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Un Papa per chi è stufo dei “Papi”


“Habemus Papam”, l’ultima pellicola del regista Nanni Moretti, da qualche giorno nelle sale, è a mio parere uno dei risultati meglio riusciti del regista. Lo dico a scanso di equivoci anteponendo le parole “a mio parere”, al giudizio della critica e a tutto ciò che già in questi giorni sta nascendo in ambito cattolico sotto forma di prime critiche nei confronti di questa pellicola. Quale il perché di questa affermazione? Tanto per cominciare prima della visione partivo dalla piccola delusione a seguito de “Il caimano” (2006), il film incentrato sulla figura del premier Silvio Berlusconi. Prima ancora che la realtà oltrepassasse la fantasia (Rubygate etc. etc.), di quel film, comunque un bel film ‘morettiano’, non mi era piaciuto l’incastro narrativo dei diversi nuclei presenti nella storia e in particolare come si passava da una fase iniziale tutta fatta di preparativi per un film ‘definitivo’ da allestire a opera del produttore Silvio Orlando in conflitto ‘costruttivo’ con la giovane regista, interpretata dalla bravissima Jasmine Trinca, a una fase in cui il finale mi sembrava troppo ‘bruciato’ date le aspettative, e nel quale il finale, seppure altamente rivelatore, lasciava con un senso di impotenza narrativa prima ancora che di impotenza descrittiva, in poche parole, amaro in bocca. In “Habemus Papam” si ha proprio ciò che ci si aspettava dalla visione de “Il Caimano”, ovvero sia vedere la realtà cambiata, stravolta, immaginata, reinventata. Ciò che Nanni Moretti non era riuscito a realizzare con una pellicola su Silvio Berlusconi (molto più difficile sarebbe girarne una ora, forse) riesce invece con un film d’invenzione che parla della breve storia di un papa eletto immediatamente dopo la morte di Giovanni Paolo II.
Il Pontefice viene assalito dai dubbi fin dal primo sentore di dovere essere lui, l’eletto. Raccontare la pellicola, dove non c’è un solo punto della sceneggiatura che sappia di scontato o nemmeno gratuito, sarebbe un peccato.

Molti si sarebbero attesi la descrizione di un pontefice-macchietta, caratterizzato dall’essere l’uomo sbagliato nel momento sbagliato. Quello che capiremo soltanto quando l’ultima scena della pellicola si sarà consumata è che forse, nel dramma umano di questa umanità, la figura impersonata da Michel Piccoli è niente meno che un uomo giusto nel momento giusto, a essere sbagliata è l’aspettativa di un mondo che non potendo più attendere né sperare in una redenzione afideistica, si affida all’elezione di un leader maximo. E se l’”Habemus Papam” di Moretti fosse una metafora filmica atta a descrivere il meccanismo dell’esigenza di leader, innescato da Silvio Berlusconi, e contagioso pure per la sinistra? E se il regista avesse scelto un soggetto, un tema, un tempo e una vicenda ‘blindati’, per parlare d’altro?

Si potrebbe quasi dire che Nanni Moretti, dopo avere previsto e descritto ne “Il caimano” i germi di tutto ciò che negli anni successivi, nonostante il Governo, avrebbe decretato il decadimento del “Papi”, sia passato a descrivere ‘criticamente’ – e senza criticare, il nucleo fondamentale della nostra cultura, ovvero sia la forte unione tra Stato e Chiesa. Proprio nell’anno del 150° anniversario dell’Unità d’Italia uno dei nostri registi più apprezzati all’estero ci ricorda del nostro conflitto storico con il Cattolicesimo, la Religione e Dio, conflitto vissuto molto più interiormente di quanto non sia dato di immaginare. Si paventa quasi l’ombra di quel “Porno-Teo-Kolossal”, ultima opera alla quale lavorava Pasolini, contemporanea a ‘Petrolio’ e alle ‘Salò o le 120 giornate di Sodoma’. Segno che per un regista dello spessore di Moretti il confronto con il tema trattato in “Habemus Papam” rappresenta una tappa cruciale, anche perché a prescindere che si tratti di un Papa, quello della ‘successione’ è un tema ricorrente di questi tempi e importantissimo, basta fare qualche nome (Berlusconi, Fidel Castro, Gheddafi etc.) per immaginare tutte le tematiche relative alla successione e alla ‘sudditanza’ psicologica da leader, fenomeno di deriva molto psicoanalitica e molto poco democratica. Ecco perché Nanni Moretti, come ne “La stanza del figlio” e come in altre pellicole, vedi “Sogni d’oro”, torna a fare lo ‘psicoanalista’, è il personaggio che nella contemporaneità, come un tempo solo gli dei dell’Odissea, domina e allo stesso tempo fa da supervisore alle psicologie, ai caratteri e alle anime di tutti i personaggi.

