Anna Rita Merico su «Le Maschere dell’Ombra» di Mario Matera Frassese


Anna Rita Merico su «Le Maschere dell’Ombra» di Mario Matera Frassese

«Recito
al mio pubblico di ombre                                                                       
che affolla la mia stanza
i versi scritti per non so chi.»

(da Le Maschere dell’Ombra, Musicaos, 2021)

Così i versi di Mario Matera Frassese. Da subito le ombre affollano le pagine accompagnando i segni dell’avventura del vivere.

Versi della maturità quando l’orizzonte s’affolla di bilanci leggeri intrisi di ciò che è stato, talvolta di rimpianti, di speranze ormai sopite e trasformatisi in sguardi su ciò che è. Gesti minuti come quello di stropicciare una carta stagnola su cui leggere rughe e solchi, carte che divengono paesaggi su cui andare. L’amore, nei versi di Mario Matera Frassese, è salvifico; esso consente ogni iperbolico salto sul nulla delle amarezze, sul niente di sentimenti che hanno ferito, sugli incanti rotti che svelano le linee di sentieri percorsi e abbandonati, cercati e perduti.

Oggetti minuti ricompongono la danza della memoria. Un quaderno nero sbuca da una valigia che era lì dalla pubertà, sogni restano chiusi tra le pagine, sogni ormai sfocati lasciati in una stazione quasi abbandonata, tutto gocciola  irretito dal tempo andato: le ombre sono il gioco di ciò che è andato, di ciò che offusca, di ciò che ha mutato la condizione dell’essere nel corso della propria esistenza.

Le maschere dell’ombra. L’ombra svela un lato nascosto, umbratile, l’ombra ha le sue maschere, l’ombra svela e, anche, occulta. L’ombra è l’ombra delle paure antiche, è il dirsi di un’infanzia che ha occultato timori, sono nebbie del cuore mai manifestate, nebbie lenite con odori forniti dalla natura. È natura a nord, natura fatta di cime e altezze dietro cui la clessidra del tempo della giornata ruota veloce lasciando scorrere l’ombra di fuori che s’impasta veloce con l’ombra di dentro lì dove malìe e offuscamenti sospendono il tempo senza fermarlo, trasformandolo – piuttosto – in amara gabbia. Vicoli, muti silenzi, strettoie, minuti spazi, rimbombi di dentro, appoggi stanchi è un paesaggio che narra il passaggio del tempo e il movimento di lancette toccate dal sorriso dell’amata. È di lei il tempo. È lei che sottosta ai cicli lunari e stempera l’andare con le ombre che si mostrano quando la mente rincorre ricordi, quando la mentre si annicchia in sé stessa e fa suoi sogni ingannatori.

Ma Ombra è anche la dimensione della parola quando si avvicina a voler esprimere il Sé.

«Che cosa voglio? Tu non vuoi. Io non posso.
Si è scatenato un fantasma
                   che avevo rinchiuso
                in un armadio d’acqua nera.
  Ma l’ostinato cuore
                              ha ceduto.
A mezzanotte
hanno risuonato i passi suoi
davanti alla mia porta»

(da Le Maschere dell’Ombra)

Madre delle ombre è la Morte. Delle Ombre Mario Matera Frassese declina tutte le fattezze e le forme, le qualità e le invasività. L’ombra ha a che fare con il ricordo, con il ritrovarsi, con il superare i freddi schematismi della ragione. La dimensione pirandelliana della maschera che occulta verità in Matera Frassese diviene movimento di visione della verità. È verità che mostra i propri volti nascosti, quei pensieri reconditi che costituiscono l’essenza del proprio essere. Lì dove le Maschere vivono nell’Ombra di dipana l’unico universo possibile: quello evanescente dell’errare, quello ritmico delle parole antiche, quello velato dei sogni, quello lirico della memoria.

Le Maschere dell’Ombra: un leggero bilancio. Una scorribanda nella propria esistenza a cercarne punti fermi in un dentro da antico aedo che cerca nei fatti dell’esistenza il senso e la possibile narrazione. La domanda forte della raccolta è sul significato dell’essere al mondo nella soggettività della propria esistenza. Lo scorrere della domanda è nell’interrogare la possibilità di conoscere la realtà puntellandola con occhio attento e riflessivo. L’io poetico si nutre di una dimensione temporale frastagliata: il tempo dell’orologio  fronteggia il tempo trascorso e le fasi della vita fanno capolino rendendo il Suo poetare sempre pronto ad interfacciarsi con l’esistenza, con l’amore vissuto, con gli affetti, con la natura che spalma silenzi e odori nell’anima.

Le Maschere dell’Ombra disvelano mondo attraverso la misura della Luce. È poetica consapevole del fatto che troppa luce dissolve. Le fattezze dei corpi trovano il proprio limite e la propria individuazione grazie al cesello del tempo che intaglia le fase della vita e dell’ombra che racchiude le essenze possibili d’ogni singola esistenza. La Natura si mostra nella sua dimensione legiferante, mai – Matera Frassese – dona nulla al Caos non addomesticato. La dimensione legiferante forgia energia e passo forte alle stagioni, all’andirivieni dei colori, alla stazza delle forme. Il suo verso è un continuo flusso che fuoriesce da esercizio profondo di di disciplina e dialogo con sé.

Ciò che è transuente si raggruma senza mai svanire. Il corpo poetico di Matera Frassese è denso, compatto, non vi è spazio per la perdita di sé. Il dentro si mostra nel pieno della consapevolezza che l’altro consente evoluzione e superamento di sé. I sentimenti sfilano in una carrellata che trabocca vita e scansione di ritmo interiore, ritmo che conosce il mistero della fondazione dell’umano ma, anche, solarità di Luce che avvolge e nutre. È poesia nutrita dalla dimensione mediterranea del verso ma è, anche poesia che canta la cima, l’ombra del fianco della montagna, la pietra antica ma – anche – l’erba aromatica in grado di segnare la compagnia durante il passo solitario della salita.

Tratteggio leggero di bellezza, maschera che si erge nel tessuto della nebbia padana, esperienza dello sradicamento e della ricerca di sé oscillante tra un nord e un sud di intenti, dileguamenti e nitidezze, figure diafane di un andare tra presente e passato, tra tempo e memoria, tra ciclicità e natura orante. Questo il mistero tutto racchiuso nei versi di Matera Frassese in cui disinganno e forza vitale aprono il sipario sul teatro della Vita, irrorandolo di una Luce che conosce misura per mostrarsi e Ombra per dirsi.

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