La fiction, la merce, il reale, la vita vera.


La fiction, la merce, il reale, la vita vera.

Molti, almeno quelli di voi che ogni tanto accendono il televisore per seguire qualche trasmissione, si saranno accorti che da qualche tempo in qua, nei quiz a premi come nelle fiction, è stata inserita una dicitura che suona pressappoco così, “il programma contiene prodotti a uso commerciale”. Ciò significa che, ad esempio, il concorrente di un quiz, al fianco della sua postazione, ha una bottiglia d’acqua di una marca in particolare, oppure che in una fiction la protagonista utilizza una borsa di una marca determinata oppure tutte le auto sono di una marca piuttosto che un’altra. Ciò che un tempo poteva essere una coincidenza, in tempi di crisi, si trasforma in un’opportunità economica in più per gli sponsor. Fin qui tutto bene, direte voi. Non so per quale motivo questo pensiero, qualche giorno fa, ha scatenato una serie di reazioni a catena che si sono concretizzate con quanto segue. Stavo vedendo una puntata della solita fiction, a ora di pranzo, quando l’occhio mi è caduto sul logo di una ditta.
In quel momento, la prima cosa che ho pensato non è stata “ecco, una pubblicità”, ma, ecco “un’intromissione della realtà nella fiction”. In effetti gli oggetti pubblicizzati, in quanto facenti richiamo esplicito a oggetti reali, merci della cosiddetta “vita vera”, rompono quel patto per cui quando osserviamo una fiction sappiamo di avere oltrepassato una porta con su scritto “sospensione della credulità” e realtà a essa annesse. Non si tratta di semplice product placement, si tratta di un ritorno forzato della realtà all’interno della logica della finzione. Facciamo un passo indietro. Tutti hanno presente le pubblicità in cui il giovanotto di turno lava i panni e li stende, per poi cantare le lodi del detersivo utilizzato. In uno spot del genere assistiamo alla ripresentazione di una scena di vita reale asservita allo scopo di veicolare un prodotto pubblicitario.
Ciò che avviene invece con i prodotti pubblicitari messi nelle fiction, pur essendo simile, in un certo senso ‘restituisce’ il prodotto dall’ambito del reale a quello dell’immaginario, stabilendo che ciò che vedete “è vero” potete trovarlo “anche fuori” dalla cornice della fiction. Dopo questa premessa, arrivo al punto della questione, ovvero sia al fatto, consistente, che nella vita vera, quella senza telecamere, i clienti sono già abituati a essere veicolo di un messaggio commerciale. Nell’attimo stesso in cui indosso un paio di scarpe di una determinata marca o guido un’auto, in un certo senso sono veicolo di un messaggio; questo lo sapevamo già. Quello che non sapevamo è che anche l’immaginazione, per forza di cose e per colpa della penuria di denaro, potesse essere invasa dagli sponsor.

La frontiera ulteriore del travaso del reale falsificato nella finzione sono le fiction come quella che a cui ho assistito ieri sera, ambientata nella solita fabbrica di automobili del Nord, a Torino, dove gli operai vengono ripresi mentre lavorano alle lamiere etc. etc. Ecco: quando le fabbriche in Italia saranno tutte chiuse non verranno dismesse, continueranno a essere utilizzate come set per girare le fiction ambientate nell’epoca in cui c’erano ancora le fabbriche.

Milano, 8 – 29 Novembre – Corso intensivo di Lingua Persiana a cura della Libreria Azalai


3 Novembre 2012 – “Overdose in blues” cover band di Zucchero in concerto al Note di Vino di Ruffano (LE)


Agave Comunicazione e Note di Vino organizzano

OVERDOSE IN BLUES cover band Zucchero da Lecce

sabato 3 novembre 2012 ore 22,00

Note di Vino
Via Vittorio Veneto, 55 – 73049 Ruffano (LE) – Italia

La musica ancora una volta domina incontrastata al Note di Vino nel cuore del Salento, a Ruffano (LE) in via Vittorio Veneto 55. Terzo appuntamento di note e suggestioni in collaborazione con Agave Comunicazione, il 3 novembre 2012 a partire dalle 22,00 questa volta con la mitica cover band del grande Zucchero Sugar Fornaciari, ovvero la “OVERDOSE IN BLUES”. Si tratta di un appuntamento suggestivo che ripercorre la storia professionale di una star della musica italiana ormai conosciuta a livello internazionale. Una performance musicale di grande forza e bravura quella della OVERDOSE IN BLUES band, che alterna i successi del grande Fornaciari dall’esordio fino ad arrivare ad oggi. Punta di diamante della band è il cantante Salvo Vergari che ormai è conosciuto e apprezzato per la sorprendente somiglianza fisica e vocale con Zucchero,affiancato dalla singolare voce blues di Luisa Greco, con un ensemble ritmico strutturato da musicisti immersi in un groo ve che ha sempre evidenziato nlo stile musicale dell’artista. I componenti della band sono: Chitarra (Ermanno Mangia), Tastiere (Fernando Chiriacò), batteria (Antonio Murciano), basso (Leo Klaus Cannazza). Inoltre la band vanta una collaborazione assieme allo storico sassofonista di Zucchero, Frank Raya.

Info
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info@note-di-vino.it

Su Facebook
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+39 340 90 98 835

Via Vittorio Veneto, 55 – 73049 Ruffano (LE) – Italia

31 Ottobre 2012 – GABRIELE TORSELLO PRESENTA “CAMERA OSCURA” al Note di Vino di Ruffano (LE)


AGAVE COMUNICAZIONE ORGANIZZA

SORSI DI CULTURA DI- LIBRI/ DI- VINI

“La scrittura fa del sapere una festa” (R.Barthes)

IL LIBRO E L’AUTORE

31 OTTOBRE 2012 ORE 19.30

GABRIELE TORSELLO PRESENTA “CAMERA OSCURA”
DIALOGA CON L’AUTORE FULVIA LIQUORI

NOTE DI VINO, Via Vittorio Veneto, 55 – 73049 Ruffano (LE) – Italia

Introduce e presenta Paolo Vincenti

La rassegna “Sorsi di cultura di-libri/di-vni “organizzata da Agave Comunicazione e Note di Vino parte il 31 ottobre con Camera Oscura di Gabriele Torsello. Dialoga con l’autore Fulvia Liquori. Introduce l’autore Paolo Vincenti. Il giornalista racconta, nel suo lavoro, attraverso immagini e parole dense e forti, un volto nuovo e spesso ignorato dell’Afghanistan, l’incontro con la vita quotidiana di un popolo così “diverso” rispetto alla nostra cultura, per storia, tradizioni e religione, e che la “stampa istituzionale” filtra senza mezzi termini. Com’è vivere in Afghanistan? Ne sentiamo parlare da diversi anni, ma possiamo dire di conoscere sul serio questo popolo? Torsello, impegnato sostenitore della libertà di stampa, ha viaggiato in questi luoghi “VESTITO da afghano, non travestito”, come tiene a sottolineare. L’esperienza di Torsello in questi territori, anelata fin dall’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001, è paradigmatica delle contraddizioni che la animano, e, concretizzatasi qualche anno dopo, si conclude con il rapimento del giornalista, nel 2006, durato 23 giorni, esperienza umanamente ed emotivamente molto forte e nucleo del foto libro stesso, rapimento risoltosi bene ma ancora caratterizzato da ambivalenze e ombre.

Kash Gabriele Torsello è un fotogiornalista indipendente nato in Italia nel 1970. Lavora ad a una serie di progetti mediatici diretti a promuovere e sollecitare dialoghi e scambi socio-culturali attraverso l’uso della fotografia. Dal 2007 Kash lavora a una serie di progetti mediatici diretti a promuovere e sollecitare dialoghi e scambi socio-culturali tra Europa e Afghanistan, attraverso l’uso del fotogiornalismo e il coinvolgimento delle popolazioni locali e delle relative istituzioni, organizzazioni, associazioni e aziende. (http://www.kashtorsello.com/)

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1-2-3 NOVEMBRE 2012 – 7° Cinema Invisibile – Festival Italiano Indipendente a Lecce


astragali teatro
cineclub Fiori di Fuoco

presentano

7° CINEMA INVISIBILE – FESTIVAL ITALIANO INDIPENDENTE
alla ricerca dei talenti del nuovo cinema italiano

1- 2 novembre 2012 h 19 -24
TEATRO PAISIELLO – Lecce
ingresso giornaliero 5 euro

3 novembre 2012 h. 18-23
TEATRO ASTRAGALI – Lecce
ingresso libero

Settima edizione, in un’inedita veste autunnale, per Cinema Invisibile, il festival salentino dedicato al migliore cinema indipendente italiano. Tanti i titoli selezionati in gara, alcuni dei quali già noti per i risultati raggiunti nei concorsi internazionali, altri in eccezionale anteprima regionale. Si confrontano tra loro, sul medesimo schermo, cortometraggi e lungometraggi, fiction e documentari d’autore, opere che spaziano dalla narrazione ironica all’inchiesta sociale, dall’horror al fiabesco, dall’analisi politica all’introspezione sentimentale. Sede dell’evento lo storico Teatro Paisiello di Lecce che giovedì 1 e venerdì 2 novembre, dalle ore 19.00, si trasformerà in una straordinaria sala cinematografica.

La manifestazione si concluderà sabato 3 novembre presso la sede di Astragali Teatro, a Lecce in via Candido, con una giornata speciale durante la quale si alterneranno proiezioni, incontri, dibattiti e altre sorprese dedicate al rapporto tra il fascino del cinema e la magia del teatro.

Tra gli interventi previsti quelli di Fabio Tolledi, Carla Petrachi, Pietro Fumarola, Eugenio Imbriani, Valeria Raho, Ippolito Chiarello, Chiara Idrusa Scrimieri oltre agli autori in concorso.

