Martedì 4 ottobre: Roma (libreria Empiria), Marco Giovenale e Francesca Vitale, presentazione “XXI ossidiane” e mostra “Neuston”


A Roma, martedì 4 ottobre, alle ore 18:30
presso la Libreria Empiria (via Baccina 79)

presentazione della plaquette

"XXI ossidiane"
di
Marco Giovenale

a cura di Stefano Verdini

e

dell’installazione fotografica
"Neuston"

di
Francesca Vitale

A dieci anni esatti dalla mostra di Francesca Vitale, La natura del mondo (galleria Al ferro di cavallo, 4 ottobre 2001), a cui Marco Giovenale aveva preso parte con due prime poesie/"ossidiane", la collaborazione si rinnova il 4 ottobre 2011 attraverso la presentazione del progetto – in questi anni cresciuto e ancora in fieri – della sequenza più ampia di testi complessivamente riuniti sotto lo stesso titolo di Ossidiane: testi del tutto inediti, di cui il fascicolo qui proposto è ‘idea’, anticipazione e primissimo estratto, curato artigianalmente da Stefano Verdini. La presentazione vede esposti un’installazione e diversi pannelli di un ciclo di fotografie di Francesca Vitale: Neuston, serie di immagini articolatasi anch’essa nel corso degli anni recenti. La mostra rimarrà esposta fino all’11 ottobre, visitabile negli orari della libreria.

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"La pietra ossidiana è nera, trasparente ed opaca.
Con essa si fanno degli specchi, che riflettono l’ombra
più che l’immagine degli esseri e delle cose"

Roger Caillois, Pietre
A dieci anni esatti dalla prima collaborazione tra Francesca Vitale e me, intitolata La natura del mondo (presso la libreria galleria Al ferro di cavallo), che includeva fotografie e opere a base fotografica e due testi in versi (due tra le primissime ossidiane), la nascita/edizione di una sequenza più ampia di miei testi è l’occasione per immaginare una nuova mostra di FV (Neuston) che è insieme una lettura (dalla sequenza XXI ossidiane) e un’anomalia. L’anomalia è di carattere editoriale, in buona sostanza. Il fascicolo che viene presentato, infatti, è composto da 21 frammenti inediti, tratti da varie sequenze di ossidiane che nel tempo sono nate; e l’edizione che ne è stata approntata si deve a un artigiano, Stefano Verdini, che ha accolto il progetto di comporre un libro totalmente indipendente ed estraneo alle modalità di gestione del logos che normalmente la società letteraria privilegia e registra.

L’edizione è costituita da 50 esemplari in brossura, numerati: 40 sono con copertina blu, e 10 – con copertina rossa – contengono ciascuno una mia sibilla asemantica a inchiostro nero su carta inglese. Il fascicolo è stato impaginato con programmi e in caratteri open source, poi realizzato con legatura a filo. Nessun software ‘proprietario’ è intervenuto nella realizzazione del libro, che non è di fatto affidato ad alcuna catena produttiva né industria di stampa e distributiva; e tuttavia – e semplicemente – vorrebbe dimostrare con la sua esistenza (proprio per il modo in cui nasce, e non nonostante le scelte fatte) la realizzabilità di un’edizione curata di un’opera di scrittura di ricerca, non lirica.

Fino a uno o due decenni fa – e tutt’ora in paesi meno irragionevoli del nostro – queste ipotesi e prassi non erano fantasia, eccezione, né chiedevano chiose particolari. Si tratta di attività oggettivamente militanti e tendenzialmente (e intenzionalmente) fuori dal mercato. Un’esperienza come quella delle XXI ossidiane può in qualche modo funzionare anche da ponte, a unire l’idea di autoproduzione (i suoi elementi artigianali e di voluta ‘semplicità’) a quella di edizione d’arte (di cui però sono qui rifiutati rango e pretese cultuali, e cadute nel feticismo). Da questa funzione di collegamento viene un nome o sigla che non è edizione e non è collana: Ponte bianco. Si legano a questa operazione (anti)editoriale le immagini di FV, nuovamente: così come – dieci anni fa – le due mie poesie si legavano alla complessa mostra La natura del mondo (che includeva anche musiche di Luca Conti), ora una nuova sequenza di fotografie è in esposizione presso Empiria. Viene dal ciclo in b/n intitolato Neuston, dal greco νευστός, «natante, che nuota» (sull’esempio di plancton): piccoli organismi che scorrono immediatamente sopra o sotto il velo superficiale dell’acqua: visibili/invisibili, come gli affioramenti registrati dalle fotografie di FV, come il progetto di testi autoprodotti che qui compare, e come le stesse ossidiane, catturate da un’opacità, da un’ombra senza “significato” ma non senza senso.

