Il temperadito


Qualche tempo fa ne portai uno a casa soltanto per osservarlo, anche se sono anni che non uso una matita. Bugia, ogni tanto le uso ancora, ma mai abbastanza da avere bisogno ancora di questo oggetto. Il temperamatite. Negli anni settanta/ottanta c’erano quelli a scatola, con le frasi famose di Einstein, Marx, Nietzsche, che in effetti a sei anni già capire che Nietzsche era una parola…Poi c’erano quelli di metallo, piccoli, che li utilizzavi e dopo un po’ ti puzzavano le dita. Tra gli utilizzi poco ortodossi che ne facevo c’era quello di temperare una bic, fino a ridurla a un mucchietto di spirali in plastica.

C’erano anche quelli, di temperamatite, che odiavi perché anche se le matite erano buone, riuscivano a spezzarti la punta, lo sapevi che era colpa loro. E poi c’era la paranoia, una delle tante, che i temperamatite fossero pericolosi. Non mi è mai venuto in mente di svitare la lama da un temperamatite, anche se una volta mi è venuto in mente “e se ci infilassi un dito, potrei temperarlo?”.

Quando stamattina ho visto questa immagine mi è venuta una sorta di illuminazione, la stessa di quando ti accorgi che qualcuno ha dato realtà a un pensiero che avevi. Il link e il tumblr da dove l’ho presa è di BiancaFarina (grazie!), lo trovate qui:

(http://biancafarina.tumblr.com/post/30934449579/theduty).

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