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A che ora è la fine del mondo. Su “L’inizio delle trasmissioni?” di Massimiliano Manieri.


Il secondo personaggio delle performance di Massimiliano Manieri che vado ad affrontare con questa mia disamina di scorribande inattualissime sulle sue opere è un nuovo antropomorfo. L’ennesimo bozzolo, involucro, uomo sottratto alla comunicazione che deve averci a che fare – con la comunicazione stessa – per quel principio artistico insito nelle performance di Manieri, quello per cui il culmine della comunicazione è affidato al tutto-che-circonda, alla scena, al ‘mutante’ immutabile, fissato una volta per tutte in un luogo preciso. Il punto di partenza scelto dall’autore per questa performance mi sta molto a cuore, essendo parte centrale di alcune riflessioni letterarie aperiodiche sul concetto del futuribile, della non-(eu)topia e del presente che sorpassa di gran lunga ogni aspettativa negativa; parliamo di George Orwell, e del meraviglioso capolavoro intitolato 1984.

Orwell è probabilmente uno degli scrittori inglesi più radicali del secolo scorso. Difficilmente si può uscire dalla considerazione delle utopie negative senza una sensazione di disagio; ecco, il disagio è creato dal fatto che i motivi di fondo di 1984 non possono essere ‘suonati’ in altre salse o con esiti differenti da quelli di quest’opera. Il suo “Animal farm” è una metafora che descrive i danni del totalitarismo, non si scappa. Così come “1984” descrive il terrore di un’epoca che vive senza storia, nella consapevolezza che il lavaggio del cervello incomincia dove incomincia un’azione di dominio del linguaggio. George Orwell non si può edulcorare, ecco la lezione. Ci hanno provato in salsa editoriale, non so con quali esiti, quando pubblicarono una ristampa negli Oscar Mondadori del capolavoro orwelliano, mettendoci anche la fascetta, “il romanzo che ha ispirato il Grande Fratello”. Funzionò così bene che adesso la copertina della nuova edizione riporta fedelmente la copertina dell’edizione originale attualmente in vendita presso l’editore Penguin. Da vedere il bellissimo film tratto dal capolavoro orwelliano, “Nineteen Eighty-Four”, di Michael Radford, con la colonna sonora degli Eurythmics.

Non ci dispiace molto affermare che se George Orwell e Massimiliano Manieri si fossero incontrati nella casa del GF di Mediaset, dopo avere sterminato tutti i concorrenti (immagino Max Manieri che fa il braccio armato di colt e Orwell la mente che indica chi colpire e in che ordine) si sarebbero seduti a consumare un sigaro discutendo di arte, dittature e scrittura. Un Grande Fratello che diventa un Grand Guignol, come direbbe Arbasino, “che carriera!”. Massimiliano Manieri con questa performance ci restituisce il Grande Fratello orwelliano così come deve essere, con tutta l’angoscia, il senso di impotenza, l’ineluttabilità della nostra vita catodica. Segnali di questa comunicazione a senso unico e elementi disturbativi sono la corona di spine posta in testa all’umanoide i cui sensi sono occlusi e il cui corpo è bendato dal nastro isolante. Dall’ombelico fuoriescono i cavi che gli permettono di alimentarsi di notizie e cibo eventuale. L’uomo è quindi ridotto allo stadio di vegetale che assorbe tutto ciò che gli serve, ovvero sia gli stimoli visivo/sonori, dai quattro schermi che lo circondano.

Se con “Plink (…L’uomo caduto in cattive acque)” l’artista rappresentava la casualità della caduta sulla terra sotto forma di giustizia suprema inflitta dal caso, sottoforma di lancia che trafigge il ‘marziano’ al suo arrivo, qui ci troviamo di fronte a uno stadio avanzato in cui non c’è discussione, non c’è approvvigionamento idrico di quell’acqua chiamata dibattito, o idea, o scambio con l’altro. Qui lo scambio, al massimo, può venire dall’affondare un’antenna nella terra brulla, in attesa di suggere qualche goccia di pioggia caduta. Nella serie di performance di Manieri questo è forse l’atto di denuncia più consapevole e allo stesso tempo rassegnato nei confronti del ruolo della civiltà di a-comunicazione di massa nella quale l’uomo, quando ha a che fare con l’industria culturale, la televisione, internet, è concepito come semplice punto terminale/scarico di immondizia, del reale.

