Paint it black!


“io musico te soltanto perché solo fosti vivo solo quanto adesso chiuso fra parentesi di un rigo, lascia che ti dicano minore o sconosciuto”

“Poeta Minore”, Max Gazzè, Gadzilla, 2000

In ricordo di Antonio Leonardo Verri. Sudiari.


Venerdì 9 maggio dalle ore 20.00 al Fondo Verri

In ricordo di Antonio L. Verri scomparso tragicamente
Il 9 maggio 1993, Antonio L. Verri, morì in un incidente stradale. Era di “sabato e poi venne una domenica” carica di lacrime per la Puglia della cultura.

Letture di Simone Giorgino, Piero Rapanà, Mauro Marino

e a seguire

Sudiari

Violle perDiari Di Guerra“, un progetto di narrazione musicale.a cura di Violle_X, una formazione nuova ma con un solido bagaglio di esperienze e di presenza nel panorama salentino degli ultimi anni.
Sudiari” è il diario di un sud molto poco narrato, ma reale, affaticato e stanco, ma attento e deciso a risollevarsi, intanto scavandosi dentro, alla ricerca di una identificazione esistenziale, di una pacificazione con un territorio spesso duro e incapace di riuscire a trattenere a sé  i propri figli.
I testi sono tratti dal diario di guerra di Luigi Simmini  sono tratti dal libro “Diari di guerra, Salice Salentino nella Resistenza” edito nel 2007 dal Comune di Salice Salentino. Il libro sarà presentato dal prof. Antonio Scandone.
Altri testi sono di Roberto Simmini, Andrea D’Agostino, Sandro Rizzo. Le musiche saranno eseguite da Mauro Ingrosso, chitarra elettro-acustica; Roberto Simmini, chitarra elettrica; Dino Potì, chitarra elettrica; andrea d’agostino, basso; paola scalpello, tastiere; antonio ingrosso, batteria; Tonia De Vincentis, voce. Le voci narranti: Guido Imperio, Marisa Rizzo, Roberto Simmini, Andrea D’Agostino.

Immagini video di Franco Livera

SUDIARI è un progetto di narrazione musicale.a cura di Violle_X, una formazione nuova ma con un solido bagaglio di esperienze e di presenza nel panorama salentino degli ultimi anni.
Sudiari” è il diario di un sud molto poco narrato, ma reale, affaticato e stanco, ma attento e deciso a risollevarsi, intanto scavandosi dentro, alla ricerca di una identificazione esistenziale, di una pacificazione con un territorio spesso duro e incapace di riuscire a trattenere a sé  i propri figli.
Le narrazioni sono tratte da un libro “DIARI DI GUERRA“, di Luigi Simmini e Antonio Scandone, due salentini  che raccontano le rocambolesche vicende vissute durante la seconda guerra mondiale, fino ai ritorni a casa fortemente voluti e desiderati.

“Una generazione di padri.
che hanno ricominciato, ricostruito.
I nostri padri che hanno amato intensamente la propria terra, i propri simili, che si sono aggrappati alla propria storia, alla fede, alle tradizioni dei padri e delle madri,
I nostri padri, tenaci e pazienti, poeti cantori della vita, memorie del mondo.
Una generazione, poi, di figli.
Eredi inconsapevoli, quasi casuali, di una storia straordinaria, unica e irripetibile.
Figli che devono ricordare e non smarrirsi.
Una nuova generazione di padri e madri, quindi, con le braccia alzate al cielo non per arrendersi, ma per invocare forza e meritare, un giorno, onore dai propri figli.”

info: robertosimmini@libero.it – 3478836083   –  www.violle.it

DIARI DI GUERRA
Salice Salentino nella Resistenza

DIARI DI GUERRA” è un libro pubblicato a cura dell’Istituto Comprensivo Statale di Salice Salentino (LE), in particolare dagli alunni della scuola media “Dante Alighieri” e sostenuta dal Comune di Salice Salentino e dalla Provincia di Lecce, che raccoglie i diari di guerra scritti da due cittadini di Salice, Luigi Simmini e Giuseppe Scandone.
Questa  iniziativa permette anzitutto di accedere alla conoscenza di vicende storiche che in qualche modo hanno avuto poche e sfuggenti  possibilità di essere divulgate e approfondite.
Si tratta di offrire un punto di vista in qualche modo inedito di come la nostra gente, i nostri padri hanno vissuto e subito le tristi e inquietanti situazioni verificatosi 60 anni fa, durante la Seconda Guerra Mondiale.
Le vicende dei protagonisti rivelano tutta l’assurdità delle situazioni che moltissimi nostri connazionali hanno dovuto subire. Ma i diari allo stesso tempo narrano i ritorni a casa, fortemente desiderati, rocamboleschi ma riusciti.
In questo percorso si è reso necessario soffermarsi quindi anche su noi stessi, figli di quei padri, delle loro partenze e dei loro ritorni, per non dimenticare e acquisire una nuova consapevolezza, un nuovo rapporto con il nostro territorio e la nostra gente.
Da questa constatazione nasce l’esigenza di esprimere meglio in qualche modo il tentativo di ricercare una “pacificazione” con la propria realtà.
Il libro  “DIARI DI GUERRA – Salice Salentino nella Resistenza” è stato curato dal   Prof. Mario Proto, docente di Storia delle dottrine politiche e Sociologia generale nell’Università del Salento.
E’ stato pubblicato da LARES EDIZIONI, all’interno di “Percorsi“, collana editoriale di attualità e ricerche.

Facemmo ali.


