Mercoledì 31 ottobre 2018 – Lecce – Graziano Gala al “Vecchio Stampo”, per la Rassegna “Emergenze”, con Pasquale Santoro e Marco Garofalo


Mercoledì 31 ottobre 2018 · ore 18.30
Vecchio Stampo
(Lecce, Via Sozy Carafa, 74)

nell’ambito della rassegna “EMERGENZE”

“Felici diluvi” (Musicaos)
di Graziano Gala

Dialoga con l’autore:
Luciano Pagano

letture:
Pasquale Santoro

musica di:
Marco Garofalo

Mercoledì 31 ottobre 2018, alle ore 18.30, a Lecce, nei locali dell’associazione VECCHIO STAMPO, in via Sozy Carafa 74, si terrà la presentazione/reading della raccolta di racconti di Graziano Gala, “Felici diluvi”, edita da Musicaos Editore. Per l’occasione l’attore Pasquale Santoro leggerà alcuni racconti, accompagnato alla chitarra elettrica dalle composizioni, nate proprio per i racconti di Gala, realizzate dal musicista Marco Garofalo. L’autore dialogherà con Luciano Pagano.

I “Felici diluvi” di Graziano Gala raccontano di cose che finiscono in modo glorioso, di ciò che arriva al termine, lasciando dietro sé un ricordo di quel che è stato; cose che potrebbero essere andate altrimenti, ma per un meccanismo che si è inceppato procedono lungo un corso particolare, deragliato, inaspettato. Graziano Gala racconta le pieghe di una realtà in cui l’umanità, la persona, l’individuo, vogliono affermarsi prima di scomparire in un oblio definitivo, imposto dalle regole sociali, dall’amore o dal piano regolatore, dalla tracotanza o dal fallimento, passando per la nostalgia e il ricordo. La metropoli e la sua periferia sono il cosmo nel quale si muovono i suoi personaggi che si ribellano, numeri che cercano di sfuggire alla forza del destino per affermare la loro volontà di essere unici. In questi racconti c’è tutta la forza che regala la rivincita che ognuno dei protagonisti riesce a ritagliare per sé.

Graziano Gala nasce a Tricase il 19 settembre 1990. Vive a Milano, dove insegna Lettere in un Liceo delle scienze umane. Nel 2012 vince il premio “Lo scrivo io”, indetto da “La Gazzetta del Mezzogiorno” nella sezione poesia. Il suo racconto “Variabili impazzite”, viene inserito nella collana “Chi semina racconti 2”, curato dall’associazione “Tha Piaza Don Chisciotte”. Nel 2013 vince il premio speciale della giuria nel “Premio internazionale di cultura” indetto dall’AEDE (Association Européenne des Enseignants). Due suoi racconti vengono selezionati nel bando “Bollenti spiriti”, indetto dalla Regione Puglia, dando origine al volume collettaneo “Parole battute”. Si qualifica terzo al “Premio Nazionale Bukowski” di Viareggio. Nel 2016 il suo racconto “Sabotare il silenzio”, viene pubblicato in un’antologia edita da “Testi&Testi” e vince il premio “Carlo Cultrera”. Nello stesso anno un suo racconto viene selezionato dall’associazione “Onalim” e letto durante la Piano City Milano 2016 e nella scuola di scrittura “Belleville”.

Informazioni. Musicaos Editore
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“La bambina dei salti” arriva in Italia. Musicaos Editore pubblica il nuovo romanzo di Edgar Borges.


“La bambina dei salti” arriva in Italia.
Musicaos Editore pubblica il nuovo romanzo
di Edgar Borges in contemporanea mondiale.

Musicaos Editore, con il suo direttore Luciano Pagano, insieme a Edgar Borges, è lieta di annunciare ai lettori italiani che nel mese di novembre 2018 pubblicherà “La bambina dei salti”. Il nuovo romanzo di Edgar Borges, autore venezuelano residente a Madrid da oltre dieci anni, è uscito in Spagna (La niña del salto, Barcellona, Ediciones Carena) all’inizio del 2018, ed è già divenuto un caso letterario internazionale: il romanzo nel mese di ottobre vedrà la pubblicazione, in Perù, Ecuador, Bolivia, ed è di prossima uscita negli Stati Uniti e in altri paesi europei.

