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La magia della "Terra Bianca"


Angela Plati
La magia della “Terra Bianca”

Le leggende della valle di Vitalba raccontano che Federico I Barbarossa, in vecchiaia, si ritirò nel castello di Lagopesole. Leggende e storicità lo indicano afflitto da una deformità congenita ilare: orecchie allungate e puntute. Un imperatore, non poteva essere soggetto al ludibrio dei sudditi, le persone da temere devono essere perfette, per la qual ragione era un problema anche la semplice rasatura. La capigliatura doveva sempre rimanere fluente affinché coprisse la deformità. Non potendo contare sul  silenzio dei barbieri, questi venivano puntualmente eliminati, compiuta la loro opera. Se ne salvò uno, giovane e scaltro. Preservò la vita e, a modo suo, il segreto. Il semplice termine “segreto” induce alla divulgazione. È destino di questo vocabolo. Ci si sente sempre onorati di venirli a sapere e la clausula di doverlo custodire porta a tenerlo sulla punta della lingua. Essere, poi, a conoscenza di quelli di persone ricattabili investe d’autorità. Il giovane barbiere, scampato all’agguato, non resistette alla necessità di sfogarsi: scavata una profonda buca nelle campagne di Lagopesole vi gridò dentro, con tutta la forza che aveva in corpo, il segreto dell’imperatore. E il segreto non morì in quella buca. Vi crebbero delle canne che, agitate dal vento, diffusero la notizia ai quattro angoli della terra come una canzone: “Federico Barbarossa tène l’orecchie all’asinà a a a a …”! I ritornelli  lucani hanno continuato ad evocare la leggenda nei canti popolari. Potrebbe, tuttavia, non essere affatto una leggenda. La mensola in forma di testa maschile scolpita sul donjon del castello sopra il suo ingresso è una testa coronata, con due grandi orecchie a punta in bella vista, in cui la tradizione riconosce ancora una volta il nonno di Federico II.
Una luce intensa appare e scompare in prossimità del Castello nelle notti di luna piena. Il suo chiarore si diffonde per tutta la campagna accompagnato da lamenti e singhiozzi disperati. Si tramanda che questa luce sia di Elena degli Angeli, sposa felice di Manfredi di Svevia, in cerca del marito, dei figli e della loro felice esistenza, ad un certo momento troncata. Nelle stesse notti, negli angoli della campagna non raggiunti da essa e dalla luce lunare, si aggira lo stesso Manfredi, all’oscuro della presenza della moglie. Infelice quanto lei, vaga avvolto in un mantello verde su di uno splendido cavallo bianco. Si cercano vanamente, nel tentativo di ricongiungersi e ritrovare la felicità nello stesso posto che li ha visti vivere amorosamente. Un desiderio dannatamente impossibile.
Leggende e storicità del Castello Rosso.
La Basilicata ha tanti segreti da svelare. Storie irrisolte che la fanno definire dall’antropologo Ernesto De Martino “magica terra lucana”. Di recente, uno spontaneo passaparola ha scatenato la ricerca del “Santo Graal” nelle Basiliche Lucane, meta dei ritiri spirituali dei Templari. Secondo la maggior parte delle fonti storiche, il “Santo Graal” è il calice di Gesù dell’ultima cena anche usato per raccogliere il suo sangue dopo la Crocifissione, custodito dai Cavalieri Templari e mai ritrovato. “Il Codice Da Vinci”, discusso successo editoriale di Dan Brown, ha riportato l’argomento all’attualità.  Per quanto contestato, il suo libro ha acceso i riflettori su un’incognita, dando la possibilità agli appassionati di trovarvi una risoluzione. La bellezza dei libri è proprio quella di incuriosire le menti, nutrirle, sfamarle. Soddisfarle.
Cattedrali fra Dolomiti in un comune svettare verso il Cielo. Kilometri  di silenzio. Un silenzio fatto per preghiere raccolte. In una terra povera da sempre non ci si risparmia in devozione, perché tutto ciò che si riesce a produrre, da tanta caparbia aridità, è miracolo e lode al Signore. Solo la Lucania poteva ricevere segreti e conservarli. In silenzio.
