Una lezione di stile: da “L’elemento umano” di William Somerset Maugham


“Mi guardai attorno con soddisfazione. È molto piacevole trovarsi solo in una grande città che non vi riesce del tutto nuova, e in un grande albergo vuoto. Vi dà un senso di libertà delizioso. Io mi sentii le ali dello spirito battere di gioia. M’ero fermato un dieci minuti nel bar e avevo preso un Martini secco. Ordinai una bottiglia di vino rosso, un vino molto buono. Avevo le membra stanche, ma la mia anima rispondeva in modo meraviglioso a quello che c’era da mangiare e da bere, e così una dolce leggerezza cominciò a invadermi il cuore. Mangiai la minestra e il pesce con la mente piena di piacevoli pensieri.

Dalle tavole occupate mi giungevano brani di dialogo e fantasticai intorno ai personaggi di un romanzo che stavo scrivendo. Qualche battuta che pensai per quel romanzo mi diede al palato un sapore più buono di quello del vino. Cominciai a riflettere sulla difficoltà di descrivere l’aspetto della gente come uno la vede nella realtà. È stata sempre, per me, la difficoltà più grande. Che cosa riesce a vedere il lettore quando uno descrive una faccia lineamento per lineamento? Credo che non riesce a vedere nulla. Ma il metodo che qualche scrittore usa di rilevare una caratteristica saliente, la furberia degli occhi, l’inclinazione di un sorriso, e di esagerarla, è un metodo, per quanto efficace, che evita non risolte il problema.

Io mi guardai attorno e mi domandai come avrei fatto a descrivere le persone che sedevano alle tavole vicine. C’era un uomo che sedeva solo a me di faccia e, per cominciare, mi domandai come avrei trattato lui. Era un tipo magro e alto, dinoccolato. Indossava una giacca da pranzo e una camicia inamidata. Aveva la faccia lunga e gli occhi chiari: i capelli biondi e ondulati, ma piuttosto radi, con un principio di calvizie alle tempio che gli dava una cert’aria di nobiltà. I suoi lineamenti erano comuni; la bocca e il naso come tutte le bocche e i nasi di questo mondo, le guance perfettamente rase, la pelle chiara per natura ma in quel momento abbronzata dal sole. Sembrava un intellettuale, ma in un modo molto comune; avrebbe potuto essere un avvocato o anche un nobiluomo che sapeva giocare abbastanza bene a golf. Pensai che doveva avere molto buon gusto, doveva leggere molto e che insomma sarebbe stato un ospite piacevole a una ricca tavola di Chelsea. Ma coma dar di lui in poche righe un ritratto vivo, interessante e preciso insieme non sapevo proprio immaginare. Forse sarebbe stato meglio insistere sull’aria di stanca distinzione ch’era sua caratteristica e lasciar perdere tutto il resto.

L’osservavo soprapensiero, e d’un tratto egli, muovendosi sulla seggiola, mi fece, rigido ma cortese, un piccolo inchino. Io, cosa piuttosto ridicola, non posso impedirmi di arrossire quando mi trovo preso alla sprovvista, e allora mi sentii le guance calde. Ero rimasto scombussolato. L’avevo guardato con insistenza per diversi minuti come se egli fosse un oggetto inanimato. E naturalmente lui aveva dovuto giudicarmi un villano.

Risposi all’inchino con imbarazzo e portai gli occhi altrove. Per fortuna in quel momento arrivò il cameriere a servirmi un altro piatto. Io ero sicuro di non aver mai visto prima l’uomo che mi sedeva di faccia. E mi domandai se il suo inchino fosse dovuto all’insistenza indiscreta con la quale lo avevo guardato, e per la quale aveva potuto credere che cercavo di ricordarmi dove lo avessi visto altre volte, o se davvero lo avessi incontrato, conosciuto e poi completamente dimenticato. Non sono un buon fisionomista, e poi, nel caso particolare, ho la scusa ch’egli aveva un aspetto comune a tantissima altra gente. Se ne vedono a dozzine di uomini come lui, nelle partite di golf intorno a Londra. Egli terminò il suo pranzo prima di me. Si alzò, ma invece di uscire di fermò davanti alla mia tavola. Mi tese la mano.”

§

Il brano è tratto dal racconto “L’elemento umano” di William Somerset Maugham, in “Ritratto di un’attrice”, Mondadori, Medusa, 1958, traduzione di Elio Vittorini; il racconto è tratto dal volume “Altogether”.

Marco Simoncelli


Necessità del respiro


[…] Necessità del respiro, la necessità di respiro d’ogni creatura, lo aveva spinto fin qui, ma in pari tempo era stata una necessità non corporea, una nostalgia del visibile, della visibilità del mondo, del respiro nella certezza dell’universo visibile. Stordito dall’affanno egli stava alla finestra, sostenuto dalla mano che lo stringeva fortissima, e non sapeva quanto tempo egli fosse già stato lì in piedi, se ore o alcuni istanti soltanto; la coscienza del tempo riaffluiva in lui soltanto incompiuta e frammentaria, soltanto a frammenti, a grandi tratti nascosto dalla paura e dall’angoscia di soffocare, il mondo tornava a ricomporsi e la coscienza ridiventava coscienza, e soltanto a poco a poco si rese conto di ciò che era accaduto e comprese che il problema non riguardava soltanto l’Eneide, ma qualcosa che egli doveva ancora scoprire.

Il mondo era adesso lì innanzi a lui, immerso nel silenzio e dopo tutto il frastuono trascorso era un silenzio quasi incredibile, probabilmente era già notte inoltrata; le stelle ardevano grandi nel loro grande cammino, forti e rassicuranti irraggiavano quiete, perché infondeva quiete il riconoscerle, anche se nonostante la chiarezza del cielo restavano come velate da un’inquietante foschia, quasi che tra il loro spazio e quello del mondo sottostante si fosse interposta una volta di torbido cristallo, dura e impenetrabile e appena aperta allo sguardo, e quasi gli pareva che la demoniaca dissociazione a cui egli era stato sottoposto in precedenza insieme col suo corpo quando giacendo ascoltava e ascoltando giaceva, si fosse proiettata nel mondo esterno, che anzi questa frattura fosse divenuta qui così netta e così misurata, come egli mai aveva sperimentato per se medesimo. Lo spazio terrestre era in tal modo chiuso e inarcato contro lo spazio stellare, che nulla si avvertiva dell’agognato alito dell’infinito, nemmeno era saziata la sua fame di aria, né poteva essere lenita quella sua pena, poiché il vapore, da cui prima la città era stata avvolta, ora, nonostante la brezza della sera, non si era dissolto, ma, a mala pena disperso, si era invece mutato in una specie di febbrile trasparenza, e quasi sotto la pressione […] che si rispecchiano l’una nell’altro e sono in tal modo visibili,
catene infinite delle immagini
che circondano il tempo e l’immagine eterna
senza cogliere interamente né l’uno né l’altra e tuttavia
sempre più eterne,
finché nell’ultima eco del loro accordo,
in un ultimo simbolo,
l’immagine della morte si unisce con quella di tutta la vita,
la realtà-simbolo dell’anima,
la sua dimora, il suo eterno presente e perciò
la legge che in lei si attua,
la sua necessità.

