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“Riccardino III, uno scandalo del potere”.


“Riccardino III, uno scandalo del potere”.
di Luciano Pagano

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1. Il guaio.

“L’impossibilità di mettere in scena l’illusione è dello stesso ordine dell’impossibilità di ritrovare un livello assoluto del reale. L’illusione non è più possibile, perché non è più possibile il reale. Tutto il problema politico della parodia, dell’ipersimulazione o simulazione offensiva, si pone proprio qui.”  (Jean Baudrillard, Simulacri e impostura)

Il guaio è che il potere è inadeguato al potere, e Riccardino III sembra voler questo, aspirare a un adeguamento, cercare di essere all’altezza del potere, a costo di divenire un’Altezza reggente. Tutto quindi è un fare e spiegarsi, agire e giustificarsi, ambire e allo stesso tempo contenere. Nell’opera di cui Davide Morgagni è scrittore e regista si comprende il meccanismo del potere quando si accetta il ruolo della Donna come elemento di comando (da non confondere con il dominio), questo sembra essere uno dei primi registri di questo Riccardino III.

Il teatro è femminile, femminile è la prima sottrazione del potere, dato che il potere del matriarcato è quello che comanda senza comandare. Non si tratta di ubbidire, bensì di seguire un riflesso. La Donna non è confondibile con il Femminile, e mentre Riccardino III, come un semplice apprendista, si dedica al consolidamento del potere, tra una sigaretta accesa e un’altra spenta, è la donna che detta lo spartito, l’uomo cantilena il ritornello del potere, e le molteplici “lei” scandiscono il ritmo, lo spettacolo, in tre luoghi separati nei quali si alternano emozioni, picchi e abissi del racconto.

“Riccardino III” è il potere che si mette da parte, segue un copione, una traccia, evocando Shakespeare e in suoi fantasmi, contemporanei e futuri, Louis-Ferdinand Céline operaio, Arthur Rimbaud commerciante e trafficante in Africa, l’Allen Ginsberg dell’Urlo. Davide Morgagni, nella sua riduzione/effrazione è attento al testo almeno quanto è attento a far capire-non-capire, allo spettatore, che il Duca di Gloucester, poi Riccardino III, pur trovandosi quasi per un caso sulla scena, vuole che tutto venga svolto nel modo più sbrigativo e sfilacciato possibile, senza teoria, ma con una prassi ferrea.

Davide Morgagni, con Luciana Franco, esegue tutto ciò che può essere fantasia del potere sul teatro spogliatoio del potere territoriale, depauperato dell’eccesso, eppure tale da risultare uno spreco di mezzi nel quale c’è addirittura un suggerimento nascosto, quello di lasciarsi alle spalle la tragedia, pur nel mezzo della tragedia.
“Riccardino III” si porta appresso un copione… è la storia che è già scritta e alla quale è possibile, ma non utile, adeguarsi? Nascere, iniziare, debuttare, in realtà si prende in prestito qualcosa che già è stato scritto, sognato, e lo si porta attraverso il tempo, verso una dimensione scenica in cui anzitutto bisogna restituire una sospensione della credulità. Il veicolo di Davide Morgagni procede fin da subito su un binario in cui tragico e comico si alternano, ma è un effetto ottico, testuale, chi vede e sente fino all’ultimo non capisce se la messa in scena del potere farà piangere, meditare, sorridere o inquietare, ma è un effetto, il potere è sempre tragico, altrimenti non è dominante.

Non esiste nulla di più vietato che debuttare, incominciare, è come se il teatro non ammettesse un incominciamento, bisogna sempre stabilire da dove si arriva e quale ‘attrezzatura’ si adopera, quali sono le intenzioni. E in più, oggi, bisogna attrezzarsi per andar contro ai ritmi imposti dalla televisione detergente. Come se l’intenzionalità extrascenica inferisse un’intenzione, una volta saliti sulla scena, e da questa, come un automatismo, derivasse l’urgenza del proprio teatro. Intenzione e urgenza così vengono confuse, quando manca la seconda, ci si accontenta di rinforzare un’immagine della prima.