“La bambina dei salti” giunge in Italia preceduto dalle grandi lodi della critica spagnola. È stato scritto che quest’opera è una metafora del desiderio di liberazione del corpo femminile, e il romanzo è stato anche interpretato come un’allegoria della morte dell’infanzia. L’attrice Mamen Camacho, giustamente, ha detto che la lettura di questo romanzo “l’ha ubriacata”, per l’effetto che il romanzo lascia al lettore dopo la lettura.

“La bambina dei salti”, su La Vanguardia, è stato definito il romanzo più ambizioso di Edgar Borges. Gabriela Guerra Rey, scrittrice e direttrice editoriale di Netmedia/IWM sostiene che “La bambina dei salti” è “un romanzo poderoso, che lascia un’impronta nelle lettere contemporanee, situando Edgar Borges tra i riferimenti della letteratura latinoamericana di questo secolo”. Secondo Paolo De Luca, “Edgar Borges crea uno sfondo fantastico, quasi surreale, degno della miglior letteratura latinoamericana contemporanea”. (La Repubblica).

La traduzione del romanzo è opera di Antonio Boccardo. Nato a Galatina nel 1987, Antonio Boccardo vive e lavora tra Lecce e Valencia, in Spagna. Ha conseguito un dottorato in letteratura spagnola sia presso l’Università del Salento che presso l’Università di Valencia elaborando una tesi sul drammaturgo Guillem de Castro y Bellvís, vissuto a cavallo tra il XVI e il XVII secolo. Come traduttore letterario ha pubblicato nella collana diretta da Diego Símini “La quinta del sordo”, la traduzione italiana de “La esfinge” di Miguel de Unamuno, e di “Amadeo I”, di Benito Pérez Galdós, editi da Pensa Multimedia.

Edgar Borges
Profilo biografico

Edgar Borges è nato a Caracas, in Venezuela, il 24 aprile del 1966. Risiede in Spagna dal 2007, nella sua opera la finzione è una forza inerente all’essere umano, capace di abbattere e costruire la realtà. Posti dinanzi alle circostanze, i suoi personaggi devono decidere se essere fiches in mano al destino o creatori di una nuova possibilità. La struttura della sua narrativa implode la realtà e la trasforma.

Edgar Borges ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti internazionali. È autore di romanzi e raccolte di note e articoli come “Chi ha ucciso mia madre?”, “La contemplazione”, “Cronache del bar”, “L’uomo non mediatico che leggeva Peter Handke”, “La ciclista delle soluzioni immaginarie”, “L’oblio di Bruno” e “La bambina dei salti”. Parte della sua opera è stata tradotta in italiano, inglese, francese e portoghese, e attualmente nuove traduzioni sono in corso di preparazione in serbo e polacco. Enrique Vila-Matas e Peter Handke sono tra gli scrittori che hanno seguito con interesse le sue opere. Gianfranco Pecchinenda, tra i primi studiosi e traduttori delle sue opere in italiano, sostiene che “Edgar Borges è uno dei narratori latinoamericani più importanti delle ultime generazioni”.

In Italia sono stati pubblicati, a oggi, due suoi romanzi, “La contemplazione” (2013) e “L’uomo non mediatico che leggeva Peter Handke” (2016), opere che hanno riscosso una buona ricezione da parte della critica.

“Edgar Borges crea uno sfondo fantastico, quasi surreale, degno della miglior letteratura latinoamericana contemporanea”, Paolo De Luca, La Repubblica.

“Edgar Borges propone al lettore un contratto di complicità che non si limita a ridelineare, ridefinire – e rinegoziare – i confini del verosimile volta per volta in ogni singola narrazione, ma che obbliga il lettore a partecipare al lavoro dell’autore, ad orientare continuamente la direzione che la storia prende, riempiendo vuoti, fissando significati, costruendo mondi.”, Adolfo Fattori, Agora Vox

“Edgar Borges è erede di due filoni, quello del realismo magico ispano-americano e anche quello del gioco del labirinto”, Paola Gorla

“Edgar Borges ci ricorda ancora una volta quanto stia mutando la condizione umana: è la realtà a essere debitrice alla letteratura, non viceversa” Sergio Brancato

“La bambina dei salti” (2018) giunge in Italia preceduto dalle grandi lodi della critica spagnola. È stato scritto che quest’opera è una metafora del desiderio di liberazione del corpo femminile, e il romanzo è stato anche interpretato come un’allegoria della morte dell’infanzia. “La bambina dei salti” è senza dubbio una delle opere letterarie più potenti che ci saranno lasciate dal presente.