E nella necessità si era tutto compiuto, necessaria era stata persino la via di una conoscenza che dissolveva il didentro e il diguori nell’immensità inconoscibile, separandoli e dividendoli fino alla complessa estraneità. Eppure in questa assoluta, ineluttabile necessità, non è racchiusa anche la speranza di un ritorno all’armonia dell’essere, la speranza della non-vanità di ciò che accade e di ciò che è accaduto? nella necessità sono emerse le immagini e nella necessità esse conducono sempre più vicino alla realtà! Oh, vicinanza dell’immagine eterna, vicinanza della realtà eterna, nel cui atrio egli stava, – si spezzerà ora la cristallina volta dei segreti celesti? svelerà ora la notte il suo ultimo simbolo a lui, i cui occhi sono destinati a spegnersi, quando essa apre i suoi occhi? egli fissava le stelle, il cui corso, determinato dal destino, determinava il destino, e che doveva presto compiersi dopo migliaia di anni, ciascuna stella seguendo il destino per la propria via e insieme spingendo avanti il destino di padre in figlio nelal schiatta dei tempi; e lo salutava il presente del cielo che si stendeva dal visibile all’invisibile per compiere il ciclo del ridonato sapere, lo salutava di là, al margine sud-occidentale, familiare e inquietante, il segno dello Scorpione, dal corpo minacciosamente ricurvo, immerso nella mite corrente della Via Lattea; Andromeda posava il capo sull’alata spalla di Pegaso, ciò che non può mai svanire irradiava […] sospesa al di sopra della cecità dell’uomo;
perché egli è immerso nel perpetuo presente della domanda,
nel perpetuo presente di un sapere insciente, divina prescienza dell’uomo che non sa, poiché domanda e deve domandare,
che sa poiché precede ogni domanda,
divina per l’uomo e soltanto all’uomo concessa fin dal
principio
come sua intima, umana necessità,
per amor della quale egli
deve interrogare sempre la conoscenza e
sempre venirne interrogato,
ansioso di risposta l’uomo, ansiosa di risposta la conoscenza,
legato alla conoscenza l’uomo, legata all’umanità la conoscenza,
entrambi legati l’uno all’altra, entrambi ansiosi di risposta,
sopraffatti dalla realtà divina della prescienza
dall’immensità della sciente domanda, che
a nessuna risposta terrena, a nessuna verità di conoscenza
terrena
è mai dato raggiungere e che tuttavia
solo qui sulla terra può avere e deve avere risposta,
realizzata sulla terra
come gioco alterno della doppia configurazione del mondo,
realtà trasformata in verità, verità trasformata in realtà,
secondo il comando a cui l’anima è sottoposta,
la sua necessità […]

da “La morte di Virgilio”, Hermann Broch, 1962, Feltrinelli
traduzione di Aurelio Ciacchi, Der Tod Des Virgil, 1958

Questo frammento dell’opera di Hermann Broch, più conosciuto per questo romanzo “La morte di Virgilio” che per la bellissima trilogia “I sonnambuli” (Einaudi), è soltanto l’inizio di una delle parti più trascinanti di questo libro, un testo ‘misterico’ nel quale troviamo all’opera una lingua densa e oscura, allo stesso tempo chiarificatrice, appunto, del mistero che si nasconde nel trasumanare la propria vicenda esistentiva e della storia che ci circonda, in storia narrata. Hermann Broch, “chiuso in una cella delle prigioni naziste”, come ricorda nell’ottima introduzione un maestro come Ladislao Mittner, ripensa alla sua vita e alle sue opere, segnate dal non aver narrato, secondo lui, il significato più profondo dell’animo. Allo stesso modo di Virgilio, che consegna all’umanità un poema destinato alla distruzione del fuoco. Questo è uno dei libri in cui mi rifugio quando non riesco a leggere qualcosa di innovativo che mi sappia ‘commuovere’ più di un libro del 1958.

“Pensiero a mezzodì” – José Pascal


Il faro bianco veglia sul mare quieto,
impassibili fichi d’india,
il vento muove energia,
fra gli specchi si riflette il sole,
una barca taglia il confine.

Muretti a secco custodiscono rigogliosi ulivi,
resistono i templi megalitici,
delicate distese di grano,
la vigna matura,
il popolo di formiche lavora e spera.

Estratto dalla “scatola di latta”
(dipinto di Nicola Ricchiuto, su gentile concessione dell’autore) 

Danza


Marco Giovenale, un testo inedito.


Marco Giovenale
[un testo inedito]

«…intreccio fatale del tempo con lo spazio» (Foucault)
– ma guarda.

La busta con i panni
sudici – nel tiretto.
Lo stay si risolve in 24
ore da adesso.

Deve lasciare in poco tempo questo=quel
poco spazio. Resto fondato sul resto.

Di niente ha seconda copia, tranne che delle chiavi –
parlate

§

[Su gentile concessione dell’autore, Marco Giovenale, pubblico su Musicaos.it questo suo testo inedito. Qui di seguito posto l’inizio della sua bio/biblio-grafia della quale potete proseguire la lettura sul suo blog SLOW FORWARD, dal 2006 un punto di riferimento per chi si occupa di poesia di ricerca e parola ‘viva’ nel nostro paese]

Marco Giovenale è nato nel 1969 a Roma, dove vive e lavora come editor e traduttore; collabora alla BiGLLI, Bibliografia Generale della Lingua e Letteratura Italiana, pubblicata dalla casa editrice Salerno. È stato organizzatore di mostre. Ha vissuto per un breve periodo a Firenze. Tesi sulla poesia recente di Roberto Roversi. Sito: Slowforward (ora su WordPress; il periodo 2003-2006 è su Splinder). Cura la lettera-dono bina (che ha fondato nel 2003), e il fascicolo irregolare lettere grosse (nato nell’ottobre 2009). Nel 2010 ha inventato l’”echoing blog” du-champ, per una mappatura di blog e siti di scrittura di ricerca e poesia visiva e asemantica (e cfr. anche http://groups.google.it/group/asemic). È inoltre redattore di: GAMMM, IEPI (International Exchange for Poetic Invention), Flux e The flux I share, Surrism/notitle, wee image, compostxt, recognitiones, Nothing and insight, Flux Usa, Fluxlist Europe, hotel stendhal, Poetry Kessel-lo, Exp-net, exixtere, «Argo», «Sud». Nel 2010 ha ideato e fondato, con altri, il sito Punto critico. È redattore “at large” (!) del semestrale statunitense di letteratura «OR». Collabora al Centro culturale La camera verde (di Giovanni Andrea Semerano), per le cui edizioni dirige Felix, collana di plaquettes di poesia sperimentale e serie di letture. Fa parte del comitato di consulenza della rivista «La clessidra», e del gruppo di lettura della collana Nuova Poetica, delle edizioni Transeuropa.

