sfondo del Salento/Puglia/Italia. Un discorso interessante, scaturito dal libro di Maksim Cristan, (fanculopensiero), libro bifronte acquistabile e fruibile finché sarà possibile nelle due versioni (Lupo Editore, 2006 e Feltrinelli 2007). Poi si è parlato di “Re Kappa“, il mio romanzo, e del rapporto tra il mio lavoro di critico e gli editori. Abbiamo approfittato dell’occasione per un gioco di recensioni incrociate, Elisabetta Liguori ha parlato del mio romanzo, Livio de “Il correttore” e io, invece, dei due libri di Livio Romano, “Mistandivò” (Einaudi) e “Niente da ridere” (Marsilio); ho fornito una personale interpretazione che non è dispiaciuta a Livio Romano, di cui mi interessa molto l’impasto linguistico del suo ultimo libro. Fabrizio Zappa ha parlato del suo romanzo, Adam (Besa Editrice) e del suo lavoro in cantiere, dal titolo provvisorio di “L’età del ferro”, senza allusioni all’era geologica. La settimana prossima sarò a Torino per presentare il mio libro, nei prossimi giorni invece, precisamente dal 7 maggio a non so quando, dovrei essere sconnesso, quindi prego a coloro che mi scriveranno di portare pazienza, il tempo di ripristinare la connessione.

“Re Kappa” alla Fiera Internazionale del Libro Torino


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Fiera del Libro di Torino. Il 10 Maggio prossimo, alle ore 15.30, presso lo Stand della Regione Puglia, Pad. 3 – stand s86t67, presenterò “Re Kappa” insieme a Claudio Martini.
Siete tutti invitati.

“Re Kappa” su Stilos


“Ci sono pure casi di vampirismo letterario”
di Patrizia Danzè

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Un romanzo sull’impossibilità di scrivere un romanzo, sull’impossibilità della finzione ideale, dove non può entrarci la «vita sbracata» attuale, ma neanche l’epopea di storie passate, ormai démodée.
È un metaromanzo, Re Kappa, dell’esordiente Luciano Pagano, giovane scrittore pugliese che dirige dal 2004 la rivista elettronica “Musicaos.it” dove pubblica racconti e interventi di critica letteraria, con attenzione alle scritture nuove ed emergenti.
Dunque, il protagonista di Re Kappa, che è anche la voce narrante del racconto, è un giovane dottore in filosofia, che dopo aver rinunciato con largo anticipo ad una carriera «sicura» di insegnante, si tuffa nella scrittura, affetto com’è da tossicomania letteraria, ma anche per camuffare una condizione da precario in cui galleggia a Lecce, una città straniata in un Salento senz’anima arroventato da un sole opprimente.
C’è, in verità, un editore, un po’ megalomane, un po’ rompiscatole, che lo chiama nel cuore della notte di una stagione difficile (a ridosso di una primavera senza speranze e con i conti in rosso) e lo esorta, a cinque anni da una disanima «bloomiana» di un suo scritto, a scrivere un «romanzo contemporaneo», dandogli dei consigli pratici per il suo difficile viaggio-passaggio nell’inserimento nel mondo del lavoro. Magari provando a raccontare le sue recenti esperienze, poche invero, anche se Lecce è una miniera d’oro.
Ma sulla strada del giovane c’è Michel Benoit, sedicente critico franco-pugliese, più che un’ombra paralizzante nel difficile processo della finzione letteraria. Uno scrittore fallito anche lui, che non ha mai pubblicato il suo primo e unico romanzo, pur continuando a spacciarsi per autore quando a malapena è qualcosina in più che un mezzo critico.
Però Benoit, che è un caso di vampirismo letterario, possiede, non si sa come, una vera reliquia letteraria, la “Volontè du Roi Krogold”, del grande scrittore francese Louis Ferdinand Destouches, in arte Céline. Il «re Kappa», infatti, altri non è che il «re Krogold», la cui Leggenda apre il suo secondo grande romanzo, “Mort à crédit”, ed è proposta dall’autore francese come una difesa dei diritti del lirismo, una romanza che rivendica, nello sporco mondo in cui sguazza il narratore, la poesia e la fantasia.
«C’est la vie!» ripete spesso Céline nel suo capolavoro, anch’esso un viaggio al termine della notte, e perciò prega l’amico Gustin di tornare alla poesia, di «fare un salterello di cuore e di minchia alla lettura di un’epopea tragica, certo, ma nobile…sfavillante!» ed essere disposto ad ascoltare qualcosa del suo scartafaccio.
«C’est la vie!» sembra ripetere anche il protagonista di Re Kappa, che, annichilito dal caldo, dalle bollette da pagare e dall’impossibilità di terminare il suo romanzaccio, pensa di sottrarre a Benoit il manoscritto del re Krogold, per tentare di guadagnarci qualche soldo, piuttosto che mettersi davanti al computer in mutande per correggere ciò che ha scritto.
Se lo sogna di notte, Céline, che gli chiede di recuperare il manoscritto.
A meno che anche il possesso del Krogold da parte dello squinternato Benoit non sia l’estrema propaggine della leggenda stessa del manoscritto celiniano, una grande bufala sulla quale quasi verrebbe da scriverci su una storia, se solo riuscisse a sciogliere il nodo che lo lega al dottor Destouches.
Pagano cortocircuita storia letteraria e invenzione letteraria e il risultato è originale. Occorre attenderlo alla seconda prova per un giudizio di durata.

