“È tutto normale” nella famiglia di oggi
Enzo Mansueto

Se la «famiglia» è stata la pietra di volta nella costruzione retorica dell’Italia recente, il tema scelto da Luciano Pagano per il suo nuovo romanzo è dirompente: l’analisi delle pieghe psicosociali di una famiglia omogenitoriale nel Salento agiato del presente. E la normalizzazione, che un linguaggio misurato e discreto – distante da certa iperletteratura che lo stesso autore aveva praticato – impone al tema, non fa che rendere più eversiva la scelta. Detto ciò, mettiamo da parte ogni aspettativa di trasgressione o esibizionismo da gay pride. Più vicino a certo minimalismo americano (Leavitt?), il romanzo esaurisce il fattore «scandalo» nella scelta del marchingegno narrativo, che sostanzia l’esordio della storia: Marco, laureato in architettura a Roma, torna nel suo Salento, in una ricca villa, dai genitori, per presentare Kris. Nome ambiguo, che non svela, da subito, il genere sessuale del partner. Lo scatto si ha quando apprendiamo che i genitori di Marco si chiamano: Carlo e Ludovico. Esaurito l’accidente narrativo, l’azione del romanzo, introversa e psicologica, si snoda, nell’arco di una giornata, sostanziandosi di feedback emotivamente efficaci, che incidono in noi i tratti dei personaggi. (12/09/2010)