27 Ottobre 2011 – Rubens Brasserie (Lecce) “e senti questa, Loredana!”, Loredana De Vitis a dialogo con le vostre storie d’amore


“e senti questa, Loredana!”
le storie d’amore inventato di Loredana De Vitis

Giovedì 27 Ottobre 2011 – Ore 21.30
Rubens Brasserie – Via Matteotti 36 – Lecce
con Loredana De Vitis
a dialogo con le vostre storie d’amore
voce e chitarra Cristina Cagnazzo

Una serata dedicata all’amore, scritto e vissuto (e viceversa?), sulla scia dei racconti di “Storie d’amore inventato”, il libro di Loredana De Vitis. Appuntamento giovedì 27 ottobre alle ore 21.30 presso la Rubens Brasserie di Lecce, in via Matteotti 36, con l’autrice e gli interventi musicali di Cristina Cagnazzo.

Una serata che sarà un vero e proprio spettacolo, perché le storie che ha raccontato Loredana in “Storie d’amore inventato” verranno messe in scena in dialogo con il pubblico. Come l’amore spoglia gli uomini e le donne e li mette faccia a faccia con se stessi e con i propri sentimenti e emozioni, così la scrittura di De Vitis entrerà in un dialogo giocoso e irriverente con autori e lettori. Si racconterà l’amore degli sms, dei biglietti dei cioccolatini, delle chat ma soprattutto delle vite concrete delle persone.

Per raccontare la propria, basta cercare la pagina dell’evento su facebook e “prenotare” un intervento nel corso della serata. Ma attenzione, l’autrice avverte: qualunque cosa racconterete, potrebbe finire in un prossimo racconto.

Loredana De Vitis, classe ‘78, scrittrice e giornalista salentina, narratrice di talento, si è imposta di recente all’attenzione nazionale grazie al libro di racconti ”Storie d’amore inventato”. Con il racconto “rossella e andrea. e Rossella e Andrea” ha vinto il premio Subway Letteratura 2011, che le ha permesso di essere letta da centinaia di migliaia di lettori nelle metropolitane e nelle stazioni bus delle più importanti città d’Italia. Il suo ultimo ‘concept’, una mostra narrativa itinerante dal titolo ”Io sono bellissima” (www.iosonobellissima.it), ha esordito a Roma nel settembre 2011 ospitata dall’Unione Donne in Italia. Osservatrice acuta della realtà nelle sue relazioni con l’immaginario, la scrittura di Loredana De Vitis propone un’immagine della donna nitida e priva di stereotipi.

Cristina Cagnazzo impugna per la prima volta una chitarra a dodici anni, e non la molla più. Dal 1999, come cantante e musicista, in diverse formazioni spazia dal punk al metal, dal grunge all’hard rock. Nel 2007 fonda la band Shotgun Babies, che ha all’attivo un centinaio di concerti, un demo cd, due videoclip, concorsi vinti, un album autoprodotto, un singolo in uscita e tre compilation, di cui una statunitense. Il gruppo, che ha già in varie occasioni accompagnato Loredana De Vitis nelle presentazioni dei suoi racconti, è presente nella sezione relativa alla musica contemporanea del libro “Le ragazze del rock”, della giornalista de “Il Manifesto” Jessica Dainese.

Parteciperanno, insieme agli altri autori che hanno aderito Gianluca Conte, Stefano Donno, Luciano Pagano, Massimiliano Manieri, Francesca Lamberti, Lorenzo Gasparrini

Info:

http://www.loredanadevitis.com/
scrivi[at]loredanadevitis.com

Un concorso dedicato al romanzo di genere fantastico: Premio Kipple 2012


Segnalo il seguente bando indetto da Kipple Officina Libraria, consapevole del fatto che per gli scrittori esordienti (e non solo per loro) è importante trovare dei ‘lettori’ interessati alle loro opere, soprattutto se sono scritte in un genere, quello fantastico, che negli ultimi anni sta avendo un po’ più di visibilità ma che ancora, secondo me, non ha tutta l’attenzione che merita. Esclusi i noti.

Chissà perché quando penso alla tradizione italiana del genere di fantascienza il primo titolo che mi viene in mente è "3012" (Einaudi) di Sebastiano Vassalli. Mi piace pensare che il vincitore del concorso di Kipple Officina Libraria vedrà pubblicato il suo romanzo esattamente 1000 anni prima dell’anno in cui si svolge la bella storia di Vassalli. Su questo sito, sempre in tema di genere fantastico, nei prossimi giorni avrò modo di ospitare l’intervista al curatore di una nuova collana di romanzi fantastici. Buona lettura.

Kipple Officina Libraria
Premio Kipple 2012 – V edizione del Premio Kipple per il miglior romanzo di genere fantastico.

Kipple Officina Libraria crede molto nei talenti letterari di casa nostra. Ecco perché anche quest’anno bandisce una selezione per il miglior romanzo di genere fantastico. Stiamo parlando del Premio Kipple 2012.

1) Sono ammesse solo le opere in lingua italiana inedite, mai pubblicate su carta, neppure parzialmente. I romanzi devono avere la lunghezza minima di 150 cartelle dattiloscritte e massima di 250 cartelle (per cartella s’intende, all’incirca, una pagina da 60 battute di 30 righe, cioè 1800 caratteri spazi inclusi).
2) Il contenuto deve essere SOLO ed ESCLUSIVAMENTE fantastico. Non saranno ammesse opere di fantasy o urban fantasy.
I generi ammessi sono:
– fantascienza (hard science-fiction, post-cyberpunk, steampunk)
– narrativa di anticipazione
– neo-noir (thriller e new weird)
-horror
Testi di qualsiasi altra natura NON verranno presi in considerazione.
3) È possibile partecipare con più opere.
4) La quota di partecipazione è fissata in 20 € per ogni opera, da accreditare entro il 30 maggio 2012
sul conto corrente postale n° 43103274 con causale “Premio Kipple 2012”
oppure tramite bonifico con le coordinate bancarie:
IBAN IT95W 07601 01600 000043103274 intestato a Gianluca Cremoni
con causale “Premio Kipple 2012”
5) La scadenza è fissata per il 30 maggio 2012.
6) I romanzi devono essere spediti in allegato all’indirizzo: kol
indicando nel titolo dell’e-mail “Premio Kipple 2012”.
Nel corpo della mail dovrà essere presente: il Titolo (o i titoli) dell’opera, l’Autore e la dicitura: “dichiaro che l’opera allegata non deriva da plagio e di essere in possesso di tutti i diritti ad esso connessi; ai sensi del d.lgs. 30 giugno 2003 n.196”, “acconsento al trattamento dei dati personali da me forniti”.
In allegato dovrà esserci il testo salvato come “titolo opera” di “nome autore” (con nome dell’autore, il titolo dell’opera e un indirizzo email sul frontespizio della prima pagina) e deve essere presentato SOLO in formato elettronico .doc, .rtf, .odt o .docx e, sempre in allegato, la ricevuta del pagamento.
7) Il vincitore del Premio avrà diritto alla pubblicazione del romanzo sulla collana “Avatar” distribuito nelle librerie convenzionate, e pubblicato in versione ebook nella collana “eAvatar”, distribuito su tutti i portali on-line quali IBS, Mediaworld, Unilibro, LaFeltrinelli, Biblet, Bol, Bookrepublic, ecc. e su Amazon US, UK, DE, FR.
L’autore riceverà un regolare contratto editoriale entro la fine del 2012.