Il teatro di Davide Morgagni, nel “Riccardino III”, è urgenza che una volta sul trono smarrisce l’intenzione, e cerca di ricostruirne, frammento dopo frammento, l’amnesia che ne deriva. Chi scrive è debitore delle proprie influenze, che si perdono nella scrittura, così come il Duca, una volta incoronato, dimentica ciò che è stato, la microfisica della sua carriera dissoluta. La scena però è azione e quindi ci si chiede da dove questa azione provenga e dove sia diretta. La ‘sufficienza’ è una delle misure del “Riccardino III” di Davide Morgagni. Una ‘sufficienza’ che diviene distacco dalla propria vicenda, come a dire, siamo qui, abbiamo apparecchiato il disastro, facciamo in fretta e sgomberiamo la scena.

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2. Il potere domato.

“Che cos’è un ossessivo? In sostanza è un attore che gioca la sua parte ed esegue un certo numero di atti come se fosse morto. Il gioco a cui si dedica è un modo per mettersi al riparo dalla morte. È un gioco vivente che consiste nel mostrare che è invulnerabile. A tale scopo, si esercita in un domare che condiziona tutti i suoi approcci con l’altro. Attua una sorta di esibizione per dimostrare sin dove può arrivare nell’esercizio, che ha tutte le caratteristiche di un gioco, compreso il carattere illusorio – vale a dire sin dove può spingersi l’altro, il piccolo altro, che è il suo alter ego, il doppio di sé. Il gioco si svolge davanti a un Altro che assiste allo spettacolo. Egli stesso è solo spettatore, e in questo sta la possibilità stessa del gioco e il piacere che vi trova. Ma non sa quale posto occupa, ed è questo a essere inconscio in lui. Ciò che fa, lo fa allo scopo di avere un alibi.” (Jacques Lacan, Il seminario, Libro IV, La relazione d’oggetto, 1956-1957)

Dove avviene il “Riccardino III”? Cosa c’è prima del “Riccardino III”?

La cronaca quotidiana ci ha abituato all’andirivieni di intrighi e sesso nelle anticamere del potere. Gli scandali sessuali sembrano essere la misura dell’installazione del potere al di sopra della vita dei sudditi. Lo scandalo sessuale è l’ultima misura dell’intensità di campo di un potere, più esso è forte e minori sono le conseguenze dello scandalo presso gli affiliati delle molteplici linee del potere. In realtà quando il potere genuino funziona nessuno se ne accorge. Il potere che domina non lo fa nella conoscenza. La verità del potere è chiusa.

Il potere entra nella vita dei sudditi, tramite le forme del comando, per ovviare alla mancanza d’affetto da parte dei sottomessi, per legarli alla parte di sé che richiede un consenso pubblico. Il sesso e lo scandalo sono il viatico della possibilità, da parte degli ‘ultimi’, di entrare nelle stanze del potere e non soltanto per deriderlo. Il sesso demolisce il potere dal suo interno, sgretolandone la credibilità.
Nel “Riccardino III” c’è un regnante senza potere in uno scandalo del quale ci vengono proposte solo le conseguenze, nascondendo le cause come fantasmi del sogno.

Il sadomasochismo da camera, la frusta e le pantofole imbottite con Topolino, il naso rosso del clown-attore, sono assimilabili al ‘naturale’, non sono protesi di un tempo pop che finisce nel tempo del racconto, è tutta l’opera che potrebbe essere un sogno finito per sbaglio tra le pareti anguste di un separé. La Donna, che è il vero potere, del potere conserva il carattere della transizione, il tramonto, il passaggio che consegue. Perfino Saul deve cedere il proprio posto a Davide, la Donna invecchia sulla scena mentre Riccardino III si svaga.

Non c’è nulla che possa essere ricondotto ad altri che a Shakespeare, per quanto riguarda il teatro. L’extraterritorialità di questo esperimento è nell’espulsione del dettato psicoanalitico, nella derisione dello specchio, nell’immagine deformata del cavallo che oltre a essere un elemento paterno, sempre edipico, è anche l’animale che compare più di frequente nel sogno, associato al dominio, al domare, all’assoggettamento domestico.

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3. Gloucester.