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Qui la pagina facebook dedicata al 4 ottobre:
https://www.facebook.com/event.php?eid=192917970781203

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Si possono leggere in rete altre annotazioni legate al progetto:

La presentazione de La natura del mondo (2001):
http://www.scribd.com/doc/65425380

Un appunto più dettagliato sulla mostra del 2001 e sui testi del 4 ottobre 2011:
http://www.scribd.com/doc/65510537

Una nota per una (diversa/analoga) lettura, presso il Circolo delle Quinte (13 marzo 2011):
http://www.scribd.com/doc/65511691

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Empirìa
via Baccina 79 (quartiere Monti)
tel.0669940850 fax 0645426832

http://www.empiria.com
http://www.facebook.com/profile.php?id=100000682884159

“Dove c’era il lago” di Antonio Natile, presentazione sabato 8 ottobre a Bitonto


Presentazione del testo poetico
“Dove c’era il lago” (Lietocolle) 2011
di Antonio Natile

Sabato 8 ottobre ’11 – ore 19.00
Officine Culturali Bitonto (Centro Storico)

Un lago non c’è mai stato da che memoria insegna, nella terra, in questa terra di Puglia, in questo lembo increspato dalla roccia affiorante che ha dato all’autore i natali. Noci, posta sulla Murgia dei Trulli. E’ la terra in cui l’acqua si muove in maniera sotterranea, appare improvvisa, si nasconde per esserci. Così come non c’è il lago tra queste pagine, non c’è nemmeno la Maria dell’epigrafe cui è dedicata l’intera raccolta poetica edita LietoColle dal titolo ”Dove c’era il lago”. L’autore, Antonio Natile poeta trentenne, visionario, porta con se’, si fa carico di una memoria collettiva che è non sua, non soltanto sua, ma in quanto collettiva è anche la sua, ne è egli stesso tassello musivo e irregolare, così come irregolare ma dinamico è il percorso ora tra la poesia in purezza, ora tra la narrazione che apre finestre oltre la coerenza della poesia, neo icona di pietra, nel nome di quell’oralità tanto cara all’infanzia e alle generazioni che sono state e non solo. Ulteriore segno, fortissimo segno ancora, non a caso, è l’uso del dialetto che amplifica i contorni di quest’altare espressionista, dialetto vivo e strutturale che interviene là dove la lingua italiana non bastando a se stessa ha bisogno delle punte e delle asprezze sonore di consonanti che hanno la forma e la trama non dissimile dalla roccia. E’ un testo questo che tende alla nozione collettiva del mondo, e lo fa con costante passione: ”l’io” diventa ”noi” e racchiude un’altra verità che ha connotazioni politiche. Maria Grazia Calandronenella prefazione ai versi lo sottolinea felicemente annotando un’importante differenza : “ (…) Non stiamo parlando di poesia civile, stiamo parlando di un modo civile di fare poesia, perché comunque resta la sovversione, la radice esposta, il rovesciamento che sono congeniti alla funzione-poesia e che formano squarci di dubbio nelle apparenze, pure quando esse vengono consolidate con parole come intonaco e calce e cemento.”

Sabato 8 ottobre nel cuore del centro storico di Bitonto, presso le Officine Culturali (site in Largo Gramsci 7 )Antonio Natile vi aspetta con le sue poesie. Sarà introdotto da Irene Ester Leo e Michele Pettinato. L’iniziativa, promossa dalla Libreria del Teatro di Bitonto, avrà inizio alle ore 19.00.