L’iniziativa, ideata e diretta da Nicola Neto e Ornella Striani, è realizzata dal Cineclub Fiori di Fuoco di Lecce e dall’Unione Italiana dei Circoli del Cinema in collaborazione con Astràgali Teatro, con il patrocinio e il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale Cinema.

i film saranno preceduti dall’incontro con gli autori presenti

GIOVEDÌ 1 NOVEMBRE | TEATRO PAISIELLO – 19:00 – 24:00 | FILM IN CONCORSO

DALLA PARTE DEL MARE di Emanuele Faccilongo e Piero Russo (Doc 2012, 12’)
LA PANCHINA di Daniele Niola (Fic 2011, 12’)
L’ISOLA DI LORENZO di Enrico Conte (Fic 2012, 23’)
MANI FASCIATE di Vincenzo Notaro (Doc 2012, 52’)
CORTI di Angelo Cretella (Fic 2011, 20’)
L’ATTESA di Pietro Freddi (Fic 2012, 11’)
PRIMERA COMUNION di Chiara Sulcis (Fic 2011, 7’)
IL SIGNOR H di Mirko Dilorenzo (Fic 2011, 19’)
POLLICINO di Cristiano Anania (Fic 2012, 8’)
THE DREAMER di Samuele Manni (Fic 2012, 6’)
A JOKE OF TOO MUCH di Francesco Picone (Fic 2010, 9’)
IN PECORE PECUNIA di Michele Bertini Malgarini (Doc 2012, 51’)

VENERDÌ 2 NOVEMBRE | TEATRO PAISIELLO – 19:00 – 24:00 | FILM IN CONCORSO

IL PEDONE AVVELENATO di Manuel Lopez (Fic 2011, 12’)
PER SUA LIBERA SCELTA di Roberto Costantini e Luca Labarile (Fic 2012, 16’)
L’APPARTAMENTO DI GIULIA di Mauro Villani (Fic 2012, 15’)
LAVORO-PRODOTTO di Fabrizio Lecce (Fic 2010, 5’)
CHANTIER HUMAIN di Simone Cinelli (Doc 2012, 8’)
ECO DA LUOGO COLPITO di Carlo Michele Schirinzi (Doc 2011, 15’)
IL SOSPETTO di Giovanni Meola (Fic 2012, 13’)
NOSTOS di Alessandro D’Ambrosi e Santa De Santis (Fic 2012, 24’)
LA DECIMA ONDA di Francesco Colangelo (Fic 2011, 17’)
I FIORI ALLA FINESTRA di Giovanni Princigalli (Doc 2010, 50’)
IL PRIMO GIORNO DI PRIMAVERA di Gabriele Pignotta (Fic 2012, 10’)
VODKA TONIC di Ivano Fachin (Fic 2011, 9’)
ADESSO COME ADESSO di Michele Casiraghi (Doc 2011, 16’)
PROPRIETÀ PRIVATA di Liberto Savoca e Francesca Rizzato
(Fic 2012, 10’)

SABATO 3 NOVEMBRE | ASTRAGALI TEATRO

18:00 | FILM IN CONCORSO – OLD IS THE NEW di Mirko e Dario Bischofberger (Fic 2012, 85’)

19:30 | DIBATTITO – CINEMA E TEATRO: AFFINITÀ E DIVERGENZE
Intervengono: Fabio Tolledi, Chiara Idrusa Scrimieri, Ippolito Chiarello, Pietro Fumarola, Eugenio Imbriani, Carla Petrachi, Massimo Fersini.

21:00 | FILM FUORI CONCORSO – TOTEM BLUE di Massimo Fersini (Fic 2009, 90’)
22:30 | PREMIAZIONE – PROIEZIONE MIGLIOR FILM 2012

info: 0832-306194 320 6198440
http://digilander.libero.it/fioridifuoco
fioridifuoco

http://www.astragali.org/meeting!217

4 letture che dilatano il tempo, della serie: #ancoratu


Per spiegare il comportamento di Silvio Berlusconi, fino all’ultimo giorno del suo percorso politico, ci si può affidare a coloro che hanno studiato il potere da vicino. Si incontreranno discorsi su un potere che non è capace di cedere, di cambiare, di fidarsi dell’altro. Un potere che finge e che vede nel solo gesto di passare il testimone un implicito giudizio – sempre negativo – sul proprio operato. Ma questo è il motivo per cui i dittatori non se ne vanno, ma finiscono. Ecco, Silvio Berlusconi non può ammettere di essere il dittatore del PDL, né può finire come un dittatore, ma non può nemmeno ritirarsi, avrà sempre bisogno di essere sulla scena.
Un modo come un altro per dire che in tutti questi anni non ha capito che cosa sia la leadership, né ha compreso la differenza tra “autorità” e “autorevolezza”, entrambe hanno di fronte a sé una parvenza di consenso, la prima grazie all’esercizio del rispetto, la seconda col terrore.
Ci sono quattro libri che possono aiutare a capire che cosa sia il potere, l’autorità e l’autorevolezza nel suo esercizio, in modo un po’ meno paradigmatico di quanto non siamo abituati a immaginare, confrontando ad esempio il finto potere del re di fronte ai propri mercenari, o il potere del capitano di fronte al proprio equipaggio. E poi ci sono libri che parlano di un potere strano, fatto di segmentazioni, delimitazioni, riduzione del divino (e dell’umano) ai termini minimi.

Li elenco qui di seguito, si tratta de “La spedizione verso l’interno (Anabasi)“, un libro che è finito sul mio comodino, rimandendoci da qualche settimana, insieme a Moby Dick di Melville nell’edizione UTET, a “La carta e il territorio” di Houellebecq e alla “Città di Dio” di Agostino, tradotta dallo stesso Carlo Carena che firma la recensione che copio e incollo più in giù, presa dal sito della casa editrice Quodlibet che ha ripubblicato l’opera di Senofonte.

A una prima analisi potrebbe sembrare che questi quattro testi abbiano poche cose in comune. Eppure c’è un tratto che li unisce, secondo me, ed è la ‘piccolezza’ degli uomini rappresentati di fronte al destino che incontrano, che si traduce in grandezza dello spirito nei confronti dello stesso. Ciò tuttavia accade mentre questi uomini non si accorgono della grandezza, e la vivono giorno per giorno, affrontando una sfida tutta personale. Si tratta di libri scritti per un tempo denso, niente affatto particolare, capaci di restituire una dimensione differente, ampliando quello spazio così piccolo tra un secondo e l’altro, fermando lo scorrere dei minuti.

O almeno questa è la mia impressione da lettore.

§§§

Senofonte
La spedizione verso l’interno (Anabasi)
A cura di Dino Baldi

Questo è un grande libro di avventura di duemilaquattrocento anni fa, un grande classico della letteratura greca, scritto dall’ateniese Senofonte, filosofo e soldato. Narra la storia di diecimila soldati greci, mercenari e miserabili, che marciarono per oltre tremila chilometri attraverso l’Asia. Dopo essersi scontrati con un esercito settanta volte più grande, perso il loro condottiero e i loro generali, riuscirono nell’impresa incredibile di far ritorno in Grecia attraversando l’Anatolia orientale, tra fiumi e montagne impervie, popoli ostili e città mai viste, sempre combattendo e marciando, fino ad arrivare al mare.

Il testo è tradotto dal greco con la vivacità dell’originale, in un italiano non scolastico, ed è corredato da ampie note esplicative e dai racconti della spedizione secondo diversi punti di vista: Diodoro Siculo, Plutarco, Isocrate, Giustino e altri.

“La battaglia fra Ciro e Artaserse è stata descritta da molti. Senofonte la racconta non come un fatto del passato, ma come se si stesse svolgendo sotto i nostri occhi, e con la forza delle sue parole trascina il lettore fra le emozioni e i pericoli del combattimento”.

Plutarco

§

Torna in un’edizione curata magistralmente da Dino Baldi, il viaggio più celebre della Grecia classica. Scritto in un greco, come diceva Leopardi, «comprensibile a tutti». [Carlo Carena «Domenica – Il Sole 24 Ore» 30-09-2012]

La lettura dell’Anabasi piaceva molto a Italo Calvino. Senofonte, diceva, é un Lawrence d’Arabia e il libro e un Sergente nella neve (definito a sua volta da Elio Vittorini «una piccola anabasi dialettale») e agli altri racconti della ritirata di Russia. Come gli alpini italiani nel ’43, cosi i dodicimila mercenari greci, dopo una guerra vinta ma volatilizzata dalla morte del loro assoldatore, il persiano Ciro rivale del re e suo fratello Artaserse, e l’uccisione dei loro comandanti, si trovano abbandonati a se stessi nella lontanissima Babilonia. lntorno, un mondo oscuro e sconosciuto, clima altrettanto misterioso, giogaie interminabili di alture gelide e fiumi immensi, popolazioni barbare e ostili, soltanto il sole per orientarsi. Barricata come le guarnigioni nel deserto dei Tartari di Buzzati o avanzando dietro guide infide raccattate sul posto, in colonna serrata, a piedi, armi e bagagli e donne al séguito, quella piccola scheggia della Grecia» si avvio in cerca della patria lontana, nell’estate del 401, per un’avventura che sarebbe durata due anni. Senofonte, allora trentenne, era uno di loro. Eletto appunto dopo l’eccidio dei generali a prenderne il posto, li guido e poi, com’e ben noto ai ginnasiali di tutta Europa, ne narro in terza persona l’avventura drammatica in un greco fluido e aureo, da vera ape attica come lo definivano gli antichi, un greco facilissimo dai capire anche per i principianti» annotava Leopardi mentre lo leggeva il dì di Natale 1821. Puntando verso nord, essi attraversarono le vallate del Kurdistan, percorsero le steppe e le montagne tallonati dai nemici e fra continue guerriglie fino in Armenia, senza nemmeno sapere che paese fosse quello lì. Cominciò a nevicare, e comincia il brano famoso che Calvino ammirava: <<La neve ricoprì completamente le armi e gli uomini che dormivano, e imprigiono anche le bestie da soma. I soldati non avevano voglia di alzarsi. Ma Senofonte ebbe la forza di mettersi in piedi, nudo, e comincio a spaccare legna. Ben presto si levo un soldato, poi un altro, che gli tolse di mano la scure e continuò il lavoro, e poi tutti, e accesero un fuoco…». Nelle vallate dell’Armenia la neve era alta un metro e mezzo, la tramontana sferzava i volti e bruciava ogni cosa, i giumenti sprofondavano fino al ventre e gli uomini cadevano ai lati della pista per fame 0 per cancrena e venivano abbandonati al loro destino con gli occhi abbacinati dal biancore e le stringhe e le suole dei calzari gelate intorno ai piedi. Qua e là un villaggio con gli uomini schierati a difesa con armature di pelli e coltellacci, o qualche donna sparuta che attingeva acqua alla fonte e gli abitanti che vivevano in gallerie sotterranee insieme agli animali domestici. Avolte si trattava, a volte si combatteva, si saccheggiava e allora finalmente si mangiava e si beveva.