Luciano Pagano

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[foto di Dario Manco]

mostra SENSAKTION: L’INIZIO DELLE TRASMISSIONI [installazione performativa], Massimiliano Manieri, (Primo Piano LivinGallery, Lecce – giugno 2009)

“INIZIO DELLE TRASMISSIONI?”
(libera rilettura delle teorie retrò/futuriste orwelliane)

È pronto per trasmettere?
Si, è stato adeguatamente “educato”…
Possiamo cominciare,
Silenzio in sala…!!!

«Siamo impegnati in un gioco in cui non possiamo vincere. Alcuni fallimenti sono migliori di altri, questo è tutto.»
(1984 – George Orwell)

CONCEPT
Dovranno sotterrare tutte le dita possibili, per ridurre un uomo ad un elemento passivamente fagocitante.
Dovranno succhiargli ogni linfa per suggerirgli che non c’era altra utopia possibile.
Dovranno imprigionarlo, rincoglionirlo, dovranno togliergli ogni riferimento reale per strozzargli in gola l’ultimo suono libero.
Dovranno intirizzirgli i muscoli del sorriso, ghiacciargli la mascella dei lamenti, svuotargli i serbatoi lacrimacei per ridurlo ad un guscio secco utile a loro.
Eppure penso che anche quando avranno fatto tutto questo, un briciolo di umanità resterà dentro, e sarà sufficiente a riaccendere la miccia del “giuoco” che si ripappa il “soggiogo”…

Ma allora perché ora mi sento così minacciato..??? …ed è così vicino…

Massimiliano Manieri

http://www.articoweb.it/2009/05/31/sansaktions-lecce-primo-piano-livingallery-fino-al-17609/

http://www.giapponeinitalia.org/evento.php?eventId=41

http://www.fotolog.com/davizeen/49069163

http://www.undo.net/cgi-bin/undo/pressrelease/pressrelease.pl?id=1243607382&day=1243720800

http://arteinvendita.blogspot.com/2009_05_01_archive.html

“Un marziano a Lecce” ovvero Massimiliano Manieri. Plink (…L’uomo caduto in cattive acque)


“Un marziano a Lecce” ovvero Massimiliano Manieri. Plink (…L’uomo caduto in cattive acque).
Luciano Pagano

La ‘performance’, nel catalogo di espressioni possibili di cui dispone l’artista contemporaneo, è forse il terreno più difficile e delicato, ma senza dubbio quello che regala più soddisfazioni quando si riesce a cogliere nel segno. Cosa intendo? Tanto per cominciare la performance si configura fin da subito come esperienza di ‘arte totale’. La performance è infatti un gesto d’arte che va letto criticamente sia dal punto di vista dell’artista che dello spettatore. Esistono performance in cui ogni aspetto viene curato in modo maniacale e performance che lasciano molto margine nella loro realizzazione al caso, all’improvvisazione, all’intervento materiale degli spettatori presenti. Massimiliano Manieri, non nuovo a questo tipo di esperienze, ha scelto la prima strada, quella cioè di realizzare nello spettatore una performance di arte concettuale che oltre a comunicare un idea estetica si fa portatrice di un messaggio culturale. Massimiliano Manieri ha trovato nella performance l’espressione artistica che modifica il mondo in tutte le sue forme, ampliando la percezione del reale, un modo di fare arte che è vigile, critico, utile. La cosa che più apprezzo delle sue performance è il non voler ammiccare ad altre forme di scena come il teatro o il reading ma di essere sempre e solo performance, ovvero sia realizzazione eventuale di una metafora/messaggio “del mondo” che è “nel mondo”.

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Fotografie di Dario Manco, Eva De Guz

“È la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani… A ogni piano, mentre cade, l’uomo non smette di ripetere: “Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene”. Questo per dire che l’importante non è la caduta ma l’atterraggio.” [da “L’odio” di Mathieu Kassovitz]