Terra che ha visto il passaggio di martiri.
Innocenti e fedeli sino alla morte ad una Chiesa che, in principio, non ebbe la forza di proteggerli dall’inquisizione di Filippo IV il Bello e poi si asservì allo stesso, i Templari non si piegarono d’avanti a torture o roghi, nonostante potessero comprarsi la libertà. Fino alla fine martiri della Verità, cristiani migliori del Papà Clemente V e dei suoi cardinali. Non confessarono mai la loro ereticità, né mai sono rinvenute prove. Il desiderio di libertà è più forte di ogni abnegazione. È una naturale propensione. Rinunciarvi sino al sacrificio della vita, per non tradire il voto di ubbidienza, è, per molti, al di sopra di ogni umana comprensione. Nonostante ciò, nessun Templare venne meno alla regola.
Ritengo Papa Clemente V un’icona delle contraddizioni medievali. Pontefice, nonostante che per carattere, per condizioni di salute e per sfacciati interessi personali, non fosse all’altezza della carica papale, tanto meno in un periodo di profondo fervore religioso.  Accusato dalla storia di simonia, è noto per aver inaugurato il periodo della cattività avignonese.  È lo stesso che Dante collocò nel IX girone infernale. Bertrand de Got, diventato Pontefice senza neanche essere cardinale, iniziò il suo papato sotto cattivi auspici. Durante il corteo per la  sua incoronazione a Lione, morirono 12 uomini per la caduta di un muro che colpì lui stesso.  Carlo di Valois, fratello del re, gli riconsegnò la tiara rotolata nella polvere. Sia lui che Filippo IV ebbero, poi, una morte orribile.
I Templari sono gli unici ai quali non è stato rivisto il processo d’inquisizione nonostante i ritrovamenti di numerose testimonianze a loro favore, da  ricerche laiche.  Giovanna D’arco, già dopo 40 anni dal suo rogo, fu canonizzata  Santa. È stato, tra gli altri, rivisto il processo di Galileo Galilei. Al contrario, i Templari, che non sguainarono la spada come Calvino, gli albigesi e gli ugonotti, cruentamente dissenzienti e tuttavia supplicati di perdono da Papa Paolo VI, e che rimasero sino in fondo servitori della Chiesa, non sono ancora per Essa argomento di dibattito. Il loro ordine non è mai più stato reinstaurato, al contrario di quello dei gesuiti ripristinato con un decreto di Pio VII che abrogò quello di Clemente XIV.
L’ordine dei Templari, in realtà, non aveva avuto amici neanche nel periodo del loro massimo fulgore. Gli altri due ordini, i Cavalieri Teutonici e i Gerosolimitani, assistettero in silenzio al loro sterminio, nonostante il loro intervento potesse essere determinante. Dissidi politici ed economici, specialmente in Terra Santa. I Gerosolimitani si mostrarono, comunque, i più cavallereschi. A Chinon, in prigione, contattarono il gran maestro dei Templari, Molay, per offrire il loro sostegno. Molay rifiutò, considerando già tutto perduto. I Gerosolimitani  si ritirarono in nome della prudenza. Se si fossero schierati troppo apertamente dalla parte degli sventurati Templari, sarebbero stati sospettati di difendere, in fondo, se stessi. La Chiesa è da sempre accusata d’interessi economici ed è palese come questa motivazione  sia stata motivo di divisione al suo interno. I Templari, divenuti ricchissimi, persero tutti i loro averi per la cupidigia di Filippo IV, senza alcun intervento a loro favore da parte di chi, apparentemente svolgeva il loro stesso servigio, in realtà mirava ugualmente a conquiste del tutto temporali.
Ad accoglierci nella terra bianca, però, non sono stati i Templari, dissolti nella loro storia, ma proprio le Dolomiti Lucane. Dalla superstrada che percorre la valle del Basento, ripide e tortuose strade conducono a Castelmezzano e Pietrapertosa, i due paesi sorvegliati dai torrioni rocciosi del parco Gallipoli – Cognato. È elemento distintivo dei paesi lucani sorgere sui pendii.