Come fu come non fu, finalmente, un bel giorno, dall’avanguardia giunta in cima a un monte echeggio un grido incontenibile, gli altri accorsero spingendo su le bestie da soma e i cavalli, e scorsero il mare, all’estremità orientale del Mar Nero. Eressero un trofeo e scesero. Per un greco il mare era come casa sua. E l’Anabasi finisce qui, col quarto libro. Il racconto di ciò che avvenne in séguito, nel prosieguo della marcia lungo il mare e per terra fino a Bisanzio e a Pergamo, dove i dodicimila giunsero in seimila, perde d’interesse di fronte a quest’epica colorita, a questo racconto di situazioni estreme e di stranezze esotiche, da cui un elleno non e meno sconcertato che dalla profondità inaudita dei fiumi o dalla birra che producevano certe popolazioni montane. Come del testo finisce li anche la vita dello scrittore, poi intristita da trent’anni di altre guerre mercenarie e di esilio, coltivando la caccia c rievocando gli anni della gioventù, quando Senofonte era stato allievo di Socrate e avviato alla carriera della filosofia anziché a quella delle armi. La vivacità di quel racconto, sorprendente se si pensa che fu redatto molti anni dopo, e riproposta in una vivace traduzione di Dino Baldi dall’editore Quodlibet in una collana,Compagnia Extra, di fine intuito. Diretta da Jean Talon con Ermanno Cavazzoni, essa annovera – per dirne appunto la “compagnia” libri di Gianni Celati, Il nipote di Rameau tradotto da Frassineti, un Album fotografico di Manganelli, e già del Baldi, una divertente antologia di Morti favolose degli antichi, di cui si occupo anche la Domenica (gennaio 2011). Nel solido volume il lettore trova anche i racconti paralleli dell’impresa dei Diecimila tracciati brevemente da altri storici, Diodoro Siculo nella sua Biblioteca e Plutarco nella Vita di Artaserse. Il primo senza mai accennare all’Anabasi, il secondo senza mai accennare a Senofonte se non una sola volta per l’Anabasi appunto.

Senofonte, La spedizione verso l’interno (Anabasi), a cura di Dino Baldi
Quodlibet, 2012, Compagnia Extra, 120×190, ISBN 9788874624294, pp. 456, € 16,50 (sconto 15%)
(http://www.quodlibet.it/schedap.php?id=2025)

Leopardi – Zibaldone 72


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"Tutto è nulla al mondo, anche la mia disperazione, della quale ogni uomo anche savio, ma più tranquillo, ed io stesso certamente in un’ora più quieta conoscerò, la vanità e l’irragionevolezza e l’immaginario. Misero me, è vano, è un nulla anche questo mio dolore, che in un certo tempo passerà e s’annullerà, lasciandomi in un vôto universale, e in un’indolenza terribile che mi farà incapace anche di dolermi."

Giacomo Leopardi, Zibaldone [72]

Per questo e altri classici della Letteratura Italiana vi suggerisco di visitare il sito "Biblioteca della Letteratura Italiana" (http://www.letteraturaitaliana.net/)

Dal 10 Novembre 2012 a Verona: Convegno di Anterem. Poetiche del pensiero


Convegno di Anterem: Poetiche del pensiero

CONVEGNO DI ANTEREM
POETICHE DEL PENSIERO

La poesia incontra la filosofia, la musica, la psicoanalisi e l’arte?

QUATTORDICI APPUNTAMENTI
da sabato 10 novembre a domenica 18 novembre 2012

Biblioteca Civica di Verona, via Cappello 43

Nell’ambito delle cerimonie conclusive del Premio Lorenzo Montano, la rivista “Anterem” promuove in collaborazione con la Biblioteca Civica di Verona un importante Convegno di poesia.
Il Convegno ha per titolo “Poetiche del pensiero”. È curato da Flavio Ermini e Ranieri Teti.

Tra i relatori: Lorenzo Barani, Stefano Baratta, Alfonso Cariolato, Agostino Contò, Paolo Donini, Stefano Guglielmin, Tiziano Salari, Carla Stroppa, Vincenzo Vitiello.

Con questa iniziativa “Anterem” vuole dare una visibilità critica sempre maggiore alle opere dei poeti vincitori, dei finalisti e dei segnalati per tutte le sezioni in cui il Premio Lorenzo Montano si articola: “Raccolta inedita”, “Opera edita”, “Una poesia inedita”, “Una prosa inedita”, “Poesie scelte”.

Ulteriori notizie sul sito:

www.anteremedizioni.it/convegno_di_anterem_poetiche_del_pensiero

BARI NOIR di Roberto Recchimurzo (Wip Edizioni)


Di Roberto Recchimurzo, giovane autore di origini baresi, sto leggendo “Le Cronache di Aldimondo. Zak Elliot e il Libro del Destino” (Wip Edizioni). Si tratta di un libro distante dalle letture alle quali sono solito accostarmi, mi sta piacendo, e ne scriverò sul mio blog. Tuttavia in questo post voglio parlare di un altro libro, scritto sempre da Recchimurzo, intitolato “Bari Noir”. Mi ha incuriosito il titolo, mi ha incuriosito il bel sito (essenziale, senza sbavature, e con un ‘ritornello’ di piano mandato in ipno-loop), dedicato al testo, che potete vedere a questo indirizzo (http://www.barinoir.it/) e mi ha incuriosito la casa editrice, Wip Edizioni, barese, che – ammetto l’ignoranza – non conoscevo fino a questo momento, e che possiede una cinquantina di titoli, nella sezione narrativa del suo catalogo. Se anche voi siete curiosi di conoscere questo editore ecco l’indirizzo del sito: http://www.wipedizioni.it.

“Robert Remur nasce a Bari in una pallida notte di Settembre da madre francese e padre barese. Frutto di un amore indescrivibile. Lei una donna di classe, di alta classe, nata a Parigi fra l’arte e la moda. Lui, non avendo praticato la scuola, di nessuna classe, un grezzo gestore di una bisca clandestina abbastanza famosa. Così cresce fra coccole, alcolici clandestini, banchi di scuola, sigarette e traffico di stupefacenti. Ma nonostante tutto cresce molto bene, senza uno squilibrio mentale per la sofferta gioventù. Purtroppo però un incidente gli fa perdere i genitori in giovane età. Questo stress gli procura un fastidioso tic nervoso all’occhio sinistro che è consueto manifestarsi sempre e solo nel momento sbagliato e soprattutto nel posto sbagliato. Studierà per diventare poliziotto e, solo dopo, Detective. Da allora il crimine nella sua città avrebbe avuto i minuti contati. Tutto bene fino a un maledetto periodo pieno di sfortunati eventi. Ma proprio quando si cominciava a raschiare il fondo qualcosa stava per cambiare. A volte il passato torna a farsi vivo quando meno te lo aspetti e questa volta poteva essere addirittura una questione di morte. La posta in gioco alta. Un vecchio nemico nei paraggi andava fermato subito. La sua missione? Ripulire la città dalla feccia e riportare l’ordine”.

Roberto Recchimurzo nasce a Bari trentasette anni fa. Scopre il fascino e la magia della scrittura nel ’99, frequentando l’Accademia di Arti Drammatiche.
Ha scritto vari format per una web tv locale. È autore di “Ho formattato il fisco”, “Bari Noir” (www.barinoir.it – anche pagina su facebook) e “Le Cronache di Aldimondo. Zak Elliot e il Libro del Destino”. Gli piace spaziare fra i generi e stupire i propri letteri, cercando di proporre sempre qualcosa di nuovo.

Roberto Recchimurzo, Bari Noir
Pagine: 106 | Anno: 2009 | Prezzo: € 9,00 | ISBN: 978-88-8459-125-8
(http://www.wipedizioni.it/catalogo_new/schedalibro.php?imgID=155)

Che fine hanno fatto i Microservi?


microservi_douglascouplandCar* amic*, io non so che fine hanno fatto i Microservi (Feltrinelli 1998/Microserfs 1996) di Douglas Coupland, geniale libro scritto da un autore che a volte mi piace e a volte no. So soltanto che in quel libro, nella metà degli anni novanta, secondo me c’erano tutta una serie di considerazioni, analisi, situazioni, che al mondo (informatizzato/socializzato) d’oggi, sarebbe interessante cogliere con uno sguardo.
Veniva ad esempio descritta nei minimi particolari l’atmosfera da superprestazione dei campus Microsoft (e non solo), così simili alle fabbriche call-centeriane del terziario avanzato. Veniva ad esempio descritta l’aura che circondava il capo dei capi, Bill Gates, nell’azienda che in quel periodo era al massimo della sua espressione, prima dell’open-source e prima dell’iPod, quando nacque il ‘mito’ del sistema operativo gui-oriented più usato del mondo, prima che i continui aggiornamenti non lo facessero scadere a topos barzellettistico. In quel libro c’era la mutazione dell’homo informaticus dall’era immaginaria e pioneristica creata con War Games (Giochi di guerra, 1983) e l’inizio della sua decadenza. Potremmo dire quasi, the dark side of pc.
Oggi leggendo la notizia del lancio di Windows 8 (domani) ho pensato a come è cambiata l’informatica negli ultimi dieci anni, ma soprattutto a come è cambiato il mondo che ruota attorno all’informatica. In pratica i computer stand-alone, per quanto riguarda il loro utilizzo massificato, hanno imboccato il viale del tramonto. Tra un po’ verranno utilizzati solo per mestieri che richiedono una forte specificità di calcolo, nelle applicazioni grafiche, negli uffici etc. Ecco, in Microservi di Douglas Coupland c’era già tutto questo, e, in aggiunta, un bel po’ di mistificazione/mitizzazione della figura del Gates pre-filantropia, tutte modalità che abbiamo ritrovato, in seguito, negli incartamenti prodotti per la beatificazione di Steve Jobs. Non so se Microservi sia ancora in circolazione, sarebbe bello che venisse ripubblicato da Feltrinelli o, magari, da Isbn Edizioni, casa editrice che sta pubblicando gli ultimi bei libri scritti da Coupland, compreso quello uscito nella nuova collana dei Vinili, intitolato “Dio odia il Giappone” (leggi qui http://isbnedizioni.it/catalogo/narrativa/dio-odia-il-giappone/). Detto questo, car* amic*, Microservi puoi trovarlo usato per conto tuo, anche se non basta cercare su Google.

CON UNA RETTIFICA: Ovviamente il libro è disponibile, ovviamente sul portale Feltrinelli, quindi tecnicamente c’è, qui. Solo che non è “momentaneamente disponibile online“, trattandosi di edizione ecomomica deduco che potrebbe essere ristampato.

5 cose che devi sapere sulla lingua.


Oggi mi sono accorto di indossare: una polo prodotta in Bangladesh, un paio di jeans prodotti in Indonesia, un paio di mutande prodotte in Cina, un paio di scarpe prodotte in Cambogia. Sui calzini non ho rintracciato alcun segno di provenienza geografica.
La mia scrittura, italiana, è l’unica cosa che mi resta indosso di questo paese.
Ecco, pensavo che il nostro errore, per molto tempo, è stato quello di immaginare i prodotti provenienti dal lontano Oriente come qualcosa che raggiungeva l’Impero da una delle sue periferie estreme. Ci accorgiamo, forse, che la periferia di questo Impero siamo noi.