Riepilogo:
Lunghezza: min 150 max 250 cartelle
Scadenza: 30 maggio 2012
Invio a: kol in formato .doc, .rtf, .odt o docx.
Quota di partecipazione: 20 € per ogni romanzo

ufficiostampa
www.kipple.it
http://twitter.com/KipplePress

Oggi FURIO COLOMBO e GIANNI D’ELIA ad ASCOLI, ore 18.00 – Libreria RINASCITA


Oggi alle 18 presso la Libreria RINASCITA di Ascoli Piceno (Piazza Roma n. 7) si svolgerà il terzo appuntamento di [EX]PRESSIONI – la gru poesia e realtà piceno festival.

Oggi incontreremo il giornalista, scrittore e parlamentare Furio COLOMBO, ex direttore de L’Unità e firma d’eccellenza de Il Fatto quotidiano, già inviato Rai, professore di giornalismo alla Columbia University di New York ed autore di numerosi libri (tra cui l’ultimo, "No. Brevi interventi in Parlamento 2008-2011", è stato stampato dalla Sigismundus Editrice di Ascoli Piceno) e Gianni D’ELIA, poeta civile e scrittore militante tra i più importanti in Italia (tra i suoi molti libri ricordiamo l’antologia di versi scelti 1977-2007 "Trentennio", edita per Einaudi nel 2010)Al termine dell’incontro la Libreria Rinascita offrirà un rinfresco con buffet e degustazione di vini.

Un grande appuntamento per la città di Ascoli, vi aspettiamo!

Vi ricordiamo che il Festival continuerà domani sabato 22 presso Piazza martiri di Via Fani a San Silvestro di Castorano per [ex]PRESSIONI FEST: musica. teatro. letterature dalle 16.30 a notte (con Augusto Amabili, Dina Basso, Carlo Cannella, Chiara Daino, Loris Ferri, Raimondo Iemma, Massimo Gezzi, Enrico Piergallini, Stefano Sanchini + concerti di Persian Pelican e Segnali di Ripresa) e domenica 6 novembre alle ore 18 alla Sala Kursaal di Grottammare (AP) per l’incontro con il ricercatore storico Luigi-Alberto Sanchi (CNRS, Parigi), con cui parleremo di crisi economica, di feudalesimo italiano e di cervelli in fuga.

La Gru – www.lagru.org

Roma, mar. 18 ottobre: le edizioni Oèdipus da Empirìa (con C.Bello Minciacchi, F.G.Forte, M.Giovenale, G.Marmo , G.Marzaioli, F.Muzzioli, V.Ostuni, I.Schiavone, F.Tricarico)


Libreria Empiria
(Roma, via Baccina 79)
Martedì 18 ottobre, ore 18.30

Presenza del testo
Una lettura di poesie, e un’occasione di confronto.

Con
Cecilia Bello Minciacchi, Francesco G. Forte, Marco Giovenale, Giovanna Marmo, Giulio Marzaioli, Francesco Muzzioli, Vincenzo Ostuni, Ivan Schiavone, Ferdinando Tricarico

su faceboook :
https://www.facebook.com/event.php?eid=125286254242431

*
Oèdipus nasce nel 1997 per farsi testimone dei percorsi nuovi e, non di rado, sperimentali sui quali si sono incamminati nel nostro paese i linguaggi della poesia e narrativi. Accompagnano tale vocazione lo speciale interesse per testi rari e (ancora) nascosti, ed una inclinazione verso la ricerca storico-culturale. C’è anche, in bella evidenza, l’adesione a temi e motivi espressi dalle lettere e dalla cultura latinoamericane, insieme alla (più audace) decisione di mantenere viva l’attenzione sulla drammaturgia, non solo nazionale. Oèdipus pubblica 15-18 titoli in un anno e Lo stato delle cose, periodico di pensiero critico e scritture.

http://www.oedipus.it

*
Empirìa
http://www.empiria.com

Venerdì 14 ottobre ore 19.30 – “Nefrhotel – Mi hanno venduto un rene” di Giuseppe Cristaldi alla Libreria Volta lacarta di Calimera (LE)


Nefrhotel – Mi hanno venduto un rene di Giuseppe Cristaldi
(Promo Music)

Venerdì 14 ottobre 2011 ore 19,30

Libreria Voltalacarta – via atene, 39 Calimera (le)

Introduce Stefano Donno

Kamal è un ragazzino nepalese, orfano, naufrago nella miseria, eppure appartenente all’alta casta dei Newari, la casta egemone a Kathmandu, culla floreale dell’omertà. È innamorato di Buddha, il cui nome egli pronuncia per allontanare la paura mentre si sciacqua nelle pozzanghere o durante le meditazioni del nonno sciamano. Come tutti i suoi coetanei carezza il sogno di una vita, ma a differenza di essi sacrifica il corpo per realizzarlo: svende un rene ai trafficanti di organi che operano tra Oriente e Occidente. È una piaga di inaudite proporzioni che contrasta la diffusa spiritualità orientale, una dualità spirito/macelleria che si ripete in tutto lo sfogo di Kamal. È un vomito silente che scorre nel cinismo dei turisti sui risciò, nelle mani dei medici collusi con le organizzazioni dedite alla mercificazione delle vite, nella violenza e nello schiavismo perpetrati sui minori. Un vomito che rifluisce intorno ai bordi della vergogna e della rabbia, in cui a sopravvivere resta solo il sentimento improvviso della pietà come una reincarnazione nel futuro.

“Dormi dormi piccolo re non lottare ti terrò con me, è troppo tardi per scappare o per accendere la luce, viene un drago già lo sento, chiudi gli occhi non c’è tempo…”. Suppura. Mi capite mò? Suppura è come l’incazzatura di un vocabolario divaricato, o come la mia ascella quando, presa dal nervoso, appunto, suppura. Perde pus dottò, che mi fate quella faccia, perde pus come se sudasse o piangesse, fate voi. Sì, vabbè, sotto l’ombelico pure, sembra quasi il piagnisteo del ventre, specie d’estate quando piego l’addome per la fatica o quando a riposo canto la ninna nanna a queste quattro ossa bambine. Dottò, non cominciate con questa ritrosìa, questa ginnastica dei palmi che se ne vanno indietro come se non sapessero della cicatrice, non eravate voi che con gli stessi palmi facevate la perlustrazione dentro questo corpo piccolo piccolo come una moneta falsa? Ora venite qui accanto, vi prego, sedete su questo stesso legno tarlato, che voglio raccontarvi un sogno manomesso, un sogno abortito, ma con stile, con fantasia quasi, coll’azzurro. L’altro giorno, quando sono arrivati quelli, m’è salito l’ansimo sulle punte dei capelli, perché con le armi non è che ci si possa giocare a shanghai. Un individuo di fronte a un’arma cerca spasmodicamente uno stato di colpevolezza, pur non avendolo, un individuo di fronte a un’arma si predispone come fottuto, reo. Sputavo fiato a manetta, e mentre un fucile mi cercava le interiora – pure quello mancava! – mi chiedevo quali altre colpe avessi in grembo oltre a quella pecca che voi conoscete dottò. A pensarci col cervello fuori dal cranio, quella maledetta paura me l’avete iniettata voi e la vostra organizzazione, ma vabbè, mi sto zitto, come comandate. Sì, perché comandate ancora, non cercate di dissuadermi da questa convinzione, voi comandate ancora tutti i girotondi dei miei sogni mozzati, proprio tutti; potete anche usare lo stetoscopio: la membrana posizionata in una qualsiasi parte di questo scheletro imbottito risponderà col suono di un dolore arcano, lacerante, un dolore che violenta tutto un albero genealogico, tutta una storia che si riduce alla meditazione, allo spirito, affinché un Dio nasconda per bene l’inghippo del traffico. Uno dei tanti qui, posti alla vetrina dei turisti.”

