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Tutto in un giorno. Stefano Donno recensisce “È tutto normale” sul quotidiano “il Paese nuovo”


Tutto in un giorno

Sarebbe sbagliato dire che Luciano Pagano torna alla narrativa. Sbagliato perché Pagano la scrittura non l’ha mai trascurata,  non l’ha mai abbandonata, non l’ha mai sedotta e lasciata a sè stessa. Dal romanzo “Re Kappa” edito da Besa qualche anno fa,  quest’autore non ha conosciuto un attimo di posa, e ci è andato giù a muso duro scrivendo saggi, articoli, racconti per riviste e  antologie. Ora ecco un nuovo lavoro dalle sue mani, per i tipi della Lupo editore nella collana diretta da Antonio Miccoli, dal  titolo “È tutto normale”. La prima cosa in assoluto che fa strabuzzare gli occhi, e rende questo prodotto una vera e propria opera d’arte, o meglio un oggetto da collezione, è la splendida copertina della superba Nicoletta Ceccoli, (o come direbbe una “grande”  del fumetto italiano come Ketty Formaggio, Nicoletta Ceccoli), che vi invito a conoscere e soprattutto amare. Ma permettetemi di  fare gli onori di casa: per chi non la conoscesse Nicoletta ha illustrato numerosi libri principalmente in Italia, negli Stati Uniti,  in Inghilterra, esponendo i suoi lavori “Roq la Rue” (Seattle),”Magic Pony”(Toronto), “Dorothy Circuì”(Roma),Richard Goodall  Gallery ( Manchester). Le sue opere sono veri e propri oggetti del desiderio. Dopo essersi ripresi dalla cover deluxe (l’artwork intitolato “Evidently Goldfish”, opera dell’artista Nicoletta Ceccoli, raffigura una bambina che porta al guinzaglio un pesce rosso  in un mondo di sogno) ecco che non si fa in tempo a tirare un sospiro di sollievo che la quarta di copertina recita così: “Una volta fuori  dall’utero ogni uomo è perso”. Vero, verissimo! In questo lavoro si parla di Destini, tutti quei grovigli di possibilità quantiche che  rendono le cose nella vita caotiche, indeterminate, a volte imperscrutabili. Le cose vanno in questo modo, e sarò volutamente sintetico e stringato per non togliere la sorpresa ai lettori di quest’opera intrigante e fascinosa. Ludovico e Carlo sono una coppia  di omosessuali che vivono nel Salento: il primo figlio di un prestigioso notaio, il secondo non solo erede di una nota industria di  latticini ma anche docente universitario di antropologia, come a voler delineare già una condizione di agiatezza e benessere dei  protagonisti che comunque fa sognare in un periodo di crisi come il nostro. Nella grande e sontuosa villa Donini, circondata dal   verde e immersa nel calore e nei colori del Salento, insieme hanno cresciuto Marco, figlio di Carlo e di Eleonora, quest’ultima  morta per una grave malattia a distanza di un mese dal parto. Ludovico e Carlo stanno aspettando ansiosi Marco, che dopo una brillante conclusioni di studi universitari in architettura nella capitale, ha annunciato l’arrivo a casa in compagnia di Kris. L’ansia dei “due genitori” si sviluppa sino ad una trepidante concitazione per prima cosa perché si ha la percezione che si tratti della condivisione di una notizia importante. Poi perché ( e non hanno il coraggio di dirselo) sono in fervente attesa di capire se Kris è un lui o una lei. «Abbiamo abbastanza elementi per dichiarare aperte le indagini, ti anticipo che l’esito di questa ricerca non costituisce un punto a favore dell’ipotesi che si tratti di una donna», è così che Ludo si rivolge a Carlo con un sospiro di  omosperanza. Per conto suo Marco è anche molto inquieto … perché? A Kris per anni ha nascosto la “anomalia” della propria famiglia. Luciano Pagano, torna a parlare di Salento, e lo fa con una storia troppo plausibile perché non sia stata ispirata ad una  storia vera. Ad ogni modo romanzo originalissimo, in cui il tema dell’omogenitorialità, diventa capacità di resa di una  letteratura d’impegno civile e poetico, cosa rara ai nostri giorni. Il romanzo si svolge in una giornata, riportandoci indietro a  poco meno di una trentina d’anni fa, nel periodo in cui Carlo e Eleonora si sono conosciuti e sposati, fino alla nascita di Marco. Luciano Pagano, è uno scrittore che non si riesce a non amare soprattutto quando dal suo cilindro magico, caccia storie come questa!

Stefano Donno
su “il Paese nuovo” (7/7/10)

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“È tutto normale”, recensione di Marco Mattanti su Il Recensore.com


Fuori dall’utero ogni uomo è perso“, si legge sulla quarta di “È tutto normale” (Lupo Editore, 2010) di Luciano Pagano. L’idea che viene in mente è quella che una volta nati siamo in balia di una certa dose di indeterminatezza che soggiace a un destino a volte nebuloso e poco scrutabile. Il concetto è sottolineato anche nella scelta della copertina, artwork intitolato “Evidently Goldfish”, opera dell’artista Nicoletta Ceccoli: una bambina che porta al guinzaglio un pesce rosso in un mondo di sogno. Ma entriamo nel dettaglio della vicenda.