27 Ottobre 2012 – CAROLINA BUBBICO in concerto al Note di Vino di Ruffano (Le)


Agave Comunicazione e Note di Vino organizzano

CAROLINA BUBBICO
polistrumentista,spazia dal jazz al soul al rock

Sabato 27 ottobre 2012 ore 22,00

Note di Vino
Via Vittorio Veneto, 55 – 73049 Ruffano (LE) – Italia

La musica la fa da padrona al Note di Vino nel cuore del Salento, a Ruffano (LE) in via Vittorio Veneto 55. Secondo appuntamento di note in collaborazione con Agave Comunicazione, a partire dalle 22,00 questa volta con una grande artista come Carolina Bubbico. Carolina Bubbico figlia d’arte, musicista dalla formazione versatile e dotata di grande sensibilità artistica, proveniente da esperienze che la vedono al lavoro in veste di autrice, arrangiatrice e vocalist in più formazioni musicali. E’ laureanda per il triennio di musica Jazz presso il Conservatorio Nino Rota di Monopoli. Dopo il suo esordio nel gruppo corale Sudivoce vocal ensemble, la roots band Shaken, nel quartetto vocale Vuaolè e nella rock band Lola & the lovers, Carolina approda ad un progetto solistico nel quale manipola, trasforma e modella a suo piacimento suoni e musica. Dal 2011 è impegnata in veste di direttrice e cantante dell’orchestra jazz Swing Big Band del Conservatorio Tito Schipa di Lecce. Nella veste solistica Carolina riceve in agosto 2011 il premio “Best instrumentalist” nella sezione New Generation del Jazz Up Festival di Viterbo per la direzione artistica di Greg Burk. e il premio della sezione Videoclip del progetto Officine della Musica con il suo singolo “A me piacerebbe ridere”. In gennaio 2012 Carolina registra il suo primo album “Controvento” contenente 9 brani originali da lei composti e arrangiati. In febbraio 2013 Carolina approderà al grande schermo con il film ”L’amore è imperfetto” per la regia di Francesca Muci e prodotto da R&C produzioni / R.A.I. cinema, partecipando sia al cast che alla colonna sonora. (la foto qui allegata è di Gianvito Matarrese. La bio a cura di Workin produzioni http://www.workinproduzioni.it/)

Info
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+39 340 90 98 835

Via Vittorio Veneto, 55 – 73049 Ruffano (LE) – Italia

In uscita: n. 113 di Lettera Internazionale


(copertina Jannis Kounellis, Senza titolo, 2002, La Marrana, Montemarcello, La Spezia)

Il bosco tra natura e cultura

Per una nuova antropologia della natura?, Jean-Marc Besse
Una strada nel bosco. Per una misura del luogo e della comunità, Domenico Luciani
Beni comuni. Oltre l’opposizione natura/cultura, Maria Rosaria Marella
Dialoghi sugli alberi, Joseph Beuys in conversazione con Bernhard Blume e Rainer Rappman
Disboscamenti. Dalla radura al libero mercato, Dario Gentili
Luce al Silenzio, Silenzio alla Luce, Louis I. Kahn
Il Bill di città e il Bill di campagna, George Blecher
Nel bosco di facebook, Franco Arminio
La magia e lo spirito del bosco, Carmen Añón
Il bosco era ancora lì, José Tito Rojo
Elogio della biodiversità. Il Bosco difesa di Sant’Antonio, Aurelio Manzi
Gli alberi di una vita. Piccola storia di una grande battaglia, Immacolata Rainaldi
La rosa soprannaturale, Pierre Louÿs
Varie ragioni per dipingere gli alberi, Yves Bonnefoy
Gli alberi di Yves Bonnefoy, Fabio Scotto
Il giardinaggio come operazione filosofica, Rosario Assunto
Tra bosco e giardino, Mariella Zoppi
Bernard Palissy. Il giardino utopico e il bosco naturale, Anna Zoppellari
Della lodevole arte di piantar alberi, Bernard Palissy
L’arte si rivela nel bosco, Aldo Iori
I libri a cura di Dario Gentili, Marina Gersony, Andre Gorra Aguirre, Elettra Stimilli

§

Cari amici,

sta per uscire in libreria il n. 113 di L.I., frutto della collaborazione editoriale tra la nostra rivista e la Fondazione Benetton Studi Ricerche che, nel 1990, ha istituito il Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino per promuovere ogni anno «una campagna di attenzioni verso un luogo particolarmente denso di valori di natura, di memoria e di invenzione».

Nel 2012, il Premio è stato attribuito al Bosco di Sant’Antonio che, da secoli, è il punto di riferimento ambientale, politico, economico, culturale e sentimentale della comunità di Pescocostanzo, in Abruzzo. Un piccolo bosco che ha ispirato e continua a suscitare grandi passioni e battaglie straordinarie per la sua tutela – per la sua cura.

Dunque, il nostro tema è il bosco, tra natura e cultura, che non può fare a meno dell’uomo e di cui l’uomo non può fare a meno, grande metafora che sussume una serie infinita di questioni, attuali e trasversali. A cominciare dalla tutela della bio-diversità, scelta politica, che significa riconoscere nell’altro – umano, animale o vegetale –, parafrasando Wilhelm von Humboldt, lo “straniero da sé” e non l’“estraneo”, perché straniero è ciò che suscita curiosità e simpatia, estraneo ciò che spaventa e allontana.

Perciò essendo la vecchia opposizione tra Natura e Cultura ormai priva di senso, dobbiamo prendere atto che la sola vera chance che abbiamo, come abitanti di questo pianeta, è la costruzione di una seria “antropologia della natura”. Non è un ossimoro, ma di un modo provocatorio per dire che è necessario istituire una nuova alleanza tra natura e cultura, perché ormai possiamo intendere la natura solo come un elemento della cultura.

L’uomo infatti non “fa natura”: quello che sa fare, bene o male, è “paesaggio” che è somma di natura, memoria e invenzione, stratificazione di tracce, di camminamenti che si dimenticano e si ritrovano – non c’è “paesaggio” nella foresta amazzonica, né fra i ghiacci dell’Antartide. Ma quando quelle tracce, quei camminamenti diventano calpestamenti, oltraggi, forme di antropizzazione indiscriminata e “bio-omologata” a standard dettati dall’interesse economico, dalle ideologie, o talvolta da mode, qualche problema si pone. A quel punto può essere utile ricordare lo «spazio odologico» (dal greco hodós, “via”, “percorso”) di Kurt Lewin: quello spazio potenziale di movimento che contiene percorsi preferenziali che rappresentano un compromesso tra esigenze diverse – «distanza breve, sicurezza, lavoro minimo, esperienza massima» – determinate dalle condizioni topologiche. Lo spazio odologico è fisico, ma anche affettivo, e soprattutto etico e consapevole; è il passaggio dell’essere umano sempre uguale e sempre diverso, ma che deve disegnare un’esistenza sostenibile da tutti i punti di vista; è la cultura della natura.

Quindi, “antropologia della natura” vuol dire boschi, acque, campagne, montagne, ma anche città, musei, teatri, biblioteche, archivi, scuole, università – che sono tutti “beni comuni”, al di là della distinzione, da superare, tra pubblico e privato. Ma a chi tocca governare i beni comuni? Ricordiamo che chi governa è chiunque sia operativo, chiunque si assuma una responsabilità. Ciò apre nuove possibilità di intervento per tutti noi, proprio mentre la globalizzazione, ovunque, cerca di negare la bio-diversità nostra e dei nostri luoghi, fermo restando che non esiste bio-diversità più degna di altre di essere tutelata. Però, la globalizzazione dei media può tornare utile nel portare all’attenzione esperienze particolari di governo che possono rivelarsi efficaci anche da noi. Tocca a noi decidere se vogliamo entrare nel grande arcipelago del comune, oppure se restare sordi e addormentati.

Ricordiamo a tutti i nostri amici e ai nostri lettori che questo numero è dedicato al nostro fondatore e direttore fino al maggio del 2009, Federico Coen scomparso il 6 luglio scorso.

Buona lettura a tutti,

la Redazione

www.letterainternazionale.it

26 Ottobre 2012 – Inaugurazione LABORATORI URBANI Lequile (Le) /Merine (Le)


Inaugurazione Laboratori Urbani – Lequile/Lizzanello

Alla presenza dell’Assessore alle Politiche Giovanili – Regione Puglia Dott. Nicola Fratoianni Venerdì 26 ottobre saranno aperte le porte dei Laboratori Urbani gestiti dal C.E.S.F.ET.

L’inizio è previsto alle ore 16.30 per il L.U. “Fabbrica Paladini” in Piazza Europa – Lequile con i saluti e gli interventi da parte delle istituzioni e attività di workshop aperte a tutti e ore 19.30 per il L.U. “Palazzo Palmieri” Piazza MM. SS. Assunta/Angolo via Lizzanello Merine (Lizzanello), con indirizzi di saluto e intrattenimento musicale.

I laboratori, aggiudicati dal C.E.S.F.ET. con procedura di evidenza pubblica “Bollenti Spiriti”- Programma Regione Puglia per le Politiche Giovanili e Comuni di Lequile e Lizzanello, sono intesi come “luoghi” pensati dai giovani e per i giovani, affinché possano esprimere la loro creatività e coniugarla allo sviluppo di una propria professionalità. La programmazione vedrà la cittadinanza e le collaborazioni con le Istituzioni e gli organismi del territorio al centro delle attività.

Presso il L.U. “Palazzo Palmieri” in Lizzanello, l’azione si concentra su attività di formazione, ricerca e confronto, attraverso mezzi multimediali, conferenze, convegni e gruppi giovanili di studio e approfondimento. Nel L.U. “Fabbrica Paladini” in Lequile, le attività sono volte al recupero della cultura popolare e degli antichi mestieri, ma anche alla realizzazione di progetti creativi e innovativi, trasformando il L.U. in una vetrina di talenti.