21 Ottobre alle 21 – SCARCAGNIZZU di Mino De Santis al “Cine Teatro Elio” di Calimera (Le)


Fondo Verri
&
Cine Teatro Elio

Venerdì 21 Ottobre alle ore 21.00 Cine Teatro Elio – Calimera
“SCARCAGNIZZU” di Mino De Santis

Continua a soffiare forte il “ vento dal basso” de lu Scarcagnizzu di Mino De Santis.

Prossimo appuntamento (primo invernale) al Cine Teatro Elio di Calimera, venerdi 21 ottobre alle ore 21.00 con le storie de lu “Scarcagnizzu” e… altre sorprese…altre storie cantate.

+ Si consiglia prenotare al 0832875283 mob. 3386606640 o info

Mino De Santis/Una storia da raccontare

Ha “una storia da raccontare” fatta di tante piccole storie Mino De Santis, cantautore ironico, paroliere salentino armato di chitarra, dallo spigliato genio pungente e sardonico. Oltre alla tormentata vicenda d’un padre annichilito dal desiderio di un maschietto, o quella del moribondo che alfin trapassa, alle poesie messe in musica per la magia della sua terra, il Salento o sua maestà l’ulivo, la voce marcata e profonda si trastulla in più o meno mascherate metafore di pregiudizi e difetti, in un’esilarante “batracomiomachia” dei caratteri salentini, passando con irriverente comicità per l’opportunismo politico, l’emigrazione, la disoccupazione, il menefreghismo, un mix coinvolgente e trascinante in cui “tutto è cultura”.

Finalmente! Dopo oltre vent’anni ad allietar serate e cene tra amici con oltre duecento canzoni e la chitarra sempre in spalla, Mino De Santis presenta il suo primo cd nel parco dell’oasi francescana di San Simone, frazione di Sannicola. “Scarcagnizzu”, ovvero quella folata di vento improvvisa che arriva dal basso e solleva terra, foglie e tutto ciò che incontra, per poi riprendere nuove direzioni, è il titolo dell’album del cantautore di Tuglie, progetto nato dopo l’incontro-colpo di fulmine con il Fondo Verri di Lecce che ne ha prodotto la pubblicazione, e ospita la chitarra di Valerio Daniele, la voce di Dario Muci, i fiati e il piano di Emanuele Coluccia. Soffia un vento nuovo, dunque, nella musica salentina, e “viene dal basso”, un vento che trova nella voce profonda di Mino De Santis, e nel suo genio avvezzo alla rima, il veicolo per raccontare una storia fatta di tante piccole cartoline, che illustrano a parole Salento e salentini, in una visione lontana dalle solite “tradizioni”, immagini ironiche, nostalgiche, mai rassegnate e soprattutto vere. Sa intessere lodi e decantar poesie di parole e note in “Salentu” o “Arbulu te ulie”, gioca a dipingere folklore e luoghi comuni del suo e di tutti i paesi ne “La festa patronale”, “Lu moribondu” e “Lu masculazzu”, tocca le sorti degli “emigranti di razza” in “Vanne alla Svizzera”, ma è soprattutto nel popoloso mondo animale che trova metafore per parlare di sé, della sua gente, della società di proletari e borghesi, come in “Lu cavaddhu malecarne”, “La malota & lu salanitru” o “Lu cane”, passando per il sociale, l’opportunismo politico, il lavoro che non c’è, il menefreghismo, chiudendo con un monito: occhio a riconoscere lo “sguario” perché di questi tempi è facile cadere nella trappola del fermento e del risveglio di un Salento in cui ormai “Tuttu è cultura”.

Marina Greco (quiSalento)
Andate all’inferno?
Il Salento trova nuove parole, quelle puntute, del graffio autoriale. Anarchiche quanto basta per tener desto l’animo e l’occhio allo sguardo: quello dritto, che mai s’inchina e fa riverenza. Mino De Santis è così, ama il ridere, il soffio e lo spiffero… Ama cantare largo mischiando gli animali alle persone che tutt’uno sono… Natura, solo quella. Sentire e poi bruciare, come nell’Inferno di Dante, chi non merita col fuoco della poesia! Questo è! Attenti allora e, buon ascolto a voi!
Mauro Marino

Per Info. Fondo Verri – Piero Rapanà 3273246985

Lunedì 10 ottobre, a Roma, libreria Empiria: “La divisione della gioia”, di Italo Testa


Lunedì 10 ottobre
ore 18:30, Libreria Empiria
(via Baccina 79 00184 Roma)

Presentazione di

Italo Testa, “La divisione della gioia”
(Transeuropa)
http://www.transeuropaedizioni.it/dettaglio_libro.php?id_libro=105

Interviene
Tommaso Ottonieri

coordina l’incontro
Marco Giovenale

sarà presente l’autore
https://www.facebook.com/event.php?eid=177391062340575

http://www.empiria.com

La divisione della gioia (Transeuropa) di Italo Testa
In un’atmosfera conturbante, sospesa tra le note dissonanti dei Joy Division e la metafisica silenziosa dei quadri di Hopper, questa raccolta si sviluppa come un poema d’amore di lacerante intensità, in cui voci maschili e femminili si richiamano, si scontrano, si cancellano, si confondono. Un dialogo incessante, in cui si alternano tenerezza e abbandono, rapimento e paura della perdita, e che si dirama come il delta del fiume su cui i personaggi si muovono, si lasciano, si ritrovano, tra sfondi naturali e paesaggi post-industriali che ricordano il Deserto rosso di Antonioni. Dialogo teatrale o romanzo in versi? A qualunque luogo appartenga, questo libro batte e ribatte senza sosta, con un ritmo fermo e implacabile, la materia dei giorni, la storia di uno e l’ansia di tutti, il canto che silenziosamente accompagna la divisione del dolore e della gioia.