Non ci sarebbe nulla di strano nel raccontare di due genitori che attendono con trepidazione il ritorno nella loro villa in Salento del loro figlio unico, neolaureato in Architettura, trasferitosi a Roma appena compiuti i diciotto anni. Tutto sarebbe normale, se non fosse che il giovane Marco Donini, rampollo di una famiglia che possiede un’azienda casearia che distribuisce i suoi prodotti in tutto il mondo, sta tornando a casa insieme a una persona il cui sesso non è stato specificato, e il cui nome, Kris, non lascia a intendere nulla.«Abbiamo abbastanza elementi per dichiarare aperte le indagini, ti anticipo che l’esito di questa ricerca non costituisce un punto a favore dell’ipotesi che si tratti di una donna», è così che Ludo con un pizzico di omosperanza sostiene l’incertezza di genere della persona che arriverà assieme a Marco. Tutto sarebbe normale se non fosse che ad attendere Marco non ci sono il padre e la madre del ragazzo, bensì due padri, Carlo Donini e Ludovico Carrisi. La descrizione della scena iniziale è l’impalcatura su cui verranno innestati i flash-back di una vita passata, quella di Carlo e di sua moglie Eleonora. I due giovani sposi, nel Salento degli anni ottanta, vivono spensierati e felici una vita fatta di gite al mare e pomeriggi trascorsi al circolo del tennis cittadino oppure a ascoltare musica a casa del loro migliore amico, Ludovico.

Sarebbe accaduto, prima o poi. Amavano la stessa musica. Frequentavano gli stessi posti. Facevano gli stessi viaggi, nelle stesse località, esotiche o misteriose a seconda di ciò che dettava la moda del momento. Asia, Nord-Africa, Estremo Oriente. Erano cresciuti in un mondo fatto di nomi propri, dove tutti erano consapevoli e allo stesso tempo cercavano di minimizzare le loro ascendenze familiari, per paura che sulla loro spensieratezza gravasse il peso di chi, un simile paradiso, poteva soltanto sognarlo. Chi l’avrebbe detto che Eleonora, fotografata con il suo sorriso splendente in una qualsiasi delle gite che avrebbero fatto su quella barca, avrebbe avuto un figlio da uno di quei due“.

Proprio Ludovico diventerà l’amante e poi il compagno di Carlo, con il quale crescerà il figlio Marco, una volta che Eleonora scomparirà per via di una malattia. Sono passati quasi trenta anni. Carlo oggi insegna Antropologia all’Università, Ludovico Carrisi è un notaio, i due vivono insieme. Eleonora si fa sentire pur nella sua completa assenza.
Dopo le torride atmosfere di “Re Kappa”, esordio di Luciano Pagano, il giovane autore salentino costruisce il suo secondo romanzo sull’ipotesi di uno dei tanti mondi possibili/plausibili nel quale si muove uno dei 100.000 figli di coppie omosessuali (uomini o donne) che vivono in Italia. Ne risulta un romanzo in cui il tema dell’omogenitorialità, facendo da sfondo, non diviene una gabbia per la vicenda che si snoda, alternando i dubbi di Marco (che non ha mai raccontato dei suoi genitori a Kris) agli imprevisti che danno alla vicenda un tono realistico.
Il romanzo si svolge in una giornata
, riportandoci indietro a poco meno di una trentina d’anni fa, nel periodo in cui Carlo e Eleonora si sono conosciuti e sposati, fino alla nascita di Marco.
In “È tutto normale” i ricordi affiorano con naturalezza mescolandosi alla vicenda presente. L’acuta descrizione dei caratteri è uno dei segni distintivi di questo romanzo, prova ne è il fatto che i personaggi restano ‘impressi’ nella mente per via delle descrizioni del loro vissuto interiore, soprattutto nei dialoghi. Dopo la lettura il lettore avrà la compagnia degli umori di Carlo, dell’insistenza verbale di Ludovico, della personalità eterea di Eleonora, della determinatezza così ingenua di Marco e di Kris. Già, chi è Kris? Non sappiamo nulla di Kris a eccezione del fatto che suo padre è un pastore canadese, ex-pilota d’aereo e omofobo. Marco Donini, tuttavia, ha in sé tutti gli anticorpi necessari per reagire a ogni situazione che gli si presenterà in questa giornata particolare, o almeno così spera.

È tutto normale” è un testo che si caratterizza per una scrittura misurata, vigile, capace di alternare i picchi emotivi di una storia straordinaria al punto da farcela accettare come normale fin dall’inizio, e che soprattutto è ispirata a una vicenda realmente accaduta. Ed è proprio grazie alla forza della scrittura di Pagano, matura rispetto all’esordio, che “È tutto normale”, nel “sud del sud dei santi” di beniana memoria, diviene una vicenda plausibile e allo stesso tempo un romanzo godibilissimo che non mancherà di destare interrogativi perfino nel lettore più smaliziato.

Marco Mattanti (diritti riservati)
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