INAUGURAZIONE LABORATORI URBANI 26 OTTOBRE 2012
PROGRAMMA

Inizio ore 16.30 “FABBRICA PALADINI” – Piazza Europa, LEQUILE

INDIRIZZI DI SALUTO
Sindaco del Comune di Lequile: Dott. Antonio Caiaffa
Presidente del C.E.S.F.ET.: Dott.ssa Anna Maria Orlandini

INTERVENTI
Responsabile Tecnico del C.E.S.F.ET.: Prof. Alcino Siculella
Referenti Laboratori Urbani: Dott.ssa Nadia Nestola
Dott.ssa Annalisa Nastrini
Rappresentante delle associazioni partner del Progetto
Conclusioni dell’Assessore alle Politiche Giovanili – Regione Puglia: Dott. Nicola Fratoianni

WORKSHOP aperti a tutti:

LA PIETRA LECCESE a cura di Raffaele Verri
MOSAICI a cura di Sonia Piconese
CONFABULANDO CREA a cura di Elisabetta delle Donne
L’ARTE DEGLI INTRECCI: IL MACRAME’ a cura di Valentina Musarò
PEOPLE a cura di Emilia Ruggiero

Incursioni musicali dei maestri Gianluca Milanese (flauto) e Nicola Andrioli (piano)

19.45: Max Latino DJ

Inizio ore 19.30 “PALAZZO PALMIERI” – Pazza MM. SS. Assunta/Angolo via Lizzanello
MERINE

INDIRIZZI DI SALUTO
Sindaco del Comune di Lizzanello: Dott. Giovannico Costantino
Vicesindaco di Lizzanello con delega alla Frazione “Merine”: Rag. Gianpiero Marchello
Assessore alla Cultura e Politiche Giovanili: Avv. Luca Calogiuri
Consigliere Provinciale: Rag. Renato Stabile
Presidente del C.E.S.F.ET.: Dott.ssa Anna Maria Orlandini
Responsabile Tecnico del C.E.S.F.ET.: Prof. Alcino Siculella
Conclusioni dell’Assessore alle Politiche Giovanili – Regione Puglia: Dott. Nicola Fratoianni

Incursioni musicali:
Longo Vera (violinista e voce)
Spedicato Simone (Pianoforte)
Cristian Storace (Lirico – Mezzo Tenore)

25 Ottobre 2012 – “Sanpapié” ospite di OPEN DANCE, Nona Edizione. Koreja, Lecce.


Da Milano la compagnia Sanpapié ospite di OPEN DANCE

per la prima volta in Puglia

coreografie, danza, musica e teatro in PRIMA PERSONA

dopospettacolo-incontro con i danzatori

giovedì 25 ottobre

Cantieri Teatrali Koreja

Via Guido Dorso, n°70

Prosegue con uno sguardo al panorama nazionale OPEN DANCE, IL CANTIERE DELLA NUOVA DANZA, la rassegna dedicata al teatro-danza e alla danza contemporanea promossa da Cantieri Teatrali Koreja, Unione Europea, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Puglia, Provincia di Lecce e Comune di Lecce con il sostegno di Dansystem – Una Rete per la Danza Contemporanea in Puglia, finanziato dal P.O. FESR Puglia 2007-2013 Asse IV azione 4.3.2 e attuato dal Teatro Pubblico Pugliese.

Giovedì 25 ottobre alle ore 20.30 in scena la Compagnia Sanpapié di Milano con PRIMA PERSONA. La compagnianasce nel 2007 dalla curiosità di un gruppo di persone affascinate dal corpo e dalla possibilità di sperimentare una formula in grado di fondere linguaggi artistici differenti. Su questo progetto s’incontrano Lara Guidetti, coreografa e danzatrice, Sarah Chiarcos, drammaturga, Marcello Gori, musicista e Fabio Ferretti, organizzatore. Il gruppo inizia così ad esplorare le potenzialità comunicative del corpo e del movimento, affiancando al lavoro fisico un percorso drammaturgico.

PRIMA PERSONA è un insieme di coreografie, di parole, di musica. Nella compenetrazione dei tre linguaggi si crea un legame con il pubblico in grado di superare la diffidenza che porta troppo spesso a vedere la danza come linguaggio distante perché lontano dal nostro vivere quotidiano.

Lo spettacolo parla del mondo che ci circonda, di quello che vediamo, di quello che sentiamo nell’aria. Non è un’autobiografia, né la storia di un personaggio. Azione e coreografia si scambiano con fluidità. La profonda armonia tra i ballerini è qualcosa che cattura l’attenzione fin dalle prime scene ed è abbastanza facile identificare noi stessi con quei corpi continuamente oppressi dalle esigenze e dal ritmo della vita moderna.

Al termine dello spettacolo, la compagnia Sanpapiè incontrerà il pubblico per scambiare idee sulle proprie esperienze e percorsi di lavoro.

regia Lara Guidetti

coreografia Lara Guidetti e Francesco Pacelli

drammaturgia e testi Sarah Chiarcos

con Lara Guidetti, Francesco Pacelli e Marcello Gori

musiche originali Marcello Gori

luci Fabio Ferretti e Sarah Chiarcos

È possibile raggiungere il teatro Koreja in via Guido Dorso, 70 con l’autobus n° 28.

INGRESSO

Ingresso unico euro 5,00

ABBONAMENTI

(5 spettacoli senza posto fisso)

Euro 15,00

Info:

dal lunedì al venerdì dalle 15.30 alle 18.00

Cantieri Teatrali Koreja, via Guido Dorso, 70 – tel. 0832.242000 / 240752

e-mail: infoit
www.teatrokoreja.it

[foto Paola Pansini]

Anticipazione: SCATOLA NERA di Jennifer Egan presto su @minimumfax


"Scatola nera" di Jennifer Egan dal "New Yorker", presto, sul profilo Twitter di Minimum Fax, qui https://twitter.com/minimumfax

21 Ottobre 2012 – Nardò (Le) – “Che fortuna…sono qui” teatro-poesia e musica in atto unico


Stazione ICS presenta:

“Che fortuna… sono qui”
teatro-poesia e musica in atto unico

Domenica 21 ottobre ore 20,30
c/o Schola Sarmenti – Nardò (INGRESSO LIBERO)

Testi di: D. Campana, A. Verri, M. Gualtieri, S. Toma, V. Bodini, E. De Candia.
Drammaturgia/Regia: Giovanni Rapanà
Musiche originali: Roberto Gagliardi
Luci: Marino Dimita
In scena: Pierò Rapanà e Roberto Gagliardi.

Su facebook:
https://www.facebook.com/events/371637859583827

30 Novembre 2012 – Bellinzona (CH) – “Vane alla Svizzera”, concerto di Mino De Santis


30 Novembre 2012 – Bellinzona (CH) – ore 18.00
Via Pizzo di Claro, 11

Vane alla Svizzera
Mino De Santis
dal suo ultimo cd “Caminante” un concerto con
Pasquale Gianfreda, Pantaleo Colazzo, Nazario Simone

“Festeggiando il 15° anniversario dell’autocarrozzeria Isolabella, di Bellinzona (CH), Alessandro Montefusco invita clienti ed amici a un’indimenticabile serata musicale, ricco buffet svizzero/salentino”

Info:

0041 (91) 825.31.10 – isolabellacar

“Caminante” di Mino De Santis, è il primo degli Ululati di Lupo Editore.
Info: http://www.lupoeditore.it

§

Ufficio Stampa
http://www.overeco.it

Conziglio di lettura: “Harold”, di Einzlkind, Nottetempo. Sì, conziglio.


Conziglio di lettura. Harold, di Einzlkind, Nottetempo.

Harold ha quarantanove anni, come hobby conta le foglie degli alberi e una volta al mese, mai di martedì e mai dopo le 21, inscena il suicidio perfetto. Melvin di anni ne ha undici, ha imparato a memoria 1238 libri, parla correntemente 7 lingue ed è fruttariano. Costretta a una trasferta di lavoro, la mamma di Melvin affida per un’intera settimana il figlio ad Harold, la cui vita comoda e deprimente va in mille pezzi. Dopo due giorni di avventure scapestrate, tra corse dei cavalli, risse in bar di periferia e un’overdose di LSD, Melvin coinvolge Harold nel suo vero piano: ritrovare il padre che non conosce tra i cinque uomini che in tutta la Gran Bretagna rispondono al nome di Jeremiah Newsom. Un susseguirsi di colpi di scena, battute e situazioni surreali.

Ecco l’incipit, che potete continuare a leggere qui

“Giovedí

Harold pensava che alla morte della madre avrebbe ereditato la villa e che due volte a settimana si sarebbe impiccato nell’atrio. Non è andato oltre, nei suoi pensieri. Quando la madre morí, i soldi bastarono appena per pagare i debiti e, se zio Derringham non si fosse accollato come un valoroso eroe tutte le rogne burocratiche, chissà cosa ne sarebbe stato di Harold. Per fortuna zio Derringham riuscí a farsi intestare la casa d’affitto di Golborne Road, sistemando Harold al piano terra a condizioni vantaggiose. Intanto Harold ha imparato ad apprezzare la sicurezza, la rinuncia e l’eterno, talvolta addirittura l’armonia con se stesso e anche con la scritta sul suo grembiule, che recita:
Sono Harold. Cosa posso fare per Lei? Non è molto quello che Harold può fare per le persone che, a loro volta, non si aspettano molto. E in un giorno come oggi il tempo incide sull’animo della gente, anche perché dal cielo si abbattono fulmini che uccidono gli alberi. Si può solo sentire, non si vede niente. Quaggiú non ci sono finestre. È sempre stato cosí e nessuno si sarebbe mai aspettato altro scendendo nei sotterranei. La luce è artificiale, dal soffitto s’irradia nei corridoi, si riflette e si spezza, in alcuni
angoli scintilla solamente, in altri è accecante in modo sovrannaturale. Agli animali non importa poi molto, la luce non la vedono piú. Eppure il maiale ha ancora gli occhi. Brillano scuri nella testa rosea, sembra cosí sano e si direbbe quasi che sia ancora vivo, ma senza corpo non è mica possibile. Il corpo c’è ma è tagliato in piccoli pezzi, a fette o anche macinato. Deve avere un bell’aspetto, fresco e dai colori saturi, solo non deve luccicare, non farebbe un buon effetto sui clienti. Durante la pausa pranzo Harold può uscire, se ne ha voglia. Attraverso l’ingresso del personale, su per la piccola scala e poi per il cortile interno dove i rifiuti marciscono in contenitori grigi e i dipendenti che fumano assecondano il loro vizio. Harold cerca di evitare quel luogo, non per via dei gatti randagi e dei ratti che, quando si sentono inosservati, escono dagli angoli, dagli spigoli e dai buchi per saziarsi con qualche scarto non troppo avariato, ma piú che altro per via del nemico, che risponde al nome di Carol.
Del reparto formaggi.”

http://www.edizioninottetempo.it/

(un ‘conziglio‘ di lettura è un consiglio+ronziglio, oppure un ronzare di consiglio ovvero sia un testo che frulla nella testa, torna e ritorna, e, soprattutto, una volta entrato non esce più. Di questo Harold basta leggere “conta le foglie degli alberi e una volta al mese, mai di martedì e mai dopo le 21, inscena il suicidio perfetto”, per aver voglia di proseguire).

http://www.edizioninottetempo.it/catalogo/harold/

20 Ottobre 2012 – Con gli “Hot Stuff Duo” al via i concerti del NoteDiVino (Ruffano, Lecce)


“NOTE DI VINO”
Con AGAVE COMUNICAZIONE”

Presentano

Hot Stuff Duo – live

Sabato 20 ottobre 2012
ore 22.00

Note di Vino
Via Vittorio Veneto, 55 a Ruffano (LE)

Riparte la musica a Note di Vino nel cuore del Salento, a Ruffano (LE), giovane e dinamico locale dove la passione per l’enogastronomia e per la musica e la cultura si fonde in un open space che piace davvero a tutti . Si parte dunque sabato 20 ottobre 2012 alle ore 22.00 con Hot Stuff Duo.

