5 e 6 Dicembre 2013, Lecce – SALAM LECCE, Città di pace. Incontri, dibattiti, proiezioni, concerti. Manifatture Knos


SALAM LECCE, CITTÀ DI PACE
5-6 dicembre 2013
LECCE, Manifatture Knos
(Via Vecchia Frigole, 34)

5-6-Dicembre-2013-SALAM-LECCE-Manifatture_Knos-locandinaSALAM LECCE, 2 GIORNI di incontri, dibattiti, proiezioni, concerti e tavola rotonda, che si terranno presso le MANIFATTURE KNOS il 5 e il 6 dicembre 2013, e che vedranno per la prima volta, insieme, la partecipazione di alcune delle realtà più interessanti della scena musicale e culturale del Senegal, in un progetto di cooperazione culturale senza frontiere coordinato da Simone Franco,

Il progetto, che rientra nel BidBook della candidatura di Lecce a Capitale della Cultura 2019 è realizzato da La Factory (Dakar), Ass. Modu Modu (Lecce) e Multisciplinary Art (Lecce) è sostenuto da Provincia di LecceComune di Lecce e Ambasciata Italia in Senegal  si svolgerà presso le Manifatture Knos.

– il 5 dicembre concerto che prevede la partecipazione di Sambe Rythme Percussion, (ensemble di percussionisti provenienti dal Senegal), Pino Basile e InCupaTrance (Italia), Ceptik (scrittore e cantante franco–senegalese), Roberto Chiga, percussionista, e l’attore e regista Simone Franco (Italia),che sarà per l’occasione fabbricante d’armonie/EMCEE della performance poetico musicale sui maggiori poeti salentini che incontreranno quelli senegalesi (Sengor, Diop, Cesaire). Seguirà una Jam session con Aida Samb nelle lingue wolof, francese e italiano.(concerto e jam, ingresso libero)
– il 6 dicembre 2013, evento speciale: per la prima volta in concerto, in Italia, AIDA SAMB, proveniente da Dakar, tra le più amate artiste africane. Aida Samb è una cantante senegalese della linea di Gawlo, nota per la padronanza della musica. Figlia di genitori che appartengono alla grande famiglia griot è nipote di Samba Diabaré Samb, icona della musica tradizionale senegalese (ingresso 5€)

Durante la due giorni, presso le MANIFATTURE KNOS, sarà allestita la mostra fotografica solidale di Luciano Schito intitolata “CLICK CONTES D’AFRIQUE”, e ci sarà la proiezione gratuita di ‘African Express’ un film di Claudio Celentano e Incontro–dibattito sul tema ‘Dall’immigrazione all’intercultura’.

Referente del progetto per l’Italia: Simone Franco
Mail: simonemartinofranco@gmail.com

Per info: Manifatture Knos, Via Vecchia Frigole, 34- Lecce
mail: info@manifattureknos.org
tel. 0832.394873
SALAM LECCE
pagina ufficiale Facebook
https://www.facebook.com/pages/Salam-Lecce/1428615100690267

SALAMLECCE_LogoSALAM LECCE  – CITTÀ DI PACE
PROGRAMMA

SALAM LECCE, CITTÀ DI PACE
5- 6 dicembre 2013
LECCE, Manifatture Knos
(Via Vecchia Frigole, 34)

Nei giorni 5-6 dicembre 2013 si svolgerà Salam Lecce, città di pace il progetto di cooperazione culturale italo-senegalese atto a rinsaldare i legami di amicizia e fratellanza fra le popolazioni autoctone e migranti. I popoli, da qualsiasi paese provengano, appartengono tutti allo stesso mondo. Da sempre viaggiano, si sfiorano, si parlano e si scambiano modi di essere, di vivere, di agire.

In una fase storica in cui il Vivere insieme è messo in discussione, sono numerose le associazioni e le singole persone di buona volontà che, animate dal desiderio di abbattere le frontiere, coniugano le loro forze per mobilitare i popoli attorno all’ideale della Pace. La creazione di un evento culturale, nel quadro di un vasto programma d’incontro e di scambio interculturale italo-senegalese a Lecce denominato “Salam Lecce, Città di Pace” sarà un’occasione per favorire gli scambi fra artisti senegalesi e italiani.