“La bambina dei salti” (Musicaos)
Edgar Borges

Antonia è una donna che vive intrappolata nel labirinto del suo matrimonio. Suo marito controlla non solo la sua realtà, ma anche quella di Santolaya, il piccolo paese dove si svolgono gli eventi narrati da Edgar Borges. Attraverso un torneo di poker l’uomo riesce a stabilire la routine del luogo, i cui abitanti dipendono da un suo sguardo. Antonia è in sintonia col sorriso della bambina, figlia di entrambi, che salta invece di camminare.

A Santolaya, un giorno, giungono quattro impostori disposti a leggere poesie nelle strade, per combattere la noia che sta devastando il mondo. Il gruppo muta sempre le proprie identità, a seconda di come ritiene opportuno. César Aira, Virginia Woolf, Ana María Matute e Georges Perec sono solo alcuni degli scrittori interpretati dai quattro personaggi. Perché “La bambina dei salti” è una storia impregnata dall’amore per i libri e la letteratura. Durante la storia delle disgrazie di Antonia si intrecceranno infatti frammenti di poesie di autori “beat” come Diane di Prima o Elise Cowen “Volevo una figa di piacere dorato/ più pura dell’eroina/ Per onorarti”.

“La bambina dei salti” (2018) giunge in Italia preceduto dalle grandi lodi della critica spagnola. È stato scritto che quest’opera è una metafora del desiderio di liberazione del corpo femminile, e il romanzo è stato anche interpretato come un’allegoria della morte dell’infanzia. L’attrice Mamen Camacho, giustamente, ha detto che la lettura di questo romanzo “l’ha ubriacata”, per l’effetto che il romanzo raggiunge dopo la sua conclusione.

“Un romanzo poderoso, che lascia un’impronta nelle lettere contemporanee, situando Edgar Borges tra i riferimenti della letteratura latinoamericana di questo secolo”
Gabriela Guerra Rey, Culturamas

“La bambina dei salti è una storia straziante ma soprattutto, estremamente bella, una boccata di letteratura eccellente, che angoscia, intrappola, commuove e illumina, in parti uguali”, Natalio Blanco, Diario 16

“L’immaginario di Edgar Borges trascende qualsiasi argomento per affermarsi come un tassello fondamentale della recente narrativa ispano-americana” David González, El cajón de Gatsby

“La bambina dei salti è il romanzo più ambizioso di Edgar Borges”, La Vanguardia

Venerdì 26 ottobre 2018 – Nardò – LaFabbrica8 ospita i racconti di Lea Barletti, presentazione e letture


Lea Barletti
presenta
“Libro dei dispersi e dei ritornati”
(musicaos editore)

Venerdì 26 ottobre 2018
LaFabbrica8
(Nardò, Via Giosuè Carducci, 34)

ore 19.00
dialoga con l’autrice:
Loredana Giliberto

Reading dal testo:
Lea Barletti

*

“Gli sguardi di Lea diventano sonde dentro le ferite,le macerie,
le ruggini, gli scivolamenti, le vertigini,le vergogne, le colpe delle nostre vite”
FRANCO UNGARO, Nuovo Quotidiano di Puglia

“Perché questo libro è un forte, poetico e disperatotentativo di fare rivivere. […]
Lea Barletti,in questo gran bel libro, non perdona e non fa sconti.Né a lei né a noi che leggiamo.”
GERALDINE MEYER, L’Ottavo

“Il Libro dei dispersi e dei ritornati è diario di bordo,dunque, e insieme resoconto di un fruttuosovagabondaggio del pensiero, nel quale il nostos assumerà fogge, forme e melodie inattese”
ANNA MARIA SILVA, Poetarum Silva