Hot Stuff Duo trova le sue radici artistiche nel progetto nato da un’idea di Fabio Lecci (voce, armonica e percussioni) che con Marco Ancona alla chitarra acustica propone una selezione di classici del rock’n’roll e del blues di autori come Rolling Stones, Beatles e dei grandi più maestri degli anni ’50 e ’60 reinterpretati e rivisitati in chiave acustica. Lo spettacolo costituisce un invito aperto a tutti gli appassionati del genere anche per eventuali jam-session finali.

Lo spettacolo proposto da Hot Stuff Duo è davvero singolare, soprattutto perché la proposta ripercorre gli universi musicali di area americano-britannica di stelle del calibro di Elvis Presley, Eddie Cochran, Ray Charles, Johnny Cash, John Lennon, Muddy Waters, Howlin’ Wolf, ma anche Rolling Stones, Beatles,The Doors. Nomi, che hanno fatto la storia, influenzandola, di tutta la musica dagli anni cinquanta in poi.

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Note di Vino
Tel – +39 340 33 86 316 / +39 380 12 51 122

Via Vittorio Veneto, 55 – 73049 Ruffano (LE) – Italia

18 Ottobre 2012 – Vittoria Coppola a Taurisano (Le) per Ottobre Piovono Libri


Città di Taurisano e Assessorato alla cultura
nell’ambito di OTTOBRE PIOVONO LIBRI

presentano

GIOVEDI’ 18 OTTOBRE ore 18.30

Incontro con

VITTORIA COPPOLA

autrice del romanzo

GLI OCCHI DI MIA FIGLIA, edizioni Anordest e Lupo editore

Dialogherà con l’autrice il prof. Luigi Montonato

La Città di Taurisano e l’Assessorato alla cultura nell’ambito di OTTOBRE PIOVONO LIBRI presentano GIOVEDI’ 18 OTTOBRE alle ore 18.30 un appuntamento letterario pregevole con VITTORIA COPPOLA, autrice del romanzo “GLI OCCHI DI MIA FIGLIA”, (Lupo – edizioni Anordest) e vincitrice del concorso- sondaggio “Il libro dell’anno lo scegli tu” organizzato dal TG1 della RAI-Tv. Dialogherà con l’autrice il prof. Luigi Montonato. Questo è un evento in collaborazione con LIBRERIA IDRUSA di Alessano (tel. 0833/781747)

Quale ruolo gioca il destino nello svolgersi della nostra esistenza? E quanto di “nostro” c’è invece nell’imboccare strade sbagliate che porteranno inevitabilmente all’infelicità? In questa storia di “non detti”, in cui egoismi e fragilità vanno a comporre un perfetto, perverso incastro, è rappresentato il misterioso e contraddittorio universo dei sentimenti umani: non basta essere genitori per saper comprendere i propri figli ed amarli come meritano; non basta essere giovani e di cuore aperto per essere pronti ad affrontare la vita, né essere innamorati per non farsi complici della propria ed altrui sofferenza. Dana, pur nei privilegi di ragazza circondata da benessere e raffinatezza, è soffocata dalla coltre iperprotettiva di una madre che ha deciso il suo futuro, ma la sua passione per André, fascinoso pittore di donne senza sguardo, si rivela una fuga più grande della sua acerba giovinezza, incapace di reggere all’in frangersi di un sogno. Armando, l’uomo che le offre un amore devoto e remissivo, nasconde un segreto destinato ad esplodere in modo bruciante. Eppure esistono legami che sopravvivono al tempo e sono pronti a riservare luminose sorprese, nei giochi del caso e nel risveglio di coscienze troppo a lungo sopite. Una storia di solitudini e di scelte, nella quale regge sovrana la solidità dell’amicizia, l’unica che non tradisce.

Vittoria Coppola – Vive a Taviano (Le). Laureata in Lingue e Letterature Straniere, Comunicazione Linguistica Interculturale (Università del Salento, luglio 2010). Attualmente lavora come receptionist presso un albergo di Gallipoli (Le). La passione assoluta che muove le sue giornate è la scrittura. Di questo dice: “Lo scopo che mi prefiggo nel momento in cui inizio a riempire pagine di parole e sentimenti, è quello di emozionare, regalando a chi mi privilegia “leggendomi,” attimi personalissimi di evasione dalla realtà, ma anche, perché no, arricchimento della stessa. Confido sempre nella bellezza dei sentimenti e perciò, quando qualcuno reputa banale il parlare d’amore, io sorrido, e vado avanti per la mia strada”.

Info
www.lupoeditore.it

Giuliano Sangiorgi in Puglia per presentare “Lo spacciatore di carne” (Einaudi)


Lo spacciatore di carneOggi, 15 OTTOBRE 2012,presso la libreria Feltrinelli di Bari di via Melo 119, alle ore 17.00, Giuliano Sangiorgi, voce e autore, dei Negramaro, presenterà il suo esordio letterario, “Lo spacciatore di carne” edito da Einaudi e già entrato nella classifica dei libri più venduti in Italia.
Ne parleranno con l’autore Rosella Santoro e Antonella Gaeta. L’attore e regista Mimmo Mongelli leggerà brani del romanzo.

“Lo spacciatore di carne” di Giuliano Sangiorgi, oltre al plauso dei lettori ha iniziato a ricevere buoni giudizi anche da parte della critica; Renato Barilli, individuando le influenze con il passato prossimo (vedi alla voce Ballestra) e le novità nell’utilizzo di una lingua ‘materica’, che si fa corpo, è il primo ad aver riconosciuto, nella prova del giovane autore, i segni di un lavoro che di sicuro, nel prossimo futuro, potrà portare buoni frutti nel campo della letteratura.

L’appuntamento si rinnoverà il giorno dopo, Martedì 16 Ottobre, a Lecce (evento organizzato da Liberrima), dove il romanzo verrà presentato presso il Cinema Multisala Massimo. In questa occasione, a leggere brani del libro, sarà l’attore Ippolito Chiarello.

§

“Lo spacciatore di carne” (Einaudi), Giuliano Sangiorgi

Non c’è legame più forte del sangue. E il sangue, la carne, nella vita di Edoardo sono molto più che una metafora: sono la materia di cui è fatto il suo passato e quella a cui deve tornare. Aveva cinque anni, «cinque anni di niente» il giorno in cui ha visto suo padre sgozzare un agnello. Da allora il sangue non ha smesso di scorrere nel mattatoio, «la carne-officina» dove il padre macellaio (un tempo il suo gigante buono, adesso un estraneo) attende con pazienza che prenda la laurea prima di raggiungerlo e mettersi all’opera accanto a lui. Perché quello è il destino che la sorte – una sorte incarnata in famiglia – gli ha assegnato, contro cui Edoardo può al limite provare a ribellarsi nascondendo gli agnellini sotto al suo letto, illudendosi che giocare a proteggerli possa salvarli davvero dal loro futuro segnato, e non semplicemente rimandarlo. Dopotutto rimandare, nascondersi, è quello che fa anche lui: studente fuorisede a Bologna, è lontano da casa da due anni ma ha dato solo un esame, il più facile. Vive in un appartamento di via Zamboni con due ragazzi, in uno spazio a compartimenti stagni, dove l’unico contatto con gli altri è dato dagli odori e dal vuoto lasciato dai coinquilini quando vanno in facoltà. La sua è una vita in stallo, «un presente parcheggiato». Finché, sul treno per Bologna, incontra Stella. Un faccia bianchissima da bambima, vent’anni sulla pelle e mille negli occhi. Stella è bellissima, misteriosa, bacia e morde con la stessa passione, e Edoardo se ne innamora in un istante. È l’inizio di un rapporto simbiotico, un triangolo travolgente e pericolosissimo che ha come terzo vertice la droga. Per procurarsela (per lui, ma soprattutto per Stella) Edoardo rivende i tagli pregiatissimi di carne che suo padre gli spedisce orgoglioso ogni settimana: la carne in cambio della droga, la droga in cambio di Stella. Ma ciò che inizia nel sangue non può che finire nel sangue. Quando Edoardo capisce che Stella l’ha abbandonato, quella carne che alimentava il suo legame comincia a trasformarsi in ossessione. In un mondo ormai allucinato dove tutto appare possibile, la carne diventa denaro contante e l’amore diventa incontrollabile follia. L’abilità di paroliere dimostrata da Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro, nei pezzi per il suo gruppo, l’ha trasformato in uno degli autori più richiesti dai grandi interpreti italiani (ha scritto tra gli altri per Jovanotti, Andrea Bocelli, Malika Ayane, Elisa, Patty Pravo, Adriano Celentano); oggi, il suo esordio letterario mantiene intatta la potenza di una delle voci più forti della nuova scena italiana. Diviso in 35 capitoli brevi e fulminanti come canzoni, Lo spacciatore di carne getta una sguardo straniato sulla vita studentesca, superandone i cliché e portando invece alla luce gli aspetti più ancestrali. Sangue, destino, amore e follia sono gli archetipi su cui Sangiorgi costruisce questo romanzo che sembra ispirarsi al mito, che gioca con la lingua e la scrittura e ci regala il ritratto inedito di una generazione in lotta con il futuro. Un libro appassionato e viscerale, come il rock migliore.”

(fonte Repubblica.it – Bari)

12 Ottobre 2012 – San Lazzaro di Savena – Organi Antichi – Ingresso libero


Direzione artistica Andrea Macinanti

SAN LAZZARO DI SAVENA – CHIESA DI SAN FRANCESCO D’ASSISI

Venerdì 12 Ottobre / ore 20.45

Organista: EMANUELE CARLO VIANELLI (Organista del Duomo di Milano)

La chiesa di San Francesco d’Assisi a San Lazzaro di Savena ospita un prestigioso organo Zanin (2005), tanto compatto nelle dimensioni quanto robusto nelle sonorità dei registri principali, caratteristica che lo rende adattissimo all’esecuzione di musica di Bach. Emanuele Carlo Vianelli sfrutta questa occasione proponendo un programma monografico con Toccate, fughe e preludi corali.