Il progetto, realizzato da La Factory (Dakar), Ass. Modu Modu (Lecce) e Multisciplinary Art (Lecce) è sostenuto da Provincia di Lecce, Comune di Lecce e Ambasciata Italia in Senegal si svolgerà presso le Manifatture Knos che ben hanno accolto le molteplici iniziative.
Il progetto rientra nel BidBook della candidatura di Lecce a Capitale della Cultura 2019.
Sono previsti incontri-dibattito, video proiezioni, mostre e due concerti d’eccezione. Per la prima volta, sullo stesso palco, in due giorni, si alterneranno alcune delle realtà più interessanti della cultura musicale senegalese, un metissage di esperienze che farà incontrare due continenti al ritmo delle percussioni e sul solco della ricerca musicale, sonora, poetica.

5 Dicembre 2013 ore 21
Sambe Rythme Percussion, Pino Basile e InCupaTrance
e Ceptik in concerto jam
Fabbricante d’armonie/EMCEE Simone Franco

Il primo concerto il 5 dicembre vede la partecipazione di Sambe Rythme Percussion, (ensemble di percussionisti provenienti dal Senegal), Pino Basile e InCupaTrance (Italia), Ceptik (scrittore e cantante franco–senegalese), Roberto Chiga, percussionista, e l’attore e regista Simone Franco (Italia), che sarà per l’occasione fabbricante d’armonie/EMCEE della performance poetico musicale sui maggiori poeti salentini che incontreranno quelli senegalesi (Sengor, Diop, Cesaire) .

Seguirà una Jam session con Aida Samb nelle lingue wolof, francese e italiano.
(Ingresso gratuito)

AIDA_SAMB6 Dicembre 2013 ore 22
Aida Samb in concerto

Il 6 dicembre sarà la volta della cantante Aida Samb proveniente da Dakar, tra le più amate artiste africane. Aida Samb è una cantante senegalese della linea di Gawlo, nota per la padronanza della musica. Figlia di genitori che appartengono alla grande famiglia griot è nipote di Samba Diabaré Samb, icona della musica tradizionale senegalese.
(Ingresso € 5)

 

MOSTRA
CLICK_Contes_d_Afrique_Mostra_fotografica_di_Luciano_Schito“CLICK. Contes d’Afrique”.
Mostra fotografica solidale, di Luciano Schito
5-6 dicembre 2013 – Salam Lecce – Manifatture KNOS
Nei giorni di SALAM LECCE, presso le Man
ifatture KNOS, sarà ospite “CLICK. Contes d’Afrique” la “mostra fotografica solidale” di Luciano Schito. Luciano Schito, autore del documentario “Je ne veux pas quitter le Senegal” ha realizzato questa mostra fotografando la realtà del Senegal, i suoi sogni, le sue aspirazioni, il percorso della vita quotidiana di adulti e bambini, il paesaggio e l’istruzione. Nasce così “CLICK. Contes d’Afrique”, una mostra fotografica che è “solidale” perché si propone come obiettivo, grazie alla vendita delle riproduzioni ospitate nella mostra, di assicurare un anno di scuola ai bambini della “Ècole Martenelle Publique Josè Jeannés”, nel comune di Mbour, Senegal, perché l’educazione formativa è alla base dello sviluppo di un Paese.

Luciano_Schito_photo_01

PROIEZIONE
claudiocelentano-africanexpress5 e 6 Dicembre alle ore 18.00
proiezione con l’autore di
“AFRICAN EXPRESS”, un film di Claudio Celentano
produzione D4 Roma – Francesco Lauro
sinossi e testo di Luca Anastasio

L’African Express, un improbabile treno assemblato con vagoni di seconda mano donato da governo dalla Francia, vi si trascina sopra senza fretta, creando, una volta alla settimana, un collegamento fra due centri urbani: Dakar e Bamako. Il treno che da Dakar porta a Bamako è un treno carico di storie, una miniera di racconti, inganni, incontri, speranze, che sfilano in lento movimento nel cuore dell’Africa immobile dei baobab, dei villaggi di paglia e fango, dei tramonti preistorici. E’ l’Africa che si muove, dignitosa, nell’Africa che non si è mai mossa.