“La grande esperienza di palcoscenico dell’autricesembra conferire ai testi la caratteristica del monologo:il lettore ‘sente’ il racconto, ispirato da un’immagineappena accennata (felice la scelta dell’impaginazionee della grafica), e lo fa in piena sintonia con la lettura”
FLAVIA MUSCIACCO, Il Tacco d’Italia

*

Venerdì 26 ottobre 2018 allre ore 19.00 presso LaFabbrica8 di Nardò (via Giosuè Carducci, 34), si terrà la presentazione/reading del “Libro dei dispersi e dei ritornati”, di Lea Barletti, che dialogherà con Loredana Giliberto e leggerà alcuni racconti dal suo libro d’esordio. Un incontro e un luogo speciali, per un’autrice che sta ricevendo un ottimo riscontro dalla critica, fin dall’uscita di questa sua prima raccolta di racconti. Ingresso libero.

Gli undici racconti del “Libro dei dispersi e dei ritornati” prendono spunto da alcune fotografie di sconosciuti trovate nel baule di un rigattiere a Berlino, la città nella quale vive l’autrice. “In un pomeriggio invernale di qualche anno fa, bighellonando con un amico in un grande robivecchi pieno di cianfrusaglie di ogni tipo, abbiamo trovato un baule di vecchie fotografie, interi album, singole foto: il mio amico ha dato un’occhiata e poi ha proseguito la visita, io invece mi sono seduta per terra e ho cominciato a guardarle tutte, una per una.”

Scrive Carlo D’Amicis nella postfazione al volume: “Il ‘Libro dei dispersi e dei ritornati’ esplora le possibilità del reale a partire da un’azione, il guardare, che l’uomo ha messo a fondamento di ogni processo di conoscenza. Dalla caverna di Platone a ‘Cecità’ di Saramago, ogni discorso (o narrazione) intorno alla capacità di vedere è sempre stato funzionale al bisogno di sapere. Lea Barletti lo sa bene, e affronta questo viaggio di luce e di tenebra con la consapevolezza che ogni sguardo è debito”.

LaFabbrica8 Nata nei primi del novecento come manifattura dei tabacchi, questa struttura conserva il fascino del passato, di quando centinaia di donne svolgevano un lavoro duro, con uno spirito collaborativo, allegro e responsabile.
Nei primi anni 60 “La Fabbrica”, subi’ le influenze del capitalismo intensivo delle grandi multinazionali, che la portarono alla cessazione definitiva di ogni attivita’.
Negli anni 80 venne ritrovata in totale stato di abbandono, con gli interni devastati da vandali e le pareti imbrattate. Un coraggioso imprenditore locale vide del potenziale, la acquistò per farne un laboratorio tessile, e con molta cura e dedizione, recupero’ gli interni conservando la struttura originaria.

Nel 2010 l’immobile venne lasciato per un’ambiente piu’ grande, pertanto rimase chiuso fino al 2015 quando, un nuovo imprenditore ne rimase affascinato. Costui penso’ bene di ridare vita a quel luogo, reinventando gli spazi, per varie espressioni d’Arte. Un polo attrattivo per i giovani, volto a riempire i vuoti delle serate invernali di paese, e ridare smalto, stimolo e prestigio con una nuova realta’.

Il progetto della “Fabbrica” ruota attorno la concezione filosofica di “Spazio”, luogo di intersezione tra il mondo delle idee e quello degli enti finiti. Ognuno di noi nella propria esistenza ha la possibilita’ di creare i propri spazi, di vivere quelli comuni e di utilizzare quelli che gli altri ci mettono a disposizione. Per Sorokin la concezione di spazio non e’ altro che l’insieme di individui, gruppi e manufatti, ma anche di sistemi di significato che egli individua in 8 punti: linguaggio, scienza, filosofia, religione, arte, etica, diritto e tecnica. L’idea della Fabbrica si basa proprio sull’evidenziare uno spazio sociale per stimolare incontri, scambi culturali, partecipazione e passione per l’arte e per tutto cio’ che aiuta a far crescere una comunita’ intorno ad uno spazio d’elite. Ecco il perche’ “La Fabbrica 8”, il numero che richiama i sistemi di significato e che mette in evidenza gli 8 servizi differenti che la Fabbrica proporra’.

