“Orecchiette christmas stori” di Raffaello Ferrante (‘round midnight edizioni)


“Orecchiette christmas stori” di Raffaello Ferrante (‘round midnight edizioni)

raffaelloferrante_orecchiettechristmasstori_roundmidnightedizioni

Ed eccomi alla prima recensione del 2014. Ho atteso molto? Ne è valsa la pena. “Orecchiette christmas stori”, di Raffaello Ferrante, appena edito dalla giovane ‘round midnight edizioni, è quello che mi ci voleva per cominciare quest’anno.

‘Natale in casa Lomunno’, questo potrebbe essere il sottotitolo per l’avvio di questa storia, la prima scena si apre infatti sulla composizione, elemento dopo elemento, di quello che è l’ambiente casalingo cui appartiene uno dei protagonisti. “Questo, anche quell’anno, il cast del Natale in casa Lomunno”, una frase che da sola basta a spalancare un universo. Inutile dire, per fare un esempio, che il quadretto familiare è già minato in partenza da ripicche, bugie, e macchinazioni segrete. C’è uno sprazzo di visione del mondo degli adolescenti, attraverso gli occhi di Martina, ragazza stralunata, colta nella metà esatta di quel percorso che conduce dall’essere una bambina e diventare una ragazza. Teresa, la mater familias, moglie di Enzo Lomunno, protagonista suo malgrado. È un trucco.

Fin dall’inizio sembra di avere l’illusione di sapere che cosa potrà accadere, magari qualche scaramuccia attorno alla tavola imbandita, qualche segreto nascosto che poi viene svelato, solo che non siamo capitati in un appartamento della upper class ambrosiana, non si tratta di un romanzo-panettone, dove magari ci piace immaginare i protagonisti coi volti rassicuranti di attori comici che affollano le sale nel periodo natalizio. Verrebbe quasi da trovarci affinità con libri come “La cena di Natale di «Io che amo solo te»” di Luca Bianchini, per l’ambientazione, il clima. Solo che siamo a Bari, bellezza… e il quadretto rassicurante dura solo tre delle cento pagine che compongono il romanzo.

Un 3% di quiete al quale segue un 97% di delirio.

La sensazione, per il lettore, è simile a quella dei primi abitanti del pianeta terra che videro, sul grande schermo, Pulp Fiction di Quentin Tarantino, circa venti anni fa: dopo l’inizio che ho descritto si susseguiranno episodi e atmosfere autentiche, che vanno dal pulp in salsa criminale al film d’azione, in un dribbling abile, quello di Ferrante tra fuga e rincorsa, tra pulsione e desiderio. Raffaello Ferrante ha uno sguardo lucido unito all’esperienza nel dosare gli elementi della sua scrittura. Nico, che deve compiere la sua prima azione criminale e ha paura. Roberto, che lavora al bingo il giorno della vigilia. Carmine che telefona a Enzo Lomunno e nel frattempo attende Michela, Miky, fidanzata – forse – di Cristiano. Miky, Desy, Cristina, belle e impossibili, e anche un po’ dannate. C’è cura per l’ambientazione, la città vecchia, le periferie dei paesini, vere e proprie favelas d’Europa, le sale bingo, le strade affollate per la vigilia, e la voglia di fuggire via da una realtà che non può dare nulla, a nessuno dei protagonisti. Nulla se si eccettua quel momento di piacere effimero che possono offrire il sesso, l’alcool, la droga e la violenza, da soli e mescolati insieme.

La forza di questa storia, anzitutto, è nel concatenarsi di sequenze, un montaggio mozzafiato, che parte dalla scena dell’inizio e aumenta sempre di più, fino al finale assurdo, inaspettato, sconvolgente. La lingua segue questa corsa senza cedimenti. È come se Raffaello Ferrante mettesse insieme i pezzi di un puzzle, uno alla volta, facendoci credere che le cose stanno andando verso una direzione, così che il lettore prende facilmente le parti dei personaggi, magari scegliendosi quello che caratterialmente riesce a ‘indossare’ meglio. La cattiveria senza senso di U ‘Mazz? La stronzaggine di Miky con Carmine? La delusione di quest’ultimo, che sfocia nel delirio di un astemio che si fa fuori un cestino di sei birre da solo, la notte della vigilia?

Ognuno apparecchia il Natale che può, verrebbe da dire, e a ognuno viene incontro il Natale che merita. Ma potrebbe essere Natale, o Capodanno, o San Valentino, la bravura dell’autore sta tutta in questo prendere il destino/festino e farci ruotare attorno tutte le figure, fino all’ultimo, senza sbavature, senza arrestarsi mai nemmeno dinanzi alle conseguenze più estreme.

È una visione pessimistica quella che risulta da questa lettura? Macché, “Orecchiette christmas stori” è una delle storie più divertenti, ciniche e agrodolci che mi sia capitato di leggere di recente.

Uno spaccato di realtà nel quale Raffaello Ferrante dimostra quanto la provincia italiana contemporanea debba ancora dire in termini di narrazioni e storie, e quanto, allo stesso tempo, la quotidianità delle famiglie, immersa e detersa dagli stereotipi televisivi e dagli imbonitori professionisti, possa ancora avere chance di riscatto narrativo. La materia, che qui diviene pulsante e narrativa, è sotto gli occhi di tutti. Per ribadire il concetto in modo lineare, se gli italiani leggessero di più libri come questo e, ogni tanto, spegnessero la televisione oppure smettessero di giocare alle macchinette dei videopoker, forse ci sarebbe qualche speranza di non avere sprecato una generazione. Nel frattempo, mentre su un canale c’è chi brucia libri, su un altro c’è chi semina; un giorno forse, qualcuno che avrà l’attenzione di raccogliere.

Info:
http://www.roundmidnightedizioni.com/html/content.php?id=vbk&idb=684618228#.Uu-DJKGm0al

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...