pubblicato su Stilos, 1 Maggio 2007, Anno IX, Numero 9

Inutile sarà lei!


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Segnalo con piacere una nuova rivista aperta alla collaborazione, Rivista Inutile, cartacea e online, che oltre ad essere ospitata su uno spazio web dispone di una versione in pdf e di un account su myspace.
Che dire, Inutile sarà lei!

Sveglia, Meraviglia!


Ecco il trailer di Bombasicilia.

Reading antigas!


La poetessa Bianca Madeccia mi ha segnalato un reading resistente dal titolo “Poesie vomitate contro la Turbogas” che si terrà Domenica 13 Maggio ad Aprilia, in località Campo di Carne, tra i partecipanti Vitaldo Conte, Alessandro D’Agostini, Bianca Madeccia, Ugo Magnanti, Antonio Rezza (il mio attore e autore teatrale preferito, probabilmente uno dei più geniali di questo scorcio di fine/inizio millennio, ma questa è un’altra storia), SPARAJURIJ, Francesca Spessot, Angelo Zabaglio.
Su Musicaos.it potete trovare il comunicato stampa con tutte le indicazioni e soprattutto le motivazioni della manifestazione, a questo indirizzo.

Distruggi il male, vai!


Distruggi il male, vai!
Su “Actarus. La vera storia di un pilota di robot” di Claudio Morici