…una catena di guglie di rocce arenarie,
profondamente incisa nella gola scavata
dal rio Caperino, svetta irta ed aspra
nella valle sinuosa del Basento tra
Albano e Campomaggiore.
La natura è un tempio dove pilastri vivi
mormorano a tratti indistinte parole;
l’uomo passa tra le foreste di simboli che
l’osservano con sguardi famigliari.

Charles Baudelaire

Bellissime, aspre, selvagge. Spoglie e suggestive. Segrete, nella loro apparente nudità ricche di flora e fauna scomparsa altrove.
La cucina lucana ha sapori estremamente decisi come l’asprezza della sua terra inondata di sole. Il maiale ne è il protagonista indiscusso. In genere magrissimo, produce un prosciutto di consistenza asciutta e nervosa che i lucani amano insaporire in modo piccante. Ce ne parlavano già gli storici Varrone e Cicerone, ma anche Apicio e Marziale, della “luganega”  aromatizzata con pepe nero e peperone rosso dal gusto aggressivo che si mangia fresca, arrostita o fritta, oppure la si fa seccare e affumicare, o ancora la si mette sott’olio. Le  soppressate e i capocolli hanno un gusto introvabile, mentre la “pezzenta”, il salame dei poveri fatto dagli scarti della macellazione minutamente tritati, aromatizzato con dosi generose di aglio e pepe, è la specialità culinaria che caratterizza la regione. Mi darà ragione chi ha assaporato questi salumi accompagnati con l’Aglianico del Vulture, l’intenso vino rosso locale. È particolarissimo. Rosso, se invecchiato con riflessi arancioni. Di sapore fresco e armonico, in sintonia col suo profumo delicato. La loro prelibatezza è ulteriormente esaltata se accompagnati col pane di Matera, unico per la sua fragranza. Anche questo si contraddistingue per l’introvabilità in altre zone. È di sola semola, in forme di grandi dimensioni, capace di mantenere intatto il suo sapore anche per alcuni giorni.
La cucina lucana è un’accogliente tavola umile e infuocata.  L’assoluto, indiscusso, protagonista è il peperoncino, nelle accezioni dialettali diavulicchiu, frangisello, pupon o cerasella. Iniziato ad adoperare, il suo sapore forte e deciso fa sembrare sciapiti tutti i piatti che non lo contengono.  Miscelare sapientemente le spezie per esaltare i piatti più poveri è nato come una necessità ed è diventato gusto. Fra tutte, il peperoncino, anche quello fritto nell’olio, è l’ingrediente immancabile nel “pranzo del contadino” che per natura o per usanza era tenuto ad essere “bue di giorno e toro di notte”.  Gli si affidava anche la cura della malaria. Il peperoncino, senza alcun dubbio, è l’incontestato spirito di Lucania.
L’unicità della calda cucina lucana, basata sulla sapiente unione di cibi semplici e genuini, ha come specificità l’uso del rafano, il tartufo dei poveri, e dei lampascioni, una cipolletta selvatica. Usato è l’olio d’oliva, mentre quasi sconosciuto è il burro.
Termino con un’ultima citazione, culturale e culinaria, per onorare la Lucania: Orazio nella VI satira parla della “zuppa lucana” di ceci e porri.
La regione Lucania è, alla fin fine, una fucina di sorprese, coglibili da chi non si ferma alle scarne apparenze.

Ed ecco io video. Apocalissi con figure, in movimento.


“Ed ecco io video”