Citazione dal testo

«e quando nelle insegne luminose
che ritmano i grani dell’asfalto
hai visto il segno certo, il richiamo
ribattuto da ogni nostro passo,

o in una vetrina, controluce
hai scorto sul ripiano le pose,
le ossa spigolose del suo corpo
segnarti senza più un riparo,

come il giorno che stesa sul letto
ti sei girata, tranquilla, e hai visto
le grate che spartivano il vetro,
e alzandoti di scatto hai detto
che non sarebbe successo niente,
che tutto era ancora intatto
e mentre ti guardavo in silenzio
sei sparita nell’angolo cieco:

allora ho visto che nulla torna,
che la fragilità ci insidia
dall’interno, dentro le giunture,
s’insinua nelle vene, riveste
la piega opaca dei discorsi,

allora, chiamandoti in disparte
a fianco del letto avrei atteso,
la pelle a toccare il marmo freddo,
che tutto fosse tornato a posto,
il braccio nascosto tra le gambe,
la luce sulle mie cosce nude,
la mano a coprirti il pube:»

Italo Testa
Italo Testa è poeta, saggista e traduttore. Ha pubblicato la silloge Luce d’ailanto (in Decimo quaderno di poesia italiana, Marcos y Marcos, 2010), l’e-book Non ero io (gammm.org, 2010), il concept canti ostili (Lietocolle, 2007), la raccolta Biometrie (Manni, 2005) e il poemetto Gli aspri inganni (Lietocolle, 2004). Sue poesie sono state tradotte in inglese, spagnolo e tedesco. Autore di saggi sul pensiero contemporaneo, è co-direttore della rivista di poesia, arti e scritture «L’Ulisse».Italo Testa è poeta, saggista e traduttore. Ha pubblicato la silloge Luce d’ailanto (in Decimo quaderno di poesia italiana, Marcos y Marcos, 2010), l’e-book Non ero io (gammm.org, 2010), il concept canti ostili (Lietocolle, 2007), la raccolta Biometrie (Manni, 2005) e il poemetto Gli aspri inganni (Lietocolle, 2004). Sue poesie sono state tradotte in inglese, spagnolo e tedesco. Autore di saggi sul pensiero contemporaneo, è co-direttore della rivista di poesia, arti e scritture «L’Ulisse».

Collana Nuova poetica
http://www.transeuropaedizioni.it/?Page=volume.php&id_collana=22

Note sintetiche al volume
Pagine 88
Prezzo 9.50
Isbn 9788875801052
Collana Collana Nuova poetica
Collocazione Poesia

“How did you find this magazine?”. A column written for McSweeney’s contest


How did you find this magazine?
by Luciano Pagano

After having passed the 150,000 hits on my blog I decided to write this story. Once I have started writing this story I wondered why. Why should a young and promising Italian writer under forty years have decided to compete with one of his stories to collaborate on a magazine overseas? I found an answer in the questionnaire that I have attached below.

How did you find this magazine?

A) A friend told you about the magazine.

Impossible.

The only two friends that I know that have read some of the stories present on this magazine were not present in my office when I read the link about this contest on Twitter. Because of my job I spend a lot of time behind a computer and yet I can not write the amount of writing that I would like. I read a lot more than I write, unlike most writers I know.
However only one of two friends who know the magazine, making a total of fifty percent of my friends, has an account on Twitter but this friend of mine can not write fluently in English.
This fact means that even if my friend who knows this magazine and that has a Twitter account he had read the announcement of this competition, it would not be able to suggest to take part in it. I would not wish this answer could be inferred that I have a few friends, because I have a facebook page that has over 1700 fans.
How can a writer who has almost two thousand fans on his personal page on facebook does not even have a friend?

B) You saw an advertisement of the magazine on television.

Impossible.

In the state where I live, Italy, the transition from analogue to digital terrestrial television system has taken several years, at least five.
In recent years the small region where I live, better known as the “heel of Italy,” has not yet been reached by the terrestrial digital television system.
I own a satellite television system, but even on this type of system, tuning into the channels of the United States of America, I was able to follow television programs in which the magazine is advertised. Besides, I’m not used to watching much television. I work ten hours during the day and during this time I am aware of losing the best part of television programming. For example, I can never see the programs that are broadcast at noon, where teams of chefs make the race to see who cooks the best dish. To compensate for the lack of television I usually legally download and store a large number of movies on my computer. But I do not have enough time to see all those movies. The only thing I can earn and consume without getting behind in the purchases were the books.

C) Someone told you about the magazine during a séance.

Impossible.

A longtime friend, one day, he invited me into his home. For many years he had a problem to solve and did not know how. Without asking my friend what was the nature of the problem I joined him at his home on the day that we set to meet. The problem was simple: her grandmother before she died had promised that once arrived in the Kingdom of Heaven would appear in a dream to give him lottery numbers. In Italy we are very superstitious, everyone plays the lottery, several times during the week, at least three more times in the month, at least ten. Many young writers are frequent lottery players. The dedication of the Italians for the lottery is so morbid that anyone who comes to live in Italy, even if it comes from a distant country like China, it is immediately infected with this passion for the game.

You have to imagine that yesterday when I went to bet a dollar on my favorite lottery, before me, in the same betting center, a clerk in a china shop was pointing couple of hundred dollars on the same lottery. On the same numbers that I was betting. Despite the system of the lottery wants to make me believe that the clerk had two hundred times more likely to win than for me, I prefer to think that the chances of becoming a millionaire, for both was the same. If my friend wins the lottery for example, would finally be able to buy a restaurant and fulfill the dream of his life. In that restaurant could take a young writer as a waiter.

Finally I arrived at my friend’s house. Despite his grandmother had died a few years the old lady still had not appeared in a dream to my friend. The times in which the woman had appeared in a dream to my friend, had not communicated any number. My friend was frustrated. My friend convinced me to join him at his home, where he, along with a specialist in spiritualism, had organized a seance. When I entered the room where the seance was held, I felt a little embarrassed because among the people present there was my ex-girlfriend. “You just sit there, outside the circle,” said my friend, “take note of all the numbers that are mentioned during the session.” A daunting task. What happened is unbelievable. Indeed, during the seance, the spirit of my grandma’s friend is materialized in the room. The old woman had a large book in his hands. It was not a copy of the magazine. The spirit began to read aloud the numbers of the pages of the book. My friend was excited, finally would have bet on the numbers that he had heard from the spirit of his grandmother and became rich. However my friend before the seance had forgotten to tell me that his grandmother was Belarusian. I never studied in Belarus. I know the French, English, I speak German and understand Spanish. Nothing to do with Belarus. The impression I had was that the spirit of the grandmother said, twice the number 12. Unfortunately I was not able to understand all the other numbers.

D) You have received a brochure of the magazine in your mailbox.

Impossible.

I know that the magazine does not send mail at home, unless it is an issue of the magazine purchased with a regular subscription. Most of my mail is usually delivered can be divided into two categories. The first category includes the weekly letters that my girlfriend receives from the cosmetics shop in the mall. In those letters are proposed to my girlfriend big rebates on all products. Products that cost up to twenty euros the previous week are offered at twenty cents. Every time my girlfriend searches inside the mailbox and recognizes one of the letters of the cosmetics shop his eyes shine with a bright light, a light that does not happen to see me often and I remember the light that was in his eyes in the days of the first week we met.
All other letters are delivered to my house, that is the letters that belong to the second category, are payment notices or notices of payment due.

E) the Internet.

Probably yes.