“In tre mesi, al mare, abbiamo finito di scrivere La dolce vita e cominciano i soliti guai. Il produttore rifiuta di fare il film. Ha dato in lettura il copione a quattro o cinque critici che ora ci guardano desolati e scuotono la testa: la storia è scucita, falsa, pessimista, insolente: il pubblico invece vuole un po’ di speranza. «No,» diceva Eliot «il pubblico vuole soltanto un po’ di spogliarello, ma quel che conta è ciò che riusciamo a fare alle sue spalle, senza che se ne accorga». (Ennio Flaiano, La solitudine del satiro)

Il ritornello ha una funzione? Dappertutto non è inconscio, ma teatro. Riccardino III, nelle pause tra un affondo muliebre e l’altro, immerso nella solitudine del satiro, rende il pubblico partecipe di un ritornello, privo di qualsiasi atteggiamento derivante dalla consapevolezza del mettersi in scena.

Cosa resta dunque dell’ambizione? Una serie estenuata e ripetibile dei suoi tic? Ricontando: Riccardino III è un re che non sembra essere preoccupato più di tanto dalla sua ansia di dominio, le donne, tutte interpretate da Luciana Franco, lo accompagnano in uno strenuo non-assecondare il potere. Un potere che già sul nascere è monco, storpio, dove è proprio la Donna a ricordargli tutti i suoi errori. E questo, prima dell’epifania finale, è più che un ritornello, perché si trasforma in un’alternativa alla stessa legge del potere.

Lo scandalo è un correttivo, e il potere uno swing. Il potere e la politica sono scissi, se c’è potere, come oggi accade, non c’è politica, e dove c’è politica si stenta a credere che ci sia un potere oltre la pura rappresentazione dello spettacolo. In tutto ciò, il teatro di “Riccardino III”, costituisce un precedente.

Visioni parallele

Jean Baudrillard, Simulacri e impostura. A proposito di illusione e realtà nella visione di ciò che accade tra la scena e lo sguardo.

Jacques Lacan, Il seminario, Libro IV, La relazione d’oggetto, 1956-1957 A proposito di illusione e realtà nella visione di ciò che accade tra lo sguardo e il soggetto.

Ennio Flaiano, La solitudine del satiro. A proposito di illusione e realtà nella visione di ciò che accade tra il soggetto e il demi-monde del territorio.

Piano n. 4 – 21 Novembre 2015 – Hong Kong


Piano n. 4 – 21 Novembre 2015 – Hong Kong

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Davide Morgagni Innanzitutto tagliare la testa all’autore! – che ridere che ridere – come si resta distanti…e quanta intelligenza in giro! ma cosa importa, che importa chi parla? – diceva…

Luciano Pagano il fatto è che la prima cosa che si chiedono è… di chi è questo? È un Morgagni, è uno Shakespeare, è.. è, l’autore è un salvagente…

Luciano Pagano molti confondono il teatro con la cronaca, forse, e quest’anno ad esempio andrà molto di moda il romanzo storico… un teatro storico?

Davide Morgagni da sbrindellarsi il fegato ah, si chiede chi? il deserto? – non entriamo nel contraddittorio, apriamoci alla contestazione…veniamo via dalla scacchiera…e fine del gioco!

Luciano Pagano il deserto è confortante, a volte confortevole, pensa che bello, le sabbie mobili, il sasso nello stagno, chissà, una scacchiera dove ogni casa è grande quanto un granello di sabbia, il cavallo?

Davide Morgagni linguaggio dominante è il linguaggio economico – Hitler diceva: quanto più la bugia è grossa più la gente ci crederà – bugiardo e liberticida è il linguaggio dominante… la comunicazione… la riflessione… il teatro tutto… il lavoro… tutto ciò che vuole metterci in-forma… in forma appena su due zampe, per produrre e consumare… recitare il copione… l’originale… per poi riprodurre, rendere, affliggere, goal!, riformare, consumarsi… schiattare e avanti il prossimo…

Luciano Pagano è avanti un altro, che tutto questo accada fuori dalla scacchiera è la norma, prima dello spettacolo, nel foyer, non verranno serviti spritz, né patè, né foie gras…

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Luciano Pagano secondo me il teatro è uno dei pochi posti dove simulando l’inautentico si corre il rischio di incontrare l’autenticità

Davide Morgagni ah Luciano Pagano, io parlo agli affamati…sono dalla parte dei cinesi…parlo cinese? – oh io sono un cinese

Luciano Pagano è facile credere di essere (divenuti) cinesi, dato che siamo a Hong Kong… sull’economico una domanda… ma ci sarà economia di mezzi o economia di mercato? L’astante verrà a cavallo oppure troverà una frusta?