Un Predicatore americano, sullo schermo, sta parlando dell’imminente ritorno di Cristo sulla terra. Segue un breve resoconto della predica online, al quale tento di avvicinare alcune riflessioni sul cortocircuito tra escatologia e millenarismo. Suggerisco, dopo la lettura, la visione del video, spero tuttavia di essere riuscito a condensarne in maniera ottimale il contenuto.
L’intenzione del Predicatore è quella di mostrare il panorama completo delle profezie contenute all’interno della Bibbia. In pratica, oggi stiamo vivendo un periodo quieto, per i fedeli e per la chiesa, nel quale soltanto in apparenza stiamo continuando a vivere la nostra vita all’insegna del fancazzismo più sfrenato. Sta per avvicinarsi infatti un periodo di tribolazione, in questo periodo tutti i fedeli sono prossimi all’incontro con Cristo, il che mi pare essere un buon giro di parole per dire che tutti stiamo per morire, non solo, il Predicatore sostiene che nei prossimi sette anni avverrà la più grande delle tribolazioni, dopodiché il Cristo tornerà sulla terra. Mi preoccuperei di meno se tutto ciò fosse vero. Ma la cosa si fa interessante, il Predicatore dice che tutto ciò è in accordo con quanto scritto sulla Bibbia. Mi domando cosa abbia mangiato questa persona nel pranzo del giorno in cui, dopo sonni tormentati e risvegliandosi nel tardo pomeriggio, oltre ad una serie discreta di flatulenze, ha partorito questa nuova visione del mondo. Ad uso e consumo di noi mortali, è naturale. Un breve spot interrompe questa anticipazione, si tratta della pubblicità di un tour, un viaggio che ognuno di noi può fare spendendo qualche centinaio di dollari. Il comune mortale, prima che sia giunta la notte della grande tribolazione potrà visitare Patmos, Istanbul, la Roma dei papi e di San Pietro. Segue, dopo lo spot del viaggio organizzato, e poi quello delle pubblicazioni editoriali dedicate all’interpretazione delle profezie millenaristiche. Mi viene da pensare che questi predicatori ogni due o tre anni dilazionino il giorno fatidico nel quale cominceranno i sette anni di fine del mondo, così da vuotare le casse, svendere le copie rimaste, ricominciare daccapo. Deve essere un mercato fiorente. ‘Quando leggerete queste cose, capirete che Gesù è prossimo’.
La puntata in questione è dedicata all’11 settembre. Il Predicatore ci spiegherà l’importanza di questo evento se letto nell’ottica dei prossimi anni – in termini di avverarsi delle profezie bibliche – non solo, ci mostrerà i passi della Bibbia nei quali si parla degli attacchi alle Torri Gemelle. Con rispetto parlando, Let us go.
Il Predicatore non è stupido, parte da considerazioni geografiche, bacchetta alla mano e mappamondo sulla scrivania. Negli Stati Uniti d’America vive un settimo della popolazione mondiale, questo è il primo dato che si premura di affermare. Il secondo dato consiste nel fatto che la maggior parte del petrolio del pianeta è conservato dall’altra parte (rispetto agli States) del globo, in medio oriente. Un Predicatore, questo, che dimostra di conoscenza degli ultimi venti anni di storia contemporanea. Il succo del discorso iniziale è questo, nella Bibbia è previsto che, a causa del petrolio, tutto l’ovest si sposterà verso l’est, l’attenzione del mondo sarà rivolta all’est, all’oriente, la fonte citata è Zaccaria 5. Il Predicatore tentenna, la sua voce è convinta, il tono è sicuro, l’andamento, tuttavia, è zoppicante. Qualcosa mi dice che stia mentendo su qualcosa, c’è una forzatura. Nella Bibbia si parala di malvagità, il Predicatore dice che la malvagità è un modo come un altro per definire il denaro, il libero scambio, il commercio; non mi sembra di capire, sto ascoltando un americano tuonare contro il libero mercato e la globalizzazione, il che sarebbe plausibile, un Predicatore televisivo si scaglia contro mammona all’indomani dell’undici settembre. Zaccaria parla di due donne che avevano ali come di cicogna, le due donne andranno dalle Torri Gemelle (impero americano) per prendere la malvagità e la ricchezza e portare a Shinar, ex-Babilonia, Iraq per intenderci; le due donne porteranno lì la ricchezza e costruiranno un palazzo. Vado in cerca delle tracce dell’Efa (come dice la Diodati), o Ephah come dice il Predicatore. Trovo niente meno che l’Apocalisse, e la Babilonia Commerciale. La descrizione di Babilionia, così come è scritta nell’Apocalisse, fa troppo gola per non essere paragonata a New York. Ed è lì che va a parare il Predicatore, è ovvio, Apocalisse 18 vs. 11 Settembre. Spot pubblicitario numero due, nel quale si vende un calendario, un chart, un calendario/grafico che ci permette di riconoscere l’approssimarsi della fine del tempo – in anticipo – è ovvio.
