Sabato 17 Febbraio 2018 – Tricase – Palazzo Gallone – Graziano Gala presenta “Felici diluvi”


Musicaos Editore con il patrocinio del Comune di Tricase

Sabato 17 febbraio 2018 – Ore 19.00
(TRICASE – Palazzo Gallone – Sala del Trono)

presentazione di
“Felici diluvi” di Graziano Gala

letture:
Pasquale Santoro

Pianoforte e voce:
Daniele Vitali

Dialoga con l’autore:
Luciano Pagano

con la partecipazione:
Alessandro Distante

Interverrà:
Carlo Chiuri

Sabato 17 febbraio 2018, alle ore 19.00, a Tricase, nella “Sala del Trono” di Palazzo Gallone, con il patrocinio del comune di Tricase, si terrà la presentazione di “Felici diluvi”, la raccolta di racconti con cui esordisce Graziano Gala, giovane insegnante di Tricase, che attualmente vive a Milano, dove insegna presso un liceo. La serata, che prevede l’intervento del sindaco di Tricase, Carlo Chiuri, e la partecipazione di Alessandro Distante. Graziano Gala arriva alla pubblicazione dopo diversi anni di “pratica” letteraria, nella quale ha vinto grazie ai suoi racconti diversi premi di carattere nazionale ed è stato ospitato in antologie e volumi. Durante la serata l’attore e regista Pasquale Santoro leggerà brani dei racconti, accompagnato da Daniele Vitali, al pianoforte e voce; dialogherà con l’autore Luciano Pagano, per Musicaos Editore. Ingresso libero.

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I “Felici diluvi” di Graziano Gala raccontano di cose che finiscono in modo glorioso, di ciò che arriva al termine, lasciando dietro sé un ricordo di quel che è stato; cose che potrebbero essere andate altrimenti, ma per un meccanismo che si è inceppato procedono lungo un corso particolare, deragliato, inaspettato. Graziano Gala racconta le pieghe di una realtà in cui l’umanità, la persona, l’individuo, vogliono affermarsi prima di scomparire in un oblio definitivo, imposto dalle regole sociali, dall’amore o dal piano regolatore, dalla tracotanza o dal fallimento, passando per la nostalgia e il ricordo. La metropoli e la sua periferia sono il cosmo nel quale si muovono i suoi personaggi che si ribellano, numeri che cercano di sfuggire alla forza del destino per affermare la loro volontà di essere unici. In questi racconti c’è tutta la forza che regala la rivincita che ognuno dei protagonisti riesce a ritagliare per sé.

Cosimo Argentina, a proposito della scrittura di Graziano Gala e dei suoi racconti, afferma: “Se un qualunque scrittore italiano, anche tra i pluridecorati, leggesse i racconti di Graziano Gala, e fosse onesto, lascerebbe perdere la penna e aprirebbe una rivendita di sali e tabacchi”.

Fabio Orrico, su Liberidiscrivere: “c’è il mondo di Gala, un mondo abitato da uomini dotati di nomi “parlanti”, spesso e volentieri residenti in paesini, leggendo dei quali corriamo il rischio di rievocare Gianni Celati. Ma la nota dominante della narrativa dello scrittore emiliano è la tenerezza, in Gala regna invece un sentimento oscuro e meno definibile, come un leggero allarme.”

Veronica Notaro, su RecensioniLibri.org: “Lo stile di Graziano Gala segue il desiderio dello stesso di generare un vero e proprio labirinto in cui farci entrare il lettore, e poi, una volta entrato, di iniziare con lui una chiacchierata intima. Ma non solo. L’autore segue anche il bisogno di lavorare sulla parola, ricrearla, risemantizzarla, inventandone di nuove se necessario; ama le atmosfere montaliane indefinite, di apparenza e scomparsa, nette, distaccate, lontane dagli altri, inafferrabili, e tutto ciò influenza, inevitabilmente, il suo modo di scrivere.”