Programma Concerto

JOHANN SEBASTIAN BACH
(1685 – 1750)

Toccata e Fuga in Fa maggiore BWV 540



Due Preludi al Corale:


Nun komm, der heiden Heiland BWV 659



Wachet auf, ruft uns die Stimme BWV 645



Toccata, Adagio e Fuga in Do maggiore BWV 564



Fuga in Sol minore BWV 578



Toccata concertata in Mi maggiore BWV 566

Concerto a ingresso libero

La rassegna riceve il sostegno della CAMERA DI COMMERCIO DI BOLOGNA, della FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO IN BOLOGNA, della FONDAZIONE DEL MONTE DI BOLOGNA E RAVENNA, della MANUTENCOOP, di CULTURA MUSICALE GANZANIGO, della COOP RENO, del Comitato gemellaggio Granarolo-Bagneres, dell’ASCOM, della CROCE ROSSA, oltre al fondamentale apporto sia economico sia organizzativo dei Comuni coinvolti nella rassegna.

Si ringraziano le Reverende Curie di Bologna e Imola e tutte le Comunità Parrocchiali che ospitano i nostri concerti per l’attiva collaborazione.

La rassegna ha il patrocinio del Comune di Bologna e della Camera di Commercio di Bologna.

In collaborazione con il Conservatorio «G.B. Martini» di Bologna.

PER INFORMAZIONI:

Associazione Organi Antichi, un patrimonio da ascoltare

Via de’ Carbonesi 6, – 40123 Bologna

Tel. segreteria

www.organiantichi.org

16 Ottobre 2012 – Lecce – “Attore opera viva” – Presentazione del corso / Fondo Verri


Martedì 16 Ottobre al Fondo Verri Lecce ore 20

Presentazione

Laboratorio teatrale “attore opera viva”

Il TeatroBlitz/Fondo Verri riprende il percorso laboratoriale sull’arte dell’attore condotto dall’attore-regista G. Piero Rapanà
Il corso è rivolto ad un massimo di 20 partecipanti che vogliano avvicinarsi al mestiere dell’attore in un lavoro pratico sulle tecniche e i modi del fare teatrale, e in particolare sul Teatro di Parola.
Un percorso di ricerca e sviluppo delle capacità espressive , percettive e creative del proprio essere corpo/voce, per acquisire gli strumenti necessari per un lavoro di creazione del proprio essere “ autore/attore”.
Un lavoro sull’ascolto, sulla percezione e scoperta delle capacità fisiche, sensoriali, emozionali , attraverso la pratica delle tecniche essenziali del lavoro attoriale.

Il corso si concluderà il 30 Maggio

Per info. Tel. 3273246985 fondoverri

Come pubblicare 1000 post sul proprio blog letterario, resistere agli assalti dell’ignoranza e dell’oblio e, nonostante tutto, continuare a crederci.


Questo è il mio post numero 1000.
Grazie a chi mi legge.
A dire il vero gli articoli sono molti di più, perché qui è proseguita l’avventura di Musicaos.it, che dal 2004 al 2006 somigliava più a una rivista che a un blog. Questo blog ha vissuto tante fasi, prima di arrivare alla sua forma attuale, quella cioè dove continuo a scrivere di quel che mi pare e pubblicare le cose che preferisco, segnalando e postando articoli o interventi, anche non miei. Al momento la prima parola che mi viene in mente, ancora, è grazie. Fanculo ai Maya, anche perché ai miei lettori, nel 2013, riserverò un po’ di sorprese. Con un ringraziamento particolare a tutti coloro che in questi anni mi hanno aiutato e mi aiutano a far uscire queste parole dalla rete e a farle andare nel mondo.

Ecco l’elenco dei miei post più letti, secondo le statistiche, di questi ultimi 7 anni:

Il giardino di fuoco

Questo lo scrissi per il Numero 6 di Vertigine, “Politicamente scorretto”, curata da Rossano Astremo

Il codice dei vinti. Su “Il contagio” di Walter Siti

Questo è un intervento recensione sul romanzo di Siti, qualcuno dice di averlo avvistato nella bibliografia di un libro pubblicato da Stilo, una monografia su Siti, per l’appunto

Post coitum omne animal triste est

Questo è un articolo un po’ amarcord che scrissi quando mi accorsi che alla voce “call-center”, nella Treccani Digitale (ed. 2008), tra i romanzi veniva citato il mio “Re Kappa”. A dire il vero credo che l’articolo sia molto letto perché su google sono uno dei pochi che ha citato questo proverbio nella versione corretta.

Rivedere “Palombella rossa”

Questo lo scrissi come rilettura del capolavoro di Moretti a ridosso delle votazioni del 2008. Collaborando con “Il Paese Nuovo” e Mauro Marino mi sono sempre emozionato, ma mai come quando aprendo il giornale vidi queste oltre 20.000 battute pubblicate tutte insieme su due pagine.

Limiti emissioni diossina presso il centro siderurgico ILVA di Taranto

Una lettera stranamente attuale di Nicolino Sticchi e Vittorio Potì indirizzata alla Provincia, il 31 ottobre del 2008.

Segnalazione – Voi siete qui, book party

Il party di presentazione del libro Minimum Fax dove c’è finita dentro anche Musicaos.it

comunque negli archivi ce ne sono altri, di interessanti.
Buona lettura!

 

14 Ottobre 2012 – Nardò (Le) – “Piccoli seminaristi crescono” (Negroamaro) di Alfredo Romano


Presidi del Libro di Nardò e Caffè Letterario di Via Roma
presentano

"Piccoli seminaristi crescono" (Negroamaro) di Alfredo Romano

Domenica 14 ottobre 2012 ore 19.00

Sala Roma Piazza Pio XI – Nardò

Introduce – Norberto Pellegrino
Presidente Caffè Letterario di Via Roma a Nardò

Relatore
Pier Paolo Tarsi

Piccoli seminaristi crescono (Negroamaro) di Alfredo Romano sarà presentato domenica 14 ottobre 2012 alle ore 19.00 alla Sala Roma di Piazza Pio XI a Nardò. Introduce Norberto Pellegrino (Presidente Caffè Letterario di Via Roma a Nardò). Relatore sarà Pier Paolo Tarsi. L’appuntamento è organizzato dai Presidi del Libro di Nardò e dal Caffè Letterario di Via Roma.

Così, con tonaca, zimarra e "saturno" in testa, inforcai la bicicletta per recarmi dal dentista. Che bello era pedalare tutto solo per le vie della città. Mi voltavo a destra e a manca catturando in libertà l’aria impregnata della tarda primavera, le ignare facce della gente per strada, i variopinti colori dei vestiti, le facciate delle case e dei palazzi, le insegne dei negozi, le strida delle rondini… Avevo come l’impressione che tutti si voltassero a guardarmi e dicessero:"Nah, cce beddhu papiceddhu sta be ppassa! (Toh, che bel piccolo prete sta passando!)". Pedalavo con disarmante incantamento e, come capita quando si è innamorati, avevo voglia di abbracciare tutto il mondo, di far partecipe ogni passante della mia manifesta e sconfinata felicità.

Info
www.negroamaroeditrice.it

Venerdì 12 Ottobre e Domenica 21 Ottobre – Roma – PalindRome – “ROOF APPS” e “Funghi in Città”


PERFORMING MEDIA

T’invitiamo a due appuntamenti romani sotto il segno dell’urban experience.

Uno è venerdì 12, dalle ore 16, alla sala Gonzaga (presso il Comando di Polizia Municipale, in Via della Consolazione 4) per PalindRome – ROOF APPS, un’installazione crossmediale per l’ecosistema urbano.

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PalindRome – ROOF APPS

un’installazione crossmediale per l’ecosistema urbano

Venerdì 12 ottobre 2012 ore 16.00

Sala Gonzaga del Comune di Roma – Via della Consolazione 4 – ROMA

In attesa dell’Expo’ 2015, Corviale prepara la sua candidatura per essere riconosciuto distretto scientifico e culturale di interesse nazionale dove raccogliere e sperimentare applicazioni che vanno dall’ecosistema digitale all’innovazione sociale, dalla bioeconomia all’agricoltura urbana. Il laboratorio di una vera e propria armatura ecologica virale per la bonifica della crosta urbana.

I tetti della città (a partire da quello di Corviale, il più lungo d’Europa) a cui si riferisce il titolo dell’installazione, si misura con la reinvenzione dei tetti come nuovo suolo produttivo a KM ZERO. Questo progetto lanciato dalla Rete UNITED ROOFS (Eco Cluster Cooperation nazionale guidata dall’Università del Molise, Università di Roma, Torino, Milano, Ancona, Firenze, Napoli, Bari, CNR, Associazione Italiana Verde Pensile, Corviale Domani e Urban Experience), intende raccogliere candidature di edifici sui quali sperimentare moduli produttivi ecosostenibili da collocare sulle coperture piane. Una linea di ricerca che si svilupperà su scala nazionale per poi confluire sul tetto di Corviale in occasione di Expo’ Milano 2015.

Durante l’evento-installazione del 12 ottobre saranno illustrate le linee di ricerca sia con collegamenti in videoconferenza sia con interventi di protagonisti e partner, tra cui: Pino Galeota, coordinatore di Corviale Domani e Giovanni Quarzo, presidente della Commissione Lavori Pubblici di Roma Capitale.

L’evento crossmediale prevede l’allestimento “PalindRome – ROOFS APPS ”, avvio di un Laboratorio di Drammaturgia della Rete tra Ecosistema Urbano ed Ecosistema Digitale in corso a Scienze dello Spettacolo della Università di Roma-Sapienza.

Al centro un’installazione basata sulla vestizione di tavoli come edifici, sui quali saranno composte applicazioni evocative per la bonifica della città, dando ai visitatori la sensazione immersiva di poter osservare a volo d’uccello un tessuto urbano densamente edificato. Intorno all’installazione saranno condotte tre esplorazioni radio-guidate (ore 16,30, 17,30, 18,30), con delle conversazioni condotte da Stefano Panunzi, coordinatore del progetto e Carlo Infante di Urban Experience.

