Le stranezze del buio. Su “Le commedie del buio” di Paolo Ferrante


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Sabato 18 Aprile alle 20.30, presenterò “Le commedie del buio”, di Paolo Ferrante, insieme all’autore presso il FondoVerri di Lecce, in Vico Santa Maria del Paradiso. Sarà l’occasione per porgli alcune domande e discutere di questa sua opera. Siete tutti invitati.

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Le stranezze del buio. Su “Le commedie del buio” di Paolo Ferrante

La prima opera in versi di Paolo Ferrante, dal titolo “Le commedie del buio“, è stata pubblicata circa un anno fa, per l’esattezza nel marzo del 2008. L’edizione esce per “Kipple Officina Libraria” (www.kipple.it), un associazione culturale futurologica che pubblica narrativa, saggistica e musica sperimentale, senza porre limite al genere di partenza, ovvero la science-fiction. La prima cosa che colpisce di questo testo, la prima ‘stranezza’, è la sua presentazione, infatti il formato è superiore nelle dimensioni a un foglio A4, cosa che secondo me impone al lettore una diversa ottica di ricezione del testo. È indubbio che la poesia, genere di espressione più alto e di difficile risoluzione per eccellenza, richieda il suo tempo. Io stesso non sarei qui a scrivere di un libro uscito più di un anno fa se non credessi nel fatto che spesso la poesia non si comprende solo perché non ci si affida ai ‘tempi’ che la poesia stessa richiede. Faccio un esempio. Chi abbia letto il poema pubblicato da Carmelo Bene nel 2000, “‘l mal de fiori“, non può non essere stato colpito dal formato scelto per l’impaginazione del libro (Bompiani, 2000). Un libro ‘grande’, un libro che reclama il leggio, un testo che già dalla sua posizione chiede al lettore un approccio differente, diverso da quello usa e getta, ai limiti del foglietto da bacio-perugina, cui la poesia spesso viene relegata. Procedere per ‘stranezze’ nella lettura del testo mi è utile perché un testo poetico, a mio parere, deve correre sul filo, conciliando la propria peculiarità e con la propria aderenza a un presupposto canone. Un’opera di poesia deve farsi portatrice della propria singolarità (il pensiero dell’autore, la lingua adottata, il linguaggio, etc.) senza perdere di vista l’appartenenza a una pluralità (il contesto, le altre opere di poesia, il modo di trattare determinati temi). Paolo Ferrante, nella prosa del testo introduttivo al volume, dichiara i presupposti teorici di questo suo “viaggio nel sé” sotto forma di poema. Nella lettura del testo l’approccio è misterico. Ci si rifa alla meditazione ascetica, al recupero della dimensione spirituale cui si può raggiungere con le tecniche meditative. Un varco si apre sull’oblio della mente, dal sonno all’ipnosi, fino a rendere tangibile il nucleo della nostra essenza. Un itinerario della mente verso l’uno che ci permette di scoprire l’Universale. Con un “ma” di rito. Che cosa succederebbe se nella nostra ricerca dell’universale condotta tramite la meditazione dovessimo scontrarci con i fatti del mondo materiale? La funzione di questo prologo è quella di favorire la sospensione del giudizio, creando nel lettore quello stato di credulità che si rende necessario per inquadrare l’opera e allo stesso tempo comprendere qual’è la rappresentazione/cornice entro cui inscrivere la lettura dei frammenti che compongono il poema, i quali altrimenti rischierebbero di risultare liriche disperse, per di più del genere più complicato da esprimere, quello dell’introspezione psicologica su sé. Lo sdoppiamento della persona (non della personalità) e il raggiungimento dello stato meditativo possono essere indotte dall’utilizzo di droghe. Qui si allude in eguale misura all’utilizzo di sostanze psicotrope e all’allontanamento dal sé che può prodursi, ad esempio, con l’autoipnosi.

Fatte queste premesse prima ancora di accostarsi alla lettura dei versi che compongono il poema è lecito pensare se la forma poetica non sia il pretesto per il racconto di un viaggio misterico. Ciò che importa dunque, oltre al verso, è indagare su quale sia il pensiero di questo poema, ancora prima del messaggio che vuole essere trasmesso. Da un lato c’è il nostro corpo che viene vissuto come una corazza che imprigiona uno spirito. Allo stesso tempo il corpo si fa medium, riuscendo quindi a captare i segnali del cosmo. Un universo di messaggi che ci rende partecipi della nostra partecipazione a qualche cosa di trascendentale che non viene vissuto né come “più grande”, né tanto meno come “sconosciuto”. Ciò cui si assiste è una ripresentazione del “sentimento panico della natura”, scomposto fino alla radice e senza le stratificazioni storiche (vedi D’Annunzio) della poesia novecentesca, malgrado poi l’utilizzo di certi termini si faccia evocatore delle stesse atmosfere, con inedite, moderne contaminazioni “L’alba tacque/in digiuno,/mani d’alabastro/e d’ozono/mi sorressero,/l’etere fu/il mio cuore,/e non pensai più/d’essere degno/del tuo nome,/basta,/te ne prego/sono sordo ti te”. Paolo Ferrante fa una scelta vigile, imponendo al suo versificare un tempo breve, netto, senza ridondanze. Ciò che ne risulta è un invito a concentrare la nostra attenzione sulla componente narrativa dell’opera, frammento dopo frammento, insieme all’evoluzione del pensiero che l’autore intende trasmettere. Ci si accorge quindi che il “buio” cui si fa riferimento è un buio misterico, una dimensione che forse rappresenta il timore di sperimentare la perdita del proprio ruolo di essere vivente calato nel macrocosmo. I versi si fanno allora portatrici di un’ansia del distacco e allo stesso tempo di un desiderio di recupero: “Farò ritorno/alla casa/dove sono nato;/le ali d’etere/offriranno strada,/nel cielo caligino,/e mi riposerò/una sera di pace/vicino/alle magnolie,/dove il cespuglio/e l’aroma,/il flauto stonato/mi daranno vitto”. Il viaggio del poeta, dall’universo, si chiude con il ritorno in sé.

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Nato il 7 novembre del 1984 in provincia di Lecce, Paolo Ferrante esordisce come poeta nel marzo 2006 pubblicando online la raccolta di poesie Gerogrammi sulla rivista musicaos.it. Dal gennaio 2007 è membro dell’associazione culturale “C-Arte” con la quale opera realizzando reading poetici e performance artistiche. Su internet è conosciuto con lo pseudonimo di Evertrip, ed è webmaster all’indirizzo www.evertrip.tk, nel quale sono raccolti i blog di musica e poesia.

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Le commedie del buio, Paolo Ferrante, Kipple Officina Libraria, fuori (collana) 2, marzo 2008, ISBN 9788895414089

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