The Internet is the source of knowledge for an increasingly large amount of people who know nothing, or who know little, or who would like to know everything. I admit that one of the most direct ways in which I was able to read the contents of the magazine was read the stories present on the website of the magazine. I am also a follower of the internet profile of the journal found on Twitter and then, during a summer night, I read about this contest.

At this point, after having explained how I came to the attention of the magazine, it is necessary for me to describe what happened today.

During the afternoon I and a friend of mine had an important business meeting. Me and my colleague have founded a company that deals with facilitating the exchange of news and information between large companies and the public. What we needed after a year of activity, it was a good contact with new companies. After several studies we finally managed to get a good contact with an important man that we would receive and that we could address to other companies just as important. We were both received by the director of a company in which we have made an interesting business proposition.

In our country, Italy, you are considered a young author until you reach the age of fifty years. Similarly, you are considered a young entrepreneur when you have not yet reached the same age. Italy is not a country for young people. Whatever you do in the field of industry and art in our country, if you have less than fifty years, you’re still a young man.
This argument works with everything except that with the crimes. If you kill someone and you have thirty years in the newspaper the next morning it will write: “The murderess is a man of thirty years”. However, if you are the victim, that is, if you have been killed and you have thirty years in the newspaper the morning after the title will be “murdered a boy of thirty years.” So in our country, if you’ve just passed the fifty years, from one day to the other, you come suddenly considered a captain of industry. Even without industry. It is as if maturity comes into your life without notice, and you wake up one morning and you’re old. You’ve just graduated, you got your first job, you’ve married and had two children. You’ve
finally bought a decent car, a house and boom! Fifty years you’re a captain!
In the meeting of work me and my friend had to convince the entrepreneur that we would have received that was worth investing the money on our own ideas. Most guys our age, instead of running this business risk, with the summer temperature of forty degrees there in the office, they would rather go to the beach to sunbathe.
After an hour spent talking business, the entrepreneur at one point he turned to the window and spoke these words: “You two, I like you, you look like two good fellows, we will do great business together!”

After the meeting I went home and started thinking about “everything”.
The choices I made in life are right? Why I decided that I would never teach in a school despite my degree with honors in philosophy? Why I left my last job and I preferred to stay in this city with my girlfriend and my dog rather than moving to a new city and earn more money, to live without a dog without a girlfriend?
Every time that my life has reached a point where I feel that you can not go without changing anything important in me then I stop and think “everything”.
On the radio today I happened to hear the words of our Prime Minister in a telephone would have said about these words “I’d go out of this shitty country.”

I love this country. And I love writing. That’s why I decided that despite all the African heat, where I spent the month of August would be useful to stay at home to write this story. I wrote this story for the good of my country. Every writer should always have great objectives in front of him. I asked for a hint to my dog, I always ask for a hint to my dog before embarking on something new. My dog’s name is Siro and is a bit ‘as if it were my I-Ching staff. My dog is a cross between a jack russell and another. I say that my dog is a cross instead of white because it is brindle. When my dog was born on google I sought help in the search field enter “jack russell tiggered” to see if it came out a few pictures belonging to a dog like mine. No response. So I asked my dog if he thought I’d better write a story for the magazine. If the dog had been standing since it meant that I would have done well. If my dog was gone, then I would have stripped and instead of writing I had a shower. The heat was unbearable. “I must write this story?”. My dog remained motionless. “Are you sure, I have to write this story?”. My dog stood still again. “I have to write even if I never wrote anything for this magazine, even though I’m Italian, even if our prime minister suggests implicitly to all the inhabitants of our country to escape?”. The dog remained motionless and barked. If the dog barked means that he wanted to give some strength to his suggestions. The suggestion was: “Write idiot.”
So I turned on the computer and started writing.

[Pubblico qui il racconto “How did you find this magazine?” con cui ho partecipato al Column Contest indetto dalla rivista McSweeney’s. Per la traduzione ringrazio Mr Thanks]

§

Chiunque voglia contribuire a Musicaos.it, con Racconti, Recensioni, Suggerimenti, O-Altro-Tipo-Di-Materiale-Che-Sai-Tu, può seguire le semplicissime istruzioni contenute nella pagina dei contatti]

Il nuovo numero di «alfabeta2». Dal 5 ottobre in edicola e in libreria


Il nuovo numero di
«alfabeta2»

Dal 5 ottobre in edicola e in libreria

Con una lunga intervista a Gustavo Zagrebelsky di Enrico Donaggio e Daniela Steila, il cui titolo, Liberi siamo superflui, utili non siamo liberi ˗ di per sé un programma ˗ si apre il numero 13 di alfabeta2, in edicola e in libreria a partire da giovedì 5 ottobre. Tra gli altri materiali della rivista: un focus, Videocrazia, a cura di Giorgio Mascitelli su televisione e altri media in Italia e all’estero; Passioni collettive, speciale coordinato da Isabella Pezzini (con interventi, tra gli altri, di Omar Calabrese, Gianfranco Marrone e Maurizio Bettini); No Hope Romania, dialogo tra Franco Berardi Bifo e il performer romeno Florin Flueras.

ySdpyuGiiROPgdSI_Mgrrf6A0noVj-f7Tg5LiG8-tTH_W8v0aSImOxfJGi514CURrLvY0pCX5vOAhGC1qGym7YTyzUyAzbRXK90GKpT5o8Cw1eW2mrQ

Nel supplemento alfalibri, che in questo numero conta ventiquattro pagine anziché le abituali sedici, Le parole della politica, nucleo tematico di recensioni e riflessioni che comprende tra l’altro un dialogo con Miguel Gotor su Aldo Moro, una recensione di Massimo Raffaeli ai testi veri e falsi di Mussolini, un ritratto (spietato) di Veltroni romanziere a opera di Christian Raimo. E inoltre: un inedito di Andrea Zanzotto, che il 10 ottobre compirà 90 anni, un ricordo a più voci del poeta Giuliano Mesa, un intervento di Jacques Schiffrin sull’editoria, un testo «eccentrico» di Tommaso Pincio intitolato L’umile trascrittore.

Per informazioni e interviste rivolgersi a ufficiostampa
Nicolas Martino
Cell:347.926150
http://www.alfabeta2.it/

Martedì 4 ottobre: Roma (libreria Empiria), Marco Giovenale e Francesca Vitale, presentazione “XXI ossidiane” e mostra “Neuston”


A Roma, martedì 4 ottobre, alle ore 18:30
presso la Libreria Empiria (via Baccina 79)

presentazione della plaquette

"XXI ossidiane"
di
Marco Giovenale

a cura di Stefano Verdini

e

dell’installazione fotografica
"Neuston"

di
Francesca Vitale

A dieci anni esatti dalla mostra di Francesca Vitale, La natura del mondo (galleria Al ferro di cavallo, 4 ottobre 2001), a cui Marco Giovenale aveva preso parte con due prime poesie/"ossidiane", la collaborazione si rinnova il 4 ottobre 2011 attraverso la presentazione del progetto – in questi anni cresciuto e ancora in fieri – della sequenza più ampia di testi complessivamente riuniti sotto lo stesso titolo di Ossidiane: testi del tutto inediti, di cui il fascicolo qui proposto è ‘idea’, anticipazione e primissimo estratto, curato artigianalmente da Stefano Verdini. La presentazione vede esposti un’installazione e diversi pannelli di un ciclo di fotografie di Francesca Vitale: Neuston, serie di immagini articolatasi anch’essa nel corso degli anni recenti. La mostra rimarrà esposta fino all’11 ottobre, visitabile negli orari della libreria.