Antonio Leonardo Verri
(Caprarica di Lecce, 22 febbraio 1949 – 9 maggio 1993)

“Per giungere nel retro osteria, occorreva attraversare un corridoio largo e lungo scoperto, che l’uomo dei curli, Antonio Verri, attraversava sempre con un suo modo di camminare tipicamente ondulante. Guardandolo, francamente, veniva un po’ da ridere, ma nessuno si permetteva di farlo, data la grande serietà che egli poneva in tutte le sue cose, soprattutto quelle riguardanti il senso profondo della vita. Dunque l’uomo dei curli, Antonio Verri, camminava quasi sempre danzando. Poggiava prima un piede, e su di esso adagiava poi il corpo grande e grosso come quello di un uomo-elefante. Passava quindi all’altro piede ripetendo così l’azione. Alla fine ne veniva fuori una deambulazione ondulante, un salire e scendere di un corpo ben fatto sì, ma che non riusciva a stare sempre ben eretto. Molto tempo dopo che l’uomo dei curli, Antonio Verri, era volato via in un posto magico fatato, qualcuno disse che forse quel suo modo di camminare era dovuto alla corea, una sorta di sofferenza che dà pure qualche dolore alla nuca e alle articolazioni. L’uomo dei curli, Antonio Verri, dunque, attraversava il corridoio largo e lungo del Mocambo con il suo passo coreutico per giungere infine nelle due stanze del retro osteria. E’ stato sempre un luogo ben pulito questo, raccolto e intimo, che subito, a chiunque vi mettesse piede dava un senso di confidenza, di appartenenza atavica, di sicurezza. Proprio quella che l’uomo dei curli, Antonio Verri, cercava da sempre, da quando cioè aveva sentito forte il battito profondo del cuore contadino di sua madre Filumena.
«Mamma», diceva l’uomo dei curli, Antonio Verri, alla sua nonna-madre, «raccontami un racconto».”

Maurizio Nocera, Mocambo,
Apulia, Settembre 2001

Antonio Verri, La cultura dei tao da Musicaos.it

Antonio Verri, Port Bou: quasi un diario da Musicaos.it

Antonio Errico, “Tutta la vita per un declaro” da Apulia

Fabio Tolledi, La pratica poetica (2) da Apulia (diritti riservati)

Fondo Verri accoglie l’eredita’ e l’operativita’ del maestro di scrittura e di vita Antonio Leonardo Verri.”

§

FATE FOGLI DI POESIA, POETI
(manifesto poetico di Antonio L. Verri)

Cominciate, poeti, a spedire fogli di poesia
Ai politici, gabellieri d’allegria
A chi ha perso l’aria di studente spaesato
A chi ha svenduto lo stupore di un tempo
Le ribalte del non previsto,
ai sindacalisti, ai capitani d’industria
ai capitani di qualcosa,
usate la loro stessa lingua
non pensate, promettete
…”disarmateli” se potete!

(al diavolo le eccedenze, poeti
Le care eccedenze, le assenze anche,
i passeri di tristezza, i rapimenti
i pendoli fermi, i voli mozzi, i sigilli
le care figure accostate al silenzio
gli addentellati, i germogli, gli abbagli…
al diavolo, al diavolo…)

disprezzate i nuovi eroi, poeti
cacciateli nelle secche del mio gazebo oblungo
(ricco di umori malandrini, così ben fatto!)
Fatevi anche voi un gazebo oblungo
Chiudeteci le loro parole di merda
I loro umori, i loro figli, il denaro
Il broncio delle loro donne, le loro albe livide.

Spedite fogli di poesia, poeti
Dateli in cambio di poche lire
Insultate il damerino, l’accademico borioso
La distinzione delle sue idee
La sua lunga morte,
fatevi poi dare un teatro, un qualcosa
raccontateci le cose più idiote
svestitevi, ubriacatevi, pisciate all’angolo del locale
combinate poi anche voi un manifesto
cannibale nell’oscurità
riparlate di morte, dite delle baracche
schiacciate dal cielo torvo, delle parole di Picabia
delle rose del Sud, della Lucerna di Jacca
della marza per l’innesto
della tramontana greca che viene dalla Russia
del gallipolino piovoso (angolo di Sternatia)
dell’osteria di De Candia (consacratela a qualcosa!).

osteggiate i Capitali Metropolitani, poeti
i vizi del culto. Le dame in veletta, i “venditori di tappeti”
i direttori che stupiscono, i direttori di qualcosa,
i burocrati, i falsi meridionalisti
(e un po’ anche i veri) i surrogati
Le menzogne vendute in codici, l’urgenza dei giorni sfatti,
non alzatevi in piedi per nessuno, poeti
… se mai odorate la madre e il miglio stompato
Le rabbie solitarie, le pratiche di rivolta, il pane.
Ecco. Fate solo quello che v’incanta!
Fate fogli di poesia, poeti
Vendeteli e poi ricominciate.

Fatevi disprezzare, dissentite quanto potete
Fatevi un gazebo oblungo, amate
Gli sciocchi artisti beoni, i buffoni
Le loro rivolte senza senso
Le tenerezze di morte, i cieli di prugna
Le assolutezze, i desideri di volare, le risorse del corpo
I misteri di donna Catena.
Fate fogli di poesia, poeti,
vendeteli per poche lire!

§

(foto Claudio Longo, Luoghi d’Allerta, ed 2005)

da Kurumuny

– Il pane sotto la neve. Più altro pane

– Quotidiano dei poeti

– Il fabbricante di armonia Antonio Galateo

– La Betissa. Storia composita dell’uomo dei curli e di una grassa signora