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Che cosa ci fa una superbike da supereroe lanciata nel vuoto nietzscheano come al di sopra di un abisso? Il background di una generazione cresciuta tra fumetti e cartoni animati, prima dell’avvento del digitale e della playstation, era già entrato a pieno titolo nell’immagine letteraria e nella produzione recente, non solo italiana. Il passo in avanti avviene grazie a Claudio Morici, autore di “Actarus, La vera storia di un pilota di robot” (Meridiano Zero). Actarus è un pilota allo sbando gettato in un’epoca che lo vuole eroe a tutti i costi, lui, giovane ragazzo affetto da una insana dipendenza nei confronti della birra Peroni. Actarus è ambientato nella Tokyo del 2076. Una città del futuro che somiglia molto alla somma delle città del presente per un romanzo che sfrutta come fosse già mitica l’atmosfera fantascientifica di un futuro posticcio e stereotipato nel quale sono riusciti a scappare de-formati i giovani nati negli anni settanta, a singhiozzi di sigle anni ottanta e razzi missili. Una fantascienza che ammicca a quella più classica quando che sfrutta il futuro per descrivere senza pregiudizio tutto lo sbando e l’orrore della condizione presente. Il lettore intuisce fin dalle prime pagine che in questo futuro rintraccerà molte cose di sé in comune con i personaggi, l’ambiente e il mondo in cui è ambientata la vicenda di Actarus. Le intuizioni felici sono molte, alcune partono da veri e proprio cortocircuiti lessicali che ci restituiscono l’ossessione di un ambiente dove ogni cosa è ‘tarata’ sul raggiungimento ottuso degli obiettivi sciorinati dal Dottore nei suoi sermoni/prediche ai limiti dell’induzione al suicidio, oppure la frase “Vai, distruggi il male vai!”, che fa da intercalare insieme alle altre citazioni che Claudio Morici utilizza al giusto momento, con maestria. Actarus è l’esempio di come la narrativa, fantasticando sul futuro immaginato raggiunge potenzialità di descrizione senza pari, le utopie negative (“1984”, “Fahreneit 451”) hanno fatto scuola. C’è il richiamo continuo del Dottore all’essere UNITI, a cercare l’UNITÀ, nel quale troviamo l’eco di altri e recenti ‘discorsi alla nazione’, il pianeta Terra, infatti, viene trattato con metafore che ricordano con sottile ironia gli Stati Uniti, che proiettati nel futuro divengono parabola di un antiassolutismo tout-court; se il lettore in questo gioco fosse disposto ad accettare una lettura del genere allora il divertimento diventerebbe doppio, basti pensare ai possibili paragoni sul trattamento dei prigionieri da parte degli abitanti di Vega, e della corrispettiva costruzione di finte prove filmate, così simile allo spettacolo che a volte viene inscenato dai mass-media che raccontano i retroscena dell’odierno terrorismo.
Come si svolge la giornata del guerriero? Actarus fa i conti con le narrazioni degli sfoghi di appetiti sessuali che gli fa l’amica Venusia, risponde ai quesiti dei giornalisti che lo interrogano sulla sua vita in fattoria, tra una puntata e l’altra, incalzando, immerso in una vita che esaspera l’impianto del reality-show. Claudio Morici fa suoi i codici linguistici e comportamentali del fumetto e del cinema, mescolandoli con quelli del romanzo americano, i continui stacchi tra una puntata e l’altra con gli interrogazioni su ciò che fanno i personaggi nei ‘neri’ tra una puntata e l’altra ricordano molto Glamorama, con un’ansia da prestazione del supereroe che può essere mitigata soltanto dal consumo spasmodico di birra, in un 2076 che somiglia tanto al 2006, per non parlare del M.A.L.E., prima simile alla megastazione orbitante, arma da guerra totale e finale da Starwars, e poi non definibile, una sorta di depressione virale pronta per l’uso. La visuale che Claudio Morici ha scelto per narrare la contemporaneità gli permette di affrontare anche temi scottanti, basti pensare al suddetto militarismo, oppure alle chat-dipendenze degli impiegati della fattoria.
All’interno della narrazione però, c’è una svolta. Actarus comincia a riflettere sul suo ruolo, sull’ipotesi di una fuga con ritorno a Fleed, il suo pianeta di origine. L’unica persona che all’inizio può dar retta ai suoi discorsi è Alcor (ti sei mai chiesto perché mi chiamano Alcol?), pilota di robot e ex-alcolista. C’è qualcosa che non va nella Fattoria, tutte le battaglie sembrano infinite ripetizioni dell’uguale, eterni ritorni di sconfitte in plastica che preludono a vittorie effimere e momentanee. Finché un giorno, Actarus, non incontrerà Roberta, bella, anoressica, solidale. Tutto quello che accadrà tra quest’incontro e la risoluzione della vicenda costituisce la seconda parte di questo romanzo, una storia avvincente il cui finale sorprende e ci lascia, piacevolmente, a bocca aperta.

anticipazione da Musicaos.it, Anno 4, Numero 26

“Re Kappa” su False Percezioni


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Accetto l’invito di Christian Sinicco, quale? Questo.
Nel frattempo, su False Percezioni – il blog del giornalista e scrittore Luigi Milani – è stato avvistato “Re Kappa”.

“Re Kappa”, intervista di Rossano Astremo


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1. Da un lato c’è la voglia del protagonista di portare avanti il suo progetto di romanzo sperimentale. Dall’altro la voglia dell’editore Gastone Gallo di indurlo a parlare di se stesso, di gettarsi a capofitto in una storia che evidenzi la precarietà lavorativa ed esistenziale dello scrittore perché più vendibile. Non c’è spazio per la scrittura di ricerca? Tutto si riduce a logiche di marketing? 
L’episodio a cui ti riferisci è quello iniziale, in realtà l’editore ha già deciso di pubblicare il romanzo del protagonista, il quale tuttavia continua a lavorarci di limatura, l’editore con la sua ‘simpatica’ invadenza cerca di dare i suoi suggerimenti da intenditore. Gli spazi per la scrittura di ricerca secondo me ci sono, come ad esempio gli editori indipendenti e le riviste di letteratura, online o cartacee; il libro una volta in libreria farà i conti (nel vero senso della parola) con i librai che in un certo senso sono i primi veri lettori e appassionati ‘suggeritori’ di letture e con i lettori. La scrittura di ricerca non può prescindere, tuttavia, da chi legge; il mio desiderio nella scrittura di “Re Kappa” era quello di rendere il pensiero dei personaggi.