Davide Morgagni ho le palle a mandorla…pensa un pò quel che è accaduto al povero Vendola per esempio…certo non si possono più tollerare metodi democristiani, non vanno difesi posti di lavoro, fossero anche un milione, se un’industria, se un’azienda produce morte! – ma ogni azienda produce morte, la morte in serie…la morte del desiderio…

Davide Morgagni lo stile della prostituzione, il suo linguaggio conservatore, misura il clima istituzionale…aziendale…

Luciano Pagano tutto oscilla tra anestesia e origlio, parafrasando un tale, quando compri una scheda di cellulare già ti chiedi se ti frugheranno, sui social network, nell’etere, la politica a colpi di sms, l’informazione di conseguenza, o viceversa, un paese che si mette davanti allo spioncino, la Cancellieri che viene salvata per il rotto della cuffia e, un minuto dopo, Ligresti che la sputtana…

Davide Morgagni noi cinesi ci si prostituisce gratis in cambio di un attestato di partecipazione…

Luciano Pagano l’informazione aiuta l’inchiesta, favorisce un clima di costante interesse, per anni non si è parlato di ILVA, si è solo respirato

Davide Morgagni siamo bacini di voti viventi, siamo mandrie di corpi svenduti, afflitti, sottostipendiati, sconfitti, fottuti dai nostri fratelli, monete scadenti che non ce la fanno nemmeno a incazzarsi, spiccioli viventi, intercettati con paghetta aziendale, 100 euro a settimana se sei fortunato, 200 se conosci un guardiano, viviamo moribondi depressi allo 0% se tutto va bene, respiriamo veleno e ingoiamo rospi grossi così…

Luciano Pagano “il nemico è scappato, è vinto, è battuto”, c’è un modo come un altro, diventa tutto un modo come un altro, un modo come un altro per vivere e un modo come un altro per sottovivere, Napoli, Taranto, mettere il dito nella piaga, sottoterra il rifiuto e sopraterra il dissesto idrogeologico, l’82% dei comuni italiani a rischio dissesto, il 18% sono i deserti, o i comuni al confine, in Italia solo dove c’è il nulla non c’è dissesto, altrimenti è tutto dissestato, a me mi manca Totò…

Davide Morgagni noi cinesi ascoltiamo da troppo troppo tempo chi parla le lingua delle fondazioni e delle forze dell’ordine nel proprio salotto, in camera da letto soprattutto – ci informano!! – sì – è tutto sottocontrollo…a ssociato… contro la violenza e il male… ce la faremo allo 0,2% annuo… da pagare con scadenza trimestrale…

Davide Morgagni e poi bisogna mangiare…

Davide Morgagni sì sì Pagano bisogna dar da mangiare alla nostra terra, i nostri ragazzi, i nostri porci… ma nostri di chi? ho i brividi qui… guarda… a me i cani m’abbaiano contro… non so a te… ma poi cos’è sto corpo-cane che se la morde?

Luciano Pagano se la fessura che si usa per mangiare non fosse stata la stessa che si usa per parlare la storia del mondo sarebbe stata diversa

Luciano Pagano quando qualcuno ti dice nostro è perché vuol chiederti una fetta del tuo

Davide Morgagni beh… una sorta di intimidazione, di costrizione, di minaccia si introduce nel corpo, fra il bisogno di mangiare e lavorare e il modo di goderne, lì dove passa una certa sussistenza “assicurata”…

Davide Morgagni quando si accetta e ci si sottomette a certe regole di scambio-favore, si accetta di delimitarsi moralmente all’interno di una categoria di bisogni…all’interno dello stesso linguaggio…

Davide Morgagni ovvero, l’economia reale è andata a farsi fottere, resta un’economia relazionale, l’arte dell’intrallazzo…

Luciano Pagano e quella io l’ho male appresa, qui, a Hong Kong, sta per decollare l’aereo, non c’è più tempo, al massimo il tempo ancora per contare i resti, il 28 novembre si avvicina, spero soltanto di non capitare seduto di fianco a uno di quelli che si alzano per andare sempre in bagno…

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Davide Morgagni siamo educati alla sopportazione…ci si lascia trarre al massimo ovvie conclusioni e malumori e ci si mette a nanna…ci mettono in bocca un ciucciotto per non strillare, ci si mette in bocca l’ovvio…quando invece noi cinesi abbiamo bisogno di problemi! ostacoli da superare!