Ed ecco il colpo scenico del Predicatore, il suo tocco da maestro. Al contrario di Sodoma e Gomorra, Babilonia ha sempre goduto di ottima salute anche nei momenti in cui il signore la vedeva dall’alto con occhi torvi. Babilonia la grande, Babilonia la prosperosa, il Predicatore dice che Babilonia non è stata mai distrutta, tanto è vero che io ci sono stato nel 1963, nel 1971, e di recente, nel 1980, Babilonia, of course, non è affatto New York, la cui descrizione calza meglio a quelle contenute nei testi sacri, Babilonia è l’Iraq, ecco perché le profezie sono veritiere e la Bibbia non è affatto da cogliersi in senso metaforico. La Bibbia è un romanzo neorealista la cui trama abbraccia quasi quattro millenni, e, ai giorni nostri, siamo prossimi al termine della vicenda…almeno così è scritto. Saddam Hussein, in accordo con quanto scritto sulla Bibbia e fermo restando che Babilonia non è stata mai distrutta, da anni e anni sta conducendo quella che è la Costruzione della Seconda Babilonia. Follia pura. Saddam quindi non stava in realtà alimentando il suo potere personale sulle spalle degli abitanti di uno dei paesi in potenza più ricchi del pianeta, Saddam stava costruendo la Seconda Babilonia, in accordo con quanto scritto sulla Bibbia. Le guerre di religione, così ripudiate e affibbiate a chi sta dall’altra parte del mediterraneo (per noi) e del globo (per gli americani), sono fomentate anche in patria, cos’altro vuol dire il Predicatore se non che la nostra missione contro l’Iraq poggia su basi che le sono fornite da una doviziosa interpretazione delle sacre scritture, di fronte alle quali, tutti quanti, dobbiamo inchinarci? Alcuni brandiscono la spada e il corano, altri brandiscono la spada e la Bibbia, non cambia nulla, chi li sta a sentire si accorge che hanno ragione, che le loro parole sono fondate, che tutto era scritto. Tutte le guerre sono state già scritte. Un modo come un altro per gettare fumo negli occhi degli ignoranti. Dimenticavo di aggiungere che per tutta la durata della prima parte della predica, dietro al Predicatore c’è uno schermo al plasma con un fermo immagine raffigurante un peplum ambientato a Babilonia. L’immagine materiale che il Predicatore intende trasmettere assume un ruolo-chiave nell’esegesi. Vengono letto, di seguito, alcuni passi di Geremia, nei quali sono contenuti due tipi di concetti, il primo, che Babilonia verrà inesorabilmente distrutta, delenda Babylon, il secondo concetto è che verranno distrutte pietre angolari che sono pietre angolari, vite che sono vite, palazzi che sono palazzi; nulla in tutto ciò è metafora, ciò che non è stato ancora distrutto al giorno d’oggi lo sarà. I palazzi di Babilonia crolleranno, avvolti nelle fiamme e vampate terribili, fino agli ultimi due versi di Geremia 51. Ma se Geremia sostiene che Babilonia verrà distrutta e non risorgerà mai (premessa maggiore) e se il Predicatore televisivo sostiene che Babilonia non è mai stata distrutta prima d’oggi (premessa minore) allora stiamo assistendo alla distruzione di Babilonia (Iraq). Non ci sono dubbi, secondo il Predicatore stiamo vivendo la fine, siamo sull’orlo del compimento della profezia. Terzo Spot. Vi ricordate di quando vedevate la televisione tutti insieme, come una buona famiglia cristiana? Rimpiangete quei giorni? Ma dai! Da oggi c’è 1-888-SKY-ANGEL, la rete di programmi religiosi di intrattenimento e divulgazione, cartoni animati, video musicali, programmi di approfondimento, al costo di 9$ al mese per 36 canali, giusto il prezzo di una small pizza (in corrispondenza di questo advertise