C’è uno scambio di battute nella pellicola, quello in cui si descrive la posizione del Pontefice nella gerarchia ecclesiastica, laddove si dice che il Papa è il ‘primo’ fedele, ma che è anche l’ultimo. Nel rappresentare sua Santità come un uomo, con i suoi drammi e con le sue titubanze, Nanni Moretti fa un favore anche ai fedeli, innalzando loro stessi a ruolo di ‘primi’. Lo psicanalista impersonato da Moretti non è un credente, non importa, quel che importa è che la Chiesa, in questi giorni che seguono immediatamente l’inizio della proiezione, anziché scagliarsi contro una pellicola per affermare la sua primazia su ogni dubbio ‘umano’ che potrebbe investire la ‘carica’, rischia di fare un autogol. Ciò di cui dovremmo essere curiosi, come fedeli, dovrebbe essere molto di più un altro quesito, ovvero sia “Che cosa pensa, di questa pellicola, Joseph Ratzinger?”.

Fornire allo spettatore un’apertura al dubbio umano, laddove il mondo richiede certezze per essere rassicurato. Dare al lettore certezze in un campo dove il dubbio, la ricerca, l’approfondimento empirico e le leggi fisiche sovrastano la nostra capacità decisionale diventando problemi morali. Questi sono i due estremi delle riflessione che scaturiscono dalla visione di un film, “Habemus Papam” pellicola del regista Nanni Moretti in questi giorni nelle sale, e dalla lettura di “Scienza e verità” (Pensa Multimedia), libro che raccoglie le encicliche dedicate alla scienza da Giovanni Paolo II e che assume un ruolo particolare proprio in questo breve lasso di tempo che ci separa dalla fatidica data del 1° Maggio 2011, giorno in cui Giovanni Paolo II verrà beatificato. Perfino il fatto che un Pontefice venga beatificato, dovrebbe essere oggetto di riflessione da parte di credenti e non credenti, in quanto con questo contesto un uomo viene innalzato agli onori degli altari, con un processo – potremmo dire – ‘transumano’.

Mentre “Habemus Papam” ci presenta un papa dubbioso, questa raccolta di discorsi e lettere di Giovanni Paolo II ai rappresentanti delle più importanti istituzioni e accademie scientifiche del nostro tempo ci restituisce il pensiero consapevole di un pontefice che è stato ‘cardinale’ nel suo ruolo di trait d’union tra epoca moderna e epoca contemporanea. Grazie a lui infatti il dibattito sulla sul rapporto tra scienza, filosofia e morale è potuto divenire tale, e non si è fossilizzato in un’esacerbazione di posizioni a senso unico da parte della Chiesa, che ha, nel suo pontificato, ritrattato e rivisto alcune posizioni oltranziste dal punto di vista storico, basti pensare all’episodio di Galileo Galilei. Lo studio e l’approfondimento del creato da parte della scienza non vanno viste come la numerazione di una serie di cause che minerebbero l’esistenza di Dio, anzi “La scienza contemporanea, la vostra, permette di scoprire un mondo molto più meraviglioso, ed essa ci rinvia ancor più fortemente al Creatore, alla sua saggezza, alla sua potenza, al suo mistero, ed al mistero dell’uomo al quale Dio ha donato questo potere di decifrare ciò che esiste prima di lui”. Tutto rimanda alla gloria e alla potenza del Signore che si dispiega nel creato, sosteneva Giovanni Paolo II, e ben venga che l’uomo possa scoprire gli infinitesimi componenti della materia, siano essi atomi, leptoni, quark: tutto ciò non fa che ribadire la complessità e la bellazza della creazione. Lo stesso dicasi dell’atteggiamento di positività della Chiesa (cfr. “Gaudium et Spes”) nei confronti dei miglioramenti che la scienza apporta di continuo nella nostra vita quotidiana. Ecco perché questo libro “Scienza e Verità” (Pensa Multimedia,Giovanni Paolo II, introduzione a cura di Mario Castellana, in appendice scritti di Arcangelo Rossi e Demetrio Ria, Pensa Multimedia, pp.196, € 14,00, 9788882327910), curato da Mario Castellana, Docente Epistemologia e di Filosofia presso l’Università del Salento, e che si avvale delle riflessioni di Arcangelo Rossi e Demetrio Ria, presenta in un unico volume quella che potremmo definire l’”avanguardia” del pensiero della Chiesa circa il suo rapporto con la scienza e gli scienziati. Non mancano le sorprese, nella lettura, anche per chi più scetticamente crede nell’immobilità dell’istituzione cattolica.