Mariaelena Tucci, sul sito del Centro PENS, di UniSalento, (Poesia Contemporanea e Nuove Scritture): “La scrittura fresca e immediata di Gala, che sembra ispirarsi, sin dai nomi fortemente evocativi dei personaggi, ai giochi linguistici di Rodari e di Benni e all’ironia dissacrante di Cosimo Argentina , guida il lettore nel carosello di emozioni, spesso contrastanti, che si rincorrono pagina dopo pagina, storia dopo storia, senza tuttavia lasciare nulla al caos e all’indefinito”

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Si parte con “L’applauso”, dove la vittima di una vocale sbagliata, il Poli, intento nel far dimenticare l’odore e la consistenza del pattume ammassato in qualità di netturbino, rifugiandosi dietro un pianoforte che rappresenta il dolore di tutto ciò che poteva essere e non è stato. Segue il venditore di rose (“Il sonno dei giusti”), escluso sociale di lusso, immortalato nel tentativo di rivendicare acqua e amore per quei boccioli che lui percepisce come strumenti ultimi di felicità universale. Lo sorpassa, in “Complanari”, da destra a bordo di una vecchia Taunus un conducente in piena sofferenza, diviso tra il rimorso per la morte del padre e l’amore sconveniente nei confronti di una prostituta, il tutto mentre la RoSara di “Recuméterna”, l’ultima prefica di professione, viene colpita a morte da un paese che non vuole saperne di morire.

Si spande, in lontananza, l’odore di caffè (“Le circostanze dell’arrivederci”), accompagnato dai tutti quei sogni e tutti quei fallimenti che possono essere contenuti in una tazzina: è questo il destino di Franco e Marilena, innamorati di un amore violento e smisurato come l’urlo di Tardelli nell’82. Macchie, dicevamo, da ripulirsi: di questo si occupa Goffredo Mammoni, lavandero proprietario di lavanderia industriale, sempre immacolato e sempre impreparato dinanzi all’occasione della vita (“La figlia di Brasi”). Meglio fermarsi, meglio riavviare il meccanismo, meglio distruggere la giostra malfunzionante: a questo pensa il bombarolo di “Rumori da basso”, incapace di gestire le cicatrici di abusi protratti.

E tra un’eruzione inaspettata della Famiglia Cola-Lava e una processione a tradimento imposta da don Pasquale nel “Sentir messa” ad una folla zelante e belante nessuna sorpresa se Fabio Filzi pensi bene che il tradimento – subito più che goduto – sia l’unica boccata d’ossigeno utile al continuare della narrazione. Da qui la liberazione, la rottura degli equilibri, il senso di onnipotenza che porta l’ingegner Piaccia ad agire senza preoccuparsi delle esigenze del prossimo, da qui il pedale della Duetto calcato dal Tamorra in prossimità di una rotatoria. Si cerca lo scontro, la fine, l’esplosione, l’eccesso, la forza di rimettere tutto in discussione soffrendo per i guai passati e per i propri fallimenti: tutta la narrazione diventa una pura questione di lacrime, e se a piangere inizia anche il cielo ci vuole un ombrello dalle braccia salde, dal fiato caldo e dalle giunture resistenti per gestire precipitazioni, scrosci e conseguenze annesse.

Graziano Gala nasce a Tricase il 19 settembre 1990. Vive a Milano, dove insegna Lettere in un Liceo delle scienze umane. Nel 2012 vince il premio “Lo scrivo io”, indetto da “La Gazzetta del Mezzogiorno” nella sezione poesia. Il suo racconto “Variabili impazzite”, viene inserito nella collana “Chi semina racconti 2”, curato dall’associazione “Tha Piaza Don Chisciotte”. Nel 2013 vince il premio speciale della giuria nel “Premio internazionale di cultura” indetto dall’AEDE (Association Européenne des Enseignants). Due suoi racconti vengono selezionati nel bando “Bollenti spiriti”, indetto dalla Regione Puglia, dando origine al volume collettaneo “Parole battute”. Si qualifica terzo al “Premio Nazionale Bukowski” di Viareggio. Nel 2016 il suo racconto “Sabotare il silenzio”, viene pubblicato in un’antologia edita da “Testi&Testi” e vince il premio “Carlo Cultrera”. Nello stesso anno un suo racconto viene selezionato dall’associazione “Onalim” e letto durante la Piano City Milano 2016 e nella scuola di scrittura “Belleville”.

Informazioni:
http://www.musicaos.org
tel. 0836.618.232
info@musicaos.it

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