nello spot si vede una mamma che mangia una fetta di pizza insieme alla bambina, in piedi davanti al classico bancone della cucina americana, quella con il bricco di caffè sciacquato dietro le spalle). Domanda: il Predicatore è a conoscenza del fatto che per sintonizzarsi su SKY ANGEL al cliente fedele basta possedere una parabolica da 18”? Quarto spot. Ancora il tour nei luoghi dell’impero cristiano cattolico apostolico romano, che quindi intuisco essere la fonte primigenia del sostentamento economico di questi predicatori. Ci stiamo avvicinando al clou, con Daniele 2, 34-35 e 44, tutti sapete di cosa stiamo parlando se parliamo di un gigante dalla testa d’oro e i piedi d’argilla. Il signore farà sorgere un regno indistruttibile che nessuno potrà intaccare o attaccare, anzi, sarà proprio questo regno a soggiogare tutti gli altri. La profezia è ambigua e duale, il Predicatore è abile a questo punto nel non citare né l’uno (gli Stati Uniti d’America – il Bene) né l’altro regno (l’Iraq di Saddam Hussein). Mi sono dimenticato di dire che la trasmissione in questione risale al 25 settembre di quest’anno, quindi non è frutto del parto malato di menti predicatrici che si sono arrovellate su queste tematiche dopo l’11 settembre, questo video illuminista viene trasmesso dopo che la guerra è stata iniziata, dopo che sullo svolgimento della stessa a livello planetario chiunque ha avuto modo di farsi e vedere crescere diverse opinioni, dopo l’arresto e il processo a Saddam Hussein. Il segreto della profezia cela il perché del mantenimento, in ottima salute, di Babilonia. Babilonia potrà essere distrutta soltanto dalla seconda venuta di Cristo. Difatti siamo giunti alla profezia più importante di tutte, quella contenuta nel capitolo diciotto dell’Apocalisse; questa profezia è importante perché il suo contenuto sarà realtà proprio poco tempo prima della seconda venuta di Gesù Cristo. La prima caduta di Babilonia, senza troppi spargimenti di sangue è avvenuta nel 539 avanti Cristo per mano dei Persiani. Quella cui stiamo per assistere (o già assistendo?) sarà (è?) la seconda. Dopo quest’ultima profezia il Predicatore riporta il discorso in zone geografiche e semantiche attuali, torna a parlare di petrolio, il linguaggio e i termini utilizzati in diversi racconti profetici, la terminologia ship, shipmaster, fanno pensare quasi alle petroliere, sappiamo che sono queste grandi navi a trasportare il petrolio. “(18,17) E tutti i capitani, tutti i passeggeri e i naviganti e tutti quanti commerciano per mare se ne staranno da lontano (18,18) e, vedendo il fumo del suo incendio, grideranno: <<Quale città era simile alla grande città?>>. (18,19) E si getteranno della polvere sul capo e grideranno, piangendo e facendo cordoglio, dicendo: <<Ahi! Ahi! La grande città in cui tutti coloro che avevano navi sul mare si erano arricchiti della sua magnificenza, perché è stata devastata in una sola ora!”. Il fatto che i naviganti e tutti quanti commerciano per mare se ne staranno lontano viene collegato, nella nuova profezia, all’embargo. Il Predicatore chiede alla sua spalla, per supportare l’ipotesi che anche gli eventi di cui parla l’Apocalisse siano eventi che stanno accadendo oggi sotto i nostri occhi, “ma come facevano tutti coloro che avevano navi sul mare ad essersi arricchiti della sua magnificenza, se non commerciando in oil?(petrolio)”. Tutto torna. La logica e la scientificità dell’aderenza tra realtà del testo e realtà del mondo è suggerita dalla serietà trasmessa dal Predicatore e dalla sua spalla, il primo, poco oltre la quarantina (Mr. Phillip Goodman), è quello con la parlantina sciolta, il secondo, più anziano non fa che confermare quanto sostiene il primo, tutti e due hanno una Bibbia formato A4 davanti a loro, la sfogliano, la leggono, saltano da un libro all’altro. Al termine dell’intervento viene proposto l’acquisto di un libro-reportage da Babylon (Bagdad). God bless you, vi invitiamo alla seconda parte dello speciale che andrà in onda la prossima settimana, e ricordate che our goal is to reveal the truth of scripture as it pertains to the second coming of Jesus Christ.