Davide Morgagni il territorio è l’atto creativo o distruttivo – dicevamo – che modifica un ambiente o un clima – ma ciò che è concesso a noi cinesi è di partecipare alla patria, alla cittadinanza, come consumatori e non fare troppe storie, consumatori d’abusi a oltranza nella produzione d’abusi a oltranza, in perfetta continuità con le nostre radici, per abituarci a consumare part-time prodotti innovativi e distruttibili – per abituarci a perdere ogni concetto di oggetto durevole o senso pubblico, abituarci a produrre minchiate full-time – lo sconto del 40% – party aziendale – iva pil crack – puttane a basso costo – piace al 60% della gente – ma non a noi cinesi…a noi cinesi miserabili…

Davide Morgagni addio Lady Anna…addio…

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per saperne di più

“RICCARDINO III” da WILLIAM SHAKESPEARE
Scritto e Diretto da: DAVIDE MORGAGNI
con DAVIDE MORGAGNI e LUCIANA FRANCO

LECCE – TEATRO PAISIELLO
(Via Giuseppe Palmieri)
giovedì 28 NOVEMBRE 2013 h. 21.15

Info e Prenotazioni

photo di Lorenzo Papadia
tel. 334-6572108
Biglietto di ingresso 8€ – Studenti e loggione 6€

Prevendita
SHULUQ – VIA PALMIERI 37a – LECCE
da MARTEDÌ a DOMENICA (9.30/13 – 16.30/20.30, lunedì chiuso)

Lecce, 28 Novembre 2013 – “RICCARDINO III”, scritto e diretto da Davide Morgagni


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“RICCARDINO III” da WILLIAM SHAKESPEARE
Scritto e Diretto da: DAVIDE MORGAGNI
con DAVIDE MORGAGNI e LUCIANA FRANCO

LECCE – TEATRO PAISIELLO
(Via Giuseppe Palmieri)
giovedì 28 NOVEMBRE 2013 h. 21.15

Riccardino III”, da William Shakespeare, prima opera teatrale scritta e diretta da Davide Morgagni, andrà in scena il giovedì 28 Novembre 2013, a Lecce, sul palcoscenico del Teatro Paisiello, inizio ore 21.15.

“Riccardino III” è la tragedia del risentimento. Riccardino III è un corpo minorato, monco, incompiuto, de-forme, in variazione continua, è uno scellerato che produce il suo strumento da guerra, una forza “diversa”, “differente”, in collisione con la visione morale della Forma-Regno, o quel che sarà la Forma-Stato. Una tragedia di teste tagliate, dove il fratello imprigiona il fratello e fa di tutto per creare un deserto attorno a sé, fino a divenire folle, rendersi complice dell’orrido e abbandonare ogni freno. Un potere così grande annienterà Riccardino III, svelandoci un personaggio inedito, immane.

Tutte le tragedie di Shakespeare sono immense ammonizioni, mostrano come una qualunque via di fuga, o tratto vitale, nel campo del potere, implicato col potere, si trasformi in una forza distruttiva, dispotica. Infine, arrivano i buoni, e tutto ricomincia, si imita, si ricalca il supplizio subito. “Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo” è l’amara soluzione di un dramma che vede la lotta del fratello contro il fratello, qualche anno prima che i monarchi d’Europa, stanchi di tanto sangue, inventino l’America.

Davide Morgagni, nato a Lecce, in scena maniaco, monco, orrendo, assassino, ha lavorato come attore e assistente alla regia con il Teatro Asfalto, collaborando alla nascita di Teatro di Ateneo di Lecce. Luciana Franco, al suo esordio sul palcoscenico, ha collaborato con Davide Morgagni in Todo el amor, da Pablo Neruda.

Tecnici luci e audio: PM Service
Costumi: Manuela De Lorenzis
Scenografie e oggetti di scena: Self Agni
Illustrazioni e trucchi: Pamela Morgagni, Mariangela Franco
Grafica locandina: Stefano Palma
Foto di scena: Lorenzo Papadia

Info e Prevendita
tel. 334-6572108
Biglietto di ingresso 8€ – Studenti e loggione 6€

Prevendita
SHULUQ – VIA PALMIERI 37a – LECCE
da MARTEDÌ a DOMENICA (9.30/13 – 16.30/20.30, lunedì chiuso)