Questo intervento inaugura una breve serie di appunti e note, dedicate ognuno a una performance del percorso artistico di Massimiliano Manieri. Iniziamo con “Plink (…l’uomo caduto in cattive acque)”, del quale potete apprezzare qui sopra uno slideshow essenziale. Agosto 2008, comune di Sannicola (LE), un uomo caduto dal cielo viene trafitto da una lancia conficcata nel terreno e con la punta verso il cielo. L’uomo giace trafitto per diverso tempo, sanguinante, morto. I riferimenti sono molteplici, quello filmico più diretto e non del tutto inquietante è forse l’incipit di Magnolia, quello dove il sub viene catturato da un canader e scaraventato su una foresta infuocata insieme a tutta l’acqua che viene utilizzata per spegnere un incendio. Il modo migliore di accostarsi alla performance PLINK di Massimiliano Manieri è quello di immaginare una fusione ideale tra altri due marziani/alieni/umanoidi caduti sulla terra, David Bowie e Ennio Flaiano, autore di quel “Marziano a Roma” che approfittava del marziano per mettere in luce i difetti dell’umano. Chi è e perché è caduto sulla terra? È venuto per farsi uccidere all’istante? Il pensiero è naturale, venire al mondo per farsi trafiggere all’istante, cadere da una realtà ovattata e celeste quale può essere quella dei nove mesi in cui siamo nel ventre materno, vestiti da sub, coccolati, per poi essere proiettati nel mondo ancora con la muta (elemento che ritornerà nelle performance di Manieri) e trafitti. Il testo di “PLINK” che potete leggere qui sotto tenta forse il percorso a ritroso della goccia d’acqua che cade dal cielo, quasi a confermare la natura ex-amniotica di questo viaggio. C’è un percorso verbale che circonda il tappeto nero, black hole sul quale è caduto Plink. C’è lo scorno per non essere lì, in quel momento, per vedere con i nonstri occhi l’attimo della caduta sulla terra. Lo avremmo salvato?

Dato che la performance è un luogo attuale di avvenimenti, è possibile ripercorrere l’evento artistico a posteriori soltanto con le tracce dell’evento. Nella fattispecie di “Plink” disponiamo di un video che riassume la performance nel PRIMA e di alcune foto che realizzano nel DOPO la visione di ciò che è accaduto. Il video realizzato da Masismiliano Manieri è a sua volta, per la cura nella realizzazione, una piccola opera d’arte.

PLINK

Cronaca di Plink, malgrado…
Nel giorno che scelse per gocciolare via
nell’ultimo mondo scelto per la sua rovina
Tradito dall’ultima goccia raccolta,
Mentendo sulla mano inumidita,
Insalivando pietre per negare il maltolto
Parleremmo volentieri di lui, qui…
Se solo non si fosse fatto sorprendere
dalla coincidenza dell’acqua colata alludendo…
Sbrodolava liquido masticando asciuttezze,
mentre costui si lascia trafiggere ligneo.
Come un corpo segnalibro si abbandona
Così il pelo dell’acqua può specchiarlo…
E digrigna la sabbia che non sa di contenere
Mentre il sole ingialliva il liquido restato,
ed il freddo invadeva il ventre pallido trafitto…
l’aria stessa poteva tornare a star zitta…

PLINK
(…L’UOMO CADUTO IN CATTIVE ACQUE)

Un telo nero occupava uno spazio permesso
Una filastrocca macabra ne raccontava le incongruenze
E, nel centro, lui, l’autore del ladrocinio più stupido
E l’acqua, l’elemento più libero, ridotto in “scipperia” da quartiere
Togliere al mondo circostante si tradusse nel togliere a noi stessi
In una lancia che partiva dal suolo e lo attraversava
la restituzione di un peso malmesso più che del maltolto
nell’acqua che cola tutte le nostre equazioni errate
nella pistola stretta tra le mani il gioco della guerra
dell’unica guerra che non fummo in grado di vincere
Nella morte che sopraggiunse la quadratura superandoci
La rivincita dell’acqua ci colse alla sprovvista, infine
Ed il ladro, fece la fine del tordo…

§ LINK §

LUOGHI DELLA PERFORMANCE (e link per ricerca in rete dell’evento)

mostra LE MILLE BOLLE BLU: PLINK [installazione performativa] in collaborazione con l’OFFICINA DELLA PAROLA & RAGGIO VERDE (Sannicola, Le – agosto 2008)

http://www.lecceweb.it/eventi/1031/le_mille_bolle_blu.html

mostra NATURE MUTATIONS: PLINK [installazione performativa] (Primo Piano LivinGallery, Lecce – marzo 2009)

http://stefanodonno.blogspot.com/2009/02/nature-mutations.html

http://www.articoweb.it/2009/03/02/nature-mutations-lecce-primo-piano-livingallery-fino-al-18309/

http://terpress.blogspot.com/2009/03/nature-mutations.html

http://www.eosarte.eu/?p=6192

PLINK [installazione performativa]

In collaborazione con Mujmuné e Atlantide città dei sogni per mostra RISCARTIAMOCI (centro storico Leverano, Le – giugno 2010)

http://www.connectmagazine.it/?p=1313

http://comitatoambientesano.blogspot.com/2010/05/ri-scartiamoci-leverano-dal-29-maggio.html

per CONTATTI: Massimiliano Manieri – terredimax@libero.it