INCONTRO – DIBATTITO

6 dicembre ore 17
Incontro Dibattito su ‘ Dall’immigrazione all’ intercultura’

Intervengono:
Simona Manca – Vice Presidente Provincia di Lecce, Michele Bee – referente Manifatture Knos, Dahirou FAYE – Opérateur économique, universitaire – Communication, Amadou, Papa Ngady FAYE – Opérateur économique, éditeur – témoignage, Abdoulaye SY – Président Association des Sénégalais de Lecce – témoignage.

§

Simone Franco, attore-regista-performer.
Vive e lavora tra Lecce e Roma. Come attore si forma frequentando laboratori e workshop di alcuni fra i maggiori registi ed interpreti del teatro di ricerca italiani ed esteri: Pippo Del Bono, Danio Manfredini, Eugenio Barba, Armando Punzo, Cesare Ronconi, Mariangela Gualtieri, Carla Tatò e Carlo Quartucci, Marcel Marceau, Cesar Brie, Nicolaj Karpov; rivolge la sua ricerca artistica sulla drammaturgia della voce seguendo numerosi corsi con: Carmelo Bene, Edda Dell’Orso, Andrea Simone, Gabriella Rusticali.

Come attore è in teatro con gli spettacoli: ‘Dignità Autonome di prostituzione’ uno spettacolo di Luciano Melchionna (2013), “Trattato di pace” di Antonio Tarantino (2010), “Grazia de’ fiori” tratto dal poema di C. Bene con Simone Giorgino e Orodè (2010), ‘W l’Anarchia’ per la regia di W.Wass di Induma Teatro (2009), “Moby Dick” da Melville di Michele Sinisi (2002), “La bottega del caffè” da Carlo Goldoni di Simone Franco, Nico Moretti e Ascanio Celestini (1996). Come regista ha scritto diverse drammaturgie, rivolgendo particolare attenzione a temi quali il disagio psichico, l’immigrazione e la persecuzione politica. “Sulle ali della libertà: il volo contro. Il volo ed il processo di Giovanni Bassanesi” documentario teatrale (2008), “L’amore è uno straniero” recital tratto dai poeti mistici di tutte le religioni (2007), “Il mulino degli sconcerti- la memorie di Gino Sandri” di e con Simone Franco sulla storia dell’ internamento forzoso con motivazioni politiche del pittore Gino Sandri. Una vita si fa emblema dell’arte come forma di resistenza (2004) “Li mari cunti” drammaturgia sul fenomeno dell’immigrazione con Michele Sinisi (2001).

Gli ultimi lavori di regia e attore si spingono sempre più verso la musica e la poesia: ‘Fabbricanti d’Armonie’ ispirato alla vita ed alle opere letterarie di Antonio Verri con Simone Franco –regista e voce recitante, Admir Shkurtaj – fisarmonica, Pino Basile e Ensemble cupacupe, Pierpaolo Leo – honde martenot e elaborazioni elettroniche (2013). “Artisti Perbene in Campana per Bene” con 30 artisti (musicisti, performer, danzatori, visual) per la Giornata Mondiale della Poesia col Comune di Lecce (2012 – Teatro Paisiello, Lecce), “Shana Tovà” recita e canta in Yddish con Nadia Martina -voce, Francesco Zurlo -fisarmonica, Marcello Zappatore- chitarra, Roberto Chiga –tamburello (dal 2011 ad oggi).

La sua azione artistica incontra le diverse arti: teatro, musica, pittura, visual art. Da diversi anni si dedica, come performer, allo stone balancing, arte meditativa rivolta a porre in equilibrio pietre e massi di varie forme senza alcun supporto ulteriore a quello delle stesse forze di gravità. Il balancing ha una stretta relazione con la pratica ZEN, sia nell’esecuzione che nel risultato, in quanto è essenzialmente un viatico per la meditazione, l’aumento della sensibilità mentale e la percezione dello scambio di energia tra il soggetto e la pietra da porre in equilibrio.