Concludo suggerendo che la visione della pellicola “Habemus Papam”, così come la lettura di “Scienza e Verità”, sono capaci di porre lo spettatore, così come il lettore, di fronte ai limiti della propria coscienza nei confronti del sacro, elemento dal cui rapporto non possiamo prescindere nella vita di ogni giorno, a prescindere che siamo credenti oppure no.

http://twitter.com/lucianopagano

pubblicato sul quotidiano “Il Paese Nuovo” di oggi mercoledì 20 aprile 2011

Bisogno e desiderio in un libro di Mario Signore


Questa sera, alle ore 19.00, Massimo Cacciari sarà a Salice Salentino presso il Centro polifunzionale “P. B. Perrone” con Donato De Mitri e Iacopo Bonacchi per presentare l’ultimo libro di Mario Signore, dal titolo “Economia del bisogno ed etica del desiderio”. Pubblico qui di seguito un mio articolo comparso sul quotidiano “il Paese nuovo” di oggi (clicca qui per scaricare la versione in pdf)

“Economia del bisogno ed etica del desiderio”
Mario Signore

Il compito più difficile in cui può riuscire la filosofia è quello di risultare comprensibile, cercando di instaurare un dialogo fruttuoso con gli uomini e non soltanto con un gruppo sparuto di accademici dediti alla scrittura. Un traguardo arduo che non sempre è raggiungibile. L’ultimo libro pubblicato da Mario Signore per i tipi di Pensa Multimedia riesce in questo intento, trattando un argomento di estrema attualità, il ruolo dell’etica nella società contemporanea. Il titolo del testo delinea fin da subito l’ambito della ricerca: “Economia del bisogno ed etica del desiderio” (Pensa Multimedia, collana Inter-sezioni, pp. 238, €19,00). L’economia è la scienza che organizza e studia i bisogni del genere umano strutturato in società; l’etica approfondisce le regole del comportamento. Fu Hans Jonas, nel 1979, con la sua opera “Il principio responsabilità”, a teorizzare per primo l’esistenza di un valore etico che travalica la durata dell’esistenza del singolo, rendendo l’individuo responsabile di scelte che hanno conseguenze su coloro che verranno dopo di noi. Un contributo fondamentale alla costituzione di un’etica responsabile è dato dall’Occidente, inteso come luogo dove tempo e spazio hanno dato luogo a una tradizione consolidata che sola può fornire le basi per un’antropologia etica rispondente alle esigenze dell’uomo contemporaneo: “L’Occidente può offrire al dibattito interculturale il risultato più maturo della sua tradizione culturale, etico-politica e religiosa, ripartendo, magari, da quella base filosofica ispirata al concetto aristotelico di essere umano e a quel liberalismo neoaristotelico, per il quale, il fatto che l’uomo si possa definire un «animale con bisogni» è altrettanto importante e fondamentale del possesso della ragione, e richiede che ogni concezione dei diritti, della libertà, della stessa dignità umana debba fare i conti con la condizione di bisogno degli esseri umani”. In questo testo, nel quale non mancano puntualizzazioni storico-filosofiche e ‘scorribande inattuali’ nella filosofia antica e moderna (da Aristotele a Hegel passando per Montaigne e Marx fino a Zygmunt Bauman), sono contenute diverse riflessioni sulla condizione del cittadino della polis attuale nei confronti della sua libertà di pensiero e azione; le questioni sollevate sono molteplici, non ultima la mutazione, ad esempio, del concetto e dell’applicazione della libertà intesa in senso ‘moderno’ nel mondo contemporaneo. Questo saggio riesce in un intento, quello di ricucire lo strappo avvenuto sul territorio filosofico dell’etica contemporanea tra il dopoguerra e oggi, integrando le acquisizioni della filosofia moderna alle più recenti istanze filosofiche dell’etica, assumendo diversi punti di vista, che vanno dal religioso e filosofico in senso stretto e approdano fino alla laicità più estrema, passando per l’etica dell’individuo sociale. E se la via di un’etica universalmente condivisa si nascondesse in una trascendenza laica? Come ha sostenuto lo stesso Massimo Cacciari, che oggi presenterà il libro a Salice Salentino, insieme all’autore, l’etica è laica per sua stessa definizione, non rifacendosi ad altro che a un ethos, ovvero sia a una norma di comportamento che si attua nel rispetto della salvaguardia della collettività, ad esempio potremmo difficilmente concepire un’etica che incoraggia all’uccisione del prossimo. Esistono fondamenti dell’etica, quindi, che sono incontrovertibili al di là del nostro credo o non-credo di appartenenza. L’invito è senza dubbio quello di approfondire queste tematiche a partire dalla lettura integrale di un libro come questo “Economia del bisogno ed etica del desiderio”, che offre allo stesso tempo risposte e domande su questioni importantissime dalle quali ogni nostro vissuto non può prescindere. Mario Signore è docente di filosofia presso l’Università del Salento da quaranta anni, con i suoi studi ha approfondito diverse aree della filosofia contemporanea, da Giovanni Gentile a Max Weber, passando per i filosofi dello Storicismo e dell’Ermeneutica. I suoi studi di storia della filosofia, epistemologia, etica della responsabilità e la globalizzazione, tradotti e pubblicati all’estero, costituiscono importanti strumenti nel dibattito delle discipline storico-filosofiche contemporanee.