§

Digressione. Il contenuto della rivelazione sin qui esposta è facilmente visibile in rete, non solo, i testi sui quali si basa l’intera rivelazione, oltre naturalmente alla storia degli ultimi anni, sono con molta probabilità già presenti in casa vostra, nella Bibbia (Antico e Nuovo testamento). Proprio nell’inserto settimanale del Sole24Ore uscito domenica scorsa un articolo di Gianfranco Ravasi era dedicato alla Bibbia nel suo significato di testo religioso unito alla sua importanza come testo letterario. La Bibbia intesa non soltanto come libro dei libri ma anche come storia delle storie, miniera di narrazioni cui hanno attinto i popoli d’Oriente e, in virtù della diffusione planetaria del Cristianesimo, anche i popoli d’Occidente. E’ innegabile, malgrado l’abisso ideale che separa l’Antico dal Nuovo Testamento, il ruolo che questo testo ha avuto e continua ad avere nella storia della diffusione della cultura presso i popoli nelle diverse epoche, l’immaginario collettivo si è da sempre nutrito delle narrazioni e delle storie bibliche. La Bibbia di Gutenberg ha contribuito alla diffusione della lettura come fenomeno individuale, forse dando un input decisivo al fenomeno dell’autodidassi lettoriale e autoriale. Lo stesso Martin Lutero tradusse e diffuse le favole di Esopo, segno che ai tempi della Riforma la Bibbia era strumento di trasmissione di una consapevolezza di sé al cospetto del mondo.

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Il delirio profeto-statunitense descritto non è affatto inedito. Non si tratta di una novità, la paranoia che connette i fatti che accadono oggi in Medio-Oriente con l’Apocalisse non si tratta di un fenomeno che segue all’undici settembre. Un film più di tutti sembra raggiungere il livello paranoideo del Predicatore menzionato pocanzi, addirittura una produzione angloitaliana degli anni settanta, laddove l’addirittura è giustificato dalla presenza nello stesso film di calibri come Kirk Douglas, Adolfo Celi e Robert Caine, forse la pellicola in questione non ha meritato l’Oscar, tuttavia in una storia della cospirazione paranoica connessa ai racconti relativi alla fine del mondo un posticino se lo ritaglia. Questa pellicola, in anticipo/sintonia di 30 anni, con il delirio neotestatunitense è stata impressa in Inghilterra, e si intitola “Holocaust 2000” (con Kirk Douglas, Robert Caine, Adolfo Celi).
Basta leggere la trama prima ancora di vedere il film per accorgersi di quante pulsioni si addensino attorno a questo oggetto-paranoico:

“L’industriale Robert Caine vuol costruire in un paese del Terzo Mondo una centrale termonucleare di inaudita potenza, ma anche mostruosamente pericolosa. Si oppongono al progetto sua moglie Eva, il capo dell’opposizione dello Stato che ospiterà l’impianto, uno scienziato, un medico e un sacerdote che nella centrale identifica una delle “bestie” dell’apocalisse. Quando costoro vengono eliminati in circostanze oscure, Caine, dapprima incredulo, si convince che il suo progetto è voluto dal Maligno, dall’Anticristo, per la distruzione dell’umanità. Scopre anche grazie al defunto medico che l’Anticristo si è incarnato in suo figlio Angel. Decide allora di ucciderlo ma viene immobilizzato e condotto in una clinica per malati di mente dove rischia la morte. Riuscito a fuggire, raggiunge la sua compagna, la giornalista Sara Golan che gli ha appena dato un figlio e con la donna e il bambino si rifugia in un lontano paese. Assunta la direzione dell’impresa Angel è ormai libero di realizzare il suo progetto che dovrà essere attuato al compimento del suo trentatreesimo anno. Come vogliono le profezie, però, il figlio che Sara ha dato a Robert è destinato a contrastare i piani del Maligno.”

Il film è disseminato (più esatto sarebbe dire profuso) di citazioni dal libro dell’Apocalisse, una delle visioni che rimane più impressa è quella dello stabilimento petrolifero che emerge dai flutti e si trasforma nella bestia dalle molte teste.