La rete interuniversitaria United Roofs che elabora il progetto è composta da un gruppo di ricerca dell’Università del Molise e studenti, sia dei corsi sia dei dottorandi di Scienze dello Spettacolo della Sapienza e la collaborazione di Tiziana Amicuzi di Urban Experience per l’allestimento.

twitter: #palindrome

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L’altro è domenica 21 ottobre alle ore 10, al Parco Regionale dell’Appia Antica (Cartiera Latina, via Appia Antica, 42), nell’ambito del programma di Autunno 2012 , si svolge il Walk Show, passeggiata radio e web assistita Sulle tracce di Marcovaldo e i funghi in città.

La passeggiata-walk show, si baserà sull’uso di radiocuffie per seguire le indicazioni sui funghi che s’incontreranno e per raccogliere narrazioni mentre con gli smart phone si raccoglieranno altre suggestioni via web. C’è un costo: € 8 (€ 5 con Carta Amici del Parco e soci Urban Experience. I bambini sotto i 10 anni non pagano se accompagnati ciascuno da un adulto). Per informazioni e prenotazioni: Tel. 06 5126314 info E’ fortemente consigliata la prenotazione, anche qui info

Una riflessione sui format di performing media per l’innovazione territoriale

Roberta Pilar Jarussi recensisce “Il romanzo osceno di Fabio”


“Il romanzo osceno di Fabio”, di Luciano Pagano

“Per amarsi con agio c’è bisogno dell’autunno,
al massimo di una primavera.
D’estate è l’inferno e d’inverno i sensi vanno in letargo.”

Un romanzo. Un romanzo breve, che ha però l’ampiezza, gli spazi e la gestione del tempo del romanzo vero e proprio. Come se del romanzo fosse l’essenza, un concentrato.
Il romanzo osceno di Fabio è un romanzo scritto in tweet, pensato, partorito, costruito per il tweet, e non il contrario. Voglio dire, non adattato al tweet in un secondo momento. Una storia, quindi, che puoi leggere esclusivamente rispettando le regole che il tweet impone: lunghezza predefinita e contenuta di ogni frammento; somministrazioni quotidiane in dosi omeopatiche del testo.
È una cosa contro natura, mi verrebbe da dire.
È una piccola violenza (costrizione) che lo scrittore fa a sé stesso e al lettore vorace. Ma tant’è. Il romanzo osceno di Fabio, si legge così. Una manciata di tweet al giorno, o niente. E, come spesso accade, è entro limiti ben tracciati, che il desiderio e la creatività bruciano al meglio: si desidera, e si crea, in misura (anche) di quel che non si può possedere.

Poi a un certo punto Luciano Pagano mette il suo romanzo osceno in rete. E diventa possibile scaricarlo. In un attimo si rompe l’incantesimo, saltano in una botta sola la smania da astinenza e le regole da dose quotidiana…
Ricomincio dall’inizio. Titolo, copertina, dedica. Sfoglio pagine virtuali che non posso toccare. Leggo caratteri grandi, perfetti per le mie diottrie, nero nitido su pagine bianche, bianchissime. Poche righe. Minimale.
Leggo tutto, senza interruzione, torno indietro tutte le volte che voglio, rileggo meglio, evidenzio le frasi che mi colpiscono.
Piacere e turbamento è quel che sento. Il turbamento è un sentimento concreto, fisico, per quanto mi riguarda. Quando c’è, devo capire da dove viene e che significa.

Le cose che mi turbano potrebbero essere dei punti di debolezza, invece sono esattamente i dettagli che caratterizzano questo romanzo. Il mio esser turbata, quindi, ha a che fare con i punti di forza di questo lavoro, ed è legato ad elementi molto precisi.

Il Ritmo
Non è fluido, non è morbido, non è tondo. È spezzettato. Come un respiro sempre in debito di aria, che non recupera mai. Non so dire se è una condizione determinata dal fatto che il romanzo è costruito in tweet , oppure è il contrario. Cioè, se è la struttura, la forma, la sua ‘natura’, a renderlo perfetto per questo ‘involucro’.

Il Sesso
Esplicito, spinto, forte, ben raccontato. Eppure è come se tutto il resto – intorno, fuori e dentro, prima e anche dopo – fosse congelato. Pure il desiderio è oltre la linea di sicurezza. Si avverte la smania, la voglia, sento persino inquietudine tra le gambe mentre leggo, ma il desiderio è immobile. Altrove.

Il Sentimento
Immagino che l’autore abbia avuto la tentazione, almeno in certi passaggi, di scivolare in considerazioni più intime e toccanti. Immagino abbia avuto voglia di andare nei pressi del cuore e sguazzarci un po’. Immagino che, a volerlo fare, non avrebbe faticato per niente. Sarebbe stato facile anche per i lettori seguirlo, scivolare con lui e scavare un po’ di anima, e un poco di carne. Un poco e un poco. Invece l’anima non si tocca, neanche si sfiora. La carne si vede, ma da lontano.
Anche quando entra nel dettaglio e racconta minuziosamente gli umori dei protagonisti, le loro storie, il loro passato, i loro sogni, quel che arriva è una descrizione chirurgica, soddisfacente, ma asettica. Senza sangue.
E’ disarmante. Perché viene voglia di affezionarsi. Affezionarsi ai personaggi, o detestarli, prenderne le parti o buttarli via… Invece, non succede niente. Il nostro ‘sentire’ percepisce ogni cosa, ma sempre a un passo di distanza, almeno. È come scopare senza calore (il ‘sesso meccanico’ della Marchesa in giovane età), o mangiare senza fame.
Allo stesso modo, mentre leggi di Fabio e della Marchesa, un po’ diventi come loro. Sei aderente alla storia, ‘dentro’, ma l’emozione (non che non ci sia) è circoscritta. Ferma. È altro da te. La osservi da fuori, non ti sporca.

La Lingua
È l’anima di un romanzo, la lingua. Qui è ‘semplice’. Volutamente semplice. Scarna. Secca. Frasi brevi che non ammettono distrazioni e tengono alta l’attenzione.

La domanda costante che mi sfiora mentre leggo, è:
come si fa a scrivere un romanzo così sconcio, denso e assassino, pieno di spunti esistenziali che rimanderebbero a ben altro, senza mai scivolare nella riflessione intimistica, in quella melassa che è il sentimento… senza mai rendere la storia, con tutto il groviglio erotico ed emotivo che contiene, una faccenda personale?

Quel che non è esplicitato nel romanzo – che è essenziale, meno di così non si sarebbe potuto dire – l’autore lo ‘racconta’ tra le righe, con lo stile, i tempi, le pause, le assenze.
E allora quel Ritmo a singhiozzi, che inquieta e lascia sospesi, a mezz’aria, diventa funzionale al romanzo.
Il Sesso spinto ma prosciugato di vita, e l’atmosfera che questa strana combinazione di fattori produce, pure diventa utile alla storia. È interessante, perché questo dato si coglie solo dalla seconda metà del romanzo in poi, acchiappa di sorpresa, a storia avviata.
Anche la totale (mai estrema) assenza di Sentimento, sensazione non del tutto ‘gradevole’, è aderente a quel che la storia racconta.
Infine, la Lingua. Il ‘suono’ della pagina, elemento importante quanto e più di quel che la trama svela, è così nuda, al nòcciolo, da non lasciar spazio ad alcun vezzo. Come tutto il resto, qui.

La difficoltà, e il guizzo creativo e il carattere in questo lavoro, non sta tanto – secondo me – nell’esser scritto in tweet, ma nel mantenere una certa estraneità al tutto, dall’inizio alla fine, costante, senza mai perdere la misura, senza mai accorciare le distanze. Senza mai prendere le parti di nessuno, senza mai entrare davvero in quel letto, senza mai bere del tutto quel seme, senza mai penetrare veramente quel culo, facendoti sentire il piacere, tutto, e il disagio, la dipendenza, la gabbia, il potere, il sesso in corpo, persino. Ma solo l’odore. Senza toccare. Senza speranza. E senza amare, mai.

Roberta Pilar Jarussi

“Il romanzo osceno di Fabio” è disponibile, in versione integrale e senza tagli, su Amazon.it, al costo di 0,92€

Ottobre 2012 – In edicola e in libreria il nuovo numero di «alfabeta2»


Dall’8 ottobre in edicola e in libreria

il nuovo numero di «alfabeta2»

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Il numero 23 di «alfabeta2» in arrivo nelle edicole e nelle librerie si apre

con quattro sonorissimi CONTRO:

– contro gli spettri dell’Uno e a favore di un politeismo politico (A.Illuminati);

– contro l’economia della creatività e la «cultura che fattura» (C.Caliandro eF.Federici);

– contro il lavoro intraprendente e le retoriche aziendali (A.Sartori);

– contro il bullismo degli insegnanti (P.Mottana).

Finita l’epoca del consenso a ogni costo e dei conflitti addomesticati prima ancora del nascere, si rivela sempre più necessario scegliere la propria posizione, rifiutare le logiche di una meritocrazia fallata in partenza (alla quale questo numero della rivista dedica un «nodo» intitolato Pagelle, con i contributi di Paolo Zublena, Daniele Giglioli, Giuseppe De Nicolao e Gian Luca Picconi), smontare gli stereotipi anche alla luce di uno sguardo attento a quanto succede oltre i nostri angusti confini. La – vera o presunta – «eccezione francese», i fermenti latinoamericani, le rivolte in Québec sono i temi approfonditi questo mese da «alfabeta2» che fin dal suo esordio si è prefissa di inserire la propria prospettiva critica su uno sfondo più ampio, davvero globale. E non a caso la traduzione letta come paradigma del nostro tempo è il soggetto di un altro dossier del mensile, che nel numero in uscita contiene anche un corposo speciale, «alfadifferenze», Per una lettura materialista di razza e genere, a cura di UniNomade.

Tra gli altri «nodi» proposti da «alfabeta2» di questo mese

Metamorfica: Cindy Sherman, Francesca Woodman, Claude Cahun, Sherrie Levine;
L’ultimo spettacolo: paradossi del cinema tra Usa e Italia;
Le mani sul postmoderno: intervengono Rastier, Bonito Oliva, Ferraris, Curi;

Scrivi come mangi: ovvero, dall’Artusi alla Nutellotta;

L’artista del mese è Emilio Tadini.

“Il romanzo osceno di Fabio” di Luciano Pagano, da oggi disponibile su Amazon (a meno di un euro)


Nota di viaggio: da oggi “Il romanzo osceno di Fabio“, è acquistabile su Amazon.it al prezzo di 0,92€, 92cent, così da potere essere letto, comodamente, integralmente e offline. Se vi va dopo averlo letto potete commentarlo e/o recensirlo sulla pagina di Amazon. Sì, ma che cos’è “Il romanzo osceno di Fabio”? È il primo romanzo italiano scritto interamente in tweet.
Buona lettura.