§

"La pietra ossidiana è nera, trasparente ed opaca.
Con essa si fanno degli specchi, che riflettono l’ombra
più che l’immagine degli esseri e delle cose"

Roger Caillois, Pietre
A dieci anni esatti dalla prima collaborazione tra Francesca Vitale e me, intitolata La natura del mondo (presso la libreria galleria Al ferro di cavallo), che includeva fotografie e opere a base fotografica e due testi in versi (due tra le primissime ossidiane), la nascita/edizione di una sequenza più ampia di miei testi è l’occasione per immaginare una nuova mostra di FV (Neuston) che è insieme una lettura (dalla sequenza XXI ossidiane) e un’anomalia. L’anomalia è di carattere editoriale, in buona sostanza. Il fascicolo che viene presentato, infatti, è composto da 21 frammenti inediti, tratti da varie sequenze di ossidiane che nel tempo sono nate; e l’edizione che ne è stata approntata si deve a un artigiano, Stefano Verdini, che ha accolto il progetto di comporre un libro totalmente indipendente ed estraneo alle modalità di gestione del logos che normalmente la società letteraria privilegia e registra.

L’edizione è costituita da 50 esemplari in brossura, numerati: 40 sono con copertina blu, e 10 – con copertina rossa – contengono ciascuno una mia sibilla asemantica a inchiostro nero su carta inglese. Il fascicolo è stato impaginato con programmi e in caratteri open source, poi realizzato con legatura a filo. Nessun software ‘proprietario’ è intervenuto nella realizzazione del libro, che non è di fatto affidato ad alcuna catena produttiva né industria di stampa e distributiva; e tuttavia – e semplicemente – vorrebbe dimostrare con la sua esistenza (proprio per il modo in cui nasce, e non nonostante le scelte fatte) la realizzabilità di un’edizione curata di un’opera di scrittura di ricerca, non lirica.

Fino a uno o due decenni fa – e tutt’ora in paesi meno irragionevoli del nostro – queste ipotesi e prassi non erano fantasia, eccezione, né chiedevano chiose particolari. Si tratta di attività oggettivamente militanti e tendenzialmente (e intenzionalmente) fuori dal mercato. Un’esperienza come quella delle XXI ossidiane può in qualche modo funzionare anche da ponte, a unire l’idea di autoproduzione (i suoi elementi artigianali e di voluta ‘semplicità’) a quella di edizione d’arte (di cui però sono qui rifiutati rango e pretese cultuali, e cadute nel feticismo). Da questa funzione di collegamento viene un nome o sigla che non è edizione e non è collana: Ponte bianco. Si legano a questa operazione (anti)editoriale le immagini di FV, nuovamente: così come – dieci anni fa – le due mie poesie si legavano alla complessa mostra La natura del mondo (che includeva anche musiche di Luca Conti), ora una nuova sequenza di fotografie è in esposizione presso Empiria. Viene dal ciclo in b/n intitolato Neuston, dal greco νευστός, «natante, che nuota» (sull’esempio di plancton): piccoli organismi che scorrono immediatamente sopra o sotto il velo superficiale dell’acqua: visibili/invisibili, come gli affioramenti registrati dalle fotografie di FV, come il progetto di testi autoprodotti che qui compare, e come le stesse ossidiane, catturate da un’opacità, da un’ombra senza “significato” ma non senza senso.

§

Qui la pagina facebook dedicata al 4 ottobre:
https://www.facebook.com/event.php?eid=192917970781203

*

Si possono leggere in rete altre annotazioni legate al progetto:

La presentazione de La natura del mondo (2001):
http://www.scribd.com/doc/65425380

Un appunto più dettagliato sulla mostra del 2001 e sui testi del 4 ottobre 2011:
http://www.scribd.com/doc/65510537

Una nota per una (diversa/analoga) lettura, presso il Circolo delle Quinte (13 marzo 2011):
http://www.scribd.com/doc/65511691

* * *
Empirìa
via Baccina 79 (quartiere Monti)
tel.0669940850 fax 0645426832

http://www.empiria.com
http://www.facebook.com/profile.php?id=100000682884159

“Dove c’era il lago” di Antonio Natile, presentazione sabato 8 ottobre a Bitonto


Presentazione del testo poetico
“Dove c’era il lago” (Lietocolle) 2011
di Antonio Natile

Sabato 8 ottobre ’11 – ore 19.00
Officine Culturali Bitonto (Centro Storico)

Un lago non c’è mai stato da che memoria insegna, nella terra, in questa terra di Puglia, in questo lembo increspato dalla roccia affiorante che ha dato all’autore i natali. Noci, posta sulla Murgia dei Trulli. E’ la terra in cui l’acqua si muove in maniera sotterranea, appare improvvisa, si nasconde per esserci. Così come non c’è il lago tra queste pagine, non c’è nemmeno la Maria dell’epigrafe cui è dedicata l’intera raccolta poetica edita LietoColle dal titolo ”Dove c’era il lago”. L’autore, Antonio Natile poeta trentenne, visionario, porta con se’, si fa carico di una memoria collettiva che è non sua, non soltanto sua, ma in quanto collettiva è anche la sua, ne è egli stesso tassello musivo e irregolare, così come irregolare ma dinamico è il percorso ora tra la poesia in purezza, ora tra la narrazione che apre finestre oltre la coerenza della poesia, neo icona di pietra, nel nome di quell’oralità tanto cara all’infanzia e alle generazioni che sono state e non solo. Ulteriore segno, fortissimo segno ancora, non a caso, è l’uso del dialetto che amplifica i contorni di quest’altare espressionista, dialetto vivo e strutturale che interviene là dove la lingua italiana non bastando a se stessa ha bisogno delle punte e delle asprezze sonore di consonanti che hanno la forma e la trama non dissimile dalla roccia. E’ un testo questo che tende alla nozione collettiva del mondo, e lo fa con costante passione: ”l’io” diventa ”noi” e racchiude un’altra verità che ha connotazioni politiche. Maria Grazia Calandronenella prefazione ai versi lo sottolinea felicemente annotando un’importante differenza : “ (…) Non stiamo parlando di poesia civile, stiamo parlando di un modo civile di fare poesia, perché comunque resta la sovversione, la radice esposta, il rovesciamento che sono congeniti alla funzione-poesia e che formano squarci di dubbio nelle apparenze, pure quando esse vengono consolidate con parole come intonaco e calce e cemento.”

Sabato 8 ottobre nel cuore del centro storico di Bitonto, presso le Officine Culturali (site in Largo Gramsci 7 )Antonio Natile vi aspetta con le sue poesie. Sarà introdotto da Irene Ester Leo e Michele Pettinato. L’iniziativa, promossa dalla Libreria del Teatro di Bitonto, avrà inizio alle ore 19.00.