Manganelli, D’Arrigo, Morselli, Landolfi e compagnia ‘bella’


C’è stato un tempo, fino a qualche anno fa, in cui avevo la convinzione che scrittori come Manganelli, D’Arrigo, Morselli, Landolfi, se fossero vissuti oggi, avessero avuto venti anni e avessero inviato i loro romanzi in lettura a qualche editore, avrebbero ricevuto risposte elusive, del tipo “la storia c’è ma sta scritta in un modo poco comprensibile”, “l’utilizzo del linguaggio fa ricorrente riferimento a termini aulici e desueti, quasi scomparsi dall’utilizzo comune”, “preferiremmo che il tutto fosse narrato in uno stile piano, senza scossoni”, e via discorrendo.

Adesso la mia opinione è cambiata, ora penso che se manoscritti del genere arrivassero in una casa editrice (non tutte è ovvio, trattasi di boutade) forse non ci sarebbero nemmeno, tra i competenti votati alla selezione, le competenze per effettuare la stessa. Sarà. Da lettore posso solo dire che la lettura di questi autori così irti, spaziali, temporali, mi fa godere, quasi quanto mi fa godere leggere Dante. Quanto leggi un Horcynus Orca e ci trovi termini come “allionirsi”, “dolenzia”, “un gomito sulla gistra del conzo”, ti rendi conto di quanto l’orizzonte della lettura sia cambiato, e che perfino termini come “beduino”, “pusillanime”, cominciano a diventare sconosciuti.
Basti pensare a quanti utilizzato il termine “disincantato” con il significato – diametralmente opposto – di ‘incantato’, ‘trasognato’.

Qualche giorno fa su Nazione Indiana (http://www.nazioneindiana.com/2012/08/30/darrigo-magari-nella-bur/) è stato pubblicato un post, scritto da Domenico Pinto, nel quale si invita la BUR a ristampare proprio Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo. A me basterebbe anche l’ebook, anche perché non credo che “I fatti della fera”, prima stesura del libro di D’Arrigo, uscito proprio con BUR, abbia venduto un milione di copie. Anche qui siamo sulla boutade, della serie, se avete pubblicato “L’arcobaleno della gravità” di Pynchon, che in effetti tra i titoli in economica è uno di quelli che si vendono (nda, aggiunta mia), perché non pubblicare D’Arrigo? E io mi chiedo, allora, perché non pubblicare in economica “Contro il giorno”, sempre di Pynchon? Il dibattito critico-letterario dell’estate che finisce e dell’autunno che si inoltra rischia di infiacchirsi. Sarebbe bello costruire una lista di ‘classici contemporanei da salvare’, magari da ripubblicare in ebook, una lista spontanea – ovvio – senza comitati, aliena alle classifiche, un po’ anarchica e già che ci siamo, concreta.

Comunque in rete è reperibile un oramai ‘classico’ dei download, ovvero sia il “Sommario analitico di Horcynus Orca”, scritto da Marco Trainito, a questo indirizzo

http://www.scribd.com/doc/24965006/Sommario-analitico-di-Horcynus-Orca

Per chi invece volesse spingersi ancora più oltre, elevando all’ennesima potenza il trip del feticcio letterario, c’è – se ne trovano alcune copie su ebay – “Horca Myseria” di Renzo Cortina (Editrice Cavour – Milano), uscito nel 1975, sottotitolo: ORIGINI, SPLENDORE E DECADENZA DEL SOGNO DI UN LIBRAIO DI PIAZZA CAVOUR. (Vedi foto)
Il fatto che questo libro, vera e propria “cover della cover” sia uscito nel 1975, è una testimonianza dell’aria che si respirava attorno all’uscita del romanzo di D’Arrigo, ovvero sia quella del capolavoro annunciato, le vendite del quale arrivarono a circa 125.000 copie.

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