Nella Fabbrica lo spirito metropolitano delle grandi citta’, incontrera’ la cultura delle piu’ radicate tradizioni popolari, per rivivere l’atmosfera dei quartieri piu’ underground.

Informazioni
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Musicaos Editore
tel. 0836.618232

Venerdì 19 ottobre 2018 – Fernanda Filippo presenta “Cercando petali nel fango” a Lecce, Libreria Mondadori di Via Cavallotti


Venerdì 19 ottobre 2018 – ore 18.30
Libreria Mondadori Bookstore
(Lecce – Via Cavallotti, 7/a)

“Cercando petali nel fango”
(Musicaos)
di Fernanda Filippo

dialoga con l’autrice:
Loredana Giliberto

Venerdì 19 ottobre 2018, alle ore 18.30, presso la libreria Mondadori di Lecce, in via Cavallotti 7/a, si terrà la presentazione della nuova raccolta di Fernanda Filippo, “Cercando petali nel fango”, edita da Musicaos. L’autrice dialogherà con Loredana Giliberto.

a raccolta è interamente percorsa dal sentimento di introspezione che è proprio della narrazione poetica, ma al tempo stesso la visione intimistica si intreccia con l’esigenza di raccontare una realtà che emerge dal caos poetico rinnovata, reinterpretata, persino vivibile di fronte alla nuova scoperta interpretativa in cui i “Pensieri migrano/ Seguendo voli fantastici”. È una porzione di realtà che non è solo lotta quotidiana ma anche osservazione dei fenomeni naturali: “Scintille ghiacciate di mare/ Fanno risorgere il tuo corpo/ Liberandoti da grovigli di pensieri. / Ti abbandoni a carezze di luce/ Sciogliendoti in serenità”. L’inconscio dimora in uno spazio intimo, profondo e buio in cui il verso è musicalità che viene amplificata come l’eco in una caverna. Il significato delle parole ne esce rinforzato, ravvivato e nuovo, là dove suoni e colori si fondono per conferire all’immagine inedita incisività. È in questo contesto che l’apparente illogicità o paradosso del verso, che si coglie in alcuni componimenti, viene scomposta a favore di una nuova qualità interpretativa che, ben lungi dall’essere una forma di sconfitta, si trasforma in consapevolezza del reale, dei suoi confini, dei suoi ostacoli e delle sue potenzialità. Tutto ciò è ben evidente nei seguenti passi: “Visioni vermiglie prigioniere/ Di palpebre socchiuse/ Cercano vie di uscita”. “Sguardi penetranti ti attraversano/ Cercando di rubarti l’anima. / […] Un drappo bianco/ La tua anima lacerata/ In mezzo alla folla/ Di anime nere”. E ancora: “Spogliamoci dall’indifferenza/ Tendiamo la mano/ Perché accanto non/ Abbiamo solo ombre”. (Silvana Arcuti)

I versi di Fernanda Filippo sono come “Punte di matite colorate”, disegnano i contorni di ogni stato d’animo e accarezzano, delicatamente, il proprio sentire.
La sua Poesia non è silenziosa, ma irrompe con energia in ogni dimensione, senza lasciare alcuno spazio dell’animo umano inesplorato: “A volte esplodere/ In minuscoli frammenti/ È l’unico modo per toccare chiunque.” Ogni suo verso è come una stella osservata nello spazio siderale, quando tutto il mondo tace, e ci tocca in modo mite, ma, contemporaneamente, con la stessa forza di un tuono, che ci fa scuotere. Il pregio della Poesia dell’Autrice è riconducibile ad un’interpretazione di tipo olistico, cioè a dire che l’intera opera si compie nella totalità di ogni suo singolo verso, svelando un’energia, un’immensità e un potenziale emotivo, unici nel suo genere. Cercando petali nel fango arriva a toccare l’animo di ogni lettore, facendo prendere coscienza della propria dimensione, proprio come possiamo leggere nei bellissimi versi della poetessa Wislawa Szymbroska: “Volo come si deve, ossia con le mie forze.” (Vito Adamo)

Informazioni:
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Daniela Estrafallaces recensisce “Cercando petali nel fango” di Fernanda Filippo