2. L’editore Gastone Gallo prova un grande rispetto per questa losca figura di critico arraffone, Michael Benoit. Non perché Benoit abbia dimostrato nel tempo chissà quali doti di scrittura, ma perché si dice possegga questo manoscritto del leggendario “Volonté du roi Krogold” di Céline. Ne emerge un mondo non limpido, nel quale il critico tiene in scacco l’editore, facendosi donare grosse somme di denaro per organizzare i suoi Festival di Poesia estivi nel Salento tutto sole, mare e vento..
Non c’è spazio per una critica letteraria pura, non legata da relazioni amicali con editori, scrittori e quant’altro? 

Secondo me la critica letteraria va distinta dal giornalismo letterario, entrambi sono ottimi ‘aiuti’ della cultura ma solo quando trovano modo di esprimersi senza compromessi di comodo legati al tempo, alla fretta, all’industria. Lo spazio c’è, dipende sempre che cosa va da intendersi per ‘critica letteraria pura’, difatti è il critico che dovrebbe riuscire a mantenersi puro, è normale che chi scrive abbia a che fare con altre persone che scrivono, è quello che mi accade quotidianamente nella redazione delle riviste a cui lavoro o collaboro. E’ importante che relazioni siano parte di un gioco che faccia perno sulla condivisione e sulle possibilità di inclusione anziché sull’esclusivismo o sull’esclusione da parte di elite. La rivista che dirigo, Musicaos.it, è un luogo da dove sono accadute e da dove potenzialmente possono accadere molte cose, purché ci sia costanza nella scrittura e nel ‘lavoro’ in senso stretto; semmai le relazioni amicali possono aiutare, proprio in un ambito nel quale l’industria tende a schiacciare e livellare ogni dibattito critico nell’aut aut delle vendite.

3. Come è nata l’idea di inserire nel tuo romanzo il manoscritto di Céline? Perché la scelta è ricaduta su questo “discusso” scrittore francese? 
Per risponderti prendo spunto da quanto accade nel mondo della musica con un esempio, quando un musicista ha la possibilità di esordire, di solito, nel suo primo album trovano spazio, oltre ai suoi ‘pezzi’, le cover dei suo gruppi preferiti. Il fatto di prendere a pretesto di “Re Kappa” un’opera inesistente di uno dei miei autori preferiti va inteso come tributo sotterraneo, penso al Céline de “Colloqui con il professor Y”, che se la prende con scrittori e editori. Lo stesso posso dirti per la citazione iniziale, quella tratta dalle “Lezioni americane” di Italo Calvino.

(pubblico qui un dialogo/intervista risalente all’aprile scorso, immediatamente dopo la pubblicazione di Re Kappa)

“Re Kappa” su 365bookmark


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Da qualche giorno il mio romanzo “Re Kappa” (Besa Editrice) può essere acquistato anche dal sito della libreria online 365bookmark.

A breve sarà online il nuovo numero di Musicaos.it, in questa calda domenica d’aprile e dal marzo 2005 a oggi, Musicaos.it ha finalmente oltrepassato il milione di pagine lette da quasi ottocentomila visitatori distinti, se volete continuare a supportarci e a fare in modo che tutto ciò sia possibile potete cliccare i banner che compaiono qui, è gratis. Grazie.

“Re Kappa” ospite di BB


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Da oggi potete leggere un estratto di “Re Kappa” nell’Area Creativa di BooksBrothers, grazie all’associazione omonima e un caro saluto a Maurizio Cotrona. [cliccate sulla foto]

illeCito


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Alessandro Leogrande, su Nazione Indiana, ha pubblicato un interessante articolo su Cito, neo-vetero-candidato sindaco di Taranto. Vi consiglio di leggerlo con attenzione, lo spunto di riflessione è davvero urgente, la domanda spontanea è ‘può Cito partire da un consenso del 27%?’.

dio solo sa


“dio solo sa
se questa città
ha alberi”

dal brano “Canos” dei Verdena, in Requiem (2007)

La scrittura è furto? Storia di un esordio


La scrittura è furto? Storia di un esordio
Luciano Pagano pubblica Re Kappa, un libro che pone il lettore nel processo affascinante della creatività