Il regista di questo anti-capolavoro si chiama Alberto De Martino, lo stesso cognome del ben più famoso antropologo e studioso, Ernesto De Martino, che proprio ad un testo postumo ripubblicato nel 2002 da Einaudi e intitolato “La fine del mondo”, raccoglieva anni di ricerche e riflessioni sul tema delle apocalissi culturali. L’edizioni in questione altri non è che una ristampa dell’edizione del 1977, in pratica lo stesso anno in cui fu girato Holocaust 2000. Proprio da questo testo estraggo un frammento (260.3) nel quale viene delineata con lucidità estrema la differenza tra l’escatologia delle scritture nella quale c’è speranza, e l’escatologia della contemporaneità, dalla quale ogni forma residua di speranza è scomparsa:

“Nella vita religiosa dell’umanità il tema della fine del mondo appare in un contesto variamente escatologico, e cioè o come periodica palingenesi cosmica o come riscatto definitivo dei mali inerenti alla esistenza mondana: si pensi per esempio al Capodanno delle civiltà agricole, ai movimenti apocalittici dei popoli coloniali nel secolo XIX e nel XX, al piano della storia della salvezza nella tradizione giudaico-cristiana, ai molteplici millenarismi di cui è disseminata la storia religiosa dell’occidente. In contrasto con questa prospettiva escatologica, l’attuale congiuntura culturale dell’occidente conosce il tema della fine al di fuori di qualsiasi orizzonte religioso di salvezza, e cioè come disperata catastrofe del mondano, del domestico, dell’appaesato, del significante e dell’operabile: una catastrofe, che narra con meticolosa e talora ossessiva accuratezza il disfarsi del configurato, l’estraniarsi del domestico, lo spaesarsi dell’appaesato, il perder senso del significante, l’inoperabilità dell’operabile.
Senza dubbio l’attuale congiuntura culturale dell’occidente non si esaurisce in questo tema disperante e disperato, e anche quando se ne lascia sfiorare o toccare o addirittura investire con soffio di tempesta reagisce variamente al suo mortale richiamo […]”

Lo spunto per la collezione di queste note deriva dalla considerazione che l’interesse per la fine e della sua descrizione nascondono le modalità di cui si nutre l’uomo per vivere il presente. A ciò si aggiunge che, se ad esempio nel caso di De Martino l’antropomitografia poteva costruirsi soprattutto su fonti letterarie oltre che sulla ricerca antropologica, oggi non esiste più una religione o qualche religione, bensì migliaia di movimenti, alcuni dei quali millenaristi; oggi, forse, si possono azzardare ipotesi di natura stratigrafica sulla consistenza dei fenomeni culturali, ognuno con ricezione diversa perché somma di quanto veicolato anche da fonti spurie (la Bestia di Holocaust 2000 come raffigurazione della Bestia nell’Apocalisse di Giovanni). Esempi di narrazioni che si rincorrono, che anticipano oppure descrivono in contemporanea alimentandosi di un cortocircuito che non è più vissuto come alterità, o addirittura arrivano postume di due millenni rispetto a quanto accaduto. Essendo la veridicità di ogni discorso in discussione, ciò che si vede sarà ciò che si ottiene, compresa la fine del mondo.

Fonti

Per la rivelazione della profezia, ovvero Il secondo ritorno di Cristo
http://video.google.com/videoplay?docid=458579566498649741&q=11%2F9

dalla Bibbia i libri di
– Zaccaria, 5
– Daniele, 2
– Geremia, 51
– Apocalisse, 18


e poi

– Ernesto De Martino, La fine del mondo. Contributo all’analisi delle apocalissi culturali, Einaudi prima ed. 1977, 2002.
– Holocaust 2000 regia di Alfredo De Martino, con Kirk Douglas, Robert Caine, Adolfo Celi, Agostina Belli, Simon Ward


Filmografia apocalittica

The Horn Blows at Midnight (1945)
Late Great Planet Earth by Hal Lindsey (1970)
666 by Salem Kirban (1970)
A Thief in the Night (1972)
The Omen (1976)
God Told Me To (1977, a.k.a. Demon)
A Distant Thunder (1977)
Damien: Omen II (1978)
The Number of the Beast (197?)
The Number of the Beast by Robert Heinlein (1979)
Fear No Evil (1980)
The Apple (1980)
The Final Conflict (1981)
Image of the Beast (1981)
The Prodigal Planet (1983)
The Seventh Sign (1988)
Child of Darkness, Child of Light (1991)
Omen IV: The Awakening (1991)
The Servants of Twilight (1991)
The Rapture (1991)
The Bible Code by Michael Drosnin (1997)
The End of Days (1999)