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Vito Bruno, 16 Maggio, FondoVerri, Lecce.


Fondo Verri
Presidio del libro di Lecce

A Maggio le rose, i libri, i segni, la musica
7 / 31 maggio 2009

6° appuntamento
Sabato 16 dalle ore 20.30

vitobruno_2Vito Bruno racconta il suo “Il ragazzo che credeva in Dio”, edito da Fazi, interviene Mauro Marino

a seguire Gianluca Longo, concerto di mandole per “Il mandolino storie di uomini e suoni nel Salento”.

Sabato 16 dalle ore 20.30 lo scrittore Vito Bruno racconta il suo “Il ragazzo che credeva in Dio”, edito da Fazi, interviene Mauro Marino. Il libro racconta il viaggio di Carmine tra i gironi di una città allo sbando, nel disperato tentativo di sottrarre Alena al suo destino e di ritrovare un senso alla propria vita. Un romanzo in forma di indagine-confessione sull’azzardo della fede, sullo smarrimento, sull’amore, sulle ragioni della speranza. Attorno, un coro di personaggi alle prese con la quotidiana lotta per la sopravvivenza in una Taranto torrida e inquinata: Pietro, operaio al siderurgico con il padre malato di cancro; Nino, adolescente di buona famiglia adescato dalla malavita locale; Cataldo, figlio di un povero pescatore con il sogno del pallone come riscatto sociale; Sandra, ex compagna di scuola nonché primo e unico amore di Carmine.

vitobrunoDa Vito Bruno finalista al Premio Campiello 2000, editorialista del Corriere del Mezzogiorno, un romanzo che ricostruisce la delicata psicologia dell’uomo di fede contemporaneo, costretto a confrontarsi con una realtà spesso troppo dura e difficilmente giustificabile anche dal punto di vista religioso.

A seguire il concerto di mandole di Gianluca Longo, per “Il mandolino storie di uomini e suoni nel Salento”. Con un ritmo incalzante e una scrittura limpida ed evocativa. Longo è musicista e musicoterapista, suona il mandolino, il mandoloncello, la mandola, la cetra corsa, la chitarra classica, la chitarra battente e il tamburello a cornice. La passione per le sonorità tradizionali della sua terra nasce grazie ai continui stimoli ricevuti dalla famiglia e dalle persone anziane a lui vicine. La madre è poetessa e cantrice di canti e “cunti” tipici della tradizione; il nonno, noto barbiere-mandolinista del paese, trasmette al nipote la tecnica e la passione per il mandolino. Da questo nasce la ricerca e il libro “Il mandolino storie di uomini e suoni nel Salento”.

Iniziativa promossa dalla Regione Puglia Assessorato al Mediterraneo con I Presidi del Libro

Per info.fondoverri@tiscali.it
tel e fax 0832304522

Adesso tienimi.


su “Adesso tienimi”
Flavia Piccinni

Flavia Piccinni, con “Adesso tienimi” è sicuramente riuscita nell’intento di offrirci uno spaccato veridico di una situazione, quella delle periferie e nella fattispecie di Taranto, comune a molti giovani. Non solo. Con il suo romanzo è riuscita laddove molti altri potrebbero fallire per eccesso di zelo (vedi alla voce: pedanteria) o di intellettualismo. Quest’ultimo elemento, in particolare, risulta evidente. La giovane età dell’autrice, unita ad un’esperienza di scrittura – oltre a diversi racconti questo è oggettivamente il suo secondo romanzo – fanno accorgere il lettore del fatto che la Piccinni conosce le cose che racconta e non le scrive soltanto per scandalizzare. Il ragazzo di Martina è morto da poco, lo scenario in cui si muove la ragazza non è dei più belli, ma lei ci ha fatto l’abitudine e di certo non emerge per buona parte del romanzo, nessun desiderio di riscatto, semmai l’ambizione ad un’atarassia generica dentro cui resistere al mondo, isolati, coltivando le poche cose che offrono una certezza di tranquillità. L’ippodromo, un giro al porto, il tentativo di pensare ad altro, non c’è nessuna intenzione di indagine sociologica, nel romanzo della Piccinni, semmai una sorta di prossemica della sensualità, fatta di descrizioni di sguardi, gesti, piccoli riti, un esempio? La scena in cui la protagonista raggiunge la casa del suo ragazzo prima del funerale. Una altro esempio? I quattro amici che scrivono il loro nome su un lucchetto che poi legheranno a una catena. Il rapporto di Martina con la madre Adriana è da pari. La chiama e la immagina sempre per nome, i suoi genitori le fanno fare quel che vuole, come se non andare a scuola di sabato fosse un delitto, ci si chiede piuttosto perché Martina continui a frequentare, visto l’interesse. È chiaro che lo sguardo di Martina risulta essere quello più lucido e al tempo stesso obiettivo di tutto il romanzo “A volte non capisco perché le famiglie si ostinino ad andare d’accordo, a creare un senso di quiete che non esiste”. La stessa lucidità nei confronti dei professori, che non risparmiano considerazioni ad alta voce “Gli insegnanti sbraitano, fanno domande, commentano, spiegano. Ripetono che le lezioni, anche se obbligatorie, accolgono spesso asini travestiti che farebbero meglio a lavorare nei campi o alle pompe di benzina.” La risposta è forse che la scuola, nonostante tutto, resta l’unico collante sociale rilevante, in ogni condizione, prima dell’ingresso nel mondo del lavoro. Una cosa che viene in mente è che il mondo di “Adesso tienimi” è popolato di arresi che hanno ceduto alla sconfitta anche quando non hanno sperimentato la perdita, professori di liceo arresi all’impossibilità di fare sforzi per migliorare gli studenti, figli arresi difronte all’inadeguatezza di genitori e parenti. Quando la professoressa di greco rivolgerà un’attenzione a Martina, semplicemente per chiederle come sta, ciò costituirà una novità momentanea, la prima volta in tredici anni di scuola dell’obbligo che un professore si interessa di lei. I protagonisti adolescenti di “Adesso tienimi” sono riusciti a individuare il codice di sopravvivenza per la città e per i suoi luoghi, perfino Tamburi che insieme a Paolo VI e Taranto 2 è considerato da tutti una pattumiera, si rivela essere uno dei luoghi più belli, con un mare cristallino che ai Caraibi se lo sognano. La generazione di eBay e degli iPod che si incrocia con problematiche vecchie come il dopoguerra. Il linguaggio e lo stile utilizzati da Flavia meritano un discorso a parte. Anzitutto c’è un’evoluzione sensibile nei confronti delle sue precedenti prove narrative, soprattutto i racconti; acerbi nella lingua anche se già individuati, cioè ognuno caratterizzato dalla resa di uno spaccato di mondo proprio, in miniatura; in “Adesso tienimi” il periodare è preciso, il lettore è spinto a visualizzare rapidamente ciò che accade, lo spazio lasciato al pensiero e alla para-noia è ristretto, teso in un “ciò che è” che è “ciò che accade”, identico a ciò che viene narrato. La gravità delle situazioni non viene certo sminuita da questa rapidità. “Adesso tienimi” è un colloquio con una persona assente, una finzione di monologo costruita con se stessi, chiave di volta di un amore che ci unisce a qualcun altro e, allo stesso tempo, da modo di conoscerci su un ritmo in crescendo che diventa pulsante, fino sciogliere nel finale la sua tensione.

Adesso tienimi, Flavia Piccinni, Fazi Editore

anticipazione da Musicaos.it – Anno IV, Numero 27
“Fermi immagine da un treno che attraversa la prateria”