Scrivere di un esordio letterario, del proprio esordio, è come scrivere della propria nascita. Dell’evento in sé il protagonista non sa nulla – se non attraverso i ricordi di altri, o le leggende rivedute dal desiderio di eroismo e rivalsa di vecchie madri stanche – eppure si porta addosso, con caparbia insipienza, tutte le tracce di quell’immane fatica. Scrivere della propria nascita è, quindi, atto pericoloso, difficile, oltre che avventato, perché non vi è momento più doloroso, straniante e misterioso di questo nell’esistenza di un individuo.
Luciano Pagano è nato! verrebbe da scriverlo a lettere cubitali su tutti i quotidiani. Con lui e per lui il protagonista di questo nuovo romanzo: Re Kappa, edito dalla casa editrice Besa.
Ora voglio capire che tipo di scrittore è venuto al mondo. Quest’uomo di carta, in questo caso specifico, nascendo non ci racconta una storia, ma ci viene incontro, ci aiuta a capire e a capirlo, quantificando quasi numericamente il costo del gesto del suo raccontare. Una scelta infinitamente coraggiosa.
Pagano romanza il suo esordio tra avventura, mito e cronaca letteraria. Descrive con occhi che guardano soprattutto quello che è dietro gli occhi stessi; quello che è, prima che sia, prima che diventi. Una capriola all’indietro, praticamente. Non la realtà, la società, la gente, quindi, ma quello che sta prima tutto questo.
Tale esercizio, creativo e mnemonico al tempo stesso, richiede inevitabilmente la complicità del lettore, e infatti Pagano si rivolge sin dal principio e in maniera diretta al suo ipotetico sodale, cerca un interlocutore, cerca complicità, ma anche perdono, comprensione.
Ne viene fuori una narrazione metaletteraria, un monologo connivente che avanza alla ricerca di risposte, una voce senza filtri, un vero e proprio innesto cerebrale che mette il lettore al centro di un sogno d’arte altrui, al centro di un desiderio, di un bisogno. Qui il lettore infatti non è posto dentro una storia, come di solito accade in narrativa, ma dentro la scrittura stessa, nel suo processo creativo e in tutte le sue domande. Quella di Pagano, per questa ragione, è scrittura sulla scrittura, che faticosamente cambia, che procede strisciando, urlando, inventando, ammalandosi, rubando. Re Kappa è, infatti, un romanzo in movimento in cui il pensiero letterario, di pagina in pagina, diventa sempre più antropico, chimico, ossessivo. Il libro sul Mestiere in una società di mestieranti. Un libro colmo di metamorfosi.
Il primo capitolo in esergo premette, utilizzando le autorevoli parole di Luis Ferdinand Céline, l’impossibilità attuale, per chi scrive, di raccontare la vita – ancora la vita, sempre la vita – ad un universo di lettori ben capaci oggi di trovare quella stessa vita, narrata o narrabile, ovunque con estrema semplicità e con più velocità. Cinema, tv, stampa, strada: tutto racconta la vita a tutti. Siamo gonfi della vita di tutti. Vita vera. Vita di tutti. La vita c’insegue. E allora cosa resta? Come fuggire? Quale è la strada nuova?
La cancellazione, il ritorno alla memoria prima della vita: potrebbe essere questa la risposta. La riscoperta di quello che c’è prima, o quello che c’è dopo aver cancellato tutto. Il desiderio della vita, in sintesi. Poiché scrivere è come prendere la parola, è dire “io vorrei esserci” , non conta l’esserci, ma il desiderio dell’esserci. E’ quella la matrice.
Qui dunque comincia Re Kappa. Dove la letteratura contemporanea sembrerebbe fermarsi, Re Kappa comincia. Prende il via il percorso tortuoso di uno scrittore alla ricerca della sua trama, del suo libro tra gli altri.