Daniela Estrafallaces recensisce “Cercando petali nel fango” di Fernanda Filippo

La narrazione si lavora la sfera degli istinti. È una cosa che fa con calma e non è neanche detto che lo comunichi formalmente. Si prende i suoi tempi e quando decide di prendere forma sul pelo dell’acqua della manifestazione cosciente di sé lo fa con un atto impulsivo che non disconosce la sua fonte di nascita, ma la spinge verso l’esterno, alla stregua della forza propulsiva di una pianta che si fa spazio attraverso la terra seguendo il canale evolutivo tracciato dalla semina. Un percorso che la narrazione conosce, ci è passata milioni di volte, ci ha lasciato le sue orme, trascinandoci attraverso pezzi di sé. È un mosaico di tracce da interpretare e l’aspetto più affasciante dell’intera faccenda è che mentre le guardi possono cambiare forma. È solo una questione di prospettiva. È questa la prima impressione che la mente del lettore si costruisce accostandosi alla raccolta Cercando petali nel fango di Fernanda Filippo (Musicaos Editore, Neviano, 2018). La narrazione nasce con il duplice obiettivo di mantenere viva una memoria collettiva di carattere conservativo e, al tempo stesso, ripercorrerne i temi dominanti nella modalità di interpretazione che segua il cambiamento dinamico dei tempi.

Una realtà appartenente ad una tradizione narrativa millenaria, che individua nel testo poetico una modalità rappresentativa preferenziale dei percorsi evolutivi di carattere introspettivo ed interpersonale. Il climax narrativo di questa raccolta si fa portavoce della tradizione comunicativa rendendola condivisibile ed osservabile, favorendo processi di identificazione, costruendo canali comunicativi che divengono un ponte ideale fra emittente e destinatario. La realtà è materia in movimento sulle pagine bianche. Non se ne sta ferma ad offrire all’osservatore una contemplazione passiva di sé, ma si muove e muovendosi crea effetti cromatici (“Ombre che mutano/Abbracciandosi ai colori del mondo”, p. 39). Il movimento è fatto di colori, suoni ed emozioni ma anche di spazi che si dilatano o si restringono parlando il linguaggio dell’universo, di una piccola stella (“Abbracci sinceri di/una piccola stella dagli occhi del mare”, p. 24), oppure di un intero universo che contiene evoluzioni ed involuzioni intimistiche. Questo perché l’essere umano non è univoco né perfetto. Un delicato lavoro di trasformazione spoglia il sentimento inconscio di quel bozzolo che ancora lo protegge nella sua fase REM e centra il bersaglio spaziando dall’intimismo più profondo in cui è in atto la ricerca di sé, alla rappresentazione del quotidiano con i suoi contenuti colmi di instabilità. Il mediatore del rapporto con il mondo esterno è l’arte poetica, modalità narrativa che più di tutte gioca con il pieno e con il vuoto, facendoci accomodare all’interno immagini e parole. Contrasto e complementarietà, buio e luce, sconfitta e rivalsa percorrono la raccolta, proposti attraverso l’uso sapiente della metafora, strumento prezioso attraverso il quale la realtà ci viene mostrata come teatro fatto di colori più ricchi e vivaci di quelli che ci offre il quotidiano, persino invisibili e in ogni caso diversi dalle tinte che siamo abituati ad osservare. Questo accade perché il modo in cui guardiamo il mondo ed il modo in cui guardiamo l’arte sono ben differenti.

Nelle poesie della raccolta, la realtà viene plasmata nel senso di immortalità dei suoi contenuti. La rappresentazione del mondo si fa allegoria e nel momento in cui ciò accade, i contenuti perdono i filtri abituali; il pensiero razionale si ferma e lascia spazio a modalità percettive inusuali, solo apparentemente prive di senso. È come abbassare il volume di un aspetto della coscienza razionale per tenere più alto l’elemento emotivo che opera con il mondo del raziocinio in un rapporto di mediazione. In questa nuova tonalità percettiva, sentiamo in modo diverso, accogliamo messaggi diversi, riceviamo i segnali cangianti di un linguaggio universale.