Luciano Schito
Luciano Schito Si laurea al DAMS Cinema di Bologna, vincitore del Premio Dams/Cinema nel 2006 con “Amore Frollo”. Frequenta il Master Film Art Management, Università La Sapienza, Roma. Collabora nel reparto regia di numerosi set cinematografici. Fin dai primi anni universitari si occupa di autoproduzioni curandone scrittura, regia e montaggio.
“Il click deve essere come il respiro: naturale. Se ci pensi, la fotografia muore. L’istinto, stremato, si guarda intorno. Si suda. La Luce è forte. Pensi che sia l’estate europea, ma d’un tratto il sole si ritira in fredda solitudine. È notte. La luna illumina le strade e le stelle sono più vicine. Ripenso a quell’attimo di Luce spettacolare che non riuscii ad immortalare e questo mi avvilisce. La mia stanza, inaspettatamente, diventa una sauna. Esco. Ed eccomi con due amici a girovagare nel buio. Camminare di notte per le strade sterrate di Mbour mi rilassa. Si respira un’aria di intima cordialità tra vicini e lentamente mi lascio trasportare dai ricordi. Rammento i racconti dei miei nonni, quelli di come si viveva un tempo nell’Italia dell’anteguerra. Mi sembra di riviverli e tutto mi sembra più sincero, più genuino, qualcosa del passato mi lega a questa terra. Si origina un nuovo giorno. L’aria è fresca, ma il piacere dura poco. Le auto vecchie di trent’anni iniziano a solcare l’unica strada asfaltata e l’aria si fa pesante. Il rallenty ha inizio, le ore, al mattino, passano lente. Dopo pranzo, per chi arriva al pranzo e tutti cercano tenacemente di arrivarci, ha inizio il relax. Solo i matti girano nel primo pomeriggio. Ma giuro di averlo fatto solo una volta. Poco dopo, alle sei, la Luce decide di farsi baciare e bisogna fare veloce! Sono stato sedotto e faccio all’amore con lei. Il trasporto amoroso se è molto intimo ti fa perdere qualcosa di cui potrai pentirtene. Devi cercare di non “fissarti” su una singola situazione. In questa danza d’amore tra la luce ed il mare, sulle onde plastiche di un oceano a volte avaro, ritornano i pescatori dalle barche lunghe e colorate. Il contrasto si attenua e nei visi scuri, la Luce, si lascia raccontare.” (LUCIANO SCHITO)

PINO BASILE e InCupaTrance ensemble di strumenti effimeri

L’esperienza In Cupa Trance, per sua natura sperimentale, è anche esperienza visivo/gestuale.
Gli antichi ci insegnano che una rappresentazione è fondamentalmente celebrazione di un rituale, di una cerimonia. A partire da questa consapevolezza il lavoro drammaturgico dell’ensemble pone molta attenzione agli elementi non musicali che sulla scena condizionano e guidano la percezione del suono. Nell’utilizzo di strumenti come la cupa cupe, il tamburrello e la canna, il gesto sonoro è gesto visivo. Immaginando di vivere un vero e proprio rituale, la presenza sonora scenica è integrata in un’unica entità attraverso la fisicità degli oggetti e degli interpreti/attori/performer.
http://pinobasile.com/

‘African Express’ di Claudio Celentano

Dakar, Senegal: ritmata, ipercromatica, materica, africana. Tesa anima e corpo verso l’occidente, la città più importante dell’Africa centro occidentale, si affaccia sull’Oceano Atlantico all’estremità della penisola di Capo Verde. E’ una metropoli con più di un milione di abitanti e un’economia discretamente ricca e votata al commercio sin dai tempi del colonialismo francese.

Bamako, Mali: polverosa, affannata, antica, disgregata. Situata accanto alle rapide del fiume Niger, poco distante dalle porte del deserto, conta oltre un milione e mezzo di abitanti in cerca di fortuna.
Fra le due capitali: un pezzo di continente. Pianure rosse dove improvvisamente svetta un’acacia, valli rocciose percorse da torrenti, villaggi di capanne, periferie fatiscenti, acquitrini, foreste di baobab, il deserto, la savana, orizzonti troppo vasti, fuori portata anche per un grandangolo. 1280 Km d’Africa, solcati da due binari discretamente paralleli risalenti all’epoca del colonialismo.
L’African Express, un improbabile treno assemblato con vagoni di seconda mano donato da governo dalla Francia, vi si trascina sopra senza fretta, creando, una volta alla settimana, un collegamento fra i due centri urbani. E’ l’Africa che si muove. Placida, ritmica, quasi mai disperata, ostacolata dalla forza di una natura che sa ancora farsi rispettare, da mille intoppi, da frequenti deragliamenti. E’ l’Africa che prova a muoversi.