Pagano in via preliminare tratteggia il suo ambiente: l’inquietante mondo pop delle lettere salentine. Ambiente del quale intravede strani bagliori alla fine del canale attraverso il quale è costretto a strisciare per arrivare a vedere alla luce. Apre così sipari fulminanti su coppie standard: il critico e l’esordiente, l’attore e l’organizzatore di eventi estivi, l’editore e lo scrittore a contratto, lo scrittore affermato e quello che si affaccia timidamente sulla scena artistica locale. Osservando, cerca di capire. Chi è l’esordiente? Quanto dura l’esordio? Chi sostiene l’esordio? Quante tipologie d’esordio esistono? Ci sono quelli che ci provano a 18 anni e quelli che lo fanno dopo i 40; quelli che aspirano a restare per sempre esordienti, quelli che ritornano ad esserlo dopo molto tempo, quelli che sciupano l’evento, quelli che non fanno altro che creare occasioni d’esordio, quelli che dopo scompaiono, quelli che non ci arrivano mai. Da queste combinazioni esistenziali, Pagano passa poi, con squarci repentini, ricorrendo anche all’uso del flashback, all’analisi delle mille notti al sud, un sud di lettere e alcol, il sud delle attese da dimenticare, il sud delle anticamere, là dove ogni sogno è oggetto di scambio, dove i progetti più temerari fanno ridere, dove ogni uomo è libro ed ogni libro è cibo da PiErre. Da quello, ancora poi si spinge fin dentro la più buia solitudine, fino all’alterazione chimica psichica dell’abbaglio e del genio.
Il percorso che porta alla liberazione del protagonista, comunque, non scorre mai in discesa. Sembra ostacolato da un antagonista preciso. Benoit. Il nemico.
Benoit è scrittore senza aver pubblicato nulla; lui ha in sé il fascino immotivato del francesismo, lui è talento indimostrato e indimostrabile, lui è leggenda. Benoit non è mai nato, ha saltato i passaggi più dolorosi a cui sono costretti i neofiti, eppure sa bene chi sono i neofiti della scrittura, sa come e dove colpire. Benoit è terribile. Benoit ha in mano un’arma micidiale: la parola scritta di uno dei miti letterari del nostro neofita. Benoit è un nome, mentre il nostro protagonista è eroe affannato, senza nome, senza identità, ancora privo di una sua vita letteraria.
La parola che possiede Benoit è così autorevole da poter sciogliere tutti i dubbi. Una verità utilissima per chi è ammalato di scrittura.
Benoit si serve di questo manoscritto misterioso come di uno stendardo. Lo sbandiera senza rivelarne nulla. Benoit, proprio grazie a questa circostanza, potrebbe prendere il posto del nostro esordiente e, con la sua sicumera, ne accrescere quotidianamente dubbi e paure.
Chi è Benoit? Di chi è quel manoscritto? Benoit sembra invincibile. Prima sembra sincero e dopo bugiardo.
Benoit è la guerra, Benoit è invidia. Benoit è la pagina bianca.
Pagano descrive il crescere della tensione, l’insabbiarsi dell’ispirazione, la sofferenza fetale, il battito che rallenta, monitorandone ogni secondo come fosse l’ultimo. Mentre il tempo stringe.
Il viaggio verso l’esordio sembrerebbe a questo punto doversi concludere con un furto, per privare il rivale del suo potere ipnotico. Questo l’unico intervento ancora possibile. E del resto a suo tempo un furto era stato commesso dallo stesso Benoit e ora un altro sembra destinato a verificarsi, al fine di consentire la nascita di una nuova letteratura. La storia si ripete. Un libro, dopo un libro, e poi ancora un libro. Per trovare la vita, lo scrittore sembra costretto a rubare la vita, il sogno, la menzogna di un altro. E altri dopo di lui. A volte ne consegue la vita. A volte il trionfo, a volte la morte. A volte l’oblio. A volte la galera. Un colpo di scena dopo un altro.
Quella che sembrava essere la dettagliata descrizione di un parto metaforico, si trasforma così nella descrizione di un crimine. Ma è solo apparenza.

“La storia della scrittura è piena di gente che ha lavorato a tal punto da assumere su di sé, somatizzandole, le forme più strane: la forma del mulo, la forma del tapiro, la forma dell’elefante.”

Pagano analizza questa preziosa refurtiva che è la scrittura, in un monologo ossessivo ed autentico, che di reale ha solo la voglia di fuga, il cui obiettivo segreto è, invece, proprio alimentarne il mito. L’inestinguibile mito.

Elisabetta Liguori
su
“Paese Nuovo” di Sabato 31 marzo 2007

“Re Kappa”, presentazione Sabato 31 Marzo a Lecce


Sabato 31 Marzo, ore 19.00
Libreria Icaro
Via Liborio Romano – Lecce

Antonio Errico e Luciano Pagano
presentano “Re Kappa” (Besa Editrice)
di Luciano Pagano

“Re Kappa”, presentazione domani


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Giovedì 29 Marzo, ore 18.30
Libreria Palmieri
Via Trinchese, 62 – Lecce
telefono 0832/314144

Elisabetta Liguori e Luciano Pagano
presentano “Re Kappa” (Besa Editrice)
di Luciano Pagano