Andreina Solari recensisce “Cercando petali nel fango” di Fernanda Filippo


Andreina Solari recensisce “Cercando petali nel fango” di Fernanda Filippo

Riflessioni intorno alla poesia di Fernanda Filippo

In questa raccolta poetica “Cercando petali nel fango” di Fernanda Filippo, come nella precedente “Brucia con gli occhi chiusi tutto il tuo mondo”, forte si avverte lo scorrere di sentimenti che nascono dal cuore e arrivano diretti a quello del lettore, attraverso versi che somigliano a rapide ed efficaci pennellate di una tela da incorniciare. E’ un susseguirsi di riflessioni e meditazioni, un fluire d’immagini luminose, colori a tinte forti, altri smorzati, tutti sintetizzati dall’impegno e dalla passione di condividerli. Emozioni scaturite dal quotidiano, presentate con semplicità e immediata comprensione, in ogni caso pregne di significato che riflettono un percorso di vita scandito da eventi che ci attraversano, nonchè da una profonda, acuta e fine sensibilità. Questa capacità di sintesi chiara ed essenziale, in cui prevale un forte sentire, intensifica l’eleganza dell’esprimersi e regala alla poetessa l’abilità nel celebrare il dolore, l’amarezza, ma anche la felicità, la speranza, tutto ciò che la segna nel suo profondo.
La silloge è impreziosita da Chianu chianu in cui la poetessa si esprime con versi dialettali. L’aver inserito anche un solo componimento in vernacolo, è stata una scelta che dimostra attaccamento alle proprie origini e verso la terra di appartenenza.

L’Autrice crede in questa forma d’arte e ce la regala con parole di bella poesia che qualche volta scaturisce da offuscati orizzonti, come in nebbia che avvolge, dentro alla quale si annaspa per trovare risposte perché la vita spesso non è come crediamo. Ultimo verso di pag. 22 “delusione dietro ogni angolo”, ci presenta un mondo alquanto ingannevole, ma ci suggerisce come emergere dall’insofferenza e dalla frustazione. Infatti nella lirica Onda lenta, termina esortandoci ad assaporare ogni istante, abbandonandoci all’abbraccio del tempo. Nella sua poesia in generale, si percepisce l’autenticità del vero poeta che con occhi fanciulli, sa cogliere stupore dalle piccole cose di ogni giorno e ce le regala con la lealtà di versi genuini, privi di orpelli.

Scrivere poesia significa divagare, lasciarsi trasportare al di là dai confini della realtà, sognare, fantasticare e in tutto ciò saper cogliere una voce amica, una figura che ci ispiri e ci doni sicurezze. Fernanda Filippo ha trovato il segreto della sua ispirazione facendo affidamento in una persona cara. E non poteva essere che così dal momento che insegue un sogno che è appunto quello dell’arte poetica. Cosa non facile oggi, travolti come siamo da una vita frenetica che lascia poco spazio alle cose minimali, ma ci soffoca costantemente.

Fin dai primi momenti, con Cercando petali nel fango tra le mani, la prima cosa che mi ha colpito osservando i dettagli della copertina, è stata l’angelo. Ho pensato che questa figura doveva essere predominante nella vita della poetessa. Alcune pagine più avanti ne ho avuto conferma leggendo la dedica per il suo adorato Leonardo, marito e angelo, angelo con i piedi per terra come lo definisce lei.

Andreina Solari è nata a Chiavari e vive a Leivi, collina d’ulivi affacciata sul mare. Sposata, ha tre figli. Ama leggere, scrivere, dipingere. È socia del Centro Culturale l’Agave e del Centro Culturale dialettale O Castello di Chiavari e la Torre di Leivi. Nel 2008 ha pubblicato la prima silloge di poesie, Fruscii di vento e nel 2009 la seconda silloge, Oltre le parole. È protagonista insieme al padre di numerose presentazioni nelle scuole primarie e secondarie di Genova e Savona con il libro Lo schiocco del merlo. Di lei hanno scritto e commentato Alberto dell’Aquila, Armando Santinato, Elio Andriuoli, Gabriella Mondello, Gian Piero Prassi, Giorgio Bárberi Squarotti, Giovanni Chiellino, Graziella Corsinovi, Luigi De Rosa, e altri. Sue poesie sono state pubblicate su antologie e riviste letterarie e su internet.

Mercoledì 3 ottobre 2018 – Lecce – Luigi Pisanelli ospite del Vecchio Stampo nella rassegna “Emergenze”