Stipati assieme a sacchi di farina, balle di indumenti, bidoni di pesce e mercanzie di ogni genere, a ogni viaggio l’African Express trasporta circa mille fra uomini, donne e bambini. Sono famiglie in pellegrinaggio, giovani che vanno a trovare i propri familiari, studenti islamici, nullatenenti in cerca di fortuna, uno o due turisti europei e, soprattutto, commercianti in viaggio di lavoro.

Il treno che da Dakar porta a Bamako è un treno carico di storie, una miniera di racconti, inganni, incontri, speranze, che sfilano in lento movimento nel cuore dell’Africa immobile dei baobab, dei villaggi di paglia e fango, dei tramonti preistorici. E’ l’Africa che si muove, dignitosa, nell’Africa che non si è mai mossa.

L’African Express parte da Dakar nella luce accecante del primo pomeriggio, puntando il sole dritto negli occhi. A mano a mano che procede la sua corsa si lascia alle spalle la più occidentale delle città africane per inoltrarsi nel cuore del continente. Quando ancora dai finestrini si possono vedere vecchi motorini ronzare attorno ai binari, ci si accorge di come la temperatura non sia più mitigata dal mare, di come gli odori siano cambiati gradualmente e, a poco a poco, ci si ritrova immersi, a 30 Km all’ora, in qualcosa di silenzioso, eterno, uterino. All’interno invece il treno si trasforma in un microcosmo caotico, rumoroso, estremamente eterogeneo, simbolo della capacità di aggregazione e delle contraddizioni tipiche del continente africano. Tutti, quelli che hanno un posto prenotato in prima classe, quelli che si sono guadagnati con destrezza un sediolino di pelle logora in seconda, quelli che sono rimasti seduti a terra, quelli che viaggiano senza biglietto sul tetto dei vagoni, tutti, vanno a formare un unico organismo perfettamente integrato e in splendido contrasto con l’immobilità del contesto esterno. Un turbine di ruote, mani, corani stampati, cibi di ogni genere, orecchini, bagagli, mappe, sguardi, parole pronunciate negli idiomi più disparati. Si mangia, si prega, ci si difende dal caldo e dagli insetti e, soprattutto, si racconta. Attraversando le pianure, rasentando i termitai, il deserto, in giro per i vagoni o distesi sull’erba all’ombra di un grosso albero in attesa che il treno riparta, è impossibile non inciampare in una storia, una cantilena, un aneddoto…
E c’è, a parte la carovana dei viaggiatori, anche tutto un universo di personaggi che ruota attorno al leggendario African Express e al suo passaggio. Gli addetti ai lavori, orgogliosi della propria funzione e sempre pronti a raccontare la storia dell’epico treno, le schiere di mendicanti, invalidi, bambini che alle stazioni si accalcano ai finestrini elemosinando qualche spicciolo, i ragazzini ammassati ai lati dei binari che rincorrono, gridano, ridono, le orde di venditori ambulanti, che ad ogni sosta assaltano il treno propinando ai viaggiatori carne di montone, frutti tropicali, sigarette scadenti, vecchi walkman e cappellini.
È questo il tesoro nascosto dell’Express, è questa la magia che lo avvolge. Sul treno per Bamako si intraprende un viaggio diretto al cuore dell’Africa, e i volti della gente sono le sue stazioni.

Un viaggio alla riscoperta del significato della parola “tempo”, quello più antico. Il tempo dei giorni, caldi e insopportabilmente luminosi, e delle notti, buie come un occidentale non sa immaginare. Un tempo dilatato, che comincia a essere tale già in stazione, nell’attesa rassegnata della partenza, e poi si espande, nelle pianure attraversate a passo d’uomo, nelle soste interminabili in mezzo al nulla, di notte, dove a nessuno viene in mente di domandarsi a che ora il treno ripartirà.
Forse, domani, l’African Express arriverà a Bamako.

Il logo e il design di SALAM LECCE sono di “Honor Design / Eugenio Palma”

VIDEO

AIDA SAMB – Saraaba http://www.youtube.com/watch?v=L7WgmpHsM5s

CEPTIK http://www.youtube.com/watch?v=tfMbZd_50Zc

 

TRAILER del documentario di Luciano Schito, “Je ne veux pas quitter le Senegal” https://www.youtube.com/watch?v=Gz4yNgt9FTQ

PINO BASILE e InCupaTrance ensemble di strumenti effimeri http://www.youtube.com/watch?v=koCvU3bQqj0

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